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Riassunti di psico adolescenza, libro adottato Psicologia dell’adolescenza,

Polmonari

CAP 1 “L’ADOLESCENZA SECONDO GLI APPROCCI CLASSICI”

1. PRIMI PASSI: STANLEY HALL

dal 1900 = adolescenza trattata come fase della vita in Europa e Stati Uniti.

In questo periodo = impostazione concettuale di Stanley Hall alla Clark

university: raccolse dati sull'adolescenza e senescenza; opera più nota =

"adolescence", esplora e interpreta con metodo scientifico questa fase. Ha colto

cambiamento fase umana provocato da un fattore socioeconomico dopo guerra

civile: i bambini che lavoravano con i genitori stavano sparendo perché

l'incremento produttività = molti surplus e i teenager = messi fuori dal mercato del

lavoro (società industriale si chiedeva competenze da educazione secondaria).

Quindi il concetto di adolescenza = effetto cambiamento rappresentazione

sociale della vita umana, ma era possibile identificare la natura dell'adolescenza

in una fenomenologia comportamentale spiegate in base alle trasformazioni

biologiche: è vista come nuova nascita (rinnovamento totale):

-il bambino = interessato al mondo esterno; molte delimitazioni spazio-temporali.

-l'adolescente = vita interiore /capacità di introspezione; i limiti spaziotemporali si

allargano sino essere, in corrispondenza di alcuni sentimenti, aperte sull'infinito.

Passaggio dall'infanzia all'adolescenza = drammatico, pieno di sentimenti

contrastanti, di tensioni estreme: fase di “storm and stress”, tempeste emozionali,

innamoramenti irrazionali, odi ciechi, fiducia smisurata nelle proprie forze,

disperazione per propri limiti, voracità intellettualle.

// Queste caratteristiche adolescenza = determinati biologicamente (indipendenti

da variabili culturali), assunto fondato su teoria e evoluzione: sviluppo di ogni

organismo riassume i momenti dello sviluppo della specie cui l'organismo

appartiene, dunque nello sviluppo psicologico si ripetono varie fasi percorse dalla

razza umana nel corso evoluzione (se bambino tende a sopraffare altro bambino

nel gioco = ripropone livello uomo non civilizzato), adolescenza = primi tentativi

di organizzazione sociale, processo sviluppo teso a condizioni superiori di

equilibrio.

Riferimenti per Hall= due principi antropologia:

- caratteristiche acquisite possono essere ereditate-

- acquisizione dei tratti ereditari si verifica nell'adolescenza (quindi esperienza in

età adolescenziale incidono sulla personalità dell'adulto e i suoi eredi).

// quindi “ adolescenza = è solo punto di partenza verso il superantropoide che

l'uomo deve diventare“ (tratto dallo studio di Darwin, Nietzsche e Spencer).

Preoccupazioni Hall: forme di devianza diffuse tra adolescenti

(promiscuità,masturbazione..) Che potevano condurre al declino anziché al

miglioramento genere umano. Essendo state associate a precocità

comportamento sociale, riteneva necessario rafforzare il ritmo naturale della loro

maturazione attraverso norme sicure che famiglia, scuola, chiesa dovevano far

rispettare.

Altra ricerca: Arnett (1999): storm e stress= non fenomeno universale; la misura

in cui si manifesta dipende da caratteristiche individuali e culturali, tuttavia in

adolescenza si presenta con intensità maggiore rispetto a altre fasi vita.

2. LA PSICOANALISI

da anni 30 = adolescenza con concetti psicoanalitici, hanno approfondito Hall

(ma il primo riferimento psicoanalitico = 1905 si Freud: pubertà = momento in cui

vita sessuale infantile raggiunge forma definitiva).

-Jones (1922) = individuo e spande fase dello sviluppo traversate nei primi

cinque anni.

- Aichorn (1925)= utilizza concetti psicoanalitici per spiegare il comportamento

dissociale adolescenti (mancanza adattamento a società per carenza super-io);

sperimentò metodi e rieducazione innovativi.

-Anna Freud (1936) = riflessione psicoanalitica sull'adolescenza, assume teoria

ricapitolazione Freud rielaborandola; prima a riconoscere i cambiamenti

qualitativi pubertà: individuo è sballottato dall’energia istintuale che si risveglia

ma l’io intensifica l'impegno per contrastarla; Conflitto che porta a formazione del

carattere, in esito negativo porta a sintomi nevrotici. Pubertà non è l'inizio della

vita sessuale e del carattere (inizio nella prima infanzia, è la prima ricapitolazione

di questo periodo sessuale).

Caratteristici In questo momento di ricapitolazione = un Es relativamente forte

che si oppone a un Io relativamente debole/ la profonda diversità dell'io che

utilizza meccanismi di difesa a seconda dei periodi di fronte all'immutabilità

dell’Es. nella pubertà =alla spinta libidica dovuta al riaffiorare della sessualità

infantile si oppone un Io rigido (rafforzato nella fase di latenza, capace di diversi

meccanismi di difesa).

A determinare l'evoluzione nell'adolescenza sono la forza degli impulsi dell'Es

che investe l'area genitale, la possibilità da parte dell'Io di controllare o meno gli

istinti (dipende dal carattere formato in latenza), la natura e l'efficacia dei

meccanismi di difesa Io.

Gli atteggiamenti che assume l’Io durante questo periodo sono ascetismo e

intellettualizzazione: nell'adolescenza = proibizione in blocco di tutti i desideri

istintuali, e a ciò non segue nessuna soddisfazione sostitutiva come in una

comune rimozione e talvolta, da questa posizione ascetica di proibizione

sessuale indifferenziata l'adolescente slitta in eccessi istintuali nei quali si

concede molto di ciò che avverte come bisogno; in ciò entra in gioco il limite

dell'attualizzazione: l'adolescente trasforma la fuga ascetica del distinto in un

trasporto verso di esso, ma solamente nel pensiero; tutto ciò per vigilare sui

processi istintuali per cui si verifica la trasformazione in pensieri astratti.//Quindi

sono misure difensive per un freno alla forza dell'Es.

La paura per la forza degli istinti = risentita anche da altri processi istintuali,

nell'adolescenza in particolare per i rapporti oggettuali: primo bersaglio rimozione

= fantasie incestuose (la diffidenza dell'io si dirige contro oggetti d'amore

infanzia), dunque tendenza all'isolamento rispetto a figure parentali; rottura fra io

e il super-io (super-io = investito ancora di libido dal rapporto con genitori), da

distacco = asocialità di molti adolescenti; spesso accanto all'isolamento dagli

oggetti finora amati = sostituzione con altri oggetti d'amore (coetanei, adulti);

queste fissazioni affettive = non vere relazioni oggettuali ma identificazioni

primitive simili a quelle della prima infanzia e denotano ricerca di identità.

-Peter Blos: impiega nozione di carattere per denunciare l'entità psicologica che

si ristruttura nell'adolescenza; carattere: aspetto della personalità che modella le

risposte agli stimoli sia dall'ambiente sia del sè, si forma nell'infanzia per avere

struttura stabile al termine dell'adolescenza; soggettivamente è vissuto come una

sorta di senso di sé.

3. PROSPETTIVE ANTROPOLOGICO-CULTURALI

altro filone di studi su adolescenza.

- Margaret Mead 1928: conduce ricerca in società primitiva tra ragazze dell'isola

di Tau e Samoa, con metodi dell'osservazione partecipante e interviste. CAP

esperienza studiata = 68 bambini e ragazzi divise in tre gruppi: bambine tra 8 e

13 anni senza segni di pubertà/ragazze tra i 12 e i 15 anni (pubertà entro un

anno)/ ragazze fra 14 e 20 anni già puberi ma non considerate adulte. Risultato:

l'adolescenza non è necessariamente un periodo di tensione, quindi le tempeste

emotive sono influenzate da fattori culturali (infatti fin dalla prima età in Samoa

avevano educazione completa sulla sessualità, nascita, morte; al momento della

pubertà ragazze assumono comportamento adulto sia per la vita sociale sia per il

piano sessuale).

Ragioni per cui nella civiltà occidentale dell'adolescenza è una stagione di

conflitti:

a) ambiente familiare è carico di conflitti emotivi, fra genitori e figli = legame

esclusivo che genera dipendenza e dunque incapacità di stabilire contatti con gli

altri.

b) un ragazzo può essere frustrato e succube autorità paterna (in Samoa si può

sfuggire presso altri parenti).

c) l'adolescente vive molti conflitti e scelte per il comportamento sessuale, con le

implicazioni morali e religiose (in Samoa la sessualità ha immagine naturale e è

affrontato senza prescrizioni).

Le difficoltà possono essere alleviate con l'educazione alla scelta: l'educazione

deve essere una preparazione per le influenze dal di fuori, si deve insegnare a

saper pensare che non ciò che si deve pensare.

-Derek Freeman, ’80: critica a Margaret: cultura da lei descritta = ha divisione del

lavoro limitata/ gerarchizzazione per età chiara/norme comportamentali da tutti

condivise/ un solo universo di conoscenze a tutti noto; in cultura occidentale tutto

ciò è molteplice e connesso in modo complesso, dunque esistono molteplici e

diversi tipi di adolescenze. Per questo = evidente esigenza di studiare

adolescenza nella società urbana e industriale, facendo riferimento alle

componenti oggettive della struttura sociale.

- ricerca 1941 August Hollingshead= introduce una nuova variabile: il

comportamento adolescenziale ha come variabile esplicativa l'organizzazione in

classi (della società industriale); adolescenza = periodo in cui la società cessa di

considerare il singolo bambino e non gli accorda ancora status adulto. Studiata

piccola città del Midwest: risultato: posizione di classe influenzava

comportamento in relazione a scuola, Chiesa, lavoro, divertimento, gruppi di

coetanei, famiglia.

3.1= classi e generazioni

problema della condizione di classe nello studio dell'adolescenza = intesa come

collocazione nella struttura economica e di potere della società, l'individuo

subisce il peso e le conseguenze di essa (non è revocabile da atto volontaristico

irrazionale, non è possibile dire "non mi piace essere contadino, domani

cambio"), in una condizione di classe ci si trova. Questo significa che non

sempre a una condizione di classe corrisponda una “coscienza di classe”

(coscienza di classe = formazione di gruppi concreti fondati su legami

coscientemente voluti/ condizione di classe = collocazione affine nello stesso

strato della società).

La ricerca storico-sociologica ha indagato a quale stadio dello sviluppo e in quali

condizioni la coscienza di classe si formi dalla condizione di classe. Su questo si

sono creati dibattiti:

- Mannheim: considera la categoria sociologica di classe analoga sul piano

strutturale a quella di generazione, e critica:

a) la sociologia paleo-positivistica: il susseguirsi delle generazioni non garantisce

l'evoluzione della società e il rinnovamento biologico non corrisponde a un

rinnovamento sociale (come loro pensano).

b) posizioni marxiste: il motore del cambiamento non è solo nel concetto di

classe (come loro pensano trascurando la dinamica delle forze sociologiche e

economiche), ma solo elaborando una coscienza di classe possono costruirsi

gruppi idonei a produrre cambiamento sociale. Ciò si può spiegare con l'esempio

della analogia della generazione: dalla collocazione di generazione si può

giungere a costruire gruppi concreti: le unità di generazione (essenziali perché

condividono idee e ideali innovativi per l’evoluzione società); non è il fatto di

appartenere a una generazione a far sì che gli individui attivino condotte

innovatrici o conservatrici nella società, queste compaiono in rapporto a

esperienze storiche condivise da una parte di chi appartiene a una generazione,

che genera legami e consente di elaborare orientamenti di valore diversi (diverse

unità di generazione); dunque ci deve essere una "connessione di generazione"

oltre alla percezione di partecipare allo stesso destino, tutto ciò crea ideologia e

comportamenti comuni.

4. LA SINTESI OPERAZIONALE DI KURT LEWIN (gestalista)

1939: contributo sul piano metodologico/ organizzazione in un discorso globale di

vari dati concettuali riguardanti l'adolescenza.

Egli pensa che non era tanto importante decidere quale tra fattori biologici,

psicologici o sociali o culturali abbiano l'influenza maggiore (queste sono le

posizioni adottate dai precedenti studi, ma era utile tentare di individuare le

condizioni che intensificano o sfumano certi fenomeni tipici dell'adolescenza,

indagandone aspetti diversi senza semplificazioni riduttive.

Si tenta di caratterizzare la natura del periodo sul piano metodologico:

-si può vedere adolescenza come cambiamento nell'appartenenza a categorie

sociali: il soggetto non è più bambino, prova a entrare nella vita adulta, e il

passaggio da un gruppo a un altro modifica la situazione soggettiva, il contesto di

riferimento ecc. ciò rende possibile alcune attività vietate, ma aggiunge qualche

tabù (piangere).

-Il passaggio ad altro gruppo = implica trovarsi in una regione sconosciuta,

sperimentata come cognitivamente non strutturata (non sa che cosa bisogna fare

per raggiungere obiettivi), dunque denota incertezza di comportamento, ogni

azione è conflittuale (in Samoa meno conflittuale perché comportamenti =

perfettamente noti): la conflittualità non è riconducibile alla mutazione biologica.

-Il corpo nel momento della pubertà passa da oggetto psicologico prossimo a

oggetto psicologico estraneo (sviluppo altezza peso, intensificazione pulsioni

sessuali). Cambiamento scuote la fiducia del soggetto sulla stabilità del terreno

su cui poggia e sulla stabilità del mondo, questo denota incertezza e

aggressività, se non apatia.

-Il radicalismo adolescente nelle idee politiche/ giudizi = collegato a grande

plasticità mentale del periodo: il passare da una posizione A a una posizione B

(posizione meno nota), fa sì che il nuovo ambiente sia meno stabile, dunque dal

momento che cambia, è in rapporto con il campo poco differenziato e indefinito

( adolescente = A----B----C/ adulto= A-A1-A2-A3—B-B1-B2 ECC); il passaggio da

una posizione a un'altra, che in un campo differenziato può rivelarsi lieve, in un

campo meno differenziato è molto consistente, dunque un cambiamento visto

come non molto rilevante nella struttura cognitiva dell'adolescente appare un

salto radicale per l'adulto che ha un campo cognitivo differenziato.

- Nell'adolescenza = allargamento dello spazio di vita geografico-sociale-

temporale (es. gli eventi futuri influenzano il comportamento presente, ma

possono avere il carattere di castelli in aria, dunque scopi reali e scopi ideali non

sono distinti e il futuro prende il livello di irrealtà).

-Il passaggio dall'infanzia a stato adulto può essere rapido o graduale; ma

quando l'adolescenza è difficile l'adolescente non è accettato nel gruppo di adulti

e non vuole essere più bambino, per cui si trova nella situazione dell’ "uomo

marginale", dunque caratterizzato da instabilità emotiva/sensibilità

(comportamenti squilibrati, violenti, grande tensione, estremi del comportamento

contraddittorio) / avversione per i membri meno privilegiati del suo gruppo. Anche

l'adolescente mostra gli stessi sintomi.

5. CONTRIBUTI STRUTTURAL-FUNZIONALISTI

l'industrializzazione ha posto attenzione sul problema integrazione dei giovani

nelle istituzioni sociali (scuola, famiglia, lavoro).

I sociologi struttural-funzionalisti tendono a superare l'impostazione che aveva

valorizzato l'influenza dell'appartenenza di classe sullo sviluppo sociale e

culturale dei giovani.

-Talcott Parsons, 1949: individua i termini essenziali dei problemi da affrontare

sull'esperienza adolescenziale: l'intensità dei rapporti affettivi il figlio-madre è tale

che occorre un periodo di uscita dalla dipendenza emozionale famiglia, questo

favorisce l'apparire di fase adolescenziale, in cui nel comportamento viene

valorizzata la gratuità (nel comportamento adulto la responsabilità):

comportamenti oblativi, libertà sessuale, messa alla prova di se stessi, tutto

questo non per scopi razionali ma per fornire esperienze significative. Ciò che

differenzia le esperienze adolescenziali nelle generazioni sono vari fattori, nella

società postbellica è la relazione fra i sessi (i movimenti giovanili in

Germania,1914, avevano natura di cameratismo fra maschi).

- Shmuel Eisenstadt “from generation to genertion”: affronta problema di

identificare tipi di società e condizioni sociali in cui i gruppi di età e i movimenti

giovanili sorgono e si sviluppano. È possibile dimostrare che la presenza di

gruppi di età omogenea sono in rapporto con la stabilità e la continuità dei

sistemi sociali/con le esigenze storiche di integrazione della personalità

dell'individuo.

Ipotesi generali autore sul problema:

a) nelle società in cui la famiglia è basilare per la divisione sociale del lavoro e in

cui gli orientamenti di valore corrispondono a quelli socialmente attribuiti all'età,

l'assegnazione dei ruoli avverrà seguendo il criterio dell'età (dunque relazioni fra

età eterogenee = forme base di interazione tra diverse generazioni/ relazioni tra

età omogenea = importanza sussidiaria) mentre nelle società in cui la famiglia

non assicura il conseguimento dello status sociale tendono a formarsi gruppi di

età omogenea, dunque i gruppi di coetanei = costituiti in riferimento a società e

famiglia in cui vivono (dunque non hanno mai una reale autonomia normativa e

culturale)

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tepka di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'adolescenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Albiero Paolo.
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