PSICODINAMICA DELLA VITA FAMILIARE – GAMBINI
CAPITOLO 1: Le origini della psicologia della famiglia
♥ La terapia sistemica nasce dalla psicoanalisi; si ha uno spostamento significativo da una dimensione pulsionale ad una
relazionale, attraverso queste tappe:
1. Psicoanalisi classica: per Freud centrale è l’Edipo, che mostra come la formazione della personalità è
fortemente influenzata dalle vicende familiari, ma lo studio è centrato sulla dimensione intrapsichica;
Ackerman sostiene che Freud scinde la psiche dal contesto: si sopravvaluta l’individuo e si esclude il gruppo in
cui egli vive; si studia come il bambino interiorizza le relazioni familiari non queste ultime in sé. Scabini e
Iafrate: la famiglia è un’entità supposta dietro al bimbo.
2. Psicologia dell’Io di Hartmann (fine anni ’30): esiste un Io pulsionale (conflitto con Es), e un Io sociale
(conflitto con mondo esterno), che ha insieme di funzioni psichiche (percezione, linguaggio, memoria)
indipendenti dalle forze dell’Es. La patologia può quindi avere anche una causa ambientale (mancato
adattamento, relazioni con altri, ruoli sociali, contesto socioculturale).
3. Teoria delle relazioni oggettuali: dopo Hartmann la psicoanalisi di divide in 3 filoni: Klein, Anna Freud,
psicoanalisti indipendenti. Klein con la sua teoria delle relazioni oggettuali osserva le fantasie dei bimbi
emerse dal gioco; il bimbo non interiorizza un oggetto o persona, ma la relazione (il vissuto emotivo,
l’esperienza che fa di sé, e il modo in cui sente l’altro). Questi 3 aspetti costituiscono un oggetto buono/cattivo,
che sarà poi influenzato dalla fantasia: per questo non sempre la rappresentazione della relazione corrisponde
alla realtà. Tra gli psicologi indipendenti:
- Fairbairn: i disturbi possono essere legati a situazioni ambientali (madre che non fa sentire bimbo
amabile per come è genera nell’individuo paura di amare e chiusura affettiva)
- Winnicott: individua condizioni elementari per una madre sufficientemente buona
- Balint: cure insufficienti creano difetto di base che consiste in una fragilità Io
4. Teoria dell’attaccamento: per Bowlby la madre che non è una base sicura può portare ad una lesione con
delle conseguenze su carattere dell’adulto (studia comportamento bimbo alla separazione da madre). Il
comportamento di attaccamento è attivo per tutto il ciclo di vita: le figure di attaccamento cambiano, noi siamo
sempre più indipendenti, ma resta l’esigenza (matrimonio è come una particolare forma di attaccamento-
Carli). La qualità dell’attaccamento materno fa da stampo a relazioni future. L’attaccamento ha una base
biologica: istinto primario relativo alla sopravvivenza (piccolo cerca d’istinto vicinanza con una figura che può
prendersi cura di lui e insegnargli).
5. Modello interpersonale dei neo freudiani: Sullivan, Horney e Fromm; l’uomo è un essere sociale e la sua
personalità può essere studiata solo all’interno del suo contesto sociale e relazioni. Tra organismo e ambiente
vi è un processo circolare: si influenzano a vicenda. Sullivan: lo sviluppo del bimbo dipende da quanto viene
approvato dalle persone significative che lo circondano (senso di sicurezza). Se tale approvazione non c’è vi è
sistema del Sé difensivo: elabora specifiche
l’angoscia di base, di fronte alla quale il bimbo crea un proprio
rappresentazioni mentali a seconda dell’ansia che l’esterno provoca in lui, e si percepisce come cause del
malessere altrui. Me cattivo nasce perché lui si sente cause dell’angoscia materna, il Me buono nasce per
alleviare questa angoscia, e vi è anche il Non Me. La personalità dell’individuo risulta dall’interazione delle
diverse relazioni interpersonali: la malattia è causata da una perturbazione nelle relazioni, non rispondenti al
bisogno d’approvazione dell’individuo.
♥ In psicologia sociale la famiglia è considerata un piccolo gruppo, concetto ripreso da Lewin; secondo la teoria del
campo, l’individuo è al centro di un campo di forze ambientali che lo modificano e che egli modifica: il suo
comportamento è la risultante di fattori personali/ambientali. Il gruppo è costituito da parti interdipendenti tra loro
(cambiamento di una modifica tutto), è qualcosa di più della somma delle parti, è una totalità dinamica con struttura
propria e fini peculiari. Da qui, la famiglia verrà considerata come l’emblema del gruppo naturale/primario, con una
storia, struttura e fini specifici.
♥ Teoria generale dei sistemi di Bertalanffy: ogni organismo è una totalità composta di parti interagenti tra loro, vi è
quindi un rapporto circolare: il cambiamento di una provoca la modifica dell’intero sistema. Quindi un fenomeno può
essere compreso solo se si studia la sua organizzazione, l’interazione tra le singole unità. Si passa così dal modello
lineare causa-effetto a quello circolare.
♥ La cibernetica: la teoria sistemica spiega i sistemi da un punto di vista strutturale, la cibernetica da un punto di vista
processuale. Feedback e retroazione: una parte dei dati in uscita da un sistema aperto, rientrano nel sistema sotto
forma di informazioni riguardo all’uscita dallo stesso sistema. Si parla di retroazione negativa/omeostasi quando si
tende a mantenere l’equilibrio all’interno del sistema, si parla di retroazione positiva/morfogenesi, quando si modifica
l’equilibrio portando cambiamento e sviluppo. La famiglia è un sistema parto con un continuo scambio con l’ambiente,
vi è retroazione anche tra i suoi membri: gli individui crescono e cambiano influenzandosi a vicenda, la sofferenza di
uno è l’espressione della disfunzionalità dell’intero sistema.
♥ Bateson e il gruppo di Palo Alto (Watzlawick, Jackson, Haley, Weakland): introducono nella psicologia della
famiglia i principi della cibernetica. Studiano le comunicazioni ambigue e paradossali formulando la teoria del doppio
legame. Per Bateson quando gli individui comunicano rivelano info su loro stessi, identità, modo di vedere la relazione;
il problema nasce quando la comunicazione è ambigua e si ha quindi un messaggio paradossale (madre che dice ti
voglio bene ma è rigida a livello non verbale). Questi tipi di comunicazione provocano disturbi.
Teoria del doppio legame: cerca di spiegare il disturbo schizofrenico, mostrando l’influenza del contesto
relazionale e delle modalità comunicative. Situazioni di doppio legame possono essere le seguenti:
a) individuo coinvolto in un rapporto intenso e sente che è d’importanza vitale distinguere con precisione il
genere di messaggio che gli viene comunicato per rispondere adeguatamente;
b) individuo prigioniero di una situazione in cui l’altro emette allo stesso tempo messaggi che si negano a
vicenda;
c) individuo è capace di analizzare i messaggi, a quale ordine di messaggio deve rispondere, ma non sa produrre
un enunciato meta comunicativo;
Un doppio legame è quindi una comunicazione che lega due persone in una relazione sentita come indispensabile
alla sopravvivenza fisica/psichica di almeno una delle due. Non è possibile comunicarla agli altri, ne abbandonare
la relazione e in cui viene comunicato un messaggio e contemporaneamente il suo opposto: impossibilità di
rispondere coerentemente. La persona avrà allora reazioni di tipo difensivo. Questa situazione può esistere tra un
pre-schizofrenico e sua madre, ma anche in rapporti normali.
♥ Verso gli anni ’60, si sviluppa un vero movimento di ricerca e terapia familiare che si divide in:
1. sistemici ovvero la scuola di Palo Alto: non è presa in considerazione la storia evolutiva della famiglia ma solo
le interazioni familiari nel qui ed ora. Si occupano delle famiglie a transazione schizofrenica (stile interazione
rigido, retroazione negativa) senza prestare attenzione ai processi mentali, storie individuali ecc. L’osservatore
è esterno al sistema, non deve interferire nelle relazioni, il distacco permette visione più chiara.
2. sistemico-relazionali (Ackerman, Bowen, Framo, Boszonnenyi-Nagy, Whitaker): fanno attenzione alla
storia famigliare, alla sua evoluzione e alla soggettività degli individui. I legami familiari sono frutto
dell’interiorizzazione dei significati che gli individui si sono scambiati nel tempo. Il terapeuta partecipa con la
propria individualità ed emozioni: prospettiva cibernetica del secondo ordine, l’osservatore non può mai essere
neutro né totalmente obiettivo, poiché già l’osservazione è un’automatica attività di selezione; Von Foerster
dice che la conoscenza è il prodotto di un processo di costruzione attiva: è osservando il proprio vissuto in
rapporto ai singoli membri e ad una famiglia nel suo insieme che si possono comprendere il tipo di relazioni
esistenti. Per Ackerman, la patologia ha una natura relazionale, nasce in un contesto familiare. Per trovare una
soluzione bisogna riattivare il conflitto intrapsichico e proiettarlo nuovamente nelle relazioni.
♥ Negli anni ’80, si passa da una concezione omeostatica del funzionamento familiare ad una di tipo evolutivo, in cui si
ricercano le capacità trasformative della famiglia. La cornice rimane sistemica, ma l’oggetto di interesse diventa la
famiglia normale: si cercano gli indici di normalità rispetto ad un funzionamento disadattivo, ciò permette di occuparsi
anche dei livelli preventivi e promozionali di benessere. Verso gli anni ’60 la Family Stress è interessata ai cambiamenti
imprevisti (malattia, morte), mentre l’approccio evolutivo studia i mutamenti prevedibili come nascita di un figlio.
Dagli anni ’80 i piani di ricerca tendono a convergere.
1. Teoria Family Stress: il modello elaborato da Hill si chiama ABCX, dove X è la crisi, A la causa, B la
capacità di trovare risorse, C la definizione che la famiglia da all’evento stressante/gravità. La famiglia
reagisce alla crisi cercando un nuovo adattamento che prevede una fase di disorganizzazione, una di ricerca
attiva, e il raggiungimento di un nuovo equilibrio. Tale modello viene rivisitato da Antonovsky: modello
salutogenico, in cui sono importanti i meccanismi che la famiglia usa per stare bene, le risorse. Anche
McCubbin e Patterson, rielaborano Hill ottenendo il FAAR Model (Family Adjustment and Adaption
Response): spiega come le famiglie affrontano le crisi e vi si adattano: ogni famiglia ha tempo di
funzionamento e periodi critici, quando le cose funzionano non è detto che non vi siano difficoltà, ma vengono
superate con strategie:
- negando o sottovalutando la situazione sperando si accomodi da sola (evitamento)
- minimizzando le richieste insite nella nuova situazione in modo che non si debba cambiare
(eliminazione)
- accettando di cambiare ma mantenendo la struttura familiare (assimilazione)
La vera crisi è quella che supera le capacità della famiglia e persiste nel tempo chiedendole di rivedere la
propria organizzazione; la crisi viene superata quando la famiglia mette in atto svariate condotte che
porteranno a consolidare nuove modalità di comportamento e irrobustire famiglia.
2. Approccio evolutivo/dello sviluppo: concetto centrale è il ciclo vitale della famiglia e si propone di definire i
meccanismi attraverso i quali le famiglie si sviluppano, dalla formazione della coppia fino alla sua
dissoluzione. Si tratta di un approccio interdisciplinare (sociologi, economisti, demografi, psicologi). Duvall,
propone suddivisione ciclo della famiglia in 8 stadi con relativi compiti sviluppo (spiegato più avanti).
Modello di Olson: è punto di convergenza tra questi due approcci. Il MASCH model (Multisystem Assessment of
Stress and Health) si propone di verificare i costrutti di stress, coping, adattamento nelle unità di individuo, coppia,
famiglia, sistema lavorativo. E’ tanto più facile per un sottosistema (individuo, coppia, famiglia ecc) superare un evento
critico quanto più è in grado di accrescere la vicinanza emotiva, la flessibilità rispetto a norme/regole, la capacità
comunicativa. Livelli di coesione e adattabilità cambiano in base allo stadio evolutivo in cui si trova la famiglia
(spiegato più avanti).
CAPITOLO 2: l’identità della famiglia
La definizione di famiglia si modifica con le trasformazione socioculturali della società. In una stessa comunità possono
esserci diversi tipi di famiglia (pluralizzazione della famiglia).
Famiglia moderna (fine 1800 – metà anni ‘70): matrimonio è coronamento dell’innamoramento, forte attenzione e
cura per i figli, divisione chiara ruoli coniugali, inferiorità moglie e figli nei confronti del marito, elevato numero
matrimoni e figli.
Famiglia postmoderna (metà anni 70 aumentano divorzi e famiglie non basate su matrimonio): la qualità della
relazione giustifica la rottura dell’unione. Tale famiglia nasce con industrializzazione avanzata, stile di vita nelle città,
donna nel lavoro, declino valori religiosi, pluralità ideologica, affermazione autonomia individuale e ideale amore
romantico. In Italia questi cambiamenti sono arrivati in modo pacato per la presenza della chiesa, ma si ha una
diminuzione dei matrimoni, dei figli, che in ogni caso restano a casa più a lungo, e dopo la separazione non sempre si
ricreano nuove famiglie.
♥ Categorizzazione in base al concetto di household (convivenza sotto lo stesso tetto):
1. famiglia allargata: + di due generazioni, nonni, figli e nipoti nella stessa casa; è la famiglia tradizionale, però
in declino; ora si vive in case separate ma vicine, sono presenti intensi rapporti di scambio (famiglia estesa
modificata)
2. famiglia nucleare: coniugi e figli, la più diffusa.
3. famiglia con coniugi senza figli: coppia anziana, ancora senza figli, non vuole/può averli.
4. famiglia di fatto: unione civile uomo e donna che convivono, solo recentemente legittimata. La nascita dei
figli rafforza tale famiglia, per equiparazione avvenuta tra figli legittimi (matrimonio) e figli naturali.
5. famiglia monogenitoriale: vedovanza, procreazione fuori da matrimonio, separazione.
6. famiglia ricomposta: presenza figli nati da precedente unione; in passato emergevano da vedovi, oggi dopo
divorzi; coppia coniugale e genitoriale non corrispondono, i figli transitano tra due famiglie.
7. famiglia multietnica: incontro di culture differenti rappresentate dai due coniugi.
8. famiglia immigrata: vive in un paese diverso rispetto a quello delle proprie origini; devono adattarsi alla
nuove cultura, nuovo ambiente, diverso per mentalità e costumi.
9. famiglia adottiva: presenza uno o + figli adottivi.
10. coppie omosessuali: convivenza due persone dello stesso sesso.
11. famiglia unipersonale: singolo individuo, nubile/celibe, adulti separati, divorziati, anziani vedovi. Per la
maggioranza un momento di passaggio.
♥ Le diverse tipologie di famiglia sono la stessa organizzazione che per adattarsi alle molteplici situazioni, assume
forme diverse. Scabini la definisce così: la famiglia, è quella specifica e unica organizzazione che lega e tiene insieme
le differenze originarie e fondamentali dell’uomo, quella tra generi, tra generazioni, tra stirpi, e ha come progetto
intrinseco la generatività.
- differenze di genere: la coppia in primis è luogo di scoperta della complementarietà e della distinzione
maschile/femminile; nella famiglia il bimbo/a intuiscono quale sia la loro identità di genere in base ai rimandi
dai propri genitori, che sollecitano condotte attribuite da cultura al ruolo sessuale bimbo/a. Allo stesso tempo i
coniugi integrano le qualità del carattere sessuale recessivo presente nella personalità di ciascuno.
- differenza generazionale: famiglia unisce diverse generazioni (coniugi in rapporto con genitori e figli, figli
con genitori e nonni ecc). Il divieto di incesto traccia un netto confine tra generazioni. Importante è il reciproco
riconoscimento soprattutto dei genitori per i propri figli, con assunzione responsabilità genitoriali.
- differenza di stirpe: vi è uno scambio sia tra genitori e figli, sia uno scambio che si estende a livello simbolico-
culturale (valori, culture familiari, miti legati al ramo materno/paterno), una relazione con i propri antenati.
Oggi tutto ciò viene definito transgenerazionale, poiché si incontrano almeno due culture differenti nella stessa
famiglia.
- generatività: è l’obiettivo della famiglia, quello spiegato da Erikson come compito che caratterizza l’età adulta
(concetto che oltre alla procreazione contiene la produttività e creatività in senso spirituale). La famiglia può
essere generativa anche quando adotta, si prende cura dei più deboli della comunità ecc. La famiglia è
organizzata dalle relazioni primarie/parentela che sono fondate sul legame generativo: generare/essere
generati, una coppia oltre che partner, sono allo stesso tempo genitori e a loro volta figli. Le generazioni
precedenti si assumono la responsabilità di creare lo spazio mentale perché le nuove generazioni si assumano
la propria responsabilità (scambio intergenerazionale ma anche trans generazionale).
♥ Secondo il paradigma relazionale-simbolico, la famiglia permette lo scambio su 3 livelli:
1. livello interattivo: con interazione si intende azione reciproca tra due o più persone in una precisa sequenza
(concetto importante per teoria del campo di Lewin e teoria Asch); per Trognon è l’influenza reciproca che i
partner esercitano sulle loro azioni rispettive, quando si trovano in presenza fisica e immediata gli uni degli
altri: l’azione è congiunta. Osservare il comportamento di una famiglia impegnata in un compito comune/in
interazione, è un vantaggio perché da un quadro delle condotte usate, limite perché non da info più profonde s
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