CAPITOLO XXXI
La peste che il tribunale della sanità aveva Giunto al punto della narrazione in cui l'epidemia di
temuto che potesse entrar con le bande peste si diffonde a Milano e in buona parte d'Italia a
alemanne (lanzechenecchi) nel milanese, c’era causa del passaggio dei lanzichenecchi, l'autore si
entrata davvero, come è noto; ed è noto ripropone di raccontarne per sommi capi la storia,
parimente che non si fermò qui, ma invase e concentrandosi pressoché unicamente sui fatti
spopolò una buona parte d’Italia. Condotti dal milanesi in quanto i documenti lombardi dell'epoca
filo della nostra storia, noi passiamo a raccontar trattano solo del morbo in quella città. (digressione
gli avvenimenti principali di quella calamità; nel storica, dove Manzoni nei capitali 31-32 distingue ciò
milanese, s’intende, anzi in Milano quasi che è vero da ciò che è stato inventato per il romanzo)
esclusivamente: ché della città quasi Manzoni osserva che in nessuno scritto del Seicento
esclusivamente trattano le memorie del tempo, sul tema della peste vi è un resoconto dettagliato e
come a un di presso accade sempre e per tutto, ordinato della calamità, ma molte notizie confuse e
per buone e per cattive ragioni. E in questo imprecise, errori ed omissioni, e questi riguardano
racconto, il nostro fine non è, per dir la verità, anche le fonti principale del tempo, ovvero l'opera di
soltanto di rappresentar lo stato delle cose nel Giuseppe Ripamonti sulla peste di Milano del 1630 e
quale verranno a trovarsi i nostri personaggi; ma l’opera di Alessandro Tadino. Nessuno storico
di far conoscere insieme, per quanto si può in dell'epoca successiva ha cercato di mettere ordine in
ristretto, e per quanto si può da noi, un tratto di questa materia, perciò lo scrittore è il primo a tentare
storia patria più famoso che conosciuto. di ricostruire una storia parziale di quella tragedia,
anche se - afferma - il lettore è comunque invitato a farsene un'idea più diretta esaminando le relazioni del sec.
XVII, le quali, pur se imprecise e incomplete, conservano una forza viva e immediata quale non può ritrovarsi negli
scritti successivi. Il fine di Manzoni sarà solo quello di ricostruire per quanto possibile le ragioni dell'epidemia e le
conseguenze che essa ha prodotto nel Milanese, non omettendo di denunciare i molti e gravi errori compiuti dalle
pubbliche autorità che hanno facilitato e addirittura alimentato la diffusione del morbo.
La conformazione di più fonti ai tempi di Manzoni era una vera e propria novità e questo metodo era arrivato dai
suoi compagni francesi Claude Faurier e Augustine Terrie, i quali, per altro, sostenevano che fosse molto
importante studiare anche l’effetto che che fenomeni anno sulle popolazioni (conseguenze sociali).
Ma arrivando senza posa altre e altre notizie di
morte da diverse parti, furono spediti due delegati
a vedere e a provvedere (le autorità inviato due
delegati per cercare di capire la situazione): il Tadino
suddetto, e un auditore del tribunale. Quando Il 20 ottobre viene riferito al Tribunale di Sanità
questi giunsero, il male s’era già tanto dilatato, milanese che il contagio si sta diffondendo nel
che le prove si offrivano, senza che bisognasse territorio di Lecco, anche se le autorità non prendono
andarne in cerca. Scorsero il territorio di Lecco, la alcun serio provvedimento. Giungono altre notizie
Valsassina, le coste del lago di Como, i distretti simili da altri centri, al che il Tribunale manda un
denominati il Monte di Brianza, e la Gera d’Adda commissario e un medico a visitare i luoghi colpiti, ma
(luoghi dove erano transitati i lanzechenecchi); e per questi si lasciano persuadere da un barbiere di
tutto trovarono paesi chiusi da cancelli Bellano che non si tratta di peste, bensì di febbri
all’entrature, altri quasi deserti, e gli abitanti dovute alle esalazioni delle paludi, rassicurazioni che
scappati e attendati alla campagna, o dispersi […] tranquillizzano la Sanità. Solo quando arrivano nuove
e più preoccupanti segnalazioni da varie zone del
S’informarono del numero de’ morti: era Milanese vengono inviati in zona il medico Alessandro
spaventevole; visitarono infermi e cadaveri, e per Tadino e un magistrato del Tribunale di Sanità, i quali
tutto trovarono le brutte e terribili marche della non tardano a rendersi conto che la peste è diffusa in
pestilenza. Diedero subito, per lettere, quelle tutto il territorio di Lecco, in Valsassina e sulle coste
sinistre nuove al tribunale della sanità, il quale, al del lago di Como, dove essi trovano case
riceverle, che fu il 30 d’ottobre, “si dispose”, dice abbandonate, persone rifugiatesi in campagna e un
il medesimo Tadino (cita l’opera del Tadino), a numero spaventoso di morti. I due informano subito il
prescriver le bullette (certificati di sanità che Tribunale, che il 30 ottobre si prepara a formare un
servivano per entrare nella città di Milano, misura che cordone sanitario per impedire ai forestieri di entrare a
impiegherà diverse settimane prima che venga Milano e impedire così che il contagio penetri in città.
applicata), per chiuder fuori dalla Città le persone
provenienti da’ paesi dove il contagio s’era
manifestato. L’INDIFFERENZA DELLE PUBBLICHE AUTORITÀ
Arrivati il 14 di novembre, dato ragguaglio, a voce
e di nuovo in iscritto, al tribunale, ebbero da
questo commissione di presentarsi al governatore
(il governatore non è più Don Gonzalo, colui che
aveva autorizzato il passaggio dei lanzichenecchi,
cacciato dalla popolazione milanese per il pessimo
modo con cui aveva combattuto la carestia e anche
per il suo scarso contributo all’andamento della guerra
di successione di Mantova, sostituito da Ambrogio
Spinola), e d’esporgli lo stato delle cose.
V’andarono, e riportarono: aver lui di tali nuove Il 14 novembre Tadino e l'altro inviato del Tribunale di
provato molto dispiacere, mostratone un gran Sanità ricevono l'ordine di presentarsi al governatore
sentimento; ma i pensieri della guerra esser più di Milano, Ambrogio Spinola, per esporgli la situazione
pressanti: sed belli graviores esse curas (parole riguardo all'epidemia. Il governatore si dice molto
del governatore). Così il Ripamonti (resoconto del addolorato, tuttavia le preoccupazioni della guerra
Ripamonti), il quale aveva spogliati i registri della sono più pressanti (sed belli graviores esse curas) e
Sanità, e conferito col Tadino, incaricato perciò non intende prendere alcun provvedimento.
specialmente della missione: era la seconda, se il Pochi giorni dopo, il 18 novembre, lo stesso
lettore se ne ricorda, per quella causa, e con governatore annuncia i festeggiamenti per la nascita
quell’esito (capitolo 28, Tadino era andato da Don del primogenito di re Filippo IV di Spagna (che morì
Gonzalo e lo aveva messo in guardia in merito al fatto poco dopo la nascita), senza curarsi del fatto che un
che tra i lanzichenecchi girasse la peste). Due o tre grande afflusso di gente per le strade potrebbe
giorni dopo, il 18 di novembre, emanò il facilitare la diffusione del contagio, come se i tempi
governatore una grida (deriva dall’alta voce con cui fossero assolutamente normali. L'autore ricorda che lo
si annunciavano), in cui ordinava pubbliche feste, Spinola aveva sostituito don Gonzalo Fernandez de
per la nascita del principe Carlo, primogenito del Cordoba sulla poltrona di governatore e sarebbe
re Filippo IV, senza sospettare o senza curare il morto pochi mesi dopo nel corso della guerra di
pericolo d’un gran concorso, in tali circostanze: Mantova, non per le ferite sul campo ma per il dolore
tutto come in tempi ordinari, come se non gli delle critiche ricevute durante il suo sfortunato
fosse stato parlato di nulla. comando militare (gli storici farebbero meglio a
Era quest’uomo, come già s’è detto, il celebre sottolineare invece i suoi errori nel fronteggiare
Ambrigio Spinola, mandato per raddrizzar quella l'epidemia).
guerra e riparare gli errori di don Gonzalo, e
incidentemente, a governare; […] La storia ha
descritte con molta diligenza le sue imprese
militari e politiche, lodata la sua previdenza,
l’attività, la costanza: poteva anche cercare
cos’abbia fatto di tutte queste qualità, quando la
peste minacciava, invadeva una popolazione
datagli in cura, o piuttosto in balìa. (Manzoni
polemizza il ritratto celebrativo di Ambrogio Spinola,
doti che non ha dimostrato quando doveva affrontare il
problema della peste)
L’IGNORANZA DEL POPOLO E LE ACCUSE SUI MEDICI
Del resto il governatore non è certo
Ma ciò che, lasciando intero il l'unico a sottovalutare il rischio della peste: la
biasimo, scema la maraviglia di quella sua popolazione di Milano sembra disinteressata e
condotta, ciò che fa nascere un’altra e più forte nessuno crede che le vittime siano da attribuire
maraviglia, è la condotta della popolazione al terribile morbo, anzi, quelli che parlano di
medesima, di quella, voglio dire, che, non tocca peste sono derisi o additati al pubblico
ancora dal contagio, aveva tanta ragion di disprezzo.
temerlo. All’arrivo di quelle nuove de’ paesi che Manzoni attacca ed esplicita tutti quei medici
n’erano così malamente imbrattati, di paesi che che, come il popolo e il governo,
formano intorno alla città quasi un semicircolo, sottovalutarono in fenomeno della peste,
in alcuni punti distante da essa non più di sostenendo fossero febbri dovute alle
diciotto o venti miglia; chi non crederebbe che vi esalazioni delle paludi, rassicurando così la
si suscitasse un movimento generale, un Sanità.
desiderio di precauzioni bene o male intese, I medici che si prodigano per combattere la
almeno una sterile inquietudine? Eppure, se in peste, soprattutto il Tadino e Senatore Settala
qualche cosa le memorie di quel tempo vanno (figlio del protofisico Lodovico),sono additati
d’accordo, è nell’attestare che non ne fu nulla. dalla folla come nemici della patria e assaliti
La penuria (le carestie) dell’anno antecedente, le con parolacce quando sono per strada, se non
angherie della soldatesca (saccheggi dei addirittura a sassate. Lo stesso può dirsi anche
lanzechenecchi), le afflizioni d’animo, parvero più per Lodovico Settala, medico autorevole e tra i
che bastanti a render ragione della mortalità: più rinomati studiosi d'Europa, il quale è vittima
sulle piazze, nelle botteghe, nelle case, chi dell'animosità del popolo a causa del suo
buttasse là una parola del pericolo, chi impegno contro la peste: un giorno va a visitare
motivasse peste, veniva accolto con beffe certi ammalati in portantina e si raduna intorno
incredule, con disprezzo iracondo. La medesima a lui una folla inferocita, che lo insulta e lo
miscredenza, la medesima, per dir meglio, cecità accusa di spargere false notizie sulla peste per
e fissazione prevaleva nel senato, nel Consiglio dar lavoro ai medici; fortunatamente riesce a
de’ decurioni, in ogni magistrato. […] rifugiarsi in una casa vicina e ciò probabilmente
Molti medici ancora, facendo eco alla voce del gli salva la vita. L'autore osserva con amaro
popolo (voce di Dio?), deridevan gli auguri sarcasmo che in quell'occasione il
sinistri, gli avvertimenti minacciosi de’ pochi; e Settala fu aggredito dal popolo perché cercava
avevan pronti nomi di malattie comuni, per di salvarlo dalla peste, mentre quando
qualificare ogni caso di peste che fossero collaborò a far torturare e bruciare sul rogo una
chiamati a curare; con qualunque sintomo, con presunta strega (una donna falsamente
qualunque segno fosse comparso. accusata di aver avvelenato il suo padrone) la
folla lo aveva lodato come sapiente.
LE PRIME DICERIE SUGLI UNTORI
I cronisti del tempo, quali Tadino e Ripamonti, esplicitano l’identificazione del ‘’paziente 1’’ su un soldato
italiano in servizio per l’esercito spagnolo che aveva rubato degli indumenti dai Lanzichenecchi e andò a
soggiornare da alcuni parenti. Pochi giorni dopo questo soldato si ammalò e con lui tutti coloro che aveva
avuto contatti. Focolaio che però riuscì a contenersi, ma la negazione del pericolo e e la omissione della
denuncia dei malati comportò la dilatazione di tutto il contagio (marzo 1630).
Lo strumento della quarantena fu utilizzato anche a quei tempi, sapendo che il contagio avveniva tramite il
contatto ma fu un provvedimento non preso perché i medici sottovalutarono la situazione.
Sempre più persone vengono condotte al lazzaretto, recinto di forma rettangolare fuori dalle mura di Milano
destinato al ricovero di coloro che erano stati contagiati. C’erano delle vere e proprie stanze dove i malati
potevano alloggiare. Il lazzaretto divenne presto sempre più ingovernabile per la quantità di persone e le
autorità decidono di affidarlo ai frati cappuccini (padre Felice Casati, a cui Manzoni rende onore).
L’incredulità verso la malattia sparisce quando essa iniziare a colpire non solo tra i poveri della città ma anche
le classi sociali più agiate (famiglia di Lodovico Settala). Tuttavia tra il popolo inizia a diffondersi la convinzione
che la peste sia causata dagli untori, persone che spargevano le pareti di edifici,queste sostanze oleose
venefiche in maniera volontaria. (notizia che colpisce l’attenzione di Manzoni).
Alla fine del capitolo si spiega come il Tribunale della Sanità debba ricorrere ad un terribile espediente nei
confronti della plebe ancora scettica: durante le feste della Pentecoste, quando i cittadini sono soliti recarsi al
cimitero per pregare ai morti della peste del 1576, nell’ora di maggior afflusso, viene condotto un carro con i
corpi di un’intera famiglia morta di peste (cadaveri nudi e ricoperti dagli orribili segni della malattia).
La mattina seguente, un nuovo e più strano, più
significante spettacolo colpì gli occhi e le menti
de’ cittadini. In ogni parte della città, si videro le Ovviamente il diffondersi della peste e del contagio
porte delle case e le muraglie, per lunghissimi attraverso il semplice contatto coi malati fa svanire
tratti, intrise di non so che sudiceria, giallognola, l'incredulità verso la malattia, specie quando essa
biancastra, sparsavi come con delle spugne. O sia inizia a colpire non solo tra i poveri della città ma
stato un gusto sciocco di far nascere uno anche tra le classi sociali più agiate: tra le vittime
spavento più rumoroso e più generale, o sia stato illustri vi sono anche i famigliari di Lodovico Settala, il
un più reo disegno d’accrescer la pubblica quale si ammala a sua volta e guarisce insieme a un
confusione, o non saprei che altro; la cosa è figlio (sono gli unici superstiti). Tuttavia tra il popolo
attestata di maniera, che ci parrebbe men inizia allora a diffondersi un'altra pericolosa
ragionevole l’attribuirla a un sogno di molti, che al convinzione e cioè che la peste sia in realtà causata
fatto d’alcuni: fatto, del resto, che non sarebbe da sostanze venefiche sparse volontariamente da
stato, né il primo né l’ultimo di tal genere. Il imprecisati individui, idea assurda che però trae
Ripamonti, che spesso, su questo particolare alimento dalla superstizione e dalla credenza in
dell’unzioni, deride, e più spesso deplora la pratiche magiche allora diffusa in tutta Europa. Inoltre
credulità popolare, qui afferma d’aver veduto re Filippo IV l'anno precedente aveva inviato un
quell’impiastramento, e lo descrive [..] dispaccio al governatore per avvertirlo che quattro
La città già agitata ne fu sottosopra: i padroni francesi, sospettati di spargere unguenti velenosi,
delle case, con paglia accesa, abbruciacchiavano erano scappati da Madrid ed erano forse diretti a
gli spazi unti; i passeggieri si fermavano, Milano, fatto che ora sembra confermare i peggiori
guardavano, inorridivano, fremevano. I forestieri sospetti.
(si pensava fossero agenti francesi perché Milano era La sera del 17 maggio 1630 si verifica poi un fatto
sotto il regime spagnolo), sospetti per questo solo, e banale, ma che contribuisce ad accrescere e
che allora si conoscevan facilmente al vestiario, alimentare la paura del popolo: alcuni testimoni
venivano arrestati nelle strade dal popolo, e credono di vedere delle persone nel duomo di Milano
condotti alla giustizia. Si fecero interrogatòri, ungere un'asse che fa da parete divisoria tra i fedeli
esami d’arrestati, d’arrestatori, di testimoni; non si dei due sessi, per cui essa e le panche vicine vengono
trovò reo nessuno: le menti erano ancor capaci di portate fuori dalla chiesa ed esaminate poi dal
dubitare, d’esaminare, d’intendere. Il tribunale presidente della Sanità e alcuni suoi ufficiali, che non
della sanità pubblicò una grida, con la quale rilevano nulla di sospetto. L'asse e le panche per
prometteva premio e impunità a chi mettesse in eccesso di cautela vengono lavate accuratamente e
chiaro l’autore o gli autori del fatto. […] tale operazione desta molto allarmismo tra il popolo,
Nelle grida stesse però, nessun cenno, almeno che inizia a raccontare storie incredibili sul fatto che
chiaro, di quella ragionevole e acquietante tutto nel duomo sia stato "unto" per diffondervi la
congettura, che partecipavano al governatore: peste, cosa che viene data per scontata in molti
silenzio che accusa a un tempo una documenti dell'epoca e creduta anche da persone
preoccupazione furiosa nel popolo, e in loro una istruite.
condiscendenza, tanto più biasimevole, quanto
più poteva esser perniciosa.
(La sanità sapeva perfettamente che gli untori non
centravano con il contagio)
CAPITOLO XXXII: IL CARDINALE FEDERICO B
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