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Capitolo Ii

Il capitolo si apre con la descrizione dei luoghi dove si ambientano le prime fasi del romanzo: il lago, i monti che lo circondano, il fiume Adda, la città di Lecco, i paesini circostanti e le stradine che li collegano. Don Abbondio, il curato del paese, passeggia, come d'abitudine, leggendo il breviario, ma a una biforcazione della strada, nei pressi di un tabernacolo dipinto, vede due loschi personaggi. Dal loro aspetto e dal loro portamento, don Abbondio capisce subito che sono due bravi, guardie del corpo dei nobili, ma anche loro sicari.

Comprendendo che i bravi stanno attendendo lui, don Abbondio cerca vie di fuga o eventuali testimoni, ma poi, vista l'assenza delle une e degli altri, si avvicina ai due fingendosi tranquillo. I bravi sbarrano la strada al curato e gli impongono, con le minacce, di non celebrare il matrimonio tra Renzo e Lucia. Don Abbondio, spaventato, si dichiara più volte disposto all'obbedienza, specie quando sente il nome di don Rodrigo, il padrone dei due bravi. Ancora spaventato dall'incontro, don Abbondio riprende la via di casa immaginando la reazione di Renzo quando gli avrebbe detto che non avrebbe più celebrato il matrimonio.

Giunto a casa propria, il curato chiama Perpetua, la sua serva: una donna decisa, ma un po' bisbetica e pettegola. Dopo qualche esitazione don Abbondio si confida con lei, ma non accetta i suoi saggi consigli. Infine, stremato, va a dormire, raccomandando a Perpetua la massima segretezza.

Capitolo Ii

Don Abbondio passa una notte agitata tra ricerche di scuse per non celebrare il matrimonio e incubi popolati di bravi e di agguati. Tra il sogno e la veglia egli elabora un piano per superare le prevedibili obiezioni di Renzo e ritardare così le nozze. Renzo si reca da don Abbondio che finge di non ricordarsi del matrimonio, poi, utilizzando termini latini per confondere il giovane, lascia intendere che sono sopravvenuti degli impedimenti che obbligano a ritardare le nozze.

Renzo accondiscende allo spostamento, ma rimane insospettito dal comportamento del parroco. Renzo si dirige allora verso casa di Lucia, ma, parlando con Perpetua, riceve conferma dei propri sospetti e capisce che don Abbondio è stato minacciato da qualcuno. Renzo torna velocemente da don Abbondio e dopo aver imprigionato il parroco nel suo stesso salotto, il giovane lo costringe a dirgli la verità. Perpetua rientra e don Abbondio l'accusa di aver infranto il giuramento del silenzio fatto la sera prima. Dopo un acceso battibecco tra i due, don Abbondio si mette a letto vinto dalla febbre.

Renzo si dirige nuovamente verso casa di Lucia, nella sua mente passano fieri propositi di vendetta, ma al pensiero di Lucia abbandona ogni ipotesi violenta. Giunto nel cortile della casa di Lucia, Renzo incarica una bambina di chiamare in disparte Lucia e di condurla da lui. Lucia scende al piano terreno e Renzo la mette al corrente dell'accaduto; Lucia mostra di essere al corrente della passione di don Rodrigo per lei. Ai due si aggiunge poi Agnese, la madre di Lucia, curiosa di sapere che cosa stessero dicendo i due giovani. Lucia sale a congedare le donne dicendo che il matrimonio è rimandato a causa di una malattia del parroco. Alcune donne si recano allora alla canonica per chiedere conferma della malattia del curato e Perpetua dice loro che don Abbondio ha un febbrone.

Capitolo Iii

Lucia mette al corrente Agnese e Renzo di quanto essi ancora non sanno: don Rodrigo aveva un giorno avvicinato la giovane per la strada e aveva scommesso con un altro nobile che la ragazza sarebbe stata sua. Lucia rivela poi di aver narrato l'accaduto a fra Cristoforo. Dopo che Lucia ha placato l'ira di Renzo, Agnese consiglia il giovane di recarsi a Lecco da un avvocato soprannominato Azzecca-garbugli e gli consegna quattro capponi da portare in dono al dottore.

Il mattino seguente Renzo si reca dall'avvocato che lo scambia per un bravo e, per intimorirlo, legge confusamente una grida che annuncia pene severissime per chi impedisce un matrimonio. Renzo nega di essere un bravo, ma l'avvocato non gli crede e lo invita a fidarsi di lui, prospettando una linea di difesa; scoperto l'equivoco, Azzecca-garbugli si infuria e rifiuta ogni aiuto, mettendo infine Renzo alla porta.

Frattanto Lucia e Agnese si consultano nuovamente tra loro e decidono di chiedere aiuto anche a fra Cristoforo. Alla casa delle due donne giunge fra Galdino, cercatore del convento dei cappuccini di Pescarenico che, come ogni anno, andava girando di casa in casa per la raccolta delle noci. Lucia dona al frate una grande quantità di noci affinché egli possa recarsi subito al convento ed esaudire la sua richiesta di inviare presso di loro fra Cristoforo. Renzo fa ritorno alla casa di Lucia e racconta il pessimo risultato del suo colloquio con Azzecca-garbugli. Tra Renzo e Agnese si accende una piccola discussione, subito placata da Lucia, circa la validità del consiglio di rivolgersi all'avvocato. Dopo alcuni sfoghi di Renzo ed altrettanti inviti alla calma da parte delle donne, il giovane torna a casa propria.

Capitolo Iv

Quando fra Cristoforo esce dal convento per recarsi a casa di Lucia, il sole non è ancora apparso all'orizzonte; il convento è abbastanza lontano dalla casa e durante il cammino, il frate si chiede il motivo della chiamata di Lucia. Fra Cristoforo è un uomo vicino ai sessanta anni, con una lunga barba bianca che gli copre il volto. Il suo nome di battesimo era stato Lodovico, il padre era un ricco mercante che si vergognava del proprio mestiere e si comportava come un nobile. Il giovane Lodovico non venne accettato nella cerchia dei nobili e, quasi per vendetta, inizia a difendere gli umili contro i nobili oppressori.

Un giorno per strada scoppiò una disputa per futili motivi tra Lodovico ed un nobile prepotente; nel corso della disputa che ne segue, Lodovico, vedendo gravemente ferito Cristoforo, il suo più fedele servitore, uccide il nobile prepotente. Lodovico viene condotto dalla folla nel vicino convento dei frati cappuccini, affinché possa trovare riparo dalla vendetta dei parenti dell'ucciso. Questi intanto circondano il convento al fine di uccidere Lodovico alla sua uscita. Durante la sua permanenza in convento Lodovico matura la decisione di farsi frate. Dona tutti i suoi beni alla famiglia del servo Cristoforo che era morto per lui e assume il nome di fra Cristoforo.

Intanto il padre guardiano del convento convince il fratello del nobile ucciso ad accettare come rivalsa la scelta monacale di Lodovico. Prima di partire per il luogo del suo noviziato, fra Cristoforo chiede ed ottiene di domandare scusa alla famiglia dell'ucciso; in casa del nobile vengono convocati tutti i parenti per assaporare la vendetta, ma con il suo contegno umile, fra Cristoforo ottiene un sincero perdono da tutti e induce i presenti a mitigare la loro superbia. Fra Cristoforo arriva a casa di Lucia e viene accolto con gioia da Lucia e da Agnese.

Capitolo V

Fra Cristoforo giunge a casa di Lucia e si fa raccontare dalle donne l'accaduto; esaminata la situazione decide di andare a parlare con don Rodrigo per distoglierlo dal suo proposito. Giunge frattanto anche Renzo, il quale rivela di aver tentato invano di organizzare un agguato contro don Rodrigo e per questo viene rimproverato da fra Cristoforo. Questi s'incammina verso il palazzotto di don Rodrigo, dopo aver parlato con due bravi e con un servitore, molto sorpreso di vederlo lì, fra Cristoforo viene introdotto nella stanza da pranzo. Attorno al tavolo alcuni personaggi discutono animatamente su una questione di cavalleria, fra Cristoforo è chiamato ad esprimere un giudizio, ma la sua sentenza viene scambiata per una battuta di spirito.

La disputa cambia tema e volge poi sulla guerra per il ducato di Mantova e sulle relative manovre politiche di Spagna, Francia, Germania e papato. Le discussioni vengono abbandonate per un attimo per lasciare posto ad un brindisi, ma subito riprendono sul tema della carestia evocato da Azzecca-garbugli in un suo elogio al vino. È don Rodrigo a porre fine al dibattito congedando i commensali. Don Rodrigo conduce fra Cristoforo in un'altra stanza per parlare.

Capitolo Vi

Don Rodrigo e fra Cristoforo, iniziano il colloquio che si trasformerà ben presto in un duello verbale; al termine il frate viene cacciato, la sua missione è fallita, ma don Rodrigo rimane scosso dalle minacciose profezie del cappuccino. Uscendo il frate incontra il vecchio servitore che l'aveva accolto prima, quest'ultimo dice a fra Cristoforo di avere delle rivelazioni da fargli e gli dà appuntamento per l'indomani al convento. Fra Cristoforo abbandona il palazzotto e si incammina verso la casa di Lucia.

Intanto in casa di Lucia, Agnese propone ai due promessi di effettuare il matrimonio di sorpresa, di presentarsi cioè davanti al parroco con due testimoni e di pronunciare la formula del matrimonio. Sebbene celebrato contro la volontà del parroco, questo matrimonio avrebbe valore a tutti gli effetti. Renzo si mostra entusiasta, ma Lucia è contraria al progetto poiché esso prevede dei sotterfugi. Renzo, in cerca di testimoni per il matrimonio di sorpresa, si reca a casa di Tonio, lo invita all'osteria e gli chiede di far da testimone al matrimonio. In cambio del favore, Renzo offre a Tonio il denaro per pagare un debito contratto con don Abbondio, Tonio accetta e propone suo fratello Gervaso come secondo testimone.

Renzo torna alla casa di Lucia e tenta nuovamente di convincere quest'ultima ad accettare il "piano" della madre. Nel frattempo si odono i passi di fra Cristoforo, giunto per riferire gli esiti del colloquio con don Rodrigo.

Capitolo Vii

Fra Cristoforo informa Agnese e i due promessi circa l'esito della propria missione, Renzo reagisce con rabbia; uscendo, il frate raccomanda di inviare qualcuno al convento il giorno successivo, per avere nuove informazioni. Renzo, irritato dal comportamento di don Rodrigo e dall'opposizione di Lucia al progetto di matrimonio a sorpresa, dà in escandescenze. Alla fine Lucia cede e accondiscende al piano della madre, Renzo rincasa perché si era fatto molto tardi ma ritorna di buon ora a casa delle due donne per stabilire i dettagli del matrimonio. Agnese invia al convento Menico, un ragazzino suo parente, al posto di Renzo.

Per tutta la mattinata dei loschi figuri si aggirano nelle vicinanze della casa di Lucia, curiosando all'interno dell'abitazione. Il giorno precedente, dopo lo scontro con fra Cristoforo, don Rodrigo, furibondo per non essere riuscito ad intimorire il frate e turbato per quel "Verrà un giorno", cammina per il palazzo al cospetto dei ritratti dei suoi avi. Scortato dai bravi, don Rodrigo esce dal suo palazzotto per una passeggiata trionfale durante la quale viene ossequiato da tutti. Tornato al palazzotto, viene deriso dal conte Attilio; risentito egli raddoppia allora la posta dell'infame scommessa.

Il giorno dopo, don Rodrigo, dimenticati i timori suscitati in lui da fra Cristoforo, predispone con il capo dei suoi bravi, il Griso, un piano per rapire Lucia. I bravi, guidati dal Griso, cominciano le loro ricognizioni in casa di Lucia (gli strani figuri visti nella casa sono i bravi travestiti). Tornati al palazzotto, il Griso dà le ultime istruzioni ai suoi compagni. Il vecchio servitore si avvia alla volta del convento per riferire al frate ciò che ha sentito. Nel frattempo alcuni bravi hanno già occupato le posizioni concordate ed altri si avviano a farlo.

Tornando ora alle vicende di Lucia e Renzo, troviamo quest'ultimo che prende gli ultimi accordi con Agnese e Lucia. Renzo, Tonio e Gervaso si recano all'osteria e qui incontrano tre individui (sono tre bravi di don Rodrigo) dal comportamento minaccioso. Renzo, durante la cena, chiede all'oste informazioni sui tre, ma l'oste finge di non conoscerli; al contrario egli fornisce ai bravi diverse notizie su Renzo e sui suoi amici. Usciti dall'osteria Renzo, Tonio e Gervaso vengono seguiti da due bravi, che si arrestano, però, vedendo arrivare gente di ritorno dai campi. I tre amici passano a chiamare Agnese e Lucia e insieme si recano alla canonica, dove Tonio bussa alla porta e dice a Perpetua di voler saldare un debito.

Capitolo Viii

Don Abbondio abbandona le letture in cui si era immerso e autorizza Perpetua a far salire Tonio. Perpetua scende in strada e lì inizia, con Agnese, una conversazione a proposito di alcune maldicenze sul suo conto. Tonio e Gervaso accedono allo studio del curato, mentre Renzo e Lucia, approfittando della distrazione di Perpetua raggiungono il pianerottolo della canonica. Tonio salda il suo debito, il curato esamina le monete, restituisce il pegno e inizia a compilare una ricevuta.

A un segnale convenuto entrano anche i due promessi sposi, Renzo pronuncia l'intera formula del matrimonio, mentre Lucia viene interrotta dal curato, che si rifugia in una stanza attigua e chiede aiuto dalla finestra. Ambrogio, il sacrestano, suona allora le campane per richiamare la gente del paese, i rintocchi svegliano l'intero paese e qualcuno scende in strada per capire cosa sta succedendo. Frattanto, circa mezz'ora prima, i tre bravi che erano all'osteria, erano usciti per una ricognizione, poi avevano chiamato i compagni appostati al casolare e, agli ordini del Griso, erano penetrati in casa di Lucia, ma non avevano trovato la vittima. Menico, di ritorno dal convento, era entrato in casa di Lucia ed era subito stato afferrato dai bravi che però, spaventati dal suono delle campane, lo avevano lasciato andar via mentre essi stessi fuggivano disordinatamente, il Griso li richiamò all'ordine e la fuga proseguì a ranghi compatti.

Prima che Ambrogio suonasse le campane, Agnese continuava a distrarre Perpetua, ma, sentite le grida di don Abbondio e i rintocchi delle campane, le due donne corrono verso la canonica. Renzo e Lucia si ricongiungono con Agnese e vengono raggiunti da Menico, che dice loro di fuggire verso il convento e li segue per un tratto. Intanto la gente si raduna in piazza e si reca da don Abbondio. Visto che quest'ultimo non è più in pericolo, la folla si sposta alla casa di Lucia e scopre che le due donne sono sparite. Dopo qualche progetto di inseguimento dei presunti rapitori, corre voce che le donne siano salve e tutti si ritirano.

Il mattino successivo il console sarà minacciato da due bravi che gli intimano di non riferire al podestà i fatti della notte precedente. Renzo, Lucia e Agnese si sono intanto allontanati attraverso i campi, accompagnati da Menico che, raccontata la sua avventura, viene rimandato a casa. I tre fuggitivi giungono al convento di Pescarenico, dopo aver vinto le resistenze di fra Fazio, il sacrestano, fra Cristoforo li fa entrare nella chiesa del convento ed illustra i piani di fuga che ha predisposto per loro. Dopo aver pregato per don Rodrigo, i tre lasciano il convento e si dirigono verso il lago, qui salgono su di una barca che li attendeva, Lucia guarda il paesaggio così familiare mentre piange segretamente ed dà l'addio ai monti e ai luoghi natii.

Capitolo Ix

I tre fuggitivi approdano sulla sponda del lago opposta a Pescarenico e si accomiatano dal barcaiolo che li aveva trasportati. Guidati da un barrocciaio, i tre giungono fino a Monza su di un carro, qui possono riposarsi e rifocillarsi in una locanda. Dopo un breve pasto Renzo dà l'addio alle due donne. Sempre sotto la guida del barrocciaio, le due donne si recano prima al convento dei cappuccini e poi, accompagnate dal padre guardiano, al monastero di monache nel quale sperano di trovare ospitalità. Qui incontrano la monaca di Monza, la madre superiora del convento, che interroga le due donne e il padre guardiano a proposito delle vicende di Lucia. Al termine del colloquio concede ospitalità ad Agnese e a Lucia.

A questo punto l'autore inizia un flash-back sulla biografia di Gertrude, il vero nome della monaca di Monza. Viene descritta la famiglia di Gertrude e la regola in essa vigente, secondo la quale, tutti i figli, ad esclusione del primogenito dovevano entrare in convento; la prima infanzia di Gertrude e tutti gli espedienti adottati dai parenti per inculcarle l'idea della vita consacrata, l'infanzia e l'adolescenza di Gertrude, la sua educazione nel convento di Monza, i suoi rapporti con le compagne, i primi cenni di rifiuto della vita religiosa. Prima di prendere definitivamente i voti, Gertrude viene ricondotta nella casa paterna, qui viene trattata con indifferenza ed isolata al fine di metterla a disagio e di farle desiderare il convento. Scoperto il suo innamoramento per un paggio, Gertrude viene imprigionata in una stanza. Per uscire da quella segregazione, ella si dichiara disposta a scegliere la vita consacrata.

Capitolo X

L'autore continua la narrazione della vita di Gertrude. Colta in un momento di debolezza, Gertrude, forzata dal padre, accetta di entrare in convento, viene così dato l'annuncio della decisione della ragazza ed iniziano i festeggiamenti. Dopo le ultime raccomandazioni sul contegno da tenere e sulle risposte da dare alla badessa, Gertrude viene condotta nel monastero per la presentazione della domanda di ammissione. In convento vengono organizzati grandi festeggiamenti. Tra il principe e la badessa avviene un colloquio molto formale volto a stabilire la sincerità della vocazione di Gertrude.

Ritornata a casa, Gertrude sceglie la "madrina" che l'accompagnerà alla monacazione. Il vicario incaricato di valutare la sincerità della vocazione di Gertrude interroga la fanciulla, la quale, per timore del padre, mente e dichiara di scegliere liberamente la vita claustrale. Gertrude diviene "monaca per sempre" e maestra delle educande. La vita del chiosco non allontana però la giovane dalle passioni terrene. I suoi primi anni in monastero sono dunque segnati dall'odio verso le altre suore e da improvvisi cambiamenti d'umore. La giovane donna si lascia sedurre da Egidio.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Scienze letterarie Prof.
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