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Prodotti dietetici e decreto legislativo

Il decreto legislativo n.111 del 27 gennaio 1992, emanato in attuazione della direttiva 89/398/CEE sui prodotti alimentari destinati ad una alimentazione particolare, si legge che:

“I prodotti alimentari destinati ad una alimentazione particolare sono prodotti alimentari che, per la loro particolare composizione o per il particolare processo di fabbricazione (…) si distinguono nettamente dagli alimenti di consumo corrente, sono adatti all’obiettivo nutrizionale indicato, vengono commercializzati in modo da indicare che sono conformi a tale obiettivo. Questi prodotti devono rispondere alle esigenze nutrizionali di:

  • Persone il cui processo di assimilazione o il cui metabolismo è perturbato;
  • Persone che si trovano in condizioni fisiologiche particolari, per cui possono trarre benefici particolari dall’assunzione controllata di talune sostanze presenti negli alimenti;
  • Lattanti e bambini con meno di 3 anni in buona salute.

N.B. “Dietetico”: l’aggettivo è ammesso solo nei primi due casi. I prodotti alimentari destinati ad una alimentazione particolare si distinguono quindi in:

  • Prodotti dietetici;
  • Alimenti per la prima infanzia.

I prodotti dietetici sono distinti in 3 categorie:

  • Alimenti destinati a fini medici speciali;
  • Prodotti senza glutine;
  • Sali iposodici o asodici.

Sul sito del Ministero della Salute si può consultare il Registro Nazionale dei prodotti destinati ad una alimentazione particolare. Il Registro viene aggiornato mensilmente e riporta l’elenco, in ordine alfabetico sia per prodotto che per impresa, degli alimenti destinati a fini medici speciali, alimenti senza glutine, formule per lattanti, e delle imprese che possono essere commercializzati in Italia come tali.

Gli alimenti per la prima infanzia

Sono:

  • Alimenti per lattanti e alimenti di proseguimento destinati a soggetti della prima infanzia in buona salute (regolati dalla direttiva 2006/141/CE recepita con D.M n°82 del 9 aprile 2009)
  • Alimenti a base di cereali e “baby foods” destinati ai lattanti nel periodo dello svezzamento e ai bambini per completarne la dieta e abituarli gradualmente ad un’alimentazione normale (regolati dalla direttiva 2006/125/CE, che aggiorna la direttiva 96/5/CE recepita in Italia con DPR 128/1999)

N.B. Lattanti sono i bambini fino a 12 mesi, bambini i soggetti da 1 a 3 anni. Gli alimenti per lattanti sono formulati “imitando” l’alimento principe per questa fascia d’età, cioè il latte materno, e si utilizzano quando la mamma non può o non vuole allattare. Ovviamente l’allattamento è sempre consigliato, poiché ogni mamma produce per il figlio un latte personalizzato e perfettamente adatto alle sue esigenze. Nessun latte formulato può arrivare a tanto.

Il latte di formula viene prodotto a partire dal latte vaccino. Il latte vaccino e il latte materno sono molto diversi: il latte vaccino contiene molte più proteine e lipidi rispetto a quello umano; il contenuto di zuccheri è simile e aumenta nel passaggio da colostro a latte maturo. Anche per quanto riguarda la tipologia di lipidi ci sono differenze sostanziali.

Proteine e crescita

Il latte di donna, rispetto agli altri latti, contiene poche proteine. I “cuccioli” umani raddoppiano di peso in circa 6 mesi, i “cuccioli” degli altri mammiferi molto più rapidamente. Il bambino ha quindi un fabbisogno proteico nettamente inferiore. La crescita dei bebè umani è così lenta perché nascono con una testa più piccola rispetto a quella “definitiva”. Se il cranio fosse già grande come quello degli adulti, passerebbe attraverso il canale uterino con grande fatica e dolore. L’evoluzione ha quindi premiato i bimbi nati con cranio più piccolo e soggetto ad accrescimento post-natale.

Le proteine del latte si dividono in caseine e siero-proteine. La percentuale di caseine nel latte ne determina la digeribilità: se sono tante, il latte è meno digeribile. La caseina, infatti, è una proteina con un folding molto complesso: i suoi siti d’attacco sono nascosti e le proteasi la scindono con difficoltà. Le micelle del latte umano, peraltro, sono più piccole di quelle del latte bovino: sono quindi più assimilabili. Il latte più simile a quello di mamma è il latte di asina, quello di vacca contiene un sacco di caseine!

Il colostro non contiene caseine! Queste aumentano all’aumentare delle capacità digestive del neonato.

Le sieroproteine presenti nel latte umano sono: la lattoferrina, che favorisce l’assorbimento del ferro e ha proprietà battericide e fungicide (sia per un’azione diretta sulla membrana esterna dei Gram negativi sia perché “sequestra” il ferro sottraendolo ai micro-organismi ferro-dipendenti), la sieroalbumina, che è una proteina di trasporto; le immunoglobuline, in particolare le IgA (importanti per lo sviluppo del sistema immunitario); il lisozima, che lede la parete batterica di molti batteri uccidendoli; l’alfa-lattoalbumina, che partecipa alla sintesi del lattosio e copre il fabbisogno di amminoacidi essenziali del bambino.

L’alfa-lattoalbumina è ricca di triptofano e povera degli amminoacidi che competono con esso per l’ingresso nel cervello: favorisce quindi la sintesi di serotonina e riduce ansia e stress!

Tra le sieroproteine del latte vaccino troviamo: l’alfa-lattoalbumina, con una composizione simile a quella umana; la beta-lattoglobulina, che è la più abbondante ma non si sa bene a cosa serva; è il principale allergene del latte vaccino, nel latte umano è totalmente assente; immunoglobuline, sieroalbumine, lattoferrine ed enzimi.

Le micelle di caseina sono ricche di amminoacidi essenziali, fosforo, calcio e magnesio e conferiscono al latte un aspetto opalescente. Le caseine del latte umano sono la beta-caseina e la k-caseina. Nel latte vaccino c’è anche l’alfa-caseina, che è un altro possibile allergene. I prodotti di degradazione delle caseine hanno anch’essi un ruolo importante: le casomorfine sono delle molecole simili alla morfina; regolano il ciclo sonno-veglia, l’appetito e vari sistemi ormonali. Grazie alle casomorfine del suo latte naturale il neonato sa esattamente quando è il momento di mangiare!

I caseinfosfopeptidi sono amminoacidi fosforilati che aumentano l’idrosolubilità di minerali come calcio, ferro e zinco e ne facilitano l’assorbimento.

Carboidrati

Nel latte umano troviamo:

  • Il lattosio, un disaccaride formato da glucosio e galattosio che:
    • Fornisce circa il 40% delle calorie al neonato;
    • Favorisce l’assorbimento di calcio e magnesio;
    • Ha effetto prebiotico perché nutre alcuni ceppi buoni del microbiota;
    • Partecipa alla sintesi di componenti importanti del SNC (grazie al galattosio!).
  • Gli oligosaccaridi, che:
    • Apportano energia;
    • Partecipano alla sintesi di molecole;
    • Sono prebiotici;

Vitamine e minerali

Il contenuto di vitamine e minerali è influenzato dalla dieta della mamma. Il latte umano è molto ricco di vitamina E e C, che scarseggiano invece nel latte vaccino (i latti di formula sono fortificati!). Il latte vaccino è più ricco di vitamina K, acido folico e biotina. Oggi ai bambini appena nati viene iniettata una dose di vitamina K per evitare carenze.

In totale il latte umano contiene il 30% di minerali in meno rispetto al latte vaccino; è quindi meno “pesante” per i reni (che si devono ancora completamente formare). Il latte vaccino contiene più macroelementi (calcio, sodio, cloro, fosforo, potassio, magnesio, zolfo); il latte umano ha meno calcio e ferro ma in una forma maggiormente disponibile.

Gli alimenti per l’allattamento artificiale

Vanno incontro alle esigenze dei neonati:

  • Sani;
  • Con patologie transitorie;
  • Di basso peso o pretermine;
  • Con patologia allergica;
  • Con patologie metaboliche.

Formule per lattanti sani fino a 6 mesi

Sono prodotti in grado di soddisfare da soli il fabbisogno nutrizionale dei lattanti di questa fascia d’età fino all’introduzione degli alimenti complementari. Viste le importanti differenze tra latte umano e latte vaccino, quest’ultimo deve essere sottoposto ad opportune modifiche, che tengano conto dei fabbisogni nutrizionali del bambino e delle sue caratteristiche metaboliche e digestive.

Proteine: il tenore proteico del latte vaccino viene ridotto per evitare di sovraccaricare i reni e il rapporto tra sieroproteine e caseina viene portato ad un valore maggiore di 1. È possibile aggiungere la taurina, un amminoacido fondamentale per alcuni aspetti della crescita che è presente nel latte materno ma assente in quello di mucca (protegge le terminazioni nervose!).

Lipidi: vengono aggiunti acidi grassi polinsaturi, che vengono presi dall’olio di oliva (il cui profilo lipidico è il più simile a quello del latte materno) o da quello di mais (che è più economico). Purtroppo a volte si estrapolano gli acidi polinsaturi anche da oli di qualità inferiore, come l’olio di colza o di palma. Si punta ad ottenere un rapporto acidi grassi saturi/monoinsaturi/polinsaturi pari a 45/40/15 e un rapporto acido linoleico/linolenico compreso tra 5 e 15 (tale da garantire lo sviluppo visivo e psicomotorio del bambino). A volte vengono aggiunti DHA e acido arachidonico, che aiutano lo sviluppo cognitivo. L’ESPGAN (European Society for Pediatric Gastroenterology, Hepatology And Nutrition) suggerisce di ridurre gli acidi grassi trans a meno dello 0,5%.

Carboidrati: il contenuto di lattosio e altri disaccaridi viene aumentato; vengono aggiunte le maltodestrine, molecole più tollerabili rispetto all’amido e capaci di inibire la fermentazione intestinale; si possono aggiungere FOS e GOS come prebiotici (il limite massimo è 0,8 g ogni 100 ml).

Vitamine e minerali: il carico minerale viene ridotto per proteggere i reni; si cerca di riequilibrare il contenuto di diversi sali (calcio, ferro, fosforo, iodio..) e vitamine (ad esempio si fortifica il latte con la vitamina C e la E).

Nucleotidi: vengono spesso aggiunti per favorire lo sviluppo della mucosa intestinale e del sistema immunitario.

Probiotici: si possono aggiungere per stimolare il GALT. Sono già presenti nel latte materno e risultano ancora più abbondanti se la mamma ha assunto probiotici durante la gravidanza. I ceppi più utilizzati sono il Bifidobacterium bifidum, l’infantis, il breve e il longum.

Per guidare le produzioni industriali sono state stilate specifiche direttive ed elencati gli intervalli entro cui ogni nutriente deve collocarsi.

Formule per lattanti sani dopo i 6 mesi

Sono prodotti destinati all’alimentazione dei lattanti dopo il sesto mese di vita, quando viene anche introdotta un’adeguata alimentazione complementare. Rappresentano il principale alimento liquido durante il divezzamento.

Le differenze rispetto al latte per lattanti sono molto poche e riguardano principalmente il prezzo (che è superiore) e il contenuto di minerali; il contenuto minimo di ferro, ad esempio, risulta raddoppiato!

I neonati a termine hanno scorte di ferro sufficienti a coprire i loro fabbisogni per circa due mesi e, quando allattati esclusivamente al seno, la maggior parte di essi non necessita di ulteriori supplementazioni almeno fino ai 6 mesi. La concentrazione di ferro nel latte materno è pari circa a 0,2-0,4 mg/L. La percentuale effettivamente assorbita può raggiungere anche il 50%. Dato che un bambino in media consuma 800 ml di latte ogni giorno, si può stimare che il suo intake di ferro sia pari a circa 0,3 mg e la quantità assorbita 0,15 mg/giorno.

Il ferro contenuto nei latti di formula è meno biodisponibile e un intake di 0,3 mg/giorno potrebbe non essere sufficiente. Se consideriamo un tasso di assorbimento pari al 10%, sarà necessario introdurre circa 1,5 mg di ferro al giorno per essere sicuri di assorbirne almeno 0,15. Il latte di formula dovrà quindi contenerne come minimo 2 mg/L.

Nei secondi 6 mesi di vita, il fabbisogno di ferro aumenta e l’intake giornaliero dovrebbe essere pari a circa 8 mg/giorno. Il livello minimo di ferro nel latte di proseguimento è portato a 4 mg/L, in modo da fornire al neonato all’incirca 2,3 mg di ferro al giorno (considerato un consumo medio di 600 ml di latte). Il bambino assume ora ferro anche da altre fonti alimentari, quindi raggiungerà comunque gli 8 mg richiesti.

Il taglio del cordone ombelicale

  • Non appena il bambino esce dal canale del parto (il cordone ancora pulsa);
  • Quando il cordone smette di pulsare.

Il taglio prematuro del cordone (entro un minuto dalla nascita) era una pratica diffusa soprattutto nei Paesi Occidentali. Gli studiosi hanno però scoperto che ritardare il taglio avrebbe molti benefici per il neonato, tra cui ridotto rischio di anemia, perché il bambino riceve un'ultima scorta di ferro dalla madre attraverso la placenta; maggior adattamento fisiologico, perché il neonato continua a ricevere sangue placentare ricco di ossigeno mentre inizia a respirare con i polmoni. Oggi l’OMS raccomanda di tagliare il cordone tra uno e tre minuti dopo la nascita.

L’opinione dell’EFSA

In seguito ad una richiesta della Commissione Europea, nel 2004 l’EFSA (European Food Safety Authority) ha pubblicato un’opinione scientifica sulla composizione essenziale di formule per lattanti e latti di proseguimento. Come prima cosa viene ribadito che il latte materno è il cibo elettivo per tutti i neonati e fornisce un adeguato apporto di tutti i nutrienti in salute (con l’eccezione della vitamina K nelle prime settimane e della vitamina D). L’EFSA precisa poi che l’aggiunta di nutrienti e sostanze nei latti artificiali dovrebbe essere consentita solo se questi hanno una provata utilità per il neonato e comunque non bisognerebbe aggiungerne più del necessario, altrimenti si rischia di danneggiare il bambino piuttosto che aiutarlo. Per i micronutrienti i livelli a cui aspirare sono quelli indicati come “minimi”. Non c’è, per esempio, alcuna necessità di aggiungere alle formule l’acido arachidonico, l’EPA, gli oligosaccaridi “prebiotici”, i probiotici e i simbiotici, il cromo, il fluoro, la taurina e i nucleotidi.

100 ml di latte artificiale dovrebbero fornire da un minimo di 60 Kcal ad un massimo di 70. Per quanto riguarda i macronutrienti, le linee guida sono le seguenti: le quantità proposte per grassi e carboidrati sono più o meno le stesse prescritte dai regolamenti in vigore. Il limite massimo di proteine viene ridotto invece considerevolmente (nei regolamenti è pari a 3g/100Kcal per i lattanti e 3,5 per il proseguimento). Gli esperti dell’EFSA non ritengono ci siano prove di un’esigenza fisiologica di assunzioni così elevate di proteine; anzi, le assunzioni correnti sarebbero ben al di sopra dei fabbisogni reali!

Formule per lattanti con patologie transitorie

Il rigurgito gastro-esofageo è presente in ben il 40-60% dei neonati ed è legato al fatto che il cardias (cioè la valvola che “chiude” lo stomaco e impedisce il reflusso) deve ancora maturare. I neonati peraltro introducono solo liquidi e stanno sempre sdraiati e questo non aiuta. Se la situazione non è particolarmente grave, si può ovviare utilizzando latti arricchiti con addensanti, i quali appesantiscono il latte e ne evitano il reflusso. Gli addensanti utilizzati sono l’amilopectina (ottenuta da riso o mais) e i galattomannani (ottenuti dai semi di carruba). Con il divezzamento la situazione migliora, perché il cibo solido viene digerito più lentamente ed aiuta a tamponare l’acidità. Nei casi più gravi l’acido potrebbe arrivare a bruciare le mucose nasali, provocando gravi disagi al bambino; talora diventa necessario assumere un farmaco e “obbligare” il bambino a dormire in posizione eretta.

La diarrea è legata all’immaturità del tratto gastrointestinale. I latti di formula sono molto ricchi di pre- e probiotici e puntano ad evitare il malassorbimento cronico e la disidratazione, promuovere il normale accrescimento e stimolare la risposta anticorpale (che favorirà la maturazione del GALT). Se la diarrea è provocata da batteri o virus è meglio consultare il medico ed eventualmente ricorrere ai farmaci.

Allergie

Il latte vaccino di formula contiene diversi potenziali allergeni: la caseina, la beta-lattoglobulina, la sieroalbumina e le immunoglobuline. Che fare dunque se un bambino che non può essere allattato dalla mamma si dimostra allergico ad una di queste proteine? Che cos’altro gli si può dare? Formule a base di idrolisati proteici animali.

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Scienze chimiche CHIM/10 Chimica degli alimenti

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ValeCaldi94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Prodotti fitoterapici e prodotti dietetici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof D'Urso Giuseppina.
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