Previdenza e prodotti previdenziali
Previdenza sociale
Il bisogno di costruire un reddito al termine dell’età lavorativa può essere soddisfatto in base a 4 pilastri:
- Previdenza obbligatoria
- Previdenza integrativa e/o complementare
- Risparmio o patrimonio individuale
- Estensione flessibile dell’attività lavorativa, prevalentemente part time, pensionamento graduale.
In Italia, abbiamo prevalentemente:
- Previdenza obbligatoria, sistema a ripartizione, utilizzo delle contribuzioni per il pagamento temporaneo delle prestazioni, trasferimento tra generazioni del reddito, e fragilità in presenza di calo demografico, aumento dell’aspettativa di vita, bassa produttività, bassa età al pensionamento.
- Previdenza complementare (collettiva o individuale), sistema a capitalizzazione, accantonamento delle contribuzioni a favore del singolo individuo; reddito individuale da accumulo e smobilizzo di capitale; fragilità in assenza di opportuni rendimenti finanziari, di un bagaglio culturale adeguato, il rischio di longevità si trasferisce agli individui.
I problemi che definiscono la previdenza sono la sanità, l’assistenza (il sostegno economico per soggetti in età lavorativa ma non in grado di avere un reddito di sostentamento perché sono disoccupati, portatori di handicap, ecc.), e previdenza ossia soggetti che non sono più in età lavorativa.
I confini tra previdenza ed assistenza vengono fissati in base a convenzioni, che sono destinate a mutare nel tempo.
Articolazioni della previdenza
Le articolazioni possibili della previdenza sono:
- Obbligatoria, scopo di garantire a tutti un minimo di reddito nel periodo post lavorativo.
- Volontaria, o complementare, libera adesione finalizzata a innalzare il tenore di vita post lavorativo, e si scinde in:
- Collettiva, adesioni a livello di gruppo (rigidità della negoziazione del rapporto previdenza)
- Individuale, possibilità di definizione delle caratteristiche del rapporto previdenziale
Classificazione standard della previdenza
1° Pilastro: previdenza obbligatoria (prestazione di base)
2° Pilastro: previdenza volontaria collettiva (prestazioni accessorie aziendali o di gruppo)
3° Pilastro: previdenza volontaria individuale (ulteriori prestazioni)
A tale classificazione andrebbero ricondotte forme ulteriori di risparmio, aventi motivazioni connesse all’incertezza sul futuro (es. immobili, prodotti finanziari diversi – fondi, ecc.).
Teoria del ciclo vitale di Modigliani
L = vita dell’individuo, N = vita lavorativa, Y = reddito per ogni anno di vita lavorativa, C = consumo annuo
C × L = Y × N
C = Y × (N ÷ L)
Deve valere la seguente relazione: ergo:
Se un individuo dispone di ricchezza aggiuntiva, può utilizzare questa per incrementare il consumo durante la vita. Posto che in un istante T il soggetto disponga di uno stock di ricchezza reale pari a W/P, un reddito da lavoro per ulteriori N-T annui e una vita attesa di L-T anni, si avrà una possibilità di consumo pari a: W W( ) ( )= + +c C × L−T N−T × Y C=a × × Y da cui si deriva:
P P… dove: 1a = propensione marginale al consumo rispetto alla ricchezza L−TN−Tc = propensione marginale al consumo rispetto al reddito da lavoro L−T
La teoria del ciclo vitale rappresenta il riferimento per la strutturazione dei sistemi pensionistici:
- L’idea di fondo è che ogni individuo assume le proprie decisioni di consumo annuo quando lavora e guadagna, valutando la propria aspettativa di vita.
- Posto che i diversi soggetti desiderano consumare da vecchi circa quanto potevano permettersi da giovani occupati, essi risparmiano nella fase attiva e di conseguenza accumulano un capitale da utilizzare nel periodo di quiescenza.
Si supponga che la vita inizi a 30 anni e finisca a 60, mentre la morte sopraggiunga a 80. Il ciclo vitale è di 50 anni, di cui 20 inattivi. Se nei 30 anni di lavoro l’individuo guadagna 50 mila euro l’anno, nell’arco della sua esistenza avrà un reddito complessivo di 1,5 milioni. Volendo distribuire il consumo su 50 anni, e intendendo mantenerlo stabile, razionalmente l’individuo sceglierà di consumare ogni anno 30’000 euro. Ciò implica che nei 30 anni lavorativi deve essere risparmiato il 40% del reddito percepito; al momento del pensionamento, ossia 60 anni, il soggetto avrà a disposizione 600'000 euro, che spenderà nel corso dei rimanenti 20 anni di vita ulteriormente attesa.
Si supponga ora che la popolazione sia composta di tante persone equamente distribuite nelle diverse classi di età (ipotesi tipica di quando le popolazioni sono stazionarie); siano 1000 individui, di cui 20 di 30 anni, 20 di 31 anni, 20 di 32 anni, …, 20 di 60 anni; 20 di 70 anni, fino all’anno finale ossia 20 di 80 anni; ne consegue che 600 persone sono nella fase 30-60 e 400 persone nell'età pensionabile.
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