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Diritto della previdenza sociale - Riassunto esame, prof. Battisti

Appunti di Diritto della previdenza sociale per l'esame della professoressa Battisti. Gli argomenti di questo materiale sono: Stato sociale e previdenza sociale. Sistemi previdenziali e modelli ordinamentali. Evoluzione storica del sistema previdenziale italiano: l'art.38 Cost.. Il rapporto giuridico previdenziale (soggetti erogatori, soggetti protetti). Il rapporto giuridico assistenziale. L'obbligazione... Vedi di più

Esame di Diritto della previdenza sociale docente Prof. A. Battisti

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ESTRATTO DOCUMENTO

(segue)

Pertanto, il riscatto conviene soltanto se consente di far

rientrare il contribuente nel novero di chi potrà calcolare

la pensione col sistema interamente retributivo, quindi 18

anni di contributi al 31.12.1995.

Per gli altri, ha più una valenza finanziaria che

previdenziale, nel senso che non permette di velocizzare

l’uscita dal mercato del lavoro, ma consente soltanto un

piccolo aumento dell’ammontare del vitalizio.

In alternativa, per diversificare, si potrebbero utilizzare

altri strumenti, come i fondi pensione o altre forme

assicurative, oppure investimenti finanziari o immobiliari.

Caratteri dell’obbligazione contributiva

Inderogabile, perché l’obbligazione contributiva nasce

direttamente dalla legge (art.23 Cost.) che ne determina

l’ammontare con criteri variabili a seconda delle

categorie, dei soggetti e dei rischi protetti.

In altri termini, l’obbligo sorge all’atto del verificarsi delle

condizioni previste dalla legge che sono le stesse che

determinano la nascita del rapporto previdenziale e si

connota come obbligatorio o volontario in ragione dello

stesso atteggiarsi della disciplina legislativa che può

perfino determinarne l’esistenza «virtuale»

(contribuzione figurativa).

Caratteri dell’obbligazione contributiva

Personale, anche se l’obbligato è individuato dalla legge, così

può essere lo stesso produttore di reddito da lavoro e/o

congiuntamente o in via esclusiva, il fruitore della prestazione

lavorativa (datore di lavoro, committente).

Indivisibile: impossibile frazionare il pagamento dovuto per il

periodo di riferimento, necessità di considerare unitaria

l’obbligazione ove riferita a più periodi temporali o a più soggetti.

Privilegiata: infatti, l’art.2753 c.c. indica tra i crediti assistiti dal

privilegio sui mobili quelli derivanti dal mancato versamento dei

contributi ad istituti, enti, fondi speciali, che gestiscono IVS.

Modulabile (ad esempio, sgravi contributivi).

Obblighi accessori

Obbligazione principale e obblighi accessori del

datore di lavoro nei confronti degli enti

assicuratori, attraverso denunce o atti di

iscrizione del lavoratore all’ente previdenziale.

Pertanto, se tali adempimenti non sono stati

assolti dal datore di lavoro, l’obbligo contributivo

sussiste in ogni caso, ferma restando

l’applicabilità delle sanzioni previste

dall’ordinamento in caso di mancanza o falsità di

denunce o registrazioni obbligatorie.

L’inadempimento contributivo nei confronti degli

enti previdenziali

Il datore di lavoro è responsabile per la quota di contribuzione

previdenziale a carico del lavoratore. L’omessa o irregolare

contribuzione da parte del datore di lavoro può dar luogo ad una

responsabilità: penale, civile e amministrativa verso l’ente

previdenziale.

Responsabilità penale

A seguito della c.d. depenalizzazione (legge.689 del 1981, leggi n.499

e 561 del 1993) residuano due casi di responsabilità penale del datore

di lavoro:

Evasione contributiva (condotta diretta intenzionalmente a non pagare

contributi ad es., omissione di registrazioni obbligatorie, omissione di

denunce annuali o mensili, che prevede la reclusione sino a 2 anni);

Mancato versamento delle ritenute effettuate sulle retribuzioni dei

lavoratori (che prevede la reclusione fino a 3 anni e la multa fino a €

1.032,00.). Responsabilità civile

• Oltre ai contributi non versati è, solitamente,

dovuta una “somma aggiuntiva che, per i crediti

accertati al 30 settembre 2000, ammonta a:

• 40% dell’ammontare dei contributi omessi, nel

caso di mera omissione contributiva (mancato o

tardato pagamento, ma in presenza di documenti

aziendali regolarmente tenuti),

• 60% dell’ammontare dei contributi omessi, nel

caso di evasione contributiva (omessa o infedele

registrazione contabile).

Responsabilità amministrativa

• Le sanzioni amministrative pecuniarie possono

essere annullate o ridotte nei casi in cui il ritardo

nell’adempimento del datore di lavoro sia limitato

nel tempo.

• Sono previste sanzioni amministrative anche nel

caso di violazione di obblighi accessori (estratto

conto-annuo da consegnare al lavoratore).

• Finanziaria 2007: sanzioni amministrative

quintuplicate.

Novità Riforma Fornero (legge n.214/2011) (1/3)

Novità Riforma Fornero (legge n.214/2011) (2/3)

Novità Riforma Fornero (legge n.214/2011) (3/3)

Minimale contributivo

• Minimale di retribuzione imponibile stabilito dall’art.1,

D.L.n.338/89, convertito nella legge n.389/89: ha stabilito che

l’importo della retribuzione da assumere a base del calcolo del

contributo previdenziale non può essere inferiore all’importo delle

retribuzioni stabilito da leggi, regolamenti, contratti collettivi

stipulati dalle OO.SS,più rappresentative sul piano nazionale.

Pertanto, anche quando il datore di lavoro non aderisce alle OO.SS.

stipulanti, è tenuto al rispetto dei trattamenti retributivi stabiliti dai

contratti collettivi. Fine: combattere la contrattazione collettiva

pirata.

• Di conseguenza, non possono essere versati all'INPS contributi al di

sotto di determinati limiti annui stabiliti dalla legge, i cosiddetti

minimali. Essi cambiano di anno in anno in base agli indici ISTAT di

variazione del costo della vita. Per il 2012, minimale retributivo

giornaliero (pari ad Euro 45,70).

Massimale contributivo

• Il massimale è il limite di retribuzione oltre il quale i contributi

non sono più dovuti.

• Esiste solo per i lavoratori a cui si applica il sistema

contributivo ai sensi dell’art.2, l. n. 335 del 1995 (perché nel

sistema redistributivo della legge n.153 del 1969 tutta la

retribuzione era base imponibile e, poi, si prevedeva il tetto

pensionistico) cioè coloro:

• che si sono iscritti per la prima volta all'INPS a partire dal 1°

gennaio 1996;

• che, pur essendo iscritti all'INPS prima del 1996, scelgono di

andare in pensione con il sistema contributivo.

• Il massimale cambia di anno in anno in base agli indici ISTAT di

variazione del costo della vita (Per il 2012 euro 96.149,00)

(segue)

Altre volte, il legislatore assume come retribuzione

di riferimento una retribuzione media

convenzionale, in quanto determinata annualmente

dal Ministro del Lavoro (così, per i lavoratori italiani

all’estero).

Invece, per i lavoratori autonomi e i liberi

professionisti, la base di computo è il reddito annuo

dichiarato ai fini IRPEF e relativo all’attività

lavorativa da cui sorge il rapporto previdenziale.

Anche in queste ipotesi, sono previsti massimali che

rilevano sia ai fini dell’obbligo che della prestazione.

Retribuzione imponibile

L’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche è

stata garantita dall’art. 12 della legge n. 153 del

1969, che rappresenta, sotto il profilo della tecnica

legislativa, quanto di meglio poteva escogitarsi per

impedire l’elusione contributiva e garantire

prestazioni adeguate al tenore di vita raggiunto in

prossimità del pensionamento.

La retribuzione imponibile consente, infatti, di

individuare quali dei compensi erogati al lavoratore

compongano la base su cui applicare le aliquote da

versare, a titolo di contribuzione, all’ente

previdenziale.

Retribuzione imponibile: art. 12, l. 153/1969 e

successive modifiche

In origine, definizione contenuta negli articoli 27 e 28 del testo unico

delle norme sugli assegni familiari, approvato con decreto 30 maggio

1955, n. 797 , secondo cui per retribuzione imponibile si intendeva

«ogni emolumento ricevuto dal lavoratore per compenso dell’attività

svolta»: criterio che imponeva di accertare «l’esistenza di una

corrispettività dell’emolumento erogato con l’effettivo svolgimento di

una attività lavorativa».

Art.12, l. 153/1969: per la determinazione della base imponibile per il

calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale, si considera

retribuzione «tutto ciò che il lavoratore riceve dal datore di lavoro in

danaro o in natura, al lordo di qualsiasi ritenuta, in dipendenza del

rapporto di lavoro», quindi non solo emolumenti a titolo di

corrispettivo o di controprestazione, ma anche quelli non connessi alla

prestazione effettuata (Preminenza del criterio temporale su quello

della corrispettività).

Retribuzione imponibile: art.12, l. 153/1969

In particolare, sono escluse dalla retribuzione imponibile le somme

corrisposte al lavoratore a titolo:

1) di diaria o d'indennità di trasferta in cifra fissa, limitatamente al 50 per

cento del loro ammontare;

2) di rimborsi a pié di lista che costituiscano rimborso di spese sostenute dal

lavoratore per l'esecuzione o in occasione del lavoro;

3) di indennità di anzianità;

4) di indennità di cassa;

5) di indennità di panatica per i marittimi a terra, in sostituzione del

trattamento di bordo, limitatamente al 60 per cento del suo ammontare;

6) di gratificazione o elargizione concessa "una tantum" a titolo di liberalità,

per eventi eccezionali e non ricorrenti, purché non collegate, anche

indirettamente, al rendimento dei lavoratori e all'andamento aziendale;

7) di emolumenti per carichi di famiglia comunque denominati, erogati, nei

casi consentiti dalla legge, direttamente dal datore di lavoro, fino a

concorrenza dell'importo degli assegni familiari a carico della Cassa unica

assegni familiari.

Finalità L. n.153/1969

La scelta del legislatore realizzava una duplice finalità:

1) favoriva il recupero di risorse finanziarie;

2) elevava il trattamento pensionistico valorizzando

l’ipotesi di conservazione del tenore di vita acquisito,

sicchè il beneficiario dell’obbligo contributivo poteva

apprezzarne i vantaggi goduti in dipendenza del

rapporto. In realtà, le voci escluse non avevano tutte

la stessa funzione, perché alcune avevano sì natura

retributiva, ma erano temporanee, come l’indennità

di cassa, mentre altre assolvevano ad una funzione

previdenziale, come l’indennità di anzianità, o

risarcitoria, come le diarie.

Conseguenze

L’orientamento giurisprudenziale ha ampliato la nozione di

retribuzione imponibile, privilegiando il criterio temporale e

quindi comprendendovi tutti i compensi erogati durante il

periodo di lavoro, anche se indirettamente connessi all’attività

lavorativa, facendo di fatto riferimento al solo criterio della

contestualità temporale tra attribuzione economica e rapporto di

lavoro. Conseguenze: ampliamento della base contributiva e

dell’entità delle prestazioni pensionistiche, rapportate alla

retribuzione imponibile ai fini previdenziali.

Pertanto, necessità di interventi legislativi, dapprima con la l.

n.335 del 1995, successivamente, con il d.lgs. n. 314 del 1997

che sembra operare una tendenziale armonizzazione-

omogeneizzazione della base imponibile ai fini previdenziali e

fiscali. Art.12, L.153/69 modificato dall’art.3,

d.lgs.n.314/97

(Determinazione del reddito da lavoro dipendente ai

fini contributivi).

Costituiscono redditi di lavoro dipendente ai fini

contributivi «tutte le somme e i valori in genere, a

qualunque titolo percepiti dal periodo di imposta,

anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione

al rapporto di lavoro» (art.48, T.U.I.R.).

Criterio oggettivo di determinazione della

retribuzione imponibile, ma in realtà il nuovo non si

discosta molto dal precedente.

Voci escluse

• Si riconfermano alcune esclusioni classiche per la

previdenza: trattamento di fine rapporto, c.d.

incentivi all’esodo, “i proventi e le indennità

conseguiti, anche in forma assicurativa, a titolo di

risarcimento del danno” le prestazioni

previdenziali e assimilate, la contribuzione alla

previdenza complementare (su cui grava,

peraltro, la contribuzione di solidarietà), il salario

di produttività a fonte collettiva (nei limiti di una

percentuale del monte salari, legge n. 135/1997,

legge n. 144/1999, legge n. 448/2001).

(segue)

• Un secondo gruppo di esclusioni è comune

all’imponibile fiscale e previdenziale; non si

tratta di esclusioni assolute ma riconosciute

solo sino ad un certo importo (erogazioni

liberali del datore di lavoro) o sino ad una

percentuale del percepito (mance).

(segue)

• Per i servizi ed i beni che vengono offerti o

concessi in uso dal datore di lavoro ai propri

dipendenti si alternano ipotesi di esclusione

totale (servizio mensa, servizio di trasporto

collettivo ed in genere servizi e beni ceduti

gratuitamente entro un certo importo) e di

esclusione parziale e/o di assunzione di valori

convenzionali (buoni pasto, tessere per l’utilizzo

del trasporto pubblico, uso promiscuo

dell’autovettura, concessione dell’alloggio,

prestiti, acquisti di prodotti a prezzi di favore,

ecc.). Criterio di competenza

Le somme e i valori entrano a far parte della retribuzione

imponibile ai fini contributivi secondo il criterio di

competenza che comporta l’inclusione di tutte le voci

afferenti il periodo di imposta anche se non sono state

materialmente erogate al lavoratore.

Dunque la retribuzione da assoggettare a contribuzione

non comprende solo quanto effettivamente percepito dal

lavoratore, ma «si dilata sino ad includere, ancorchè non

corrisposti, somme e valori dovuti per legge,

regolamento, contratto collettivo o individuale».

Conclusioni

La scelta di assumere come baricentro della nuova

disciplina il reddito, cioè, le utilità economiche che

affluiscono alla persona del lavoratore e di porre

l’attenzione sul beneficiario della prestazione,

coerentemente con la riforma del sistema

pensionistico del 1995 e con il modello di pensione

contributiva generalizzato a tutti i produttori di

reddito, conferma l’obiettivo di costruire un sistema

previdenziale riferito a tutti i prestatori di attività

lavorativa, nel quale il singolo possa riproporsi

come protagonista attivo della sua vita

professionale e del suo progetto previdenziale.

La tutela degli infortuni sul lavoro e delle malattie

professionali

• Origine della tutela e della previdenza sociale, obbligo

del datore di lavoro di assicurarsi per la responsabilità

all’infortunio,

civile dei danni conseguenti tutela

assicurativa, caratteristica del modello bismarckiano.

• Il rapporto previdenziale sorge automaticamente se

l’attività dall’ordinamento.

è ritenuta pericolosa

• dell’art. l’attività

(1) Ai sensi 1 del t.u. n. 1124 del 1965,

protetta è quella svolta da persone addette a macchine,

quindi pericolosità della macchina perché sfugge al

dell’operatore

controllo che la usa.

Definizione di macchina (secondo la giurisprudenza

anche macchine elettrocontabili, centralini telefonici,

videoterminali, fotocopiatrici).

La tutela degli infortuni sul lavoro e delle malattie

professionali

• dell’ambiente

(2) Pericolosità organizzato, riguardante

non solo i locali dove sono installate le macchine ma

l’attività

tutto il complesso ove si svolge produttiva.

Rischio ambientale, ossia rischio per i soggetti che pur

non essendo addetti ad uso di macchine possono venire

a contatto con esse.

• (3) Copertura assicurativa anche per le persone adibite a

lavorazioni complementari o sussidiarie ancorchè

vengano svolte in locali diversi e separati da quelli in cui

(v’è

si svolge la lavorazione principale comunque un

unico rischio ambientale)

• (4) Elenco tassativo di 28 lavorazioni c.d. pericolose, a

dall’utilizzo

prescindere di macchine (costruzione,

manutenzione, scarico, trasporto…) (art. 1, t.u. n. 1124

del 1965).

La tutela degli infortuni sul lavoro e delle malattie

professionali: i soggetti

• Soggetti assicurati (elenco ex art. 4, t.u. n. 1124 del

1965) requisito manualità, inteso come adibizione a

macchine, quindi inclusi anche impiegati.

• Novità introdotte dal d.lgs. n. 38 del 2000 (dirigenti,

parasubordinati e sportivi professionisti). Critiche.

• dell’attuale

Infatti anche prima disciplina, i dirigenti erano

assicurati al ricorrere delle situazioni di rischio, ovvero in

caso di uso di attrezzature elettriche di ufficio, utilizzo

non occasionale di autovettura, sovrintendenza al lavoro

altrui.

• l’estensione

Pertanto, della tutela non ha modificato

l’impianto

radicalmente originario, perché aggiungendo

nuove categorie di assicurati, si è comunque circoscritto

il gruppo dei beneficiari (vedi infatti il rinvio contenuto

nelle nuove disposizioni agli artt. 1 e 4 del t.u.), ancora

“globalizzazione”della

sembra lontano il traguardo di una

tutela della salute.

LA TUTELA DEGLI INFORTUNI SUL LAVORO: I

SOGGETTI

• La tutela riguarda ora anche i lavoratori parasubordinati,

qualora svolgano le attività protette e si avvalgano per

l’esercizio delle proprie mansioni, non in via occasionale,

di veicoli a motore da essi personalmente condotti.

• Sono tutelati anche gli sportivi professionisti, cioè gli

atleti, allenatori, direttori tecnico-sportivi che esercitano

attività sportiva a titolo oneroso con carattere di

nell’ambito

continuità delle discipline del Coni.

• In base alla legge in materia, l. n. 91 del 1981, è

l’atleta

necessario che vi sia un contratto scritto tra e la

società e che sia depositato presso la Federazione

sportiva per approvazione del Coni.

• l’evento

Non è tutelato solo agonistico settimanale ma

l’allenamento

anche le sedute di preparazione o nella

nell’impianto

sede di lavoro, ovvero sportivo, anche in

trasferta.

• Le Federazioni con obbligo assicurativo sono:

Federazione ciclistica italiana, gioco calcio,

motociclistica, pallacanestro, pugilistica.

La tutela degli infortuni sul lavoro e delle malattie

professionali: l’oggetto

• Oggetto tutela (art. 2) nozione di occasione di lavoro

(nesso eziologico mediato ed indiretto tra lavoro ed

infortunio), causa violenta (efficiente e rapida, che deve

riguardare il fatto lesivo in sé e non anche gli effetti che

possono manifestarsi anche successivamente, quindi

anche causa di natura microbica e virale, termica,

psichica, elettrica) e lesione (morte o inabilità

permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero

l’astensione

inabilità temporanea assoluta che importi

dal lavoro per più di 3 gg.).

• dell’infortunio

Indennizzabilità per colpa del lavoratore,

equiparata al caso fortuito ma non per rischio elettivo,

quando è causato per volontà e dolo del lavoratore (es. il

lavoratore compie giochi di destrezza ed abilità per farsi

vedere dai colleghi).

FINANZIAMENTO

L’obbligazione contributiva grava sul datore di lavoro

(soggetto passivo).

I contributi si chiamano PREMI di assicurazione. Il

premio è calcolato sulla base di 2 elementi:

1) rischio medio nazionale per ogni singola lavorazione

pericolosa (corretto dal c.d. rischio ponderato, che

dall’andamento

dipende infortunistico aziendale e quindi

dalla pericolosità della lavorazione in quella azienda,

rilevata su base statistica).

• 2) ammontare delle retribuzioni effettivamente

corrisposte dal datore di lavoro o convenzionali se si

tratta di lavoratori stagionali, cioè fissate con D.M.

FINANZIAMENTO

L’Ente assicuratore (INAIL) provvede ad inquadrare i

datori di lavoro per identificare le lavorazioni svolte e

quindi applicare a ciascuno i rischi medi nazionali

corrispondenti.

• Nell’ottica della prevenzione degli infortuni, il d.lgs.n. 38

del 2000 ha rivisitato i criteri di classificazione dei datori

di lavoro che sono ora suddivisi in 4 gestioni separate

(industria, artigianato, terziario, altre attività, tipo credito

e assicurazioni).

• Il d.lgs.n. 38 ha anche previsto un meccanismo di

dell’assicurazione

premio flessibile, cioè il premio è

destinato a cambiare e ridursi qualora le aziende

adottino misure migliorative in termini di prevenzione e

salute nei luoghi di lavoro, secondo il d.lgs.n. 626 del

1994 come modificato dal T.U. n. 81 del 2008.

PRESTAZIONI ECONOMICHE

• Indennità giornaliera per inabilità temporanea

assoluta, tale da impedire completamente al lavoratore

di attendere al proprio lavoro. Decorre dal 4 giorno

all’infortunio,

successivo considerato il periodo di c.d.

carenza assicurativa. Il datore di lavoro è obbligato a

l’intera

corrispondere retribuzione per il giorno

dell’infortunio ed il 60% della retribuzione giornaliera per

i tre giorni successivi caratterizzati da carenza

assicurativa.

• l’integrazione

I ccnl prevedono comunque fino al 100%

della retribuzione percepita.

• L’importo l’astensione

è elevato al 75% se dal lavoro si

prolunga oltre i 90 gg., anche se non continuativi e

dell’inabilità.

spetta per tutta la durata

PRESTAZIONI ECONOMICHE

• Rendita per inabilità permanente, assoluta

l’attitudine

(allorchè al lavoro del soggetto è

permanentemente e completamente annullata) o

parziale (che presuppone una riduzione, purchè

essenziale, della attitudine lavorativa in misura

superiore al 10%).

• Prestazioni accessorie ed integrative: assegno

per assistenza personale o continuativa; rendita

ai superstiti,

assegno una tantum in caso di morte (assegno

funerario) e rendita di passaggio erogata per un

anno ai lavoratori costretti ad abbandonare il

lavoro perché affetti da silicosi e asbestosi, con

grado di inabilità permanente non superiore

all’80%.

L'INFORTUNIO IN ITINERE PRIMA DEL DLGS. N.

38 DEL 2000

• Legge delega del 1963 mai attuata per ragioni

economiche.

• L'infortunio in itinere era considerato quale

prolungamento dell'assicurazione obbligatoria contro

gli infortuni sul lavoro, pertanto, era indennizzato solo

se ricorreva il, rischio specifico cioè connesso con

l'attività esercitata, con la conseguenza che erano

tutelati solo i lavoratori rientranti nel campo di

applicazione della medesima.

• Il rischio della strada, di per sé non proteggibile,

diventa tale solo se assurge a rischio diverso e più

grave di quello che incombe sulla generalità degli

utenti della strada.

L’INFORTUNIO IN ITINERE : la nuova disciplina

dettata dall’art. 12 del dlgs. n. 38 del 2000.

• L’Assicurazione comprende gli infortuni occorsi

alle persone assicurate durante il normale

percorso di andata e ritorno dal luogo di

abitazione a quello di lavoro, durante il

normale percorso che collega due luoghi di

lavoro se il lavoratore ha più rapporti di

lavoro, e qualora non sia presente un

servizio di mensa aziendale, durante il

normale percorso di andata e ritorno dal

luogo di lavoro a quello di consumazione

abituale dei pasti.

L’INFORTUNIO IN ITINERE : la nuova disciplina

dettata dall’art. 12 del dlgs. n. 38 del 2000.

• L’assicurazione non comprende gli infortuni

causati da interruzioni o deviazioni del tutto

indipendenti dal lavoro o comunque non

necessitate. Deviazioni necessitate quando

sono dovute a causa di forza maggiore (guasto

meccanico, malore del lavoratore, viabilità

interrotta, prestare soccorso a vittime di incidenti

e assistere minori e incapaci), ad esigenze

essenziali ed improrogabili (incerte da definire) o

all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti.

L’INFORTUNIO IN ITINERE (SEGUE).

• Esclusione della tutela: sono esclusi gli

dall’abuso

infortuni direttamente cagionati di

dall’uso

alcolici e di psicofarmaci o non

terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni e dal

mancato possesso della patente di guida

(perché riconducibili alla figura del rischio

elettivo).

• Dubbi sulla formulazione della disposizione

perché lascerebbe intendere che sarebbe

esclusa la tutela in caso di abuso di psicofarmaci

se assunti per finalità terapeutiche, ed invece

sarebbero comunque indennizzabili gli infortuni

dall’uso

cagionati terapeutico di stupefacenti ed

allucinogeni.

Le malattie professionali

• Malattia professionale, stesso ambito di tutela degli

infortuni ma nesso diverso tra lavoro e inabilità perché

nesso causale diretto, cioè la m. deve essere stata

“nell’esercizio

contratta ed a causa della specifica

lavorazione” indicata dalla legge, ricompresa in elenchi,

c.d. malattie tabellate (58 in industria e 27 in agricoltura).

In tal caso, il lavoratore deve solo dimostrare di essere

stato adibito a quella particolare lavorazione morbigena

cui la tabella riconnette la malattia della quale è rimasto

affetto e che la stessa sia insorta nel periodo max di

indennizzabilità (nesso causale presunto).

• La C C. sent. n. 179/88 ha riconosciuto il diritto alla

prestazione anche alle malattie non tabellate (c.d.

sistema misto) a condizione che venga provata la loro

natura professionale. In tal caso, il lavoratore deve

provare la derivazione causale diretta e determinante

della malattia dalla att.lav. con più difficoltà.

(Segue)

• Causa lenta e non violenta che determina la

malattia.

• Eccezioni al nesso causale diretto solo per

asbestosi e silicosi per le quali è sufficiente che

nell’esercizio

siano contratte della lavorazione.

• Novità del d.lgs. n. 38 del 2000 che prevede

aggiornamento e revisione periodica delle

malattie tabellate e non (Art. 10).

DANNO BIOLOGICO

•Rappresenta all’integrità

la lesione psicofisica,

suscettibile di valutazione medico legale, della

persona. Prima del d.lgs.n. 38 del 2000, veniva

indennizzato solo e nella misura in cui veniva ad

sull’attitudine

incidere al lavoro del soggetto protetto.

Es. danno estetico.

•Ora, rientra nella copertura assicurativa Inail, pertanto

è indennizzabile anche laddove non abbia ridotto la

capacità lavorativa del singolo.

(Segue):

•Le dell’integrità

menomazioni conseguenti alla lesione “Tabella

psicofisica sono valutate in base a specifica

menomazioni”(che

delle contempla i vari quadri

menomativi derivanti da lesioni e/o da malattie).

L’indennizzo delle menomazioni di grado pari o

superiore al 6% ed inferiore al 16% è erogato in

capitale, dal 16% è erogato in rendita in base alla

“tabella biologico”

indennizzo danno (che contiene le

misure del ristoro economico del danno). L'indennizzo è

aredittuale, cioè prescinde dalla retribuzione

dell'assicurato, varia in funzione della gravità

dell’età

menomazione, e del sesso.

(Segue):

• Le menomazioni di grado pari o superiore al 16%

danno diritto all'erogazione di un'ulteriore quota

di rendita, in aggiunta a quella erogata per

l'indennizzo del danno biologico, volta a ristorare

anche le conseguenze patrimoniali della

menomazione. E' commisurata al grado della

menomazione, alla retribuzione dell'assicurato e

al coefficiente che rappresenta l'indice di

determinazione della percentuale della

“tabella

retribuzione da considerare (c.d. dei

coefficienti”). (SEGUE):

• L'ulteriore quota di rendita è inoltre

commisurata all'incidenza della

menomazione sulla categoria di attività

lavorativa di appartenenza dell'assicurato e

sulla ricollocabilità dello stesso, quindi sulla

capacità di continuare a produrre reddito,

ciò che determina una personalizzazione

dell'indennizzo.

Pluralismo previdenziale (1/3)

Il rapporto giuridico previdenziale per l’invalidità, vecchiaia e

superstiti è gestito:

• per la generalità dei lavoratori dipendenti del settore privato e per la

maggioranza dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti,

dall’INPS

co.co.pro., associati in partecipazione) e prende il nome

di Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO)

• per i liberi professionisti provvedono appositi enti privatizzati ad

opera del d.lgs. n. 509/1994 (Casse di previdenza)

• dell’AGO

persistono altri regimi speciali per categorie specifiche di

lavoratori, volti ad assicurare un trattamento previdenziale più

favorevole, suddivisi in:

Pluralismo previdenziale (2/3)

a) regimi sostitutivi (I.N.P.D.A.I., Fondo addetti ai pubblici servizi di trasporto,

Fondo telefonici, Fondo elettrici, Fondo ferrovie dello Stato s.p.a.,, Fondo

Volo, ora soppressi, INPGI).

b) regimi esclusivi, per i lavoratori pubblici (impiegati civili e operai dello

Stato, magistrati ordinari ed amministrativi, insegnati, militari delle forze

l’INPDAP;

armate e corpi di polizia, dipendenti degli enti locali) come

“forme

c) regimi esonerativi, di previdenza aziendali” appartenenti al settore

dell’assicurazione,

del credito e che gestiscono autonomamente e direttamente

il trattamento di previdenza per i propri dipendenti, attraverso appositi fondi e

casse aziendali ;

d) regimi integrativi, istituiti allo scopo di prelevare contributi per effettuare

dell’assicurazione

prestazioni aggiuntive ed integrative generale obbligatoria,

in favore di specifiche categorie di lavoratori (ad es. Fondo esattoriali e Fondo

dipendenti da aziende private del gas).

Pluralismo previdenziale (3/3)

I vari enti previdenziali furono costituiti e conformati come

autosufficienti ed auto-referenti, infatti, non era prevista la

possibilità di un riconoscimento reciproco dei periodi di anzianità

maturati presso ciascuno di essi, restando così inutilizzabili le

contribuzioni versate dagli assicurati presso un determinato ente

in caso di passaggio ad altro, a seguito di un mutamento di

lavoro.

La incomunicabilità pressoché assoluta tra le diverse gestioni

assicurative costituiva un grave pregiudizio non solo al processo

di unificazione del sistema, ma alla stessa tutela previdenziale,

dall’articolo

estesa 38 della Costituzione a tutti i lavoratori, sia

dipendenti che autonomi o libero-professionisti.

Norme di raccordo tra enti

Al fine di eliminare la disparità di trattamento in cui versa un

lavoratore con anzianità contributiva pluriregime rispetto a chi

un’unica

maturi il diritto a pensione presso gestione,

l’ordinamento l’esigenza

ha recepito di introdurre norme di

“criteri collegamento”

raccordo, di fra le varie gestioni

pensionistiche, approntando una serie di meccanismi, veri e

propri percorsi di riunificazione della fattispecie, volti a garantire

quest’ultima

il completamento di nei casi di frammentazione del

rapporto presso più regimi.

Legge n.322 del 1958

Il primo provvedimento volto a porre rimedio a tale situazione di

ineffettività fu adottato nel 1958 con la legge n. 322, che

dell’attrazione.

introdusse la disciplina Questa legge è

importante perché ha una funzione strutturale essenziale

nell’ambito dell’ordinamento previdenziale in quanto individua

nell’assicurazione generale obbligatoria la forma di tutela alla

quale devono confluire tutte le posizioni contributive alternative,

quando viene a cessare il rapporto che ha dato luogo

all’iscrizione l’iscritto

senza che maturi contestualmente il diritto

a pensione. Quindi sebbene il lavoratore abbia contribuito a

forme esclusive o sostitutive per il tempo astrattamente

necessario a perfezionare il requisito contributivo ma poi viene

meno la ragione giustificativa della tutela speciale o esclusiva, il

un’unica

lavoratore deve necessariamente costituirsi posizione

l’assicurazione

assicurativa presso generale obbligatoria .


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto della previdenza sociale per l'esame della professoressa Battisti. Gli argomenti di questo materiale sono: Stato sociale e previdenza sociale. Sistemi previdenziali e modelli ordinamentali. Evoluzione storica del sistema previdenziale italiano: l'art.38 Cost.. Il rapporto giuridico previdenziale (soggetti erogatori, soggetti protetti). Il rapporto giuridico assistenziale. L'obbligazione contributiva (oggetto e misura, modulazione dell'obbligazione, inadempimento e sanzioni). La prestazione previdenziale. L'Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. L'Assicurazione contro l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti. Rapporto previdenziale e malattia. Rapporto previdenziale e reddito familiare. Gli ammortizzatori sociali. Le prestazioni di assistenza sociale. La riforma delle pensioni.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze economiche
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale315 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della previdenza sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Battisti Anna Maria.

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