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PENSIONE

ANTICIPATA DI

VECCHIAIA

È una gestione speciale di previdenza,

integrativa dell'Assicurazione generale

obbligatoria, alla quale sono iscritti tutti i

dipendenti da imprese esercenti miniere, cave e

torbiere con lavorazione in sotterraneo.

SUPPLEMENTO DI

PENSIONE

Il pensionato che, pur percependo la pensione,

torna a svolgere un'attività lavorativa versando

altri contributi, può chiedere all'Inps che la

pensione venga calcolata di nuovo in base alla

situazione contributiva corrente, cioè che gli

venga liquidato un supplemento di pensione.

Questo nuovo calcolo viene effettuato con il

sistema "retributivo", cioè sulla base delle

retribuzioni percepite.

PENSIONE

VECCHIAIA

Con la legge 8 agosto 1995, n. 335, di

riforma del sistema pensionistico, è stato

introdotto il sistema di calcolo contributivo.

Tale nuovo sistema di calcolo si applica ai

lavoratori che hanno iniziato, o che iniziano,

l’attività dopo il 31 dicembre 1995 e privi

di anzianità contributiva alla stessa data.

Lo stesso sistema di calcolo si applica anche

per determinare l’importo della quota di

pensione relativa all’anzianità contributiva

acquisita dopo il 31 dicembre 1995 per i

lavoratori che a quella data possono far

valere una anzianità contributiva inferiore a

18 anni.

Si ottiene quando si verificano tre condizioni

essenziali:

1. età

2. contribuzione minima

3. cessazione del rapporto di lavoro

Il terzo requisito non è richiesto per i

lavoratori autonomi, i quali possono chiedere la

pensione e continuare la loro attività.

Gli altri due variano a seconda che il sistema di

calcolo sia retributivo o contributivo.

SISTEMA DI CALCOLO RETRIBUTIVO

È il sistema di calcolo legato alle retribuzioni

degli ultimi anni di attività lavorativa (10 anni

per i lavoratori dipendenti e 15 per i lavoratori

autonomi). E’ ancora valido per chi al 31

dicembre 1995 aveva almeno 18 anni di

contribuzione.

ETA'

Si va in pensione a:

65 anni per gli uomini

• 60 per le donne

Gli invalidi all’80% e i lavoratori non vedenti

possono andare in pensione di vecchiaia a 60

anni se uomini e a 55 se donne.

CONTRIBUTI

Sono richiesti almeno 20 anni di contribuzione

comunque accreditata (da attività lavorativa, da

riscatto, figurativa ecc.).

Bastano 15 anni di contributi per quei lavoratori

che al 31 dicembre 1992:

avevano già tale anzianità

• avevano già compiuto l'età pensionabile

prevista all'epoca (55 anni per le donne e 60

per gli uomini)

erano stati autorizzati ai versamenti volontari

SISTEMA MISTO

Per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano

un’anzianità contributiva inferiore ai 18 anni si

applica il sistema misto: l’importo della pensione

viene calcolato sulla base sia del sistema

contributivo sia di quello retributivo

SISTEMA DI CALCOLO CONTRIBUTIVO

Con il sistema di calcolo, attualmente in vigore,

legato alla totalità dei contributi versati,

rivalutati in base all’andamento del prodotto

interno lordo.

ETA'

variabile da 57 a 65 anni, sia per gli uomini che

per le donne.

Prima dei 65 anni la pensione si ottiene a

condizione che risulti superiore del 20%

all'importo dell'assegno sociale.

CONTRIBUTI

Sono richiesti almeno 5 anni di contribuzione

legati ad una effettiva attività lavorativa.

PENSIONE

ANZIANITA’

Si può ottenere prima di aver compiuto l'età

prevista per la pensione di vecchiaia.

È necessario però aver maturato i seguenti

requisiti:

35 anni di contributi e 57 anni di età per i

lavoratori dipendenti;

35 anni di contributi e 58 anni di età per i

lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e

coltivatori diretti).

Si può prescindere dall'età, se si ha una

maggiore anzianità contributiva.

In tal caso servono:

almeno 38 anni di contributi per i lavoratori

dipendenti;

almeno 40 anni di contributi per i lavoratori

autonomi.

Il requisito della maggiore anzianità

contributiva salirà gradualmente, fino ad

arrivare a 40 anni nel 2008, anche per i

lavoratori dipendenti.

Per avere la pensione di anzianità i lavoratori

dipendenti devono dimettersi dal lavoro.

Gli autonomi possono invece continuare la loro

attività, senza obbligo di cancellazione dagli

elenchi di categoria.

La recente legge di riforma del sistema

al

previdenziale ha introdotto l’incentivo

un particolare beneficio

posticipo della pensione,

per i lavoratori del settore privato che hanno

maturato o matureranno il diritto alla pensione

di anzianità entro il 31 dicembre 2007, ma

decidono di continuare a lavorare. Coloro che

scelgono di rimanere al lavoro possono rinunciare

all’accredito dei contributi ottenendo un

aumento esentasse in busta paga pari al

controvalore dei contributi versati all’ente di

previdenza, vale a dire il 32,7% della loro

retribuzione (superbonus). L’aumento sarà

esente da ogni tipo d’imposta

Pensione di anzianità

Fino al 2007 resteranno in vigore le norme

attuali. Pertanto, i lavoratori che matureranno

entro il 31 dicembre 2007 i requisiti di età e

contribuzione attualmente richiesti, potranno

accedere alla pensione secondo le quattro

finestre previste, senza che abbia alcun rilievo

la nuova disciplina.

Dal 2008 i lavoratori dipendenti potranno

andare in pensione con 35 anni di contributi e

60 anni di età; i lavoratori autonomi con 35 di

contributi e 61 di età. Per tutti è prevista la

possibilità di andare in pensione con 40 anni di

contributi a prescindere dall'età.

Dal 2010 i requisiti diventeranno 35 + 61 per i

lavoratori dipendenti e 35 + 62 per quelli

autonomi (oppure 40 anni di contributi).

Dal 2014, oltre ai 35 anni di contributi,

serviranno 62 anni di età per i dipendenti e 63

per gli autonomi (oppure 40 anni di contributi).

Le donne avranno la possibilità di andare in

pensione, anche dopo il 2008, con i requisiti

previsti dalla normativa attualmente in vigore

(35 + 57), ma la pensione sarà interamente

calcolata con il sistema contributivo.

Dal 2008 le finestre di uscita saranno ridotte

da quattro a due (1° gennaio e 1° luglio).

PENSIONE

INVALIDITA’

L'invalidità è stata definita nell'art. 10 del

D.L. 14 aprile 1939, n. 636 e successivamente

la definizione è stata più volte modificata nei

termini quantitativi da parte della Corte

Costituzionale fino alla legge 222/84.

Occorre ricordare l’ultima definizione in vigore

fino al 1984 per comprendere le notevoli

modifiche introdotte con questa legge.

Si considera invalido l'assicurato la cui capacità

di guadagno, in occupazioni confacenti alle sue

attitudini, sia ridotta in modo permanente per

infermità o difetto fisico o mentale a meno dei

due terzi del suo guadagno normale.

Il criterio di invalido pensionabile, di cui

all'art. 10 del R.D.L. 636/1939, era

stato giudicato illegittimo con sentenza

Corte costituzionale n. 160 del 6

della

luglio 1961: gli operai venivano pertanto

assimilati agli impiegati nel criterio di

valutazione dell'invalidità che deve

comportare la riduzione della capacità di

guadagno di oltre la metà.

Successivamente la riduzione viene elevata

legge 3 giugno 1975, n. 160 (art. 24)

con

da oltre la metà ad oltre i due terzi.

La disposizione, pur attribuendo rilevanza a

menomazioni fisiche o mentali, faceva

derivare il diritto alla pensione di invalidità

di guadagno"

dalla riduzione della "capacità

determinando, così, un’ampia discrezionalità

nell’attribuzione della prestazione.

Occupazioni confacenti alle proprie attitudini.

L'attitudine consiste nella disposizione

individuale somatica o psicosomatica innata, che

grazie a processi di maturazione e di

apprendimento si manifesta con l'idoneità

all'esplicazione di un'attività redditizia semplice

o complessa. L'incapacità di lavoro non va

riferita al lavoro specifico abitualmente

espletato dall'assicurato e neppure ad un lavoro

qualsiasi, generico e del tutto indifferenziato,

ma richiede una valutazione individuale ed

attitudinale, determinando caso per caso la rosa

di attività che eventualmente ancora si addicono

al soggetto minorato senza pericolo, usura o

declassamento degradante.

Con l’articolo 8 del DL 12 settembre 1983,

n. 463, convertito, con modificazioni, in

legge 11 novembre 1983, n. 638, fu

stabilito che se il titolare della pensione di

invalidità percepisce redditi da lavoro per

un ammontare superiore a tre volte

l’importo del trattamento minimo, il

pagamento della pensione di invalidità viene

sospeso. ASSEGNO

ORDINARIO DI

INVALIDITA’

Con la legge 12 giugno 1984, n. 222 si sono

introdotte nuove previdenze economiche

riferite non più alla capacità di guadagno

bensì alla capacità di lavoro.

Si ha così l'assegno ordinario di invalidità che

all'assicurato la cui capacità

viene concesso

di lavoro, in occupazioni confacenti alle sue

attitudini, sia ridotta in modo permanente a

causa di infermità o difetto fisico o mentale

a meno di un terzo.

l'assegno ordinario di invalidità viene

concesso:

all'assicurato

in relazione alla riduzione a meno di un terzo

della

capacità di lavoro, in occupazioni confacenti

alle sue attitudini,

in modo permanente

a causa di infermità o difetto fisico o

mentale.

Il bene protetto non è più la potenzialità

lucrativa, ma l'integrità dell'attitudine psico-

fisica al lavoro, così soggetti gravemente

menomati, ma che per favorevoli circostanze

mantengono una capacità di guadagno

sostanzialmente piena, hanno diritto all'assegno,

viceversa soggetti non gravemente lesi, ma che

per la particolare affezione o per le

caratteristiche del mercato rimangono di fatto

esclusi da ogni attività, non hanno neppure il

diritto all'assegno.

L'assegno è riconosciuto per un periodo di tre

anni ed è confermabile per periodi della

stessa durata, su domanda del titolare

dell'assegno.

Dopo tre riconoscimenti consecutivi l'assegno

di invalidità è confermato automaticamente.

Al compimento dell'età stabilita per il diritto

alla pensione di vecchiaia l'assegno si

trasforma in pensione di vecchiaia, se

presenti i requisiti di assicurazione e di

contribuzione.

Il requisito minimo di contribuzione, per

poter ottenere la pensione di invalidità, era

fissato in cinque anni ed era richiesto anche

che l’assicurato potesse far valere almeno

un anno di contribuzione nel quinquennio

precedente la data di presentazione della

domanda.

L’importo della pensione veniva determinato

con il normale sistema di calcolo delle

pensioni sulla base della retribuzione

ovvero del reddito

pensionabile,

pensionabile, e l’anzianità contributiva utile

che l’assicurato poteva far valere.

L’assegno di invalidità non è reversibile

ai superstiti.

In caso di decesso del titolare

dell’assegno di invalidità, ai superstiti

spetta il trattamento previsto per i

"superstiti di assicurato" e non di

pensionato

La riforma del sistema pensionistico obbligatorio

e complementare accoglie inoltre il principio che

l'invalidità preesistente all'assicurazione (rischio

precostituito) dà diritto alla prestazione

previdenziale purché vi sia stato un successivo

aggravamento o siano sopraggiunte nuove

infermità.

Tale disposizione è riferita espressamente

all'assegno ordinario d'invalidità, mentre non

figura, evidentemente per un'imperfezione

tecnica della norma, nell'enunciato della

pensione d'inabilità.

Al compimento dell'età stabilita per il diritto di

pensione di vecchiaia, l'assegno d'invalidità si

trasforma, in presenza dei requisiti di

assicurazione e di contribuzione, in pensione di

vecchiaia, risolvendo gli inconvenienti

"statistici", dovuta al permanere della qualifica

d'invalidità ed imponendo, con la

trasformazione, il ricalcolo della prestazione,

onde evitare la richiesta di revoca di alcuni

invalidi, che avendo continuato a versare

contributi, vogliono avvantaggiarsi di un criterio

più favorevole rispetto alla maggiorazione.

MODULISTICA

MODULISTICA

PREVIDENZIALE

PENSIONE

ORDINARIA DI

INABILITA’

Altra previdenza è costituita dalla pensione

ordinaria di inabilità che è concessa

all'assicurato o al titolare di assegno di

invalidità il quale, a causa di infermità o

difetto fisico o mentale, si trovi

nell'assoluta e permanente impossibilità di

svolgere qualsiasi attività lavorativa.

MODULISTICA

MODULISTICA

PREVIDENZIALE

PRESTAZIONI

PRIVILEGIATE

La prestazione privilegiata diretta si applica

ai lavoratori dipendenti che divengono

in rapporto causale diretto con la

invalidi

finalità di servizio non avendo ancora

maturato i requisiti di contribuzione e di

purché dall'evento non derivi

assicurazione,

il diritto a rendita a carico INAIL o ad

altri trattamenti a carattere continuativo a

carico dello Stato o di altri enti pubblici.

Analoghe condizioni sono previste per la

pensione privilegiata indiretta per morte per

causa di servizio.

Qualora le infermità che diano

titolo alla prestazione siano

dipendenti da cause di lavoro,

si prescinde dal requisito

contributivo .

ASSISTENZA

PERSONALE

CONTINUATIVA

E' previsto inoltre un assegno

mensile per l'assistenza personale

e continuativa ai pensionati per

inabilità.

I pensionati di inabilità, che si trovano

nella impossibilità di deambulare senza

l’aiuto permanente di un accompagnatore

oppure hanno bisogno di assistenza continua

in quanto non sono in grado di condurre da

soli la vita quotidiana, possono chiedere

l'assegno per l'assistenza personale e

continuativa.

L'assegno di assistenza, che è concesso a

domanda dell'interessato e può essere

chiesto contestualmente alla domanda di

pensione di inabilità non è reversibile e

decorre dal primo giorno del mese

successivo a quello di presentazione della

domandai o a quello di perfezionamento dei

requisiti insorti successivamente a tale

data.

L'assegno non spetta

i periodi di ricovero in Istituti di cura

•per

o di assistenza a carico della pubblica

amministrazione;

casi di ricovero in Istituti di cura o di

•nei

assistenza privati, quando la relativa spesa

sia assunta in carico dalla pubblica

amministrazione.

L'assegno e' incompatibile con l'assegno

corrisposto dall'INAIL agli invalidi a titolo

di assistenza personale e continuativa.

ASSEGNO PER IL

NUCLEO

FAMILIARE

Rientra nella normativa del trattamento

economico di famiglia, non costituisce

reddito ed è esente da qualsiasi ritenuta

previdenziale o fiscale.

E’ una prestazione a sostegno delle famiglie

con redditi inferiori a determinati limiti,

stabiliti ogni anno dalla legge.

E’ concessa a tutti i lavoratori dipendenti,

ai disoccupati, ai lavoratori in mobilità, ai

cassintegrati, ai soci di cooperative, ai

pensionati.

Concessa ai componenti del nucleo familiare:

il richiedente dell'assegno

• il coniuge non legalmente separato

• i figli (legittimi, legittimati, adottivi,

affiliati, naturali, legalmente riconosciuti o

giudizialmente dichiarati, nati da

precedente matrimonio dell'altro coniuge,

affidati a norma di legge)

i figli maggiorenni inabili che si trovano,

per difetto fisico o mentale, nella assoluta

e permanente impossibilità di dedicarsi ad

un lavoro

i nipoti, di età inferiore ai 18 anni, a

carico di un ascendente diretto (nonno o

nonna) che siano in stato di bisogno e siano

mantenuti da uno dei nonni.

Possono far parte del nucleo familiare

anche i fratelli, le sorelle ed i nipoti

collaterali del richiedente (figli di fratelli e

sorelle, minori di età o maggiorenni inabili,

a condizione che non abbiano diritto alla

pensione ai superstiti e che siano orfani di

entrambi i genitori).

INDENNITA' DI

MALATTIA

E' la somma che viene pagata, in sostituzione

della retribuzione, ai lavoratori che si

ammalano. Spetta per un periodo massimo di

180 giorni. I primi tre giorni sono a carico del

datore di lavoro, mentre dal quarto giorno di

assenza è l’INPS a provvedere al pagamento.

Viene concessa agli operai dell’industria,

dell’artigianato e dell’agricoltura, agli operai e

agli impiegati del terziario, ai salariati del

credito, delle assicurazioni e dei servizi

tributari appaltati, ai soci di cooperative che

prestino attività lavorativa, ai giovani assunti

con contratto di formazione e lavoro e, solo in

caso di degenza ospedaliera, ai lavoratori

parasubordinati.

Il lavoratore deve trasmettere agli uffici

INPS di zona il certificato redatto dal

medico di famiglia ed inviare la seconda

parte (l’attestato senza diagnosi) al datore

di lavoro. Il certificato va inviato sia

all’INPS sia al datore di lavoro entro 2

giorni dalla data di compilazione. Nel caso

di ritardata trasmissione l’indennità viene

decurtata per tanti giorni quanti sono quelli

del ritardo.

CONTROLLI controlli possono essere

•Eventuali

effettuati dai medici iscritti alle liste

dell’INPS o dai medici delle Asl dalle ore

10 alle ore 12 e dalle ore 17 alle ore 19 di

ogni giorno, compresi i giorni festivi e le

domeniche.

caso di assenza ingiustificata, è

•In

prevista la perdita dell’indennità per un

periodo di volta in volta valutato. L’assenza

può essere giustificata solo dalla necessità

di effettuare accertamenti sanitari, visite

mediche urgenti o per cause di forza

maggiore.

LA DOMANDA

Il certificato di malattia rilasciato dal

medico curante in duplice copia è di per sé

la domanda di indennità di malattia. La

copia che riporta sia la diagnosi sia la

prognosi deve essere presentata - entro

due giorni dal rilascio del certificato -

direttamente alla sede Inps competente per

residenza, mentre la copia dove è indicata

solo la prognosi deve essere consegnata al

datore di lavoro.

PENSIONE

SOCIALE

La pensione sociale, istituita con la legge 21

veniva concessa a coloro

luglio 1956, n. 903,

che non avevano versato il numero di

contributi per ottenere la pensione di

vecchiaia; con la legge 30 aprile 1969, n.

155, questa pensione è stata estesa a tutti i

cittadini che abbiano compiuto 65 anni di età

non iscritti nei ruoli di ricchezza mobile, privi

di trattamento pensionistico. La pensione

sociale non si trasferisce ai superstiti.

Dal 1° gennaio 1996 l'assegno sociale ha

sostituito la pensione sociale, che continua

comunque ad essere erogata a coloro che,

avendone i requisiti, ne hanno fatto domanda

entro il 31 dicembre 1995.

ASSEGNO

SOCIALE


PAGINE

223

PESO

16.81 MB

AUTORE

flaviael

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico - durata 6 anni)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Medicina Legale e Medicina del Lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Marello Giovanni.

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