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Viene istituito il Fondo speciale per la

previdenza degli addetti ai pubblici

servizi di trasporto con D.L.Lgt. 25

marzo 1919, n. 457 e relativo

regolamento (R.D. 30 settembre 1920,

n. 1538).

La Cassa nazionale di previdenza per

l'invalidità e la vecchiaia degli operai

viene a denominarsi Cassa nazionale per

le assicurazioni sociali e si estende

obbligatoriamente a tutti i lavoratori

dipendenti (D.L.Lgt. 21 aprile 1919,

n.603).

ASSICURAZIONE

CONTRO LA

DISOCCUPAZIONE

INVOLONTARIA

Sempre nello stesso anno viene istituita

l'assicurazione contro la disoccupazione

involontaria per tutti i lavoratori

dipendenti (R.D. 19 ottobre 1919, n.

la cui gestione finirà con l'afferire

2214)

alla Cassa nazionale per le assicurazioni

sociali (R.D. 30 dicembre 1923, n.

3158).

Concessa ai lavoratori, assicurati contro la

disoccupazione involontaria, che siano stati

licenziati. Dal 1° gennaio 1999 non è più

riconosciuta nei confronti di chi si dimette

volontariamente; fanno eccezione le lavoratrici

in maternità.

Quando il lavoratore può far valere:

due anni di assicurazione per la

•almeno

disoccupazione involontaria

52 contributi settimanali nel biennio

•almeno

precedente la data di cessazione del rapporto di

lavoro

L'indennità viene corrisposta per 180 giorni. Dal

1°gennaio 2001 può durare fino a nove mesi se

il disoccupato ha superato i 50 anni di età.

La domanda va presentata all'INPS entro 68

giorni dal licenziamento

Viene prevista la previdenza per il

personale delle società concessionarie di

aziende telefoniche con legge 30

con relativo

settembre 1920, n. 1405

regolamento (R.D. 10 luglio 1925, n.

sostituito con R.D. 24 luglio 1931,

1395

n. 1098).

ASSICURAZIONE

CONTRO LA

TUBERCOLOSI

Alla Cassa nazionale per le assicurazioni

sociali viene affidata l'assicurazione

obbligatoria contro la tubercolosi (R.D.

27 ottobre 1927, n. 2055 convertito con

emendamenti in legge 20 maggio 1928,

con regolamento approvato con

n.1132)

R.D. 7 giugno 1928, n.1343.

La mutualità professionale prende invece

origine dalle norme sul trattamento dei

lavoratori in caso di malattie contenute

nei contratti collettivi condizionati dal

R.D. 6 maggio 1928, n. 1251.

CASSA ASSEGNI

FAMILIARI

Con il contratto collettivo di lavoro dell'11

ottobre 1934 viene istituita la Cassa nazionale

per gli assegni familiari degli operai

dell'industria per compensare il lavoratore dal

ridotto guadagno derivante dalla riduzione

dell'orario di lavoro da 48 a 40 ore

settimanali.

La gestione degli assegni familiari è affidata

all'Istituto per la previdenza sociale ed è

estesa a tutti gli operai indipendentemente

21 agosto 1936,

dall'orario lavorativo (R.D.L.

n. 1632) e successivamente a tutti i lavoratori

subordinati compresi i lavoratori agricoli

(R.D.L. 17 giugno 1937, n. 1408).

Con il R.D.L. 4 ottobre 1935,

n. 1827 vengono unificate le

gestioni invalidità e vecchiaia,

disoccupazione, tubercolosi e

maternità.

La pensione di reversibilità ai superstiti

(a decorrere dal 1 gennaio 1945) viene

istituita con il R.D.L. 14 aprile 1939, n.

636 (convertita con legge 6 luglio 1939,

n.1272).

Il R.D.L. del 6 agosto 1940, n. 1278

istituisce la Cassa unica per gli assegni

familiari con estensione del diritto per la

moglie e per entrambi i genitori.

CASSA

INTEGRAZIONE

GUADAGNI

Il contratto collettivo del 13 giugno 1941

istituisce la Cassa per l'integrazione dei

guadagni degli operai dell'industria

lavoranti ad orario ridotto.

La Cassa fu variamente estesa nelle sue

funzioni con contratti lavorativi durante il

periodo bellico e dal 1943

temporaneamente sospesa nell'Italia

centro-meridionale.

D.L. 12 agosto 1947, n. 869

Solo con

viene fissata una disciplina unitaria in tutto

il territorio nazionale.

La legge 4 aprile 1952, n.

218 ha riordinato le pensioni

INPS (Istituto nazionale della

previdenza sociale).

Con legge 1 luglio 1955, n. 638 viene

istituito, con efficacia retroattiva, il

Fondo di previdenza per il personale

dipendente dalle aziende private del gas,

che subirà una radicale modifica con

legge 6 dicembre 1971, n. 1084.

Con la legge 31 marzo 1956, n. 293

viene istituito, con efficacia retroattiva,

il Fondo di previdenza per i dipendenti da

aziende elettriche private con estensione

17 marzo

ai dipendenti dell'ENEL (D.P.R.

1965, n. 144).

Vengono altresì istituiti il Fondo per

l'assicurazione di invalidità e vecchiaia

del clero (legge 5 luglio 1961, n. 579) e

il Fondo per l'assicurazione di invalidità e

vecchiaia dei ministri di culti diversi dalla

religione cattolica (legge 5 luglio 1961,

n. 580).

Viene istituita con legge 3 febbraio

1963, n. 77 in seno alla Cassa

integrazione, una gestione speciale per gli

operai dipendenti dalle aziende industriali

dell'edilizia ed affini (allargata alle

legge 2

aziende artigiane del settore con

febbraio 1970, n. 14).

Con la legge 5 marzo 1963, n.389 viene

inoltre istituita una "mutualità pensione"

volontaria per la casalinga.

La legge 13 luglio 1965, n. 859 istituisce

il Fondo di previdenza per il personale di

volo dipendente dalle aziende di

navigazione aerea.

La legge 21 luglio 1965, n. 903 riforma e

migliora i trattamenti pensionistici

dell'INPS: viene istituito il fondo sociale,

la pensione di anzianità e la pensione

privilegiata di invalidità.

L'importo delle pensioni viene rapportato

al guadagno medio degli ultimi tre anni

dell'assicurato (legge 18 marzo 1968, n.

238).

Un ampliamento della Cassa integrazione

si ha con la legge 5 novembre 1968, n.

1115 che prevede l'intervento anche per

i casi di sospensione del lavoro o di

riduzione dell'orario di lavoro a seguito di

crisi economiche settoriali o locali o di

ristrutturazione e riorganizzazione

aziendale.

Viene quindi istituita la pensione sociale

con la legge 30 aprile 1969, n. 153 per

tutti i cittadini italiani ultra-

sessantacinquenni sprovvisti di reddito.

La legge prevede fra l'altro un intervento

finanziario da parte dello Stato, la

perequazione automatica delle pensioni

INPS in relazione all'aumento del costo

della vita.

Le deleghe contenute nella legge

concernenti la revisione degli ordinamenti

D.P.R. 30

pensionistici sono attuate con

aprile 1970, n. 639.

La tutela fisica ed economica delle

lavoratrici madri è prevista dalla legge

31 dicembre 1971, n. 1204.

Il D.P.R. 31 dicembre 1971, n. 1403

dispone l'obbligo assicurativo sociale nei

confronti dei lavoratori addetti ai servizi

domestici e familiari.

Con legge 8 agosto 1972, n. 457 viene

istituita la Cassa per l'integrazione dei

salari degli operai dipendenti da imprese

agricole.

CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI

ORDINARIA

E' un intervento a sostegno delle imprese in

difficoltà che garantisce al lavoratore un

reddito sostitutivo della retribuzione.

Concessa agli operai, impiegati e quadri delle

aziende industriali in genere, delle imprese

industriali ed artigiane del settore edile e

lapideo, esclusi gli apprendisti.

In caso di sospensione o riduzione dell'attività

produttiva dovuta ad eventi temporanei non

imputabili all'imprenditore o ai lavoratori.

Viene calcolato l’80% della retribuzione globale

che sarebbe spettata per le ore di lavoro non

prestate. Esiste un limite massimo mensile

stabilito di anno in anno.

I periodi di cassa integrazione sono utili per il

diritto e per la misura della pensione.

Viene corrisposta per 13 settimane.

Può esserci una proroga fino a 12 mesi e, in

determinati casi, il limite è elevato a 24 mesi.

CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI

STRAORDINARIA

Concessa quando l’azienda si trova in una delle

seguenti condizioni:

ristrutturazione

riorganizzazione

conversione

crisi aziendale

procedure concorsuali.

La scelta dei lavoratori da porre in Cassa

Integrazione deve essere effettuata con il

criterio della rotazione tra coloro che

effettuano le stesse mansioni.

Viene corrisposta al massimo per 12 mesi in

caso di crisi aziendale, 18 mesi in caso di

procedure esecutive concorsuali e 24 mesi in

caso di riorganizzazione, ristrutturazione e

riconversione aziendale.

Complessivamente gli interventi ordinari e

straordinari non possono superare i 36 mesi in

un quinquennio

La legge 9 dicembre 1977, n. 903 sancisce

parità di trattamento fra uomini e donne

la

nel beneficio del trattamento previdenziale.

La pensione anticipata di vecchiaia è

prevista dalla legge 23 aprile 1981, n. 155.

pensione di reversibilità o indiretta

La

spetta al superstite del pensionato e

dell'assicurato deceduto, se acquisite le

condizioni che danno diritto alla pensione.

Con il Servizio sanitario nazionale

l'indennità di malattia diventa a carico

dell'INPS, che ha la possibilità di

effettuare controlli sui lavoratori sotto

forma di visita fiscale in fasce orarie di

reperibilità in armonia con il D.M. 25

febbraio 1984 modificato con D.M. 8

gennaio 1985 (Schema-tipo convenzione

USL-INPS).

Con D.L. 12 settembre 1983, n. 463,

convertito in legge 11 novembre 1983, n.

sono introdotte innovazioni in

638

materia di prestazioni non rispondenti ad

effettive situazioni di bisogno.

La gestione dell'invalidità

pensionabile viene infine

radicalmente modificata

legge 12 giugno

con la

1984, n.222.

I FONDI SPECIALI DI PREVIDENZA

Alcune categorie di lavoratori dipendenti sono

iscritte a Fondi speciali di previdenza, gestiti

dall'Inps.

I Fondi sono sostitutivi (in quanto

sostituiscono l'assicurazione generale

obbligatoria) o integrativi (perché la

integrano) dell'assicurazione generale

obbligatoria.

Il Fondo clero, invece, è compatibile con

l'assicurazione generale obbligatoria e con

altre forme di previdenza.

FONDI SOSTITUTIVI

Fondo elettrici (soppresso)

Fondo telefonici (soppresso)

Fondo dazio

Fondo volo

Fondo autoferrotranvieri (soppresso)

FONDI INTEGRATIVI

Fondo esattoriali

Fondo gas

FONDO CLERO

GESTIONE MINATORI

GESTIONE FERROVIE DELLO STATO S.p.A.

La legge 28 febbraio 1986, n.

41 modifica la corresponsione

degli assegni familiari

.

La riforma dei trattamenti

pensionistici dei lavoratori

autonomi è promulgata con legge

.

2 agosto 1990, n. 233

Con decreto legislativo 30 dicembre

(Riforma Amato) e

1992, n. 503

con decreto legislativo 21 aprile

1993, n. 124 vengono innalzati i

minimi di età pensionabile:

65 anni per gli uomini e 60 per le

donne, in maniera graduale, un anno

ogni due a partire dal 01/01/1994.

Il decreto legislativo 30 dicembre

1992, n. 503 inoltre eleva il

minimo contributivo richiesto per la

pensione di vecchiaia da 15 a 20

anni a partire dal 01/01/1993, in

ragione di un anno ogni due.

La legge 23 dicembre 1994, n. 724

misure di razionalizzazione della

finanza pubblica porta ulteriori

correzioni.

Legge 8 agosto 1995, n. 335

Riforma del sistema pensionistico

obbligatorio e complementare

Con la legge 8 agosto 1995, n.

335 (Riforma Dini) nasce un

nuovo sistema pensionistico

applicabile a tutti i lavoratori

privi dell’anzianità assicurativa

al 31/12/1995

.

La legge 8 agosto 1995, n. 335

conferisce molteplici deleghe

che vengono attuate negli anni

successivi

Attuazione delle deleghe

D.Lgs. 14 dicembre 1995, n. 579

D.Lgs. 10 febbraio 1996, n. 103

D.Lgs. 16 febbraio 1996, n. 104

D.Lgs. 16 settembre 1996, n. 562

D.Lgs. 16 settembre 1996, n. 563

D.Lgs. 16 settembre 1996, n. 565

D.Lgs. 4 dicembre 1996, n. 658

D.Lgs. 16 aprile 1997, n. 146

D.Lgs. 30 aprile 1997, n. 149

Legge 27 dicembre 1997, n. 449

Misure per la stabilizzazione della finanza

pubblica

Viene prevista una accelerazione della

riforma Dini con modifica dei tempi dei

decreti delegati

legge 23 agosto 2004, n.

243

Norme in materia pensionistica e deleghe

al Governo nel settore della previdenza

pubblica, per il settore della previdenza

pubblica, per il sostegno della previdenza

complementare e all’occupazione stabile

per il riordino degli enti di previdenza e

assistenza obbligatoria

Pertanto, sino a tutto il 2007 la pensione

d’anzianità si può ottenere con:

• un minimo di 35 anni di contributi e

almeno 57 anni di età (ridotti a 56 anni

nel biennio 2004 e 2005 per le categorie

tutelate);

• 35 anni di contributi (38 anni nel

biennio 2004-2005, 39 anni nel biennio

2006-2007 e 40 anni nel 2008) a

prescindere dall’età anagrafica.

Con la riforma, a partire dal 2008, la

pensione di anzianità si otterrà con:

• 40 anni di contributi a prescindere

dall’età anagrafica; oppure combinando un

minimo di 35 anni di contributi e almeno

60 anni di età sia per gli uomini sia per

le donne nel biennio 2008/2009;

• 35 anni di contributi e almeno 61

anni di età dal 2010 al 2013;

• 35 anni di contributi e almeno 62

anni di età (solo per gli uomini) dal 2014,

previa verifica dei conti nel 2013.

Decreto legislativo 5

dicembre 2005, n. 252

Disciplina delle forme pensionistiche

complementari

in attuazione delle deleghe della legge

23 agosto 2004, n. 243

ISTITUTO

NAZIONALE

PREVIDENZA

SOCIALE

L'assicurazione generale obbligatoria per

l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei

lavoratori dipendenti prevede le seguenti

prestazioni dirette:

- pensione di vecchiaia;

- pensione supplementare di vecchiaia;

- pensione anticipata di vecchiaia;

- pensione di anzianità;

- assegno ordinario di invalidità;

- pensione ordinaria di inabilità;

- assegno mensile per l'assistenza personale

e continuativa ai pensionati per inabilità;

- assegno privilegiato di invalidità;

- pensione privilegiata di inabilità.

In caso di morte degli assicurati o dei

pensionati sono previste le seguenti

prestazioni:

- pensione ai superstiti;

- pensione privilegiata indiretta di inabilità;

- pensione supplementare ai superstiti;

- indennità per morte e doppia annualità.

PENSIONE

SUPPLEMENTARE

DI VECCHIAIA E

DI INVALIDITÀ

E' una pensione che si può ottenere se chi la

chiede è già titolare di un altro trattamento e

se i contributi versati all'Inps non sono

sufficienti per raggiungere il diritto alla

pensione di vecchiaia o di invalidità. In presenza

dei requisiti, l'Inps liquida una pensione che va

ad aggiungersi (e quindi "supplementare") a

quella già percepita.

PENSIONE

ANTICIPATA DI

VECCHIAIA

È una gestione speciale di previdenza,

integrativa dell'Assicurazione generale

obbligatoria, alla quale sono iscritti tutti i

dipendenti da imprese esercenti miniere, cave e

torbiere con lavorazione in sotterraneo.

SUPPLEMENTO DI

PENSIONE

Il pensionato che, pur percependo la pensione,

torna a svolgere un'attività lavorativa versando

altri contributi, può chiedere all'Inps che la

pensione venga calcolata di nuovo in base alla

situazione contributiva corrente, cioè che gli

venga liquidato un supplemento di pensione.

Questo nuovo calcolo viene effettuato con il

sistema "retributivo", cioè sulla base delle

retribuzioni percepite.

PENSIONE

VECCHIAIA

Con la legge 8 agosto 1995, n. 335, di

riforma del sistema pensionistico, è stato

introdotto il sistema di calcolo contributivo.

Tale nuovo sistema di calcolo si applica ai

lavoratori che hanno iniziato, o che iniziano,

l’attività dopo il 31 dicembre 1995 e privi

di anzianità contributiva alla stessa data.

Lo stesso sistema di calcolo si applica anche

per determinare l’importo della quota di

pensione relativa all’anzianità contributiva

acquisita dopo il 31 dicembre 1995 per i

lavoratori che a quella data possono far

valere una anzianità contributiva inferiore a

18 anni.

Si ottiene quando si verificano tre condizioni

essenziali:

1. età

2. contribuzione minima

3. cessazione del rapporto di lavoro

Il terzo requisito non è richiesto per i

lavoratori autonomi, i quali possono chiedere la

pensione e continuare la loro attività.

Gli altri due variano a seconda che il sistema di

calcolo sia retributivo o contributivo.

SISTEMA DI CALCOLO RETRIBUTIVO

È il sistema di calcolo legato alle retribuzioni

degli ultimi anni di attività lavorativa (10 anni

per i lavoratori dipendenti e 15 per i lavoratori

autonomi). E’ ancora valido per chi al 31

dicembre 1995 aveva almeno 18 anni di

contribuzione.

ETA'

Si va in pensione a:

65 anni per gli uomini

• 60 per le donne

Gli invalidi all’80% e i lavoratori non vedenti

possono andare in pensione di vecchiaia a 60

anni se uomini e a 55 se donne.

CONTRIBUTI

Sono richiesti almeno 20 anni di contribuzione

comunque accreditata (da attività lavorativa, da

riscatto, figurativa ecc.).

Bastano 15 anni di contributi per quei lavoratori

che al 31 dicembre 1992:

avevano già tale anzianità

• avevano già compiuto l'età pensionabile

prevista all'epoca (55 anni per le donne e 60

per gli uomini)

erano stati autorizzati ai versamenti volontari

SISTEMA MISTO

Per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano

un’anzianità contributiva inferiore ai 18 anni si

applica il sistema misto: l’importo della pensione

viene calcolato sulla base sia del sistema

contributivo sia di quello retributivo

SISTEMA DI CALCOLO CONTRIBUTIVO

Con il sistema di calcolo, attualmente in vigore,

legato alla totalità dei contributi versati,

rivalutati in base all’andamento del prodotto

interno lordo.

ETA'

variabile da 57 a 65 anni, sia per gli uomini che

per le donne.

Prima dei 65 anni la pensione si ottiene a

condizione che risulti superiore del 20%

all'importo dell'assegno sociale.

CONTRIBUTI

Sono richiesti almeno 5 anni di contribuzione

legati ad una effettiva attività lavorativa.

PENSIONE

ANZIANITA’

Si può ottenere prima di aver compiuto l'età

prevista per la pensione di vecchiaia.

È necessario però aver maturato i seguenti

requisiti:

35 anni di contributi e 57 anni di età per i

lavoratori dipendenti;

35 anni di contributi e 58 anni di età per i

lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e

coltivatori diretti).

Si può prescindere dall'età, se si ha una

maggiore anzianità contributiva.

In tal caso servono:

almeno 38 anni di contributi per i lavoratori

dipendenti;

almeno 40 anni di contributi per i lavoratori

autonomi.

Il requisito della maggiore anzianità

contributiva salirà gradualmente, fino ad

arrivare a 40 anni nel 2008, anche per i

lavoratori dipendenti.

Per avere la pensione di anzianità i lavoratori

dipendenti devono dimettersi dal lavoro.

Gli autonomi possono invece continuare la loro

attività, senza obbligo di cancellazione dagli

elenchi di categoria.

La recente legge di riforma del sistema

al

previdenziale ha introdotto l’incentivo

un particolare beneficio

posticipo della pensione,

per i lavoratori del settore privato che hanno

maturato o matureranno il diritto alla pensione

di anzianità entro il 31 dicembre 2007, ma

decidono di continuare a lavorare. Coloro che

scelgono di rimanere al lavoro possono rinunciare

all’accredito dei contributi ottenendo un

aumento esentasse in busta paga pari al

controvalore dei contributi versati all’ente di

previdenza, vale a dire il 32,7% della loro

retribuzione (superbonus). L’aumento sarà

esente da ogni tipo d’imposta

Pensione di anzianità

Fino al 2007 resteranno in vigore le norme

attuali. Pertanto, i lavoratori che matureranno

entro il 31 dicembre 2007 i requisiti di età e

contribuzione attualmente richiesti, potranno

accedere alla pensione secondo le quattro

finestre previste, senza che abbia alcun rilievo

la nuova disciplina.

Dal 2008 i lavoratori dipendenti potranno

andare in pensione con 35 anni di contributi e

60 anni di età; i lavoratori autonomi con 35 di

contributi e 61 di età. Per tutti è prevista la

possibilità di andare in pensione con 40 anni di

contributi a prescindere dall'età.

Dal 2010 i requisiti diventeranno 35 + 61 per i

lavoratori dipendenti e 35 + 62 per quelli

autonomi (oppure 40 anni di contributi).

Dal 2014, oltre ai 35 anni di contributi,

serviranno 62 anni di età per i dipendenti e 63

per gli autonomi (oppure 40 anni di contributi).

Le donne avranno la possibilità di andare in

pensione, anche dopo il 2008, con i requisiti

previsti dalla normativa attualmente in vigore

(35 + 57), ma la pensione sarà interamente

calcolata con il sistema contributivo.

Dal 2008 le finestre di uscita saranno ridotte

da quattro a due (1° gennaio e 1° luglio).

PENSIONE

INVALIDITA’

L'invalidità è stata definita nell'art. 10 del

D.L. 14 aprile 1939, n. 636 e successivamente

la definizione è stata più volte modificata nei

termini quantitativi da parte della Corte

Costituzionale fino alla legge 222/84.

Occorre ricordare l’ultima definizione in vigore

fino al 1984 per comprendere le notevoli

modifiche introdotte con questa legge.

Si considera invalido l'assicurato la cui capacità

di guadagno, in occupazioni confacenti alle sue

attitudini, sia ridotta in modo permanente per

infermità o difetto fisico o mentale a meno dei

due terzi del suo guadagno normale.

Il criterio di invalido pensionabile, di cui

all'art. 10 del R.D.L. 636/1939, era

stato giudicato illegittimo con sentenza

Corte costituzionale n. 160 del 6

della

luglio 1961: gli operai venivano pertanto

assimilati agli impiegati nel criterio di

valutazione dell'invalidità che deve

comportare la riduzione della capacità di

guadagno di oltre la metà.

Successivamente la riduzione viene elevata

legge 3 giugno 1975, n. 160 (art. 24)

con

da oltre la metà ad oltre i due terzi.

La disposizione, pur attribuendo rilevanza a

menomazioni fisiche o mentali, faceva

derivare il diritto alla pensione di invalidità

di guadagno"

dalla riduzione della "capacità

determinando, così, un’ampia discrezionalità

nell’attribuzione della prestazione.

Occupazioni confacenti alle proprie attitudini.

L'attitudine consiste nella disposizione

individuale somatica o psicosomatica innata, che

grazie a processi di maturazione e di

apprendimento si manifesta con l'idoneità

all'esplicazione di un'attività redditizia semplice

o complessa. L'incapacità di lavoro non va

riferita al lavoro specifico abitualmente

espletato dall'assicurato e neppure ad un lavoro

qualsiasi, generico e del tutto indifferenziato,

ma richiede una valutazione individuale ed

attitudinale, determinando caso per caso la rosa

di attività che eventualmente ancora si addicono

al soggetto minorato senza pericolo, usura o

declassamento degradante.

Con l’articolo 8 del DL 12 settembre 1983,

n. 463, convertito, con modificazioni, in

legge 11 novembre 1983, n. 638, fu

stabilito che se il titolare della pensione di

invalidità percepisce redditi da lavoro per

un ammontare superiore a tre volte

l’importo del trattamento minimo, il

pagamento della pensione di invalidità viene

sospeso. ASSEGNO

ORDINARIO DI

INVALIDITA’

Con la legge 12 giugno 1984, n. 222 si sono

introdotte nuove previdenze economiche

riferite non più alla capacità di guadagno

bensì alla capacità di lavoro.

Si ha così l'assegno ordinario di invalidità che

all'assicurato la cui capacità

viene concesso

di lavoro, in occupazioni confacenti alle sue

attitudini, sia ridotta in modo permanente a

causa di infermità o difetto fisico o mentale

a meno di un terzo.

l'assegno ordinario di invalidità viene

concesso:

all'assicurato

in relazione alla riduzione a meno di un terzo

della

capacità di lavoro, in occupazioni confacenti

alle sue attitudini,

in modo permanente

a causa di infermità o difetto fisico o

mentale.

Il bene protetto non è più la potenzialità

lucrativa, ma l'integrità dell'attitudine psico-

fisica al lavoro, così soggetti gravemente

menomati, ma che per favorevoli circostanze

mantengono una capacità di guadagno

sostanzialmente piena, hanno diritto all'assegno,

viceversa soggetti non gravemente lesi, ma che

per la particolare affezione o per le

caratteristiche del mercato rimangono di fatto

esclusi da ogni attività, non hanno neppure il

diritto all'assegno.

L'assegno è riconosciuto per un periodo di tre

anni ed è confermabile per periodi della

stessa durata, su domanda del titolare

dell'assegno.

Dopo tre riconoscimenti consecutivi l'assegno

di invalidità è confermato automaticamente.

Al compimento dell'età stabilita per il diritto

alla pensione di vecchiaia l'assegno si

trasforma in pensione di vecchiaia, se

presenti i requisiti di assicurazione e di

contribuzione.

Il requisito minimo di contribuzione, per

poter ottenere la pensione di invalidità, era

fissato in cinque anni ed era richiesto anche

che l’assicurato potesse far valere almeno

un anno di contribuzione nel quinquennio

precedente la data di presentazione della

domanda.

L’importo della pensione veniva determinato

con il normale sistema di calcolo delle

pensioni sulla base della retribuzione

ovvero del reddito

pensionabile,

pensionabile, e l’anzianità contributiva utile

che l’assicurato poteva far valere.

L’assegno di invalidità non è reversibile

ai superstiti.

In caso di decesso del titolare

dell’assegno di invalidità, ai superstiti

spetta il trattamento previsto per i

"superstiti di assicurato" e non di

pensionato

La riforma del sistema pensionistico obbligatorio

e complementare accoglie inoltre il principio che

l'invalidità preesistente all'assicurazione (rischio

precostituito) dà diritto alla prestazione

previdenziale purché vi sia stato un successivo

aggravamento o siano sopraggiunte nuove

infermità.

Tale disposizione è riferita espressamente

all'assegno ordinario d'invalidità, mentre non

figura, evidentemente per un'imperfezione

tecnica della norma, nell'enunciato della

pensione d'inabilità.

Al compimento dell'età stabilita per il diritto di

pensione di vecchiaia, l'assegno d'invalidità si

trasforma, in presenza dei requisiti di

assicurazione e di contribuzione, in pensione di

vecchiaia, risolvendo gli inconvenienti

"statistici", dovuta al permanere della qualifica

d'invalidità ed imponendo, con la

trasformazione, il ricalcolo della prestazione,

onde evitare la richiesta di revoca di alcuni

invalidi, che avendo continuato a versare

contributi, vogliono avvantaggiarsi di un criterio

più favorevole rispetto alla maggiorazione.


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AUTORE

flaviael

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico - durata 6 anni)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Medicina Legale e Medicina del Lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Marello Giovanni.

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