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Riassunto esame Analisi delle pratiche conversazionali, prof. Spagnolli, libro consigliato L'analisi della conversazione, Fele

Riassunto per l'esame di Analisi delle pratiche convesazionali, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro "l'analisi della conversazione" di Giolo Fele
Argomenti:
-principi dell'analisi della conversazione (naturalismo,sequenzialità, adiacenza, il punto di vista dei partecipanti, il contesto, parlare come azione)
-la presa del turno e la correzione;
-... Vedi di più

Esame di Analisi delle pratiche conversazionali docente Prof. A. Spagnolli

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ESTRATTO DOCUMENTO

componenti sono assenti, ma solo qualcuno viene considerato ufficialmente "assente", e il venir meno della risposta è

una assenza manifesta e percepita dai partecipanti perché era attesa); una prima parte condizionalmente rilevante di

una coppia (es un invito) può produrre una seconda parte soggetta ad un "ordinamento preferenziale" (l'accettazione è

componente preferita rispetto al rifiuto, sebbene sia l'accettazione sia il rifiuto siano risposte rilevanti dopo un invito).

Le implicazioni e l'importanza della nozione di copie di elementi adiacenti sono straordinarie per parlanti + per analisti

della conversazione: con una seconda parte posizionata in modi adiacente, secondo parlante può mostrare che egli ha

capito ciò che il parlante precedente intendeva dire e che vuole seguirlo + colui che produce la prima parte può vedere

che ciò che voleva dire stato davvero capito e che è stato o non è stato accettato; è attraverso l'uso di un

posizionamento adiacente che apprezzamenti, fallimenti, correzioni possono essere tentati in modo comprensibile.

L'analisi rovescia così l'approccio all'intenzionalità e al significato: invece che essere presupposti della comunicazione

essi ne sono il prodotto.

4. IL PUNTO DI VISTA DEI PARTECIPANTI

L'adiacenza azioni permette di far vedere pubblicamente quello che io ho capito (all'interlocutore e anche all'analista

della conversazione); infatti con ciò l'analista possiede una documentazione di come ordinariamente certe azioni sono

comprese (e hanno delle conseguenze) nelle pratiche conversazioni stesse dei partecipanti. Compito analista =

analizzare sia la posizione che la composizione dei turni conversazione, cercano di spiegare perché una persona dice

proprio quella cosa in quel momento; in ciò = rivoluzione nello studio degli atti linguistici e dell'uso del linguaggio in

contesto: invece di stabilire in anticipo rilevanze e strutture, l'analisi ricostruisce la logica e le basi sociali delle pratiche

endogene dei partecipanti all'interazione e alla conversazione; prospettiva "emica": non ricostruisce strutture astratte,

ma cerca di comprendere come qualsiasi struttura di aspettativa viene modellata nell'interazione rispetto alle

circostanze particolari e all'identità dell'interlocutore in un determinato momento (principio del "recipient design":

modalità singolare in cui le azioni sono costruite nell'interazione in modo da essere rivolte ad un interlocutore

particolare).

Per analizzare il significato della comunicazione non è necessario chiedere l'autorizzazione ai membri: basta vedere

quel che fanno.

Aspetto importante del resoconto degli analisti: "procedural consequentiality", consequenzialità procedurale: la priorità

analitica non consiste nel mostrare che un certo tipo di interazione sia diversa a seconda del contesto, ma è importante

dimostrare in quali modi un contesto sia proceduralmente consequenziale per il parlato (es fatto che un'interazione si

svolga in un ospedale non comporta variazioni sistematiche delle strutture conversazione le). Quindi domanda: quali

forme sono dimostrabilmente influenzate dal contesto? In che modo si può dire che il parlato esprime una sensibilità

contestuale?

5. IL CONTESTO

l'analisi non si esime dall'affrontare il problema del contesto, che è, per l'analisi, quello che i partecipanti danno mostra

di considerare rilevante nel loro contributo al momento opportuno; i partecipanti si muovono in una prospettiva pratica,

per la quale devono decidere quale contributo immediato sia rilevante e pertinente per la situazione in gioco in quel

momento.

L'analisi cerca di ricostruire la logica interna dei partecipanti presi in questo processo: per un parlante il contesto e ciò

di fronte al quale egli si trova nel momento preciso in cui il suo contributo può essere rilevante. L'analisi riformula il

dualismo "messaggio" e "contesto": ogni contributo particolare nella conversazione ha vincoli che risiedono nel

contributo che lo precede (è quindi determinato dal contesto) e allo stesso tempo rigenera e ricostruisce il contesto (e

quindi determina il contesto) nella misura in cui è espresso in un determinato momento e rappresenta a sua volta una

costrizione sul turno a seguire (non basta definire in anticipo, anche istituzionalmente, una certa attività perché ciò che

segue sia un esempio di quel tipo di attività: un'intervista giornalistica si può trasformare in un confronto polemico).

Conseguenza: ricercatore cerca le risorse locali che i partecipanti utilizzano proprio nel punto specifico in cui si trovano

della sequenza interazionale (nonostante conosca tutto lo sviluppo di una conversazione, registrata, non può portare a

spiegazione di un particolare passaggio un elemento che emerge successivamente nell'interazione, perché i

partecipanti, al momento, non lo conoscono (ed è cosa fanno i partecipanti a quel punto che gli analisti sono impegnati

a esaminare)).

6. PARLARE COME AZIONE

L'analisi studia l'interazione (come due partecipanti agiscono uno sull'altro) tra le persone quando parlano; parlando le

persone non si scambiano solo informazioni, ma "fanno" altre cose (quando il bambino strepita = desidera mutare

qualche cosa, e il suo solo mezzo di azione è di gridare, quindi modo di azione altamente efficace; parole non sono

solo mezzi d'espressione ma efficaci modi di azione, il parlare produce delle conseguenze sull'ambiente nel quale il

parlare accade).

Dicendo qualcosa = vere e proprie azioni svolte attraverso la parola. L'analisi non costruisce sistema chiuso di

categorie d'azione entro cui riportare la variabilità delle azioni condotte dalle persone coinvolte nell'interazione; un

"uh?" = Può avere diversi significati e può essere usato per fare cose anche molto diverse tra loro:ottenere risposta/

sollecitare un racconto ecc.

CAP2

LA PRESA DEL TURNO E LA CORREZIONE

Analisi = apparato analitico e che rende conto di quattro aspetti dell'interazione in una conversazione:

­il sistema della presa del turno (si definisce il meccanismo che permette l'alternanza dei parlanti);

­i meccanismi della riparazione (si precisano quali meccanismi interazionali usati nella gestione di qualsiasi problema

sorto nel sistema);

­l'organizzazione delle azioni (si prendono in esame i turni di parole in quanto fanno un lavoro, eseguono un'azione);

­l'organizzazione delle sequenze di azioni (si considera in che modo possono concatenarsi tra loro azioni e turni per

dare luogo a sequenze estese di conversazione).

Aspetti = intrecciati.

1. LA PRESA DEL TURNO NELLA CONVERSAZIONE

Conversazione: due parti si alternano a parlare (carattere ricorrente e ordinato), non c'è quando più persone parlano

contemporaneamente, o se parla solo una persona, o ci sono presenti ma nessuno prende la parola.

Meccanismo fondamentale dell'ordine conversazionale = gestione dei turni di parole; nella conversazione non c'è

nessun meccanismo prestabilito che prescriva l'ordine e il contenuto dei turni, nè un termine stabilito in anticipo dopo il

quale si presume il turno di parole passi all'altro, né, se io ho avuto lo spazio per dire qualcosa e poi il mio interlocutore

ha avuto a sua volta il tempo per dire qualcosa ,la parola torni invariabilmente a me (cose che succedono nel dibattito).

Nella conversazione:

**1.1 Le unità di base della conversazione

In che modo avvengono la distribuzione dei turni per l'alternanza dei parlanti?

Il modello di Sacks, Scheloff e Jefferson: caratteristiche: la conversazione è un sistema di gestione locale di turni (local

management: tutte le operazioni sono "locali", cioè dirette al "turno successivo", turno dopo turno)/ gestito

interazionalmente ( interactionally managed: il sistema è gestito dai partecipanti).

Concetto di unità minima della conversazione: invece di partire da una prospettiva linguistica, stipulando inizialmente

l'esistenza di oggetto significativo riconosciuto di senso comune, autori adottano prospettiva radicalmente sociale sulla

costituzione della base minima della comprensione; l'analisi dice che un turno può contenere elementi non riconducibili

a quelli solitamente identificati linguisticamente, quindi si parla di "componenti del turno" (turn construction unit TCU);

quindi accento dalle considerazioni linguistiche a quelle interazionali + cosa sia un turno non è specificato in anticipo

(non per difficoltà analitica, ma come preciso atteggiamento nei confronti dell'oggetto in esame: il turno non è

strumento analitico per lo studio della conversazione, ma parte del fenomeno che si va ad investigare). Le unità con cui

sono costruiti i turni possono non coincidere con la versione normativa grammaticale del linguaggio (grammaticalmente

tutti gli enunciati che non sono completi sono considerati frammentari), per analisi = forme apparentemente incomplete

sono considerati dai partecipanti perfettamente complete, senza bisogno di espansioni per essere capite.

Quando un parlante scegliere una certa occorrenza per formare il turno, questo permette a interlocutore di prevedere in

anticipo il tipo di unità che si sta costruendo e ciò che serve per completare quel turno ("che cosa.." Può prefigurare

una domanda), quindi sono nella posizione di poter sapere quando quell'unità possa essere terminata; quindi il modello

della presa del turno include l'elemento di aspettativa di anticipazione temporale di certi elementi attesi (dati certi altri di

partenza): i turni, di regola, hanno una struttura tripartita, cioè una parte che ha a che fare con il turno precedente, una

che riguarda ciò che è contenuto in un turno, una che ha a che fare col turno successivo (ogni turno ha un elemento

retrospettivo/attuale/prospettivo).

**1.2 il sistema della presa del turno

Il parlante ha diritto a parlare fino al "primo possibile completamento" (first possible completion) dell'unità del suo turno:

esso costituisce il primo luogo in cui è pertinente il passaggio del turno (transition­relevance place).

Due tecniche per la locazione dei turni: la selezione del parlante successivo da parte del parlante del momento/la

autoselezione; regole della presa del turno secondo un sistema ordinato di opzioni:

1) in ogni turno, nel primo luogo in cui è pertinente il passaggio del turno:

a) se il parlante del momento seleziona il parlante successivo, allora la parte selezionata ha diritto e dovere di prendere

il turno successivo, nessun altro;

b)se non è usata la tecnica della selezione del parlante successivo allora è possibile la tecnica dell'autoselezione per il

diritto successivo di parola: il primo che comincia a parlare acquisisce il diritto del turno;

c)se non è usata tecnica della selezione del parlante successivo, allora il parlante del momento può continuare a

parlare, a meno che un altro non si autoselezioni;

2) se nel primo luogo in cui è pertinente il passaggio non scattano né regola 1a nè 1b nè 1c, il parlante del momento

ha continuato a parlare, allora il sistema di regole si applica nel luogo successivo in cui è pertinente il passaggio,

ricorsivamente fino a che effettivamente avvenga il passaggio del turno.

Il passaggio del turno avviene nei punti di possibile completamento del turno individuati secondo i meccanismi di

aspettativa. Il sistema prevede anche che nella conversazione non avvenga il passaggio del turno e che nessuno dei

partecipanti prenda la parola , è così che avvengono i silenzi (una pausa non sempre identifica il punto in cui la

transizione tra i parlanti diventa rilevante: ci possono essere dei silenzi nel turno di un parlante in cui l'interlocutore

evita invece di intervenire; il silenzio diventa dunque oggetto interazionale, così come la parola, trasformabile nel

processo di negoziazione tra i partecipanti, e viene ad essere definito a partire dalla posizione che occupa in una

sequenza di conversazione): i silenzi sono il risultato di un set di opzioni presente, ma che non viene utilizzato, e più le

opzioni vengono lasciate cadere, più il silenzio si allunga (se nessuna delle tre opzioni viene scelta, il meccanismo

della presa del turno continua ad essere operativo e viene interrotto solo quando qualcuno riprende a parlare).

Il sistema della presa del turno = occasione in cui il nostro ambito di azione e la nostra intenzionalità individuale si

trovano ad essere composti in un'organizzazione locale specifica; anche nei casi in cui l'urgenza del momento ci fa

ritenere che non si rispettino le regole, si può constatare che non è così: anche i comportamenti dei cittadini che

chiamano in 911, definiti isterici, in realtà sono posizionati in modo da non oscurare il turno dell'operatore che raccoglie

la richiesta.

2. COSA FANNO LE PERSONE QUANDO QUALCOSA VA STORTO NELLA CONVERSAZIONE

I partecipanti hanno a disposizione delle risorse per gestire problemi di comprensione/produzione tra loro, tutti sotto la

comune etichetta di "repair" (riparazione, categoria più ampia di "correzione" della correttezza grammaticale).

Repair: pratiche per la riparazione di problemi di comprensione nell'interazione (non è la verifica del modo in cui la

produzione verbale si distacca dagli ideali grammaticali).

Dato che qualsiasi cosa potrebbe essere "non capito", la classe dei "riparabili" è infinita.

Il meccanismo basato sul turno successivo è il luogo nel quale l'interlocutore mostra di aver compreso: rispondendo

bene dimostra che ha capito che il turno precedente è finito + che gli è stata fatta una domanda + che si richiede un

certo tipo di risposta; il turno successivo è il luogo che permette al primo parlante di verificare che l'interlocutore non ha

capito, a quel punto può riprendere la parola per correggere (riparare) il senso dell'espressione del suo primo turno;

quindi strumento per riportare gli eventi alla normalità quando qualcosa va storto nell'interazione riguardo a propria o

altrui comprensione degli eventi in corso. Nella nozione di riparazione è in gioco l'esistenza di un meccanismo

procedurale, non di una conoscenza sostanziale che deve essere condivisa.

Serie di pratiche della riparazione:

­la riparazione può essere cominciata in un certo momento e terminata dopo (inizio e completamento possono non

coincidere);

­la riparazione può essere iniziata dal parlante nel cui turno compare il problema ("autoinizio di riparazione", self­

initiation; se la riparazione è completata nello stesso turno si parla di autoriparazione, self­repair)/ dal suo interlocutore(

"eteroinizio di riparazione", other­initiation, se la riparazione è completata si parla di eteroriparazione,other­repair);

­l'inizio della riparazione può avvenire in diversi luoghi vicini alla fronte problematica: stesso turno (turno 1)/ nel turno

successivo (turno2)/ nel turno successivo a questo (turno 3), secondo queste posizioni:

parlante A, posizione 1

parlante B, posizione 2

parlante A, posizione 3

parlante B, posizione 4.

Es. autoriparazione nel primo turno, in prima posizione: "è scoppiato il finimondo perché il papà non accetta la p­ .......

perché papà non accetta Francesca così com'è": la traiettoria muta in prima posizione, dando al turno un differente

esito; con una autoriparazione in prima posizione il parlante può anticipare una possibile richiesta di riparazione nel

turno successivo (il parlato tiene conto degli specifici interlocutori del momento).

Es. autoriparazione in 3 posizione: operatore di soccorso chiama, chiede se i bisognosi vedono il cielo, loro rispondono

fraintendendo che lo vedono limpido come se lui avesse chiesto delle condizioni meteo, l'operatore dal 3 turno

prefigura in che senso voleva dire se vedono il cielo, cioè che se sono in una buona posizione da vedere il cielo

possono vedere l'aereo di soccorso; l'autorip. in 3 turno è il modo migliore di parlare per riaffermare il senso di ciò che

era presente nel primo turno e che l'interlocutore ha mostrato di aver frainteso.

Es di eteroinizio di riparazione in posiz 2: interlocutore, come strumento di controllo della comprensione di quello che il

parlante sta dicendo, usa segnalare al parlante, nel turno immediatamente successivo, che c'è un problema di

comprensione; in questo caso il turno contiene due componenti di riparazione: col primo elemento il parlante toglie

ogni dubbio sul fatto che forse si potesse essere sbagliato nella formulazione della domanda, col secondo elemento

viene incontro all'interlocutore cambiando l'oggetto della sua domanda; quindi dimostra di aver interpretato l'eteroinizio

di ripar. Del suo interlocutore come un problema di comprensione; dopo la riparazione in terza posizione

nell'interazione può proseguire.

L'ultimo punto per la difesa dell'Intersoggettività nell'interazione è quello della quarta posizione: ultima possibilità

sistematica per correggere il senso di quello che è stato detto fino al momento; il formato comprende un segnale di

"cambiamento di stato", metodo con cui parlante segnala il passaggio da uno stato di conoscenza ad un altro, seguito

da una ricaratterizzazione del turno che contiene la fronte problematica (in questo modo l'interlocutore rende esplicita

la sua interpretazione del turno iniziale del primo parlante e spiega le ragioni per le quali il suo turno in seconda

posizione, di fraintendimento, era costruito; la riparazione nel quarto turno da parte dell'interlocutore corrisponde alla

riparazione nel terzo turno da parte del primo parlante come ultima opzione.

L'analisi si sofferma su quello che fa l'interlocutore nel turno immediatamente successivo a quello in cui compare la

fronte problematica (in seconda posizione); spesso l'interlocutore, anche quando percepisce un problema, non

interviene subito ma aspetta che sia il primo parlante a trovare la soluzione; quando interviene, l'interlocutore comincia

una riparazione piuttosto che fornire direttamente la soluzione e l'inizio della riparazione può essere fatto in molti modi,

ordinati dai più deboli più forti (anche quando appare un eterocorrezione, non è in modo diretto ma x es in tono

interrogativo: vuoi dire X?, Che produce un eteroriparazione con una soluzione candidata al problema), es: 1. aveva

l'artrite z.. s.. 2. reumatoide? 1. reumatoide, e poi secondaria 2. ho capito.

Opzioni adottate nella conversazione:

1) autocorrezioni:

­nel primo turno;

­nel punto di transizione tra il primo e il secondo turno;

­nel terzo turno;

2) eteroinizi di correzione:

­richiesta di chiarimenti nel secondo turno;

­soluzione candidata al problema nel secondo turno;

3) eterocorrezioni:

­nel quarto turno;

­nel secondo turno.

C'è preferenza per la autoriparazione nella conversazione: nel primo o nel punto di transizione tra primo e secondo,

oppure l'eteroinizio di riparazione (l'interlocutore comincia la riparazione ma aspetta che sia il primo parlante a fornire la

riparazione). Le riparazioni nel secondo turno (eteroriparazioni) sono tipiche di contesti particolari, come il dialogo tra

insegnanti e studenti o tra parlanti nativi e parlante di seconda lingua; nelle conversazioni tra pari è rara (per

cominciare sequenza di sfida, dimostrare disaccordo).

Nozione di riparazione ha differenza con l'interscambio di riparazione (remedial interchange) di Goffman: per lui

riparazione = atto rituale, non sostanziale, non verbale, realizzato senza focalizzazione (quindi non necessariamente

un'interazione conversazionale), finalizzato a disinnescare accezioni peggiorative di tipo morale connesse a un

comportamento/ repair: comportamento verbale o para verbale diretto a risolvere in modo specifico problemi di

emissione, ricezione e comprensione nell'interazione conversazionale.

CAP 3

L'ORGANIZZAZIONE DELLE AZIONI NELLA CONVERSAZIONE

L'analisi studia l'organizzazione dei turni come una sequenza di azioni strettamente connesse una all'altra (prospettiva

interazionale, considera il contesto temporale nel concatenamento delle azioni); questo a differenza di prospettiva

filosofica sugli atti linguistici, che considera un enunciato isolato, nella sua sostanza linguistica.

L'organizzazione delle sequenze è il motore dell'interazione; qui in considerazione il legame tra due azioni adiacenti

(una forma di organizzazione delle azioni è x es costituita da una coppia di elementi adiacenti, come domanda e

risposta); al prodursi di un primo elemento un secondo successivo è sempre atteso, ma non è univoco: le possibilità

che si aprono non sono sullo stesso piano, si parla allora di "preference" verso un'alternativa rispetto a un'altra.

"Preference": per descrivere eventi conversazionali in cui ai partecipanti si rendano disponibili percorsi d'azione

alternativi, ma non equivalenti; non si vuole indicare che le persone "preferiscono" fare una cosa piuttosto che un'altra

(accettare un invito invece di declinarlo), il punto è che una persona potrebbe "preferire" (in senso non tecnico)

declinare un invito, ma che fare questo non è facile quanto accettarlo: si fa riferimento a strutture conversazionali del

comportamento verbale (a dispetto delle sue connotazioni, il termine non intende riferirsi ai desideri o disposizioni

personali o psicologici).

L'analisi cerca di descrivere le modalità di organizzazione delle sequenze di azione dal punto di vista della

realizzazione, da parte dei membri, di certe azioni invece che di altri che pure sarebbero pertinenti; nozione rimanda al

concetto linguistico di "marcatezza": i complementi preferenziali sono marcati (turni strutturalmente più semplici)/ i

complementi non preferenziali sono marcati (complessità strutturali).

Studi sulle strutture di preferenza:

1. ASSERZIONI, VALUTAZIONI, GIUDIZI

Anita Pomerantz 2000: quando un parlante fa valutazione o asserzione che esprime un giudizio, un secondo parlante

può mostrare la sua affiliazione esprimendo giudizio o seconda valutazione nel turno successivo; quindi valutazione

iniziale costituisce la prima parte di una coppia, la cui seconda parte è soddisfatta da almeno due azioni alternative: nel

proferire una valutazione iniziale si possono fare molteplici azioni, x es. insultare, vantarsi ecc. e nel turno successivo è

rilevante un'azione del ricevente,cioè l'essere d'accordo o no; accordo e disaccordo nominano azioni alternative che

diventano rilevanti dopo il proferire di una valutazione iniziale e sono resi manifesti attraverso seconde valutazioni.

Fare una valutazione o giudizio = sono azioni che invitano l'accordo come azione verbale preferita successiva /nei

comportamenti verbali di autodenigrazione o autodisapprovazione= l'accordo è l'azione successiva non preferita.

Quindi = due organizzazioni della forma del turno successivo a quello di una valutazione o giudizio iniziale:

1) valutazioni successive quando l'accordo è preferito;

2) valutazioni successive quando l'accordo non è preferito:

1)

a) nel turno successivo interlocutore può mostrare accordo in tre modi differenti:

­intensificando il valore della valutazione iniziale: con un termine valutativo più forte del primo (1.: Bello,2. Magnifico)/

con un "intensificatore" (1. Divertente;2. Molto divertente);

­con una stessa valutazione (1.mi piace;2. Anche a me);

­con una valutazione successiva più debole (1. è bello; 2. Non male).

b) nel turno successivo interlocutore può mostrare disaccordo:

­l'espressione del disaccordo e tipicamente "trattenuta", spesso con vera pausa;

­il disaccordo è "dilazionato": con meccanismi di inizio di riparazione, richieste di chiarimento, prefazioni del turno ecc.

­il disaccordo si presenta come "debole", di tipo "sì, ma.."

2)

a) nel caso di una autovalutazione negativa, i turni mostrano in genere disaccordo iniziale (esitazioni e evasività

sarebbero interpretati come la dimostrazione dell'accordo con l'autovalutazione negativa iniziale); il disaccordo si può

manifestare attraverso:

­ripetizioni parziali (1. Sono vecchio;2. Vecchio? Piuttosto..);

­Negazioni (1. Sono vecchio;2. Non sei vecchio);

­complimenti espliciti (1. Non sono mai stato un gran giocatore;2. Ma sei un gran giocatore!).,

­Dissociazioni (1. Non sono mai stato un gran giocatore;2. È ridicolo..);

­Ricategorizzazioni (1. Non sono mai stato un gran giocatore;2. Meglio!);

b) mostrare accordo in seguito ad una autovalutazione negativa vuol dire apertamente criticare; vari possibili modi di

mostrar accordo:

­conferme dell'autovalutazione negativa (1. Non sono mai stato un gran giocatore; 2. Sì, è vero);

­i silenzi (1. Non sono mai stato un gran giocatore; 2. ..Silenzio..);

­Semplici segnali di ricezione (1. Non sono mai stato un gran giocatore;2. uh mh).

*Elogi e complimenti. L'autoelogio è fatto con cautela: in genere non ci si autoelogia e si fa in modo che gli elogi

arrivino dagli altri; i giudizi sono prudentemente troppo negativi nei propri confronti ed eccessivamente lusinghieri nei

confronti degli altri; nel diminuire se stessi si può prevedere con una certa sicurezza che gli altri faranno complimenti.

Anche nella conversazione = preferenza per l'evitamento dell' autoelogio, ma sorge un problema: in seguito a un

complemento, le preferenze di evitare l'autoelogio + accettare ed essere d'accordo col complimento = in conflitto;

soluzioni ricorrenti al problema sono tre, l'elogiato può:

­accettare l'elogio, ma "moderarlo" (1. È meraviglioso;2, sì, non è male);

­proporre un disaccordo discreto (1. Molto buono;2. Insomma);

­spostare il referente da elogiare : attraverso una riassegnazione (1. Ottimo lavoro;2. Ottimi strumenti, piuttosto)/

attraverso la restituzione (1. Complimenti!;2. Merito tuo).

2. RISPONDERE A UN'ACCUSA

Altra organizzazione sequenziale conversazione = in caso di scambi polemici e conflittuali; accusare = sollevare

attribuzione morale negativa, l'interlocutore deve fare qualcosa per ribaltare l'attribuzione morale; per il ricevente di

un'accusa alcune azioni condizionalmente rilevanti sono preferite e altre no: dinieghi, difese, giustificazioni,

controaccuse = preferite/ ammissioni e scuse = non preferite. Anche la confessione delle colpe mostra caratteristiche

particolari: la conferma dell'accusa da parte degli imputati contiene scuse o spiegazioni o difese, che qualificano

l'ammissione in modo da ridurre il biasimo implicato.

Es. interrogatorio in tribunale: fenomeno particolare lega il rigetto dell'accusa all'espressione del disaccordo: imputati o

testimoni = compito di evitare l'attribuzione di colpe nello stesso tempo in cui evitano la dimostrazione di aperto

disaccordo con le informazioni nella domanda precedente (l'evitamento del disaccordo è il prodotto del tipo di

domande, quindi del tipo di risposte preferite che presuppongono, e che possono rendere problematica l'espressione

del disaccordo), i disaccordi netti sono rari., Sequenza:

­ A: accusa/ rimprovero;

­B: difesa (smentite ecc);

­A: rifiuto/accettazione;

quindi una sequenza che si apre con un'accusa non si chiude col rifiuto dell'accusa da parte dell'imputato o testimone,

che in questo modo si difende; l'accusatore procede rigettando la difesa: il rifiuto è l'azione preferita di colui che

accusa; l'avvocato nella domanda successiva (punto 3) sfida o mette in dubbio la difesa imputato (accettare la difesa è

azione non preferita). Interessante è il valore dei silenzi: nel caso il silenzio segua ad un'accusa (punto2)= vista come

accettazione dell'accusa, sebbene non piena/ se segue la difesa dell'accusato = vista come l'evitamento di procedere

oltre nell'accusa dell'accusatore/ se segue l'ammissione dell'accusa (punto 1) = visto come espressione del dubbio

dell'accusatore nell'accertare l'ammissione e le scuse eventuali: silenzio acquista significato solo in una determinata

collocazione sequenziale.

Il punto non è nel fatto che i partecipanti preferiscano, in senso psicologico, contraddire chi attribuisce loro il tratto

negativo, ma si tratta di un principio conversazionale per cui tutti sanno che "quando qualcuno ti attribuisce qualcosa,

contraddici, se non vuoi che gli altri capiscano che tu accetti l'attribuzione come vera"; contraddire il tratto negativo

costituisce l'aspettativa condivisa immediata, l'orizzonte normativo delle relazioni sociali.

3. RISPONDERE ALLE RICHIESTE

Anche il caso della risposta alle richieste = caso di sviluppo alternativo; richieste soddisfatte/rifiutate (rifiutare compito

difficile: occorre farlo in modo che presenti la difficoltà di non poterla soddisfare).

Tony Wootton: i turni dei genitori sono costruiti in modo da esibire una "preferenza­per­esaudire" la richiesta dei figli;

dopo la richiesta il turno successivo può mostrare accettazione o non accettazione (l'accettazione è affermata

inizialmente senza pause/ i rifiuti sono ammorbiditi, procrastinati, accompagnati da spiegazioni).

1) Elementi per i turni di accettazione:

­contengono un segno esplicito di accettazione;

­contengono solo componenti di accettazione;

­lasciano solo un piccolo spazio tra la richiesta iniziale e il turno di accettazione;

Quando i genitori offrono meno di ciò che il bambino chiede (non possono soddisfare in quel momento/ non possono

soddisfare interamente) ricercano attivamente di massimizzare la possibilità di accettazione, e anche quando non

danno quello che bambini chiedono, i loro turni sono costruiti come accettazione piuttosto che rifiuti: i "no" espliciti sono

omessi.

1)Elementi per i turni di non accettazione:

a) il turno successivo alla richiesta può mostrare tecniche di dilazionamento che precedono i rifiuti (inviti a ripetere la

richiesta/non risposte); pospongono l'azione rilevante attesa, e il deferimento prefigura più il rifiuto; anche i figli

considerano questo non un invito a ripetere come vero ma come premessa del rifiuto; nel caso in cui non c'è risposta, i

figli possono rispondere nel turno successivo con tecniche di riparazione: pressioni/ uso esplicito di appellativi;

b) il turno successivo alla richiesta può caratterizzarsi dal fatto che i genitori evitano segnali espliciti di rifiuto, anche se

la richiesta viene rifiutata;

c) nel caso di turni espliciti di rifiuto = turni costruiti in modo particolare:

­piuttosto che esplicitare un "no" = usato il "non ancora" o "non proprio ora"; rifiuto debole (possibilità che richiesta

possa essere esaudita, ma possibilità non definite);

­altre componenti attenuativi, come appellativi (caro, cucciolo) possono Co­occorrere con i "no", moderandoli;

­ci possono essere dilazionamenti;

­ci può essere la produzione di giustificazioni (ma le scuse sono rare);

nei casi in cui la richiesta non è esaudita, lo svolgimento della sequenza può occupare diversi turni; nella negoziazione

sequenze = due processi: in uno mosse sequenziali, da un uso iniziale di forme che apparentemente hanno preferenza

per esaudire una richiesta, in seguito al rinnovato appello del figlio,finiscono in formato negativo/ nell'altro caso un "no"

secco (non solo formale richiesta respinta, ma anche espressione del fatto che la posizione non è negoziabile). Ai rifiuti

possono seguire cambiamenti di clima discorsivo o la sequenza si può interrompere con dispositivi non verbali (il

genitore se ne va via o si rivolge a qualcun altro; diradare l'organizzazione preferenziale = modo sistematico di far

fronte al compito di persuadere il figlio che ogni ulteriore appello sarà infruttuoso).

CAP 4

L'ORGANIZZAZIONE DELLE SEQUENZE CONVERSAZIONALI

Si possono identificare nella conversazione delle sottostrutture sequenziali coerenti più estese di una coppia di azioni

adiacenti.

La sequenza può essere espansa "in basso" (dopo la produzione della seconda parte della coppia)/ "in alto" (prima

della produzione della prima parte della coppia); dalla domanda "cosa fai stasera?" Possiamo sapere che sta per

arrivare, dopo la nostra risposta, un invito (non capacità telepatiche, sappiamo come sono fatti in genere gli inviti); gli

inviti senza preamboli = rischiosi: si espongono ad un rifiuto + interlocutore è "costretto" ad accettare; un modo normale

di procedere = "tastare il terreno", ciò comporta la produzione di turni che costituiscono il "precedente" di qualche

azione prossima a venire (sondare, e se le condizioni sono favorevoli = invito + se l'invito è declinato, la persona che

declina non sarà stata presa di sorpresa: quindi interazione è salva, basi collaborative sono preservate). Sono evidenti

e pubbliche del commercio sociale, che guida l'interpretazione immediata di un'interazione.

Forme di organizzazione sequenziali espanse "in alto":

1.RACCONTARE UNA STORIA

è Es. di sequenze estese o espanse: forme di coerenza discorsiva che attraversano più di due o tre turni adiacenti;

una storia:

­ha collocazione sequenziale (per illustrare come storie sono articolate rispetto a ciò che precede/ come avviene il

passaggio dalla storia a quello che segue ecc);

­la narrazione di una storia in una conversazione è descritte e analizzata secondo tre componenti: sequenza di

prefazione/sequenza di narrazione/sequenza di risposta:

1) sequenze di prefazione= ha funzione di informazione di notizia, elemento non deve essere conosciuto dai suoi

interlocutori; la storia è offerta dopo che l'interlocutore assicura l'attenzione (A: sai cosa mi è un successo oggi?; B:

cosa ti è successo?) + Funzione di assicurarsi che il turno non sia tolto appena arriva ad un punto in cui la transizione

sia rilevante (non vuol dire che l'interlocutore non parli);

2) la narrazione (sequenza centrale) = punteggiata di interventi minimi dell'interlocutore che testimoniano la propria

attenzione (narrazione è dunque un'attività conversazionale che permette al narratore di esercitare il "diritto narrativo",

cioè il diritto di portare a termine la storia senza disturbo fino al completamento, anche dopo una pausa o un punto di

possibile completamento); i riceventi producono dei segnali minimi, come "uh uh", invitando a continuare (continuer),

dimostrando di sapere che la storia non è giunta alla conclusione; se ricevente della storia prende la parola prima che

la narrazione sia a pubblico completamento, il suo enunciato = è interruzione dell'attività in corso (es x caso di problemi

di comprensione, per controllare se quello che ha capito è proprio quello che il parlante voleva dire); la sequenza di

prefazione svolge ruolo sequenziale anche perché prefigura a che punto la storia sia effettivamente finita

(l'interlocutore monitora per verificare la comparsa dell'elemento di novità promesso come richiesta di autorizzazione a

raccontare la storia; una volta comparso la storia è terminata);

3) La sequenza di risposta è strutturata in modo da rendere evidente il tipo di accoglienza della storia: una barzelletta

richiede al ricevente delle rida (non che dica "ho capito", e non troppo presto, altrimenti la barzelletta è rovinata, né

troppo tardi, la barzelletta non sembrerebbe essere stata apprezzata: qui la comprensione deve essere incorporata

non in una formulazione, ma in un'azione successiva appropriata).

ALTRI ES DI SEQUENZE ESPANSE:

In una conversazione non ci sono molti altri elementi di organizzazione sequenziale di più di due o tre passi successivi,

a eccezione dei momenti iniziali e finali di una conversazione quando è tra due persone che non hanno accesso visivo

reciproco (telefonica); in questi casi = sequenze complesse (con sottosequenze concatenate) che occupano svariati

turni consecutivi:

2.APERTURE

Le aperture delle conversazioni, in particolare al telefono = luogo interazionale denso: prima di cominciare

propriamente a parlare di qualcosa = serie di compiti per allineare le reciproche identità (routine identificata come una

sequenza tipica estesa). Inizi di telefonate sono fatte di risorse elementari: pochi e ricorrenti elementi lessicali

relativamente semplici, che compongono turni brevi e compatti (è una procedura passo passo, che scioglie via via gli

aspetti procedurali man mano che si presentano).

Sezione d'apertura Conversazione = ruolo per il "problema del posizionamento": la ragione della chiamata deve essere

fatta "ad un certo punto", non è sufficiente che l'altro sollevi la cornetta per arrivare subito a scambiarsi l'informazione

rilevante; lo scambio di informazioni (funzione "transizionale") = solo dopo procedure iniziali, che permettono

posizionamento del "primo argomento" di cui parlare (procedure iniziali permettono l'apertura di un primo luogo

strutturale, "slot", in cui inserire la ragione della chiamata; forniscono la posizione base, il primo "punto di ancoraggio").

La sezione d'apertura ha una macro­organizzazione composta da almeno tre o quattro tipi di sequenze portate a

termine prima di introdurre il primo argomento:

­sequenza costituita da "chiamata" e "risposta" (summon/answer);

­sequenza di identificazione;

­sequenza di saluti (ciao, salve);

­sequenza di scambi sulla "salute" (come va?);

Al termine = opportunità di introdurre il "primo argomento": in genere colui che chiama è nella posizione giusta per

introdurre l'argomento.

**2.1 La sequenza "chiamata/risposta".

Squillo = rappresenta una chiamata (allo stesso modo di un saluto improvviso in strada, quando chiamano il nostro

nome ad alta voce); il nostro "sì?" O "casa Rossi" = risposta a quella chiamata: completiamo la coppia di azioni

collegate.

La sequenza = due regole:

­la regola della distribuzione: chi risponde parla per primo;

­Regola di non­conclusione: l'apertura di una sequenza di chiamata­risposta non può essere lo scambio terminale di

una conversazione (ma preliminare); chi chiama deve fornire la ragione della sua chiamata (il primo argomento).

La chiamata = parte integrante della relazione sociale: la durata dello squillo prima di rispondere è il prodotto di un

sistema di aspettative normative sullo svolgimento di una normale conversazione telefonica (se si risponde troppo

presto o tardi si deve tornare indietro a spiegare il perché invece di andare avanti).

Per la regola di distribuzione, chi risponde produce il primo turno (con l'espressione semplice, "pronto?"), Cosa che

assicura l'apertura ufficiale del canale di comunicazione + fa lavoro specifico di riconoscimento tra parlanti che già si

conoscono (in più, in modo involontario, il suono della voce ci fornisce altre informazioni: l'umore di chi risponde, se ha

il raffreddore ecc).

**2.2 L la sequenza di identificazione.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Analisi delle pratiche convesazionali, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro "l'analisi della conversazione" di Giolo Fele
Argomenti:
-principi dell'analisi della conversazione (naturalismo,sequenzialità, adiacenza, il punto di vista dei partecipanti, il contesto, parlare come azione)
-la presa del turno e la correzione;
- l'organizzazione delle azioni nella conversazione (valutazioni, giudizi, rispondere a un'accusa, rispondere alle richieste);
- l'organizzazione delle sequenze conversazionali (raccontare una storia, aperture, chiusure)
-le conversazioni speciali (istituzioni nel parlato, domande e risposte, la tripletta, la coppia di coppie, le formulazioni);
-fare analisi della conversazione (registrazione, trascrizione, eccezioni).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia dello sviluppo e dell'educazione
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tepka di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi delle pratiche conversazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Spagnolli Anna.

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