COS' E' L'ANALISI DELLA CONVERSAZIONE
INTRO
L'analisi della conversazione studia le produzioni verbali nell'interazione tra parlanti.
L'interazione parlata tra le persone non è casuale ma organizzata in modi specifici, che è possibile descrivere in modo
formalizzato; esiste un'organizzazione temporale locale della conversazione, di conseguenza analizzare la
conversazione significa studiare l'insieme delle relazioni organizzate che si creano tra quello che una persona dice in
un determinato momento della conversazione, quello che è stato appena detto e quello che sarà detto subito dopo.
Origine della "conversation analysis": anni 60, Harvey Sacks, Emanuel Schegloff, Gail Jefferson presso l'Università
della California.
Merito teorico Sacks = esaminare processi comunicativi come un fenomeno autenticamente sociale, sottraendoli alle
analisi tecniche riguardanti linguaggio e strutture linguistiche; sguardo verso le sottigliezze del linguaggio parlato senza
soffocarlo con procedure di codifica o con categorie prestabilite, ma esaminandolo così come esso emerge nei
particolari e nei dettagli di una conversazione reale.
Merito Jefferson: l'introduzione delle convenzioni di trascrizione della conversazione.
L'analisi della conversazione ha le sue radici nelle discipline sociologiche; tra i classici = George Simmel, per il quale la
conversazione è l'elemento centrale della sociabilità/ Gabriel tarde, per cui la conversazione è uno degli ambienti in cui
si forma l'opinione pubblica. Jurgen Habermas: fa analisi dei fondamenti dell'interazione sociale e della comunicazione,
tuttavia non è interessato studiare empiricamente la conversazione ma solo a considerarne una sua "forma ideale",
intesa come un mondo nel quale si dovrebbero confrontare liberamente le opinioni, verificare le ipotesi ecc. secondo
un' etica del discorso universalistica; la conversazione di tutti i giorni è qualcosa che distorce le potenzialità del libero
scambio.
L'analisi della conversazione presentata trova i fondamenti nella sociologia di Erving Goffman/ Harold Garfinkel/teorie
dell'interazione sociale; essa non studia solo la conversazione comunemente intesa, ma ogni comportamento
significativo (in buona parte basato sull'uso del linguaggio ma non solo) che le persone utilizzano nella società in cui
vivono, obiettivo: spiegare in che modo i membri sociali producono azioni, eventi e oggetti reciprocamente riconoscibili
dalle persone coinvolte nell'interazione + in che modo queste azioni, eventi e progetti vengono compresi.
L'analisi rientra in una tradizione di ricerca sull'interazione sociale diversa dalla tradizione di Bales (ricerca di Bales è
quantitativa, top Down, per profilo globale del gruppo esaminato/l'analisi della conversazione è qualitativa, bottom up,
orientata fornire un resoconto delle strutture organizzative locali dell'interazione, con al centro di interesse
l'organizzazione dell'interazione, che quando parliamo è focalizzata verso un comune oggetto). La focalizzazione
dell'interazione può avvenire attraverso la parola ma anche con serie di altre pratiche (visita medica accerta salute sia
attraverso domande risposte, sia attraverso un'ispezione corporea), nell'interazione sociale la presenza e il ruolo della
parola possono variare e l'analisi offre una prospettiva per esaminare queste diverse situazioni. Analisi = una delle
forme più potenti di descrizione dell'organizzazione delle attività e del parlato in situazioni sociali disparate; alla
conversazione ordinaria = riservata posizione particolare, è la scena fondamentale o primordiale della vita sociale: è
molto probabilmente la forma basilare dell'organizzazione del parlato nell'interazione, l'ambiente basilare per lo
sviluppo, l'uso e l'apprendimento del linguaggio naturale.
CAP 1
PRINCIPI DELL'ANALISI DELLA CONVERSAZIONE
In una prospettiva di analisi della conversazione le attività e l'interazione possiedono un carattere processuale. Il
risultato dell'impegno dei partecipanti è una realtà sociale "sui generis", diversa dalla semplice somma di due diverse
individualità e intenzionalità una di fronte all'altra; per studiare queste realtà sempre diverse gli analisti della
conversazione si orientano su principi:
1. NATURALISMO
Il ricercatore deve avere a disposizione dati naturali, non ricostruiti ad hoc; deve rendere conto di quello che le persone
fanno effettivamente quando parlano: invece di avere a che fare con astratti P e A, e supporre cosa P e A facciano in
determinate circostanze già costruite, l'analisi della conversazione considera come dati di ricerca solo documenti
registrati (audio o video) di eventi che si sono effettivamente verificati. Se usa versioni del mondo ipotetiche o teoriche
di fatto esclude molte cose che di fatto succedono.
2. SEQUENZIALITA'
Conversazione si basa su aspetto processuale; temporalità = caratteristica endogena dell'interazione. L'analisi
specifica la caratteristica temporale dell'interazione in termini di sequenzialità: la conversazione non soltanto si svolge
nel tempo e possiede un inizio e una fine, ma ogni azione acquista il suo senso all'interno di una sequenza
interconnessa di azioni (prendiamo il fatto di eseguire istruzioni per trovare la strada: perché le istruzioni abbiano senso
devono essere costruite in da chi ce le ha date in modo che le informazioni rilevanti siano organizzate in modo
sequenziale, non devono essere a caso + l'ordine di presentazione deve rispettare una sequenza di punti in rapporto
relazionale tra loro: il "primo", il "secondo", il "terzo" ecc, dove il secondo è individuato solo perché arriva dopo il primo
e prima del terzo. La collocazione in una sequenza costituisce strumento per la comprensibilità delle azioni: la
posizione relazionale di un elemento della sequenza influenza la percezione e l'interpretazione di un elemento come
pertinente + l'interpretazione degli elementi precedenti e degli elementi successivi (come propriamente "precedenti" o
"successivi"): l'apparizione del primo punto di riferimento orienta il viaggiatore al successivo nella sequenza e stabilisce
un'aspettativa, cioè il primo, una volta notato, recede nello sfondo e non viene più cercato mentre l'aspettativa scivola
verso il non ancora visibile o successivo nella sequenza. La descrizione calza per identificare il meccanismo di
orientamento endogeno dei partecipanti nel parlare: si crea aspettativa che deve essere confermata o disconfermata al
comparire di un elemento. I partecipanti a conversazione sono orientati in questo principio sequenziale come risorsa
della comprensione mentre parlano. Le azioni dei partecipanti sono organizzate rispetto non alle loro intenzionalità
individuali ma a quello che manca in un punto preciso di una sequenza.
3.ADIACENZA
Uno dei meccanismi di comprensione nella conversazione e nell'interazione è "adiacenza delle azioni": il fatto di essere
vicini non è una caratteristica neutra nella disposizione spaziale, le relazioni di adiacenza implicano un attributo morale
che esclude la casualità e ha conseguenze su come pronunciamo e interpretiamo le relazioni sociali, i ruoli, gli ambiti
normativi di comportamento appropriato in quelle circostanze (in un autobus affollato, in cui la vicinanza è costretta, i
passeggeri usano metodi come la posizione del corpo o le scuse in caso di contatti accidentali, per dimostrare
l'occasionalità della propria adiacenza e far vedere che la loro vicinanza non è predicato della loro relazione sociale ma
un fatto transitorio).
La vicinanza delle azioni nella conversazione è il luogo in cui si dimostra l'esistenza di un "architettura di
Intersoggettività" che rende possibile il fatto di continuare a parlare con qualcuno; la conversazione è tra due parti che
si dimostrano, attraverso l'adiacenza di delle azioni, l'interconnessione di ciò che si dicono. L'adiacenza permette di
mostrare che due sono impegnati in un'attività significativa, non casuale, e che la loro attività ha luogo in un quadro
formale di intelligibilità reciproca. L'adiacenza delle azioni è un "formato internazionale" e implica il dovere che ogni
turno del mio interlocutore sia sostenuto da quello che posso dire nel mio turno successivo (per rispondere, per
chiedere chiarimenti ecc).
**Dimostrazione potenza interazionale della semplice adiacenza delle azioni conversazionali: studenti invitati a provare
modalità di sostegno psicologico facendo una batteria di 10 domande ad uno psicologo seduto in un'altra stanza; lo
psicologo = sì o no alla domanda posta in una sequenza stabilita prima delle domande, in modo del tutto casuale (gli
studenti non ne erano a conoscenza); studenti poi invitati a commentare la risposta prima di procedere alla domanda
seguente; nonostante l'arbitrarietà della risposta nessuno considera senza senso le risposte dello psicologo, soggetti
considerano risposte come motivate dalle domande + possono addirittura stabilire cosa lo psicologo avesse in mente,
difendendo l'esistenza di un progetto coerente dietro le risposte (nel caso risposta contraddittoria, il soggetto stesso
sceglie di aspettare la risposta successiva che possa chiarire "ah, adesso ho capito cosa voleva dire!", Cerca una
ragione che possa farla apparire appropriata, oppure ritiene lo psicologo possa aver cambiato parere ecc). fine dim**
Quindi adiacenza delle azioni = forma base della struttura interpretativa e di attribuzione di senso al comportamento
dell'altro. Nel caso della dimostrazione, l'adiacenza delle azioni è di tipo particolare (domanda, il sì o il no lo psicologo
è atteso come risposta): l'elemento iniziale prefigura la rilevanza di un limitato ventaglio di accadimenti per il turno
seguente: si parla di "implicatività sequenziale" (sequential impicativeness); domande e risposte sono un tipo di
organizzazione sequenziale chiamato "coppie di elementi adiacenti" (adjacency pair), dopo una domanda nel turno
successivo non si fornisce "qualsiasi cosa", ma qualcosa che sia una risposta (altri esempi di coppie = saluto/saluto,
offerta/accettazione o rifiuto).
Cinque caratteristiche identificano coppie di elementi adiacenti:
due turni;
il posizionamento adiacente degli enunciati che compongono i turni;
la presenza di parlanti diversi per ciascun enunciato;
l'ordine relativo delle parti (la prima parte della coppia precede la seconda parte della coppia);
la presenza di relazioni discriminanti (il tipo di coppie di cui la prima parte e membro, è rilevante per la selezione tra le
seconde parti possibili).
La nozione di coppie di elementi adiacenti comporta quella di "rilevanza condizionale" (conditional relevance): dato
l'occorrere di un primo elemento, un secondo elemento è atteso (in ogni momento della conversazione un'infinità di
componenti sono assenti, ma solo qualcuno viene considerato ufficialmente "assente", e il venir meno della risposta è
una assenza manifesta e percepita dai partecipanti perché era attesa); una prima parte condizionalmente rilevante di
una coppia (es un invito) può produrre una seconda parte soggetta ad un "ordinamento preferenziale" (l'accettazione è
componente preferita rispetto al rifiuto, sebbene sia l'accettazione sia il rifiuto siano risposte rilevanti dopo un invito).
Le implicazioni e l'importanza della nozione di copie di elementi adiacenti sono straordinarie per parlanti + per analisti
della conversazione: con una seconda parte posizionata in modi adiacente, secondo parlante può mostrare che egli ha
capito ciò che il parlante precedente intendeva dire e che vuole seguirlo + colui che produce la prima parte può vedere
che ciò che voleva dire stato davvero capito e che è stato o non è stato accettato; è attraverso l'uso di un
posizionamento adiacente che apprezzamenti, fallimenti, correzioni possono essere tentati in modo comprensibile.
L'analisi rovescia così l'approccio all'intenzionalità e al significato: invece che essere presupposti della comunicazione
essi ne sono il prodotto.
4. IL PUNTO DI VISTA DEI PARTECIPANTI
L'adiacenza azioni permette di far vedere pubblicamente quello che io ho capito (all'interlocutore e anche all'analista
della conversazione); infatti con ciò l'analista possiede una documentazione di come ordinariamente certe azioni sono
comprese (e hanno delle conseguenze) nelle pratiche conversazioni stesse dei partecipanti. Compito analista =
analizzare sia la posizione che la composizione dei turni conversazione, cercano di spiegare perché una persona dice
proprio quella cosa in quel momento; in ciò = rivoluzione nello studio degli atti linguistici e dell'uso del linguaggio in
contesto: invece di stabilire in anticipo rilevanze e strutture, l'analisi ricostruisce la logica e le basi sociali delle pratiche
endogene dei partecipanti all'interazione e alla conversazione; prospettiva "emica": non ricostruisce strutture astratte,
ma cerca di comprendere come qualsiasi struttura di aspettativa viene modellata nell'interazione rispetto alle
circostanze particolari e all'identità dell'interlocutore in un determinato momento (principio del "recipient design":
modalità singolare in cui le azioni sono costruite nell'interazione in modo da essere rivolte ad un interlocutore
particolare).
Per analizzare il significato della comunicazione non è necessario chiedere l'autorizzazione ai membri: basta vedere
quel che fanno.
Aspetto importante del resoconto degli analisti: "procedural consequentiality", consequenzialità procedurale: la priorità
analitica non consiste nel mostrare che un certo tipo di interazione sia diversa a seconda del contesto, ma è importante
dimostrare in quali modi un contesto sia proceduralmente consequenziale per il parlato (es fatto che un'interazione si
svolga in un ospedale non comporta variazioni sistematiche delle strutture conversazione le). Quindi domanda: quali
forme sono dimostrabilmente influenzate dal contesto? In che modo si può dire che il parlato esprime una sensibilità
contestuale?
5. IL CONTESTO
l'analisi non si esime dall'affrontare il problema del contesto, che è, per l'analisi, quello che i partecipanti danno mostra
di considerare rilevante nel loro contributo al momento opportuno; i partecipanti si muovono in una prospettiva pratica,
per la quale devono decidere quale contributo immediato sia rilevante e pertinente per la situazione in gioco in quel
momento.
L'analisi cerca di ricostruire la logica interna dei partecipanti presi in questo processo: per un parlante il contesto e ciò
di fronte al quale egli si trova nel momento preciso in cui il suo contributo può essere rilevante. L'analisi riformula il
dualismo "messaggio" e "contesto": ogni contributo particolare nella conversazione ha vincoli che risiedono nel
contributo che lo precede (è quindi determinato dal contesto) e allo stesso tempo rigenera e ricostruisce il contesto (e
quindi determina il contesto) nella misura in cui è espresso in un determinato momento e rappresenta a sua volta una
costrizione sul turno a seguire (non basta definire in anticipo, anche istituzionalmente, una certa attività perché ciò che
segue sia un esempio di quel tipo di attività: un'intervista giornalistica si può trasformare in un confronto polemico).
Conseguenza: ricercatore cerca le risorse locali che i partecipanti utilizzano proprio nel punto specifico in cui si trovano
della sequenza interazionale (nonostante conosca tutto lo sviluppo di una conversazione, registrata, non può portare a
spiegazione di un particolare passaggio un elemento che emerge successivamente nell'interazione, perché i
partecipanti, al momento, non lo conoscono (ed è cosa fanno i partecipanti a quel punto che gli analisti sono impegnati
a esaminare)).
6. PARLARE COME AZIONE
L'analisi studia l'interazione (come due partecipanti agiscono uno sull'altro) tra le persone quando parlano; parlando le
persone non si scambiano solo informazioni, ma "fanno" altre cose (quando il bambino strepita = desidera mutare
qualche cosa, e il suo solo mezzo di azione è di gridare, quindi modo di azione altamente efficace; parole non sono
solo mezzi d'espressione ma efficaci modi di azione, il parlare produce delle conseguenze sull'ambiente nel quale il
parlare accade).
Dicendo qualcosa = vere e proprie azioni svolte attraverso la parola. L'analisi non costruisce sistema chiuso di
categorie d'azione entro cui riportare la variabilità delle azioni condotte dalle persone coinvolte nell'interazione; un
"uh?" = Può avere diversi significati e può essere usato per fare cose anche molto diverse tra loro:ottenere risposta/
sollecitare un racconto ecc.
CAP2
LA PRESA DEL TURNO E LA CORREZIONE
Analisi = apparato analitico e che rende conto di quattro aspetti dell'interazione in una conversazione:
il sistema della presa del turno (si definisce il meccanismo che permette l'alternanza dei parlanti);
i meccanismi della riparazione (si precisano quali meccanismi interazionali usati nella gestione di qualsiasi problema
sorto nel sistema);
l'organizzazione delle azioni (si prendono in esame i turni di parole in quanto fanno un lavoro, eseguono un'azione);
l'organizzazione delle sequenze di azioni (si considera in che modo possono concatenarsi tra loro azioni e turni per
dare luogo a sequenze estese di conversazione).
Aspetti = intrecciati.
1. LA PRESA DEL TURNO NELLA CONVERSAZIONE
Conversazione: due parti si alternano a parlare (carattere ricorrente e ordinato), non c'è quando più persone pa
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