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Riassunto esame Pratiche conversazionali, prof. Spagnolli, libro consigliato Metodi qualitativi in psicologia, Mantovani

Riassunto per l'esame di Analisi delle pratiche conversazionali, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro "metodi qualitativi in psicologia" da Giuseppe Mantovani e Anna Spagnolli(cap1,2,3,4,5) .
Gli argomenti trattati sono:
- i metodi qualitativi. strumenti per una ricerca situata (etnografia,etnometodologia, analisidel discorso);
- contesti di vita quotidiana,... Vedi di più

Esame di Analisi delle pratiche conversazionali docente Prof. A. Spagnolli

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2. GLOBALIZZAZIONE: LA NECESSITA' DI UNA RICERCA CULTURALMENTE SITUATA

Problemi ricerca psicologica = differenti da quelli di vent'anni fa.

Viviamo in una "global ecumene", un mondo integrato su scala planetaria in cui quello che capita a Dallas può avere

effetti a New York ma anche a Londra; interessati a cogliere la variabilità e non solo l'uniformità nei processi sociali.

Siamo sempre meno disposti a sacrificare al rigore metodologico la possibilità di capire che cosa le persone facciano

quando parlano tra di loro, quando prendono delle decisioni ecc. (specialmente le scienze sociali = più consapevoli

della funzione di mediazione della cultura in particolari luoghi e momenti).

I processi di globalizzazione non vanno necessariamente nella direzione della omogeneizzazione, non c'è scomparsa

della diversità culturale ma la formazione di una nuova cultura, che emerge negli incontri culturali; ci vogliono

metodologie molto attente alle situazioni specifiche per cogliere il risultato dell'intreccio di influenze così disparate.

Il mondo in cui le scienze sociali operano= più interconnesso / più diversificato al proprio interno / continuamente in

movimento; si sviluppa una "multi­sited ethnography" che vuole uscire dalla convenzionale cornice di studi in un solo

luogo per diventare un osservatorio in più luoghi in contemporanea ,così da superare le dicotomie come tra "globale" e

"locale", tra studio dei "modi di vita" delle persone e di studio dei "sistemi" culturali.

Filoni di ricerca che hanno colto la necessità di sviluppare ricerche culturalmente e storicamente situate:

­"teoria dell'azione situata": (California anni 80,Suchman): capacità umane di pianificazione = risultato capacità di

adattarsi alle circostanze tramite l'azione/ Lave: le operazioni di calcolo delle persone nelle situazioni quotidiane sono

sofisticate e irriducibili alla formalizzazione della scienza cognitiva/Clancey: le rappresentazioni della conoscenza usate

dalla scienza cognitiva= non adeguate a spiegare l'interazione tra gli esseri umani e l'ambiente circostante che si forma

e si sviluppa tramite pattern di azione/Clark: l'attività cognitiva umana dipende dal fatto che la mente è situata

nell'ambiente attraverso il corpo.

­Linea degli studi sul contesto: il concetto di contesto è utilizzato quando si vuole sottolineare che un evento non può

essere compreso isolatamente; allacciato allo studio del significato (impulso dal lavoro di Bruner e dagli studi sulle

narrazioni come privilegiate attività di produzione di significato);

­psicologia culturale, Cole: le attività cognitive degli esseri umani = mediate dagli strumenti della cultura a cui

appartengono; concezioni quali quella del Sè = costruite in modi differenti all'interno di differenti culture;Valsiner/

Wertsch= ricerche sul radicamento culturale dei processi cognitivi + dimostrazione che azione non è semplice

esecuzione di decisioni cognitive precedenti ma è il modo in cui gli attori esplorano la specificità delle situazioni.

3.ETNOGRAFIA:LE POSIZIONI SCIENTISTA, INTERPRETATIVA, POSTMODERNA

ETNOGRAFIA: non è né una metodologia, né solo un metodo specifico per la raccolta di dati, ma uno “stile di ricerca

che si distingue sia per il suo obiettivo,(comprendere i significati sociali e le attività delle persone in un dato ambiente)

sia per il suo approccio,(associarsi a quell’ambiente e qualche volta partecipare ad esso); conezione :scopo centrale

delle scienze =comprendere le azioni delle persone e le loro esperienze del mondo + i modi in cui le loro azioni

motivate nascono dalle loro esperienze e si riflettono poi su di esse (Brewer 2000); vuole cogliere i processi sociali

dall'interno; è la principale forma di ispirazione per la ricerca qualitativa; i suoi metodi: osservazione partecipante,

interviste in profondità, l'analisi del discorso e delle narrazioni, l'analisi testuale. È anche un modo particolare di

intendere e di svolgere la ricerca qualitativa (sul campo in situazioni di vita reale).

L'etnografia anglosassone si sviluppa da due centri indipendenti:

­antropologia inglese, Malinowsky, Boas, Radcliffe­Brown, Evans Pritchard (antropologi): studiano Società

preindustriali Asia, Africa, America e Australia in un momento in cui c'è il bisogno degli amministratori coloniali di

comprendere le culture dei paesi conquistati;

­ USA – Robert Park, Università di Chicago (sociologi): studiano Comunità ai margini della società urbana USA: gruppi

devianti + comunità marginali.

In queste tradizioni = enfasi sull'osservazione diretta nel "lavoro sul campo" + oggetto di studio = ambiente naturale

(non laboratorio nè imposizione dall'esterno di significati delle azioni).

Era una Sfida al modello codificato di scienza: ambienti naturali invece che in laboratorio + ricercatori diventano parte

dell'oggetto di studio invece di esserne distaccati + metodi approssimativi; poteva conseguire la validità, ma non

l'affidabilità (costanza nel tempo e nelle situazioni delle misure rilevate) / replicabilità (visto che l’osservatore è

partecipante, cioè parte del processo osservato).

A queste critiche positiviste l’etnografia dà tre tipi di risposte:

­ risposta “scientista”: ricerca di una maggiore scientificità in senso classico attraverso l’accentuazione del rigore dei

metodi osservativi;

­ risposta “interpretativa” o “umanista”: rivendicazione della propria specificità, la realtà sociale e le persone non

puossono essere trattati come un “dato”:persone=attori capaci di creare interattivamente mondo sociale/ perché realtà

si costruisce attraverso le pratiche interpretative che le persone mettono in atto nella vita quotidiana.

­ risposta post­moderna: contrattacco alla presunta “oggettività” dei metodi delle scienze naturali: accusati di non

rispettare i metodi che dichiarano di adottare: l'oggetto di ricerca non è un "dato" che un ricercatore "scopre", ma è

prodotto di strumenti concettuali che il ricercatore usa; + critica x il presupposto "naturalista"( pretendere di cogliere in

modo accurato la "realtà") . Secondo questa posizione la ricerca qualitativa del 900 =basata su due presupposti: che i

ricercatori compissero osservazioni obiettive sul mondo sociale/che i soggetti conoscessero in modo obiettivo le

proprie intenzioni, atteggiamenti ed esperienza + che entrambi fossero in grado di esprimerli in modo obiettivo;

posizione ingenua, non vedeva nelle "osservazioni" del ricercatore le sue griglie categoriali (giudizi e pregiudizi) +

influenze ambientali e culturali in ogni contesto di ricerca + non vedeva, dalle informazioni fornite dai soggetti nei

resoconti, il negoziato tra soggetto e ricercatore (soggetto cerca di venire incontro alle sue aspettative).

Oggi Ricercatori sociali non credono che esistano dei dati da estrarre dalle persone come diamanti, puri e integri (intatti

dagli interessi del ricercatore e dell'ambiente sociale), non è pensabile che il processo di ricerca porti alla luce dati

preesistenti; qualsiasi sguardo è sempre filtrato attraverso le lenti del linguaggio, del genere, della classe sociale, della

razza e della etnicità; non ci sono osservazioni obiettive ma solo osservazioni socialmente situate nei mondi

dell'osservatore e dell'osservato. Di conseguenza i metodi qualitativi dispiegano gamma di metodi interpretativi

connessi tra loro nel tentativo di trovare vie migliori per rendere comprensibili i mondi di esperienza studiati.

4.IL "REALISMO CRITICO" E L'IDENTIFICAZIONE DEI CRITERI DI VALIDITA'

La questione dei metodi da usare nella ricerca qualitativa + la questione dei criteri di validità da adottare per valutare

l'utilizzo dei metodi in ricerca = dipendono dalla posizione ricercatore su questioni generali sulla conoscenza umana (è

in grado di arrivare alla verità?)/ Sulla conoscenza scientifica (qual è l'oggetto della scienza naturale? Quale quello

delle scienze sociali?)/Sulla conoscenza nelle scienze sociali (che tipo di sapere è quello prodotto dalla ricerca

sociale?). Risposta alle questioni rinvia a campo di studio dell'epistemologia: si occupa del modo in cui conosciamo e

del valore di verità delle nostre conoscenze.

Studiosi postmoderni considerano un mito la pretesa delle scienze naturali e sociali di offrire un "master narrative"

(spiegazione esaustiva, univoca e completa) della realtà sociale; l'etnografia "moderna", scientista e interpretativa =

pensava di avere accesso privilegiato al suo oggetto grazie all'osservazione partecipante, per "dire le cose come

stanno", ma critica post­moderna = messo in dubbio la loro capacità di comprendere davvero le culture al loro estranee

+ ritiene inaccettabile il fatto che presentavano le proprie costruzioni come conoscenze "obiettive".

Prospettiva post­moderna però a sua volta vittima di un'accusa dagli studiosi "moderni": quella di relativismo e persino

di nichilismo: per come la mettono loro non si può più distinguere tra una conoscenza più o meno valida, nessun

criterio metodologico può essere proposto.

Tentativi di uscire da questo impasse= costruire prospettive che siano insieme realistiche e non dogmatiche; osserva

Parker: "dire che qualcosa è socialmente costruito significa necessariamente che non è reale?";chiave di superamento

della contrapposizione:

1)"realismo raffinato" (subtle realism, Hammersley 1990): conoscenza scientifica punta Alla verità, ma egli riconosce

che ogni conoscenza è costruita dal ricercatore; propone quattro criteri di validità della ricerca scientifica:

­plausibilità: esige che la pretesa di verità di un assunto sia fondata sulle conoscenze disponibili;

­credibilità: richiede che la pretesa di verità sia basata sulle caratteristiche del fenomeno + sulle capacità del

ricercatore;

­evidenza: possibilità di mettere alla prova assunti non ancora riconosciuti come plausibili;

­rilevanza: identifica l'importanza scientifica e sociale della ricerca.

2) "realismo critico" Porter: rifiuta il naturalismo e ricerca sul campo come raccolta di dati; quattro criteri buona ricerca:

che ricercatore dichiari i suoi interessi e valori/che espliciti scelte metodologiche/che indichi i problemi teorici a cui la

ricerca vuole rispondere/che chiarisca quale tipo di realtà sia riconosciuta alle strutture sociali studiate.

3) "realismo analitico" Altheide, Johnson: considera mondo sociale come prodotto di attività di interpretazione svolta

dalle persone che appartengono alle diverse comunità e dagli etnografi che le studiano; criterio centrale buona ricerca

= multi­vocalità (molteplici prospettive + posizione del ricercatore rispetto a ciascuna voce); la validità ricerca dipende

dalla sua "riflessività": capacità ricercatore di elaborare le le relazioni tra osservato e osservatore.

Queste posizioni indicano strade che consentono di evitare di rimanere intrappolati nella disputa tra moderni e

postmoderni: la realtà è accessibile ma con condizionamenti che limitano il ricercatore e suo oggetto.

La soluzione più elegante = "realismo mediato": richiede due mosse:

a) comprendere il peccato originale responsabile della comparsa del naturalismo;

b) considerare la ricerca sociale un'attività mediata da artefatti culturali.

La ricerca tradizionale = tre criteri fondamentali:

­affidabilità: richiede che strumenti garantiscano misure affidabili e costanti nel tempo e nelle diverse situazioni;

­validità: richiede che ciò che viene misurato sia proprio ciò che si intende studiare;

­replicabilità: richiede che un progetto possa essere riprodotto da altri ricercatori.

Nelle metodologie qualitative spesso non è possibile soddisfare questi criteri; ma non si può rinunciare a distinguere tra

buona e cattiva ricerca, quindi si fissano criteri di qualità (più o meno stringenti a seconda dell'adesione alla prospettiva

post­moderna):

­ situatività: legame esplicitato tra metodi, risultati, interpretazioni e specifici ambiti in cui la ricerca si svolge;

­ contingenza: assegnazione di un valore situato ai risultati di ricerca;

­ riflessività: consapevolezza da parte del ricercatore della non neutralità delle sue posizioni teoriche per quanto

riguarda sia i suoi interessi di ricerca, sia le sue scelte metodologiche;

­ member validation: verifica della verosimiglianza e soprattutto dell’interesse dei risultati per i membri della stessa

comunità scientifica studiata;

­ triangolazione: per descrizioni “più ricche” dei fenomeni osservati: data triangulation (dati provenienti da ambienti e

momenti diversi dello stesso fenomeno), investigator triangulation (presenza sul campo di più osservatori ;controllo

biases personali), theory triangulation (messa alla prova di teorie e ipotesi differenti), methodological triangulation.

5. L'ETNOMETODOLOGIA E L'ANALISI CONVERSAZIONALE

Etnometodologia: Nascita: anni ’60, California, GARFINKEL: nella ricerca sul modo in cui si prendono decisioni nei

processi, si rende conto che le giurie utilizzano conoscenze di senso comune; si propone di comprendere come si

formino ed agiscono queste conoscenze, diverse dalla razionalità studiata dalla sociologia ufficiale: "tutte le proprietà

logiche e metodologiche dell'azione dovrebbero essere considerate come una realizzazione continua di pratiche

comuni socialmente organizzate". I metodi che persone usano nella vita sociale sono dei fatti morali incorporati

nell'azione (non ubbidiscono a norme astratte ma orientano l'azione perché si svolga senza intralci, sia affidabile e

riconoscibile); le condotte quotidiane sono fatti tanto “naturali” quanto “sociali”, come il fatto che a una domanda segua

una risposta; sono il modo in cui l’ordine sociale viene continuamente prodotto nella pratica. Per mettere in evidenza la

presenza pervasiva dell'ordine morale nell'azione il ricercatore inventò i "breaching experiments": persone invitate a

infrangere tacite regole convenzionali di cooperazione e comunicazione (ai suoi studenti chiese di comportarsi per

brevi periodi in famiglia come se fossero dei pensionati: risultavano situazioni imbarazzanti ed irritanti per gli altri

membri) con scopo di rendere evidenti le norme implicite nell'organizzazione sociale delle condotte quotidiane.

Dalla Etnometodologia nasce "l'analisi della conversazione": anni ’70, California, SACKS, JEFFERSON, SCHLEGOFF:

hanno legame sul piano storico, ma è oggetto di controversia sul piano teorico: analisi rimproverata di aver virato a una

deriva positivistica; alla radice dell'accusa = il fatto che l'analisi parte da trascrizioni accurate, e a causa della loro

accuratezza = considerate alla stregua di dati "oggettivi"; l'accuratezza della trascrizione comunque è un'acquisizione

preziosa nella storia dei metodi qualitativi perché permette al ricercatore + ad altri studiosi di controllare e modificare

l'interpretazione iniziale, Seale e Silvermann mostrano i vantaggi della "trascrizione jeffersoniana": permette di cogliere

in vari passaggi conversazionali anche i messaggi impliciti che non hanno un termine esplicito che faccia capire che

sono stati esposti, e comunque il maggior pregio di una trascrizione accurata è proprio quello di lasciare aperta la

strada a vari interrogativi circa il senso dell'interazione in corso. Lo studio dei metodi delle persone per conversare ha

messo in luce elementi di organizzazione interna dell'attività (turno, sequenze complementari, preferenze ecc), e mette

in evidenza il carattere interattivo della conversazione, che appare un'attività intersecamente cooperativa. L'analisi =

vivacemente criticata da sociologi e antropologi del linguaggio: rimproverata di ignorare il contesto culturale e storico in

cui avvengono interazioni,Hymes: "è assurdo inventare disciplina per occuparsi della vita che si può osservare appena

usciamo di casa", difesa di Schegloff: l'analisi coglie meccanismi autonomi dell'interazione che operano più o meno

allo stesso modo in contesti diversi (questa presunzione cozza contro l'impegno delle ricerche qualitative di cogliere la

variabilità delle condotte umane).

La ricerca etnometodologica = occupata sia dell'analisi delle istituzioni scientifiche sia dello studio dell'attività umana

negli ambienti di lavoro (continuamente riconfigurate per effetto delle nuove tecnologie).

Negli studi recenti etnometodologia e analisi della conversazione= sempre meno distinguibili: ricerca è sempre più

situata.

6. L'ANALISI DEL DISCORSO E L'ANALISI DELLE NARRAZIONI

Discorso e conversazione sono realtà diverse: il discorso la comprende ma non si limita ad essa (l'arringa di un

avvocato, un libro di testo per le scuole = sono discorsi senza essere conversazioni).

Van Dijk, discorso: l'azione sociale compiuta da coloro che utilizzano il linguaggio per comunicare in situazioni sociali

e, in senso lato, nell'ambito della società e della cultura.

Retroterra analisi discorso = non è etnometodologia (no enfasi sulle pratiche quotidiane, ma un più variegato insieme di

influenze):

­fonti di influenza esterne alla psicologia: Batchin: centrato sulla ubiquità del dialogo nella conoscenza e azione umana/

Wittgenstein: linguaggio al centro condotte sociali umane/ Goffman: studia la presentazione di sè in pubblico come

evento drammaturgico/ Foucault: pratiche discorsive = strumentali all'esercizio del potere/ Duranti: discorso = pratica

culturale inserita in un contesto specifico che va ricostruito con metodi etnografici.

­Fonti e influenze interne alla psicologia: "costruzionismo" di Gergen: esperienza umana ha carattere relazionale/

"approccio retorico" di Billig: contribuisce alla nascita della psicologia discorsiva, nel testo "discutere e pensare":

pensare vuol dire discutere, con sé come con gli altri; avere un atteggiamento significa prendere una posizione su un

problema controverso; il significato di una posizione dipende da ciò che viene sostenuto + da ciò che viene rifiutato";

dall'interesse per la discussione discendono l'interesse per le ideologie come artefatti sociali rispetto a cui le persone

prendono posizione con le loro azioni e discorsi + l'impegno nello sviluppo di approccio "retorico" alla psicologia sociale

(argomentativo e persuasivo); nello stesso tempo compare anche il manifesto della psicologia sociale discorsiva:

atteggiamenti = non contenuti mentali astratti, rivelati attraverso il linguaggio, ma costruzioni discorsive in uno specifico

contesto sociale (concezione discorsiva atteggiamenti spiega meglio e incoerenza e variabilità degli atteggiamenti a

seconda dei contesti).

La questione della responsabilità sociale e politica del ricercatore è il tema centrale di una variante della psicologia

discorsiva: la "analisi critica del discorso": si occupa dei modi in cui il linguaggio è coinvolto nelle relazioni di potere

("critica" perché cerca di mettere in luce le connessioni tra il linguaggio è altri aspetti della vita sociale opachi + perché

impegnata nel promuovere cambiamenti sociali in senso progressista); secondo l'analisi critica del discorso l'ordine

sociale influenza l'ordine del discorso conferendo ad alcuni generi di discorso dominanza e confinando altri alla

subordinazione. L'analisi del discorso ha in comune con l'analisi conversazionale l'interesse x il parlare come attività

sociale situata nei contesti di vita quotidiana + diffidenza per spiegazioni dei processi interattivi in termini di operazioni

mentali, però anche differenze:

­analisi conversazione si occupa dei meccanismi di mantenimento dell'ordine sociale nella vita quotidiana/analisi

discorso interessata al modo in cui viene costruito il significato di esperienze personali e sociali (modi in cui

l'organizzazione del significato o discorso interagisce con l'ordine sociale);

­l'analisi della conversazione è un metodo libero da presupposti teorici (la conversazione in interazione trascritta

conterrebbe in sé tutta l'informazione per comprendere ciò che sta avvenendo)/l'analisi del discorso riconosce i debiti

teorici, che è bene siano esplicitati;

­analisi conversazione = tecnica di trascrizione come funzione determinante per la validità scientifica della

ricerca/analisi discorso usa anche tecniche più semplici.

L'analisi del discorso ha prodotto importanti ricerche su attività nei tribunali/nelle consultazioni mediche/nelle attività di

counseling; in Italia = contributi da Bonaiuto, Fasulo, Sterponi sull'attribuzione di intenzionalità retorica. L'analisi del

discorso si interessa del discorso in sé, come è costruito, le sue funzioni ecc. ed è una forma radicalmente non­

cognitiva di psicologia sociale (centrata sulle strategie, sulle motivazioni degli attori, sugli obiettivi che si propongono

con le loro azioni discorsive).

Analisi delle narrazioni: si occupa degli scambi sociali quotidiani attraverso cui le persone cercano di dare un senso

alle loro esperienze, "la narrazione personale è un modo di usare il linguaggio per imbevere gli eventi della vita di un

ordine temporale e logico"; idee di Batchin sulla dialogicità trovano applicazione nella narrazione intesa come co­

produzioni: "l'attività narrativa diventa uno strumento per riflettere collaborativamente sulle situazioni specifiche e sul

loro posto nello schema generale della vita"; le narrazioni personali spesso partono da un disorientamento di fronte ad

esperienze che il narratore non sa come collocare, rispetto cui non ha una posizione da far valere retoricamente;

attenzione per le voci deboli, confuse, incoerenti.

7. LA "GROUNDED THEORY" E LA "COMPUTER­ASSISTED ANALYSIS"

La "grounded theory" (Glaser e Strauss, 1967) =metodo per “andare dai dati alle teorie”, affinché la teoria emerga dai

dati in modo puramente induttivo: le teorie devono essere lette nei dati in cui sono radicate (“grounded”); quindi

orientamento realista, per alcuni posizione di fatto positivista: la conoscenza potenziale è effettivamente “nei dati”, cioè

“al di fuori” del ricercatore, al quale spetta solo di “catturarla”; prevede:

­ raccolta dei dati il più ampia e accurata possibile attraverso metodologie diversificate;

­ codificazione dati in categorie né predefinite, né per forza mutualmente esclusive (una categoria può cambiare nel

corso ricerca e può essere interna a altre categorie);

­ processo di codifica inizialmente solo descrittivo, usando il linguaggio naturale dei partecipanti alla ricerca, poi, a

mano a mano che “la teoria emerge dai dati”, maggiore astrazione nella definizione delle categorie;

­ analisi comparativa: tornare continuamente dalla teoria ai dati e viceversa; persino la stesura del rapporto di ricerca

non è altro che una “interruzione momentanea” del processo.

I programmi di analisi computerizzata dei testi sono di fatto costruiti sulla base dei criteri e della metodologia della

grounded theory, per cui chi li utilizza finisce per lavorare almeno in parte secondo questa prospettiva anche quando il

suo approccio teorico è diverso.

CAP 2

CONTESTI DI VITA QUOTIDIANA, INTERAZIONE E DISCORSO

Crescente interesse della psicologia x i sistemi di attività quotidiana, presentati i passi metodologici attraverso cui si

realizzano le ricerche etnografico­discorsive.

1. I SISTEMI DI ATTIVITA' QUOTIDIANA.

Interesse per sistemi di attività quotidiana e interazioni sociali e discorsive che li caratterizzano. La scelta di studiare le

pratiche di costruzione sociale delle diagnosi o delle forme di collaborazione a interno sala operatoria dipende da

preferenza teorica verso il carattere situato delle azioni e delle pratiche quotidiane (e più in generale di cognizione

distribuita).

Tale scelta accomuna studi che esaminano le prestazioni cognitive in diverse situazioni pratiche che si svolgono nel

mondo sociale, all'interno di quelli che sono stati definiti "sistemi di attività situata".

Utile per la comprensione analizzare gli aspetti che caratterizzano la tradizione culturale di studio dei sistemi di attività

situata: il paradigma considera centrale condurre ricerche nei contesti sociali di vita quotidiana e con gli attori sociali in

questi naturalmente coinvolti (es chirurghi in sala operatoria /bambini e insegnanti in classe).

Privilegiare contesti della vita quotidiana permette di tener conto variabilità funzioni cognitive che, in base a tale

prospettiva teorica, sono sempre:

­specifiche in rapporto allo svolgimento di compiti particolari che sono diversamente valorizzati dalle differenti culture e

comunità (prendere una decisione durante un'operazione in un ospedale occidentale non implica lo stesso processo di

una decisione politica);

­mediate da strumenti e artefatti specifici (es strumento di mediazione medico = semplici come la cartella clinica o

fonendoscopio/complessi come quelli radiologici, ecografici/ pratiche e lessico diagnostico);

­distribuite all'interno dei contesti sociali (il realizzarsi di un intervento chirurgico è un' attività coordinata e distribuita tra

tali attori sociali).

Il ricercatore che si riconosce in tale paradigma considera l'inscindibilità di azioni cognitive, compiti e strumenti (si

considera sempre il carattere radicalmente situato, localmente costruito e socialmente fondato delle pratiche sociali);

l'unità di analisi psicologica non è quindi il singolo individuo ma piuttosto i sistemi di attività (nessuna delle nostre

attività quotidiane può essere descritta semplicemente come la somma di tanti funzionamenti psicologici: occorre

rendere conto di come all'interno di situazioni sociali specifiche si articola la creazione di un significato condiviso che

rende ogni azione comprensibile agli altri); quindi occorre identificarsi con una "psicologia dell'interazione" piuttosto che

con una psicologia dei fenomeni cognitivi individuali.

Da queste scelte teoriche e epistemologiche dipendono anche le scelte metodologiche che riguardano il tipo di dati

psicologici e di analisi della ricerca.

La scelta di entrare nei contesti della vita quotidiana = comporta decisioni (avere accesso in ospedale, scegliere quale

dati raccogliere e con quali strumenti ecc):

2.ETNOGRAFIA DELLE PRATICHE QUOTIDIANE

Come si studiano i sistemi di attività quotidiana e situata? Quali sono i problemi metodologici? Quali sono le variabili da

scoprire?

Primo aspetto da considerare = la "non neutralità" della strumentazione metodologica che si decide di utilizzare: le

caratteristiche metodologiche dipendono dalle scelte teoriche e epistemologiche ricercatore + valutazione del grado di

conoscenza del fenomeno + dalle scelte già compiute da altri ricercatori + dai vincoli e peculiarità degli attori sociali +

dal contesto in cui operano (nostro caso = ospedaliero). Quindi ricercatore deve fare scelte metodologiche, e deve

esplicitare perché sono state prese alcune decisioni a scapito di altre.

Problema teorico: cosa consideriamo come dato empirico? La natura di quello che si è considerato tale è molto

cambiata: dai resoconti introspettivi di Wundt alla frequenza di accadimento di certi fenomeni ecc. (a testimonianza che

dati = artefatti dagli strumenti con cui si decide di raccoglierli).

I dati non esistono indipendentemente dal ricercatore che li produce e che li seleziona dal continuum della vita

psicologica di ognuno di noi e li fa emergere come eventi empirici; per chi studia i sistemi di attività situata i dati =

attività congiunte che si realizzano all'interno di tali sistemi.

Ma come si arriva a disporre di tali dati discorsivi interattivi? Quali sono le conoscenze di sfondo che mi permettono di

situarli all'interno del sistema che sto studiando?

Risposta= etnografia: metodo essenziale per lo studio dei sistemi di attività situata e degli attori sociali in questi

coinvolti, che co­costruiscono progressivamente una realtà condivisa e realizzano azioni significative e appropriate

all'interno di quella realtà; è lo studio dell'altro. L'etnografia (insieme alla prospettiva conversazionale e discorsiva) = dà

accesso a mondi di significati in cui le azioni, le parole, i comportamenti degli altri hanno un senso; permette al

ricercatore di cogliere il punto di vista del nativo (o comunque dell'altro); la scelta degli strumenti avviene durante la

ricerca stessa in un percorso di focalizzazione progressiva, nel quale i risultati di ogni fase servono come dati per la

successiva. Obiettivo = rappresentare le caratteristiche del diverso da noi e gli altri modi di vita; quindi = uno dei metodi

più adeguati per sistemi di attività quotidiana, interpretando i significati rilevanti per gli attori sociali nella costruzione del

mondo sociale. L'etnografia richiede al ricercatore flessibilità e sensibilità nell'utilizzo degli strumenti di rilevazione +

abilità nel padroneggiare e combinare tecniche diverse: più strumenti di raccolta dei dati (interviste, osservazioni delle

interazioni ecc). La validità delle ricerche etnografiche = non nell'oggettività della descrizione, ma nell'insieme di

autenticità/plausibilità/credibilità che le descrizioni forniscono, anche agli attori sociali osservati (attori devono essere

coinvolti in quanto le loro strategie interpretative = essenziali per capire e decidere quale ricostruzione sia

contestualmente accettabile e appropriata). Eventi = quindi considerati a partire dal loro realizzarsi nel "campo

reciprocamente condiviso" dai partecipanti, a prescindere dalla frequenza o significatività statistica della variazione

stessa + nel considerare i concetti teorici come strumenti da mettere a punto piuttosto che come modelli rigidi che i dati

possono solo confermare o negare.

Strumenti dell'analisi della conversazione aiutano ad illuminare il modo in cui si realizzano interattivamente le forme di

costruzione del mondo sociale/i metodi etnografici non perdono di vista sistemi di attività più ampi in cui si realizzano le

produzioni discorsive analizzate.

Uno degli ambiti in cui metodologia etnografico­conversazionale è utilizzata = "“workplace studies”: sistemi di attività

lavorativa, studiati come complessi sistemi di pratiche sociali organizzate attorno ad obiettivi socioculturalmente

definiti ;la metodologia permette di analizzare le organizzazioni e i gruppi in azione descrivendo il modo in cui le

pratiche sociali e congiunte del lavoro sono costruite, mediate e realizzate attarverso interazioni sociali e discorsive tra

gli attori sociali, senza perdere di vista il contesto materiale, tecnologico e fisico in cui hanno luogo; non si cercano

essenze universali, ma "rassomiglianze di famiglia" tra diversi sistemi di attività situata. Invece di cercare azioni e

situazioni tipiche si ricercano aree di sovrapposizione parziale che possono rendere "parenti" le singole situazioni

particolari e perciò interessante l'analisi delle azioni che si realizzano al loro interno. Conoscenza prodotta = mai

definitiva, non produce teoria generale sulle forme di collaborazione nei gruppi lavorativi, ma descrizioni il più possibile

ricche e appropriate di specifiche comunità. I criteri e le verifiche della correttezza e dell'obiettività devono variare

sostanzialmente al variare delle discipline e degli oggetti di ricerca e delle scelte teoriche.

3. IDENTIFICARE I "LUOGHI" DEL DISCORSO

Caso ricerca nel gruppo in sala operatoria: obiettivo = descrivere come gruppo realizza forme efficaci di collaborazione

coordinando l'attività per mezzo dei discorsi + analizzare come la presenza di eventuali vincoli possa cambiare tali

attività di collaborazione.

Più fasi che caratterizzano il percorso metodologico che un ricercatore interessato a studio etnografico­discorsivo dei

sistemi di attività situata deve affrontare:

**3.1 l'accesso ai sistemi di attività situata.

Una delle più problematiche, comprende il contatto con il sistema di attività e i primi incontri con i suoi responsabili;

deve saper negoziare il proprio ruolo + mentre il ricercatore osserva gli attori, questi osservano il ricercatore + deve

iniziare a conoscere possibili aree problematiche su cui indirizzare l'osservazione; in questa fase va richiesto il

consenso all'uso di strumenti di osservazione, solitamente intrusivi e disturbanti (possono produrre rifiuti o limitazioni);

ricercatore e attori si impegnano a condividere e negoziare obiettivi, strumenti e tempi della ricerca in un'ottica di

"ricerca dialogica" (non è un caso che si parli di "attori sociali" e non di soggetti, per il ruolo attivo e

epistemologicamente rilevante dei protagonisti del sistema nella realizzazione empirica della ricerca). Nel caso:

accesso possibile grazie a un informatore interno (il ricercatore lo conosceva da prima), ma è stata comunque inviata

una lettera di richiesta ufficiale nella quale= garantita adesione al codice etico + garanzia rispetto privacy + consenso

informato di tutti.

**3.2 etnografia di sfondo dell'organizzazione.

Fase effettuata mediante strumenti osservativi etnografici (osservazione partecipante, interviste ecc), finalizzata a

familiarizzare con contesto + conoscere tempi e organizzazione quotidiana attività + identificare le pratiche

comunicative; la fase punta a definire l'unità di analisi della ricerca, l'oggetto di indagine. Fase di osservazione "libera",

per identificare i contesti più produttivi per un'analisi etnografica e produrre uno schema generale che comprenda

diverse tipologie di partecipazione al sistema per definire i confini ricerca + pianificare l'uso delle risorse.

Nel caso: analisi stabilità/mobilità dei gruppi operatori + quantità di interventi.

**3.3 storie, interviste e osservazioni.

L'etnografo non parte assumendo di conoscere già le domande giuste, la scoperta delle domande è un risultato

intermedio della ricerca; in questa fase = utilizzati pluralità di strumenti: osservazioni libere e spot, interviste informali

ecc, che possono aumentare comprensione delle caratteristiche e dei vincoli del sistema di attività.

Nel caso: interviste narrative a chirurghi + osservazioni­pilota di alcuni interventi; in base a tali osservazioni = a punto i

dettagli tecnici della registrazione e raccolta dei dati + indicata la necessità di disporre anche di note di campo e di

mappa che riproducesse la disposizione fisica del gruppo nella sala operatoria.

**3.4 la raccolta di dati discorsivi e interattivi.

Quindi analisi previa ha aiutato a identificare gli eventi discorsivi ricorrenti, e la rappresentatività di tali dati è assicurata

dal loro essere chiaramente e esplicitamente situati + dall'essere eventi rilevanti e significativi per le persone che vi

partecipano.

Nel caso: in base ai risultati fasi precedenti = deciso di osservare tre interventi (diversi per grado di urgenza: due "in

elezione", il terzo "in urgenza"); la raccolta dei dati conversazione = avvenuta in un unico giorno: ricercatore si è recato

presso il blocco operatorio e ha osservato seduta operatoria "in elezione", poi osservato all'interno dello stesso blocco

l'intervento "in urgenza"; raccolta è stata principalmente tramite audio registrazioni; il ricercatore era un ferrarista di

sala operatoria, quindi ha potuto negoziare presenza in sala operatoria + la sua competenza gli ha permesso di

seguire aspetti significativi del funzionamento del gruppo operatorio, come comprensione lessico ecc (senza questa

qualificazione =non possibile raccogliere dati in "presa diretta", avrebbe dovuto delegare all'informatore con

conseguenza di ridotta precisione di raccolta dei dati). La registrazione = complessivamente buona; ore complessive di

osservazione e audio registrazione = quattro.

**La trascrizione dei dati discorsivi e interattivi.

Trascrizioni conversazionali delle quattro ore di audio registrazione = i dati principali per descrivere come un'attività

complessa sia realizzata interattivamente dagli attori sociali del gruppo. Utilizzata una "trascrizione jeffersoniana", che

permette di mantenere nel testo trascritto aspetti e dettagli (verbali e non verbali) del discorso in interazione che sono

essenziali per un'analisi sufficientemente approfondita; il ricercatore compie delle scelte collegate alle sue ipotesi

teoriche e obiettivi, quindi le trascrizioni riprodurranno con la migliore approssimazione possibile gli aspetti verbali e

non verbali dell'interazione discorsiva di cui l'analista ha bisogno per condurre la sua analisi e condividerla con gli altri

(caratteristica distintiva ricerche sui sistemi di attività situata = presentare dati non troppo trasformati dalla ricercatore;

qui= visibile una differenza con gli studi quantitativi ,dove il processo di categorizzazione dei dati è nascosto al lettore).

**Analisi e primi risultati.

Trascrizioni conversazione = analizzati rispetto alle richieste e alle condizioni specifiche del sistema di attività in cui

prodotte, per costruire il quadro di quali siano le caratteristiche "critiche" delle pratiche discorsive utilizzate dai membri

nella realizzazione sociale e distribuita dell'attività chirurgica. L'analisi è tuttora in corso, ma alcuni risultati: tutti, in

particolare i chirurghi, "interagiscono" meno durante interventi di urgenza (caratterizzati da numerosissime e frenetiche

azioni sul paziente ma anche da lunghe pause): caratteristica di urgenza quindi attiva in misura maggiore quel campo

di tacite attese reciproche che permette ai gruppi di agire in modi congiunti e collaborativi (sembra quindi che la

collaborazione sia efficace grazie alla condivisione di un quadro di attese­previsioni reciproche per lo più tacita, resa

esplicita solo in casi problematici/nel caso di interazione tra chirurgo esperto e meno esperto, nella quale l'interazione

è serrata in quanto non è più in atto una tacita comprensione e previsione di "quello che devo fare" e di "quello che

succederà adesso" da parte del novizio).

4. CONCLUSIONI

Uno degli assunti più rilevanti che sottostanno alle scelte = quello che considera "l'intelligibilità condivisa dell'azione"

come raggiunta di volta in volta durante l'interazione discorsiva e con riferimento alle situazioni specifiche; quindi

interesse = studiare come viene raggiunta e prodotta la mutua intelligibilità del mondo sociale in situazioni specifiche.

CAP 3

L'ORGANIZZAZIONE DEL DISCORSO

Alcuni caratteri del discorso ci aiutano a comprendere ciò che accade nelle interazioni che si assumono come dati di

ricerca. Qui= percorso di diverse discipline che avvicinerà alle tecniche di analisi più fini per l'identificazione dei modi

con cui i parlanti evocano l'uno per l'altro il contesto che ritengono appropriato.

1.IL GENERE

Lo studi dei generi del discorso si sviluppa in origine in ambito letterario, poi di rilevanza antropologica x classificare i

repertori folkloristici (narrazioni/ performance drammaturgiche/ cerimonie reigiose) all'interno comunità.

Batchin, 2 possibilità:

­il genere equivale all’evento linguistico (quindi tutto il discorso ha luogo all'interno di generi); sostiene che anche il


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Tepka

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Analisi delle pratiche conversazionali, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro "metodi qualitativi in psicologia" da Giuseppe Mantovani e Anna Spagnolli(cap1,2,3,4,5) .
Gli argomenti trattati sono:
- i metodi qualitativi. strumenti per una ricerca situata (etnografia,etnometodologia, analisidel discorso);
- contesti di vita quotidiana, interazione e discorso;
-l'organizzazione del discorso (genere, stile, registro, chiave, struttura di partecipazione);
-analisi delle azioni verbali e non verbali;
-analisi delle narrazioni


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia dello sviluppo e dell'educazione
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tepka di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi delle pratiche conversazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Spagnolli Anna.

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