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Metodi qualitativi in psicologia

I metodi qualitativi in psicologia: strumenti per una ricerca situata

I metodi di ricerca sono prodotti e giustificati da teorie circa la natura del sapere e della realtà sociale. All'origine della fortuna dei metodi qualitativi vi è il crescente interesse per la comprensione dei processi sociali dall'interno, in una prospettiva "etnografica".

Metodi e metodologie: regole e teorie sono interconnesse

L'espressione "metodi qualitativi" acquista senso attraverso l'opposizione ai metodi "quantitativi" (gli ultimi costituiscono standard nella ricerca sperimentale e in quei settori della ricerca psicosociale che si affidano alle survey: ricerche su grandi numeri di soggetti che fanno uso di criteri di campionamento e di tecniche di analisi statistiche raffinate).

La relazione tra metodi qualitativi e quantitativi è intesa in modi differenti: secondo alcune prospettive sono alternativi e contrapposti; secondo altre, sono compatibili e complementari. Tra i due estremi, esistono soluzioni intermedie. Le critiche ai metodi quantitativi mettono in discussione non la loro validità in particolari ambiti (ad esempio nelle scienze biologiche), ma la capacità di cogliere in modo soddisfacente processi sociali, come la conversazione, che avvengono nei contesti quotidiani, la trasmissione di conoscenze di una comunità, ecc. Le diverse posizioni incorporano anche concezioni diverse circa la natura e gli scopi dei metodi qualitativi.

I metodi di indagine possono essere intesi come un insieme di regole procedurali per raggiungere conoscenza socialmente certificata. Le regole che costituiscono i metodi sono giustificate sulla base di teorie (teorie sulla scienza, conoscenza e realtà): questa cornice di sostegno (framework) è chiamata "metodologia".

Ultimamente si è prestata sempre maggior attenzione alla discussione dei fondamenti teorici e metodologici dei metodi di ricerca; non è sempre stato così, in passato erano solo indicazioni tecniche sulle regole procedurali da seguire a seconda delle diverse situazioni.

La scelta dei metodi dipende da, e a sua volta influenza, scelte più generali che il ricercatore deve fare circa le strategie di ricerca che intende adottare. Ogni metodologia scientifica deve proporre metodi socialmente controllabili; la necessità di produrre conoscenze pubblicamente controllabili non coincide però con l'esaltazione del "rigore" metodologico come un valore in sé per sé: il valore di una metodologia dipende dalla sua capacità di affrontare problemi socialmente rilevanti all'interno di un quadro teorico preciso e coerente. Se una metodologia deve permettere di comprendere o costruire oggetti interessanti, e se gli oggetti mutano continuamente, allora una buona metodologia dovrà vigilare per evitare di trasformarsi in un semplice insieme di regole da applicare: "ogni volta che un'ortodossia si impone, si corre il rischio che una voce a carattere monologico soffochi lo spirito critico".

Globalizzazione: la necessità di una ricerca culturalmente situata

I problemi della ricerca psicologica sono differenti da quelli di vent'anni fa. Viviamo in una "global ecumene", un mondo integrato su scala planetaria in cui quello che capita a Dallas può avere effetti a New York ma anche a Londra. Siamo interessati a cogliere la variabilità e non solo l'uniformità nei processi sociali. Siamo sempre meno disposti a sacrificare al rigore metodologico la possibilità di capire che cosa le persone facciano quando parlano tra di loro, quando prendono delle decisioni ecc. (specialmente nelle scienze sociali, che sono più consapevoli della funzione di mediazione della cultura in particolari luoghi e momenti).

I processi di globalizzazione non vanno necessariamente nella direzione della omogeneizzazione; non c'è scomparsa della diversità culturale ma la formazione di una nuova cultura, che emerge negli incontri culturali. Sono necessarie metodologie molto attente alle situazioni specifiche per cogliere il risultato dell'intreccio di influenze così disparate. Il mondo in cui le scienze sociali operano è più interconnesso, più diversificato al proprio interno e continuamente in movimento; si sviluppa una "multi-sited ethnography" che vuole uscire dalla convenzionale cornice di studi in un solo luogo per diventare un osservatorio in più luoghi in contemporanea, così da superare le dicotomie come tra "globale" e "locale", tra studio dei "modi di vita" delle persone e di studio dei "sistemi" culturali.

Filoni di ricerca hanno evidenziato la necessità di sviluppare ricerche culturalmente e storicamente situate:

  • Teoria dell'azione situata: (California anni '80, Suchman) le capacità umane di pianificazione sono il risultato della capacità di adattarsi alle circostanze tramite l'azione. Lave sostiene che le operazioni di calcolo delle persone nelle situazioni quotidiane sono sofisticate e irriducibili alla formalizzazione della scienza cognitiva. Clancey afferma che le rappresentazioni della conoscenza usate dalla scienza cognitiva non sono adeguate a spiegare l'interazione tra gli esseri umani e l'ambiente circostante che si forma e si sviluppa tramite pattern di azione. Clark dichiara che l'attività cognitiva umana dipende dal fatto che la mente è situata nell'ambiente attraverso il corpo.
  • Linea degli studi sul contesto: il concetto di contesto è utilizzato quando si vuole sottolineare che un evento non può essere compreso isolatamente; allacciato allo studio del significato, è influenzato dal lavoro di Bruner e dagli studi sulle narrazioni come privilegiate attività di produzione di significato.
  • Psicologia culturale, Cole: le attività cognitive degli esseri umani sono mediate dagli strumenti della cultura a cui appartengono. Concezioni quali quelle del Sé sono costruite in modi differenti all'interno di differenti culture. Valsiner e Wertsch hanno condotto ricerche sul radicamento culturale dei processi cognitivi e dimostrato che l'azione non è semplice esecuzione di decisioni cognitive precedenti ma è il modo in cui gli attori esplorano la specificità delle situazioni.

Etnografia: le posizioni scientista, interpretativa, postmoderna

L'etnografia non è né una metodologia, né solo un metodo specifico per la raccolta di dati, ma uno "stile di ricerca" che si distingue sia per il suo obiettivo (comprendere i significati sociali e le attività delle persone in un dato ambiente) sia per il suo approccio (associarsi a quell’ambiente e qualche volta partecipare ad esso). Lo scopo centrale delle scienze è comprendere le azioni delle persone e le loro esperienze del mondo, nonché i modi in cui le loro azioni motivate nascono dalle loro esperienze e si riflettono poi su di esse (Brewer 2000). L'etnografia vuole cogliere i processi sociali dall'interno ed è la principale forma di ispirazione per la ricerca qualitativa. I suoi metodi includono l'osservazione partecipante, le interviste in profondità, l'analisi del discorso e delle narrazioni e l'analisi testuale. È anche un modo particolare di intendere e di svolgere la ricerca qualitativa sul campo in situazioni di vita reale.

L'etnografia anglosassone si sviluppa da due centri indipendenti:

  • Antropologia inglese: Malinowski, Boas, Radcliffe-Brown, Evans Pritchard (antropologi) studiano società preindustriali in Asia, Africa, America e Australia in un momento in cui c'è il bisogno degli amministratori coloniali di comprendere le culture dei paesi conquistati.
  • USA – Robert Park, Università di Chicago (sociologi): studiano le comunità ai margini della società urbana USA, come gruppi devianti e comunità marginali.

In queste tradizioni vi è enfasi sull'osservazione diretta nel "lavoro sul campo" e l'oggetto di studio è l'ambiente naturale (non laboratorio né imposizione dall'esterno di significati delle azioni).

Era una sfida al modello codificato di scienza: ambienti naturali invece che in laboratorio, con i ricercatori che diventano parte dell'oggetto di studio invece di esserne distaccati e metodi approssimativi. Poteva conseguire la validità, ma non l'affidabilità (costanza nel tempo e nelle situazioni delle misure rilevate) o la replicabilità (visto che l’osservatore è partecipante, cioè parte del processo osservato).

A queste critiche positiviste l’etnografia dà tre tipi di risposte:

  • Risposta "scientista": ricerca di una maggiore scientificità in senso classico attraverso l’accentuazione del rigore dei metodi osservativi.
  • Risposta "interpretativa" o "umanista": rivendicazione della propria specificità, la realtà sociale e le persone non possono essere trattati come un “dato”: le persone sono attori capaci di creare interattivamente il mondo sociale. La realtà si costruisce attraverso le pratiche interpretative che le persone mettono in atto nella vita quotidiana.
  • Risposta postmoderna: contrattacco alla presunta "oggettività" dei metodi delle scienze naturali, accusati di non rispettare i metodi che dichiarano di adottare. L'oggetto di ricerca non è un "dato" che un ricercatore "scopre", ma è prodotto di strumenti concettuali che il ricercatore usa. Critica anche il presupposto "naturalista" (pretendere di cogliere in modo accurato la "realtà").

Oggi, i ricercatori sociali non credono che esistano dei dati da estrarre dalle persone come diamanti, puri e integri, intatti dagli interessi del ricercatore e dell'ambiente sociale. Non è pensabile che il processo di ricerca porti alla luce dati preesistenti; qualsiasi sguardo è sempre filtrato attraverso le lenti del linguaggio, del genere, della classe sociale, della razza e dell'etnicità. Non ci sono osservazioni obiettive ma solo osservazioni socialmente situate nei mondi dell'osservatore e dell'osservato. Di conseguenza, i metodi qualitativi dispiegano una gamma di metodi interpretativi connessi tra loro nel tentativo di trovare vie migliori per rendere comprensibili i mondi di esperienza studiati.

Il "realismo critico" e l'identificazione dei criteri di validità

La questione dei metodi da usare nella ricerca qualitativa e dei criteri di validità da adottare per valutare l'utilizzo dei metodi in ricerca dipendono dalla posizione del ricercatore su questioni generali sulla conoscenza umana (è in grado di arrivare alla verità?), sulla conoscenza scientifica (quale è l'oggetto della scienza naturale? Quale quello delle scienze sociali?), e sulla conoscenza nelle scienze sociali (che tipo di sapere è quello prodotto dalla ricerca sociale?).

La risposta a queste questioni rinvia al campo di studio dell'epistemologia, che si occupa del modo in cui conosciamo e del valore di verità delle nostre conoscenze.

Gli studiosi postmoderni considerano un mito la pretesa delle scienze naturali e sociali di offrire un "master narrative" (spiegazione esaustiva, univoca e completa) della realtà sociale. L'etnografia "moderna", scientista e interpretativa, pensava di avere accesso privilegiato al suo oggetto grazie all'osservazione partecipante, per "dire le cose come stanno", ma la critica postmoderna ha messo in dubbio la loro capacità di comprendere davvero le culture a loro estranee e considera inaccettabile il fatto che presentassero le proprie costruzioni come conoscenze "obiettive".

La prospettiva postmoderna è però a sua volta accusata dagli studiosi "moderni" di relativismo e persino di nichilismo: per come la mettono loro, non si può più distinguere tra una conoscenza più o meno valida, e nessun criterio metodologico può essere proposto.

Tentativi di uscire da questo impasse includono la costruzione di prospettive che siano insieme realistiche e non dogmatiche. Osserva Parker: "dire che qualcosa è socialmente costruito significa necessariamente che non è reale?". La chiave di superamento della contrapposizione è:

  • Realismo raffinato (subtle realism, Hammersley 1990): la conoscenza scientifica punta alla verità, ma egli riconosce che ogni conoscenza è costruita dal ricercatore. Propone quattro criteri di validità della ricerca scientifica:
    • Plausibilità: esige che la pretesa di verità di un assunto sia fondata sulle conoscenze disponibili.
    • Credibilità: richiede che la pretesa di verità sia basata sulle caratteristiche del fenomeno e sulle capacità del ricercatore.
    • Evidenza: possibilità di mettere alla prova assunti non ancora riconosciuti come plausibili.
    • Rilevanza: identifica l'importanza scientifica e sociale della ricerca.
  • Realismo critico Porter: rifiuta il naturalismo e la ricerca sul campo come raccolta di dati; quattro criteri per una buona ricerca:
    • Che il ricercatore dichiari i suoi interessi e valori.
    • Che espliciti scelte metodologiche.
    • Che indichi i problemi teorici a cui la ricerca vuole rispondere.
    • Che chiarisca quale tipo di realtà sia riconosciuta alle strutture sociali studiate.
  • Realismo analitico Altheide, Johnson: considera il mondo sociale come prodotto di attività di interpretazione svolta dalle persone che appartengono alle diverse comunità e dagli etnografi che le studiano. Il criterio centrale per una buona ricerca è la multi-vocalità (molteplici prospettive e posizione del ricercatore rispetto a ciascuna voce); la validità della ricerca dipende dalla sua "riflessività": capacità del ricercatore di elaborare le relazioni tra l'osservato e l'osservatore.

Queste posizioni indicano strade che consentono di evitare di rimanere intrappolati nella disputa tra moderni e postmoderni: la realtà è accessibile ma con condizionamenti che limitano il ricercatore e il suo oggetto. La soluzione più elegante è il "realismo mediato", che richiede due mosse:

  • Comprendere il peccato originale responsabile della comparsa del naturalismo.
  • Considerare la ricerca sociale un'attività mediata da artefatti culturali.

La ricerca tradizionale si basa su tre criteri fondamentali:

  • Affidabilità: richiede che gli strumenti garantiscano misure affidabili e costanti nel tempo e nelle diverse situazioni.
  • Validità: richiede che ciò che viene misurato sia proprio ciò che si intende studiare.
  • Replicabilità: richiede che un progetto possa essere riprodotto da altri ricercatori.

Nelle metodologie qualitative spesso non è possibile soddisfare questi criteri; ma non si può rinunciare a distinguere tra buona e cattiva ricerca, quindi si fissano criteri di qualità (più o meno stringenti a seconda dell'adesione alla prospettiva postmoderna):

  • Situatività: legame esplicitato tra metodi, risultati, interpretazioni e specifici ambiti in cui la ricerca si svolge.
  • Contingenza: assegnazione di un valore situato ai risultati di ricerca.
  • Riflessività: consapevolezza da parte del ricercatore della non neutralità delle sue posizioni teoriche per quanto riguarda sia i suoi interessi di ricerca, sia le sue scelte metodologiche.
  • Member validation: verifica della verosimiglianza e, soprattutto, dell’interesse dei risultati per i membri della stessa comunità scientifica studiata.
  • Triangolazione: per descrizioni “più ricche” dei fenomeni osservati. Si tratta di:
    • Data triangulation: dati provenienti da ambienti e momenti diversi dello stesso fenomeno.
    • Investigator triangulation: presenza sul campo di più osservatori e controllo di bias personali.
    • Theory triangulation: messa alla prova di teorie e ipotesi differenti.
    • Methodological triangulation.

L'etnometodologia e l'analisi conversazionale

Etnometodologia: Nascita negli anni '60, California, Garfinkel; nella ricerca sul modo in cui si prendono decisioni nei processi, si rende conto che le giurie utilizzano conoscenze di senso comune. Si propone di comprendere come si formino ed agiscano queste conoscenze, diverse dalla razionalità studiata dalla sociologia ufficiale: "tutte le proprietà logiche e metodologiche dell'azione dovrebbero essere considerate come una realizzazione continua di pratiche comuni socialmente organizzate". I metodi che le persone usano nella vita sociale sono dei fatti morali incorporati nell'azione (non ubbidiscono a norme astratte ma orientano l'azione perché si svolga senza intralci, sia affidabile e riconoscibile). Le condotte quotidiane sono fatti tanto “naturali” quanto “sociali”, come il fatto che a una domanda segua una risposta; sono il modo in cui l’ordine sociale viene continuamente prodotto nella pratica.

Per mettere in evidenza la presenza pervasiva dell'ordine morale nell'azione il ricercatore inventò i "breaching experiments": persone invitate a infrangere tacite regole convenzionali di cooperazione e comunicazione (ai suoi studenti chiese di comportarsi per brevi periodi in famiglia come se fossero dei pensionati: risultavano situazioni imbarazzanti ed irritanti per gli altri membri) con lo scopo di rendere evidenti le norme implicite nell'organizzazione sociale delle condotte quotidiane.

Dalla Etnometodologia nasce "l'analisi della conversazione" negli anni '70, California, Sacks, Jefferson, Schlegoff. Hanno un legame sul piano storico, ma è oggetto di controversia sul piano teorico: l'analisi è rimproverata di aver virato a una deriva positivistica.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tepka di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi delle pratiche conversazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Spagnolli Anna.
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