Contesto sociale e linguaggio nell'interazione
Cap 1: Verso un'etnografia della comunicazione: l'analisi degli eventi comunicativi
Le componenti degli eventi comunicativi
Punto di partenza: analisi etnografica delle abitudini comunicative di una comunità (per determinare cosa vada considerato come evento comunicativo e quali siano le sue componenti). L'analisi non deve esaminare il comportamento comunicativo separato dal contesto (quindi si sposta l'attenzione dall'analisi del codice all'atto linguistico).
Per individuare ciò che deve essere riferito in un rapporto etnografico è utile la versione rielaborata dei fattori identificati dalla teoria di comunicazione, adattati da Roman Jakobson:
- I diversi partecipanti agli eventi comunicativi (emittente e ricevente)
- I vari canali a disposizione e i loro modi d'uso (lingua scritta, lingua orale, stampa, tamburi, fischi)
- I codici comuni ai vari partecipanti (linguistici, paralinguistici, cinetici, musicali)
- Le situazioni in cui la comunicazione è permessa o limitata
- Le forme dei messaggi e i loro generi (frasi, singolo morfema, grida)
- I temi e le informazioni relative al messaggio
- Gli eventi stessi
La concezione dell'etnografia di oggi si rifà ai lavori di Conklin, Frake, Goodenough, Matzger, Romney: l'analisi strutturale del comportamento culturale è la creazione di teorie adeguate a casi concreti. Un modo per esprimere la prospettiva comune all'approccio è presentarla come questione di validità: l'analisi delle capacità culturali deve determinare quale insieme di tratti deve essere considerato rilevante al fine dell'identificazione e distinzione del comportamento culturale da parte dei partecipanti. La semplice osservazione non è mai sufficiente per tali standard di oggettività e validità: è necessario sia scoprire il sentimento indigeno sia registrare oggettivamente il comportamento.
Il punto è lo stesso da cui deriva la distinzione fra "emico" (descrizione del punto di vista degli attori sociali) e "etico" (rappresentazione dei fenomeni ad opera del ricercatore; è utile come schema preliminare per descrizione emica, ma non ha la validità della descrizione emica). L'oggettività etnografica è un'oggettività intersoggettiva, e l'oggettività intersoggettiva è quella di coloro che fanno parte della cultura.
Conklin rende esplicite assunzioni sulla natura e gli scopi dell'etnografia, la sua argomentazione: "etnografia adeguata include l'ordinamento culturalmente significativo degli enunciati generativi relativi alle relazioni rilevanti esistenti tra categorie e contesti (di oggetti e di eventi) localmente definiti nell'ambito di una data matrice sociale; viene posto accento sull'interpretazione, valutazioni e selezione di enunciati relativi a un insieme particolare di attività culturali all'interno di una data gamma di contesti sociali, e questo conduce all'esame critico delle relazioni interculturali e dei modelli etnoteorici.
I criteri per valutare l'adeguatezza delle affermazioni etnografiche comprendono: la generatività (in termini di anticipazione appropriata), la ripetibilità, l'economia; nella reale ricerca le attività di documentazione, operazioni di analisi e procedimenti di valutazione devono essere combinati". Questa concezione limita la concezione di comunicazione che può essere ammessa (non può essere identificato in anticipo ciò che deve essere considerato un evento comunicativo).
Concetto di "messaggio" = sufficiente come punto di partenza per ogni concezione se si ammettono due cose:
- Il concetto di messaggio presuppone la condivisione:
- Di uno o più codici per mezzo dei quali il messaggio sia comprensibile
- Ai partecipanti (almeno un emittente e un ricevente)
- In un evento costituito dalla trasmissione del messaggio e caratterizzato: da uno o più canali, da un contesto, da una forma definita del messaggio, da un argomento
- Ciò che è considerato esempio di messaggio (o delle componenti dell'evento costituito dalla trasmissione di un messaggio) deve essere determinato in concreto secondo gli orientamenti dell'approccio etnografico (allora alcune concezioni della comunicazione potranno essere considerate troppo ristrette o ampie).
Per il problema dell'escludere troppo: nessun fenomeno può essere considerato in anticipo come incapace di costruire un messaggio, nemmeno il suono di passi che si avvicinano. Lo status viene determinato dall'analisi che ne fa e il ricevente, secondo la sua cultura e visione del mondo. Per rendere più chiaro questo concetto propone esempi tratti dalla cultura Objiwa, per la quale lo status di quello che nella cultura occidentale è classificato come inanimato e per questo incapace di comunicare, è animato e dotato di spirito e per questo in grado di mandare un messaggio comunicativo (un tuono in una tempesta può voler significativamente dire qualcosa) e addirittura di rispondere a una domanda posta di proposito (il caso di una pietra che, secondo John Duck, gli rispose negativamente alla domanda di voler appartenere al capanno del commerciante).
Le relazioni fra le componenti
Si passa poi a considerare non più le singole componenti, ma le relazioni fra le componenti dell'evento comunicativo. Quando per esempio un codice particolare è considerato solo uno dei componenti degli eventi comunicativi, gli studi della struttura degli eventi comunicativi in una società forniranno una documentazione dettagliata riguardo ai diversi modi in cui il codice penetra negli eventi comunicativi e nella vita culturale (si studia, per esempio, il modo in cui ci si rivolge ai bambini nelle società in cui, però, il “baby talk” viene evitato).
A trattare del ruolo particolare del linguaggio nella cultura è l'ipotesi Sapir-Whorf, su cui bisogna soffermarsi per il concetto di relatività: per relatività sociolinguistica si intende la diversa partecipazione delle lingue alla vita sociale, facendo particolare riferimento alle situazioni di bilinguismo (non ci aspettiamo che un bengalese che usa l'inglese come quarta lingua per scopi commerciali sia influenzato profondamente nella sua cultura e visione del mondo dalla sintassi inglesi) e di monolinguismo (se pensiamo che i popoli non usano tutti e dappertutto il linguaggio nella stessa misura, nelle stesse situazioni o per le stesse cose, o ne danno la stessa importanza). La categorizzazione dell'esperienza quindi include il linguaggio.
Capacità e stato delle componenti
Si passa poi ad analizzare la capacità e lo stato delle componenti di un evento comunicativo. Sebbene la nozione sia stata in origine associata alla capacità dei canali e dei codici, essa può essere ugualmente estesa a tutte le componenti. Si possono affrontare i problemi di capacità prendendo in considerazione una delle componenti di un evento in relazione ad altre componenti. Un esempio è la relazione fra linguaggio e ambiente (naturale e sociale), nel senso dell'elaborazione della capacità di un codice, attraverso un vocabolario, per trattare la neve, il bestiame ecc. Un altro argomento è quello costituito dal rapporto fra la capacità di un codice e le capacità dei suoi utenti, nel senso dell'interesse whorfiano per il comportamento abituale e i modi di parlare.
In entrambi i casi si deve far riferimento alla distribuzione nell'uso della porzione del codice in questione (sia fra eventi comunicativi in generale, che in relazione alle loro altre componenti). Per i partecipanti, la loro differente competenza = nell'analisi di Bernstein o anche di Gumperz nel concetto di repertorio verbale (individua capacità di un partecipante in relazione alla componente codice: si potrebbero citare la commutazione di codice, l'abilità nel tradurre, la padronanza di una gamma di dialetti ecc.).
L'etnografia della comunicazione tratta in modo empirico nozioni che sottostanno alla teoria linguistica, come quelle di "comunità linguistica", "atto linguistico", "parlante fluente". Le capacità dei parlanti possono variare anche in una tribù piccola e omogenea; la gamma e il tipo di abilità dei parlanti e ascoltatori sono inesplorate; la capacità varia con l'evento comunicativo e con lo stato dei partecipanti, canali ecc.
Il problema non è che cosa una lingua fa a/per i partecipanti (alla personalità, cultura), ma cosa i partecipanti, le loro personalità ecc. fanno a/e per la lingua; in passato vi è stata tendenza a trattare il linguaggio e il suo uso come una questione di "movimento" (come se si trattasse di qualcosa di fisico) piuttosto che come una questione di "azione" (appartenente al mondo umano e drammatico dell'azione).
Non sembra vi sia strada che permetta allo studio strutturale di linguaggio e comunicazione di integrare il loro oggetto nella vita sociale se non prendendo questo toro per le corna: qui le intenzioni consapevoli e inconsapevoli, le funzioni volute e non volute degli eventi comunicativi sono trattate come questioni dei modi in cui i partecipanti si impegnano nella comunicazione e delle norme secondo cui giudicano gli atti comunicativi.
A scopi etnografici, per esplicitare le funzioni di un evento comunicativo in base alla relazione tra le componenti (soprattutto nel caso in cui una delle componenti in questione sia costituita dai partecipanti) è stata stilata una griglia etica; La griglia etica mette in evidenza 8 tipi di orientamento:
- Orientamento sul mittente (implica la funzione di identificare la fonte, di esprimere atteggiamento nei confronti di un componente o tutto l'evento ecc)
- Orientamento sul destinatario (che implica l'identificazione della destinazione o dei modi in cui il messaggio e l'evento possono essere strutturati dall'anticipazione dell'atteggiamento della destinazione. La persuasione, l'appello, la retorica e l'istruzione rientrano in questa funzione)
- Orientamento sui canali (riguardano gli elementi che mettono in contatto i partecipanti della comunicazione, implicano funz. che hanno a che fare con il mantenimento del contatto e il controllo del rumore fisico/psicologico)
- Orientamento sui codici (implica quelle funzioni coinvolte nell'apprendimento, nell'analisi, nella progettazione dei sistemi di scrittura e comunicazione)
- Orientamento sui contesti (implica tutto ciò che è contestuale, indipendentemente da evento stesso, perché ciascuna componente può definire il contesti; contesto può essere verbale o non verbale per il linguaggio, cinesico o non cinesico per il punto di vista del corpo ecc.)
- Orientamento sulla forma del messaggio (implica funzioni quali correzione e revisione dei testi)
- Orientamento sull'argomento (riguarda il contenuto del messaggio)
- Orientamento sull'evento (prevede funzioni metacomunicative)
Lo schema etico può essere sviluppato graficamente con due linee (orizzontale e verticale), rappresentanti le componenti in relazione tra loro.
Attività del sistema
Teoria dell'informazione e cibernetica: argomenti associati con comunicazione. Studi sull'aspetto di teoria dell'informazione dei sistemi etnografici sono quasi inesistenti, lo stesso per studi che riguardano l'aspetto cibernetico (lavori di John Roberts, Levi-Strauss e Bateson). L'attività del sistema è l'aspetto nei cui termini va considerato tutto il resto; per scopi particolari, ogni aspetto o sua parte può essere isolato ai fini di analisi (se prendiamo la componente "canale" = descrizione di Herzog che concerne la struttura del codice in ogni canale, la relazione tra codice e messaggi, le categorie e concezioni indigene, i correlati sociali ecc).
Le ricerche cinestiche e paralinguistiche transculturali sono appena iniziate; i più recenti studi comparativi generali sono orientati verso l'interpretazione storica in termini di distribuzione e origine, non verso la comparazione controllata delle strutture e delle funzioni (i dati disponibili non sono incoraggianti); vi è una tendenza a considerare il valore di un canale come dato in tutte le culture, invece il valore è problematico e deve essere analizzato (si consideri la specializzazione di scrittura nel corteggiamento fra i giovani degli Hanunoo).
Fornire una migliore base etnografica per la comprensione del ruolo di canali e modalità alternative nella comunicazione è l'obiettivo degli studi.
Cap 2: La situazione trascurata (Goffman)
La variabile sociale fa capolino nel comportamento verbale (età, sesso, classe, casta, regione di origine, istruzione ecc); ogni anno sono segnalate nuove variabili sociali capaci di agire come determinanti del comportamento verbale. Al fianco alla tendenza a proporre nuovi attributi sociali in correlazione con il comportamento verbale, c'è un'altra diretta a espandere la gamma di proprietà rinvenibili nel comportamento linguistico (oltre ai classici livelli fonetico, fonemico, morfemico e sintattico, ci sono ora altri che si riconnettono ad essi): infatti isolate nuove caratteristiche semantiche, espressive, paralinguistiche e cinestiche del comportamento linguistico.
Tra queste due correnti di analisi c'è coesistenza accademica, ma complicazioni: in certi momenti si avvicinano pericolosamente, e questo costringe a prendere in considerazione il terreno che li separa (e questo dà la sensazione che qualcosa sia stato trascurato).
1) Si prenda in considerazione la tendenza diretta a scoprire le nuove proprietà o indicatori nel comportamento verbale (la 2ª): l'aspetto di un discorso che può essere trasferito con chiarezza su un pezzo di carta è stato già trattato, ora prese in considerazione le parti più "grezze" del comportamento linguistico: una lingua che si agita (a certi livelli di analisi) è parte di un complesso atto umano il cui significato va ricercato anche nei movimenti delle sopracciglia e delle mani; se siamo disposti a prendere in considerazione questi comportamenti gestuali e non trasferibili, dobbiamo superare due fonti di imbarazzo:
- Per descrivere il gesto e per scoprirne il significato dobbiamo introdurre nel discorso l'ambiente umano nel quale il gesto viene compiuto (es. per valutare l'altezza del tono di voce dobbiamo sapere qual è la distanza tra chi parla e chi ascolta).
- I gesti che il soggetto utilizza come parte del suo linguaggio sono della stessa natura di quelli che impiega per far capire che non è disposto a farsi coinvolgere in una conversazione (quindi lo studio del comportamento tenuto nel parlare e lo studio del comportamento di coloro che non sono impegnati in un dialogo non possono essere analiticamente separati); quindi costruito un ponte tra il linguaggio e la condotta sociale.
2) Passiamo ora allo studio diretto a porre nuovi attributi sociali in correlazione con il comportamento verbale (la 1ª): qui imbarazzo perché ci si trova sempre più spesso a lavorare con un tipo di attributo sociale connesso alla linguaggio che è denominato "situazionale": colui che parla si rivolge a una persona del suo sesso o dell'altro? A un superiore o a un subordinato? Sta leggendo un documento scritto o improvvisando? La situazione è formale o informale? Qui gli attributi della struttura sociale (l'età e il sesso) non sono considerati di per sé, ma è considerato il valore che attributi assumono nell'ambito della situazione.
Quindi problema: uno studioso che si interessa a certe proprietà del comportamento linguistico, può trovarsi a dover prendere in considerazione l'ambiente fisico; chi vuole scoprire quali aspetti della struttura sociale sono connessi all'uso linguistico deve considerare l'occasione sociale; entrambi gli studiosi devono prendere in considerazione la situazione sociale, e proprio questa è stata trascurata.
Attualmente il concetto di situazione sociale è trattato alla Carlona: denota solo l'intersezione geometrica di attori che parlano e che posseggono determinati attributi sociali; questo approccio non è sempre valido: la situazione sociale costituisce una realtà "sui generis" e giustifica un'analisi specifica, è un'attività che assume importanza per coloro che si interessano all'etnografia del linguaggio.
Situazione sociale: ambiente capace di permettere il controllo reciproco, all'interno del quale un soggetto è accessibile ai sensi degli altri presenti, che sono accessibili a lui (quindi situazione sociale ha inizio quando due o più soggetti si trovano alla presenza diretta gli uni con gli altri); Coloro che sono in una data situazione, per quanto divisi, sono individuati col termine "raggruppamento" (gathering). Esistono norme culturali che prescrivono il comportamento in raggruppamento, e tali norme organizzeranno socialmente il comportamento di coloro che sono nella situazione più esistono speciali situazioni che implicano un ulteriore strutturazione della condotta: es. in una situazione dove due o più persone si riconoscono reciprocamente come responsabili del mantenimento di un nucleo di attenzione visuale (questi orientamenti collettivi sono chiamati "incontri", encounters); questo implica una reciproca disponibilità per la comunicazione più ravvicinamento fisico (che si allontanino da coloro che fanno parte della situazione ma non dell'incontro); regole ben precise che determinano il modo di iniziare e terminare gli incontri, modalità di ingresso e uscita dei partecipanti (es. di incontri = partite a carte, coppie che ballano, risse), nei casi di incontri vi è organizzazione sociale più orientamento condiviso più svolgimento di interscambio organizzato.
L'atto del parlare è sempre riferito allo stato di conversazione (talk), che implica cerchie di soggetti accettati come co-partecipanti (quindi ha delle regole). Le espressioni verbali sono soggette a vincoli di natura linguistica, ma...
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