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Riassunto esame Analisi delle pratiche conversazionali, prof. Spagnolli, libro consigliato Linguaggio e contesto sociale, Giglioli, Fele

Riassunto per l'esame di analisi delle pratiche conversazionali, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro "Linguaggio e contesto sociale" di Pier Paolo Giglioli e Giolo Fele (cap.1,2,3,4,5,7,9)
Gli argomenti trattati sono:
- verso un'etnografia della comunicazione (Hymes);
-la situazione trascurata (goffman);
- la struttura dello scambio riparatore (goffman);
-... Vedi di più

Esame di Analisi delle pratiche conversazionali docente Prof. A. Spagnolli

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ESTRATTO DOCUMENTO

­Orientamento sul mittente (implica la funzione di identificare la fonte, di esprimere atteggiamento nei confronti di una

componente o tutto l'evento ecc)

­Orientamento sul destinatario (che implica l’identificazione della destinazione o dei modi in cui il messaggio e l’evento

possono essere strutturati dall’anticipazione dell’atteggiamento della destinazione. La persuasione, l’appello, la retorica

e l’istruzione rientrano in questa funzione).

­Orientamento sui canali (riguardano gli elementi che mettono in contatto i partecipanti della comunicazione, implicano

funz. che hanno a che fare con il mantenimento del contatto e il controllo del rumore fisico/psicologico);

­Orientamento sui codici (implica quelle funzioni coinvolte nell’apprendimento, nell’analisi, nella progettazione dei

sistemi di scrittura e comunicazione)

­Orientamento sui contesti (implica tt ciò che è contestuale, indipendentemente da evento stesso, xchè ciascuna

componente può definire il contesti; contesto può essere verbale o non verbale x il linguaggio, cinesico o non cinesico

per il punto di vista del corpo ecc.);

­Orientamento sulla forma del messaggio (implica funzioni quali correzione e revisione dei testi);

­Orientamento sull’argomento (riguarda il contenuto del messaggio);

­Orientamento sull’evento (prevede funzioni metacomunicative).

Lo schema etico può essere sviluppato graficamente con due linee (orizzontale e verticale), rappresentanti le

componenti in relazione tra loro.

4. ATTIVITA' DEL SISTEMA.

Teoria dell'informazione + cibernetica = argomenti associati con comunicazione.

Studi sull' aspetto di teoria dell'informazione dei sistemi etnografici = quasi inesistenti, lo stesso per studi che

riguardano l'aspetto cibernetico (lavori di John Roberts,Levi­Srauss e Bateson).

L'attività del sistema è l'aspetto nei cui termini va considerato tutto il resto; per scopi particolari, ogni aspetto o sua

parte = può essere isolato ai fini di analisi (se prendiamo la componente "canale" = descrizione di Herzog che

concerne la struttura del codice in ogni canale, la relazione tra codice e messaggi, le categorie e concezioni indigene, i

correlati sociali ecc).

Le ricerche cinestiche e paralinguistiche transculturali sono appena iniziate; i più recenti studi comparativi generali =

orientati verso l'interpretazione storica in termini di distribuzione e origine, non verso la comparazione controllata delle

strutture e delle funzioni (i dati disponibili non sono incoraggianti); vi è una tendenza a considerare il valore di un

canale come dato in tutte le culture, invece il valore è problematico e deve essere analizzato (si consideri la

specializzazione di scrittura nel corteggiamento fra i giovani degli Hanunoo).

Fornire una migliore base etnografica per la comprensione del ruolo di canali e modalità alternative nella

comunicazione è l'obiettivo degli studi.

CAP 2

LA SITUAZIONE TRASCURATA (goffman).

La variabile sociale fa capolino nel comportamento verbale (età, sesso, classe, casta, regione di origine, istruzione

ecc); ogni anno = segnalate nuove variabili sociali capaci di agire come determinanti del comportamento verbale.

Al fianco a tendenza a proporre nuovi attributi sociali in correlazione con il comportamento verbale = un'altra diretta a

espandere la gamma di proprietà rinvenibili nel comportamento linguistico (oltre a i classici livelli fonetico, fonemico,

morfemico e sintattico = ora altri che si riconnettono ad essi): infatti isolate nuove caratteristiche semantiche,

espressive, paralinguistiche e cinestiche del comportamento linguistico.

Tra queste due correnti di analisi = coesistenza accademica, ma complicazioni: in certi momenti si avvicinano

pericolosamente, e questo costringe a prendere in considerazione il terreno che li separa (e questo dà la sensazione

che qualcosa sia stato trascurato).

1)Si prenda in considerazione la tendenza diretta a scoprire le nuove proprietà o indicatori nel comportamento

verbale(la 2°): l'aspetto di un discorso che può essere trasferito con chiarezza su un pezzo di carta è stato già trattato,

ora prese in considerazione le parti più "grezze" del comportamento linguistico: una lingua che si agita (a certi livelli di

analisi) = parte di un complesso atto umano il cui significato va ricercato anche nei movimenti delle sopracciglia e delle

mani; se siamo disposti a prendere in considerazione questi comportamenti gestuali e non trasferibili, dobbiamo

superare due fonti di imbarazzo:

­per descrivere il gesto e per scoprirne il significato dobbiamo introdurre nel discorso l'ambiente umano nel quale il

gesto viene compiuto (es per valutare l'altezza del tono di voce dobbiamo sapere qual'è la distanza tra chi parla e chi

ascolta) + i gesti che il soggetto utilizza come parte del suo linguaggio sono della stessa natura di quelli che impiega

per far capire che non è disposto a farsi coinvolgere in una conversazione (quindi lo studio del comportamento tenuto

nel parlare e lo studio del comportamento di coloro che non sono impegnati in un dialogo non possono essere

analiticamente separati); quindi costruito un ponte tra il linguaggio e la condotta sociale.

2)Passiamo ora allo studio diretto a porre nuovi attributi sociali in correlazione con il comportamento verbale (la 1°): qui

imbarazzo perché ci si trova sempre più spesso a lavorare con un tipo di attributo sociale connesso alla linguaggio che

è denominato "situazionale": colui che parla si rivolge a una persona del suo sesso o dell'altro? A un superiore o a un

subordinato? Sta leggendo un documento scritto o improvvisando? La situazione è formale o informale? Qui gli attributi

della struttura sociale (l'età e il sesso) = non considerati di per sé, ma è considerato il valore che attributi assumono

nell'ambito della situazione.

Quindi problema: uno studioso che si interessa a certe proprietà del comportamento linguistico, può trovarsi a dover

prendere in considerazione l'ambiente fisico / chi vuole scoprire quali aspetti della struttura sociale sono connessi

all'uso linguistico = deve considerare l'occasione sociale; entrambi gli studiosi devono prendere in considerazione la

situazione sociale, e proprio questa è stata trascurata.

Attualmente il concetto di situazione sociale è trattato alla Carlona: denota solo l'intersezione geometrica di attori che

parlano e che posseggono determinati attributi sociali; questo approccio non è sempre valido: la situazione sociale

costituisce una realtà "sui generis" e giustifica un'analisi specifica, è un'attività che assume importanza per coloro che

si interessano all'etnografia del linguaggio.

Situazione sociale: ambiente capace di permettere il controllo reciproco, all'interno del quale un soggetto è accessibile

ai sensi degli altri presenti, che sono accessibili a lui (quindi situazione sociale ha inizio quando due o più soggetti si

trovano alla presenza diretta gli uni con gli altri); Coloro che sono in una data situazione, per quanto divisi, sono

individuati col termine "raggruppamento" (gathering); esistono norme culturali che prescrivono il comportamento in

raggruppamento, e tali norme organizzeranno socialmente il comportamento di coloro che sono nella situazione +

esistono speciali situazioni che implicano un ulteriore strutturazione della condotta: es in una situazione dove due o più

persone si riconoscono reciprocamente come responsabili del mantenimento di un nucleo di attenzione visuale (questi

orientamenti collettivi =chiamati "incontri",encounters); questo implica una reciproca disponibilità per la comunicazione

+ ravvicinamento fisico (che si allontanino da coloro che fanno parte della situazione ma non dell'incontro); regole ben

precise che determinano il modo di iniziare e terminare gli incontri, modalità di ingresso e uscita dei partecipanti (es di

incontri = partite a carte, copie che ballano, risse), nei casi di incontri vi è organizzazione sociale + orientamento

condiviso + svolgimento di interscambio organizzato.

L'atto del parlare = sempre riferito allo stato di conversazione (talk), che implica cerchie di soggetti accettati come co­

partecipanti (quindi ha delle regole).

Le espressioni verbali sono soggette a vincoli di natura linguistica, ma in ogni momento hanno un compito ulteriore e

devono essere accompagnate da strato di gesti funzionali che fanno sorgere stati di conversazione. A un certo livello di

analisi, quindi, lo studio parte linguaggio che può essere trascritta e studio del parlare sono cose diverse (studio dei

turni e delle cose dette in tali turni = studio dell'interazione faccia a faccia, che ha le proprie regole e la propria

struttura, e non sembra che questi siano di natura intrinsecamente linguistica).

CAP 3

LA STRUTTURA DELLO SCAMBIO RIPARATORE (GOFFMAN)

1. LA STRUTTURA

L'analisi delle regole morali e la loro funzione di legame tra il self e la società ha portato a considerare le deviazioni

dalle regole e il dialogo rituale di riparazione a tali deviazioni; tenterò di costruire un quadro dell'interazione riparatrice.

Analisi di piccolo incidente:

"un pedone inciampa in un altro e, superandolo, dice: "scusi"; l'altro gli risponde: "prego", e ognuno va per la sua

strada";

1) tre elementi implicati nell'incidente:

­primo: costituito dalle considerazioni virtuali: l'offesa, l'offensore e la vittima;

­secondo: costituito dall'attività rituale che viene eseguita nella situazione: nel caso la presentazione di scuse e la loro

accettazione;

­terzo è "l'atto", l'azione che potrebbe costituire un'offesa se non fosse per il rituale in sua connessione (che modifica la

peggiore interpretazione possibile di quanto è in realtà avvenuto); atto = azione verso cui significato viene indirizzata

un'attività rituale intesa a stabilire quale sarà questo significato (non deve essere vista in nessun'altra luce se non in

quella fornita dall'attività riparatrice); nell'incidente = atto è una testata, interpretazione = che esso è un'azione non

intenzionale di cui l'attore si scusa.

2) l'attività rituale permette ai partecipanti di andare ognuno per la propria strada con il diritto di comportarsi come se la

faccenda fosse chiusa, a equilibrio ristabilito; se resta qualche malcontento dovrà essere espresso in altro momento, lo

scambio è completo;

3) invece di presentare delle scuse, l'offensore potrebbe completare la sequenza fornendo spiegazione (devo prendere

il treno) o richiesta (posso passare?), Entrambi funzionanti allo stesso modo delle scuse; quindi invece di parlare di

scuse = si parla di una "riparazione"; similmente anche la risposta della vittima virtuale presenta equivalenza

funzionale: nel caso di richieste, la persona a cui si richiede può offrire una ragione accettabile per il suo rifiuto, quindi

le implicazioni rituali di un rifiuto possono essere tenute sotto controllo anche se si è negato di eseguire la richiesta

(abbisogna di un termine: "conforto", relief). Es mi passeresti il latte? (riparazione)/mi dispiace, mi pare che non ce ne

sia rimasto nella brocca (conforto).

4) quando la vittima segnala che la riparazione offerta dall'offensore è sufficiente, ciò pone l'offensore nell'obbligo di

mostrare gratitudine o di ringraziare (es: mi passi il latte? (Riparazione)/eccolo (conforto)/grazie (apprezzamento); è

quindi comprensibile che un motivato rifiuto debba portare la persona a cui si è risposto con un rifiuto a terminare lo

scambio con una mossa di apprezzamento ("grazie lo stesso", "va bene"). Dopo questa mossa = a volte una quarta:

atto proveniente dalla vittima che ripete in forma attenuata il conforto fornito come seconda mossa, mostrando un

apprezzamento dell'apprezzamento che termina pienamente lo scambio ("non c'è di che"), mossa = "minimizzazione";

5) tra il primo round del ciclo riparatore (riparazione e conforto) e il secondo (apprezzamento e minimizzazione) =

passaggio di interesse dal problema della norma violata al modo in cui i partecipanti trattano il controllo delle infrazioni;

opera una regola di attenuazione (diminuzione dell'attività rituale associata all'evento ritualmente rilevante). Gli scambi

riparatori terminano spesso dopo la seconda mossa (conforto) e, quando si fornisce anche l'apprezzamento, la mossa

finale della sequenza completa (minimizzazione) può non essere presente;

6) finora = assunto che un turno di conversazione (enunciato) e una mossa rituale sono la stessa cosa, ma spesso

questo non accade: (prendo e il rastrello. Va bene? Grazie./ Certo. Di nulla.), turni includono più di una mossa rituale

(richiesta + apprezzamento/conforto + minimizzazione).

7) scambi riparatori potrebbero esaurire gli incontri in cui si verificano, tali "scambi­incontri" sono comuni; ma ci sono

incontri meramente aperti o chiusi da tale scambio (che contiene altri scambi), e da qui nasce il problema di come

questi scambi siano collegati: se ci limitiamo alla conversazione + agli scambi di due mosse (un round), allora due

connessioni:

­colui che compie la mossa iniziale in uno scambio può eseguire la mossa iniziale dello scambio seguente;

­colui che effettua la mossa terminale in uno scambio può effettuare la mossa iniziale del seguente (turno di

conversazione di due mosse).

La seconda suggerisce una terza possibilità: un turno di apertura contenente due prime mosse, che portano a un

secondo turno di due seconde mosse (es nelle prestazioni di servizio, il commesso saluta e offre i suoi servizi

combinando l'inizio di uno scambio di sostegno con uno scambio riparatore).

Infine c'è una connessione che corrisponde strettamente all'innesto (embedding): l'inclusione di uno scambio fra le

parentesi stabilite da un altro (es. cosa prendi?/Non ci sono mica quelle paste alla mandorla?/ Oggi no, caro/ un caffè e

un tost).

8) date le differenze tra primo e secondo round nel ciclo riparatore possiamo prevedere un certo grado di mancanza di

organizzazione fra di loro: a certi livelli di determinazione sembra che i partecipanti = possibilità di scegliere fra

terminare il turno con un round o passare a introdurne un secondo; questa elasticità strutturale dà ampia scelta ai

partecipanti di far seguire o meno ogni round da un altro; consideriamo questa apparente arbitrarietà della lunghezza

della catena (hai una penna?/Eccola/mi piace questo pennino/uso sempre questo tipo /io le perdo sempre/questo è il

guaio/eppure/e si/è molto leggera/sì, è leggera). Sebbene la frase sia l'unità tradizionale degli studi linguistici, nel turno

può essercene più di una; tuttavia, sotto certi aspetti, un turno costituisce un'unità naturale (ma può contenere due

mosse). Qualunque tecnica quantitativa che prenda la frase o il turno come unità di codifica trascurerà realtà

significative dell'interazione.

2.VARIAZIONI SU TEMI STRUTTURALI

La sequenza riparatrice di base, a uno o due round = parte costante della vita pubblica, sfondo sulla cui base gli attori

possono cogliere le deviazioni (e lo schema di base che rende possibili le variazioni); possibili tipi di trasformazione del

ciclo riparatore:

1)riparazione e confronto possono essere comunicati mediante gesti o azioni invece che parole (perché il contesto

rende eloquente un gesto). Ciò che stiamo considerando è un atto interpretato come proveniente da un individuo e

indicante la posizione sua rispetto a un'offesa virtuale, la mossa di un partecipante è seguita da quella di un altro: la

prima mossa crea il contesto per la seconda e questa conferma il significato della prima; ogni mossa crea una casella

vuota (slot) in modo tale che qualsiasi cosa si verifichi dopo può essere interpretata come derivante dalla persona a cui

spetta il turno e verrà analizzata per scoprire se può essere letta come replica; le eccezioni rinforzano quest'analisi: es

nelle conversazioni con più di due partecipanti, la mossa della prima persona (direttamente rivolta a un'altra) crea un

ambiente in cui un partecipante non direttamente coinvolto può inserire un'elaborazione o un eco della prima mossa (la

capacità dei soggetti di interpretare le parole di un parlante non direttamente implicato nello scambio come una

continuazione della mossa iniziata dal precedente parlante e non come una replica rende possibili le interiezioni; la

sensibilità interpretativa dei partecipanti all'interazione è straordinaria); questo avviene anche in relazione a espedienti

paralinguistici e cinestici attraverso cui l'ascoltatore può riuscire a distinguere la mossa finale di uno scambio e quella

iniziale di un altro.

2) l'atto che necessita l'attività riparatrice si presenta per primo, ma di fatto questa struttura accade per gli incidenti ed

è più l'eccezione che la regola: nel caso delle richieste l'atto si presenta raramente prima. Poiché l'individuo sa come il

suo atto potrebbe essere interpretato (conosce le interpretazioni peggiori possibili che possono essere attribuite)

effettua prima il lavoro rituale e poi esegue l'atto in uno stile che rinforza l'accordo riguardo come l'atto deve essere

interpretato.

3) spesso, sebbene l'individuo che fornisce riparazione possa non ricevere una risposta che offra conforto, tuttavia

darà per scontato che tale conforto in realtà è stato dato: egli deve soltanto accertarsi che il contesto sia giusto per la

consapevolezza comune (a entrambi) della non necessità di alcuna replica (es l'offensore che fornisce una scusa

mentre si sta muovendo rapidamente, può andarsene prima di ricevere un conforto ufficiale); anche se questi scambi a

una mossa potrebbero essere interpretati come argomenti a sfavore del carattere dialogico dell'attività di sostegno e

riparazione, ciò è errato: l'atto singolo sta per lo scambio completo.

4) quando si ha un'offesa virtuale = entrambe le parti possono assumere il ruolo dell'offensore e fornire

simultaneamente riparazioni; il guadagno ottenuto nel superare prontamente l'incidente può prevalere su tutti i sottili

ragionamenti giuridici (ciò può condurre a una sequenza multipla di "dopo di lei"); il rapido superamento dell'incidente

può essere incoraggiato dal leggero imbarazzo creato da due prime mosse invece che da una prima e seconda mossa;

5) nel rituale riparatore = due elementi: offesa + il tipo di carattere espresso dai partecipanti nel controllare il sistema

delle sanzioni; ciò espone a "scontri": rifiutando di offrire riparazione o conforto, individuo può forzare l'altro a agire o a

uscire apertamente dall'incontro in un accesso di collera.

6) fra scambi che terminano equamente e scontri = possibilità intermedia: quando un individuo riscontra che gli altri si

comportano in modo offensivo (perché l'attività rituale non è stata eseguita) = può aspettare il momento in cui

terminano lo scambio e escono dall'incontro per esprimere ciò che veramente provano verso di loro; a questo punto si

può:

­usare gesti (affinché tutti, tranne gli offensori, percepiscano);

­aggiungere lamentele sottovoce;

­volgersi verso un altro membro del suo incontro e esprimere indignazione;

­coinvolgere uno spettatore per fargli condividere le sue espressioni.

Qualsiasi sia la scelta = individuo impiega meccanismo di adattamento (sebbene abbandoni possibilità di ricevere

riparazione appropriata, tuttavia comunica agli altri che ritiene inaccettabile la condotta). La scelta del momento per

eseguire ciò non mira a impedire che i bersagli scoprano la posizione nei loro confronti, ma a fornire loro il diritto e il

dovere di comportarsi come se fossero fuori tiro.

7) in genere il virtuale offensore esegue la prima mossa (riparazione); qualche volta il ciclo ordinario può essere

preceduto da una mossa "d'avvio": quando una vittima vede che l'attività riparatrice attesa non è eseguita, può

richiamare l'attenzione; questa "sfida interrogativa" non è propriamente una prima mossa, perché la risposta che

richiede consiste in una prima mossa (es frase "vuol vedere il mio giornale?" dopo che il giornale è stato preso da un

altro); azioni di avvio possono presentarsi in ogni momento del ciclo riparatore (es un conforto in tono ironico: si può

ricordare all'offensore che avrebbe dovuto fornire una riparazione/ modi ironici di minimizzazione che inducono a una

mossa di apprezzamento omessa); una mossa di avvio offre possibilità di scontro, quindi si tende a mimetizzare le

mosse di avvio (es invece che una sfida diretta = usata una "falsa domanda"), per lasciare uno spiraglio per una

risposta non prevista che potrebbe rendere conto adeguatamente dell'apparente infrazione; sono anche comuni

enunciati gestuali. Nel processo mediante cui i bambini apprendono la competenza rituale, la mossa di avvio = in

relazione a ogni mossa del ciclo riparatore + comunicata apertamente (senza coperture ironiche): se un bambino non

completa il ciclo riparatore l'adulto interviene con frasi del tipo "come si dice?".

8) l'attività riparatrice da spesso origine a ripetizioni;

Un rifiuto motivato di una richiesta può condurre insistenti "ti prego", secondi e terzi tentativi; anche l'offerta di conforto

può condurre a ripetizioni se il ricevente esegue la riparazione ancora una volta; anche la mossa di apprezzamento

può essere ripetuta per stabilire gratitudine.

9) stessa prospettiva del rituale di riparazione = anche per rituale di sostegno: se il contesto è tale che l'omissione di

una particolare offerta comunica disprezzo, allora la presentazione dell'offerta fungerà da riparazione per la quale sono

dovuti dei ringraziamenti (lo stesso per condoglianze o complimenti); gli scambi di sostegno correggono la mancata

esecuzione di certe cose, correggono le trascuratezze.

10) quindi i rituali di sostegno = visti nei termini della forma riparatrice; questo = è esempio di regola più generale: la

posizione che individuo prende di fronte agli altri ha funzione difensiva in quanto gli permette di respingere le

interpretazioni disonorevoli che possono venire avanzate : es di dipendenza dalla replica degli altri = negli spettacoli

che individui eseguono, come una corsetta per non arrivare in ritardo in una coda per i biglietti; tipicamente gli estranei

gli forniscono una risposta, spesso un sorriso di simpatia; questi piccoli atti non sono senza significato (chi offre

risposta rinuncia a tenere l'iniziatore in sospeso, colpito dalla possibilità che ciò che egli progettava come una piccola

scena possa essere considerata come un'esecuzione poveramente riuscita).

Quando l'individuo si scinde in due, ha bisogno che gli altri gli dimostrino che la dissociazione è percepita e accettata.

Ma tale dipendenza dalla replica altrui = anche quando l'individuo si comporta normalmente (qualunque sia l'evento,

esso implica possibilità di un'interpretazione negativa di lui); quindi il ciclo riparatore influenzerà l'organizzazione di ciò

che i partecipanti considerano una banale chiacchierata, es una conversazione di domanda­risposta: quando si fa una

domanda ci si espone alla peggiore interpretazione possibile (che si è una persona non degna di risposta, che

nessuno aveva chiesto di parlare ecc), quindi una risposta (per quanto meccanica e vaga) = conforto a chi ha posto

domanda (interesse costante al fatto che la domanda sia riconosciuta come tale, deve essere analizzata come mossa

rituale più che come domanda); quindi domande = rivendicazione di status / risposte = esaminate per vedere se

offrono la conferma che tale pretesa non è una presunzione.

Quindi distinzione tra scambi di sostegno e di riparazione = molto sottile.

11) quindi individuo agisce costantemente per fornire l'informazione che egli ha un buon carattere + competenza;

quando la scena intorno a lui non fornisce più tale informazione nei suoi confronti = obbligato ad agire per controllare

l'impressione indesiderata; qui = ulteriore variazione sul tema della riparazione: la premura degli altri per chi offende

può far intercedere loro per conto suo prima che lo faccia lui (l'offensore nella posizione allora di fornire una replica che

comunichi che l'attività dei suoi sostenitori non è una presunzione, così fornendo il conforto per la riparazione offerta

per la propria offesa).

12. Le mosse di sostegno preventive possono essere eseguite non solo dall'offeso al posto dell'offensore ma anche da

terzi: anche quando la vittima sceglie di non agire ad un'offesa senza riparazione, è probabile che apra se stessa alla

comprensione del fatto che è stata offesa; terzi sconosciuti che iniziano un'osservazione di sostegno possono essere

sicuri che la vittima comprenderà e proverà simpatia per il loro ritorno di fiamma per lei.

13. Rituale di riparazione = per tutte le offese, dalle più serie alle più lievi, quindi formule = possono subire varie

trasformazioni; punto debole rituale interpersonale = l'uso esplicito di offese o l'escalation di risposte indignate può

condurre a uno scontro; altro punto debole : caratteristica del rituale riparatore = trattare le deviazioni momentanee

delle regole ordinarie, dunque sforzo dell'offensore di indicare l'offesa come singola eccezione agli obblighi e agli

standard che è pronto a continuare ad accettare + si chiede al virtuale offeso generosità di spirito, certa flessibilità,

volontà di considerare come eccezione un evento (e non una permanente riduzione dei propri diritti), e colui che ha

fornito la riparazione si aspetta che tutto finisca lì. Tuttavia = circostanze in cui un virtuale offensore (che ha fornito una

riparazione e ottenuto conforto) offende immediatamente e nell'identico modo la stessa vittima: i due si accorgeranno

che nessuna attività rituale è utilizzabile per trattare in modo accomodante quanto è avvenuto (vittima vede che ciò che

ha concesso in via eccezionale gli viene ora richiesto nuovamente); pazienza e buona volontà vittima = incostanti,

poiché non c'è regola che fornisca un modello di risposta accomodante (es di offesa ripetuta = fare ripetutamente lo

stesso numero telefonico sbagliato).

Come l'attività rituale di riparazione può essere applicata con successo sia a infrazioni sostanziali sia di poco conto,

così la buona volontà della vittima può venir meno sia nel caso di offese minuscole che di offese sostanziali.

CAP 4

L'ORGANIZZAZIONE DELLA PRESA DEL TURNO NELLA CONVERSAZIONE

1.INTRODUZIONE

Turni = per ordinare le mosse nei giochi, per servire i clienti negli uffici ecc. , sono sistemi di "scambio linguistico".

L'organizzazione dei turni è un esempio di organizzazione sociale; un ricercatore interessato alla sociologia delle

attività organizzate sulla base dei turni dovrà determinare la forma dei dispositivi che servono a organizzare la presa

del turno e accertare i modi in cui i dispositivi influenzano la distribuzione dei turni nelle attività.

I turni di parola sono esempi dell'organizzazione che è in vigore nella conversazione, con serie di caratteristiche; non

esiste tuttavia nessuna sistematica dell'organizzazione della presa di turno nella conversazione.

Ricerche con registrazioni di conversazioni naturali per individuare e descrivere le relazioni tra le varie organizzazioni

sequenziali in una conversazione; la motivazione di questo lavoro è sociologica perché: l'esistenza di

un'organizzazione basata sui turni è evidente; nella maggior parte dei casi, si parla uno alla volta e il passaggio del

turno è coordinato in maniera fine; vengono usate tecniche per allocare i turni, e ci sono tecniche anche per la

costruzione degli enunciati che hanno influenza nello status dei turni. Questi fatti permettono di esaminare la presa del

turno in sè (non la sua applicazione o le sue conseguenze in contesti particolari), anche se una spiegazione generale

permette di gettare luce su contesti particolari.

Presa in considerazione la possibilità di caratterizzare l'organizzazione della presa di turno per esaltarne una duplice

caratteristica: essere indipendente dal contesto/essere straordinariamente sensibile al contesto: una conversazione si

può adattare a varietà ampia di situazioni, con diverse identità e può essere sensibile a diverse combinazioni + capace

di trattare il cambiamento di situazione; dunque = c'è un qualche tipo di apparato formale indipendente dal contesto ma

ha sensibilità ad esso.

Il modello della presa del turno deve essere capace di dare conto di fatti evidenti, come quelli che osserviamo in

qualsiasi conversazione:

­il cambiamento dei parlanti si ripete più volte, o almeno una volta;

­in genere, si parla uno alla volta;

­occasioni in cui ci sono più parlanti alla volta sono brevi;

­il passaggio da un turno al successivo senza pause o sovrapposizioni è comune;

­l'ordine nella successione dei turni non è fisso;

­la dimensione dei turni non è fissa;

­la lunghezza della conversazione non è specificata in anticipo;

­ciò che diranno le parti non è specificato;

­la distribuzione dei turni non è prespecificata;

­il numero dei partecipanti può variare;

­la conversazione può essere continua o discontinua;

­si usano tecniche di allocazione del turno: parlante può selezionare il parlante successivo, o può autoselezionarsi;

­si usano diverse "unità di costruzione" del turno: lunghi una sola parola o un'intera frase;

­esistono meccanismi di riparazione (repair) per gli errori o violazioni nella presa del turno (se due parlano nello stesso

momento, uno si ferma, riparando).

2.UNA SISTEMATICA SEMPLICE

Si può descrivere il sistema della presa di turno nei termini di due componenti e di un insieme di regole:

*2.1 la componente con cui si costruisce il turno.

Ci sono diverse unità­tipo con cui parlante può prepararsi a costruire un turno: frasi, clausole, sintagmi, singole parole;

Scegliere un'unità­tipo permette di prevedere il tipo di unità che si sta costruendo e ciò che serve per completare quella

certa occorrenza; il parlante all'inizio ha diritto a una unità di quel tipo, e il primo possibile completamento costituisce

luogo in cui è pertinente il passaggio del turno.

*2.2 la componente di allocazione del turno.

Le tecniche di allocazione del turno = distribuite in due gruppi:

a) turno successivo allocato attraverso la selezione del parlante successivo da parte del parlante del momento;

b) quelle in cui il turno successivo è allocato attraverso un auto­selezione.

*2.3 regole.

Le regole che governano la costruzione del turno permettono di allocare il turno successivo e coordina il passaggio in

modo da minimizzare pause e sovrapposizioni:

1) in ogni turno, nel primo luogo in cui è pertinente il passaggio del turno:

a) se il parlante del momento seleziona il parlante successivo, allora la parte selezionata ha diritto e dovere di prendere

il turno successivo, nessun altro;

b)se non è usata la tecnica della selezione del parlante successivo allora è possibile la tecnica dell'autoselezione per il

diritto successivo di parola: il primo che comincia a parlare acquisisce il diritto del turno;

c)se non è usata tecnica della selezione del parlante successivo, allora il parlante del momento può continuare a

parlare, a meno che un altro non si autoselezioni;

2) se nel primo luogo in cui è pertinente il passaggio non scattano né regola 1a nè 1b nè 1c, il parlante del momento

ha continuato a parlare, allora il sistema di regole si applica nel luogo successivo in cui è pertinente il passaggio,

ricorsivamente fino a che effettivamente avvenga il passaggio del turno.

*L'ordinamento delle regole.

Serve come vincolo alle azioni che permette; regole permettono di ordinare l'applicazione dei due gruppi di tecniche

per la locazione dei turni così da renderle compatibili nel sistema di regole con il fatto che "si parla uno alla volta".

La minimizzazione delle pause e delle sovrapposizioni = in due modi: individuando il problema/affrontandolo nel modo

individuato; il sistema di regole, assieme ai vincoli imposti dalle opzioni presenti, elimina pause e sovrapposizioni dalla

maggior parte della conversazione + regole permettono il passaggio del turno nei luoghi in cui il passaggio è

pertinente, a prescindere da quale tecnica di allocazione si usi.

3.IN CHE MODO IL SISTEMA RENDE CONTO DEI FATTI

In che modo il modello produca o sia compatibile con i fatti visti precedentemente;

*3.1 il cambiamento dei parlanti si ripete più volte.

Questo sistema della presa del turno riesce a spiegare il cambiamento dei parlanti e il fatto che avviene più volte + non

ne fa una procedura automatica: in ogni luogo in cui il passaggio del turno è pertinente, le operazioni 1a e 1b possono

anche non essere esercitate, mentre può essere esercitata l'opzione 1c.

*3.2 si parla uno alla volta.

Questo è spiegato da due caratteristiche del sistema: il sistema alloca singoli turni a singoli parlanti/ ogni passaggio di

turno avviene in modo coordinato in un luogo in cui il passaggio è pertinente;

*3.3 le occasioni in cui ci sono più parlanti alla volta sono comuni, ma brevi.

Molte ragioni perché avvengano sovrapposizioni:

­la regola 1b = incoraggia tutti i possibili parlanti a cominciare a parlare il prima possibile (testimonianza che

prevedibilità dei punti di possibile completamento è indipendente dalla percezione individuale);

­dovute alla prevedibilità di un possibile completamento del turno: una qualche variazione nell'articolazione dell'ultimo

componente del parlato nell'ultima parte del turno prefigurato darà luogo alla sovrapposizione tra il turno in corso e

quello successivo: si possono produrre sovrapposizioni se vengono aggiunti elementi opzionali posizionati dopo il

primo possibile completamento (senza che questi elementi implichino una vera continuazione), e allo stesso modo

l'assenza di questi elementi opzionali può produrre delle pause che si originano per lo stesso meccanismo.

*3.4 il passaggio da un turno al successivo senza pause o sovrapposizioni è un fatto comune.

Le componenti del turno e il sistema di regole, organizzando il passaggio del turno esclusivamente nei luoghi in cui è

pertinente, offrono la possibilità che ci sia un passaggio senza pause o sovrapposizioni.

*3.5 l'ordine nella successione dei turni non è fisso.

Prodotto da combinazione di due caratteristiche del sistema:

­è allocato un solo turno alla volta;

­in ogni allocazione = offerta una serie di opzioni, ognuna può generare un parlante successivo diverso (tendenza

importante perché permette che ci sia la possibilità del colloquio, che comporta la possibilità di controllare di aver

sentito o capito o essere d'accordo; il mezzo per farlo comporta selezionare il parlante precedente come parlante

successivo perché possa ripetere, chiarire ecc.

*3.6 la dimensione dei turni non è fissa.

Variabilità dimensioni nei turni si spiega con due caratteristiche del sistema:

­la possibilità che il turni siano costruiti con un'ampia gamma di unità­tipo, e la possibilità che il parlante scelga

liberamente tra queste; quindi anche la sua costruzione frasale permette di spiegare perché le dimensioni dei turni

sono variabili;

­la regola 1c dà la possibilità di produrre più di una sola istanza di unità­tipo.

*3.7 La lunghezza della conversazione non è specificata in anticipo.

Sistema della presa del turno non dice niente sulla lunghezza o sulla chiusura della conversazione: queste sono

governate da un modo endogeno allo sviluppo della conversazione;

*3.8 ciò che diranno le parti non è specificato in anticipo.

Nei dibattiti l'ordine con cui i partecipanti parlano è direttamente collegato al carattere di quello che dicono, "pro" o

"contro", alternanza di "confutazioni" e "contro­confutazioni"; il turni del sistema di intervista sono alternativamente

"domande" e "risposte" (in questi sistemi di scambio l'organizzazione della presa di turno specifica ciò che viene fatto

nei turni). Ma non è specificato il contenuto di alcun turno, né le regole vincolano quello che si deve fare in un turno (Le

costrizioni su quello che si deve fare in un turno, se un primo turno vincola un successivo ecc = organizzati da sistemi

esterni alla presa di turno).

Conseguenza di questa caratteristica = la flessibilità della conversazione.

L'affermazione della non­predeterminazione di ciò che i partecipanti dicono deve essere in parte modificata se notiamo

una certa tendenza: il gruppo di tecniche di allocazione "il parlante del momento seleziona il parlante successivo" non

può essere usato in un qualsiasi tipo di enunciato ma in prime parti di una coppia di elementi adiacenti, e qui ciò che

dice un partecipante selezionato con questa tecnica può essere soggetto a un vincolo (deve rispondere se la tecnica

impiegata per selezionarlo è una domanda), vincoli = dati dall'organizzazione dei tipi di sequenza e non dal sistema

della presa del turno in sé.

*3.9 la distribuzione relativa dei turni non è specificata in anticipo.

Sistema di regole massimizza l'insieme costituito dai "parlanti successivi potenziali" (1a = chiunque può essere

parlante successivo/ 1b = permette a chiunque di auto­selezionarsi/ 1c = non esclude nemmeno lo stesso parlante del

momento dall'essere il parlante successivo, considerando però il fatto che questo non è un caso di allocazione del

turno allo stesso parlante ma è vista come aumento delle dimensioni di uno stesso turno).

*3.10 il numero di partecipanti può variare.

Il sistema della presa del turno organizza solo due parlanti alla volta, quello del momento e il successivo, non dipende

dalla grandezza del gruppo da cui possono essere selezionati; quindi il sistema è compatibile con un numero di

partecipanti diverso da conversazione a conversazione + è compatibile con la presenza di diversi partecipanti in una

conversazione (meccanismi che permettono l'ingresso di nuovi partecipanti e l'uscita di coloro che hanno partecipato).

Il sistema non restringe il numero delle persone che possono partecipare, ma favorisce un basso numero di

partecipanti: il fatto è dovuto alla distorsione dei meccanismi di ordinamento dei turni (quando opera, seleziona come

parlante successivo "il parlante appena precedente"), distorsione che rimane invariata anche quando aumenta il

numero di partecipanti; a ogni ulteriore incremento, tende progressivamente a concentrare la distribuzione dei turni in

un ristretto sottoinsieme di potenziali parlanti successivi (con tre partecipanti, uno escluso/con quattro,due esclusi).

Quando due partecipanti = variabilità pertinente non è la distribuzione differente dei turni (tutti e due con diritto di

parola), ma la dimensione differente del turno; Con tre partecipanti = diviene rilevante la distribuzione differente dei

turni (introdotta la tendenza a favorire la costruzione di turni più corti + il turno successivo non è più garantito), quindi il

non parlante, se interessato a prendere parola, = vincolato a auto­selezionarsi nel primo luogo di possibile passaggio

del turno e successivi; Con quattro partecipanti si introduce la variabilità nel numero dei sistemi di presa del turno che

sono operativi: ci sono meccanismi che provocano uno scisma in più conversazioni (il meccanismo si attiva quando ci

sono partecipanti sufficienti per generare due conversazioni), questo per il controllo della distorsione; se c'è interesse a

garantire la piena partecipazione delle parti (quattro), allora ciò comporta la "distribuzione dei turni in giro".

*3.11 Il parlato può essere continuo o discontinuo.

Parlato continuo quando, in posti in cui la transizione è pertinente, continua con una minimizzazione dei buchi e delle

sovrapposizioni.

Discontinuità quando il parlante del momento si ferma, nessun parlante comincia, e lo spazio di non­parlato si

costituisce non più come "buco", ma come "intervallo".

L'esercizio delle opzioni per parlare permettono sequenza di parlato continuo, tra i mezzi usati per ridurre un buco nel

parlato = anche decisioni classificatorie ordinate per interpretare un silenzio: il silenzio intra­turno = "pausa", non deve

essere interrotta/il silenzio dopo un punto di possibile completamento = "buco", deve essere minimizzato/silenzi estesi

nei luoghi in cui la transizione è pertinente = "intervalli"; alcuni silenzi sono trasformabili: se avviene in un luogo di

transizione ("buco"), può essere terminato dal fatto che lo stesso partecipante che stava parlando prima ricomincia a

parlare: buco trasformato in pausa.

Quando non viene utilizzato la regola 1a, il turno successivo è a disposizione del parlante che si autoseleziona; se

nessuno si autoseleziona, allora il parlante del momento si può auto­selezionare per continuare; se non si

autoseleziona, la regola 1a non applicata, quindi c'è ulteriore spazio per auto­selezionarsi ecc, fino a quando uno

comincia a parlare.

*3.12 Le tecniche di allocazione del turno.

Con tecniche di selezione dei parlanti successivi = due conseguenze:

­poiché casi ovvi suggeriscono che ci siano in opera tecniche di selezione, allora c'è ragione di presumere altri casi di

uso di tecniche meno ovvie;

­casi ovvi suggeriscono che le tecniche possono appartenere a gruppi più ampi, e suggeriscono a quali

raggruppamenti si possono riportare le altre tecniche.

Tecniche = riportabili a due gruppi: quello per cui "il parlante del momento seleziona il parlante successivo"/quello per

cui funziona "auto­selezione": tecniche:

1) il caso ovvio di una domanda = è un caso speciale di una classe di enunciati che condividono la proprietà di

selezionare il parlante successivo (è la prima parte di una coppia di elementi adiacenti: saluto­saluto, invito­rifiuto o

accettazione); primo componente = prima parte della coppia, stabilisce vincoli per il turno successivo (a domanda deve

seguire risposta), ma di per sé non alloca il turno successivo a qualche possibile parlante successivo (sono la

componente di base per selezionare il parlante successivo attraverso l'affiliazione ad una prima parte di una forma

allocutiva, o qualche altro strumento per rivolgersi effettivamente a qualcuno);

2) una variante nell'uso di una prima parte di una coppia permette di selezionare un parlante successivo senza una

tecnica d'allocuzione, ma riuscendo comunque a selezionare un particolare altro: è una variante delle "domande", es

ripetizioni di parte dell'enunciato precedente con intonazione di domanda/ domande composte di una sola parola

(cosa? Chi?); Queste selezionano il parlante appena precedente come parlante successivo, sono tecniche di

riparazione che introducono alla distorsione nell'ordine dei turni.

3) un turno di parola (che sia o meno costruito all'inizio come una prima parte di una coppia) = può diventare luogo in

cui si usa la tecnica per cui "il parlante del momento seleziona il parlante successivo" ,attaccando ad esso una

"domanda­in­coda" (tag question), es "non ti pare?", "Sei d'accordo?", Che rappresentano la più comune tecnica

d'uscita da un turno, selezionando esplicitamente il parlante successivo: es se nessun altro si auto­seleziona. La

domanda­in­coda = membro di una classe definita "completatori" (recompleters): è una classe che fornisce la maggior

parte del parlato quando l'opzione della regola 1c non viene esercitata: la tecnica a questo punto invoca la regola 1a,

rendendo pertinente l'inizio del turno di un particolare parlante successivo. L'uso della regola 1a attraverso le

domande­in­coda è sequenzialmente differente dall'invocazione della regola 1a attraverso turni costruiti già dall'inizio

da domande rivolte a qualcuno: i turni che impiegano l'opzione della regola 1a a partire dal loro inizio = fanno

prevedere il passaggio del turno nel primo luogo in cui la transizione è rilevante; le domande in coda vengono

posizionate dopo il primo luogo.

4) la lista tecniche con le quali il parlante seleziona il successivo può essere allungata includendo tecniche che

utilizzano le identità sociali per operare la selezione: in una conversazione che coinvolge due coppie, un invito da un

parlante per andare al cinema verrà considerato il selezionare come parlante successivo un membro dell'altra coppia,

escludendo il consorte; il problema legato all'introduzione di una particolare identità sociale = complesso, in quanto uno

degli aspetti della flessibilità conversazionale è che è compatibile con la molteplicità delle identità sociali di uno stesso

partecipante.

5) la tecnica per auto­selezionarsi = "cominciare per primi" (1b); non si deve intendere che più partecipanti cominciano

e tra questi "il primo che comincia prosegue", ma, regolarmente, comincia solo uno (pause tra enunciati = brevi,

comincia velocemente), colui che comincia da solo è considerato il primo che comincia. La regola 1b motiva chiunque

si voglia auto­selezionare a cominciare il prima possibile, e a causa di ciò il parlante del momento costruirà il proprio

turno per assicurarsi che non venga interrotto; in questo modo si può verificare una pressione per la minimizzazione

della dimensione dei turni, e la pressione che spinge chi si auto­seleziona a cominciare il prima possibile è vincolata da

una caratteristica delle unità­tipo con cui si costruisce un turno (le unità­tipo permettono di prevedere la loro direzione e

ciò che serve per completarle): chi si auto­seleziona ha il problema che l'inizio di turno deve cominciare con un inizio di

unità­tipo, la quale avrà bisogno di riflettere una qualche pianificazione del turno.

L'inizio del turno successivo è soggetto a cause di sovrapposizione, e la sovrapposizione dell'inizio di una unità­tipo

può pregiudicare la sua azione nella costruzione dell'enunciato e nella prevedibilità del piano del turno; quindi

necessità di cominciare il turno con un inizio di enunciato = vincola il momento esatto nel quale si inizia un turno;si può

dunque iniziare con un "riempitivo" ("bene", "ma", "e" ecc): è comune e soddisfa il vincolo dell'inizio, i parlanti fanno

questo senza rivelare le caratteristiche della costruzione della frase iniziata + se si sovrappongono non pregiudicano lo

sviluppo della costruzione.

6) se la tecnica di base per l'auto­selezione è di "cominciare per primi", ci sono esempi di "più di un parlante alla volta"

anche quando uno chiaramente comincia per primo; ci sono tecniche per "cominciare per secondi", che dipendono dal

tipo di enunciato che rivelano di essere, a partire dall'inizio.

*3.13 le "unità di costruzione" del turno per la produzione del parlato.

Qualsiasi siano le unità impiegate per la costruzione di un turno + qualsiasi sia il linguaggio teorico impiegato per

descriverle, le unità hanno comunque dei punti di possibile completamento, prevedibili prima della loro occorrenza.

Componenti di costruzione del turno = frase, clausola, sintagma, singola parola. Quindi la sintassi riguarda

profondamente la presa del turno.

Talvolta l'organizzazione della presa del turno viene fatta non sintatticamente, ma con l'intonazione + altri aspetti della

struttura linguistica saranno adattati all'uso conversazionale e alle contingenze della presa del turno.

I turrni dimostrano di possedere forti caratteristiche organizzative che riflettono la loro occorrenza in una serie; i turni

hanno struttura tripartita: una parte ha a che fare con il turno precedente, una riguarda ciò che è contenuto, una che ha

a che fare col turno successivo.

*3.14 i meccanismi di riparazione per errori o violazioni nella presa del turno.

Le organizzazioni nella conversazione sono soggette a errori, violazioni: per questo = disponibili meccanismi di

riparazione (repair); affrontati tre temi a proposito:

­tra i vari strumenti di riparazione = alcuni costruiti esplicitamente per i problemi della presa di turno: domande come

"chi, io?", Lagnanze sull'essere interrotti, l'uso di marcatori di interruzione come "mi scusi", il riciclaggio di parte di un

turno a cui altri si sono sovrapposti = strumenti di riparazione orientati ai problemi di organizzazione dei turni;

­alcuni meccanismi di riparazione = intrinseci allo stesso sistema i cui problemi essi riparano; es strumento per riparare

il problema che si verifica se c'è "più di un parlante alla volta" comporta una procedura che è in sé una violazione della

presa di turno (fermare un turno prima del punto di possibile completamento); ci sono luoghi (nel sistema stesso di

regole) specifici per la riparazione: es opzioni 1b e 1c; il sistema "1c­1a" (continuazione del parlante del momento dopo

che il passaggio del turno non è avvenuto" = considerato tipo di riparazione perché non è avvenuto il passaggio del

turno, la cui possibilità è direttamente incorporata nell'organizzazione di base del sistema della presa del turno.

­Il sistema della presa di turno vincola anche la riparazione di altri problemi oltre a quelli dell a presa di turno: es

riparazioni fatte da altri che non siano il parlante del momento non sono fatte fino al completamento del turno (parlante

può correggersi dentro il turno).

Quindi la compatibilità del modello della presa del turno con i fatti della riparazione ha un duplice carattere: il sistema

della presa del turno si presta per la riparazione dei problemi connessi ad esso, e incorpora strumenti del sistema della

presa di turno + è strumento organizzativo fondamentale per la riparazione di qualsiasi altro problema nella

conversazione.

4. CHE MODELLO E' QUESTO

Caratteristiche: è un sistema di gestione locale/è gestito interazionalmente;

Caratteristiche del sistema di regole:

­il sistema affronta singole transizioni alla volta (solo i due turni che un singolo passaggio lega);

­il singolo turno che alloca ogni volta che il sistema opera è il turno successivo;

­anche se il sistema affronta solo singoli passaggi di turno alla volta, li considera: comprensivamente (affronta ogni

possibilità di passaggio di turno)/esclusivamente (nessun altro sistema può organizzare il passaggio del

turno)/serialmente (nell'ordine in cui emergono).

Queste caratteristiche invitano a caratterizzare il sistema come gestito localmente (tutte le operazioni sono "locali":

dirette al turno successivo, turno dopo turno); anche la determinazione delle dimensioni del turno viene gestita

localmente (nel corso di ciascun turno, con orientamento al turno successivo).

Il sistema = ulteriormente caratterizzato per il genere di gestione locale che rappresenta: l'organizzazione delle stesse

regole che lo costituiscono come un sistema a gestione locale determinano la sua organizzazione più specifica per il

fatto che richiedono che le dimensioni e l'ordine dei turni varino + sottopongono anche la variabilità al controllo delle

parti in ogni conversazione; quindi è un sistema "amministrato dalle parti".

Ulteriori caratteristiche del sistema, raccolte sotto la rubrica "interazionalmente gestito", riguardano il modo in cui il

sistema (nella sua forma di gestione locale + amministrato dai partecipanti) è adatto all'interazione conversazionale.

Le dimensioni del turno = prodotto della gestione locale parti + dell'interazione. L'unità di turno è fatta in modo da:

richiedere dimensioni minime, ma/permettere l'espansione all'interno di un'unità/si può non completare/contiene al

proprio interno luoghi di passaggio/che possono essere a loro volta e espansi o contratti; tutte queste caratteristiche

sono luoghi che vengono determinati nell'interazione: il parlante può parlare in modo da permettere di prevedere il

possibile completamento, permettendo agli altri di usare i luoghi di passaggio del turno, e dal momento in cui questi

cominciano a parlare (se si posizionano in modo appropriato) si può determinare a loro volta dove cesseranno di

parlare.

Per il fatto che le dimensioni e l'ordine dei turni siano gestiti localmente + amministrati dalle parti + controllati

interazionalmente = gli aspetti possono essere portati sotto la giurisdizione del principio più generale dell'

"orientamento verso il ricevente" (recipient design), che opera rispetto alla selezione delle parole, argomenti,

ordinamento delle sequenze, obblighi per cominciare e terminare le conversazioni ecc; è la ragione principale della

variabilità delle conversazioni effettive glossate dall'espressione "sensibilità contestuale".

5. ALCUNE CONSEGUENZE DEL MODELLO

Conseguenze di questo modello di organizzazione = di interesse generale:

1) con le tecniche di allocazione il sistema della presa di turno offre una motivazione intrinseca per prestare ascolto agli

enunciati in conversazione; l'ascoltatore dovrà prestare ascolto a ogni enunciato e analizzarlo anche solo per

accertarsi se è stato o meno selezionato come parlante successivo; dato il meccanismo per selezionare l'ultimo

parlante come parlante successivo, anche il parlante del momento sarà soggetto a questa motivazione all'ascolto una

volta terminato il proprio turno;

2) l'organizzazione della presa del turno controlla la comprensione degli enunciati, in questo modo la motivazione

fornita dal sistema della presa del turno per prestare ascolto può essere ampliata: un partecipante che voglia parlare

dopo una prima parte di una coppia (saluto, domanda) dovrà esaminare l'enunciato per accertarsi se sia stata utilizzata


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di analisi delle pratiche conversazionali, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro "Linguaggio e contesto sociale" di Pier Paolo Giglioli e Giolo Fele (cap.1,2,3,4,5,7,9)
Gli argomenti trattati sono:
- verso un'etnografia della comunicazione (Hymes);
-la situazione trascurata (goffman);
- la struttura dello scambio riparatore (goffman);
- l'organizzazione della presa del turno;
- essere in accordo o in disaccordo con una valutazione;
- la comunità linguistica (Gumperz)
-lo studio del linguaggio nel suo contesto sociale (labov)


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia dello sviluppo e dell'educazione
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tepka di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi delle pratiche conversazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Spagnolli Anna.

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