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Appunti di metodi qualitativi

Libro adottato: "Metodi qualitativi in psicologia - Mantovani, Spagnolli"

Contesti di vita quotidiana, interazione e discorso

I sistemi di attività quotidiana

Sono così definiti domande e studi conseguenti che tendono a focalizzarsi su un determinato oggetto di studio, a raccogliere particolari dati in subordine a scelte teoriche, epistemologiche e metodologiche del ricercatore. L’obiettivo viene puntato verso il carattere situato delle azioni e delle pratiche quotidiane, verso i modi attraverso cui gli attori sociali coordinano reciprocamente le proprie attività, verso la descrizione dei sistemi di attività e di cognizione distribuita. Coloro che si occupano di ciò sono principalmente antropologi, psicologi culturali e situati.

Può essere utile analizzare quali sono gli aspetti che caratterizzano la tradizione culturale di studio dei sistemi di attività situata, prima di analizzarne i correlati metodologici. Tale paradigma considera centrale condurre ricerche nei contesti sociali di vita quotidiana e con gli attori sociali in qs naturalmente coinvolti e di costruire contesti e compiti sperimentali.

  • Specifiche: In rapporto allo svolgimento di compiti particolari, diversamente valorizzati dalle differenti culture e comunità (decisione durante operazione chirurgica in un ospedale occidentale non implica lo stesso processo decisionale a livello politico o sui temi di insegnamento).
  • Mediate: Da strumenti e artefatti specifici (medico: strumenti semplici cartella clinica; strumenti complessi radiologici ecografici).
  • All’interno dei contesti sociali (attività del chirurgo in equipe).

Il ricercatore che riconosce tale paradigma considera quindi centrale nella sua visione del mondo l’inscindibilità di azioni cognitive, compiti e strumenti. L’azione della mente umana non esiste senza compiti che a loro volta non esistono senza strumenti, come gli strumenti non esistono senza compiti e qs senza una mente che li progetti e li esegua.

Per il ricercatore interessato all’analisi dei sistemi di attività quotidiana e situata, l’unità di analisi psicologica non è quindi il singolo individuo, i suoi costrutti cognitivi o la sua mente, ma piuttosto i sistemi di attività: in particolare gli attori sociali in qs coinvolti che, anche in relazione ai vincoli e alle specificità dell’ambito in cui operano, orchestrano in modo complementare linee di attività congiunte e distribuite. L’opzione è quindi quella di identificarsi con una psicologia dell’interazione piuttosto che con una psicologia dei fenomeni cognitivi individuali: da un’esclusiva attenzione per la mente individuale si passa a quella per delle persone e ai processi di cognizione distribuita all’interno di contesti sociali di relazioni tra le menti attività.

Studiare cosa rende possibile forme di collaborazione efficaci in un gruppo lavorativo, impone innanzitutto la scelta di studiare il sistema di attività, es. gruppo operatorio, nel loro contesto di vita quotidiana.

Etnografia delle pratiche quotidiane

Un primo aspetto da considerare è quello della non neutralità della strumentazione metodologica che si decide di utilizzare: ad es. un approccio contestualista alla cognizione necessita dell’elaborazione di una strumentazione metodologica coerente con esso. La metodologia di ricerca, in qualsiasi ricerca empirica, dipende dalle scelte teoriche ed epistemologiche del ricercatore, anche da un’attenta valutazione del grado di conoscenza del fenomeno, dalle scelte già compiute da altri ricercatori nello studio del fenomeno, dai vincoli e dalle peculiarità degli attori sociali. Il ricercatore è quindi continuamente posto di fronte a scelte e opzioni metodologiche: tali decisioni vanno prese perché la ricerca si realizzi e vanno argomentate.

Altro problema teorico è cosa consideriamo come dato empirico. Nel corso della storia della disciplina la natura di quello che si è considerato tale è enormemente cambiata: dai resoconti introspettivi dei pazienti di Wundt, alla frequenza di accadimento di certi fenomeni, alla codifica osservativa, più o meno sistematica, di certi comportamenti, alle misurazioni di reazioni comportamentali, alle frequenze di risposte a domande di interviste, questionari, test o scale e così via.

Per i ricercatori interessati a studiare i sistemi di attività situata sono dati di interesse psicologico soprattutto i discorsi in relazione alle attività congiunte che si realizzano all’interno di tali sistemi. L’etnografia è lo studio dell’altro, non vi è dubbio che diventi un metodo essenziale per lo studio dei sistemi di attività situata e degli attori sociali in questi coinvolti, che proprio attraverso le loro interazioni discorsive co-costruiscono progressivamente una realtà condivisa e realizzano azioni significative e appropriate all’interno di quella realtà. Essa permette di avere accesso a quei mondi di significati in cui le azioni, le parole, i comportamenti degli altri hanno un senso, di catturare la complessità sociale.

Il suo scopo è rendere comprensibili gli estranei, rendendo visibile al ricercatore quello che è normalmente implicito e tacito. Essa richiede al ricercatore una notevole flessibilità e sensibilità nell’utilizzo degli strumenti di rilevazione e analisi e soprattutto una notevole abilità nel padroneggiare e combinare tecniche diverse.

La validità delle ricerche etnografiche non sta infatti tanto nell’oggettività della descrizione, ma piuttosto nell’insieme di autenticità, plausibilità e credibilità che tali descrizioni forniscono, anche agli attori sociali osservati. Per la comprensibilità di ogni azione o evento è importante quindi conoscere e usare le categorie di significato usate performativamente dagli attori sociali partecipanti a quelle situazioni. Gli eventi vanno considerati quindi a partire dal loro realizzarsi nel campo reciprocamente condiviso dei partecipanti.

Gli strumenti di analisi della conversazione possono aiutare ad illuminare il modo in cui si realizzano interattivamente e discorsivamente forme di costruzione del mondo sociale e di azione condivisa, mentre i metodi etnografici permettono di non perdere di vista e di considerare i sistemi di attività più ampi in cui si realizzano le produzioni discorsive analizzate.

I workplace studies sono sistemi di attività lavorativa studiati come complessi sistemi di pratiche sociali organizzate attorno ad obiettivi socio culturalmente definiti. Lo scopo del ricercatore è quello di evidenziare alcuni aspetti di "rassomiglianza di famiglia" tra diversi sistemi di attività situata.

La ricerca etica punta alla modellizzazione formale dei processi cognitivi attraverso l’analisi di quello che si suppone comune stabile e generale. La ricerca emica, che al contrario punta a descrivere la specificità, la situatezza, le differenze, facendosi carico dell’enorme e ricca diversità dei contesti socioculturali e interattivi della vita umana.

Identificare i "luoghi" del discorso

L’obiettivo è quello di descrivere come il gruppo riesce (o non riesce) a realizzare forme efficaci di collaborazione coordinando l’attività per mezzo dei discorsi e di analizzare come la presenza di eventuali vincoli possa cambiare tali attività di collaborazione.

Accesso ai sistemi di attività situata

Qs fase comprende il contatto con il sistema di attività e i primi incontri con i suoi responsabili e operatori. Comporta spesso tempi molto lunghi ed è richiesto al ricercatore di saper negoziare il proprio ruolo con operatori/responsabili, non dimenticando che mentre il ricercatore osserva gli attori sociali questi osservano il ricercatore. È ora che il ricercatore deve capire chi può operare come informatore "dalla parte del sistema di attività" e soprattutto iniziare a conoscere quali sono le possibili aree problematiche su cui indirizzare l’osservazione.

In qs fase va richiesto il consenso all’uso di strumenti di osservazione solitamente più intrusivi e disturbanti. È quindi una fase in cui, in modi più o meno approfonditi, ricercatore e attori sociali si impegnano a condividere e negoziare obiettivi, strumenti e tempi della ricerca in un’ottica di ricerca dialogica.

Etnografia di sfondo dell’organizzazione

Qs fase effettuata mediante strumenti osservativi di tipo etnografico (tra i quali l’osservazione partecipante e le interviste all’informatore) è finalizzata, oltre che a familiarizzare con il contesto della ricerca, a conoscere tempi e organizzazione quotidiana delle attività e ad identificare le pratiche comunicative, formali e informali, da sottoporre ad analisi più approfondita. Punta a definire l’unità di analisi della ricerca. È una fase di osservazione libera, necessaria per identificare i contesti più produttivi per un’analisi etnografica. La costruzione di un quadro generale aiuta a definire i confini della ricerca e a pianificare un accorto uso delle risorse.

Storie, interviste e osservazioni

L’etnografo non parte assumendo di conoscere già le domande giuste per descrivere un sistema di attività situata: la scoperta di quali domande fare è un risultato intermedio della ricerca e qs devono essere scoperte nel sistema di attività che si sta studiando. Si può utilizzare una pluralità di strumenti: osservazioni libere e spot, interviste informali, osservazioni campionate o di contesti "modificati", analisi materiali scritte, ecc., cioè tutti quegli strumenti che possono aumentare la comprensione da parte del ricercatore delle caratteristiche e dei vincoli del sistema di attività, che sono essenziali per contestualizzare e situare i dati discorsivi e interattivi che si deciderà di raccogliere e analizzare.

La raccolta di dati discorsivi e interattivi

Un’analisi previa del sistema di attività può quindi aiutare ad identificare gli eventi discorsivi ricorrenti che avvengono all’interno dei sistemi di attività situata quali ad es. riunioni nei contesti di lavoro, discorsi familiari a cena, ecc. La rappresentatività di tali dati è assicurata proprio dal loro essere chiaramente ed esplicitamente situati e dall’essere eventi rilevanti e significativi per le persone che vi partecipano.

Nel caso della ricerca sul gruppo operatorio, in base ai risultati delle fasi precedenti e grazie alle informazioni ottenute dall’informatore interno, si è deciso di osservare tre diversi interventi chirurgici, diversi per grado di urgenza. La raccolta dei dati conversazionali è avvenuta in un unico giorno. Le competenze del ricercatore/osservatore sono state particolarmente rilevanti per permettere la realizzazione empirica.

La trascrizione dei dati discorsivi e interattivi

Le trascrizioni conversazionali sono stati i dati principali che il ricercatore ha usato per descrivere come un’attività complessa quale quella chirurgica viene realizzata interattivamente dagli attori sociali del gruppo operatorio. L’impossibilità di lavorare direttamente sui dati registrati, ha richiesto ai conversazionalisti di produrre un sistema condiviso di regole di trascrizioni di tali interazioni, comunemente definita "trascrizione jeffersoniana". Tale sistema permette di mantenere nel testo trascritto aspetti e dettagli (verbali e non) del discorso in interazione che risultano essenziali per permetterne un’analisi sufficientemente approfondita. L’analista raccoglie i dati e li presenta in modo comprensibile e analizzabile anche da altri.

Analisi e primi risultati

Le trascrizioni conversazionali sono analizzate, attraverso gli strumenti sviluppati all’interno degli studi di analisi della conversazione, in particolare rispetto alle richieste e alle condizioni specifiche del sistema di attività in cui sono state prodotte. Il ricercatore guarda a quegli aspetti interattivi e discorsivi emergenti dall’analisi stessa che possono contribuire a descrivere le caratteristiche della collaborazione all’interno del gruppo operatorio.

La caratteristica di urgenza dell’operazione attiva in misura maggiore quel campo di tacite attese reciproche che permette ai gruppi di agire in modi congiunti e collaborativi, pianificando le proprie azioni in base alle previsioni delle azioni dell’altro. La collaborazione si realizza grazie alla condivisione di un quadro di attese e previsioni reciproche.

Conclusioni

Uno degli assunti più rilevanti che sottostanno alle scelte, anche metodologiche, è quello che considera l’intelligibilità condivisa dell’azione (nel ns caso delle forme di collaborazione), come raggiunta di volta in volta durante l’interazione discorsiva e con riferimento a situazioni specifiche. La stabilità del mondo sociale in qs senso è il risultato dell’uso, tacito, di un metodo d’interpretazione e ricerca di coerenza tra situazioni e azioni.

L’interesse di uno psicologo culturale dell’interazione è quello di utilizzare le potenzialità dell’analisi dei discorsi in interazione, per lo studio di specifici fenomeni e costrutti socio psicologici: il processo di collaborazione, le pratiche decisionali e di soluzione di problemi, la costruzione interattiva delle proprie ed altrui identità, ecc. Le interazioni discorsive sono anche elaborazioni culturali.

Cap. 4 Analisi delle azioni verbali e non verbali

Dall’analisi del discorso all’analisi delle azioni

Approccio pragmatico al linguaggio

L’espressione tratta dal titolo del libro di Austin "Come fare cose con le parole", tradotta in italiano, rappresenta il capovolgimento dei rapporti tra tre livelli di significato semantico, sintattico e pragmatico. A livello semantico il significato di un’espressione è determinato dalla relazione che essa ha con l’oggetto "reale" a cui si riferisce (il referente); a qs livello un’espressione descrive il modo in cui è organizzata la realtà e può quindi essere giudicata più o meno vera.

A livello sintattico il significato dipende dal modo in cui gli elementi linguistici sono combinati fra di loro; una frase può essere giudicata più o meno corretta rispetto alle regole stabilite dalla lingua per combinare le sue diverse componenti. Esiste poi il livello pragmatico relativo all’uso che viene fatto del linguaggio per produrre espressioni rilevanti o adeguate alla situazione specifica. L’analisi del discorso considera quest’ordine artificioso e lo rovescia, facendo dipendere primariamente il significato di un’espressione dal livello pragmatico, dalla funzione che essa svolge nel contesto in cui è prodotta o da quello che essa "fa".

Da qs punto di vista, l’intero sistema linguistico si fonda su un terreno delle pratiche comunicative e semantica e sintassi rappresentano delle risorse usate strategicamente dai parlanti impegnati nel fare qualcosa parlando (dichiarare, ordinare, contattare). L’approccio discorsivo diviene un modo critico e riflessivo per guardare ai fenomeni sociali, perché non li riduce ad una realtà oggettiva invariabile. Viene mutuato dall’etnografia l’approccio emico, cioè il rispetto per le distinzioni e le categorie riconosciute dai partecipanti, senza imporre delle categorie che risulterebbero rilevanti solo per chi effettua la ricerca.

Assecondare la vocazione pragmatica: allargamento alla cultura e al non verbale

Quando nelle espressioni locali si ricercano delle regolarità generali, quando si studiano le variazioni linguistiche tra comunità differenti, quando si enfatizza la natura relazionale e retorica di ogni fenomeno linguistico e il valore normativo di certe abitudini ricorrenti non si può non fare riferimento al concetto di cultura. La scelta della dimensione pragmatica come chiave esplicativa del significato ed il ruolo centrale attribuito al contesto conducono ad allargare l’unità di analisi verso modalità non verbali d’azione.

L’approccio discorsivo può quindi venire esteso allo studio delle azioni in generale, verbali e non e tenere costantemente aperto il riferimento alla dimensione culturale. Si arginano così le tendenze a ridurre la realtà al discorso e si prevengono i rischi di "testualismo" e "relativismo". Il "testualismo" consiste nel ridurre la realtà alle sue manifestazioni simboliche e linguistiche ignorando tutti gli altri modi di produrre senso o considerandoli delle derivazioni. Il "relativismo" consiste nell’affermare che una costruzione sociale sia, in quanto costruzione, equivalente a qualsiasi altra ed arbitraria.

Infine, ogni modalità d'azione e di espressione è governata dalla propria logica ed è quindi necessario verificare di volta in volta la relazione con le altre modalità.

Cosa si intende con azione

Si colloca al crocevia tra mente e corpo, individuo e ambiente, oggettivo e soggettivo. Essa attrae chi desidera di trovare un’unità di analisi che superi tali dicotomie. Una tradizione teorica che ha posto enfasi sull’azione è stata la "Activity Theory". In contrasto con l’eccessivo risalto dato alle idee e ai simboli nello spiegare i fenomeni sociali, l’obiettivo di qs filone è sottolineare il fatto che i fenomeni sociali sono essenzialmente pragmatici, fisici, materiali.

Invita a non cercare necessariamente l’armonia e l’interconnessione funzionale tra le componenti di un sistema.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AlessioBellatoOfficial di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi qualitativi in psicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Corbetta Pietro.
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