Pragmatica della comunicazione mediale
Ruggero Eugeni
6 CFU
INDICE
1. LA SEMIOTICA DEI MEDIA DI AMBITO STRUTTURALISTICO
Modulo 1: Roland Barthes
Modulo 2: Christian Metz
Modulo 3: Algirdas Julien Greimas
2. LA SEMIOTICA DEI MEDIA DI AMBITO PRAGMATICO
Modulo 1: Umberto Eco
Modulo 2: Bettettini e Casetti, l’enunciazione e la conversazione audiovisive
Modulo 3: Roger Odine, la semio-pragmatica
3. LA SEMIOTICA DELL’ESPERIENZA MEDIALE
Modulo 1: che cos’è l’esperienza
Modulo 2: che cos’è l’esperienza mediale
Modulo 3: che cos’è la semiotica dell’esperienza mediale
4. LE CONFIGURAZIONI SENSIBILI
Modulo 1: sensazione e percezione
Modulo 2: le configurazioni sensibili nell’audiovisivo
Modulo 3: un esempio di analisi
5. LE CONFIGURAZIONI ESISTENZIALI
Modulo 1: spazi egotropici e allotropici
Modulo 2: le configurazioni esistenziali
Modulo 3: un esempio di analisi
6. LE CONFIGURAZIONI NARRATIVE: LE MAPPE SITUAZIONALI
Modulo 1: l’organizzazione narrativa dell’esperienza
Modulo 2: la gestione delle mappe situazionali
Modulo 3: un esempio di analisi
7. LE CONFIGURAZIONI NARRATIVE: GLI INTRECCI
Modulo 1: il discorso e i suoi aspetti
Modulo 2: la gestione dell’ordinamento temporale
Modulo 3: un esempio di analisi
8. LE CONFIGURAZIONI RELAZIONALI: I PERSONAGGI
Modulo 1: i tre steps delle configurazioni relazionali
Modulo 2: le relazioni con i personaggi
Modulo 3: un esempio di analisi
9. LE CONFIGURAZIONI RELAZIONALI: I PUNTI DI VISTA
Modulo 1: le relazioni con i soggetti della percezione, lo step 1
Modulo 2: le relazioni con i soggetti della percezione, gli step 2 e 3
Modulo 3: un esempio di analisi
10. LE CONFIGURAZIONI RELAZIONALI: I SOGGETTI DEL DISCORSO E I PARTNERS
Modulo 1: le relazioni con i soggetti del discorso, gli autori
Modulo 2: le relazioni con i soggetti del mondo diretto, i partners
Modulo 3: un esempio di analisi
1
1. LA SEMIOTICA DEI MEDIA DI AMBITO STRUTTURALISTICO
Modulo 1: Roland Barthes
Questa lezione è dedicata alla semiotica dei media di taglio strutturale (o strutturalistico), cioè a
quella stagione della semiotica dei media più legata alla classica semiotica strutturale di origine
francese. Affronteremo tre autori chiave di questo periodo e di questa scuola.
Partiamo da Roland Barthes. Per capire il contenuto e il contributo che fornisce alla semiotica in
generale e alla semiotica dei media in particolare occorre fare un passo indietro e risalire all’inizio
Ferdinand de Saussure
del secolo. Infatti in questo periodo il linguista svizzero (1857-1913) tiene
Cours de Linguistique générale
una serie di lezioni che sfociano nel manuale postumo
(1916-1921) che avrà un forte influsso nella cultura del Novecento (fino a Barthes appunto).
In sostanza, l’insegnamento di Saussure può essere riassunto in tre grandi principi:
langue parole
1. distinzione fra la (lingua come sistema astratto o struttura) e la (procedure di
esecuzione concrete, le varie forme pratiche di enunciazione che consentono di usare una
parola);
2. le parole sussistono all’interno di questa conoscenza complessiva in quanto segni. Il segno è
significato significante
costituito dall’unità di un a un e questi due aspetti rappresentano un
legame arbitrario e convenzionale;
3. i principi che lui stesso stava tracciando a proposito della lingua naturale sarebbero potuti
essere applicati anche ad altri tipi di segni, come per esempio il linguaggio delle banderuole
con cui comunicano fra loro i marinai sulle navi.
Approfondiamo il concetto di segno con le parole del linguista:
segno
Noi chiamiamo la combinazione del concetto e dell’immagine acustica: ma nell’uso corrente
questo termine designa generalmente soltanto l’immagine acustica, per esempio una parola (arbor, ecc.).
arbor
Si dimentica che se è chiamato segno ciò è solo in quanto porta il concetto “albero”, in modo che
l’idea della parte sensoriale implica quella del totale. semiologia:
Saussure prospetta la nascita di una nuova scienza che lui stesso chiama
Si può concepire una scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale; essa potrebbe
formare una parte della psicologia sociale e, di conseguenza, della psicologia generale; noi la
semiologia sèmeion,
chiameremo (dal greco “segno”). Essa potrebbe dirci in che consistono i segni, quali
leggi li regolano. Poiché essa non esiste ancora non possiamo dire che cosa sarà; essa ha tuttavia diritto
ad esistere e il suo posto e determinato in partenza. La linguistica è solo una parte di questa scienza
generale, le leggi scoperte dalla semiologia saranno applicabili alla linguistica e questa si troverà
collegata a un dominio ben definito nell'insieme dei fatti umani. Roland
Possiamo fare un salto avanti di più di quarant’anni arrivando a parlare del contributo di
Barthes. Miti d’oggi
Innanzitutto, scrive un volume nel 1957 che si chiama (Mythologie). In
questo volume Barthes introduce l’idea che, al di là delle tante manifestazioni nella cultura di
massa (come per esempio gli articoli di giornale, i programmi televisivi, i film e così via), al di là di
questa molteplicità di espressione, venissero espressi pochi contenuti “mitologici”, che
costituiscono i miti di oggi di cui noi viviamo. Degli esempi sono quelli di francesità, italianità,
colonialismo, che potremmo vedere anche come grandi stereotipi. Quindi si può parlare di unità
mitologemi ideologemi.
minime come o Egli sta cercando degli strumenti che gli permettano di
affrontare con un’adeguata consapevolezza critica tutto il grande universo dei media e della
comunicazione di massa.
A questo punto ricorre agli strumenti della semiologia e di Saussure nel
Elementi di semiologia.
volume del 1964 In questo tipo di intervento
Barthes conta di riuscire a smontare, a decostruire i messaggi della
comunicazione di massa e a risalire dalle varie forme di espressione a
quei contenuti di fondo, gli ideologemi o mitologemi appunto, che
costituiscono il sostrato di ogni cultura e soprattutto della nostra cultura
copertine
mediale. A questo proposito, egli analizza delle di settimanali
popolari. Barthes è costretto però a fare un passo avanti rispetto a
Saussure e alla sua dicotomia fra significato e significante.
Nella prima copertina troviamo senz’altro un elemento di espressione,
l’immagine del bambino, d’altra parte troviamo però anche un contenuto,
2
la situazione espressa, cioè l’omaggio alla bandiera. Questo tipo di segno non è completamente
arbitrario come pensava Saussure perché evidentemente la fotografia ha un tasso di
denotazione;
convenzionalità ridotto. Barthes chiama questo primo legame questo primo segno
costituisce il livello dell’espressione, o il livello significante, di un secondo livello segnico che è la
connotazione. Questa rimanda a un contenuto secondo che è il colonialismo, l’imperialismo, il
legame di dominazione che la Francia ha maturato rispetto ad alcuni popoli e che, a questo
punto, è arrivato ad essere un mitologema. Questo processo diventa uno strumento per smontare
i messaggi dei media, per individuare quei contenuti non sempre evidenti o immediatamente
trasparenti che sono appunto i grandi contenuti culturali.
Questo tipo di analisi si applica ed è stata applicata da Barthes in maniera
pubblicità.
molto perspicua all’analisi della Infatti in un famoso saggio che si
Semiologia dell’immagine
chiama egli propone di analizzare grazie a questo
strumento una pagina pubblicitaria della pasta Panzani. Qui notiamo che da
un lato abbiamo la denotazione, l’immagine degli alimenti che vengono
presentati che rimanda a un aspetto di contenuto (a livello di denotazione): il
ritorno della massaia dal mercato. Tutto questo primo livello segnico
costituisce l’unità di espressione del segno connotativo legandosi a una
seconda serie di contenuti, per esempio la freschezza dei prodotti vista la
situazione del ritorno dal mercato, l’italianità grazie ai colori, la completezza
della gamma di prodotti ma anche un elemento più naturalizzato e legato
all’estetica che è la natura morta. Questo tipo di ricerca ha due valenze: da
un lato porta a capire come viene valorizzato un certo prodotto, cioè mediante quale
assemblaggio di valori un prodotto come la pasta Panzani risulta appetibile e desiderabile. C’è
anche una seconda valenza che a Barthes interessa di più: l’utilizzare la pubblicità come una
specie di cartina tornasole o di sismografo di una certa cultura, perché la pubblicità convoca in
maniera più evidente ed icastica tutta quella serie di unità di contenuti connotativi, di ideologemi e
mitologemi di una cultura.
Domande
- langue parole
Che differenza c’è tra la e la per Saussure?
- Quali sono le componenti del segno per Saussure e qual è la loro relazione?
- Sémiologie?
Cosa intende Saussure per
- Mythologie d’oggi) Élements di sémiologie di semiologia)
Che relazione c’è tra (Miti e (Elementi
di R. Barthes?
- Che differenza e che relazione ci sono tra la denotazione e la connotazione?
- In che modo denotazione e connotazione permettono di studiare i messaggi pubblicitari?
Modulo 2: Christian Metz
Christian Metz è uno studioso che in quello stesso 1964 in cui Barthes pubblicava il suo saggio
Elementi di semiologia si poneva una domanda all’interno di un suo saggio (contenuto fra l’altro
nella stessa rivista): il cinema costituisce una lingua o un linguaggio? In altre parole la domanda
che Metz si pone è se per il cinema possiamo trovare quella struttura di segni costituiti da
significanti e significati e uniti da legami arbitrari che Saussure aveva individuato per la lingua
naturale. non
La risposta di Metz è che in realtà il cinema e in genere gli audiovisivi possono essere
non
costituiti come una lingua perché possiedono dei segni. Il cinema non parla attraverso dei
segni ma semmai attraverso intere frasi; infatti, un’inquadratura non è assimilabile a un segno.
Inoltre non c’è una completa arbitrarietà fra il significante e il significato perché la frase del cinema
è fotografica e, come abbiamo già visto con Barthes, nella fotografia il grado di arbitrarietà è
estremamente ristretto. Infine, il cinema non comunica come fa la lingua passando attraverso una
immediata,
mediazione cognitiva ma esprime in maniera cioè l’immagine esprime un certo
concetto, fosse anche un concetto astratto, in maniera estremamente diretta.
La conclusione è che non si può parlare di lingua. Però questo non deve fermare gli studi
semiotici sul cinema e sugli audiovisivi. Infatti la risposta finale di Metz è che se il cinema non è
linguaggio.
una lingua, deve però essere una sorta di Ovvero, all’interno del cinema esistono
delle conformazioni culturali, delle convenzioni che vanno analizzate e scoperte da parte dello
Cinema e
studioso. Metz riprende e sviluppa questa argomentazione nel volume del 1971
3
linguaggio. In questo volume egli sostiene che se non si può parlare di segni nel caso del cinema
codici,
si può però parlare di che non sono segni in senso stretto ma sono dei sistemi di
convenzioni. Per esempio, una chiave luministica più alta o più bassa in un film non è rapportabile
a un sistema di segni però è un codice, è una convenzione che un autore può attuare per
esprimere determinati valori (es. in un film dell’orrore ci sarà una luce molto bassa).
Secondo Metz allora occorre fare una distinzione tra i codici in sé e il modo in cui questi codici
sistemi singolari.
vengono utilizzati che chiama Pensiamo a come l’illuminazione in un film
dell’orrore si collegherà ad altri codici, come le inquadrature che tenderanno ad essere molto
ravvicinate per dare il senso dell’angoscia o come le musiche. Questa combinazione di codici
all’interno di sistemi singolari può anche contraddire le normali regole di scrittura. Per esempio,
Shining
quando Kubrick in utilizza non delle luci oscure ma al contrario delle luci ricche, al neon,
sta contravvenendo consapevolmente a una regola del cinema dell’orrore. Metz sottolinea come
in ogni caso i codici e la loro combinazione in sistemi singolari costituiscano un’operazione di
livello empirico
costruzione da parte dello studioso ed è dunque valida a livello teorico. A
messaggi,
troveremo dove sono i codici dei cioè dei modi concreti e storicamente attestati di
usare i codici, e dall’altra parte dei testi filmici, quindi un film. A fronte di una molteplicità di
messaggi, il testo filmico ne seleziona alcuni e non altri e combina questi messaggi in un insieme
di tipo specifico. Spetterà poi allo studioso ricostruire questo sistema singolare di costruzione dei
specifici, non
differenti codici. I codici possono essere propri del medium cinematografico, o
specifici generali,
(es. uso della musica, strutture narrative). Possono poi essere codici comuni a
particolari
tutti i film, o che individueranno un certo genere di film (es. alcuni film useranno in
maniera più pronunciata la musica).
Guardiamo ora quali sono le grandi famiglie dei codici dell’audiovisivo.
Codici tecnologici di base
• i. codici del supporto (pellicola)
ii. codici dello scorrimento (proiettore utilizzato)
iii. codici dello schermo (misura)
Codici visivi
• Iconicità
• i. codici della denominazione e del riconoscimento iconico (il fatto che noi abbiamo delle
conoscenze convenzionali e culturali che ci permettono di riconoscere cosa passa
sullo schermo)
ii. codici della trascrizione iconica (es. tipo di lente usata)
iii. codici della composizione iconica (costruzione dell’inquadratura)
iv. codici iconografici (proprio di una certa cultura, es. simbolo del panda = WWF)
v. codici stilistici (legati a certi autori)
Fotograficità
• i. organizzazione prospettica (che profondità prospettica assegnare)
ii. margini del quadro
iii. modi della ripresa (scala dei campi e dei piani, i gradi di angolazione e di inclinazione)
iv. forme di illuminazione
v. bianco e nero e colore
Mobilità
• i. tipi di movimento del profilmico (es. movimenti degli attori)
ii. tipi di movimento effettivo di macchina (la macchina si muove realmente, sul proprio
asse, su dei binari ecc.)
iii. tipi di movimento apparente di macchina (es. zoom)
Codici grafici
• i. forme dei titoli
ii. forme delle didascalie
iii. forme dei sottotitoli
iv. forme delle scritte
Codici sonori
• Natura del suono
• i. voce
ii. rumori
iii. musica 4
Collocazione del suono
• in off
iv. (es. una canzone eseguita in scena dal cantante) / (es. la canzone non è eseguita
over
in scena ma il cantante è presente nel mondo finzionale) / (la canzone è
sovraimpressa ma il cantante non è presente nel mondo finzionale)
Codici sintattici o del montaggio
• i. associazione per identità (due elementi simili vengono accostati l’uno all’altro)
ii. associazione per analogia/contrasto (anche di tipo metaforico)
iii. associazione per prossimità (due spazi contigui o due azioni vicine)
iv. associazione per transitività (c’è una continuità fra un’azione e l’altra, es. una porta si apre
e in controcampo vediamo cosa avviene dall’altra parte della porta)
v. associazione per accostamento (non c’è un legame chiaro)
Domande
- Qual è la differenza fra un codice e un messaggio per C. Metz?
- Che relazione sussiste tra i codici e il sistema singolare?
- Quali sono le principali famiglie di codici cinematografici?
Modulo 3: Algirdas Julien Greimas
Nella semiotica di Greimas il progetto di Saussure che già abbiamo visto rielaborato da Barthes e
Metz subisce un’altra utile rielaborazione, che è applicata alla semiotica dei media da Greimas e
dai suoi collaboratori.
Greimas è un autore che lavora soprattutto nel corso degli anni Settanta, Ottanta e Novanta.
Dizionario ragionato sulla teoria del linguaggio,
L’opera più riassuntiva del suo lavoro è il anche se
Del senso Del senso 2.
ha scritto molti altri saggi importanti fra cui e percorso generativo del
Il suo lavoro è fortemente organizzato intorno ad un’idea: l’idea del
senso. A partire da Saussure, la linguistica e poi la semiotica strutturale si propongono di
esaminare in che modo i contenuti propri di una certa cultura fossero sia organizzati al proprio
interno sia espressi all’interno di testi o discorsi di un determinato ambito culturale (vd. Barthes).
Greimas propone di considerare il percorso generativo del senso, cioè quel percorso che porta gli
elementi basilari di una cultura (i mitologemi di Barthes) a manifestarsi all’interno di testi o
discorsi. Questo percorso vede anzitutto una sintassi e una semantica fondamentale in cui questi
elementi sono presenti in maniera virtuale, astratta. In seguito questi elementi di base, che
semi
Greimas chiama i (es. vita e morte, vero e falso), si organizzano in percorsi narrativi che
introducono elementi di svolgimento, di azione, di ricerca di oggetti e di valore. Le strutture
narrative vengono poi calate in strutture discorsive in cui vedono la propria realizzazione in testi
concreti. Entrano in gioco dei personaggi, dei tempi e degli spazi, quindi un mondo finzionale
preciso. quadrato semiotico greimasiano.
Ci soffermiamo ora in particolare su un aspetto, il cosiddetto
Abbiamo
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