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Pontormo

Secondo un'iscrizione che si trovava nel coro della chiesa fiorentina di San Lorenzo, Jacopo dovrebbe essere nato nel 1494. Suo padre, stando al Vasari, era stato allievo di Ghirlandaio. Alla morte del padre, fu la nonna ad occuparsi di Jacopo e lo mandò a Firenze presso un parente calzolaio. Fu poi messo nella bottega di Da Vinci. Jacopo fu incoraggiato a copiare le opere dei grandi artisti come Masaccio e Michelangelo.

Nel 1508 Firenze è ancora il centro della cultura ed è divisa in due parti. La prima comprende le botteghe di Lippi e Perugino che continuavano a proporre opere che avevano segnato il 1400, e poi vi erano quelle del Ghirlandaio e Fra Bartolomeo che invece seguivano le orme del classicismo di Raffaello. Jacopo fu messo a bottega da Leonardo da Vinci e successivamente, alla sua partenza, da Piero di Cosimo nel quale si compì la formazione del giovane artista. Successivamente divenne allievo di Albertelli che era allora una delle botteghe più fiorenti. In questo circolo, Jacopo strinse il suo legame con Rosso Fiorentino.

Jacopo faceva parte della compagnia di San Marco, ma con il ritorno dei Medici a Firenze le commissioni erano molto di meno per cui Jacopo raggiunse nel 1515 la bottega di Del Sarto. La prima opera che si attesta di lui e che ci fa capire che, anche se diciottenne, possedeva già doti da artista rifinito è L'Annunciazione. L'angelo a sinistra e Maria a destra sono separati dalla vetrata e, dal Seicento, da un reliquiario in pietre dure di San Carlo Borromeo. Come nella Deposizione, il momento rappresentato è leggermente sfasato rispetto all'iconografia tradizionale: Pontormo non rappresentò infatti l'annuncio dell'angelo, ma l'attimo immediatamente successivo in cui Maria ha già accettato e l'angelo si rivolge, con una complessa torsione, alla luce divina che proviene dalla finestra. L'ambientazione riprende sinteticamente l'architettura brunelleschiana della cappella.

Le prime testimonianze ufficiali

Le prime testimonianze ufficiali di Pontormo furono tavolette piccole destinate alla commissione privata, come la Madonna col bambino e San Giovanni. Su uno sfondo scuro una possente Madonna, dalla fisicità accentuata in omaggio a Michelangelo, si curva in avanti ad abbracciare Gesù Bambino, seduto sulle sue ginocchia, e San Giovannino, che si protende da destra. La torsione del corpo e l'espressione patetica di San Giovanni sembrano rimandare a opere michelangiolesche come la Madonna Medici di quegli anni, così come lo sporgere della gamba del Bambino. Molto originale, e spiegabile solo col desiderio di confrontarsi col Buonarroti, è poi l'accentuata muscolarità dei fanciulli, come si vede nell'articolazione della spalla o del ginocchio di Gesù, dall'anatomia un po' calocata. Il colore è steso con effetti smaltati e cangianti, con una prevalenza di toni rossi e verdi. Nel complesso l'opera ispira un raffinato intellettualismo, fatto di enigmatiche sottigliezze esecutive.

Dopo essere stato cacciato dalla bottega di Andrea Del Sarto, Pontormo accoglie il suggerimento del suo ex maestro Piero e, quando i Medici tornarono a Firenze, il popolo iniziò a tappezzare Firenze con gli stemmi del pontefice Leone X Giovanni de Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico. Andrea e Pontormo furono coinvolti nella decorazione della residenza del papa venuto ufficialmente in visita a Firenze. A carnevale di quell'anno, Pontormo decora i carri dei due eredi maschi della famiglia Medici e dipinge inoltre le figure della Fede e della Carità che inquadravano l'arme di Leone X scolpita sulla facciata della chiesa della Santissima Annunziata.

Dal 1513 scoppiarono delle rivalità tra lo stile di Pontormo e quello di Fra Martino, favorendo la nascita di un importante ciclo fiorentino con il concorso di Andrea, Pontormo e Rosso. Andrea dipinse la Natività della Vergine, Rosso l'Assunzione della Vergine. Pontormo raggiunse notorietà tra il 1513-15 con Episodio di vita ospedaliera. La lettura più diffusa della scena è legata all'attività ospedaliera (Philippe Costamagna), anche se non manca chi vi ha scorto episodi della vita di una santa, magari la Beata Umiltà. La sobrietà è accentuata dalla riduzione della gamma cromatica (limitata ai toni rossi, bruni/verdi e violacei, con tocchi d'oro nelle aureole). Figure e pose hanno reminiscenze classiche, ma assolutamente nuova è l'angolosità dei loro contorni e il ritmo scattante dei movimenti, oltre alle espressioni pungenti, che marcano una direzione già verso il superamento dei canoni tradizionali. I volti sono appuntiti, gli occhi tondi, le bocche piccole e spesso dischiuse.

La Sacra Conversazione è un affresco. Una longilinea Madonna regge un agitato Bambino in grembo, compiendo una torsione a serpentina con cui sembra alzarsi da un invisibile sedile. Attorno ad essa stanno quattro santi in pose complementari: alle estremità Santa Lucia col corpo di profilo e la testa ruotata verso lo spettatore, che solleva un piatto coi propri occhi, simboleggiante il martirio che la accecò (nell'altra mano tiene la palma), a destra San Michele Arcangelo, che è frontale con la testa però di profilo verso Maria, che alza invece la bilancia, suo tipico attributo con cui peserà le anime il giorno del Giudizio, e regge con la sinistra la spada. Più vicini al Bambino sono due santi inginocchiati e disposti lungo una diagonale che amplifica la profondità spaziale. A sinistra Sant'Agnese, con la testa languidamente ruotata al cielo, e a destra San Zaccaria, di spalle.

L'influenza di Michelangelo

Successivamente, grazie all'influenza di Michelangelo, la pittura di Pontormo si rinnova. Il primo segno lo abbiamo nella Santa Veronica nella cappella decorata in occasione della venuta a Firenze del papa Mediceo Leone X.

Santa Veronica è un affresco. La santa Veronica si trova al centro della lunetta, indossante una sgargiante veste arancione e un velo bianco in testa, mentre inginocchiata sembra procedere da una nuvola. Essa solleva con un gesto teatrale il velo con impressa l'effigie di Gesù durante la Passione, alzando le braccia verso la sua destra in modo da compiere una torsione che richiamasse le recenti novità delle pose "a serpentina" inaugurate da Michelangelo nel Tondo Doni. L'impostazione della figura femminile, con le gambe protese verso lo spettatore, ricorda infatti la Madonna della tavola michelangiolesca, così come lo stesso colore acceso della veste ricrea gli effetti cangianti del modello. Finissimo è anche il disegno del volto di Cristo impresso sul lenzuolo. Due angeli adolescenti tengono la tenda scostata in un'elegante posa a contrapposto, mentre reggono bracieri con fiammelle accese. Essi non sono alieni a un raffinato erotismo, come il putto di destra che scopre le natiche avvolgendosi un lembo di stoffa sui fianchi. Essi stanno in ginocchio su due basamenti dipinti, che riportano versetti in latino relativi alle circostanze della decorazione della cappella e che fiancheggiano la porta d'entrata. In alto infine si vedono tre cherubini.

La scena fiorentina entra in crisi, tra l'altro, anche per l'allontanamento dalla città da parte di Fra Bartolomeo che muore e di Andrea Del Sarto che si trasferisce alla corte di Francesco I di Francia. Tra il 1517 Andrea, Pontormo e Rosso realizzano ognuno una pala d'altare. Quella di Pontormo è la Pala Pucci.

Pala Pucci è un olio su tavola. Pontormo non organizzò i personaggi attorno al fulcro centrale della Madonna col Bambino, ma li allontanò spargendoli con disinvoltura su tutta la superficie del dipinto, inventando così nuove soluzioni compositive.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesca.laurenzano94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Macioce Stefania.
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