Storia dell'arte moderna
Impressionismo (1860-1870)
Origini dell'impressionismo
Nell'aprile del 1874 un articolo giornalistico riferendosi al quadro di Claude Monet, Impression: Soleil levant, irrideva i pittori che, rifiutati dall'esposizione ufficiale del "Salon", avevano esposto autonomamente nei locali del fotografo Feliz Nadar di Parigi chiamandoli Impressionisti. L'Impressionismo non nasceva da alcuna teoria originale o da un Manifesto, ma fu il fortunato risultato di una concomitanza di fatti per cui alcuni pittori si ritrovarono a dipingere con un nuovo stile.
Già da una decina d'anni, giovani artisti, accomunati dal desiderio di ritrarre la vita moderna, dipingevano all'aperto in diretto contatto con la natura, ribelli al conservatorismo delle correnti artistiche accreditate dalla società del tempo che, ritraevano negli atelier, solo le forme e spazi inanimati.
Concetti e filosofia dell'impressionismo
Intorno al 1860 alcuni pittori realisti, seguaci di George Courbet e Edouard Manet, come Claude Monet, August Renoir, Camille Pissarro ed altri giovani pittori fra cui Edgar Degas e Berthe Morisot provenienti da varie scuole artistiche, si sono trovati separatamente, e del tutto istintivamente, a dipingere in un nuovo stile che aveva come obiettivo "la verità" e l'essere "fedele alla natura". Esso riprendeva in qualche modo le esperienze del Romanticismo e del Realismo, che avevano rotto con la tradizione.
La materia, le tecniche ed il linguaggio artistico del loro lavoro, basilari per il tradizionale mondo dell'arte accademico, passano tutte in secondo piano in rapporto all'"impressione" che il pittore deve fissare sulla tela, catturando un particolare tipo di luce, trasmettendo l'idea di un momento specifico e fugace del tempo. Caratteristiche della pittura impressionista sono: la negazione dell'importanza del soggetto, la riscoperta della pittura del paesaggio, il mito dell'artista ribelle alle convenzioni, l'interesse maggiormente rivolto al colore piuttosto che al disegno, la prevalenza della soggettività dell'artista, delle sue emozioni e percezioni visive che l'ambiente comunica loro, captazione di un momento preciso di luce.
Quando Renoir e Monet andarono nella campagna alla ricerca di soggetti da dipingere, non fecero come i vecchi pittori di paesaggi che all'aperto prendevano solo schizzi che avrebbero sviluppato nel loro studio, ma registravano sulle loro tele e con colori ad olio quello che vedevano in quel momento ed il lavoro, anche a livello di schizzo, era da loro considerato un lavoro finito.
Le tecniche dell'impressionismo
Diversamente da altre correnti artistiche con canoni più rigidi, l'Impressionismo, raccoglie in sé artisti che interpretano la lezione impressionista della luce e del colore in modo personale e molto diversi fra loro. Il pittore impressionista esegue il dipinto attraverso una tecnica rapida che gli permette di completare l'opera all’aria aperta, a stretto contatto con il paesaggio che descrive, in poche ore, con rapidi colpi di spatola, creando un alternarsi di superfici irregolari.
I principali esponenti dell'impressionismo francese
- Edouard Manet
- Claude Monet
- Pierre-Auguste Renoir
- Berthe Morisot
- Alfred Sisley
- Camille Pissarro
Percorso e durata dell'impressionismo
Gli Impressionisti tennero sette esposizioni, la prima nel 1874 e l'ultima nel 1886. Durante questo periodo gli artisti hanno continuato a sviluppare il loro stile personale e individuale, tutti, però, affermarono nel loro lavoro i principi di libertà di tecnica, un approccio personale alla materia e la riproduzione "veritiera" della natura.
Verso la metà degli anni 1880 il gruppo impressionista aveva cominciato a sciogliersi perché i pittori, perseguendo i propri interessi e principi estetici, avevano maturato una nuova visione dell'arte. Nella sua breve esistenza, tuttavia, aveva compiuto una rivoluzione nella storia dell'arte, fornendo un punto di partenza tecnica per gli artisti postimpressionisti come Paul Cézanne, Edgar Degas, Paul Gauguin, Vincent van Gogh, e Georges Seurat, e liberando tutta la successiva pittura occidentale da tecniche e soggetti convenzionali.
Simbolismo (1870-1890)
Origini del simbolismo
Il Simbolismo è una corrente artistica che si affermò in Francia a partire dal 1885 circa, come reazione al Realismo e all'Impressionismo. Nel 1886, il letterato Jean Moréas pubblica in una pagina di “Le Figaro” il manifesto della poesia simbolista, indirizzato anche alla pittura ed alle altre forme d'arte. L’arte, in questo movimento, era concepita come espressione concreta e analogica dell’Idea, momento di incontro e di fusione di elementi della percezione sensoriale e elementi spirituali.
La pittura che ne derivava era estremamente raffinata, ricca di simbologie mitologiche - religiose, e si proponeva di esplorare quelle suggestive regioni della coscienza umana all'affascinante confine tra realtà e sogno che fino ad allora erano rimaste sempre escluse da qualsiasi indagine artistica. Con il Simbolismo viene superata la pura visività dell’Impressionismo; la ricerca della verità non avviene attraverso la percezione del reale, bensì attraverso le corrispondenze tra mondo oggettivo e sensazioni soggettive. Importante è dunque la componente a-logica, anche nelle arti.
Il simbolo e la psicanalisi
Il simbolismo è una delle componenti fondamentali dell’animo umano che spesso traduce solo in immagini concetti e emozioni che con le parole necessitano di complesse elaborazioni. Il simbolo, pertanto, ha una sintesi che riesce a racchiudere, nella sua forma, contenuti anche complessi, per lo più universali o mitici, come sostiene la scienza che nasce in quel periodo: la psicanalisi.
I principali esponenti del simbolismo
- Odilon Redon
- Emile Bernard
- Gustav Klimt
La scuola di Pont - Aven (1886 - 1894)
Un gruppo di pittori si riunirono intorno a Paul Gauguin, in Bretagna, a Pont-Aven. I principi fondamentali della loro pittura erano, oltre al rifiuto della copia dal vero, l’esaltazione della memoria e dell’immaginazione. Questi pittori simbolisti volevano fissare sulla tela una nuova dimensione della realtà, più intima, effettuando una specie di doppia fuga verso il passato, nei ricordi, e verso l’esotico nella fantasia.
La loro tecnica stilistica divenne il "cloissonisme": la loro pittura consisteva nella stesura di zone piatte di colore, delimitate da contorni scuri, come erano realizzate le vetrate gotiche.
I Nabis (1891 e il 1900)
Nabis è un termine ebraico che significa "profeti". Con questo nome si definiva un movimento della seconda generazione simbolista. Anch'essi suggestionati dalla pittura di Gauguin, che conobbero nel 1888, i Nabis si dedicarono con grande attenzione alle arti applicate (francobolli, carte da gioco, marionette, manifesti, paraventi, carte da parati, decorazioni murali), in cui facevano ampio uso di simboli storici e mitologici, caricandoli di notevole sintesi espressiva. I punti centrali della loro estetica sono il colore intenso e allusivo, l'arabesco, la sensibilità decorativa. La loro opera contribuisce notevolmente alla nascita dell’estetica liberty.
Il simbolismo in Italia
Il simbolismo interessò anche l’Italia, dove fu studiato soprattutto dai Pittori Divisionisti. I pittori francesi, pur avendo dato i natali al movimento simbolista codificandone i principi attraverso un Manifesto nel 1886, procedettero nel solco dell’impressionismo, continuando a dipingere paesaggi e vedute naturaliste. I pittori italiani invece se ne staccarono interpretando la nuova corrente di pensiero come rifugio nella dimensione del sogno, dell’emozione e dell’intuizione dove si nascondevano gli aspetti più profondi dell’esistenza.
Il Simbolismo fu una stagione breve dell’arte italiana che durò appena sedici anni, a cavallo di due secoli, tra l’esposizione milanese del 1891 e la Biennale veneziana del 1907 che ne segnò il punto più alto e la conclusione.
Neoimpressionismo (1885-1895)
Cos'è il neoimpressionismo
Il Neoimpressionismo è un movimento che deriva dall'Impressionismo. L'impressionismo aveva messo al centro della creazione artistica l'osservazione diretta della realtà così come si presentava ai sensi. Nel momento in cui i suoi principali interpreti, Renoir, Monet, Degas e Pissarro, si erano ormai affermati, il giovane pittore parigino George Seurat (1859-1891) sviluppò in maniera radicale alcune delle intuizioni proprie degli impressionisti.
Nel Neoimpressionismo, la luce viene trattata come entità scientifica, sviluppata sulla tela secondo criteri oggettivi, e i metodi di pittura si allontanano da quelli che conferiscono verosimiglianza ai soggetti. Si tratta del tentativo di sposare l’arte con la scienza, o quantomeno alla logica, nonostante le sempre presenti componenti personali. La caratteristica immediatezza, tipica del periodo impressionista, lascia il posto ad un serio studio tecnico che alternava gli appunti presi all’aria aperta dai pittori con delle lunghe sedute in atelier.
Sperimentazione dei neoimpressionisti
La tecnica inventata dall'impressionista Seurat, e poi applicata e sviluppata in diverse direzioni dagli altri Neoimpressionisti, si basava sulla capacità che ha l'occhio umano di percepire gli stimoli luminosi di colore diverso come un solo colore (mescolanza additiva). Ispirandosi alle sperimentazioni pittoriche realizzate da Delacroix e dagli Impressionisti, Seurat sostituì le mescolanze di pigmenti sulla tela con le mescolanze ottiche.
Il termine neoimpressionismo
Il termine viene usato per la prima volta dal critico Felix Fénéon nel recensire "Une dimanche après-midi à l’île de la Grande-Jatte" di George Seurat, presentato al secondo Salon des Indépendants nel settembre del 1886, anche se i pittori si riferivano al nuovo stile pittorico come «cromo luminarismo», perché la pittura dei neoimpressionisti voleva mettere in evidenza i due fondamentali elementi della percezione: luce e colore. In seguito il termine entrò nell'uso comune, anche perché richiamava, come era giusto, la provenienza del nuovo stile che continuava a mantenere validi i principi dell'Impressionismo, ai quali voleva solo aggiungere una base scientifica.
I maggiori esponenti del neoimpressionismo
- Paul Signac
- George Seurat
Opere collocabili nel periodo del Neoclassicismo
G. Eiffel, Tour Eiffel, Parigi, 1889 Costruita da Gustave Eiffel in occasione della Esposizione Universale del 1899 a Parigi, per celebrare il centenario della Rivoluzione Francese. Grazie alla notorietà acquisita, viene concesso all’architetto di lasciare intatta la costruzione anche a seguito della Expo.
F. Dutert, Galerie des Machines, Parigi, 1889 Dal 1902 Henri Desgrange chiese all'architetto Gaston Lambert di adattare la Galerie des Machines, per installarvi una pista coperta per gare di ciclismo, l'auto-vélodrome d'hiver.
H. Labrouste, Bibliothèque Sainte-Geneviève, Paris, 1850 La copertura, caratterizzata da due volte a botte affiancate, è da considerarsi un’innovazione per il periodo. Infatti, Labrouste, per la sua costruzione, decide di utilizzare un’intelaiatura realizzata interamente in ferro che non nasconde, ma che esalta, rendendola parte integrante della sobria decorazione della sala.
Art Nouveau (1890-1918)
Cos'è l'Art Nouveau
L'Art Nouveau (Arte Nuova in francese), fu uno stile artistico, diffuso in Europa e negli Stati Uniti, che interessò le arti figurative, l'architettura e le arti applicate, tra il 1890 e la prima guerra mondiale. Il movimento, conosciuto internazionalmente soprattutto con la denominazione francofona, assume localmente nomi diversi, ma dal significato di fondo affine, tra i quali: Style Guimard, Style 1900 o Scuola di Nancy (Francia); Stile Liberty, dal nome dei magazzini inglesi proprietà di Arthur Lasenby Liberty, che vendevano oggetti Art Noveau, o Stile Floreale in Italia; Modern Style in Gran Bretagna; Jugendstil ("Stile giovane") in Germania; Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi; Styl Mlodej Polski (Stile di Giovane Polonia) in Polonia; Style sapin in Svizzer; Sezessionstil (Stile di secessione, vedi la secessione viennese) in Austria; Modern in Russia; Arte Modernista o Modernismo in Spagna, che meglio ne caratterizza l'aspetto internazionale. L’Art Nouveau costituisce una proposta di intendere l’arte come una cosa integrale alla società, non divisa in varie discipline artistiche: diversi sono soltanto i mezzi espressivi.
Storia dell'Art Nouveau
L'Art Nouveau ebbe il suo inizio nel 1890. Il nome deriva da quello di un negozio parigino, «l'Art Nouveau Bing», aperto nel 1895 da Siegfrid "Samuel" Bing, che sfoggiava alcuni oggetti dal design innovativo, tra cui mobili, tinture, tappeti e vari oggetti d'arte. Il movimento trae le sue origini dal socialismo utopista.
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