Fenomeni migratori e cambiamento delle società
Si studia il cambiamento delle società di fronte ai fenomeni migratori. Le voci degli operatori offrono nuovi punti di vista sul difficile adattamento ai nuovi fenomeni delle politiche sociali e dei dispositivi di accoglienza, ma anche sulla fatica di gestire la relazione personale con gli utenti. Il libro lascia spazio al racconto degli assistenti sociali che operano in alcuni servizi pubblici della provincia di Reggio Calabria, una periferia dell'Italia meridionale in cui i termini "migrazione" e "conflitto" assumono significati particolari. Le voci degli operatori offrono nuovi punti di vista sul difficile adattamento ai nuovi fenomeni delle politiche sociali e dei dispositivi di accoglienza, ma anche sulla fatica di gestire in proprio la dimensione più importante, quella della relazione personale con gli utenti.
Il ruolo dell'individuo sociale
L’individuo è sociale. La valorizzazione e la promozione dell’esperienza dell’incontro con l’altro non è solo un dovere morale di essere solidali, di rispondere a un bisogno espresso da emarginati invisibili e lontani. L’esperienza dell’altro deve ricondurci all’essenza stessa del nostro stare al mondo: ognuno di noi migliora solo attraverso la relazione. Le comunità locali, gli enti, i servizi sul territorio, e le agenzie educative, sono luoghi di relazione in cui si può avvertire sulla propria pelle l’affinità con l’altro, ma anche la difficoltà di creare relazioni produttive. Nei sistemi territoriali del welfare le forze si separano perché i professionisti che ci lavorano non riescono a incontrarsi in un terreno comune. Si danneggiano i rapporti interpersonali e nel frattempo diminuisce la fiducia in se stessi e negli altri.
La paura di infezione anomica
La “paura di infezione anomica” registrata da Norbert Elias nella città di Winston Parva, si ripercuote anche sul nostro quotidiano. Nella città di Winston Parva, i nuovi arrivati vengono esclusi e distanziati da coloro che hanno uno status sociale più elevato e anche da operai come loro, che però sono arrivati prima. Entrare in contatto con l’altro e contaminarsi dovrebbe essere un passaggio importante per un processo di buona integrazione. L’idea di contaminazione ricorda l’esperienza del disordine e della confusione alimentando la paura e il disorientamento.
Il senso della fiducia nella relazione con l'estraneo
Paolo Gomarasca fornisce una lettura approfondita della società multiculturale attraverso lo studio della categoria del confine, evidenziando le caratteristiche principali delle politiche migratorie. Il punto di partenza è la distinzione tra limes e limen. Limes è la soglia che respinge ciò che è estraneo e che si autoesclude dall’esterno. Limen è lo spazio attraversato e attraversabile, transitorio e contaminabile. I confini fra i territori e le persone, secondo Gomarasca, dovrebbero essere vissuti come limes e limen, per riuscire a conservare la vivacità e la flessibilità degli incontri che producono identità attraverso la struttura relazionale della soggettività.
L'evoluzione delle comunità locali
Ernest Burgess afferma che le comunità locali si evolvono lungo tre percorsi relazionali:
- La direttrice ecologica tiene conto del radicamento territoriale.
- La direttrice culturale è identificata con i processi che rafforzano gli usi, i costumi e le forme di condotta.
- La direttrice politica fa riferimento alla relazione tra il gruppo e il territorio.
L’esperienza dell’incontro si concretizza in un compito di decostruzione e ricostruzione di spazi individuali e comuni. In questo libro vedremo in particolar modo il tema dell’incontro e del riconoscimento dell’altro per costruire la realtà sociale.
Capitale sociale e comunità
Robert D. Putnam distingue in due categorie le comunità:
- Comunità con un capitale sociale che tende alla chiusura.
- Comunità con un capitale sociale che tende all’apertura.
Il contributo di Danilo Dolci e Alberto L'Abate
Danilo Dolci, un sociologo triestino, fondò a Partinico, in Sicilia, un centro di attività sociali ed educative, lavorò per costruire percorsi di autoconsapevolezza popolare attraverso l’intuizione della maieutica reciproca, nel suo lavoro di organizzatore sociale chiede spazio alla voce dei pescatori, contadini, donne e bambini della Sicilia.
Alberto L’Abate, sociologo del conflitto e collaboratore di Dolci, durante la sua formazione sviluppa l’intuizione della struttura maieutica, individuandone alcune fasi:
- Il processo di elaborazione e metabolizzazione che inizia con un momento di autoanalisi.
- La fase di autoanalisi di gruppo.
- Il soffermarsi sul senso dei condizionamenti dell’ambiente e riuscire a progettare insieme.
Apprendimento dialogico secondo Paulo Freire
Secondo Paulo Freire, la capacità di apprendere dialogicamente è il frutto dell’esercizio di una curiosità matura, sistemica e critica. Una curiosità che si deve trasformare da ingenua ad epistemologica. La valenza dialogica del sapere assume per il pedagogista una rilevanza politica. Simmel, invece, sostiene che l’educazione etica è basata sulla dialogicità. La capacità di dialogare e di apprendere può alimentare un modus vivendi, utile a orientarci nell’incontro con l’altro.
Identità e riconoscimento
La costruzione della propria identità si colloca in uno scorrere di racconti che coinvolge un IO e un TU in relazione. Uno dei primi atti di riconoscimento è l’assegnazione del nome. L’atto di presentarci con il nostro nome non è necessariamente l’inizio di una relazione vera e propria, ma la segnalazione della nostra presenza.
Fra gli aneddoti raccolti dal medico congolese Kossi Komla-Ebri, troviamo un particolare episodio: un giovane di nome Mustafà si presentò in officina al suo primo giorno di lavoro. Il capo lo portò a conoscere e presentarsi davanti ai suoi colleghi, nel frattempo il capo gli chiese il nome. Appena lo sentì gli disse che il suo nome, Mustafà, era troppo complicato e che l’avrebbe chiamato Stefano. Possiamo capire da questo aneddoto che, il rischio di semplificazione avviene naturalmente in questi processi: Goffman individua nello stigma uno degli esiti più insidiosi.
Esempi storici di stigmatizzazione e semplificazione
Un altro esempio può essere quello di Auschwitz: un prigioniero non aveva nome, gli internati non erano contati come persone ma come pezzi. Ai prigionieri veniva tolta la propria dignità.
Un altro esempio: il 15 di novembre un bambino entra in classe, si siede e ha come l’impressione che i compagni lo guardino in modo insolito. L’insegnante fa l’appello e non fa il nome del bambino ma lo invita a uscire fuori dalla classe, il bambino chiede: "Perché?" E l’insegnante risponde: "Perché sei ebreo".
Percezione dell'immigrato nelle cronache
Anche nelle cronache l’immigrato viene spesso presentato come un elemento da allontanare. Diventa insopportabile l’idea di entrare in contatto con il diverso, di sporcarsi e contaminarsi. Si preferisce allontanare la presenza, impedendogli la possibilità di essere riconosciuto come persona.
Riflessioni di Italo Calvino
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