Michelangelo Merisi detto il Caravaggio
Michelangelo Merisi, nato nel 1571 e morto nel 1610, fu chiamato “Il Caravaggio” dal nome della piccola cittadina in provincia di Bergamo dove aveva vissuto da ragazzo. La sua pittura è una delle più alte espressioni dell’arte di ogni tempo e forse la più sconvolgente e appassionante. Molte sono state le critiche verso questa figura: più volte è stato detto che era un ribelle, un violento, ma anche un contestatore di dottrine religiose o semplicemente indifferente ad esse. Era considerato anche uno stravagante ai limiti della pazzia e un epicureo.
Il pittore maledetto
Nel 1884 Paul Verlaine pubblica un’opera dal titolo “I poeti maledetti”, sovvertendo i canoni dei benpensanti ed esaltando quegli scrittori che, come lui, davano vita a una poesia trasgressiva, espressione di un’esistenza sregolata, autodistruttiva, geniale, libera, connotata da un pizzico di follia e dalla tentazione del ‘male’, caratterizzata dalla povertà e, forse, da un’omosessualità nascosta.
Poverta' e stato sociale
I critici di Caravaggio o i suoi contemporanei lo descrivono come un uomo povero, figlio di un muratore, che una volta giunto a Roma se la passava male, vivendo senza un soldo e senza una casa. In realtà sappiamo che Fermo Merisi, padre di Michelangelo, era l’architetto di fiducia dei Marchesi di Caravaggio; faceva quindi parte della piccola nobiltà locale, ereditò alla morte del padre dei terreni che però Michelangelo vendette subito, prima di partire per Roma, alla fine del 1592.
Ludovico Merisi, lo zio, assunse la tutela del ragazzo e lo precedette a Roma e gli fece da punto di appoggio all’arrivo nella grande città. La sua iniziazione alla pittura avvenne nel 1584 quando, come attesta un contratto, il tredicenne Caravaggio si stanziò per alcuni anni a Milano presso la bottega di un maestro all’epoca famoso e quotato: Simone Peterzano.
Il temperamento violento e stravagante
Sul fatto che Caravaggio fosse irrequieto le fonti sono d’accordo e i numerosi documenti lo testimoniano. Si sa anche che usualmente girava con uno spadone sul fianco e un servo/amico.
- 19 novembre 1600: Girolamo Stampa lo querela e lo accusa di averlo aggredito a bastonate e con la spada;
- 28 agosto 1603: il pittore Giovanni Baglione (suo futuro biografo) lo cita in tribunale assieme all’architetto Onorio Longhi, poiché lo hanno offeso diffondendo delle poesie diffamatorie e scurrili nei suoi confronti;
- 24 aprile 1604: un garzone d’osteria lo accusa di avergli tirato in faccia un piatto di carciofi;
- Ottobre e novembre 1604: viene incarcerato due volte per aver ingiuriato gli sbirri;
- 28 maggio 1605: è arrestato per porto d’armi abusivo;
- 29 luglio 1605: aggredisce e ferisce con una spada il notaio Mariano Pasqualone, per una questione di donne;
- Settembre 1605: viene querelato da Prudenzia Bruna, avendo preso a sassate una sua finestra;
- 24 ottobre 1605: è degente per una ferita che dice di essersi procurato da solo cadendo sulla propria spada;
- 28 maggio 1606: uccide Ranuccio Tomassoni da Terni in seguito a un litigio sorto durante un incontro di pallacorda. Prendono le parti di Caravaggio il suo compagno Onorio Longhi, un certo Antonio da Bologna che rimane ucciso e un altro suo amico pittore Mario Minniti. Dalla parte di Tomassoni si schierano altre tre persone delle quali però non conosciamo l’identità. Nello scontro, avvenuto a Firenze, Caravaggio rimane gravemente ferito; fugge e si rifugia a Roma dai suoi protettori, i Colonna. Caravaggio viene ritenuto totalmente colpevole e viene condannato a morte in contumacia.
La condanna a morte (o ‘bando capitale’) veniva allora comminata per ragioni anche più lievi di un omicidio e per il contumace comportava l’arresto e la morte ovunque esso si trovasse. Dopo il breve periodo di convalescenza che trascorse nei feudi Colonna, fugge prima a Napoli e poi a Malta, dove viene imprigionato. Evaso dal carcere, nel 1608, vaga da Siracusa a Messina e infine a Palermo. Nel 1609 è di nuovo a Napoli e quindi subisce l’aggressione di alcuni uomini armati e viene ridotto in fin di vita. Ma qualcuno a Roma si adoperava per la grazia: si reca nel 1610 a Port’Ercole, sotto scorta, per adempiere in questo carcere le formalità necessarie al rilascio. La morte lo raggiunge mentre vaga sulla spiaggia alla ricerca del vascello che doveva riportarlo a Roma. Sono proprio questi eventi la causa della sua irrequietezza e stranezza, era costretto a girare sempre armato perché braccato e a vagare di città in città, basta comunque mettere a confronto l’autoritratto del 1609 in cui Caravaggio si rappresenta come Golia decapitato da David, prefigurando sinistramente la fine che temeva, con quello giovanile del bacchino, per cogliere il profondo mutamento che gli avvenimenti avevano stampato nella sua stessa autonomia.
Oltre che dagli antichi biografi, che non conoscendo la condanna a morte, travisarono la sua continua fuga dalle città e il suo vagabondare, la lettura del Caravaggio ‘pittore maledetto’ è anche alimentata da un’errata lettura delle sue opere: sia dei tratti del suo realismo che ritrae un’umanità povera e sofferente, reietta; sia dei profondi contrasti di luce e ombra che possono evocare un’immagine di tenebrosità; infine all’androginia che caratterizza gli efebici giovinetti dipinti in gioventù dall’artista.
La precocita'
Il ‘poeta maledetto’ descritto da Verlaine conta, tra gli attributi del genio, la precocità, come nel caso di Rimbaud. Solo recenti documenti hanno consentito di appurare che Caravaggio nacque a Milano (e non a Caravaggio, dove però visse) nel 1571, precisamente il 29 settembre (giorno di San Michele Arcangelo). Inizialmente si pensava che egli fosse nato nel 1573 e che avesse iniziato a collaborare con Peterzano all’età di 11 anni per poi essere chiamato a 17 anni a lavorare all’interno di San Luigi de’ Francesi; attraverso i documenti ritrovati si è potuto constatare che non fu così e che i lavori nella chiesa furono eseguiti tra il 1599 e il 1602. Tra il 1588 e il 1590 vengono invece fatti “Il Bacchino” e il “Fanciullo con canestra di frutta”, situati all’interno della Galleria Borghese, realizzati all’età di 22 anni.
Quindi Caravaggio fu più normale di quanto si credesse; il ‘genio’ non è solo un dono di natura ma è anche portato dall’applicazione e dallo studio e allo stesso modo la ‘stranezza’ dovuta nel suo caso alle vicende vissute.
L'ateismo
Si è voluto sostenere che egli trasgredisse e irridesse le dottrine religiose, nonostante egli realizzò numerose tele d’altare, basandosi su una lettura emotiva delle opere e su una testimonianza del messinese Susinno che affermava, a meno che non sia frutto della sua inventiva, che egli si sarebbe voluto addentrare in discussioni di teologia e che avesse fatto una battuta sull’acqua santa e sulla sua capacità di espiare i peccati venali che egli rifiutò affermando che gli unici suoi peccati erano solo mortali.
Un altro motivo per cui lo si crede miscredente è che nelle sue opere, seppur a carattere sacro, i personaggi sono rozzi, dimessi e con i piedi sporchi. Si è infine sostenuto che Caravaggio nel rappresentare le storie sacre, trasgredisse le fonti del Vecchio e del Nuovo Testamento, allontanandosi dalle iconografie ufficiali. L’errore qui è documentato; egli aderiva fedelmente alla Bibbia e alle iconografie della pittura cristiana primitiva, il che combaciava con la finalità dell’artista, quella di esaltare i poveri e gli umili. La Chiesa delle origini era contrassegnata dalla povertà.
Le pretese devianze sessuali
La presunta omosessualità di Caravaggio è dovuta a uno scritto di Susinno in cui descrive il suo apprendimento nella scuola di grammatica di un certo Don Carlo Pepe; "qui osservava i ragazzi e formava nella sua testa fantasie". Oppure in un documento del 28 agosto 1603 viene detto che Filippo Trasegno riceve una copia delle rime in cui Onorio Longhi e Caravaggio canzonano il Baglione e si definiscono ‘bardassa’, dispregiativo che vuole dire ragazzaccio ma utilizzato anche come sinonimo di ‘prostituto’. Con molta probabilità Caravaggio non era assolutamente omosessuale, abbiamo addirittura conferma di almeno due relazioni con una certa Menicuccia e una certa Lena.
Le commissioni private
Sono dipinti destinati a collezioni private il che implica una diversità di formato e una tonalità più soave rispetto ai tenebrosi e drammatici dipinti di chiesa. Non pensiamo quindi che sia un radicale allontanamento dalla sacralità verso un ammiccamento licenzioso o verso una scelta di soggetti puramente pretestuosa ed esente da significati. L’artista del Rinascimento, dalla cui cultura Caravaggio è ancora influenzato, vede la realtà terrena come specchio, sia pure oscuro, di una superiore entità che parla attraverso i segni impressi nella realtà stessa e attraverso la luce che la rivela.
- “Fanciullo con canestra di frutta” (1593-94) Galleria Borghese, Roma: uno dei primi in seguito al suo arrivo a Roma. Il fanciullo reca tra le braccia una canestra di frutta analoga a quella della “Cena in Emmaus”, benché contenga un maggior numero di frutti (compaiono anche i fichi, uva, melograni, mele). Qui si percepisce la minor capacità di sintesi che caratterizza il primo Caravaggio. Anche la luce non è altrettanto definita volumetricamente, ma sfiora la figura con chiaroscuri di minor forza innovativa e senza decisione di contrasti. L’opera è già tuttavia straordinaria, per la sensibilità di notazioni naturalistiche con cui è evocata la vita silenziosa dei magici frutti, per la sapienza delle penombre che graduano la posizione delle foglie nello spazio, per la squisita intensità di rimandi di colore, dal morbido nero delle chiome e degli occhi a quello più lucido dei chicchi, dai bianchi toccati di grigio ai verdi pallidi, alle varie tonalità di rosso. Si può cogliere in Caravaggio una sicura conoscenza dei veneti come Giorgione e Tiziano ma anche delle sofisticatezze dei fiamminghi. L’espressione soave e musicale del fanciullo dalla bocca appena dischiusa, che sembra sussurrare qualche parola o accingersi ad intonare o ad ascoltare un canto, evoca immediatamente quella tematica d’amore spirituale e sacrale, seppur intriso di sensualità, ma è una sensualità che tende all’idealità. Chi crede nell’omosessualità del Caravaggio ne vede in questi efebi un segno, ma abbiamo detto del significato ‘divino’ dell’androginia. Si pensi quindi a questo fanciullo come a un’interpretazione in chiave giovanile dello Sposo, ovvero un’allegoria del Cristo fanciullo, latore di amorosi frutti di Grazia.
- “Bacchino malato” (1593-94) Galleria Borghese, Roma: in questo dipinto Caravaggio sembra essersi ritratto dopo un periodo di malattia nell’Ospedale della Conciliazione. La valenza cristologica del soggetto, qualificato da un ermetismo sofisticato, fa pensare a una sorta di ex voto e di augurio, alludendo alla propria ‘resurrezione’. Nel volto un colorito che tende al livido, le labbra esangui (=pallide da sembrare senza sangue). Contro il fondo buio la figura è ritratta in luce, ma la muscolatura del corpo seminudo è suggerita dal tradizionale chiaroscuro mentre molta attenzione è riservata alla pastosa e intensa vita dei colori: la nota gialla e accesa delle due pesche posate accanto all’uva nera in primo piano, il verde della corona d’edera contro la chioma corvina, gli occhi profondi d’un marrone scuro, il bianco/violaceo della veste. La posizione del giovane è come rattrappita, il volto caratterizzato da una smorfia dolorosa, mentre con una mano porta verso la bocca il grappolo d’uva e con l’altra sembra nell’atto di cogliere uno dei chicchi dorati. La riproduzione naturale è attentissima ai dettagli: gli acini d’uva differiscono tra loro uno ad uno per colore e freschezza, come anche le foglie d’edera. Il soggetto è inusuale: la corona d’edera e le uve hanno fatto pensare agli attributi di Bacco, ma come sappiamo sono anche simboli di vita eterna (edera) e di resurrezione (uva), passaggio dalla vita alla morte (una nera e uva bianca).
- “Bacco” (1596-97), Galleria degli Uffizi, Firenze: il mito di Bacco, il greco Dioniso (morto e risorto), poteva
-
Riassunto esame Pittura 600, prof. Zuccari, libro consigliato Caravaggio Controluce
-
Riassunto esame Storia dell'arte moderna, prof. Macioce, libro consigliato Le incisioni da Caravaggio e caravaggesc…
-
Riassunto esame Storia dell'arte contemporanea, prof. Tordella, libro consigliato Caravaggio, Longhi
-
Riassunto esame Storia dell'arte moderna, prof. Ghelfi, libro consigliato Caravaggio, Longo