CARAVAGGIO
di Roberto LONGHI
(Riassunto)
Una vicenda tormentosa e sciagurata come quella del Caravaggio è stata per gli
storiografi del Seicento e dell’Ottocento una ghiotta occasione per renderla più
popolare (o meglio “plebea”), cercando di fare emergere ogni elemento della
spregiudicata e indecorosa naturalezza dell’artista.
Per questo motivo, quando si parla del Caravaggio adolescente, si parla del figlio del
muratore, del rimestatore di calcine, del preparatore di colle per gli imbianchini.
Queste aberrazioni e pregiudizi sono per fortuna stati spazzati via dalla critica moderna
che, rifacendosi a testimonianze più antiche e meno prevenute, ha ristabilito una vita
del Caravaggio fuori da situazioni anormali.
MICHELANGELO MERISI nacque in una delle migliori famiglie del borgo di
(Milano) il 28 settembre 1573. Il padre, di nome Fermo, era un “maestro
Caravaggio
di case” (architetto) e morì il 6 aprile 1584, quando Michelangelo, ancora giovane,
dovette prendersi cura dell’unico fratello Battista che poi diventerà prete e uomo di
lettere.
Fu inviato, all’età di undici anni, a studiare arte a Milano presso il pittore bergamasco
Simone Peterzano. La sua attitudine verso l’arte pittorica portò il suo maestro a
già all’età di quindici anni.
scommettere su di lui e renderlo autonomo
Pertanto il periodo che va dalla morte del padre (1584) al 1589 è quello che
maggiormente forma il nostro artista che, in qualità di apprendista, si sposta insieme
ad un gruppo di pittori lombardi tra Caravaggio, Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e
Milano. In questo periodo, girovagando nel territorio lombardo, il Caravaggio potè
ammirare opere del Moretto (Cappella San Giovanin Evangelista a Brescia), le pale
votive del Moroni, il “cristo morto” a Cremona di Bernardino Gatti, oggi al Louvre.
In questo viaggio, un biografo parla anche di una sosta a Venezia, ma si tratta di pura
invenzione che serviva ad appoggiare una fallace lettura “giorgionesca” del giovane
Caravaggio. all’età di 16/17 anni, Caravaggio arriva a
Nel 1589-1590, Roma, anche se, per la sua
corporatura, sembrava più grande, tant’è che un suo biografo afferma che Caravaggio
arrivò a Roma intorno ai 20 anni.
Durante il viaggio dalla Lombardia a Roma, Caravaggio fece alcune soste importanti
che caratterizzarono la sua vita artistica. A Parma visitò la Deposizione nella chiesa dei
Cappuccini, dove la Madonna svenuta è un anticipo della “Madonna morta” dipinta dal
Caravaggio quindici anni dopo. Altra importante sosta fu quella a Firenze dove il nostro
artista fu attratto dagli affreschi del Masaccio nella Chiesa del Carmine che il Vasari
commentava dicendo che “Masaccio ombrava le figure senza contorno”, tecnica che
possiamo ritrovare, anche se minimamente, nelle opere del Caravaggio ancora esposte
nella chiesa romana di San Lugi dei Francesi.
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I primi giorni romani dell’artista furono di nera miseria. Venne preso a giornata nella
bottega di Lorenzo Siciliano. Va in affitto presso un beneficiato di San Pietro, il
marchigiano Pandolfo Pucci che, per ripagarsi del vitto offertogli, si fa dare dal
Caravaggio alcune “copie di devozione”. Il Merisi passa poi a lavorare nella bottega
soprannominato il “gran capocciante” e dove
del senese Antiveduto Gramatica,
Caravaggio si dedicò proprio alla riproduzione delle teste di uomini illustri della
raccolta di Villa Medici o del Museo Gioviano. In questo periodo il Caravaggio iniziò
anche a dipingere in modo autonomo, come ricorda un suo biografo tramandandoci le
sue prime opere giovanili del “Putto morso dal racano”, “Fanciullo che monda la pera”
e persino il ritratto di un oste dove era ospite (ispirato forse dal Maroni che aveva
dipinto il proprio sarto). Ma questo non mutò lo stato di miseri in cui il Caravaggio si
trovava tant’è che, colpito da una grave malattia, fu costretto a ricoverarsi alla
Consolazione, l’Ospedale dei poveri dove dipinse e regalò alcuni quadri al priore
dell’ospedale stesso che li portò con sé nella sua patria, a Siviglia.
Questo gesto all’apparenza insignificante, rappresenta invece la prima esportazione
di Caravaggio in un centro dove la loro presenza, circa vent’anni dopo,
delle opere
aiutò la nascita artistica di un grande pittore locale: Velazquez.
Dopo la malattia, Caravaggio soggiornò per alcuni mesi dal pittore Giuseppe Cesari di
Arpino e poi decide di “mettersi in proprio”, approfittando dell’ospitalità di monsignor
Fantin Petrignani. In questo periodo hanno origine i più noti quadri della prima fase
caravaggesca: il “Bacco” degli Uffizi (1), la “Zingara che dà la ventura” (2), il “Riposo
nella fuga d’Egitto” (3), la “Maddalena convertita” (4), il “Giovinetto morso dal
ramarro” (5), opere tutte dove si sperimenta già l’inedito modo di dipingere del
Caravaggio. Eppure, nonostante si trattasse di veri e propri capolavori, vennero
svenduti a prezzi di fame.
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I ritratti giovanili
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del Caravaggio,
secondo il suo primo
biografo,
“da lui
furono nello
specchio
ritratti”, a significare
forse che, per risparmiare
sul modello da
far posare, egli realizzava continui autoritratti . L’uso dello specchio, infatti, era una
pratica in auge già dal Cinquecento.Questa pratica fu però nel tempo smentita, se non
per il dipinto del “Bacchino malato”.
Il fatto poi che queste prime opere del Caravaggio rappresentassero sempre figure
adolescenziali, è dovuto al fatto che, non potendosi come già detto permettere modelli,
si avvaleva dei suoi coetanei, figli di scalpellini lombardi o affittacamere romani. Ecco
quindi l’apparenza un po' ambigua del “Bacco” o quella del “Suonatore di liuto”, detto
anche “suonatrice”.
A questa giustificazione si aggiunge anche l’inclinazione verso quella vena pittorica
denominata “angelismo”. di questa tendenza è la “Cappella degli
Esempio più celebre
Angeli” nella chiesa del Gesù di Scipione Pulzone , dove gli angeli raffigurati
rappresentavano persone da tutti conosciute e, proprio per questo aspetto definito
eretico, vennero rimossi.
Caravaggio entra poi in contatto col maestro Valentino, rivenditore di quadri a San
Luigi dei Francesi, che gli presenta il cardinale Del Monte che lo accoglie in casa con
alloggio, vitto e stipendio.
Con l’entrata in casa Del Monte termina il periodo buio del Caravaggio a Roma. Per il
suo nuovo patrono dipinge opere come i “Bari” il “Suonatore di liuto”
(6), (7) e la
“Medusa” (8). 3 7
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Il cardinale Del Monte procura a Caravaggio anche la sua prima commissione pubblica,
cioè l’antica redazione del “San Matteo” per la cappella Contarelli in San Luigi dei
Francesi.
In questo periodo Caravaggio sperimenta anche la pittura della “natura morta”. Nel
“Bacco” troviamo il vassoio di frutta, il nastro dimenticato, la caraffa smezzata. Tante
era la cura che Caravaggio metteva nel dipingere ciò che uno dei suoi amici riferisce
come l’artista affermò che “tanta manifattura gli era fare un quadro buono di fiori come
di figure”. Tale affermazione sta a significare che il Caravaggio aveva annullata la
glorificata nell’uomo ed una cosiddetta nel
distinzione tra una natura superiore
Rinascimento “inferiore” rappresentata dagli elementi naturali.
Caravaggio aveva avuto il genio di proporre gli elementi della natura non come fatto
sinora con oggetti di pregio(bicchieri di Murano, cristalli di Boemia, antipati e dolciumi
sceltissimi), ma proponendo le cose comuni, come il cestino di frutta dove insieme alla
mela buona vi è anche quella bacata, i pampini di Bacco dove insieme alle foglie virenti
vi sono anche quelle ingiallite.
Alcuni critici obiettavano al Caravaggio il non saper coniugare il principio-base dei
quadri di “historia” e cioè l’azione, il movimento. A ciò il Caravaggio risponde sia con
il “Giovinetto morso dal ramarro”, dove propone un riflesso fisiologico del dolore
e sia con la “Medusa” dipinta sul vecchio scudo orientale da torneo,
lancinante, dove
cercò di riproporre l’urlo strozzato che dura un quarto di secondo dopo la
decapitazione.
Altra obiezione mossa al Caravaggio era che nelle sue opere non c’era spazio per
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