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Riassunto esame Storia dell'arte contemporanea, prof. Tordella, libro consigliato Caravaggio, Longhi

Riassunto per l'esame di storia dell'arte contemporanea e della prof. Tordella, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Caravaggio, Longhi, dell'università degli Studi di Torino - Unito. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia dell'arte contemporanea docente Prof. P. Tordella

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PRIMA FAMA DEL CARAVAGGIO; CARAVAGGIO CELEBRE

Già nel febbraio del 1596 il Cardinal del Monte mandò una lettera a Federico Borromeo, in cui

spiegò che Caravaggio dovesse essere ospitato nella sua dimora e che doveva essere trattato con

cura e carattere. Un anno dopo, col passaggio di mano in mano de “Estasi di San Francesco”

venne definito celebre. Un aggettivo nato già nel periodo di San Luigi, verso il 1599 si faceva

portare la spada da un bambino, nel 1600 aveva dalla sua parte il pittore Mario e il servo

Bartolomeo. Nello stesso anno crea per commissione “La conversione di San Paolo” e

“Crocifissione di San Matteo” presso Santa Maria del Popolo a soli 27 anni.

CARAVAGGIO PER LA VIA

Arrivarono alcune descrizioni di Caravaggio, attinenti alla sua figura di uomo strano che si gode il

momento: si dice che lavori 15 gg, per poi riposarsi per un mese, occhi e capelli scuri e mossi, di

umore fantastico e bizzarro. Nel ritratto di Ottavio Leoni Caravaggio è raffigurato in uno stato di

inquietudine e tristezza, come nel “Martirio di San Matteo” fatto da lui stesso.

IL PROCESSO DEL 1603

Questo processo fu messo in atto da Giovanni Baglione che denunciò Caravaggio ed i suoi

seguaci per gli screzi verbali inflitti. Il vero motivo però sta attorno alla commissione

dell’ambitissima “Resurrezione di Cristo”, conferita a Baglione piuttosto che a Caravaggio, il quale

criticò aspramente il dipinto. Davanti al giudice Caravaggio rispose con serietà poiché esigeva

rispetto. Il punto focale sta nel capire se il dipinto fosse o meno stato messo in ridicolo da

Caravaggio per la commissione mancata o se in effetti il dipinto fosse la più goffa di tutte le opere

del Baglione.

CARAVAGGIO ED I CONCORRENTI

Vi furono numerosi tentativi al fine di imitare lo stile di Caravaggio (si noti Baglione), considerati da

lui stesso fallimentari. Caravaggio però fu costretto a sottomettersi alla preminenza sociale, dovuta

ai rapporti con i clienti, i padroni e i rivali. Baglione e D’Arpino (altro rivale) erano sotto la

protezione di cardinali più potenti del Del Monte e di marchesi più potenti del Giustiniani.

AMICI E PROTETTORI

Nei primi giorni romani Caravaggio si mise in contatto con lombardi, capomastri ed architetti, in cui

tronò l’amicizia di Onorio e dei Longhi, figli dell’architetti Martino il Vecchio e con l’avvocato Marzio

Milesi. Sul finire dei suoi giorni conobbe il Maestro Valentino che, fidandosi del suo stile lo

introdusse al Cardinal Del Monte, il quale lo prese sotto la sua protezione, notando però il carattere

difficile del suo protetto. Presto a far visita a Del Monte vi fu il Marchese Vincenzo Giustiniani, che

mostrò interesse per l’arte di Caravaggio con cui condivise l’arte e il gusto per la musica. Un’altra

grande conoscenza fu quella di Scipione Borghese che cercò di collezionare più quadri possibile

del Caravaggio.

LA GIORNATA DEL CARAVAGIO

Caravaggio viene visto come un giovane malinconico che controlla i movimenti del suo servo, ha

rapporti con donne, frequenta le osterie con amici, ha scontri con la polizia e compie bruschi

incontri con i rivali. 7

LE TAVOLE SERALI

All’osteria frequenta mercanti di quadro, studenti, librai e artisti in generale.

IL SECONDO SAN MATTEO

Risolta la crisi economica, Caravaggio ora vorrebbe sostituire al primo “San Matteo e l’angelo” un

degno sostituto che possa accompagnare gli altri due dipinti della Cappella Contarelli.

Il formato della tela, che si basa sul verticale, permette a Caravaggio di far volare per la prima volta

gli angeli.

Ora il Santo, non più duro di cervice ma solo di orecchio, per sentire meglio deve sporgersi dallo

sgabello, poggiando un ginocchio su di esso. Il quadro fa una concessione al decoro del tempo. Il

manto ricade nel basso, per poi avvolgere in alto le mani, aventi toni moderni, con rughe e tonalità

diverse. Dentro il dipinto vi è uno sforzo di cultura. Qui Caravaggio vuole imporre alla classicità la

sua visione, e ciò poteva non risultare senza pericoli.

I DUE QUADRI DI SANTA MARIA DEL POPOLO

Caravaggio neutralizzò le possibili critiche al suo stile più classico tramite le opere richieste da

Tiberio Cesari, presso la sua cappella di Santa Maria del Popolo, nel 1600/1601 ovvero “La

crocefissione di San Pietro” e “La conversione di San Paolo”. I due dipinti ebbero una prima

redazione passata subito ad altre mani, non perché non piacessero al committente, bensì perché

Caravaggio voleva rifare le opere con la sua tecnica preferita dell’olio su tela. Ora l’artista, tramite

l’uso delle ombre, fa calare il dipinto nella negatività, relativa alla scoperta di una terribile verità.

Nella “Crocefissione di San Pietro” il dramma attraversa tutte le cose. Caravaggio amplifica di

fatica gli operai, che trascinano il santo, marcando i loro vestiti e mostrando i piedi sporchi, in

contrasto con San Pietro, che si mostra calmo nel suo destino accanto al mantello.

Nella “Conversione di San Paolo” ora Caravaggio ripropone un vecchio soggetto in modo più

maturo. San Pietro è a terra, caduto, tra le redini. Di impatto la bava che esce dal cavallo e le vene

del servo. Dipinto laterale.

Queste nuove versioni dei quadri precedenti, ora fati in olio su tela, confermano la maturità di

Caravaggio.

LA “SEPOLTURA” DELLA CHIESA NUOVA

Ma negli ultimi anni romani, Caravaggio trovò ancora il modo per maturare il suo stile. Verso la fine

del 1601, gli venne commissionata la “Sepoltura di Cristo”.

Il pittore, per legarsi allo stile del popolo, pone in dominio la figura umana, confermando il suo

classicismo. Il suo intento era quello di unire sia persone comuni, che alte, e di rappresentare gesti

ed espressione di grande drammaticità, confermato dalla “Maria di Cleota”, a braccia legate, sul

fondo della grotta (discepola di Gesù). Il tutto è visto da vicino, tutto torna chiaro. Il rapporto dei

colori appare straziante: rosso, verde, arancione, da notare il tono scuro della Madonna

rannicchiata come una monaca medievale. 8

“LA MADONNA DEI PELLEGRINI”

Verso il 1604/1605 Caravaggio prende come soggetto una leggenda sacra: la “Madonna di

Loreto”. L’iconografia tradizionale era solita sorreggerla in cielo, portata dagli angeli mentre ha con

sé il bambino. Caravaggio andò a visitare il santuario della Madonna e gli venne commissionato,

dal signor Cavalletti, per la chiesa di sant’Agostino.

Caravaggio si allontana dal mito, ritraendo un uomo e una donna che, incontrando la santa, si

inchinano. La vergine, prestando poca attenzione ai visitatori, ha un aspetto bellissimo e i suoi

movimenti scultorei. La personale interpretazione della leggenda generò alcune critiche da parte

del pubblico, criticando il fatto che i popolani del dipinto non avessero abbellimenti.

L’ “ECCE HOMO” DI GENOVA

Verso il 1605 il Signor Massini propose un concorso riguardo il soggetto dell’Ecce Homo di Cristo

tra Caravaggio, Passignano e Cigoli. Quest’ultimo vinse e il dipinto di Caravaggio venne scartato,

ora preservato nel Palazzo Bianco di Genova. Nel dipinto Caravaggio inserì una caricatura di sé,

un ritratto intriso di humor nero.

Ecce Homo: espressione con la quale, nel Vangelo di Giovanni (19,5), Pilato presenta alla folla il

Cristo flagellato e coronato di spine.

“L’ALTARE DEI PALAFRENIERI”

Con la “Madonna del serpe” Caravaggio ottenne il suo incarico pubblicamente più importante,

quello per l’Altare dei Palafrenieri a San Pietro. Caravaggio pose una rappresentazione cruda del

soggetto: Sant’Anna vecchia, la madre ed il bambino nudo schiacciano il serpente, simbolo del

peccato originale. Il dipinto venne rifiutato dai committenti, ma in seguito, esso passò tra le mani di

Scipione Borghese, ultimo protettore dei giorni più duri di Caravaggio a Roma.

“LA MORTE DELLA VERGINE”

Dipinto rifiutato dall’avvocato Cherubini presso Santa Maria della Scala. Il quadro venne posto

nella Galleria del duca di Mantova, grazie a Pietro Paolo Rubens, che ne allestì pure una pubblica

esposizione.

Il dipinto venne scartato perché la madonna aveva il modello di una cortigiana amata da

Caravaggio, e inoltre era troppo gonfia, con gambe e piedi scoperti.

Il quadro racconta la morte di una popolana tra dei drappi rossi. L’angoscia della situazione

scaturisce dal fascio luminoso che parte da sx, fino a fermarsi nel viso della Madonna morta e sulle

mani degli apostoli.

DISORDINI DEGLI ULTIMI ANNI ROMANI

Progressivamente, la vita di Caravaggio, di per sé tormentata, andò ad incrementarsi con i rifiuti

dei suoi dipinti maturi, mentre i suoi rivali ottengono la “Croce di Cristo”.

Nel 1606 aggredì Mariano Pasqualone, suo rivale d’amore e in seguito fuggì a Genova per poi

tornare a Roma, scusandosi con il rivale. 9

In questi mesi estremi produce il “San Gerolamo” avvolto dalla vesta rossa mentre scrive vicino al

teschio e con testa abbassata. Il secondo “San Girolamo” presso Monte Ferro ha un’impostazione

verticale. Per il Giustiniani, ammiratore di Caravaggio, fece il “Cristo sul Monte degli Ulivi” oggi

andato perduto.

Dovrebbe fare un dipinto per il duca di Modena, ma gli eventi non glielo permetteranno.

LA FUGA NELLA CAMPAGNA ROMANA

Il 29 maggio 1606 Caravaggio uccise Ranuccio da Terni presso Campo Marzio, con il quale aveva

tensioni. Si venne a sapere che egli trovò rifugio presso la campagna romana, nei feudi di Don

Marzio Colonna, che conosceva l’artista. Spaventato si avviò per Napoli.

L’ARRIVO A NAPOLI

Caravaggio si trasferì a Napoli, più popolaresca di Roma. Vi furono due soggiorni qui:

- 1606-1607

- 1609-1610

Nei due soggiorni Caravaggio ha compiuto alcuni dipinti che ancora oggi sono difficili da

catalogare precisamente nelle date, però si sa che le “Opere di Misericordia” e il “Rosario” facciano

parte del primo soggiorno. Non si sa nulla invece della “Flagellazione di San Domenico” e la

“Resurrezione di Cristo”, forse appartenenti al secondo soggiorno.

I QUADRI DEL PRIMO SOGGIORNO NAPOLETANO

Le “Opere di misericordia” era un soggetto antico e romanico che, non appena in mano a

Caravaggio, vide la molteplicità tra ricchi e poveri, miseria e nobiltà. La popolana allatta un

vecchio, un gentiluomo con la spada dà il suo mantello ad un mendicante nudo, l’oste e

l’albergatore danno da bere ad un assetato. L’atmosfera è inserita in una stanza buia, con gli

angeli in primo piano, che presentano anche la Madonna con il bambino. Qui Caravaggio si è

sentito piuttosto libero nel soggetto, che non trovò a pieno nella “Madonna del Rosario” a causa

della censura romana. Nella scena i frati inquisitori, colpevoli e in ginocchio, tendono le mani verso

i frati domenicani (tra cui San Pietro con una cicatrice in fronte) in atto di chiedere amuleti per la

loro miseria. In primo piano sta la Madonna col bambino.

OPERE E GIORNI DI MALTA

Nel soggiorno maltese restano 3 cose:

- La “Decollazione del Battista” (S. Giovanni dei Cavalieri) ritraente una tragedia, narrata in

pomeriggio, con luci stanche, avente un’atmosfera di disperazione. Dei prigionieri spiano la

scena dalle sbarre

- “San Girolamo” in meditazione silenziosa

- “L’amore dormiente” dove a seguito delle critiche del nudo della “Madonna del serpe” ora

Caravaggio mostra un bambino nudo, accarezzato da un manto d’ombra. 10

FUGA IN SICILIA

Il 14 luglio 1605 Caravaggio ottenne la Croce di Cavaliere, ma sfortunatamente una contesa con

un cavaliere lo fece incarcerare. Il 6 ottobre riesce a fuggire, scappando verso la Sicilia. Qui visita

le meraviglie di Siracusa e giungendo alla grotta più famosa s’immaginò che qui il tiranno Dioniso,

secondo la tradizione, rinchiudesse i prigionieri per poi sentirli parlare. Caravaggio diede il nome

alla grotta di “Orecchio di Dioniso”.

LA “SANTA LUCIA” DI SIRACUSA

Tra i dipinti siciliani quello più antico e danneggiato è la “Sepoltura di Santa Lucia” dove

Caravaggio diminuisce la misura degli uomini sovrastati dalle mura. Nei primi piani vi stanno la

santa come la “Vergine Morta” o la “Maddalena” e gli energumeni intenti a seppellirla. Da notare i

contrasti tra i primi piani e il campo lungo.

I DUE DIPINTI MESSINESI

Quel contrasto fu accentuato, più oscuro, nella “Resurrezione di Lazzaro”, dove Lazzaro si stira,

dopo il risveglio, per indicare con la mano verso la luce. Più in basso una natura morta di teschi,

che offre una concezione oscura dell’opera.

Riuscì a terminare i Cappuccini di Messina il “Presepio dei pastori”. Anche qui ritenta il rapporto tra

spazio e figure. La Madonna sta quieta, col bambino in braccio, mentre i pastori osservano

stupefatti. Gli animali sono fermi.

IL DIPINTO DI PALERMO

L’altro “Presepio” (Oratorio di San Lorenzo-Palermo) è quello conservato meglio dei suoi dipinti

siciliani. Qui sembra che l’artista voglia ritornare alle origini lombarde, dove le figure ombrose degli

animali si pongono.

RITORNO E TRAVERSIE A NAPOLI

A Napoli tornato nel 1609, venne raggiunto dagli scagnozzi del cavaliere Maltese che lo aggredì.

Caravaggio venne picchiato e quasi sfigurato. Dopo questo episodio, Caravaggio si rimise a

lavoro.

ULTIMI QUADRI NAPOLETANI: “SALOME’” “FLAGELLAZIONE” “RESURREZIONE” “SAN

GIOVANNINO”

Tornato a Napoli, per farsi perdonare dal Gran Maestro di Malta, dopo la sua fuga inviò a lui una

mezza figura di Erodiade con la testa di Battista.

Un altro dipinto, il “Salomè” ha lo stesso soggetto. La modella è la stessa che usa per la “Madonna

del rosario”, ma qui vi è più violenza. Per quello di Londra dove il manigoldo tende il braccio verso

le spettatore.

La “Flagellazione” per la violenza potrebbe appartenere al secondo soggiorno di Napoli. 11


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AUTORE

NormaG

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8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo (DAMS)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher NormaG di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Tordella Piera Giovanna.

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