Caravaggio di Roberto Longhi
Nascita; tirocinio a Milano
Caravaggio, soprannome di Michelangelo Merisi, nacque presso una famiglia aristocratica il 2 settembre 1573. Con la passata morte del padre Fermo, il 6 aprile 1584, guidato dal fratello Battista, uomo colto e religioso, andò sotto gli insegnamenti d’arte di Simone Peterzano il quale aiutò a far emergere la sensibilità artistica del Caravaggio. Caravaggio studiò con lui a Milano e compiuti i 15 anni iniziò a lavorare da solo.
Ricognizioni del Caravaggio adolescente
Caravaggio giunse a Milano nel 1584. Tra il 1584 e il 1589 compì alcuni viaggi presso le strade lombarde: Caravaggio (città natale), Bergamo, Lodi, Milano, Brescia e Cremona. In Lombardia già nel 400 il Foppa e il Borgognone avevano praticato la loro arte e nel 500 il Lotto e il Moretto, mettendo in atto giochi di ombre, catturano la religiosità e la natura delle cose. Tramite questi viaggi è possibile identificare le influenze di Caravaggio: gli affreschi di Moretto nel “San Giovanni Evangelista” a Brescia, dove i santi si proteggono dai colpi di sole.
Ambiente milanese del Caravaggio
A Milano poté contemplare alcune opere di Antonio Campi, come la “Morte della Vergine” e la “Decollazione di Battista”. Contemplò anche opere di Ambrogio Figino come il “San Matteo e l’angelo”; dello stesso Peterzano, suo maestro, apprezzò i bianchi aridi.
Sulla strada di Roma
Il suo apprendistato durò poco oltre i 4 anni, e tra il 1589 e il 1590, ovvero tra i 16/17 anni, andò a Roma. Alcuni biografi notano che Caravaggio sia un ragazzo precoce: il suo interesse per la materia è vivo e il suo aspetto (più anni del previsto) riuscì a farlo spingere più in là. A Roma venne influenzato da: Annibale Carracci, che con la sua “Deposizione” ispirò la “Madonna svenuta” del Caravaggio; e Masaccio, visto a Firenze con i suoi affreschi. La curiosità per quest’ultima scaturì dalla lettura delle osservazioni del Vasari e di Giovanni Pietro Lomazzo.
I duri principi del Caravaggio a Roma (1595)
I primi giorni romani furono disastrosi. Senza soldi si accomoda da Lorenzo Siciliano, pittore mediocre e in seguito da Pandolfo Pucci, per cui Caravaggio dipinse opere in cambio di un alloggio. Questa attività di artigianato si prolungò anche presso la bottega di Antiveduto Gramatica, poco più grande. Qui Caravaggio si limitò a produrre testa di uomini e copie varie, oppure in opere più personali come il “Putto morso da un ramarro” e il “Fanciullo che monda la pera”. Insisteva la miseria e Caravaggio di ammalò. Venne ricoverato presso l’Ospedale della Consolazione. Dopo la malattia soggiornò presso Giuseppe Cesari (il Cavalier d’Arpino), ed una volta uscito cercò di essere autonomo. Presso Fantin Petrignani nacquero quadri celebri come il “Bacco”, “La zingara che dà la ventura”, “Riposo nella fuga in Egitto”, “Maddalena convertita” e “Il ragazzo morso dal ramarro”. Tutti quadri innovativi ma che non vennero acclamati.
Entra in contatto con il maestro Valentino, rivenditore di quadri a San Luigi dei francesi, il quale lo mise in contatto con il Cardinal del Monte, dove Caravaggio ottenne alloggio e stipendio. Così si conclude la miseria di Caravaggio. Qui fece la “Medusa”, i “Bari” e i “Suonatori di liuto”: da queste opere è già intuibile il bisogno di realtà proprio di Caravaggio, che nell’ambiente bigotto e manieristico di Roma, dove viene ricercata la nobiltà, viene visto come un’eresia: il manierismo di Barroci e Cesari era lo stile dominante.
Molti storici classificano le opere giovanili con la parola diligenza, la stessa usata per Scipione Pulzone, ma egli non è Caravaggio in quanto nega l’attenzione al particolare al fine di conferire una visione totale. Ciò che invece Caravaggio fa è di concentrare l’attenzione nell’oggetto desiderato in modo deciso, ha una pittura come specchio del reale.
Le prime prove del Caravaggio allo specchio
Il primo biografo competente di Caravaggio dice che l’artista compone le sue opere allo specchio. Molti interpreteranno ciò come un’arte dell’autoritratto, ma ad eccezione del “Bacchino malato” non è così. L’uso dello specchio veniva messo in atto per due motivi:
- Facilitare l’esecuzione del disegno
- Cercare di avere un paragone con la scultura per quanto riguarda i molteplici punti di vista in una stessa figura
Consideriamo anche il fatto che la pittura del Caravaggio rispecchiava la realtà e quindi il pittore provò a legarsi all’uso dello specchio, anche perché gli permetteva di evitare sintetizzazioni tipiche dell’occhio umano. Così egli fece costruire una sua personale camera ottica per una corretta riproduzione del reale. Essa rispecchiava non la figura umana (usciva dal campo), ma il pavimento o i muri. La tendenza pittorica del tempo era solita rappresentare i gradini più alti della società, Caravaggio invece rappresenta uomini e cose nella loro neutralità.
I soggetti del Caravaggio e i committenti
Quando Caravaggio cominciò a dipingere da sé, egli aveva già distrutto i valori della mitologia sacra e profana, cominciando con opere ardue da essere intitolate. Dipinti innovativi che portavano dietro una certa condanna morale, che mezzo secolo dopo si intensificò dicendo che Caravaggio si limitava a dipingere la povera gente e che non faceva parte della storia. Per questo motivo Caravaggio venne messo in cattiva luce come pittore senza decoro. Solo dopo alcuni dipinti come il “Ragazzo del fruttaiolo” e il “Bacchino convalescente”, spicca il “Bacco con alcuni grappoli d’uva” che fece scatenare una polemica poiché diverso dai bacchi di Michelangelo e di Sansovino, i quali lodavano il rapporto tra uomo e natura e la superiorità dell’uomo. Il bacco di Caravaggio tiene un calice di lusso con la sx (a causa dello specchio), in contrasto con il vassoio di terraglia rustica, la caraffa comune e il triclinio plebeo. Il bacco è torpido e assonnato ed in testa porta una corona di foglie.
L'angelismo del 1590
I primi soggetti di Caravaggio ritraggono spesso figure di adolescenti e a causa del suo stato economico, non poteva permettersi soggetti “alti”, ma si deve accontentare di ragazzi di strada. Ma vi era un’altra motivazione: la voga dell’angelismo. Roma tra l’85 e il 95 si riempie di angeli e i caravaggeschi preferiscono quello custode. Si noti la “Cappella degli angeli” al Gesù di Pulzone, i cui angeli erano ritratti al naturale. Ma la differenza tra quest’ultimo e Caravaggio era che Pulzone non sapeva fare ritratti riconoscibili, ma piuttosto li finiva a modo suo.
Invenzione della natura morta
Caravaggio illustra a Roma il concetto di “natura morta”: ad esempio “Canestra di frutta”. Qui la frutta tagliata a metà, accompagnata dalla caraffa si manifestano nella loro pura esistenza, condizionati dai contrasti di luce gli oggetti sono lasciati a se stessi. In questo modo, Caravaggio annullò la distinzione tra oggetti alti e bassi, distinzione molto marcata del rinascimento, dove gli oggetti comuni venivano usati solo come abbellimento e decoro in secondo piano. Il contesto popolare della natura morta cercò di metterla sempre in una posizione di grazia, con oggetti costosi e singolari, mentre Caravaggio, con cesti di frutta avente cibarie economiche, fu insensibile nel mettere accanto al frutto maturo, una appassito.
Polemiche sui “moti” e sugli “affetti”
Nei suoi quadri venne condannata spesso l’assenza di azione e di historia.
- I moti → Caravaggio cercò di ritrarre l’istante, ad esempio nel “Giovinetto morso da un ramarro”, in cui il ragazzo soffre per istinto fisico. Ma anche qui venne condannata una mancanza di historia. Così Caravaggio ci riprovò, ma con un tema mitologico: fece la “Testa di Medusa” su uno scudo, ma anche qui non si poteva uscire dai termini della natura: l’urlo rimane, per qualche istante, anche dopo la decapitazione.
- Gli affetti → Caravaggio si impose con la “Buona ventura” e i “Bari”. Nel primo dipinto sorprende come la zingara resti semplice dinanzi al furto dell’anello e con grazia dà la buona ventura, mentre nel secondo è sorprendente notare il timore dei due amici e le carte nascoste. A causa della natura anticonformista dei soggetti, si accese il dibattito inerente al fatto che questi soggetti fatti su commissione, non meritavano la trasposizione pittorica, ad eccezione dei soggetti di historia, ovvero di quelli consacrati dalla Chiesa e dalla società.
I primi soggetti sacri
Per alcuni soggetti sacri non si sa se questi gli furono commissionati o meno: è il caso della “Maddalena penitente” o del “Riposo durante la fuga in Egitto”, dove è evidente l’influenza di Lotto (si veda il “Presepio” di Brescia). Sono argomenti religiosi più laici e non troppo profani. Di solito questi quadri erano commissionati a privati ed era palese che Caravaggio cercasse il successo tramite le opere religiose, usando come tramite il suo cardinale protettore. Nella “Maddalena penitente” viene riconosciuto a Caravaggio il fatto di aver inclinato lo specchio, schiacciando la cortigiana dall’alto verso il basso, con il viso all’ingiù mentre piange. In “Riposo durante la fuga in Egitto” Caravaggio pensò ad un soggetto di riposo, in cui il falegname con moglie e figlio, vengono cullati dall’apparizione improvvisa di un angelo, intento a suonare il violino. Inoltre l’angelo, in forte contrasto con il resto dell’opera, viene posto da Caravaggio in modo tale da far significare che la grazia arrivi in modo imprevisto e che esiste.
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