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Pianificazione territoriale

Riassunto per prepararsi al meglio all'esame di Pianificazione territoriale basato su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Tondelli dell’università degli Studi di Bologna - Unibo, facoltà di Ingegneria. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Pianificazione territoriale docente Prof. S. Tondelli

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ben connessa, prediligendo il trasporto a

piedi e con i mezzi pubblici

multifunzionale, non zonizzata

socialmente inclusiva, ricchi e poveri

insieme

ambientalmente responsabile

equa e ben progettata

-> città caratterizzata da quartieri densi e autonomi, da

mix funzionali, elevata qualità architettonica ed efficienza

urbana -> la densità qualitativa diventa strumento di

rigenerazione urbana

-Densità calcolabile in tre modi:

• alloggi/ettaro; per un dimensionamento a scala

urbana, legato al fabbisogno/mercato abitativo

• abitanti/ettaro: per stimare il carico insediativo su un

territorio, legato alla misura delle dotazioni

• superficie utile lorda/ettaro: per studiare il legame tra

densità e forma del costruito

-A parità di densità la forma della città può essere molto

diversa; è preferibile quindi usare tutti e tre i metodi di

stima della densità e scegliere quella più opportuna in

relazione ad essi e all’obbiettivo della pianificazione

ricercato

-Strategie di densificazione:

• infilling: piccoli interventi di ricucitura, completamenti

ed innesti urbani; es. ampliamento di appartamenti

esistenti per soprelevazione

• aumento delle unità abitative: quasi sempre interventi

di rinnovo o adeguamento

• inserimento di grandi attratto urbani

-Le politiche di densificazione devono tendere verso

processi di crescita basati sul miglioramento della qualità

della città

RIQUALIFICAZIONE URBANA

-Verso la rigenerazione -> il contributo dei vari strumenti:

•Piano casa 1; social housing: volti all’incremento

dell’offerta di edilizia residenziale pubblica, il piano ha

come oggetto la realizzazione di nuove abitazioni e il

recupero di quelle esistenti

•Piano Casa 2; edilizia privata: come obbiettivo rilanciare il

settore dell’edilizia, utilizzando gli incrementi volumetrici

come finanziamento ed incentivo; inoltre regolamentare gli

ampliamenti, le demolizioni e le ricostruzioni, ed indurre

forme semplificate e rapide per l’attuazione di questi

interventi edilizi

•Con la L.R. 6/2009 “Governo e riqualificazione solidale del

territorio” l’efficienza energetica e strutturale e la riduzione

del consumo del suolo entrano a pieno titolo nella

legislazione urbanistica; elaborata sull’onda dei Piani Casa

nazionali, per regolamentare gli incrementi volumetrici,

legandoli a livelli prestazionali di miglioramento; la

RIGENERAZIONE URBANA diventa una prassi e la

densificazione di conseguenza un mezzo per conseguirla

•Piani Città: nuova versione del Piano Casa 2, rivolta alla

riqualificazione delle aree urbane degradate, allo sviluppo

di efficienza energetica, incentivando la demolizione e la

ricostruzione

•Piano periferie

-In sostanza la riqualificazione urbana: come obbiettivo ha

la valorizzazione del patrimonio edilizio, tramite operazioni

di riutilizzo e contrasto del degrado, su ogni tipo di area

dismessa, degradata, da ridisegnare; si serve di grandi

operatori immobiliari e di strumenti della pianificazione ad

hoc

-Negli anni, con l’avvento di nuove necessità, risulta

sempre più evidente che la riqualificazione è un fenomeno

residuale rispetto alla diffusione degli insediamenti sul

territorio; la crisi finanziaria ha messo in crisi la

riqualificazione classica basata su singoli grandi interventi,

e la città consolidata ha cominciato a dare segni di

inadeguatezza (prestazioni energetiche), anche strutturale,

e degrado

nasce allora la:

RIGENERAZIONE —> evoluzione della riqualificazione con

modi più complessi ma stessi

principi; da interventi mirati si passa a

politiche generali; gli interventi possibili

quindi diminuiscono di scala, passando da

scala urbana a scala edilizia, si attuano piccoli

interventi, di sostituzione di ricucitura, di

ampliamento, avendo a che fare con edifici

prevalentemente in uso, con proprietà piccole

e frazionate; va a colpire ambiti consolidati

della città, molto più ampi degli ambiti da

riqualificare (oggetti della riqualificazione)

L.R. 20/2000 rimane ancora in ombra, non esistono

strumenti appositi, specifici; la nuova proposta di legge

urbanistica intende concernere le politiche di rigenerazione

-Ad oggi, lo strumento più usato per innescare gli interventi

di rigenerazione (come adeguamenti energetici o strutturali

o interventi edilizi diretti) è l’incentivo volumetrico

-La rigenerazione è un modo per riorganizzare e migliore gli

spazi invece che crearne di nuovi, rispondendo ad esigenze

sociali, ambientali, economiche e politiche di governabilità

-Leve della rigenerazione:

•riqualificazione energetica: cresce in Italia l’interesse per

la ristrutturazione e il risparmio

energetico; in particolare gli interventi

più richiesti sono del tipo sostituzione di

infissi, di caldaia, di vetri (indirettamente

misure di risparmio energetico)

•sicurezza sismica, idrologica e idraulica

PARTECIPAZIONE

-Lo sviluppo rubano sostenibile si sviluppa su di un elevato

grado di equità, giustizia e partecipazione sociale;

quest’ultima significa collaborare con le amministrazioni

nel prendere le decisioni e sentirsi parte della

pianificazione e della città disegnata e progettata, significa

trasparenza, intesa come informazione, ed inclusione dei

cittadini

-Strumenti per promuovere la partecipazione:

• consultivi tradizionali: incontri e consultazioni

pubbliche, urban center

• consultivi innovativi: charettes, laboratori, passeggiate

di quartiere, mappe cognitive, eventi dedicati

• deliberativi innovativi: bilancio partecipato,

community/neighborhood plans

• di attivazione della cittadinanza: governo condiviso

degli spazi, riuso temporaneo

-L.R. 6/2009: la partecipazione viene relazionata alla qualità

urbana, entrando nella fase di formazione dei POC che

interessano ambiti da riqualificare, e alla riqualificazione

urbana, inserendosi nella procedura di individuazione degli

ambiti da riqualificare dei cosiddetti PRU (Programmi di

Recupero/Riqualificazione Urbano)

-Partecipazione come mezzo per raggiungere l’interesse

collettivo

-Carta della Partecipazione: la partecipazione del cittadino

alla vita democratica è un

principio che discende direttamente dal

diritto di sovranità popolare;

ha lo scopo di accrescere la cultura della

partecipazione e sviluppare linguaggi e

valori comuni; si fonda sulla

cooperazione, sulla fiducia,

sull’informazione, sull’inclusione,

sull’efficacia, sull’interazione costruttiva,

sull’equità, sull’armonia, sul render conto,

sulla valutazione

VAS - ValSAT (Valutazione della Sostenibilità Ambientale e

Territoriale)

-difficoltà operative nell’attuare il principio di sostenibilità

nel piano: le formulazioni risultano generali, non danno una

declinazione pratica ed operativa del principio; all’interno

dell’urbanistica e dell’ecologia si hanno linguaggi e

strumenti diversi, oltre a prassi operative ormai consolidate

alla vecchia (sbagliata) maniera -> c’è quindi bisogno di un

nuovo approccio metodologico, dando più importanza alle

procedure di valutazione e controllo, riducendo la

discrezionalità delle scelte urbanistiche, valutando

preliminarmente gli effetti possibili di esse, attivando la

possibilità di riformularle in itinere, e monitorarne lo

sviluppo

—> attivazione d strumenti di valutazione: di natura

economica (analisi costi-benefici, ecc) e non economica

(VIA-Valutazione di Impatto Ambientale, VAS, ValSAT, ecc)

-La valutazione ambientale dei piani ha le finalità di:

assicurare che l’attività antropica sia compatibile con le

condizioni d’uso per uno sviluppo sostenibile, garantire un

elevato livello di protezione dell’ambiente e della vita

umana

-LLRR 20/2000 e 6/2009: Regione, Province e Comuni

prevedono la ValSAT dei propri piani;

a tal fine, in un apposito documento

vengono individuati, descritti e valutati i

potenziali rischi d’impatto e le misure

idonee per impedirli, mitigarli o

contenerli; queste informazioni vengono

utilizzate, se necessarie, anche in altri

livelli di pianificazione; di conseguenza la

Provincia può decretare che uno

strumento gerarchicamente “inferiore”

ad un altro può non essere sottoposto a

valutazione, se vi è già stato sottoposto

uno di rango “superiore”; sono escluse

dalla valutazione le varianti che non

riguardano la tutela e le previsioni sugli

usi e le trasformazioni dei suoli e del

patrimonio edilizio esistente; la Regione e

la Provincia si esprimono sulla

valutazione ambientale in merito ai

rispettivi piani di competenza, rendono

pubblici i loro giudizi, e si occupano del

monitoraggio dell’attuazione dei piani

rispettivi

-Fasi della ValSAT:

•ex ante: - analisi dello stato; analisi del territorio per

individuare le sue criticità, vulnerabilità e

potenzialità, con valutazione della qualità

ambientale, urbana,

dell’accessibilità/mobilità, delle dotazioni

territoriali

-valutazione della componente strategica; definizione

degli obbiettivi generali e specifici

(valutazione qualitativa) verifica

delle interazioni e delle congruenze tra

piano e obbiettivi, fornire

suggerimenti per mitigare le

interazioni e gli effetti

negativi

-valutazione della componente strutturale; analisi e

stima dell’incidenza ambientale delle

(valutazione quantitativa)

alternative di piano; le misure di sostenibilità

indicate dalla valutazione

sono oggetto di

approfondimento di POC e

RUE, e saranno in carico a

piani settoriali comunali

-Monitoraggio=combinazione di osservazione e

misurazione delle prestazioni del piano e della

conformità ambientale, grazie ad una serie di

indicatori: di attuazione del PSC,

relativi al suo grado di compimento e di contesto,

per misurare lo stato della

qualità del territorio; basato sulla formulazione di

un bilancio ambientale rispetto

alla situazione esistente e ad un target di

riferimento; periodicamente l’ente

predisponente il piano deve emanare una

Relazione di monitoraggio, la prima

verifica in tempi brevi (6 mesi-1 anno), quelle

successive ad intervalli regolari; in

seguito ai risultati delle relazioni di monitoraggio,

l’ente deciderà come adeguare

il piano in base al tipo di scostamento tra target

e valori rilevati (modesto o

significativo)

Pianificazione dei TRASPORTI

-Le infrastrutture di trasporto hanno una duplicità di effetti;

positivi, valorizzano il territorio connettendolo e rendendolo

maggiormente fruibile, negativi, aumentano l’inquinamento

e il consumo del suolo; le rete viabilistiche inoltre hanno un

ruolo fondamentale nello strutturare lo spazio

-L’urbanistica è chiamata a valutare gli effetti che le reti

infrastrutturali provocano sui comportamenti dell’utenza,

sull’uso delle risorse ambientali e territoriali, e sull’assetto

del territorio

-Nel 2011 l’UE pubblica il libro bianco “Tabella di marcia per

uno spazio europeo unico dei trasporti - Per una politica dei

trasporti competitiva e sostenibile”

-PRIT (Piano Regionale Integrato dei Trasporti): principale

strumento della pianificazione dei

trasporti della Regione; è un

piano di settore che si inserisce

all’interno del PTR; si occupa di

garantire l’accessibilità del

territorio a merci e persone,

contenere e ridurre i consumi

energetici e le emissioni

inquinanti, oltre a promuovere

un sistema di trasporti integrato,

volto ad un’organizzazione

razionale del traffico, con una

mobilità sostenibile

-Piano Urbanistico della Mobilità (PUM): finalità di

soddisfare i fabbisogni di mobilità della popolazione,

assicurare l'abbattimento dei livelli di inquinamento

atmosferico ed acustico, dei consumi energetici, l'aumento

dei livelli di sicurezza del trasporto e della circolazione

stradale, la minimizzazione dell'uso individuale

dell'automobile privata e la moderazione del traffico,

l'incremento della capacità di trasporto, l'aumento della

percentuale di cittadini trasportati dai sistemi collettivi

anche con soluzioni di car pooling e car sharing e la

riduzione dei fenomeni di congestione

-Piano Urbano del Traffico (PUT): interventi per il

miglioramento della circolazione stradale complessiva nel

breve periodo (2 anni); aggiornabile in funzione delle

situazioni problematiche che si possono manifestare

(attraverso il PUT); prevede una Conferenza di Programma

con aziende di trasporto pubblico, ANAS, FFSS, Società

Autostrade; articolato in PGTU, PP del traffico urbano, PE

-La Commissione Europea ha pubblicato nel gennaio 2014

“Le Linee Guida - Sviluppare e attuare un piano urbano

della mobilità sostenibile ” documento che traccia

analiticamente le caratteristiche, le modalità, i criteri e le

fasi del processo di formazione e approvazione del PUMS

-Piano Urbanistico della Mobilità Sostenibile (PUMS): volto a

soddisfare la domanda di mobilità delle persone e delle

imprese in ambito urbano per migliorare la qualità della

vita; non è un nuovo piano, deve comprendere ed

integrarsi con gli strumenti esistenti

-Il riordino della distribuzione spaziale della popolazione,

delle attività economiche e delle reti di trasporto e la

valutazione della non-esclusione da questo diritto alla

mobilità di tutte le fasce della popolazione, costituiscono lo

specifico apporto dell’urbanistica alla pianificazione dei

trasporti

-La mobilità costituisce un fattore determinante nella

configurazione degli assetti fisici e funzionali dei sistemi

insediativi e della loro evoluzione, in virtù dei vantaggi o

svantaggi, di accessibilità che determina; i vantaggi

localizzativi sono condizionati dalla accessibilità, che

influenza il valore degli immobili e le dinamiche del

mercato immobiliare e, di conseguenza, la crescita, la

trasformazione d'uso, o la ristrutturazione fisica di parti

consistenti di città e di territorio periurbano; lo sviluppo

infrastrutturale contribuisce a generare e/o promuovere

trasformazioni territoriali e processi di riqualificazione

urbana

-Urbanistica Consensuale: accordo con i privati, il cui

obbiettivo deve essere l’interesse pubblico

-Tassazioni di scopo: applicate a livello regionale o locale,

collegano direttamente le entrate e le spese pubbliche,

tramite un prelievo fiscale finalizzato ad un preciso ambito

o obiettivo (ad es “chi inquina paga” o “chi beneficia

paga”)

-Cattura del valore: intercettare e recuperare parte dei

differenziali venutisi a creare grazie ad un aumento di

accessibilità, per poi riutilizzarli per altri scopi

-La pianificazione dei trasporti come strumento delle

rigenerazione urbana

APEA (Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate)

-Sempre nell’ottica del perseguimento dello sviluppo

sostenibile e del tentativo di conciliarlo con la crescita

economica, nasce l’ecologia industriale; negli anni ’80

nasce una vera e propria disciplina scientifica basata su:

•metabolismo industriale: studio dei flussi di materie prime

e di energia nel processo industriale

per gestirne la quantità e la qualità;

calcolando le inefficienze tra input ed output

si possono studiare strategie per ridurle al

minimo

•ecosistema industriale: modello di attività industriale che

tende ad ottimizzare i consumi di

energia e materie prime utilizzando i residui

di un processo per alimentare altri processi

-Ecologia industriale= studio delle interazioni e

interrelazioni fisiche, chimiche e biologiche tra sistemi

industriale ed ecologico; essa spinge verso un’innovazione

totale dei metodi produttivi, non ad una mera riduzione

dell’impatto, cambiando i sistemi industriali da lineari a

ciclici (eliminazioni scarti)

-Strategie di intervento: analisi del prodotto, studio

completo del suo ciclo di vita ecologico, simbiosi

industriale, focalizza l’attenzione sugli impianti e sui

processi di produzione rendendo possibile il riutilizzo degli

scarti —> queste strategie si realizzano nelle APEA

-Le APEA hanno lo scopo di aumentare le performance

economiche delle aziende partecipanti minimizzando

l’impatto ambientale delle attività produttive; in Italia le L.

59/1997 e D.LGS. N. 112/98 le definiscono aree dotate delle

infrastrutture e dei sistemi necessari a garantire la tutela

della salute, della sicurezza e dell’ambiente, stabilendo che

siano le Regioni a disciplinarle;

in Emilia-Romagna la L.R. n. 9/1999 attribuisce vantaggi e

deroghe per la valutazione d’impatto ambientale per le

attività insediate nelle APEA

-Sono caratterizzate da un gestore unico, cardine nella loro

formazione e nel loro funzionamento; gestisce i servizi e le

attività di qualificazione ambientale, interfacciandosi con le

amministrazioni e le comunità locali; accentra su di se

svariate funzioni (vedi sopra, più supporto in termini

burocratici, tecnici e formativi); questo permette di

accrescere la competitività delle aziende insediate nelle

APEA, bilanciando in parte i costi aggiuntivi legati al

rispetto di standard elevati di qualità ambientale, anche se

spesso risulta insufficiente come incentivo -> si esonerano

le imprese localizzate nelle APEA dall'acquisizione delle

autorizzazioni per l’utilizzo dei servizi presenti; inoltre si

hanno sconti sugli oneri di urbanizzazione, sui costi

costruttivi, incentivi volumetrici, destinazione prioritaria di

fondi pubblici e finanziamenti diretti per la realizzazione di

dotazioni ecologiche, ecc, fondo di compensazione

territoriale (come nella provincia di Bolo) per attuare la

perequazione (ad es per la realizzazione di grandi opere)

-In Emilia-Romagna (LR 20/2000):

•Le APEA devono soddisfare requisiti prestazionali minimi;

sono ascrivibili ad APEA tutti i nuovi insediamenti produttivi

di rilievo sovracomunale

•Le AEA, aree produttive caratterizzate da qualità

ambientale superiore agli standard minimi, possono essere

terreni non edificati o dismessi, oppure aree produttive

oggetto di miglioramento per raggiungere lo status di AEA;

l’individuazione è a carico della Provincia, nel caso di aree

sovracomunali, tramite il PTCP, del Comune, per aree

comunali, tramite il PSC; sempre loro, per le rispettive aree

di interesse, si occupano di fornire le linee di indirizzo e di

effettuare il controllo per la realizzazione, quindi le linee

per la redazione dell’analisi e del programma ambientale,

gli accordi con le imprese, la scelta del gestore, il

monitoraggio; le caratteristiche delle AEA: sistema

insediato privo dell’uso residenziale, armonizzato con il

paesaggio e con garanzie di qualità elevate; dotazioni

ecologico-ambientali; sistema fognario e depurativo;

sistema di approvvigionamento idrico ed energetico

adeguati; sistema di gestione dei rifiuti intelligente volto al

recupero e corretto smaltimento; sistema di trasporti

idoneo per i mezzi pubblici e volto a limitare la

congestione; reti tecnologiche e di telecomunicazioni;

attrezzature e spazi comuni per gli addetti e per le imprese

-Social Housing=l’insieme delle attività volte a fornire

alloggi adeguati, attraverso regole certe di assegnazione, a

coloro che non riescono a soddisfare il proprio bisogno

abitativo sul mercato, per ragioni economiche e per

assenza di una offerta adeguata

ERP - Edilizia Residenziale Pubblica

-Patrimonio immobiliare realizzato con concorso finanziario

dello Stato e di altri enti pubblici per la realizzazione di

alloggi a costo contenuto per le famiglie meno abbienti; la

competenza dell’intero settore è delle regioni per decreto

legge, lo Stato conserva la funzione di indirizzo generale,

per stabilire i criteri di mercato e di intervento

-Modalità di attuazione:

•edilizia sovvenzionata: finanziamento 60-100% pubblico,

operata da Comuni o aziende

selezionate tramite bandi regionali specifici,

prevede la realizzazione di alloggi in locazione

permanente con canoni sociali definiti dalle

Regioni e assegnazioni gestite dai Comuni

•edilizia convenzionata: offre aree in concessione 99 anni e

riduzione sugli oneri, operata da

imprese private, affitti e prezzi di vendita

convenzionati dal Comune

•edilizia agevolata: finanziamento pubblico fino al 50%,

operata da cooperative, imprese private,

fondazioni, ecc, selezionate con bandi regionali,

prevede alloggi in locazione a prezzi convenzionati

con il Comune

ERS - Edilizia Residenziale Sociale

-Nasce come tentativo di ampliare e dare qualità all'offerta

degli alloggi in affitto, mirando ad aiutare coloro che per

ragioni di reddito erano esclusi dall’accesso all’edilizia

residenziale pubblica; vede l’intervento di privati per la

realizzazione e la gestione in cambio di canoni

-Divergenze ERP-ERS: • aree pubbliche ottenute con

esproprio (ERP), con perequazione (ERS)

• quartieri interamente dedicati (ERP),

integrazione all’interno di altre trasformazioni

(ERS)

• investimenti pubblici (ERP), privati e

pubblici (ERS)

• Canoni di affitto bassi calcolati sull’ISEE

(ERP), canone sociale inferiore al prezzo di

mercato con % variabili (ERS)

• Aziende Casa che gestiscono il patrimonio

finanziate perché gli affitti non bastano (ERP),

coinvolgimento dei privati remunerati dagli

affitti nel tentativo di creare nuovi soggetti

economici etici (ERS)

-Punti di contatto: l’ERP può essere considerata un

sottoinsieme dell’ERS

-ERS come standard urbanistico aggiuntivo

-A livello nazionale: l’ERS è integrato agli strumenti

urbanistici; i Comuni con quest’ultimi definiscono gli ambiti

nei quali prevedono la quota di aree da destinare a ERS;

l’ERS costituisce standard urbanistico aggiuntivo da

assicurare mediante cessione gratuita di aree o di alloggi

-In Emilia-Romagna: quota del 20% di alloggi ERS, riferita

al dimensionamento complessivo dei nuovi insediamenti

residenziali previsti dal PSC

AREA VASTA: può essere un’area sovracomunale o una

che non coincide con il confine amministrativo del

territorio, in generale è un’unità territoriale omogenea

PTR - Piano Territoriale Regionale

-Strumento di programmazione con il quale la Regione

definisce gli obbiettivi per lo sviluppo, la coesione sociale,

la competitività del sistema territoriale regionale,

garantisce la riproducibilità, la qualificazione e la

valorizzazione delle risorse sociali ed ambientali

-Definisce indirizzi e direttive per la pianificazione

settoriale, provinciale e locale (PTCP e PSC) e per gli

strumenti della programmazione negoziata; è il riferimento

per le politiche di settore e per la collaborazione fra le

istituzioni

-PTR 2010; Città effettive e sistemi complessi di area vasta:

•città effettive; aree vissute quotidianamente dalla

popolazione locale che superano i confini amministrativi ->

necessitano di un coordinamento tra Comuni e tra le loro

forme di governo del territorio

•sistemi complessi di area vasta; spazi urbanizzati ed a

maggior grado di naturalità -> ambiti su cui (ri)organizzare

le politiche territoriali e le cooperazioni interistituzionali

•si persegue l’integrazione della pianificazione locale e

regionale

•spinge a puntare sulle differenze dei territori, mettendone

in risalto le peculiarità, per consentire un avanzamento

positivo, una interpretazione evoluta del policentrismo

PTCP - Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale

-Snodo decisivo tra pianificazione regionale e comunale,

nonché momento attuativo della pianificazione paesistica

regionale; contenitore onnicomprensivo di piani e politiche

settoriali/territoriali

-Rafforzato dalla LR 20/2000: lo rende momento di sintesi e

verifica degli strumenti di programmazione e pianificazione

settoriale esistenti e di indirizzo alla loro elaborazione

-Strumento di pianificazione che governa i fenomeni che

hanno una dimensione ed un impatto sui sistemi ambientali

e territoriali di scala sovracomunale; disciplina le funzioni di

rango provinciale e sovracomunale, le scelte con effetti non

pianificabili a scala locale

-definisce i criteri per la localizzazione e il

dimensionamento di strutture e servizi di interesse

provinciale e sovracomunale; definisce le caratteristiche di

vulnerabilità, criticità e potenzialità delle singole parti e dei

sistemi naturali ed antropici del territorio e le conseguenti

tutele paesaggistico-ambientali

-specifica e disciplina le dotazioni territoriali

-Riforma Delrio: la rappresentatività degli interessi locali

rimane solo al Comune e alla Regione;

ai sindaci viene richiesto di interpretare gli

interessi di una comunità più ampia di quella che li

ha eletti, diventando cosi sindaci Metropolitani; il

Consiglio Metropolitano si occupa di operare la

sintesi; si propone così una nuova interpretazione

del principio di autonomia, basata sulla

condivisione e sulla responsabilità;

riorganizzazione delle funzioni comunali, per

mezzo delle Unioni, e di quelle sovracomunali,

sopprimendo le Province; le Città Metropolitane

vengono investite di compiti tipici del livello

regionale come l’adozione annuale del piano

strategico del territorio, la pianificazione generale

del territorio, sistemi coordinati di gestione dei

servizi pubblici, mobilità e viabilità, promozione

dello sviluppo economico e sociale, sistemi di

informazione, tutela e valorizzazione

dell’ambiente


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria civile
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fedaccio96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pianificazione territoriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Tondelli Simona.

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