PIANIFICAZIONE E
C0NTROLLO GESTIONALE
I MODULO
PROF.MARCHI, PROF.CAPODAGLIO
PCG, LEZIONE 27/09/2016
PIANIFICAZIONE STRATEGICA: “processo di definizione e implementazione della
strategia, attraverso il quale si decidono oggi le azioni da intraprendere per
raggiungere gli obiettivi di domani”. Si definiscono gli obiettivi di fondo della gestione
aziendale e si individuano le linee strategiche per raggiungerli (orizzonte temporale
medio-lungo-termine).
Si parte dalla pianificazione strategica, poi vedremo il controllo di gestione. Pianificare
non vuol dire soltanto definire la strategia, appunto si definiscono oggi le azioni per
raggiungere gli obiettivi di domani. Quindi definiamo oggi quello che succederà, cioè
prevedere quello che succederà, simulare scenari diversi. Pianificare vuol dire definire
le azione per il futuro per raggiungere obiettivi di medio lungo termine. Si definiscono
gli obiettivi di fondo della gestione aziendale, e, si individuano le linee strategiche per
raggiungere quei obiettivi.
Obiettivi di fondo Linee strategiche Obiettivi raggiunti
Avendo come orizzonte temporale il medio-lungo termine.
Pianificazione strategica = pianificazione a medio lungo termine
Il punto di partenza è proprio questo, dobbiamo ragionare sul futuro non a breve ma a
lungo termine, guardare al long range planning. Questa pianificazione nasce di fatto
negli anni’50, negli stati uniti d’America. Le condizioni favorevoli che determinano
questo sono:
1. Lo sviluppo costante dell’economia, siamo nel dopoguerra di quel periodo.
2. Crescita dimensionale delle aziende, quelle nord americane, cresce una forte
competizione che porta alla crescita dimensionale per sfruttare le economie di
scala che portano il problema dei costi fissi e la loro gestione e come ripartirli.
3. Capitalismo manageriale, legato ai manager, alla tecnostruttura, in qualche
modo a coloro che vengono incaricati per portare dei risultati a lungo termine.
4. Specializzazione funzionale, integra l’aspetto dell’economie di scala, ragionando
sulla funzione produzione, marketing, amministrazione, quindi bisogna avere
delle competenze specifiche per svolgere questa funzione. Si tratta di
competenze distintive per le diverse funzioni aziendali.
5. Approccio pragmatico, deriva dall’impostazione del mondo nord americano, è
importante la prassi, che guida. Non sono le teorie che guidano le attività ma
sono le migliori prassi.
Gli effetti della pianificazione a medio lungo termine
Gli effetti ovviamente sono positivi e negativi, ma c’è un processo di formalizzazione
perché si ragiona in termini di medio lungo termine. È un punto di forza perché
formalizzo le persone, le spingo su quei obbiettivi, ma diventa anche un punto di
debolezza perché rischia di irrigidire i sistemi.
Bisogna distinguere tra la pianificazione “strategica” e programmazione “operativa”. Di
fatto vuol dire: se devo ragionare sul lungo termine devo formalizzare le strategie gli
obiettivi di fondo attraverso le linee strategiche, definisco la cornice dove inseriscono la
programmazione. Quindi abbiamo la pianificazione in senso di termine lungo e la
programmazione in termine breve. Gli obiettivi della pianificazione diventano la base
rigida degli obiettivi della programmazione.
Introduzione di tecniche e metodi di programmazione:
1. Matrici di portafoglio, il riferimento è al portafoglio prodotti che l’azienda
inserisce sul mercato, inteso in senso ampio, sono uno strumento di
pianificazione.
2. Ricerca operativa, sono gli strumenti che utilizzano le logiche matematiche
informatiche (calcolo complesso, metodo del simplesso, sono modelli di
ottimizzazione, devo ottimizzare qualcosa sotto certi vincoli un risultato
economico), il modello del simplesso è iperattivo, sono modelli di ottimizzazione
e hanno dei limiti perché si ragiona in termini di creare un insieme di elementi
che tengono conto degli aspetti qualitativi e quantitativi.
3. Budget
4. Valutazioni di investimento, le scelte di investimento, e il loro ritorno nel lungo
termine.
I fattori di “crisi” della pianificazione a medio lungo termine
Tutti gli elementi visti in positivo sono messi in crisi, quindi non si tratta più di un
meccanismo di pianificazione ma di gestione strategica. Tutto questo perché:
1. Crisi anni “70”, l’inflazione a 2 cifre, turbolenza ambientale, la pianificazione a
lungo termine diventa difficile.
2. Esigenze di ristrutturazione,
3. Imprenditorialità vs managerialità, delega ai manager, l’imprenditore che guida i
sistema.
4. Burocratizzazione, questo è il vero rischio.
5. Apprendimento e sviluppo delle risorse intangibili, sempre di più conta il capitale
intellettuale, umano, sono risorse intangibili che diventa sempre di più difficili
valutare, sono risorse volatili, la conoscenza delle persone spariscono quando si
spostano. Questa risorsa intangibile da competitiva diventa cooperativa,
cooperazione.
Tutto questo per introdurre il fatto che dalla pianificazione strategica si passa al
management strategico, al controllo.
Concezione al management strategico
Le idee base dalla pianificazione al management sono:
1. Costante attenzione al cambiamento.
2. Collegamento stretto tra formulazione ed attuazione delle linee strategiche,
definizione delle strategie e la sua implementazione.
3. Maggiore importanza ai valori umani: creatività ed intuito; la forza produttiva dei
sistemi è la capacità imprenditoriale, in tutte le persone che svolgono i vari ruoli
nelle funzioni aziendali in tutta la creatività.
4. Propensione al rischio, può creare ricchezza ma anche danneggiare il sistema,
bisogna attivare meccanismi di partecipazione di coinvolgimento delle risorse
umane.
5. Lavoro di gruppo.
6. Comunicazione aperta ed intensa, scambio di informazioni, la capacità di
comunicare internamente ed esternamente.
7. Flessibilità della struttura organizzativa, approccio per processi rispetto a quella
per funzioni (metto insieme le persone che lavorano nell’area commerciali), si
passa sempre di più a un’organizzazione per processi, si sviluppa il sistema di
comunicazione quindi creo valore non solo per gli azionisti ma anche per il
sociale creando valore.
8. Enfasi sulla cultura aziendale, il senso di appartenenza nell’azienda.
9. Learning by doing, il rischio vero è quello di perdere la capacità di fare le cose,
non più conoscenza individuale ma deve diventare aziendale.
10. Feed back operativo e strategico, essendo che c’è un cambiamento continuo
bisogna riuscire a gestire il controllo al sistema ambientale turbolente, tutto ciò
che cambia. Guardo ciò che è successo, i risultati rispetto all’obiettivo, vado a
modifiche gli obiettivi sulla base di quello che è lo scostamento.
Controllo di gestione
“È un sistema di metodologie, strumenti, processi, ruoli e soluzioni informali che vuole
indurre comportamenti individuali e organizzativi in linea con il raggiungimento degli
obiettivi aziendali. Si realizza attraverso l’utilizzo di misurazioni analitiche e la
responsabilizzazione su parametri-obiettivo (controllo sui risultati)”.
I comportamenti individuali vanno gestiti per riuscire a indirizzare i comportamenti
verso gli obiettivi aziendali. Il controllo di gestione si realizza attraverso la misurazione
analitica, ci sono diverse misurazioni, come tenere sotto controllo quello che succede,
capire quali sono le misurazioni da effettuare, abbiamo bisogno però degli strumenti
(contabilità generale). La responsabilizzazione su parametri-obiettivo, gli obiettivi
devono essere ben definiti. La base del controllo di gestione è quella che noi definiamo
il controllo sui risultati, andiamo a misurare i risultati delle azioni, ciò è l’elemento
fondamentale.
Dal punto di vista generale immaginiamo:
1. Il livello strategico, fa riferimento al governo aziendale, sono gli organi di governo
che guidano il sistema, in riferimento al tempo medio-lungo.
2. Il livello direzionale/manageriale, organi intermedi, il tempo breve è l’anno.
3. Livello operativo, tempi brevissimi, attività giorno per giorno. 1
PIANIFICAZIONE /GESTIONE STRATEGICA: è il livello più alto, è riferito al governo al
medio lungo termine. Il passaggio è da un approccio di pianicazione ad uno di gestione
strategica
CONTROLLO DIREZIONALE /DI GESTIONE/MANAGERIALE: in riferimento alle teorie,
facciamo riferimento ai manager. Periodo temporale di breve termine inteso come l’anno.
CONTROLLO OPERATIVO / ESECUTIVO: Attività giorno per giorno a livello esecutivo.
Dal grafico vediamo il passaggio dalla pianificazione al controllo. La pianificazione può
essere intesa come definizione degli obiettivi: gli obiettivi in questo caso non solo al livello
strategico ma anche operativo. Lo stesso vale per il controllo: c’è anche al livello strategico.
Nella prassi delle aziende si parla più semplicemente di controllo strategico e controllo di
gestione. 2
Semplificazione del linguaggio: ragioniamo direttamente con la terminologia controllo per
esprimere cose diverse.
Controllo strategico: controllo sulla strategia formulata. In un ambiente turbolento, le
strategie devono essere continuamente verificate. Se la mia strategia non è più valida, come
deve cambiare?
Controllo di gestione: facciamo riferimento ai comportamenti delle persone coinvolte nel
sistema. Verifico che i comportamenti sono in linea con gli obiettivi definiti per l’azienda. In
caso negativo, capire come influenzarli per indirizzarli verso la direzione desiderata. Vado a
guardare i risultati e i comportamenti delle persone che determinano i risultati. E’ un
controllo sulle persone. 3
Torniamo alla teoria, su abbiamo la definizione che troviamo nel testo.
Chi si occupa di controllo strategico si concentra prevalentemente sull’esterno dell’azienda.
Interessa guardare fuori, cerco di capire cosa succede fuori. Possiamo parlare di
MONITORAGGIO sull’esterno.
L’analisi riguarda il mercato ed il ruolo rivestito in esso dall’azienda. Possiamo parlare di
mercati, non solo il mercato dei prodotti e servizi, ma anche finanziario, dei fattori
produttivi, ecc. In senso più ampio l’ambiente.
Sto cercando di trovare i modi per competere con le altre unità economiche. Parliamo di
vantaggio competitivo, dopo vedremo… ma sempre più il controllo strategico non riguarda
solo gli aspetti della competizione, ma riguarda anche l’aspetto della cooperazione. Posso
cooperare con i competitors, anche se prevale sempre la competizione.
In ultimo il richiamo dei punti di forza e debolezza: in questa competizione abbiamo
particolare combinazione dei punti di forza e debolezza. 4
Sempre riferimento al testo. Faccio riferimento prevalentemente sull’interno dell’azienda. Si
pensa al controllo di gestione pensando a persone che gestiscono una serie di dati interni
dell’azienda per guidare i comportamenti verso una direzione desiderata. Abbiamo detto
prevalentemente poiché è sempre più centrato anche su dati esterni in riferimento alla
cooperazione.
Finalità: cercare i modi mediante cui influenzare i comportamenti delle persone verso la
dimensione desiderata. 5
Come interpretato dal Marchi.
Più che parlare di controllo strategico e di gestione. Quello di gestione mette insieme il
livello gestionale e quello operativo; è un controllo in riferimento ai comportamenti. Anche
il controllo strategico, da su vediamo che in modo diverso deve essere collegato al controllo
di gestione. La terminologia corretta è controllo di gestione nella prospettiva più gestionale
(operativa e direzionale) o nella prospettiva strategica (livello più alto). La terminologia
corretta è controllo di gestione nella prospettiva strategica.
Il controllo di gestione diventa il tutto, possiamo aggiungere altre due prospettive:
- Relazionale (controllo di gestione nella prospettiva delle relazioni definite nella rete di
aziende che sono in cooperazioni). Ragionando in termini di rete e cooperazione,
dobbiamo cercare di capire cosa succede nell’interesse nostro e delle altre aziende. Devo
impostare le mie attività creando valore per me e devo lasciare parte del valore agli altri
per rafforzare il legame di cooperazione. Mi interessa cosa succede fuori.
- Controllo nella prospettiva organizzativa. Sempre controllo delle relazioni, ma non
dell’ottica si indirizzare i comportamenti con insieme di meccanismi e obiettivi.
Intervenire anche su aspetti più informali e sulla cultura aziendale. Piano organizzativo
non solo come ruoli, ma anche come relazioni. 6
Schematizzo alcuni punti, controllo relazionare:
1. Coinvolgere persone diverse: dall’organizzazione per funzioni a quella per processi:.
Diverso coinvolgimento delle persone interne, è molto più semplice lavorare su un controllo
per funzioni. E’ un passaggio fondamentale, per funzioni guardo dentro, per processi guardo
anche fuori alla catena di valore
2. Integrare obiettivi diversi
3. Potenziare l’autocontrollo: aspetto informale, centrato sulla capacità del singolo di
indirizzare i propri comportamenti verso quelli dell’organizzazione. Autocontrollo è a
prescindere da quello formalizzato.
4. Attivare strumenti informativi in grado di potenziare la partecipazione delle persone alla
gestione. Parliamo di coinvolgimento, far sentire l persone parte dell’organizzazione.
5. Realizzare processi relazionali interni di cooperazione, condivisione degli obiettivi
dell’organizzazione e sviluppo della conoscenza
E’ da sottolineare che non è solo un problema di strumenti e processi, ma un problema
culturale. 7
Prospettiva relazionale esterna
1. Rapporti cooperativi tra aziende per creare un vantaggio competitivo:
2. Revisione dei contenuti e delle funzioni dei tradizionali strumenti di misurazione: Devono
cambiare gli strumenti di misurazione, alcuni strumenti non sono più efficaci
3. Nuovi meccanismi di controllo essenzialmente informali basati sulla Fiducia: non solo
strumenti diversi, ma anche ragionare su aspetti non formalizzati. Il ruolo principale è quello
della fiducia, devo creare condizioni per avere fiducia da entrambe le parti
4. La Fiducia si sovrappone (in alcuni casi si sostituisce) ai tradizionali strumenti di
misurazione e controllo: Per poter effettuare misurazioni, deve esserci un rapporto di
fiducia. In alcuni casi se ho fiducia, non ho nemmeno bisogno di misurare con strumenti
formali
5. Diffusione della conoscenza e condivisione esterna degli obiettivi dell’organizzazione:
non solo all’interno ma anche all’esterno. 8
Torniamo sul testo: i capitoli successivi al primo vengono definiti i controllo più dal punto
di vista del meccanismo operativo. Divisione in tre tipologie.
- Controllo sui risultati: Essenza del controllo di gestione. Dato per scontato che i risultati
sono rispetto agli obiettivi.
- Controllo delle azioni: Anticipo il controllo dei risultati, ha un significato non solo
sostitutivo ma anche integrativo rispetto ai risultati
- Controllo sulle persone: Si pensa al controllo ispettivo, nella realtà il discorso è più
ampio. Parliamo di controllo sulle persone e sulla cultura aziendale. Su come il singolo
di pone rispetto all’azienda, per indirizzare i comportamenti verso gli obiettivi aziendali.
Il controllo di gestione in senso lato è un controllo sugli obiettivi, quando parliamo di
obiettivi (sintetizzati con: creazione di valore e quindi economicità; efficacia ed efficienza)
Nel testo si parla di controllo manageriale non riferito solo ai manager ma in senso più
ampio. Sinonimo del controllo di gestione. 9
Siamo ancora sul 1^capitolo. Parliamo degli obiettivi del controllo di gestione includendo
anche controllo dei risultati. Siamo nel paragrafo 3 del primo capitolo. Essenzialmente
facciamo riferimento al controllo dei risultati.
1. Indurre comportamenti individuali e organizzativi in linea con il raggiungimento degli
obiettivi. Già detto, è l’obiettivo generale del controllo di gestione), i comportamenti non
sono solo dei singoli ma anche dei gruppi all’interno dell’organizzazione.
2. Monitorare continuamente l’andamento dell’attività: Per indirizzare i comportamenti
3. Valutare le prestazioni manageriali: Parliamo non solo di risultati generici, ma un aspetto
di valutazione del personale
4. Coordinare le diverse attività sia orizzontalmente che verticalmente: Problema
organizzativo ed informativo, necessario gestire le relazioni anche dal punto di vista
informativo.
5. Mantenere le attività dell’organizzazione all interno di uno spazio ritenuto accettabile dai
’
diversi stakeholders: ampliamento del controllo di gestione verso l’esterno, verso gli
obiettivi dei diversi stakeholder. Con il controllo di gestione parliamo di risultati su
obiettivi, da questa definizione, mi devo occupare sia degli obiettivi interni che quelli esterni
(non solo azienda ma anche tutti gli stakeholders). Coerenza della mia attività con
aspettative dei stakeholders, se non ne tengo conto si possono generare comportamenti che
danneggiano l’equilibrio economico di lungo termine. Equilibrio sia economico che sociale.
Le domande di esame possono essere formulate prendendo una definizione e chiedendo
il commento, se impariamo a memoria il lucido non funziona. Le domande
presuppongo la capacità di integrare con il testo e le cose dette a lezione 10
Rispetto il controllo dei risultati
1. Contribuisce ad affermare una cultura meritocratica, cioè basata sui risultati e sul merito
individuale.
2. Rafforza la motivazione individuale. Se definisco gli obiettivi, lo faccio per motivare le
persone. Per rafforzare la motivazione individuale o dei gruppi, gli obiettivi devono
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Pianificazione e controllo gestionale, II modulo
-
Pianificazione e controllo - Appunti
-
Pianificazione d'impresa e budgeting
-
Appunti Pianificazione e controllo - I parziale