Pianificazione d'impresa e budgeting
Prof. Ennio Lugli - 2° semestre - 6 cfu
La contabilità direzionale
Il bilancio di esercizio è il documento ufficiale che permette all'impresa di comunicare con gli stakeholders esterni (portatori di interesse), in relazione alle informazioni raggruppate in esso, tutelando i terzi, sulla base dei principi contabili e gli articoli del codice civile. Queste informazioni di tipo quantitativo (rilevazioni contabili espresse in euro) rappresentano ciò che accade all'interno dell'impresa.
Le informazioni quantitative monetarie possono essere utilizzate per:
- Financial accounting (informazioni operative e di bilancio), verso l’esterno.
- Management accounting → uso informativo verso l’interno, verso la governance.
- Contabilità manageriale e/o direzionale: i dirigenti (coloro che dirigono l'impresa) hanno bisogno di informazioni riguardanti i processi che intercorrono all'interno dell'impresa, come ad esempio se un cliente ha comprato di più o di meno dell'anno precedente.
Il management accounting è un processo che serve a fornire una gran parte delle informazioni quantitative monetarie (ma non solo) alla governance (management), cosicché possa effettuare e prendere decisioni (anche parziali), programmare e controllare la propria attività; è importante dunque comprendere il contenuto di queste informazioni!
Le informazioni della contabilità per la direzione sono aggregate per determinati oggetti d’interesse utili verso un prodotto, cliente, mercato, servizio o unità organizzative interne; ad esempio, per capire se è il caso eventualmente di offrire un determinato prodotto ad un determinato cliente.
Queste informazioni sono fornite dai sistemi di contabilità dei costi; infatti, esistono sistemi informativi chiamati gestionali che contengono tutte le informazioni di contabilità generali e commerciali di una determinata impresa.
Classificazione dei sistemi delle informazioni e di controllo
- 1° livello » Controllo manageriale (Management Control) → perseguimento degli obiettivi prefissati dalla direzione, per far sì che le persone che operano all’interno dell'azienda abbiano un comportamento coerente con gli obiettivi prefissati dalla governance, la quale fornisce determinati strumenti per poter agire in modo coerente con gli obiettivi prefissati.
- 2° livello » Contabilità per il Management (controllo di gestione) → informazioni sotto forma di report, che consentono di programmare e di controllare l’attività svolta; una serie di attività che prevedono determinati processi che sono da effettuare nel tempo, in relazione alle decisioni prese.
- 3° livello » Sistemi di contabilità dei costi → informazioni di tipo analitico che possono riguardare un prodotto o una certa attività organizzativa (ex. costo mantenimento di un cliente).
Differenza tra contabilità generale e per il management
| Contabilità generale (COGE) | Contabilità per il management (CpiM) |
|---|---|
| Il bilancio è un documento obbligatorio; gli amministratori sono obbligati a redigere il bilancio. | Molte imprese operano senza avere implementato una contabilità per la direzione; la contabilità per il management è facoltativa. |
| Lo scopo del bilancio è quello di produrre informative per tutti coloro al di fuori dell’impresa. | Le informazioni sono un mezzo per raggiungere un determinato scopo, utilizzate dalla direzione stessa. |
| Gli utilizzatori sono soggetti spesso sconosciuti, la cui identità personale è ignota. | Gli utilizzatori sono le persone che operano all’interno dell’impresa, e dall’identità nota. |
| Il bilancio è costruito sulla base dell’equazione prevista dal codice civile Attività = Passività + Capitale Netto. | 1° fine » Deve poter misurare, ovvero quantificare (conoscere costo di un prodotto). 2° fine » Controllare e confrontare se l'attività svolta sia in linea con quella prevista all’interno del budget. 3° fine » Fornire la possibilità di compiere delle decisioni tra diverse possibili alternative. |
| Il bilancio deve essere redatto in conformità al Codice Civile, alla prassi contabile e, per le società quotate, ai principi contabili internazionali. | Non esiste nessun principio e fonte di principio, perché non esiste alcuna attività esterna che impone regole a riguardo, visto che in primis ogni impresa dipende dalla propria impostazione (ex. banca e ceramica). |
| Si riferisce sempre a qualcosa che è già accaduto, nei confronti di aspetti già compiuti → prospettiva storica. | Il budget è una programmazione di un’attività futura, che prende in considerazione ciò che potrà accadere in relazione a riferimenti futuri (obiettivi che l’impresa vuole mettere in atto nell’anno successivo) → prospettiva futura. |
| Il Bilancio espone il risultato di fenomeni che hanno un effetto monetario e raccoglie: data, importo e conto. | Il contenuto di info non è strettamente di carattere monetario, perché ci possono essere informazioni per il management di carattere non monetario (ex. fidelizzazione del cliente). |
| I valori che entrano all’interno del bilancio devono essere tipicamente oggettivi, ma potrebbero essere anche congetturati (ex. ammortamenti), rivolta verso terzi. | Le approssimazioni della CpiM sono peggiori di quelle tipiche del Bilancio e della CO.GE. |
| Per il bilancio, la frequenza del reporting di queste informazioni è obbligatoria ogni anno (31/12). | L’informativa viene redatta in base alle esigenze della direzione stessa, in momenti diversi e per fini differenti. |
| Il Bilancio è pubblicato e distribuito agli azionisti dopo alcuni mesi dalla chiusura del periodo amministrativo (circa cinque mesi dopo). | Le informazioni vengono distribuite in modo molto tempestivo, di norma il decimo giorno del mese vengono fornite le informazioni del mese precedente. |
| L’oggetto dell'informativa/del reporting è l’impresa nella sua interezza. | Riguarda parte dell’impresa, porzioni delimitate, ovvero centri di responsabilità. |
| La responsabilità del bilancio è in capo a chi ha firmato il bilancio, ovvero agli amministratori, per garantire i terzi. | Per la CpiM virtualmente nessuna responsabilità. |
Diversità di fabbisogni informativi all’interno di uno stesso evento
In certi casi, uno stesso evento genera fabbisogni informativi diversi →
Esempio: in dicembre un’impresa consegna un macchinario a un cliente del valore di € 100.000 e nel mese di gennaio fattura al cliente € 120.000 per alcune modifiche richieste.
- Amministrazione: L’amministrazione ha bisogno di sapere qual’è il periodo di competenza dei costi e ricavi, per poter essere poi contabilizzati.
- CpiM: Chi si occupa della contabilità direzionale, deve sapere quali sono gli effetti sulla profittabilità dell’azienda; l’entità del ricavo non è ignota, ma non è esaustiva in termini informativi (ex. se si tratta di un’operazione che costituisce qualcosa di vantaggioso dal punto di vista ecologico). Serve, dunque, esplicare il costo della costruzione di quel determinato bene che è stato venduto, la sua marginalità rispetto ad altri prodotti. Il conto economico non mi dice dove ed in che modo è avvenuto un ricavo o una perdita. Oltre al ricavo, è importante conoscere i costi.
- Produzione: La produzione si preoccupa se il prodotto è conforme alle esigenze del cliente, e se quest’ultimo è soddisfatto, e la consegna è avvenuta nei termini previsti. La produzione cerca di evitare di incorrere a problematiche di questo tipo.
- Commerciale: Capire il motivo dell’acquisto di tale prodotto da parte di un determinato cliente, con l’aggiunta di determinate funzionalità. L’info serve per verificare se le scelte prese siano state corrette, col fine anche di prendere decisioni future.
- Tesoreria: La tesoreria si occupa di controllare i flussi di denaro in entrata e uscita dal pagamento dei crediti e debiti, verificando che l’impresa sia capace di far fronte a queste variazioni finanziarie.
Scopi e utilizzo delle informazioni della CpiM
La direzione aziendale (=serie di persone) rappresenta l'insieme di tutti quei soggetti che dirigono un’azienda, secondo una scala gerarchica piramidale. Le informazioni che hanno come punto di riferimento la direzione possono riguardare diversi scopi:
- Misurazione/configurazione del costo di qualcosa (ex. costo di produzione), processo chiamato Costo pieno, che comprende un insieme di costi diretti sommato ad una quota equa dei costi indiretti (ex. utilizzo di macchinari), perché ripartito su più oggetti, e, dunque, bisogna far ricadere solamente una quota minima di questo costo.
- Stabilire il valore delle rimanenze alla fine di un periodo.
- Determinazione dei prezzi regolamentati da contratti.
- Essere di riferimento per la determinazione dei prezzi normali, capendo il proprio costo, per fissare un margine del prezzo normale di vendita.
- Misurare il costo per determinare informazioni sulla profittabilità dei certi prodotti, mercati e clienti.
- Il controllo deve essere percepito non secondo un'ottica negativa nei confronti di un processo, ma come un’attività di verifica dei processi interni all’impresa, sulla base delle indicazioni e scopi stabiliti dalla governance.
L’impresa viene suddivisa in centri di responsabilità, unità organizzative dove un soggetto è responsabile di quello che accade all’interno della sua unità; ad ognuna è assegnato un obiettivo, e le sue attività devono corrispondere al budget predisposto.
- Capire quello che accade all’interno dei centri di responsabilità, che comportano un costo per valutare l’attività da loro svolta (performance dei responsabili).
- Calcolare eventuali bonus legati alla performance, perché una parte di retribuzione varia al raggiungimento di determinati obiettivi.
- La performance si confronta con gli obiettivi predisposti dal budget.
Sulla base della configurazione di costo differenziale, le informazioni (anche incomplete) raccolte dalla contabilità servono a prendere decisioni tra varie alternative (scelte di make or buy) di internalizzazione o esternalizzazione. I costi si possono differenziare tra un’alternativa e l’altra; è dunque importante riconoscere quale comporti costi minori e ricavi proficui.
- Informazioni sui costi differenziali o rilevanti servono per attuare decisioni tra un’alternativa e l’altra.
- Non si tratta di informazioni già presenti all’interno del sistema aziendale.
Parte dell’insieme di tutte queste informazioni si possono basare su valori consuntivi o futuri.
La classificazione dei costi per prevederne il comportamento
A prima vista, un costo potrebbe esprimere un’accezione negativa, uno sforzo che bisogna compiere affinché si ottenga qualcosa. Tale qualcosa è quantificabile, qualcosa che noi siamo disposti a cedere per ottenere un determinato oggetto (come una risorsa o un prodotto). All’interno di un’impresa, il costo è una risorsa in termini monetari che occorre per svolgere una determinata attività. Nella vita privata, certi costi rimangono invariati e altri variano:
- Il costo del carburante è un costo che varia secondo il numero di km che si percorrono con la macchina; invece, il costo dell’assicurazione è un costo fisso, che non muta.
- Un fattore può dipendere però anche da cosa ci si sta riferendo; ad esempio, il bollo varia da auto a auto sulla base della potenza del motore.
Costo variabile
I costi variabili sono costi il cui valore complessivo varia in maniera direttamente proporzionale ad un determinato livello di output o di attività (parametro) → ex. costo materie prime.
- Il fattore che agisce da variazione del costo variabile è chiamato determinante di costo (cost driver) → livello di attività o di volume che determina cambiamenti proporzionali del costo variabile complessivo.
Relazione costi unitari e volume → Il costo variabile unitario quasi sempre rimane costante in rapporto a certi livelli, anche perché se aumentassi la dimensione aumenterebbe anche il costo unitario variabile. Da un punto di vista totale, varia al variare del determinante di costo.
- Costo del venduto → Unità vendute
- Costi di spedizione → Unità spedite
- Provvigioni → Ricavi
- Materiali diretti → Unità prodotte
- Manodopera → Ore lavorate
Costo fisso
I costi fissi sono costi il cui ammontare complessivo non varia nonostante significativi cambiamenti dei livelli di output o di attività. Un esempio concreto è quello delle bollette → anche nel caso in cui non si consumi alcuna energia, esiste comunque un costo fisso minimo da pagare che serve per garantire la disponibilità, da parte del gestore, di energia. I costi fissi possono essere di due tipi:
- Costi impegnati
- Costi discrezionali
I costi impegnati rendono disponibile una certa quantità di servizio. L’intervallo di rilevanza ha da una parte un minimo e dall’altra un massimo → si riferiscono a risorse adeguate al fabbisogno con frequenza bassa nel medio-lungo periodo.
I costi discrezionali possono essere modificati nel breve periodo, derivanti da decisioni che il management rinnova periodicamente. Sono relativi a risorse che possono essere adeguate al fabbisogno dentro orizzonti temporali brevi e possono essere significativamente ridimensionati senza danneggiare nel breve periodo la sopravvivenza dell’impresa.
Relazione costi unitari e volume → Il costo fisso unitario varia al variare dell’attività; all’aumentare dell’attività, tale costo diminuisce, poiché si ripartisce su un livello maggiore di attività, diventando un asintoto. In relazione all’ammontare totale, nell’intervallo di rilevanza i costi fissi non cambiano con il livello di attività.
Costo semivariabile
I costi semivariabili sono costi che possiedono una componente fissa e una variabile. L’ammontare totale varia nella stessa direzione delle variazioni del volume o del livello di attività, crescendo però meno rapidamente, cioè meno che proporzionalmente.
Esempio: costi relativi al consumo di energia → variabile con le ore di utilizzo degli impianti, mentre fisso per l’illuminazione e la climatizzazione.
Linea retta dei costi variabili → = € 4 · Linea retta dei costi fissi → = € 300
Linea retta dei costi semivariabili → = € 100 + (€ 2 · )
Classificazione del costo di manodopera
La classificazione dipende dal diritto del lavoro del Paese; in Italia le forme di flessibilità del costo del lavoro sono le assunzioni part-time, lavoro straordinario, agenzie interinali, collaborazioni coordinate e continuative, cassa integrazione, partita IVA. Tutto sommato, il costo del lavoro è un «costo impegnato», spesso con un alto impegno di addestramento, formazione, motivazione → Le imprese tendono a non ridimensionare l’organico come potrebbero appena se ne avvertisse il motivo.
Intervallo di rilevanza
L’intervallo di rilevanza è l’intervallo di attività o di volume all’interno del quale si suppone valida una specifica relazione fra il livello di attività/volume e il costo in questione: tutte le volte che si parla di costi lo si fa all’interno di tale contesto. L’informazione raccolta avviene in quello che accade all’interno di tale intervallo, mentre al di fuori, dovremmo acquisire altre informazioni.
Si tratta di un fattore variabile → nel caso di costi fissi e variabili, si deve tener conto di un orizzonte temporale, perché se cambia, l’ammontare totale dei costi dipende sia dall’intervallo di rilevanza ma anche da quello temporale. Nel breve periodo, i costi sono immodificabili e fissi (impegnati), mentre nel lungo periodo, la tendenza di tutti costi è più flessibile e soggetta a modifiche.
Costi viscosi e a gradino
Costi viscosi: Il costo non è una funzione lineare, perché la direzione ha la tendenza di aggiornare più tempestivamente le risorse quando le attività aumentano di quanto le riduca quando queste diminuiscono.
Costi a gradino: Costi che rimangono (la pedata → su cui si appoggiano i piedi) fissi per un certo intervallo e poi improvvisamente aumentano (alzata → verso l’alto). I costi a gradino si hanno quando siamo in presenza di...
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