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Lezione 15.10.2020 Francesco Petrarca

Passa circa mezzo secolo tra Dante e Petrarca. Due figure molto diverse fra loro, abbiamo visto come nella Divina Commedia è capace di sussumere l'intero Universo, di sottoporre gli esseri umani a un giudizio etico e attraverso questo viaggio nell'oltretomba giunge a questo viaggio conclusivo. Nell'ultimo canto del Paradiso, Dante riesce a vedere in Dio, il mistero della creazione della Trinità, è descritto in maniera complessa ma appagante.

Petrarca è molto più vicino a noi (elementi che lo rendono vicino a noi: angoscia, pigrizia, il suo dissidio interiore etc.). Petrarca utilizza la letteratura come un'espressione di se stesso, mai prima d'ora qualcuno aveva raccontato di sé, la propria imperfezione in maniera così esplicita. Dante parla di sé come personaggio, non di sé in prima persona. Dante parla di sé un po' nella "Vita Nuova" che è un'opera giovanile mentre nella Divina Commedia parla da personaggio. Petrarca si pone al centro del suo mondo letterario ed usa la letteratura per scandagliare se stesso, per rappresentare la propria incompiutezza. L'amore per Laura diventa l'emblema della sua letteratura che Laura sia realmente esistita forse è del tutto irrilevante. Laura diventa questa ricerca ossessiva della forma, della poesia espressa attraverso la letteratura.

Francesco Petrarca: il viaggiatore

Nella cartina attraverso una serie di colori sono rappresentate le tappe dei viaggi di: Dante, Petrarca e Boccaccio.

  • Quella Dantesca: viaggio limitato fortemente all'Italia centro-settentrionale, da Firenze in su.
  • Quella di Boccaccio: abbiamo già una geografia più ampia che recupera Napoli.
  • Quella di Petrarca: è una geografia davvero europea. Viaggia molto.

(es: saggio Alfonso Paolella dal titolo "Petrarca pelegrinus an viator". Petrarca è un pellegrino o un viaggiatore? Paolella ricostruisce la geografia di Petrarca da Arezzo dove nasce, alla corte papale che si era trasferita ad Avignone agli anni trascorsi in Provenza. Poi i suoi grandi viaggi europei: nel 1333 attraversa la Francia e giunge a Parigi poi la Germania, nel 1336 si spinge fino a Praga. Attraversa tutta l'Italia settentrionale (Parma, Venezia, Milano e Genova) poi scende Firenze, Roma, Napoli.. Ci troviamo di fronte ad un grande viaggiatore. Il pellegrino è colui che viaggia quasi costretto dalla sua coscienza morale, cioè non viaggia liberamente, percorre un cammino di purificazione, di penitenza. Il viaggiatore è colui che viaggia perché sceglie di viaggiare, perché spinto da una curiosità/interesse. Il viator è molto più simile ad Ulisse rispetto al Dante pellegrino della Divina Commedia. A questa domanda Paolella, si dà una risposta che Petrarca è un viaggiatore non un pellegrino. Il viaggio per Petrarca è lo strumento di conoscenza del mondo, lo guida una curiosità insaziabile verso gli uomini, le città.

Petrarca trascorre la sua giovinezza in Francia (Provenza). Nel 1322 si sposta a Bologna dove studia legge, alla morte del padre torna in Francia, si stabilisce in un primo momento a Montpellier e dopo a Fontaine de Vaucluse (una piccola cittadina, dove esiste ancora oggi la casa di Petrarca in prossimità della fonte Sorga. La Sorga è un fiume che ha un regime quasi torrentizio). Quelle acque sono di una trasparenza incredibile e sono gelide. Negli anni bolognesi ha conosciuto Gherardo Colonna. I Colonna sono una famiglia romana di grande prestigio, il fratello di Gherardo, Giovanni è un cardinale. Nel 1330 Petrarca entra a servizio di questo cardinale, per lui compie una serie di viaggi, di missioni diplomatiche durante questi viaggi attraversa buona parte dell'Europa. Gherardo e Petrarca probabilmente erano compagni di corso negli anni bolognesi.

Petrarca svolge una continua riflessione sulla sua esistenza svolta all'insegna del nomadismo, della erranza e lo fa in particolare nelle "Familiares". Nella XV lettera indirizzata al doge di Venezia Andrea Dandolo, che aveva dato a Petrarca un podere nei pressi di Padova dove si trasferirà, per questo dono ringrazia il doge in una lunga lettera. Petrarca nel ringraziare, si interroga sui due stili di vita: ad esempio se è stato saggio trascorrere la sua esistenza senza una patria, bisogna ricordare che Petrarca è figlio di un esule fiorentino. Il padre Petracco era un notaio fiorentino, guelfo bianco come Dante. In quanto notaio suo padre si trasferisce ad Avignone in quanto c'era la corte papale. Petrarca si interroga, se l'uomo saggio è colui che vive fermo in un unico posto e si concentra su se stesso o se non è colui che come Ulisse curioso di conoscere le città e le gente ha attraversato tutto il mondo. È presente anche una riflessione teorica: è lecito viaggiare?

Petrarca, Fam. XV, 4: «Il grande poeta di Grecia, e sulle sue orme, quello di Roma – poeti che seppero preservare l'animo umano meglio e più profondamente d'ogni filosofo – dovendo raffigurare indole e costumi del perfetto eroe, lo rappresentarono come colui che andò errando per ogni dove onde apprendere sempre qualcosa di nuovo»

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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