Estratto del documento

Petrarca

Dante ha il ruolo di padre della letteratura italiana in quanto fonda la civiltà

letteraria in volgare, legata inizialmente al ceto mercantile comunale, in

particolare fino alla fine della composizione dell’Inferno, quindi prima e durante

la fase iniziale dell’esilio. Il volgare si appropria inizialmente della lirica e dei

relativi commenti, poi della filosofia dottrinale.

Il ruolo preminente di Dante è dato anche dal ruolo che si attribuisce come

guida della società, già anticipato da Guittone e dal genere che inaugura che è

il romanzo. Per certi versi dunque è un pioniere, per altri invece non è altro che

la figura in cui culmina la civiltà medioevale. Petrarca invece inaugura una

nuova stagione, quella dell’umanesimo.

Petrarca è figlio di ser Petracco, avvocato legato al ceto mercatile di Arezzo,

che va in esilio insieme a Dante. Ne è quindi quasi un contemporaneo in

quanto alla morte di Dante, Petrarca ha diciassette anni.

Se Dante è il culmine della civiltà medioevale ed è di conseguenza

caratterizzato anche psicologicamente dalla stabilità e dalla fermezza,

simboleggiata dalla figura del tetragono, Petrarca fonda e anticipa l’umanesimo

e vive dunque un periodo di passaggio, l’autunno del Medioevo che si riflette in

una psicologia problematica e lacerata dalle preoccupazioni.

Contrariamente a Boccaccio, che egli incontra e con cui instaura una relazione

di profondo disprezzo, Petrarca si vuole distaccare da Dante, arrivando a

rifiutarsi di leggerlo, giustificandosi che rischierebbe esserne influenzato. È

un’antipatia che segna una cesura, uno snodo, sebbene Marco Santagata veda

in lui delle reminiscenze dantesche, prima fra tutti l’opera “I trionfi”, che

sembra volersi rifare alla Commedia.

Il ruolo dell’intellettuale è cambiato: Dante è un politico, diventa priore nel 300

e in quanto tale appartiene organicamente alla società civile, mentre Petrarca

vive un periodo in cui il Comune è in forte crisi e cede, nonostante la resistenza

di Firenze di fronte alla signoria e al principato. Mentre Dante inizialmente è

legato addirittura a un partito, quello dei guelfi bianchi, sebbene poi decida di

fare parte per sé stesso, Petrarca addirittura non è legato né a una città né ad

alcuna istituzione, costituendo una figura peculiare di intellettuale cosmopolita.

La sua prospettiva europea è data anche dalla prima fase della sua vita

trascorsa ad Avignone, una città dove si formò la sua profonda attenzione per

la cultura classica e dalla quale aveva bisogno talvolta di prendersi una pausa,

ritirandosi a Val Chiusa, luogo simile alla villa in campagna ad Arquà, dove

muore nel 74. Mentre Avignone è identificata come la città cosmopolita, Val

Chiusa è il luogo dello studio. Nel 1353 lascia la Provenza. Studiò con il fratello

giurisprudenza a Bologna, lasciandola in seguito per l’attività intellettuale.

Mentre Boccaccio e altri amici lo volevano a Firenze, lui si reca a Milano presso i

Visconti, idealmente visti come la violenta tirannide in opposizione al comune

democratico. Egli però crede fermamente che il corpo sia sempre schiavo, o di

una moltitudine come nel caso della democrazia o di un singolo, perciò è

importante mantenere la libertà interiore. Milano è meno caotica per uno

studioso. Petrarca dunque rifiuta la città simbolo degli intellettuali, Firenze per

essere un intellettuale settentrionale che si reca a Parma, a Venezia, a Padova.

La sua città di riferimento è però Roma in relazione al suo recupero del valore

morale e civile dei classici e del suo approccio filosofico scientifico ad essi.

Definendosi peregrinus ubique, in quanto apolide e cosmopolita, è dunque

anche superpartes riguardo alle questioni politiche, esortando alla concordia in

nome della cultura.

La cultura con Petrarca acquista un valore autonomo, non più finalizzato ad

maiorem gloriam Dei, come nel Medioevo. Assume una centralità l’umano con

annesse virtù e vizi, come l’amore e la gloria, dei quali lui stesso si accusa nel

Secretum. Rifiutando l’allegorismo e il pedagogismo, tra mille dubbi, che lui

chiama “fluctuationes”, oscillazioni, fa emergere nella sua opera i valori umani.

I classici di conseguenza, che prima erano visti come approssimazioni delle

verità del cristianesimo, ora sono recuperati nella lezione, sia in senso

filologico, sia in senso generale come messaggio e visione del mondo che

trasmettono. In questo è un anticipatore dei tempi e dunque come afferma in

una epistola gli dispiace la sua età contemporanea. Rifiuta la visione

trascendente in favore di una immanente che esalta l’hic et nunc.

In quanto inaugura la filologia, si fa anche scopritore di testi antichi. In Belgio

recupera la Pro Archia di Cicerone, che lo influenza fortemente in quanto esalta

la poesia e lo porta a recuperarne i valori intrinseci che educano l’uomo a

prescindere da un eventuale finalità didattica. Nel 1345 nella Biblioteca

Capitolare di Verone si dedica al recupero e allo studio delle opere ciceroniane,

mentre raccoglie anche le Deche di Tito Livio, prima parziali e disperse.

Riscoprirà anche il “De rerum natura” che era stato dimenticato nel Medioevo a

causa del contenuto materialista, epicureo che si scontrava con il

trascendentismo dell’epoca.

Il suo metodo sarà ripreso dall’umanesimo. Nella sua riscoperta delle cose

terrene, in una visione in cui la Terra non è più un luogo di passaggio,

oltrepassa anche la filosofia scolastica che si concentra sulla metafisica e sulla

fisica aristotelica, seppur conosciuta indirettamente, e che dunque mette al

centro Dio e la natura, lasciando l’uomo in secondo piano, analizzato solo di

riflesso attraverso il rapporto con Dio. Ad Aristotele preferirà Platone pur non

studiandolo in lingua originale, in quanto solo Boccaccio studierà un po’ il

greco.

Nel libro 17 delle Senili in una epistola indirizzata a Boccaccio che gli consiglia

di riposarsi egli afferma il piacere della letteratura e il suo valore intrinseco:

essa è utile per l’educazione morale alla razionalità, un’educazione non

religiosa ottenuta attraverso l’equilibrio della scrittura che porta all’armonia

interiore.

Un autore da cui è fortemente dipendente è sant’Agostino, che fonda il genere

dell’autobiografia, andando ad analizzare in interiore homine, in un’indagine

approfondita dell’animo umano. Un genere che si basa sulla conoscenza di sé

sullo sfondo della filosofia morale che non fa un discorso sulla totalità

dell’universo come Dante ma sull’uomo e che è dunque la filosofia della

soggettività, dell’io, non del cosmo. L’oggetto del sapere non è la totalità, ma la

coscienza, l’anima intesa come morale in una rivendicazione della dignità

autonoma dei valori terreni.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 8
Petrarca: opere minori, epistole, Secreto e Canzoniere Pag. 1 Petrarca: opere minori, epistole, Secreto e Canzoniere Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 8.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Petrarca: opere minori, epistole, Secreto e Canzoniere Pag. 6
1 su 8
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LudoGal di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Botti Francesco Paolo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community