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Il neoclassicismo: è caratterizzato da un antinaturalismo e dalla volontà di astrazione. Ci si ispira al
mondo greco-romano e alla sua reinterpretazione cinquecentesca. Nel settecento ci sarà una
ripresa del classico che determina una nuova estetica antinaturalistica, poiché si ispira ad un
canone dai criteri prestabiliti. Tra i maggiori artisti si pensi ad Ingres, per l’antinaturalismo e la
geometria dei suoi corpi.
Il romanticismo: esaltazione della spontaneità, dell’afflato lirico. Il romanticismo propone una
visione più libera delle pennellate e del fare pittorico.
Nonostante i due movimenti vengano spesso presentati in modo antitetico, essi confluiscono a
vicenda l’uno nell’altro.
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Si comincia a parlare di Grand Tour a partire dal ‘700: il termine sembra essere nato verso la fine
del ‘600. Si tratta della moda, tra gli aristocratici, di viaggiare verso centri di cultura: con Goethe,
l’Italia diventa punto di arrivo fondamentale, soprattutto grazie ai reperti archeologici.
Particolarmente importanti furono i ritrovamenti durante gli scavi di Ercolano e Pompei, che
influenzarono persino il gusto negli arredamenti.
Tra i personaggi più influenti in questo clima di riscoperta del mondo classico c’è il teologo
Winckelmann. Egli, nella sua teoria del bello ideale, crea un ponte con la natura attraverso
l’interpretazione che di essa avevano fatto Raffaello e gli antichi. È già stata data un
interpretazione della natura, dunque occorre imitare l’antico.
Per artisti come David, l’antico è un qualcosa di ideale a cui tendere: nobilita l’uomo, pertanto ha
un valore quasi civile, politico.
I nazareni: i nazareni, gruppo di pittori inglesi ma soprattutto tedeschi, erano quasi dei sacerdoti
dell’arte. Davano all’arte un’interpretazione religiosa e sociale. Rappresentano un’importante
stagione della pittura religiosa dell’800, che verrà man mano abbandonata. Questi pittori sono
legati all’arte fiamminga e tedesca.
Il purismo italiano: è un movimento artistico italiano nato sulla scia dei nazareni. Questi artisti
riconoscono come modelli i cosiddetti “primitivi”, ovvero gli artisti da Cimabue al primo Raffaello.
Tra gli artisti più importanti abbiamo Minardi, Tenerani e Overbeck. Questi artisti scrissero, nel
1842, il documento “Del purismo e delle arti”. Il termine “purismo” fu adottato in analogia con le
scelte letterarie dell’epoca, secondo cui bisognava ispirarsi agli autori toscani del ‘300.
Scuola di Posillipo: l’espressione “scuola di Posillipo” fu coniata in segno di scherno dai pittori
dell’Accademia per definire quel gruppo di artisti che, negli anni ’30 dell’800, si riunivano intorno
alle figure di Pitloo e di Giacinto Gigante. Napoli fu meta di diversi paesaggisti, tra cu Tischbein,
Corot e Turner. Nella sua prima produzione, la scuola di Posillipo si rifece al paesaggio di tradizione
classica, ma puntando soprattutto sui valori lirici e romantici assunse ben presto una posizione
antiaccademica. Dal vedutismo settecentesco, gli artisti della scuola derivarono la caratteristica
abitudine di trarre dal vero almeno gli abbozzi disegnativi. Tuttavia questa ricerca del vero si
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associò sempre al gusto del pittoresco e a un senso della forma che, anche quando inclinava alla
macchia, non perdeva mai la sua completezza disegnativa.
Il periodo tra la fine del settecento e l’inizio dell’ottocento è quello della Restaurazione ( La
Restaurazione, sul piano strettamente storico-politico, è il processo di ristabilimento del potere dei sovrani
assoluti in Europa, ossia dell'Ancien régime, in seguito alla sconfitta di Napoleone. Essa ha inizio nel 1814
: in Toscana,
con il Congresso di Vienna, convocato dalle grandi potenze per ridisegnare i confini europei)
nel Granducato di Lorena, è un momento di grande serenità.
La storia del mobile può dare un’idea dell’epoca in questione. Alla fine dell’impero napoleonico,
verso il 1815, si afferma un nuovo tipo ti stile decorativo chiamato “Biedermeier”, basato su
un’estrema semplicità, geometrico, pratico, comodo. In qualche modo reagisce al forte
decorativismo dello stile Impero.
La tranquillità del periodo storico sembra riflettersi nella pacatezza dei ritratti di famiglia eseguiti
da Giuseppe Tominz e Michelangelo Grigoletti: sono scene domestiche rassicuranti, in cui alcune
figure mostrano una grazia simile a quella ideata da Canova.
Rassicuranti e pacate sono anche le raffigurazioni a tema sepolcrale, in cui il tema della morte
acquista una collocazione domestica ed accettabile. Si noti la presenza dei fiori, ordinati e vivaci,
nella tela “il giorno dei morti” di Waldmüller. La tematica, tuttavia, sarà sempre presente nel
secolo e si evolverà, com’è possibile notare ne “La disperazione per la perdita dell’amante” di
Giuseppe Molteni: qui, infatti, la morte è meno rassicurante, e a sottolinearlo è la stessa
ambientazione. Non meno lugubre è l’atmosfera che gli abiti neri conferiscono alle protagoniste di
“Il giorno dei morti” dell’accademico Bouguereau.
In questo periodo storico, soprattutto a livello artigianale, gli stili si sovrappongono. Uno degli stili
che persisteva di più era quello barocco – rococò, lo stile decorativo per eccellenza. Lo storicismo,
soprattutto in Italia, è particolarmente importante in questo secolo: si guarda molto al medioevo,
in particolare al gotico. L’eclettismo stilistico (che si svilupperà soprattutto a fine secolo)
corrisponde all’eclettismo della committenza: in molte case si usava optare per una commistura di
stili diversi. In particolare l’Inghilterra guarderà al gotico (si vedano i Preraffaelliti). I temi di Dante
hanno grande preponderanza.
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L’accademia è il luogo in cui tutti gli artisti si formano, anche quando essa diventerà il bersaglio
della loro ribellione: è una condizione necessaria. Nel 1848, nell’Accademia di Firenze, gli artisti di
Firenze si ribellano e chiedono che vengano cambiate alcune regole. Questa riforma prevedeva in
particolare la possibilità di studiare il nudo in posizioni non codificate; esso, infatti, si studiava
secondo un’impostazione pregressa, con posizioni prestabilite che trasmettevano un’idea di
tensione epica, eroica. Si desiderava, inoltre, introdurre il nudo femminile (fino ad allora era stato
solo maschile): nel 1847, Puccinelli introdusse nel suo studio una donna come modello per un
nudo e creò scandalo, ma fu appoggiato dagli studenti dell’accademia. È in questa fase che si
crearono le prime opposizioni tra i cosiddetti accademici (d’altra parte erano tutti studenti
d’accademia) ed i veristi, ovvero coloro i quali si ispiravano al vero in maniera diretta.
Un esempio è costituito dalla celebre “Fiducia in Dio” di Lorenzo Bartolini: la modella è nuda, e i
suoi particolari fisici sono chiaramente studiati dal vero, nonostante non ci sia una totale rinuncia
ad un controllo che assicura grazia ed armonia.
Lo stesso approccio più naturalistico lo ritroviamo in Giovanni Dupré, amico di Bartolini. 2
Antonio Puccinelli precorre quello che sarà il movimento macchiaiolo, come si può notare nel
celebre dipinto “La passeggiata al muro torto”: nonostante non ci sia una totale rinuncia all’ordine
convenzionale, si nota una grande sensualità nell’utilizzo dei colori, un senso dell’emozione, del
sentimento. Lo stesso discorso si può fare con l’arte di Luigi Mussini, il quale non rinuncia al
disegno purista di Ingres, ma al contempo dedica spazio ad una certa vaghezza sentimentale. Si
introduce il concetto de l’art pour l’art, dell’arte svincolata dal soggetto; considerare il soggetto
come un pretesto per fare arte. E’ una teoria che si sviluppa intorno agli anni ’50 dell’ottocento.
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Diego Martelli è una figura che è stata riscoperta solo negli anni ’90. Era un personaggio molto
noto, vissuto a stretto contatto con gli impressionisti. Soggiorna a lungo a Parigi; riscontra
caratteristiche comuni tra macchiaioli ed impressionisti, e da questo elaborerà una sua visione in
rapporto tra queste due scuole, riflettendo sulla creazione di una scuola internazionale (che però
non verrà mai realizzata).
Il punto di incontro tra i Macchiaioli (così sono stati definiti, non si sono dati questo nome)
avveniva nel Caffè Michelangiolo di Firenze, situato in via Larga: già dagli anni ’40, gli artisti vi si
ritrovavano per discutere dei p
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