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Percorsi dell'Ottocento Italiano - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti su i Percorsi dell'Ottocento italiano di Covre Iolanda, dove è possibile prendere visione dei due principali movimenti artistici e culturali dell'epoca: Neoclassicismo e Romanticismo.
Negli appunti sui percorsi dell'ottocento della prof.ssa Covre si approfondisce anche il periodo impressionista.

Esame di Storia dell'arte contemporanea, l'Ottocento docente Prof. I. Covre

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Una delle tematiche principali in questi anni era quella della figura in un interno. Sono immagini,

come quelle di Lega, in cui il tempo sembra sospeso. C’è il ritorno ad una visione elementare, che

però è un ringiovanimento dell’ispirazione e del modo di vedere (si guardi l’impostazione e il

disegno de “La visita”). Negli interni di Borrani si nota una luce che ricorda i luminismi dei

fiamminghi del ‘600: è una luce filtrata dal vero. Ne “Le camicie rosse” quello che prevale non

tanto il contenuto quanto lo studio dei colori, c’è quindi una riscoperta del colore.

Nel 1863 Signorini subentra a De Tivoli nella guida del gruppo dei Macchiaioli. Fonda la rivista

ufficiale dei Macchiaioli, il Gazzettino delle arti e del disegno, ma durerà poco. Quando arriva

Signorini, i temi di Courbet subentrano a quelli dei Barbizon: alla questione formale si aggiunge

quella ideologica. Signorini arriva a conoscere l’arte di Courbet tramite Joseph Proudhon, il quale

pone, nel “Del principio dell’arte e della sua destinazione sociale”, una connessione tra l’arte e la

sua funzionalità nel sociale. De Tivoli non accetta quest’ideologia, tanto che avrà uno scontro fisico

con Signorini nel Caffè Michelangelo. L’input del realismo sociale è dato da Courbet.

Ne “L’alzaia” (1863) di Signorini si nota un originale taglio: è importante l’utilizzo della fotografia

per fissare il motivo, anche se si dipingeva all’aria aperta. La vena polemica si nota anche nella resa

realistica degli operai che trascinano un battello e nell’idealizzazione carica turistica dei borghesi. I

personaggi sembrano quelle figure-manichini che torneranno nella Grande Jatte di Seurat.

L’attenzione per il sociale è testimoniata anche da “La sala delle agitate”. Anche Zandomeneghi, in

questi anni, si avvicina agli ideali di Signorini, come si può notare nel dipinto “I poveri sui gradini

dell’Aracoeli in Roma”.

Diego Martelli, nel secondo viaggio a Parigi, partecipa al Salon del 1869, vede Manet, apprezza

Courbet, Millet, Corot. Nel secondo viaggio è in contatto con Goupil: qui, nel 1870, critica l’opera

del catalano Mariano Fortuny. Questo artista verrà in Italia, vicino Napoli, e la sua opera sarà

importantissima per molti artisti, tra cui Mancini. La sua parabola verrà continuata da artisti che la

sapranno valorizzare attraverso continui rinnovamenti, e altri che non faranno altro che scadere

nella scena di genere trita e ritrita.

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Importante nel periodo della prima esposizione degli impressionisti (1874 presso lo studio del

fotografo Nadar) è la figura del critico Duranty. Parla di principi già espressi dai Macchiaioli, anche

tramite gli stessi mezzi (ovvero col periodico “Gazette de Beaux-Arts”). Pubblica il volume “La

Nuova Pittura” nel 1876, in cui si fa appassionato difensore degli impressionisti. Si evince un nuovo

interesse verso la pittura di storia, che è contemporanea, ma anche un mutato approccio verso il

colore, la luce e in generale la natura.

Cambia anche l’idea di ritratto: il personaggio e lo sfondo non devono essere separati, ma si

devono fondere, poiché anche gli oggetti circostanti fanno parte della persona e la descrivono. 5

Anche Boldini è un innovatore del ritratto: di lui parla Signorini nel Gazzettino delle Arti e del

Disegno, dicendo che, nonostante lo sfondo sia sempre fitto di oggetti (quadri attaccati al muro

ecc), la testa raffigurata non perde mai il suo ruolo di protagonista. Spesso lo sfondo del ritratto fa

parte dello studio dello stesso pittore. Lo studio diventa una delle ambientazioni preferite; in esso

il pittore esprime il proprio ego. Duranty parla di “togliere la barriera che separa l’atelier dalla vita

comune e aprirlo sulla strada”.

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Raffaello Sorbi, “Girotondo”, 1878: quest’opera denota un’estrema raffinatezza di fattura.

Raffaello Sorbi è un artista toscano che si specializza in dipinti in costume; ritrae ambienti della

romanità domestica. In questo caso, si ispira al medioevo. Anche i collezionisti americani

prediligono le aste, perché erano dediti agli affari e nel mestiere dell’artista trovano l’equivalenza

economica del suo valore.

Boldini è nei registri di Goupil dal 1872. I temi prediletti da Goupil sono non reali; Mariano Fortuny

sarà il principale riferimento per questi artisti, e creerà una connessione tra la scuola italiana e

quella spagnola. Duranty parlò così di questa pittura quasi rigogliosa: “In Spagna e in Italia arrivò

d’un balzo sulla scena la numerosa compagnia che era guidata da Zamacois e Fortuny, ora diretta

dai Sigg. Boldini e Simonetti, i settari di un’arte spumeggiante, saltellante, tutta un abbaglio di

ricami, passamanerie, rasi, dorature, urletti di colore, trepidante di toni qui placcati, là specchianti,

di contrasti e crudezze sminuzzate e confuse, un misto di abbreviature e abbandoni di macchie e di

minuti modellati, un’arte lesta di gente che sa far la barba alla pittura canticchiando e

piroettando”.

Giuseppe De Nittis: è il primo e unico pittore italiano alla mostra degli impressionisti del 1874.

Contemporaneamente espone al Salon. Nello stesso anno, infatti, espose al Salon la tela intitolata

“che freddo!”, in cui ritrae donne di classe: si evince un’idea di femminilità raffinata. Si può fare un

parallelo tra i soggetti di De Nittis e quelli e l’artista, francese ma residente in Inghilterra, James

Tissot, cantore della modernità vittoriana. In entrambi pittori colpisce la sofisticata bellezza della

donna moderna. De Nittis, morto precocemente, utilizzò molto il pastello: è una tecnica che sarà

molto amata dagli artisti affini agli impressionisti, come Degas.

Federico Zandomeneghi: Nato a Venezia. Formatosi all’accademia di Venezia, fervente patriota, a

Firenze si unì ai Macchiaioli, pur rimanendo abbastanza estraneo alla loro tematica e decandosi,

piuttosto, a soggetti del verismo sociale. Stabilitosi a Parigi nel 1874, nel 1878 entrò in relazione

con gli impressionisti e si accostò gradatamente alla loro pittura, pur rimanendo a lungo legato al

verismo e alla sua particolare concezione cromatica tra il timbrico e il tonale. Alcuni quadri dipinti

dopo 1880 presentano evidenti rapporti con la tecnica divisionista. Dal 1890 Zandomeneghi si

accostò ai modi di Renoir. Dal 1884 trattò anche il pastello, accentuando la stesura a filamenti di

colore. Martelli si fa ritrarre da Zandomeneghi nello stesso anno in cui si fa ritrarre da Degas,

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ovvero nel 1879. La posa è vivace, viene colto il gesto improvviso di Martelli, il quale si gira per

farsi ritrarre quasi fotograficamente. Nel “Le Moulin de la Galette” vediamo uno Zandomeneghi

post-impressionista: la caricature entra nel dipinto, il colore è picchiettato, l’accordo cromatico è

inusuale. La scelta di posizionare il palo della luce in primo piano era allora inconcepibile.

La vicinanza a Degas, con il quale condivideva l’amore per il pastello, per i valori lineare e per il

disegno, si esprime soprattutto nelle scene di nudo, che colgono giovani donne nei gesti quotidiani

del risveglio o della toletta.

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Scuola di Resìna: scuola di movimento pittorico napoletano, con un programma antiaccademico,

orientato verso lo studio dal vero e affine a quello dei macchiaioli. Nacque nel 1863 sotto la diretta

influenza di Cecioni; ne furono protagonisti, oltre allo stesso Cecioni, De Nittis, De Gregorio e F.

Rossano.

Mariano Fortuny: “Arabi che salgono su una collina”. Fortuny viaggia in Marocco: qui inizia la sua

avventura orientale. Si nota una certa disinvoltura nell’uso del pennello, è quasi impressionismo:

c’è un’esuberanza cromatica, una foga pittorica. L’estrema versalità della pittura di Fortuny

impressionerà particolarmente i napoletani: morirà a Roma, dopo aver vissuto per poco tempo a

Napoli. Fortuny si rifà al realismo seicentesco, anche se studiando dal vero: le pennellate sono

sempre pastose. La conquista della luce attraverso il colore picchiettato sarà ripresa dalla scuola di

Resina. Un primo artista che ha un importante rapporto con Fortuny è Edoardo Dalbono. La sua

produzione è caratterizzata dal folclore, dalla vita napoletana e dalle tematiche popolari. L’arte

della scuola di Resina è simile a quella della scuola di Posillipo, ma c’è più estrosità, più fantasia,

fino ad arrivare al simbolismo.

Un altro artista poco conosciuto ma di peso notevole è Marco De Gregorio: aveva rapporti con i

toscani, aveva aderito alla pittura en plen air alla luce del sole. Attorno alle sue figure c’è come

un’aureola. È negli anni ’70 che scoppia a Napoli questa pittura di luce.

Adriano Cecioni, pittore verista, scultore e critico d’arte, si scagliò contro la pittura di Fortuny e dei

suoi seguaci. In parte aveva ragione, se si pensa a quegli artisti che si sarebbero limitati a

cimentarsi nelle scene di genere.

Francesco Paolo Michetti: l’artista lavora a Napoli ma è abruzzese, proprio come i fratelli Palizzi.

Napoli è quindi meta degli abruzzesi. Michetti era solito impiegare espedienti che, per rendere

l’idea del vero, finivano per alterarlo. Importante è il legame che l’artista ebbe con D’annunzio.

Non fu solo un pittore di genere, ma sì impegno in sperimentazioni stilistiche, andando oltre il

dato verista. Nel “corpus domini” siamo nell’ambito popolare: si nota la presenza di elementi

fluttanti, quasi coriandoli, che danno la sensazione di festa. È un movimento che aggiunge

qualcosa in più rispetto al dato reale, che viene dunque trasfigurato. Michetti è stato spesso

considerato “artista delle pastorelle”; in realtà questo è solo uno dei tanti aspetti della sua pittura.

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Della sua “Primavera” Diego Martelli dirà che sembra la riproduzione di un sogno fatto da un

matto. I tocchi di pennello cadono sulla scena come coriandoli: l’artista continua a rimanere legato

al dato reale contaminato dalla fantasia. Nei primi del ‘900 Michetti è legato in modo stretto alle

sue esperienze di fotografo; dipinge inoltre molte tele monocromatiche, in cui il dato oggettivo si

perde quasi completamente.

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Roma Bizantina: verso gli anni ’80 dell’ottocento nasce un nuovo interesse verso il mondo

bizantino. Si ricerca una situazione archeologica e storica ben precisa (gli artisti visitano le chiese di

Roma, disegnano i mosaici e gli affreschi), ma anche l’aspetto del sogno, della visione: c’è una

componente visionaria che sarà sviluppata in direzione simbolista da Sartorio. Nasce la rivista

“Cronaca bizantina”, di cui è direttore D’annunzio: dura però poco a causa di problemi economici.

La presenza, seppure breve, di D’annunzio nella direzione della rivista sarà particolarmente

importante per i rapporti tra arte e letteratura: è qui, infatti, che il poeta pubblicherà la raccolta di

poesie “Isaotta Guttadauro”, che saranno illustrate da Giuseppe Cellini. In queste illustrazioni si

nota un distacco dal verismo ed un forte avvicinamento al mondo onirico. C’è un percorso

parallelo tra le arti pittoriche e quelle grafiche: l’ambito della grafica è più libero, privo del peso

dei dettami accademici, perciò spesso può aprirsi ad orizzonti più ampi. D’annunzio è attento

all’arte figurativa: quando scrive, pensa per immagini. Nei suoi scritti si ritrovano spesso citazioni

di dipinti di vari periodi, persino di opere contemporanee come quelle di Alma Tadema, un artista

olandese sospeso tra l’estetismo simbolista preraffaellita inglese e il dato reale (dal punto di vista

pittorico, non contenutistico). D’annunzio citerà spesso anche Michetti.

Un’altra caratteristica della “Roma bizantina” di fine ‘800 è il rinnovato interesse verso le arti

applicate, come la grafica e l’illustrazione dei libri, soprattutto di gusto rinascimentale.

In Arte Libertas: è una società d’artisti, come tante ne nascevano all’epoca, che si riunivano al

Caffè Greco in via dei Condotti. C’era una grande apertura verso l’arte europea, in particolare

all’Inghilterra e alla Germania. La società ruotava attorno alla figura di Nino Costa: figura d’artista

appartata ma al contempo compromessa negli ambienti artistici dell’epoca. Interpreta il vero in

una dimensione sentimentale, emozionale: è un’interpretazione del reale, ritrovare nella natura

elementi di trasporto emotivo.

D’annunzio conosce Michetti a Francavilla, località abruzzese sul mare in cui Michetti trascorrerà

gran parte della sua vita, prima in una normale dimora, poi in una sorta di fortino in cui vivrà

assieme ad artisti e letterati tra cui, ancora una volta, D’annunzio: si sentivano come “sacerdoti

dell’arte”. Michetti nei suoi molti autoritratti ha sempre un’aria un po’ trasognata e colta

d’improvviso, con la bocca semichiusa: è un’immagine ricorrente negli anni. Anche Michetti è un

artista vicino alla maniera fortuniana. Il “Corpus domini” ispira le prime opere di D’annunzio: il

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ninja13

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia medievale, moderna e contemporanea
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea, l'Ottocento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Covre Iolanda.

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