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Percorsi decisori sulla giurisdizione

Appunti dettagliatissimi di procedura civile, incipit:

Quali sono i percorsi attraverso i quali la decisione sulla giurisdizione può essere assunta? E’ questo il punto da cui dobbiamo partire per spiegare il fenomeno della translatio iudicii.
Questi percorsi possono riguardare sia il giudice di merito sia la Cassazione.
Innanzitutto, sulla propria giurisdizione è... Vedi di più

Esame di Diritto processuale civile docente Prof. F. De Santis

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Importante è avere ben chiaro che la sentenza non vincola nessun altro al di fuori del

giudice che l’ha pronunziata mentre l’ordinanza che regola la giurisdizione vincola tutti

giudici dell’ordinamento.

Che cos’è la translatio iudicii?

E’ quel fenomeno processuale per cui due giudizi tra loro normalmente distinti vengono considerati

dall’ordinamento come continuativi, cioè come se fossero un unico giudizio. Nel caso che ci

riguarda, come pure in materia di competenza, cioè della giurisdizione, la translatio assume una

particolare importanza tutte le volte in cui la causa è stata instaurata davanti ad un giudice che non

aveva la giurisdizione e poi proseguita davanti al giudice che la giurisdizione ce l’ha. Il punto è:

questi due giudizi sono tra loro in continuità (quindi parte di un unico giudizio) oppure c’è una

censura netta tra i due giudizi?

La questione assume importanza per quanto riguarda la conservazione degli effetti della domanda:

la proposizione della domanda produce degli effetti processuali, genera la litispendenza; produce

degli effetti sostanziali (incidono sulla realtà giuridica sostanziale che si chiede al giudice di

dirimere): interrompe la prescrizione, impedisce la decadenza, consente la capitalizzazione degli

interessi sugli interessi già maturati etc.

E’ evidente che se i due giudizi di cui prima sono in continuità tra di loro, intesi dall’ordinamento

come un unico giudizio, gli effetti sostanziali della domanda giudiziale prendono data dalla prima

domanda giudiziale, cioè a partire dal processo iniziato davanti al giudice che non aveva la

giurisdizione. Se invece non sono in continuità tra loro il discorso cambia tutto: gli effetti sostanziali

della prima domanda non vengono conservati allorché il processo viene proseguito davanti al

giudice che abbia la giurisdizione.

La conseguenza è che se nel momento in cui il processo davanti al giudice che ha la giurisdizione

è pendente, il periodo di prescrizione si è già consumato, il diritto che viene azionato non è più

fruibile dal punto di vista sostanziale: l’errore sulla giurisdizione genererebbe un effetto molto più

grave della causa con la perdita di un diritto.

Il fenomeno della translatio iudicii è sempre stato considerato con una luce di particolare

delicatezza dalla giurisprudenza. Quest’ultima fino a qualche anno fa, fino al 2007, aveva adottato

una posizione di chiusura: “poiché non c’è una norma espressa che sancisca il principio di

continuità tra le giurisdizioni, allora se tu hai iniziato il processo davanti a un giudice che non ha la

giurisdizione e poi sei andato dal giudice che ce l’ha, tutto quello fatto davanti al primo fino a quel

momento è perduto”.

L’effetto di questo principio era particolarmente grave, almeno per 3 ragioni:

1. Faceva derivare dall’errore sul rito una conseguenza ben più grave in termini di azionabilità

del diritto;

2. Nel dubbio sulla giurisdizione da adire normalmente l’attore prudente finiva col rivolgersi sia

al giudice ordinario che speciale. Cioè proponeva la causa davanti a tutti e due i giudici per

non sbagliare. Questa prassi moltiplicava i giudizi con un effetto indiretto sulla ragionevole

durata del processo;

3. Vi era una chiara sperequazione tra il sistema della competenza ed il sistema della

giurisdizione perché quando parliamo di competenza, ci muoviamo all’interno di una

giurisdizione. In materia il codice di rito ha sempre garantito la continuità tra il processo

iniziato dinanzi al giudice incompetente ed il processo proseguito davanti al giudice

competente: in materia di competenza un problema di traslatio non si è mai posto poiché vi

è sempre stato con naturale conservazione degli effetti della domanda.

A partire dall’assenza della norma espressa, fino al 2007, la giurisprudenza ha negato la possibilità

di una traslatio tra diverse giurisdizioni. Nel 2007 entrano in scena 2 importanti pronunzie, una

della Cassazione e l’altra della Corte Costituzionale che, da angolature diverse, attaccano

quell’orientamento che in precedente aveva negato la traslatio tra le giurisdizioni fondando le

pronunce sul principio di ragionevole durata del processo. Non ha senso, dicono le corti nel 2007,


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti dettagliatissimi di procedura civile, incipit:

Quali sono i percorsi attraverso i quali la decisione sulla giurisdizione può essere assunta? E’ questo il punto da cui dobbiamo partire per spiegare il fenomeno della translatio iudicii.
Questi percorsi possono riguardare sia il giudice di merito sia la Cassazione.
Innanzitutto, sulla propria giurisdizione è chiamato a decidere il giudice di merito e, come abbiamo detto a proposito dell’articolo 37 cpc, può giudicare sulla giurisdizione in primo grado oppure in grado d’appello.
1. In primo grado perché le parti sollevano l’eccezione di difetto di giurisdizione oppure perché è il giudice stesso a rilevare d’ufficio il difetto di giurisdizione;
2. In grado d’appello perché una delle parti o tutte e due hanno impugnato la decisione esplicita o implicita sulla giurisdizione del giudice di primo grado.

Naturalmente quando il giudice di merito decide sulla giurisdizione, egli decide soltanto sulla propria giurisdizione nel senso che la decisione sulla giurisdizione adottata dal giudice di primo grado o d’appello, vincola soltanto il giudice che l’ha emanata e non può vincolare tutti gli altri giudici dell’ordinamento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucagiordano1989 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof De Santis Francesco.

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