Psicologia dei percorsi migratori
Secondo un’indagine italiana dell’agosto 2015, la maggior parte degli intervistati è d’accordo sul fatto che ci siano troppi stranieri in Italia e che sia più difficile trovare un lavoro. In pochi pensano che la migrazione sia un bene per l’economia.
Dati sui migranti e percezione degli stranieri
I Rom sono gli stranieri meno apprezzati. I filippini, che sono gli stranieri più apprezzati, raggiungono un punteggio di 47 su 100. Gli italiani sono tra i meno favorevoli alla presenza di musulmani nel proprio Paese, sebbene l’Italia sia l’unico Paese europeo a non avere finora subito attentati da parte di musulmani. Gli stranieri registrati in Italia sono l’8%, circa 5 milioni e 100mila. I minori sono il 21% degli stranieri. Gli stranieri residenti in Italia, che fanno lavori dequalificati dagli italiani (come pulizia, ristorazione e cure), sono il 36%, rispetto al 9% degli italiani. Il 41% degli occupati stranieri ha un grado d’istruzione più elevato rispetto alla mansione svolta. Gli irregolari, in termini assoluti, sono stimati essere fra i 400 e i 500 mila. La Germania è il Paese con il maggior numero di stranieri, seguita dalla Spagna. In Lombardia gli stranieri sono il 23%.
In Italia lo Stato dà ogni giorno 35€ (45€ per i minori), di cui 2.50€ vanno direttamente a loro. Gli stereotipi si generano sovrastimando la quantità e quindi la minaccia degli stranieri. Nel 1913 dall’Italia sono emigrate 900mila persone, soprattutto in Argentina. Oggi gli italiani nel mondo sono circa 5 milioni. Dal 2006 al 2016 la percentuale è aumentata del 54%. Nel 2015 gli italiani emigrati sono 107mila, di cui il 37% ha un’età compresa fra i 18 e i 34 anni.
Arrivi e statistiche sui rifugiati
Nel 2014 le persone sbarcate in Italia erano 170mila, di cui i minori non accompagnati sono 13mila. Nel 2015 154mila, di cui 12mila minori non accompagnati. Nel 2016 180mila, di cui 26mila minori non accompagnati. I dati fanno intendere che la cifra aumenterà. Nel 2014 nel Mediterraneo sono morte 3500 persone. Nel 2015 sono morte 3771 persone. Nel 2016 sono morte 5022 persone. Le persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana nel 2014 sono 130mila. Nel 2015 178mila. Lo status di rifugiato è compreso nel più ampio concetto di protezione internazionale.
Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 è rifugiato “chi temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di siffatti avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”.
Lo status di rifugiato viene riconosciuto dalla Commissione territoriale competente in seguito alla presentazione di domanda di protezione internazionale. Al titolare dello “status di rifugiato” la Questura rilascia un permesso con motivo “asilo politico”.
- Il permesso per asilo politico ha una durata di 5 anni;
- È rinnovabile;
- Consente l’accesso allo studio;
- Consente lo svolgimento di un’attività lavorativa (subordinata o autonoma);
- Consente l’accesso al pubblico impiego;
- Consente l’iscrizione al servizio sanitario;
- Dà diritto alle prestazioni pensionistiche dell’INPS;
- Permette di fare richiesta di ricongiungimento familiare.
Nel 2014 i richiedenti asilo erano 65mila. Nel 2015 sono 84mila. Nel 2016 sono 123mila. La maggior parte delle richieste di asilo proviene dal Pakistan. Seconda la Nigeria. La percentuale di diniego nel 2014 era del 39%; nel 2015 del 58% e nel 2016 del 61%.
Protezione sussidiaria e umanitaria
La protezione sussidiaria è uno status, al pari di quello di rifugiato, che viene riconosciuto dalla Commissione territoriale competente in seguito alla presentazione di domanda di protezione internazionale. Qualora il richiedente non possa dimostrare una persecuzione personale ai sensi della Convenzione di Ginevra, che definisce chi è rifugiato, ma si ritiene che rischi di subire un danno grave (condanna a morte, tortura, minaccia alla vita in caso di guerra interna o internazionale) nel caso di rientro nel proprio paese, può ottenere la protezione sussidiaria. Il permesso per protezione sussidiaria è rilasciato dalla Questura e ha una durata di 5 anni, è rinnovabile, consente l’accesso allo studio, lo svolgimento di un’attività lavorativa, l’accesso al pubblico impiego, l’iscrizione al servizio sanitario, dà diritto alle prestazioni pensionistiche dell’INPS e permette di fare richiesta di ricongiungimento familiare.
Il permesso di soggiorno umanitario può essere rilasciato dal Questore a seguito di raccomandazione della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale in caso di diniego dello status di protezione internazionale o di revoca o cessazione dello stesso, qualora ricorrono “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano”. Su richiesta del cittadino straniero, anche in assenza di una richiesta della Commissione, qualora ricorrano gravi motivi di carattere umanitario, in caso di riconoscimento della protezione temporanea ai sensi dell’art. 20 del TU, per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione Europea.
- Il permesso di soggiorno umanitario permette di svolgere attività lavorativa (sia lavoro subordinato che autonomo, con i requisiti necessari per questo tipo di attività, sia in qualità di socio lavoratore di cooperativa);
- Accesso al Servizio Sanitario Nazionale;
- Accesso ai centri di accoglienza del Comune e alle misure di assistenza sociale previste per i titolari di protezione internazionale;
- Accesso alla formazione.
Non consente ricongiungimento familiare. È di durata variabile. Queste persone sono il 27% nel 2014; il 22% nel 2015 e il 21% nel 2016.
Migrazioni a livello globale e italiano
Le migrazioni riguardano circa il 10% della popolazione mondiale, che avvengono soprattutto in Cina e in India, dove gli abitanti si spostano per questioni lavorative. Il caso italiano nel contesto dell’Europa Meridionale presenta alcune caratteristiche specifiche per cui l’ingresso è molto spontaneo, nel senso che è esito del desiderio delle singole persone arrivare in Italia. C’è una diffusa irregolarità iniziale, che trova poi la possibilità di mettersi in regola. Sono considerati un problema sociale. Nel mercato del lavoro svolgono quei lavori che gli italiani non vogliono svolgere. Le misure di accoglienza sono complessivamente deboli: il costo nel tempo è notevole ma le misure di accoglienza in termini umanitari non sempre sono adeguate. Anche in termini di strutture, di reti, che vanno al di là di questa prima fase di accoglienza sono limitati. Gli interventi sociali sono soprattutto volontaristici, e quindi destinati a mutare velocemente.
Il viaggio migratorio
Il viaggio è la prima fase del processo migratorio. L’arrivo è l’esito di un tremendo percorso. Esistono diversi tipi di viaggio: via mare, via terra, per ricongiungimento familiare, per lavoro o casuali. Il viaggio dall’Africa, via mare, inizia da casa e spesso prevede l’attraversamento del deserto, su jeep, camion, in cui le persone vengono stipate senza cibo né acqua. Se uno è debole viene abbandonato, ed è destinato a morire. Capita che passino giorni in campi profughi presenti alle frontiere, a confronto con etnie con cui spesso si è in guerra, senza sapere quando potranno partire. Le donne vengono spesso abusate e picchiate. Lo stesso capita agli uomini. Quelli che partono dalle coste sono una parte di quelli che avrebbero voluto partire.
Chi arriva viene considerato come qualcuno che porta malattie o più deboli fisicamente. In realtà, chi ha fatto quel viaggio dal punto di vista fisico ha delle risorse incredibili. Molti non vogliono parlare del viaggio. C’è il desiderio assolutamente comprensibile di rimuovere l’esperienza. Molte di queste persone già nella loro vita avevano fatto esperienze di uccisioni, violenza. Il concetto di disturbo post traumatico da stress non è quindi legato unicamente all’esperienza del viaggio. Quando ci si approccia con questo tipo di viaggio bisogna sapere che le persone possono non avere il desiderio di condividere, e quindi essere molto attenti e rispettosi.
Il viaggio avviene anche via terra (es. chi arriva dalla Romania), e può avvenire con treni, autobus, ma anche a piedi. Chi arriva via mare deve avere i soldi per imbarcarsi. Chi arriva via terra può essere anche senza soldi. In questo percorso vediamo come molti arrivano in seguito a ricongiungimenti familiari. L’iniziativa del ricongiungimento può essere presa dall’uomo (frequente per egiziani e magrebini), dalla donna (soprattutto sudamericane e filippine), dai due genitori insieme. Si può richiamare il partner o i figli nello stesso momento o in tempi diversi. Il ricongiungimento fa seguito a un periodo di rottura-sospensione dei legami che si erano costituiti in precedenza al paese di origine e manifesta il desiderio di ricostruire in terra straniera il legame interrotto, implica quindi un progetto migratorio almeno di medio periodo.
- Fase prenatale e neonatale: Ricongiungimento per lo più attivato dal marito. Tipica la situazione degli egiziani che tornano in patria per sposarsi e poi rientrano in Italia e richiamano la moglie. Cominciare allo stesso momento la vita di coppia, la vita in un nuovo paese e la maternità crea spesso una miscela di difficoltà:
- Con un bambino piccolo, il senso di estraneità, paura, solitudine, nostalgia tipico della migrazione può essere più forte;
- Il coniuge che è arrivato per primo in Italia può essere più "italianizzato";
- La lontananza può aver creato idealizzazione dell’altro.
- Età scolare: Il bambino deve contemporaneamente conoscere il mondo nuovo della scuola (nuovo per lui e anche per la sua famiglia) e quello dei suoi genitori (da cui è stato separato per alcuni anni). Spesso al bambino non resta "spazio mentale ed emotivo" per l’apprendimento. Esiti diversi a seconda:
- Delle modalità con cui è avvenuta la separazione;
- Della qualità della vita e delle relazioni vissute nel periodo della separazione;
- Delle aspettative reciproche.
- Adolescenza: Il ricongiungimento in adolescenza rende più complesso il fisiologico processo di individuazione e autonomizzazione proprio di questa fase. Richiede ad esempio di:
- Divenire autonomo in un paese di cui non si conosce nemmeno la lingua;
- Divenire indipendente dai genitori nello stesso momento in cui si è chiamati a ricostruire la relazione;
- Gestire le richieste dei genitori che presuppongono modelli culturali diversi da quelli del paese in cui si è cresciuti (con i nonni, gli zii, ...).
Problematiche e prevenzione nei ricongiungimenti familiari
- Il legame precedente alla migrazione dei genitori (a volte comprende già problematiche di coppia o sentimenti di ambivalenza verso i figli, negati in nome del fatto che "siamo partiti per dare loro un futuro");
- La comunicazione della decisione di migrare (spesso non viene spiegata e a volte nemmeno comunicata);
- Le vite separate nei due paesi (altre relazioni, non sempre buone);
- Idealizzazioni e aspettative reciproche (cadono dopo il ricongiungimento creando tensioni e difficoltà);
- Il senso di sradicamento vissuto da chi si ricongiunge e la mancanza di un progetto migratorio proprio.
Possibilità di prevenzione → Preparare il ricongiungimento anche dal punto di vista psicologico e relazionale: aiutare i genitori a "mentalizzare la complessità dei processi relazionali e intrapsichici messi in moto dal ricongiungimento". Fare i conti con la propria storia ma anche sapersi mettere nei panni del figlio. Pensare come proporre ai figli e realizzare i vari passaggi del ricongiungimento. Confrontarsi con specialisti e con altri genitori.
Ci sono i viaggi anche di chi espatria, ossia chi per lavoro viene mandato anche per anni in un determinato posto. Questo tipo di viaggio viene considerato il più facile. Di solito arrivano in aereo, hanno case bellissime al centro della città, frequentano le scuole internazionali. Per loro il viaggio è un’avventura, un piacere. Non un dramma.
L’idea che gli immigrati siano soli è uno stereotipo. Se un cinese vuole venire in Italia sa esattamente dove andare, perché, ad esempio, la popolazione cinese a Milano proviene tutta dalla stessa zona della Cina. Questo vale anche per le altre culture. Chi arriva, lo fa perché sa di trovare qualcuno ad accoglierlo. Si parla di catene migratorie. Le persone sanno dove devono andare. Arrivano da sole, ma con dei contatti all’interno del Paese in cui desiderano arrivare. Una cosa che ha cambiato lo scenario migratorio è la presenza dei social media. Chi arriva ha molte più informazioni rispetto ad una volta.
Ci sono poi i viaggi di chi arriva per caso, potremmo dire. Soprattutto nei più giovani.
Il tema del viaggio è un tema quindi cruciale, declinato però in maniera molto differente. Ogni viaggio ha un suo significato. Il viaggio è sempre stato un’esperienza umana. Nell’antichità infatti il viaggio era considerata un’esperienza eroica, perché significava affrontare rischi ed insidie imposti da forze superiori grazie ai quali l’eroe espande la propria identità, il proprio io oltre la morte. Il viaggio era visto anche come nostro (nostalgia).
Figura paradigmatica del viaggio è Ulisse. Il viaggio di Ulisse si conclude però a metà dell’opera, dopodiché il protagonista deve riconquistare la propria casa, con cui alle volte bisogna fare i conti. Altra figura è Gilgamesh, del 2000 a.C., un principe che dopo la morte di un suo amico si mette in viaggio alla ricerca dell’immortalità. Il viaggio costituisce un grande processo di deidealizzazione ed incontro con il limite, perché alla fine il protagonista si rende conto di non poter ottenere quello che voleva, ma riesce a farsene una ragione. Il limite è qualcosa che si aggiunge alla fatica del viaggio.
Il cristianesimo ha cambiato completamente l’idea di viaggio. La vita viene vista come un viaggio di espiazione con una meta finale buona: il Paradiso. L’idea di fondo era che noi non viviamo per caso, ma per ottenere il Paradiso. Vi è anche l’idea di viaggio come pellegrinaggio, come ascesa spirituale. Nell’epoca moderna il viaggio viene visto come l’affermazione della libertà individuale, un arricchimento, un modo per conoscere se stessi, una fuga, un viaggio per il viaggio.
Precisazioni terminologiche
- Stranieri → Ogni persona residente in Italia che ha una cittadinanza diversa da quella italiana. Il termine straniero implica qualcuno di strano, estraneo e potenzialmente nemico.
- Extracomunitari → Persone provenienti da Paesi esterni alla Comunità Europea.
- Immigrati → Persona nata straniera all’estero che viene in Italia. La prospettiva è tendenzialmente etnocentrica. L’immagine dell’immigrato è svalutativa. In Italia lo status è fisso, perché anche dopo molto tempo sei considerato italiano.
- Migranti → Dà l’idea di un percorso, di svolgimento e di dinamicità. C’è il rischio di idealizzazione. Una persona in Italia da 10 anni è ancora migrante.
Spezzoni di film e migrazione
- Aspetto familiare: Alcuni soggetti devono lasciare la famiglia. In particolare, in una famiglia parte solo uno dei due figli con un genitore. In molti casi sono famiglie numerose: alcuni partono e altri rimangono. Si crea una frattura.
- Aspetto comunitario: Non partono da soli; vanno accompagnati da una comunità, anche non fisicamente.
- Molte volte i più deboli nel viaggio hanno bisogno di qualcuno che si prenda cura di loro.
- Uno va da solo ma in realtà non è solo. C’è qualcuno nel luogo di accoglienza che può fare da mediatore fra vecchia e nuova realtà.
- Movente è spesso la motivazione economica, lavorativa.
- C’è il desiderio di entrare in contatto con la nuova realtà, di conoscere il mondo, ma anche il desiderio di allontanarsi da una situazione familiare che sta stretta.
- Migrazione come processo di autonomizzazione e regolazione delle distanze rispetto alle proprie famiglie.
Sluzky, nel 1979, dice che il processo di migrazione comprende 5 fasi che è possibile riscontrare con una certa regolarità al di là delle specifiche realtà storico-culturali. C’è uno stadio preparatorio al viaggio che riguarda i primi movimenti concreti compiuti dalle persone verso la decisione di migrare. Può essere qualcosa di improvviso, soprattutto nelle situazioni di migrazione forzata per la guerra o motivi di persecuzione, oppure frutto di lunghe riflessioni. I sentimenti collegati sono ambivalenti, caratterizzati sia da euforia che da paura. C’è tutto un tema che riguarda la migrazione sul ruolo che ha chi rimane, e quali cambiamenti
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