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Psicologia dei percorsi migratori Appunti scolastici Premium

Appunti presi a lezione basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Regalia dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, Facoltà di Psicologia, Corso di laurea magistrale in psicologia clinica: salute, relazioni familiari e interventi di comunità. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia dei percorsi migratori docente Prof. C. Regalia

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ESTRATTO DOCUMENTO

Sfera delle prevalenza della possibile prevalenza della prevalenza della

appartenenze matrice italiana, pur prevalenza a livello matrice originaria. matrice originaria,

nella intimo della matrice di cui si è incapacità di

consapevolezza originaria, pienamente acquisire quella

della propria introiettata più o consapevoli. italiana

“differenza” (sopratt meno “Dialogo” don la

utto somatica) consapevolmente matrice italiana

nel corso della

prima infanzia

Quando parliamo di seconde generazioni noi intendiamo tutte queste 4 categorie.

Oggi all’interno del sistema scolastico italiano ci sono sempre più stranieri.

Sono state fatte delle indagini sull’integrazione scolastica e sociale delle seconde generazioni.

Istat, 2015:

il 21,6% dei ragazzi stranieri delle scuole secondarie di primo grado non frequenta i compagni di

• scuola al di fuori dell’orario scolastico, contro il 9,3% degli studenti italiani.

Il 13,8% degli alunni stranieri dichiara di frequentare solamente compagni stranieri, connazionali

• o con cittadinanze diverse dalla propria.

La quota di coloro che si sentono italiani sfiora il 38%, il 33% si sente straniero e poco più del

• 29% preferisce non rispondere. Tra i ragazzi arrivati dopo i 10 anni quasi il 53% si sente

straniero, a fronte del 17% che dichiara di sentirsi italiano. La situazione si capovolge tra gli

studenti stranieri nati in Italia: si considera straniero solo il 23,7% degli intervistati mentre il

47,5% si sente italiano.

Le nuove generazioni hanno un’identità biculturale?

L’integrazione, abbiamo visto, è quel tentativo di aprirsi verso il nuovo contesto mantenendo il

legame con la propria cultura.

Il biculturalismo è l’integrazione secondo la prospettiva di Berry.

Il modello di Berry non descrive come le persone si sentono in questa situazione. Alcune la vivono

come una fatica, altri come una ricchezza. Sappiamo che chi la vive come una ricchezza sta

meglio.

Benet-Martinez ha sviluppato il modello di Berry, distinguendo due costrutti che vanno presi in

considerazione:

la percezione di fusione culturale (vs distanza)→ vi è la sensazione che le appartenenze culturali

• sono presenti e sovrapposte (fusione) vs compartimentalizzate, come fossero due stanze

separate della propria identità (distanza). “Mi sento un italiano marocchino” vs “Mi sento

semplicemente un marocchino che vive in Italia”. Dimensione legata alla organizzazione

percettiva delle appartenenze

la percezione di armonia (vs conflitto) tra le due culture→ vi è la sensazione che le culture siano

• in armonia vs la sensazione che vi sia un contrasto culturale tale da dover scegliere tra due

alternative entrambe buone. “sento che la cultura italiana e marocchina sono compatibili” vs “mi

sento preso in mezzo tra la cultura italiana e quella marocchina. Dimensione più affettiva.

Il rischio è quello di una homeless culturale.

‘‘You start building a home in one place within one culture . . . but do not complete it. Then you

continue to build your home within another culture . . . At the end, you have different pieces of

home in different places. You can never put them together, because they may contradict or conflict

with one another’’

Favoriscono la percezione di un conflitto culturale:

nevroticismo (vulnerabilità, ruminazione, rigidità emotiva)→ per indagarlo, sono stati studiati i

• big five, i 5 tratti caratteristici della personalità.

difficoltà linguistiche→ la lingua è un veicolo di incontro con l’altro

• →

discriminazioni sociali se si è discriminati, più facilmente si vivrà un conflitto di

• appartenenza e percepirò la necessità di scegliere fra la mia cultura e la nuova cultura. 15

Molti problemi nascono dal fatto che i conflitti vengono gestiti in modo che rimangano silenzi ma

psicologicamente attivi.

Si vive in un contesto culturale distante quando:

orientamento acculturativo di tipo separato

• identificazione con la cultura mainstream

• vivere in un contesto culturale isolato

• bassa apertura all’esperienza: rigidità mentale che porta a sovrastimare le diversità di tipo

• culturale

C’è una pluralità di percorsi identitari delle seconde generazioni

In questo contesto dinamico un ruolo centrale è occupato dalla famiglia.

La grande sfida delle famiglie straniere è quella di garantire la crescita e la separazione dei figli

nella continuità con le origini.

Crescita e separazione: permette al figlio di esplorare il mondo in cui vive trovando il giusto

• equilibrio tra ipercontrollo e permissivismo, in un contesto che potenzialmente somma al

fisiologico gap generazionale anche un gap culturale. Riconoscere la parte straniera del figlio

continuità con le origini: garantire ai figli l’accesso al sistema culturale simbolico dei genitori,

• alle origini e stirpi familiari. Per esempio:

rendere il progetto migratorio accessibile al figlio

• mantenere vivo il colloquio con la famiglia di origine

• trasmettere la conoscenza della lingua madre e della cultura dei genitori

• selezionare le priorità e i valori da trasmettere ai figli

Tema importante è quello della distanza acculturativa familiare.

Il gap familiare che ci può essere fra generazioni all’interno della stessa famiglia, rispetto

all’assimilazione al nuovo contesto (nelle pratiche etniche e linguistiche) e rispetto al legame con la

propria cultura (ci possono essere problemi comunicativi e valoriali).

Le coppie miste

La coppia mista è una coppia definita dalle differenze, costituita da una persona appartenente alla

cultura maggioritaria e una persona straniera.

Il contesto anglosassone parla di diversi tipi di “Intermarriage”:

- binational marriage→ appartengono a due nazionalità diverse

- interfaith marriage→ appartengono a due religioni diverse

- interethnic marriage→ appartengono a due etnie diverse

- interracial marriage→ appartengono a due razze diverse

Non esiste in sé la coppia mista, ma esiste dal punto di vista di chi le osserva: infatti i membri di

queste coppie non si sentono membri di una coppia "particolare", è il contesto sociale che le vede

come coppie "particolari" il contesto sociale attribuisce un significato alle diverse tipologie di

unione.

L'appartenenza sociale e i significati emotivi e valoriali di questa appartenenza sono dunque

imprescindibili.

Le caratteristiche personali dei membri della coppia vanno quindi sullo sfondo, a favore di una

centralità della dimensione culturale/sociale.

Una coppia mista è caratterizzata dalla dimensione interculturale, unione di due culture diverse.

Nei confronti di queste coppie interculturali ci sono pregiudizi contrastanti:

Pregiudizi (contrastanti) del contesto sociale:

- Coppie destinate a fallire, coppie di cristallo

- Coppie meno soddisfatte 16

- Coppie del futuro→ (questo è il pregiudizio che contrasta con il resto), quindi sono le coppie più

aperte, le migliori, danno più speranza, sono espressioni del multiculturalismo e della società

globalizzata

Pregiudizi contrastanti delle coppie stesse:

- La negazione delle differenze (“dicono che siamo come tutti gli altri”)

- L’orgoglio reattivo, quindi si sentono e si valorizzano in maniera molto forte come coppie

differenti

Pregiudizi degli operatori:

- Tra universalismo (gli stranieri sono persone come le altre, esseri umani e non bestie particolari

da osservare) e sindrome di Salgari (chi vede nell'altro e nell'altra cultura gli aspetti più originali,

quindi si vogliono capire tutte le caratteristiche della cultura per capire fino in fondo le persone che

abbiamo di fronte)

L’immagine degli italiani:

Ricerca CISF (in press)

Campione nazionale

Le unioni miste potranno produrre maggiori problemi di tenuta del rapporto di coppia e

nell’educazione dei figli?

Visione tendenzialmente problematica ( 50% è abbastanza convinto 10% è molto convinto)

Le unioni miste favoriscono integrazione culturale?

Visione decisamente più favorevole ( 70% è d’accordo)

Da sfatare è l'idea che siano matrimoni che stanno aumentando progressivamente non è così,

perché il vertice è stato toccato nel 2008, che è diminuita negli anni.

Comunque c'è una quota non indifferente (7-8%) di matrimoni tra un italiano e uno straniera, ma

tra uno straniero che sposa una italiana la percentuale cade radicalmente (4-5%) la spiegazione è

che forse è dato dal fatto la donna è più tutelata rispetto all'uomo.

Le separazioni nel 2011 sono state circa l’8% di tutte le separazioni. Fenomeno in crescita. In 7

casi su 10 si tratta di separazione tra uomo italiano e donna straniera

Delle 14000 donne che si sono rivolte a uno dei centri antiviolenza dell’Associazione Nazionale

DiRe (Donne in rete http://www.direcontrolaviolenza.it/) nel 2012, il 29.5% era straniera, e nella

maggior parte dei casi (65%) si tratta di coppie miste

Ricerche internazionali mettono in evidenza come il grado di violenza (IPV) nelle coppie

interetniche sia superiore a quello delle coppie intraetniche ( fattori importanti: età, alcolismo,

impulsività femminile)

La qualità della relazione di coppia è spesso meno soddisfacente nelle coppie interetniche

( Amato,2008):

- Storie relazionali più complesse alle spalle ( matrimoni, coabitazioni, figli precedenti…)

- Minore set di valori condivisi

- Supporto sociale meno consistente a livello familiare

- Eterogamia ( differenze di età, di religione..)

Possibili significati della scelta di un partner straniero:

• Espressione/desiderio di:

- Emancipazione ( scelta verso)

- Equilibrio tra impegni di lealtà familiare ed esigenze personali

- Stili di attaccamento sicuro

- Apertura alla diversità e alla novità

- Incremento della complessità del sé

- Fuga e rifugio ( scelta contro)

- da contesto sociale e culturale 17

- Ricerca di un partner più adeguato con gli stereotipi di genere ( moglie sottomessa/

tradizionale; marito forte)

- da sistema familiare carente e mancante

- da problemi identitari irrisolti

Importanza del timing: segnale evolutivo o difesa dal lutto (per lo straniero)

Per la persona autoctona:

- Il desiderio di rottura di schemi (separazione dalla famiglia d'origine), di compensazione di

aspetti che sembrano a lui estranei (lui/lei ride, è leggero/a, è fresco)

- di antidoto alla solitudine(persone anziane, spesso uomini che sposano giovani donne);

Per lo/la straniero/a:

- l’idealizzazione e il sogno di un riscatto sociale e economico, ma anche

- l'ambivalenza dettata da "una doppia lealtà: alla memoria e al presente"

I patti motivazionali

Un patto motivazionale è l’incastro delle aspettative e motivazioni dei coniugi

È importante il grado di simmetria e complementarità

- Convenienza: impegno e motivazione del legame sono strumentali al raggiungimento di

obiettivi individuali

- Consolatorio: ricerca di uno straniero per riempire un senso di vuoto. Difficoltà di identificarsi

nelle proprie comunità di appartenenza.

- Integrativo: il registro della motivazione è più sul versante del desiderio e di espansione di un

sé strutturato

Tipologie di unione

- Legame per difetto: i partner sono orfani psicosociali, diversità come terreno dove ricominciare

per riparare ferite del passato; mancanza di valore attribuito alla propria storia familiare

- Legame per adozione: la famiglia d’origine del partner come sostitutivo della propria,

omologazione all’altra cultura oppure il partner assimilato a sé, per trasmettere la propria

cultura , per riparare alla frattura della migrazione

- Legame per eccesso: si duplica tutto, perché non c’è sintesi; poca disponibilità a lasciare

spazio all’altro

- Legame per condivisione: integrazione sufficientemente buona delle differenze

Il legame con la propria storia familiare

Spesso è elemento centrale nel determinare le scelte di queste coppie, nel bene e nel male.

Nelle coppie bi-nazionali spesso ci possono essere problemi relazionali con i genitori, in particolare

ci sono difficoltà di identificazione con i genitori del proprio sesso si sposta su un terzo la soluzione

a questi problemi.

Talvolta i problemi sono anche più profondi, come difficoltà nel processo di individuazione per cui

non si tollera né la somiglianza né la differenza da sé il legame con lo straniero può dare un

confine ad un sé poco strutturato (una persona straniera con una sua chiara diversità, mi pone un

limite), ma questa differenza non può essere tollerata la relazione salta.

Percorsi della coppia mista

Parte solitamente da una bella indifferenza, ossia le coppie non riconoscono la differenza tra loro e

le altre coppie.

In realtà la questione è che prima o poi la differenza emerge: possono essere differenze sociali e

di potere (ad esempio un italiano ha più potere di uno straniero che non ha cittadinanza, ma anche

dal punto di vista economico ci può essere uno squilibrio), possono esserci ambivalenze non

elaborate (ciò che inizialmente attrae, spesso può diventare ciò che ostacola), possono esserci

differenti mappe culturali di riferimento (rispetto al significato del sé, del matrimonio, dei rapporti di

genere, dei legami familiari, degli impegni che richiedono, dell'educazione dei figli...). 18

La sfida è la cura delle radici culturali del legame, perché la cultura del coniuge è la forma

privilegiata con cui si esprime la sua alterità averne cura significa impegnarsi perché possa

trasformarsi in una risorsa a servizio del legame.

Si esprime nel:

- aiutare il coniuge a capire il proprio mondo culturale, accompagnandolo (seguire i suoi ritmi...)

- proteggere l'altro rispetto alle incomprensioni, agli elementi minacciosi provenienti dal contesto

sociale di appartenenza

- riconoscere e legittimare il valore della cultura del partner

- dare un equilibrato valore alle reciproche differenze

PS: rischio del camuffamento culturale, ossia il pensare che in una coppia mista i problemi siano

solo di carattere culturale. Tuttavia, i problemi a volte riguardano la relazione, e la cultura viene

usata per coprire questa difficoltà.

Forme della cura

Sono strettamente legate al grado di identificazione e coinvolgimento affettivo ed etico che i

partner esprimono nei confronti della loro cultura e di quella del partner

- Imposizione: prevale un unico universo culturale, e non comporta esiti necessariamente

negativi se l'altro è d'accordo. Tuttavia c'è comunque uno sbilanciamento.

- Compromessi: alternanza (per i soldi faccio io, per l'educazione fai tu...), o negoziazioni per

ridefinizione

- Allargamento del possibile: provare a trovare, al di là delle differenze, un "terzo" che unisce;

quindi, ciascun coniuge si sente legato alla propria cultura ma accetta di entrare in dialogo con

quella dell'altro.

I legami con i genitori

Reazioni delle famiglie: spesso c'è stupore e opposizione iniziale di entrambe le famiglie, spesso

indipendente dalle differenti posizioni sociali

Le variabili intervenienti nell'accettazione o meno del coniuge all'interno del sistema familiare

possono essere la ripresa del mandato familiare (qual era l'aspettativa che ci si era posti? Si aveva

la possibilità di cambiare in questa aspettativa?), i valori delle famiglie.

Nello stesso tempo è importante che la coppia trovi una capacità di regolare le distanze dalle

figure genitoriali, secondo modalità condivise che siano funzionali alla coppia. Il rischio è di

sbilanciamento relazionale sia in termini di coalizione, che di affrettata adozione nei confronti del

partner straniero.

I legami con i figli

Al momento della nascita dei figli, tutto ciò che riguarda la sottostima delle differenze salta infatti, è

un momento particolare che fa riemergere in modo forte il tema delle differenze rispetto a:

- stili di parenting

- valore della famiglia estesa

- scelta del nome

- dimensione religiosa

Anche nella cura del legame con i figli ci sono problemi:

- come garantire ai figli l'accesso al sistema culturale di entrambi i genitori

- sostenere i figli nel percorso della costruzione della propria identità contro i rischi di confusione e

di conflitti di lealtà

Sicuramente, se ci sarà adeguata cura del legame (coinvolgimento in entrambe le culture), questi

figli avranno più opportunità.

I legami con la comunità sociale

La coppia miste esiste perché la comunità sociale la definisce come tale. Ci può essere:

- profezia che si autoavvera dello sguardo malevolo (se gli altri ti guardano male, allora c'è

qualcosa che non va in te) 19

- rischio di forme polarizzate di relazione (opposizione, ossia noi contro tutti VS bisogno di

normalizzazione, ossia siamo come tutti gli altri)

La sfida è cercare di creare legami significativi con il contesto sociale, in grado di sostenere il

percorso di integrazione valorizzando le potenzialità dell'unione.

Buratti - Etnopsichiatria

La salute mentale dei migranti è da considerarsi oggi in Italia e in Europa uno dei principali

problemi della salute individuale e pubblica.

La sempre maggior presenza di migranti che accedono ai servizi di SM ha evidenziato non solo

nuove espressioni di disagio psichico legate allo specifico contesto culturale, ma soprattutto che i

migranti rappresentano una popolazione a rischio.

Nella letteratura degli ultimi decenni sono presenti diversi studi che riportano un crescente rischio

di sviluppo della patologia mentale nei migranti.

Revisione generale dei modelli interpretativi sull’etiologia

- Maggior rilevanza dei fattori di stress legati alla migrazione

- Maggior importanza alla storia migratoria

La nascita dell’etnopsichiatria viene fatta risalire al 1904 quando Emil Kraepelin, psichiatra

tedesco, pubblicò un’opera di psichiatria comparata.

Nei decenni successivi la scuola americana sviluppa la corrente della cultura e personalità per la

quale la cultura è un insieme di comportamenti che vengono appresi e trasmessi con l’educazione,

con l’imitazione e con alcune forme di condizionamento.

Sempre nei primi decenni del ‘900 abbiamo la psicologia transculturale, con gli studi di Rivers.

Essa è lo studio delle differenze e delle similitudini nel meccanismo psicologico individuale, in

gruppi etnici e culturali diversi.

Dopo la seconda guerra mondiale l’etnopsichiatria ha acquistato maggior importanza e negli ultimi

decenni è diventata disciplina di studio nelle università, soprattutto in America.

Parlare di etnopsichiatria significa decentrarsi. Essa si definisce come lo studio dei disturbi

psicologici nelle varie culture.

Alla base c'è la convinzione che la cultura influenzi profondamente i problemi psichiatrici.

In Italia non esistono i disturbi di conversione, ovvero quei disturbi per cui le emozioni non possono

venire raccontate e quindi vengono espresse tramite il corpo. Nei Paesi sottosviluppati "Io mi

sento..." non esiste, quindi non si può parlare delle proprie emozioni, a differenza dei Paesi

sviluppati.

E’ lo studio dei disturbi psicologici nelle varie culture.

Alla base c’è la convinzione che la cultura influenzi profondamente i problemi psichiatrici.

Il termine etnopschiatria comprende in sé tre parole: etno (hetnos), che significa famiglia, razza,

ma anche territorio; psiche (psyché), che significa spirito, anima, soffio vitale; e iatreia, che è il

prendersi cura. L’origine del termine risale alle prime osservazioni di psichiatri occidentali dei

fenomeni psichici e delle loro alterazioni in popolazioni lontane in senso geografico ed in senso

culturale.

Il termine oggi sta ad indicare una pratica clinica in cui per comprendere, per entrare in contatto

con una persona si parte dall’ascolto e dall’accogliere la sua visione del mondo, di se stesso,

sospendendo il giudizio e lasciando solo sullo sfondo i nostri criteri diagnostici, che spesso

tendiamo a considerare di valore assoluto. In altre parole si tratta di stabilire un confronto autentico

e rispettoso sul quale costruire un incontro di alleanza in cui negoziare gli obiettivi e i modi della

cura. 20

Questa disciplina ha interrogato il grado di legittimità delle categorie diagnostiche occidentali, ha

esplorato i limiti delle psicoterapie occidentali e valorizzato altre tecniche terapeutiche e ha messo

al centro dei percorsi medici la persona e la soggettività.

Il trauma migratorio: trauma = ferita, taglio squarcio sancisce un prima e un dopo.

In ambito medico l'organo traumatizzato è quello che riporta una lesione ad opera di un oggetto

esterno che ne inficia il normale funzionamento. Ciò è quello che succede anche a livello psichico.

Durante il XVIII sec. il termine è stato adottato dalla psichiatria e dalla psicologia clinica che

indicano con esso la sopraffazione del soggetto da parte di uno stimolo eccessivo .

Il trauma psichico determina un cambiamento nel senso del sé delle vittime e dei loro rapporti

interpersonali; gli eventi traumatici vengono rivissuti attraverso incubi e flashbacks ricorrenti

inducendo una regressione nell’esperienza e nella gestione degli affetti.

Il trauma ha diverse componenti:

A livello cognitivo, il trauma può compromettere l’esame di realtà, il giudizio, la regolazione degli

affetti, le difese e l’organizzazione/integrazione della memoria.

A livello somatico i soggetti si presentano maggiormente irritabili, con disturbi del sonno, disturbi

d’ansia e tentativi di automedicazione attraverso l’uso e l’abuso di sostanze (alcool e/o droghe).

A livello relazionale, a causa dell’esperienza subita, all’insicurezza e ai sentimenti di sfiducia,

possono rinchiudersi in se stessi con evitamento delle persone o di situazioni che possono

ricordare l’esperienza traumatica.

Tuttavia non esiste un metodo oggettivo per quantificare la natura traumatica dell’evento ma lo si

può leggere solo attraverso un’esperienza soggettiva e questo spiega perché uno stesso evento

traumatico può suscitare reazioni diverse in diversi soggetti.

Non possiamo considerare l'evento traumatico di per sé, ma tutto dipende da due concetti:

1. Resilienza: termine entrato da poco nel lessico psichiatrico, ha origine nella metallurgia.

capacità del materiale di resistere a urti e tensioni mantenendo le sue qualità o riacquistandole alla

fine dell'evento traumatico. Rientrano in essa diverse caratteristiche:

caratteristiche individuali: è verosimile pensare che ci siano caratteristiche individuali positive

• che aiutano a gestire l'evento traumatico della migrazione. Limiti della ricerca: difficile avere dati

circa la personalità pre migratoria, eterogeneità dei campioni dal punto di vista etnico, culturale e

migratorio, carenza di studi longitudinali

- solidità del Sè: abilità, coraggio, motivazione sono alcune risorse di partenza che hanno un

ruolo protettivo dal punto di vista della salute mentale e costituiscono una base solida. pionieri

della migrazione cioè coloro che partono per primi, intenzionalmente e con forti

motivazioni, personalità solide, capaci di conoscere e comprendere se stessi e gli altri, con

un’esperienza di vita di successo e capacita’ di mentalizzazione

- identità culturale: capacità di riconoscersi con un coerente sistema di valori e di

rappresentazioni del mondo. Deve essere caratterizzata da solidità e da flessibilità. Le identità

culturali solide consentono un buon processo di negoziazione con le realtà che si incontrano

in terra di migrazione e quindi una valida flessibilità. al contrario identità fragili sono spesso

alla base di vissuti di insicurezza , che facilitano chiusure difensive e rigidità nell’adattamento

- stili di attaccamento: la relazione che si instaura con la persona significativa (tendenzialmente

la madre) fungerà da modello per la costruzione delle relazioni successive. un attaccamento

sicuro e’ uno strumento utile per l’adattamento alla nuova realtà, facilitando l’instaurarsi di

relazioni sane nel nuovo contesto

- coping: il coping è la modalità con cui la persona gestisce le situazioni critiche. buone

capacita’ di coping aiutano a gestire efficacemente l’evento traumatico. le risorse possono

essere innate o apprese. l’addestramento alle strategie di coping funzionali e adattive e’ una

delle possibili strategie in ambito terapeutico

- salute psichica premigratoria: una storia di benessere psicologico è un fattore prognostico

positivo della capacità di gestire il trauma 21

progetto migratorio: racchiude in sé l’insieme delle motivazioni che hanno portato la persona a

• impegnarsi nella difficile avventura della migrazione. livelli elevati di motivazioni consentono agli

esseri umani di far fronte a molte difficolta’. se il progetto migratorio funziona, i migranti riescono

a sopportare prove notevoli conservando la loro salute. il progetto migratorio si configura come

fattore capace di dare un senso alla storia di vita dell’individuo, di tenere insieme due immagini di

se’ ( quella prima e quella successiva alla migrazione)

supporto sociale adeguato: quello in grado di sostenere l'individuo emotivamente e nei bisogni

• materiali, che lo accompagna nella realizzazione del progetto migratorio e ne favorisce

l'integrazione sociale e psicologica nella nuova realtà (amici, agenzie pubbliche, privato sociale,

familiari). Il supporto deve essere adeguato perché altrimenti c'è il rischio di ghettizzazione che

impedisce l’integrazione. La presenza di familiari o di membri del gruppo culturale di

appartenenza nel paese ospite influenza notevolmente il grado di supporto sociale, che ha un

ruolo dimostrato di "fattore tampone", protettivo nei confronti delle risposte psicopatologiche agli

eventi traumatici ma può avere anche un effetto opposto, di condizionamento che ostacola

l'integrazione sociale. E’ un fenomeno talora osservato nelle seconde generazioni, quando la

famiglia impone uno stile di vita e regole coerenti con il paese di origine, ma che possono frenare

la naturale integrazione dei giovani nella terra ospite. Il supporto sociale, infatti, deve essere oltre

che presente anche efficace, cioè capace di sostenere e promuovere effettivamente

l'integrazione psico-sociale. Non sempre un supporto sociale intenso è anche utile in questa

direzione.

Fattori di rischio

Riguardano le persone che migrano senza un progetto, senza un fattore motivante e proteggente

nei confronti della crisi identitaria che ogni migrante si trova ad affrontare. Gli individui senza

progetto sono sostanzialmente le vittime di migrazioni forzate: rifugiati e richiedenti asilo, ma anche

familiari ricongiunti di immigrati, ad esempio i loro figli minorenni. Questi ultimi si trovano a volte a

dover affrontare il trauma della migrazione in condizioni particolarmente difficili senza significativi

fattori di resilienza.

2. Vulnerabilità: La vulnerabilità è implicita in questi soggetti. vulnerabile deriva dalla parola latina

vulnus e significa ferita, lesione. essa può essere fisica, psicologica e per estensione anche di un

diritto. l’essere vulnerabile non rappresenta uno stato ma la possibilità di essere potenzialmente

ferito. i rifugiati politici rappresentano quella classe di migranti che necessariamente devono

lasciare la loro patria e i loro affetti con il timore di non poter più far ritorno. sono coloro che non

hanno alternativa di scelta o meglio l’alternativa li condurrebbe a torture, morte o gravi sofferenze.

nella condizione di rifugiato e’ implicita la nozione dell’essere vulnerabile

- senso di non appartenenza: espone la persona a un rischio di disagio psicologico legato alla

difficoltà di essere riconosciuto e di riconoscersi. Gran parte del loro malessere e disagio nasce

dalla difficoltà ad adattarsi ai nuovi luoghi e alle nuove situazioni e molto spesso la maggior

parte di loro evidenzia un’alta vulnerabilità nel funzionamento psichico.Vivono nel timore di non

essere riconosciuti, di essere rimpatriati, di non ottenere l’asilo politico; con la paura di non

riuscire a integrarsi nel paese che li accoglie per le difficoltà linguistiche, per il colore della

pelle; vivono all’interno di centri di accoglienza costretti a condividere i propri spazi con altri

stranieri con le loro stesse difficoltà ma spesso con abitudini diverse.

- caratteristiche individuali: storia di vita difficile da cui deriva un Sè molto frammentato ->

violenza, tortura ( il primo esempio di tortura e dei suoi effetti non viene dalla psichiatria ma dalla

letteratura con Primo Levi "Se questo è un uomo”: Il suo resoconto della vita nel lager di

Auschwitz (Se questo è un uomo) introduce meglio di tanti trattati scientifici all'esperienza

fenomenologica delle vittime di violenza). E' stata molto studiata la correlazione tra violenza e

psicopatologia: ci sono alti tassi di sofferenza psichica in soggetti che hanno subito oppressioni,

tortura e altre forme di violenza organizzata. Sottogruppi di rifugiati esposti a traumi di guerra

mostrano un'alta morbilità psichiatrica a lungo termine, anche dopo molti anni (depressione,

ansia, ptsd, somatizzazione, reazioni paranoidi). Un'esposizione cumulativa a traumi (subire

violenze o torture, essere costretti a lasciare la propria casa, trovarsi vicino a sparatorie ed

esplosioni, pericolo di morte per se stessi e per i familiari) corrisponde ad un aumento

progressivo del rischio di morbilità psichiatrica. 22

- progetto migratorio: assenza di un progetto migratorio (es. rifugiati e minori) oppure fallimento

del progetto migratorio perché scarsamente realistico, o poco flessibile, o perchè qualche

vicissitudine lo ha danneggiato. Nelle strategie terapeutica è necessaria una "terapia del

progetto" per ricostruire l'elemento di resilienza. In questa terapia è fondamentale la ricognizione

dei diversi aspetti di cui è costituito. Mentre infatti quasi tutti gli immigrati sono consapevoli della

motivazione di tipo economico (trovare un buon lavoro) non sempre lo sono altrettanto di altre

componenti meno evidenti (rifarsi una vita dopo un fallimento matrimoniale, sperimentarsi in

un nuovo contesto, desiderio di viaggiare e conoscere il mondo, liberarsi da relazioni

familiari difficili, vivere in un contesto di libertà civili e democratiche) che hanno altrettanto

bisogno di venire comprese ed elaborate. Per i rifugiati un progetto migratorio non esiste, perchè

il progetto è salvarsi la vita, però esistono spesso fantasie inconsce o nascoste sul futuro di

improbabile realizzazione e che servono a tenere il soggetto bloccato; sono di tipo sociale (che il

paese d'origine cambi e quindi potrà ritornare) e personale (tornare come si era prima del

trauma o della fuga). Con questi soggetti è molto difficile lavorare.

- stress da transculturazione, o shock culturale: insieme di eventi traumatici che accompagnano

l'impianto nel paese ospite. Con il termine stress da transculturazione si intende l'insieme dei

fenomeni che interessano il migrante nel suo passaggio da una terra all'altra: lingua (richiede

tempo per essere appresa, percezione di avere un corpo straniero (tratti somatici caratteristici),

perdita dello status sociale, distanza geografica e culturale (società socio-centriche vs società

ego-centriche), crisi etica (convivere con abitudini e modi di vivere diversi), mancanza di

supporti sociali (spesso il rifugiato arriva da solo con persone traumatizzate come lui, con

modalità casuali, in un paese non scelto), perdita e lutti (paese, famiglia ecc.)

Da dove nasce la psicopatologia nei migranti? Ci sono diversi fattori che concorrono al suo

emergere. Per molti migranti la psicopatologia non esiste.

La salute mentale è quindi messa a rischio dall'unione di esperienze passate e presenti: ai traumi

subiti nei paesi di origine si sommano la perdita di identità e di status, a volte anche ulteriori

violenze, razzismo e discriminazione.

In uno studio su rifugiati iracheni, le variabili sociali durante l'esilio, in particolare la presenza di

supporto socio-affettivo, si sono rivelati così importanti nel determinare la severità della

sintomatologia psichiatrica da essere addirittura più rilevanti dei traumi subiti nel paese d’origine

Una variabile che si è rivelata fondamentale per lo sviluppo di psicopatologia è la separazione

dalla famiglia (Turner et al., 2003), non a caso condizioni abitative difficili e isolamento sociale

sono stati associati a maggiori livelli di depressione (Van Velsen et al., 1996).

Il rifugiato si configura come soggetto in cui i fattori di vulnerabilità sono maggiori dei fattori di

resilienza. In queste condizioni, la migrazione può agire come un potente agente ritraumatizzante.

Il disturbo post traumatico da stress rientra nella sfera dei disturbi d’ansia e colpisce le persone

che hanno vissuto un’esperienza traumatica. È nato con i veterani della guerra del Vietnam (DSM

III). I criteri diagnostici comprendevano: il verificarsi di un evento stressante al di fuori del range

delle esperienze comuni e solo 2 cluster di sontomi: ricordi intrusivi e condotte di evitamento verso

gli stimoli collegati al trauma.

Nel DMS 5 il disturbo viene molto arricchito:

A) La persona è stata esposta a eventi che hanno implicato morte o minaccia di morte o gravi

lesione, o violenze sessuali in una o più delle seguenti modalità

Esperienza diretta con l’evento traumatico;

• Testimone diretto dell’esperienza traumatica altrui;

• Venire a conoscenza che l’esperienza traumatica ha visti coinvolti un amico o un familiare, in

• caso di morte o minaccia di morte di un familiare o di un amico, l’evento deve essere violento o

accidentale; 23

L’evento traumatico sia ripetuto o che ci sia una esposizione continuativa dell’evento

• traumatico (per esempio: i primi soccorritori che raccolgono i resti umani, o i poliziotti che sono

testimoni continuativi sugli abusi dei minori)

B) Presenza di uno o più dei seguenti sintomi intrusivi associati all’evento traumatico, che si

manifestano a seguito dell’evento traumatico:

Ricordi dolorosi : ricorrenti, involontari e intrusivi dell’evento. Nota: nei bambini di età superiore

• a 6 anni si possono manifestare giochi ripetitivi in cui vengono espressi temi o aspetti

riguardanti il trauma

Sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento. Nota: nei bambini possono essere presenti sogni

• spaventosi senza contenuto riconoscibile

Agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando (ciò include sensazioni di

• rivivere l’esperienza, illusioni, allucinazioni, ed episodi dissociativi di flashback). Nota: nei

bambini piccoli possono manifestarsi rappresentazioni ripetitive specifiche del trauma

Disagio psicologico intenso all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che

• simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico.

Reattività fisiologica marcata a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o

• assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico.

C) Evitamento persistente degli stimoli associati con l’evento traumatico, iniziato dopo l’evento

Sforzi per evitare pensieri, sensazioni o conversazioni associate con il trauma

• Sforzi per evitare attività, luoghi o persone, oggetto e situazioni che evocano ricordi del trauma

• o sentimenti riguardanti o strettamente correlati con l’evento traumatico

D) Alterazioni negative di pensieri ed emozioni associati con l’evento traumatico che sono iniziate

o peggiorate dopo l’evento traumatico come provato da due o più dei seguenti:

Incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma;

• Opinioni o aspettative persistenti o esagerate rispetto se stessi, gli altri o il mondo (per

• esempio: “io sono cattivo”, “non ci si può fidare di nessuno”, “il mondo è totalmente pericoloso”,

“il mio intero sistema nervoso è irrimediabilmente compromesso”)

Persistenti, distorti pensieri riguardo la causa o la conseguenza dell’evento traumatico che

• portano l’individuo ad accusare se stesso o gli altri

Sentimenti negativi persistenti (ad esempio: paura, orrore, rabbia, colpevolezza, o vergogna

• Riduzione marcata dell’interesse o della partecipazione ad attività significative

• Sentimenti di distacco o di estraneità verso gli altri

• Affettività ridotta (per es. incapacità di provare sentimenti di amore)

E) Alterazioni marcate dell’arousal e della reattività associati con l’evento traumatico e iniziati o

peggiorati a seguito dell’evento traumatico stesso come indicato da due o più dei seguenti

punti

Difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno

• irritabilità o scoppi di collera

• ipervigilanza

• esagerate risposte di allarme

• difficoltà a concentrarsi

F) La durata del disturbo (sintomi ai Criteri B, C, D ed E) è superiore a 1 mese

G) Il disturbo causa disagio clinicamente significativo o menomazione nel funzionamento sociale,

lavorativo o di altre aree importanti

H) Il disturbo non è da riferirsi a cause di ordine fisiologico o ad assunzione di sostanze (per es.

farmaci, alcool) o ad altre condizioni mediche.

Altre sindromi:

- disturbi dell'adattamento: diagnosi data all'80% dei soggetti. Insieme di sindromi eterogenee e di

risposte di stress che si verificano dopo l'esposizione a un vento stressante (traumatico o meno)

- disturbo post traumatico da stress complesso–PTSDc: per trauma complesso intendiamo eventi

traumatici multipli che si ripetono per periodi prolungati. L’effetto è particolarmente grave se si

verifica nel periodo di maturazione della personalità. Caratterizzato da :

alterazione nella regolazione delle emozioni

• difficolta’ a modulare la rabbia

• comportamenti autolesivi

• 24

comportamenti o preoccupazioni suicidarie

• difficoltà nella modulazione del coinvolgimento sessuale

• tendenza eccessiva nei comportamenti a rischio

Il tango è la metafora della psicoterapia: c'è una persona che porta e una che esegue i passi

designati dall'altro attraverso movimenti impercettibili del corpo. Nella psicoterapia è il paziente che

dà il ritmo, che stabilisce dove si può arrivare attraverso atteggiamenti impercettibili; se il terapeuta

sa ascoltare ed osservare attentamente a 360° riesce a cogliere questi movimenti per regolarsi. In

questo modo si costruisce una relazione di fiducia.

La prima cosa da fare con un paziente migrante è la messa in sicurezza, da intendersi come

l’assetto da trovare nella relazione con la persona traumatizzata.

Esiste una finestra di tolleranza, ovvero il punto fin dove ci si può spingere con i pazienti migranti:

prestare attenzione che durante il racconto non siano inondati da ricordi, emozioni e sensazioni

fisiche che rischierebbero di sovrastarli e diminuirebbero il senso di sicurezza e controllo. Quando

siamo in relazione con vittime di traumi dobbiamo prestare attenzione al fatto che , durante il

racconto, non siano inondati da un eccesso di ricordi, emozioni e sensazioni fisiche. Questi, infatti,

rischierebbero solo di sovrastarli e diminuirebbero il senso di sicurezza e di controllo.

Nicoletta Pirovano - Il lavoro clinico con gli adolescenti di seconda generazione

Sciogliere nodi, intrecciare fili e ritessere trame..

Ogni processo migratorio comporta più o meno intensamente un trauma, e quindi dei nodi che

vanno sciolti, e vanno recuperati quei fili che sono stati persi per ritessere delle trame.

Se pensiamo ai migranti possiamo pensare a 4 categorie di adulti con diverse complessità, a cui

se ne aggiunge una quinta, la categoria dei nati in Italia, che comprende sempre persone straniere

ma non migranti.

1. residenti→ quelli che hanno il permesso di soggiorno, solitamente un lavoro, una casa, una

famiglia

2. ricongiunti→ persone arrivate in Italia a seguito della migrazione precedente di un familiare.

Nei paesi sudamericani spesso migrano le donne e in seguito arrivano i figli, mentre dall’Africa

sono spesso gli uomini a migrare per primi.

3. irregolari→ persone che non hanno un permesso di soggiorno, che sono arrivati

clandestinamente.

4. rifugiati→ persone presenti per motivazioni politiche, scappati dal loro paese per motivi di

guerra e che non possono rientrare nel loro paese perché altrimenti perderebbero il loro status

di rifugiato

5. nati in Italia→ non sono migranti.

Se pensiamo ai minori, abbiamo:

1. nati in Italia da genitori regolari→ stranieri de jure, italiani de facto. Sono quei ragazzi e quelle

ragazze nati nel nostro paese. Per loro, l’acquisizione della cittadinanza italiana, a llamaggiore

età, segue un iter agevolato.

2. immigrati con i genitori→ arrivano direttamente con i genitori, a seguito di diverse motivazioni

(lavoro, problemi nella terra d’origine..)

3. con una prolungata separazione dai genitori (left-behind)→letteralmente “lasciati dietro”.

Vengono ricongiunti con i genitori appena prima della maggiore età perché il ricongiungimento

con minori è più semplice.

4. figli di genitori irregolari e clandestini→ adulti che arrivano con i cosiddetti viaggi della

speranza spesso si portano anche i bambini

5. figli di rifugiati→ scappano dalla guerra

6. nomadi→ rom senza fissa dimora. Con i figli dei nomadi è difficile lavorare perché non si sa

dove sono nati, non hanno documenti

7. orfani→ non hanno i genitori, perché sono morti nel paese d’origine o in italia

8. Giunti in Italia tramite adozione internazionale 25

9. minori non accompagnati→ arrivano da soli. Su questi minori c’è un obbligo dello stato italiano

di prendere tutela di questi ragazzi. E quindi sono tutelati dal punto di vista fisico, economico,

sociale..

La caratteristica che accomuna gli adolescenti è il fatto di essere sospesi tra due mondi. La qualità

dell’incertezza caratterizza l’esperienza di chi migra in un’epoca della vita per sua natura incerta e

sospesa.

Problematiche con le quali questi ragazzi si scontrano:

affiliazione e appartenenza: da dove vengo, a chi appartengo, dove vado. Deve affrontare scelte

• educative, affettive, sessuali, mentre sperimenta la frammentazione del senso di sé nel tempo e

nello spazio

fragilizzazione del contenuto culturale con conseguente indebolimento dei legami di

• appartenenza. Contraddittorietà e confusione nelle identità sociali di genere e genitoriali

senso di solitudine nell’essere demiurghi di se stessi

• indecidibilità: non è possibile scegliere una delle due cultura perché ci si sentirebbe ridotti a metà

• rischio di traumatofilia: ricerca di un tempo zero per non stare nel mezzo

• rischio di devianza, marginalità, tossicomania: ricerca di un gruppo di affiliazione

• radicalismo religioso

I segnali di comportamento che ci dicono di un disagio che può essere in corso nel momento

dell’adolescenza sono:

avvertire un’assenza perenne, una distanza. Non essere presente nel qui ed ora. “Avere la testa

• altrove”

difficoltà a comprendere i nessi logici: spesso sembra che questi ragazzi abbiano abilità

• cognitive ridotte, un livello intellettivo basso. In realtà si tratta di un’inibizione emotiva

dell’intelligenza. È l’applicazione di questa intelligenza che viene bloccata e inibita dal punto di

vista emotivo (ansia, stress..)

silenzi, ritiro, diffidenza, aggressività

• modalità di comunicazione frammentata

• difficoltà a mettere in fila le parole, a costruire un discorso

• confusione circa la cronologia degli avvenimenti

• incertezza rispetto ai luoghi lasciati e percorsi

Tutti gli operatori in modo trasversale sono stati formati per poter lavorare con utenti stranieri. si è

inoltre pensato di fornire un servizio specialistico di secondo livello per gli operatori che si

occupavano solo di stranieri.

Le mediatrici familiari sono state intercettate per lavorare con utenti stranieri. Non fa solo un lavoro

di traduzione ma anche di contestualizzazione con le culture più difficili da penetrare.

Importante leggere questi segnali di disagio non in modo univoco ma inseriti in un contesto.

Il ricongiungimento familiare, che di per sé ha consentito a molte famiglie di ricongiungersi, d’altro

canto ha anche generato molte difficoltà.

Chi accoglie, ossia il genitore a cui il figlio si ricongiunge, si trova spesso a mostrare una realtà in

cui vive che molte volte non assomiglia alla realtà raccontata ai figli mentre erano ancora nel

paese d’origine (la bugia dell’emigrante).

Chi arriva può avere il crollo delle aspettative illusorie e deve mostrarsi adeguato di fronte ai nuovi

compiti.

L’esperienza che molti di questi giovani fanno dell’immigrazione può essere spesso vissuta come

subita o fallimentare.

Questi ragazzi e ragazze non hanno una visione positiva del loro percorso migratorio. La

sensazione che emerge in maniera prevalente è quella legata all’essere prelevati dal proprio

Paese, parola che ritorna in molti racconti. 26

Per gli adolescenti l’adattamento alla nuova realtà è caratterizzato da grande solitudine e perdita

del clan familiare di riferimento. Spesso i genitori compensano regalando gli abiti/oggetti della

cultura che accoglie.

Negli ultimi anni c’è stato un forte incremento dell’istituzionalizzazione dei figli del

ricongiungimento, poiché spesso le madri lavorano come domestiche fisse senza casa.

Gli adolescenti subiscono e soffrono per la perdita

- del genitore che emigra

- del contesto effettivo che si prende cura

- delle illusioni sul paese ospitante

- dell’infanzia

e affrontano le difficoltà dei inserimento nella nuova cultura.

Questi soggetti rimangono sospesi tra un “io” e un “non io”, e questo provoca dei movimenti

oscillatori e quindi a una sospensione dell’identità.

Tutti gli adolescenti migranti cercano di mettere in atto, di fronte a questa sospensione dell’identità,

delle soluzioni identitarie:

resistenza culturale o arroccamento→ il ragazzo si aggrappa a quella che è la propria cultura

• di appartenenza, riducendo al minimo tutto quello che è lo scambio con l’esterno, con il paese di

accoglienza. Questo rafforza l’autostima e previene la marginalizzazione, ma mantiene la

sensazione di estraneità.

assimilazione o iperadattamento→ il ragazzo aderisce pienamente alla cultura ospitante e

• rifiuta tutto quello che proviene dalla cultura di origine. I vantaggi sono costituiti dallo scambio e

dall’integrazione, ma il rischio è la rottura tra le generazioni o la confusione identitaria

isolamento o apolide culturale

• →

doppia etnicità frutto di un processo di confronto tra i due mondi con una capacità di

• adattamento e di appartenenza duplice, associata al benessere nelle relazioni familiari, al

successo scolastico e all’integrazione sociale.

La possibilità di ritessere le trame può essere garantita offrendo una “terza sponda”, un luogo terzo

capace di far uscire l’adolescente da questa continua fluttuazione fra il mondo perduto delle origini

e il mondo nuovo ospitante.

Strumenti:

narrazione della storia

• costruzione del genogramma familiare

• ricontestualizzazione tra autonomia e dipendenza

• ricomposizione ed elaborazione del trauma migratorio

Sara Alfieri - L’attivismo come veicolo di “liberazione”

Una ricerca quali-quantitativa con giovani immigrati attivisti

Mi impegno in tutte le lingue del mondo è un libro scritto da Sara Alfieri e Daniela Marzana.

Psicologia della liberazione→ lente utilizzata per sviluppare questo lavoro, ossia per studiare

l’attivismo dei giovani immigrati.

Utilizza una terminologia molto forte, a volte desueta.

Una delle parole chiave è “oppressione”, che identifica le persone lasciate ai margini della società.

Psicologia della liberazione:

Sudamerica degli anni ’50/’60. Anni di grandi movimenti sociali. Di lotte sia fisiche che intellettuali.

Gli intellettuali di quegli anni cominciano a riflettere sul fatto che ci sono grandi differenze sociali e

lotte intestine che favoriscono alcuni gruppi a discapito degli altri, e cominciano a meditare su

come migliorare la situazione di questi gruppi svantaggiati 27

Paulo Freire la sua famiglia dopo la crisi del ’29 cade in declino e comincia a rendersi conto

della situazione di molti suoi connazionali. Si diploma in pedagogia ma legge Freud, Jung e Marx e

inizia a riflettere su un modo in cui poter aiutare i suoi connazionali.

Due concetti fondamentali:

Rapporto docente-discente→ nelle scuole e nelle università l’istruzione deve essere calata sui

bisogni delle persone che abbiamo davanti. Inoltre non è solo il discente che deve imparare ma il

docente ogni volta che insegna impara qualcosa dai suoi alunni. C’è chi lo ha criticato perché

sembra annullare la differenza di potere fra alunno e docente.

Processo di coscientizzazione→ le persone devono prendere coscienza del loro status quo per

poterlo cambiare. Devono rendersi conto di quello che succede nella propria vita perché solo così

si può attivare un cambiamento.

Freire punta molto sull’educazione perché si accorge di fatto che c’è un legame forte fra istruzione

e partecipazione sociale alla vita di un paese. Solo chi aveva un determinato titolo di studio poteva

partecipare alla vita comunitaria e politica del proprio paese. Cerca quindi di garantire a tutti una

base di istruzione cosicché tutti possano partecipare.

Gutierrez applica i concetti della psicologia della liberazione alla teologia→ teologia della

liberazione.

Fra oppressori e oppressi non c’è un buono e un cattivo, perché entrambe le categorie rinunciano

alla loro umanità→ dobbiamo occuparci tanto degli uni quanto degli altri.

Ignazio Martin-Barò è un gesuita, nasce in Spagna e viene mandato da giovanissimo in Sud

America. Entra in contatto con le persone più povere, gli oppressi, quelli che di fatto vengono

messi ai margini della società. Legge Freire da cui riprende il concetto di coscientizzazione. Fa suo

questo concetto e dice che è il processo che permette di superare il processo di naturalizzazione.

Troppo spesso le persone nate in condizioni svantaggiate crescono con la convinzione che non

avranno mai niente nella vita (naturalizzazione). Non sono consapevoli delle loro potenzialità, del

fatto che un cambiamento può avvenire (coscientizzazione).

Terminologia:

• Oppressione→ in ogni società ci sono disparità di potere, gruppi dominanti e gruppi dominati.

Possiamo leggere questa oppressione come la violenza, l’esclusione politica e sociale, lo

sfruttamento economico.. Ogni società ha i propri oppressi

Coscientizzazione→ processo che porta le persone ad essere consapevoli delle condizioni che

• influiscono sulle loro condizioni di vita. Può essere sovrapponibile al concetto di empowerment.

Prevede una parte che altre teorie non consentono. Il processo di coscintizzazione è tale solo se

alle persone viene consentita la partecipazione alla vita sociale del proprio paese, perché deve

tendere alla trasformazione sociale. Le persone devono produrre un cambiamento sociale

attraverso la partecipazione

Liberazione→ miglioramento delle proprie condizioni di vita, benessere.

Ignazio Martin-Barò viene brutalmente ucciso, ma i suoi collaboratori portano avanti il suo pensiero

con una fondazione che promuove in tutto il mondo progetti che si occupano del processo di

liberazione.

Oggi la psicologia della liberazione viene considerata come una teoria dei legami sociali, e viene

legata molto al concetto di generatività, perché quella che viene proposta è una forma di

generatività sociale. →

Oppressione come esclusione Escludente è quella organizzazione sociale che non permette la

completa realizzazione di tutti e tende a perpetuare differenze e quindi emarginazione tra i gruppi.

Ricerca Alfieri-Marzana sulla partecipazione dei giovani immigrati:

Partecipazione = volontariato o simili

Ipotesi: l’attivismo è una strada per la liberazione 28

Molto spesso gli immigrati arrivano con grandissime aspettative e desideri, però si trovano a dover

rendersi conto che quelle aspettative sono deluse. La lingua è difficile, devono ricostruirsi una

cerchia amicale e sociale, c’è molta differenza nelle istituzioni rispetto al paese d’origine..

Liberazione:

1. miglioramento della qualità di vita

2. processo di integrazione

= Stare meglio ed essere integrato.

Ricerca che ha riscosso interesse nel Forum dei Giovani, un’associazione di associazioni.

Chi si inventa, in qualche modo ha livelli di benessere, empowerment, autoefficacia maggiori

rispetto a chi non fa questa esperienza. Questa cosa può essere vera anche per gli immigrati, oltre

che per gli autoctoni?

Le associazioni avrebbero in mano un potere enorme. Un circolo virtuoso per quanto riguarda gli

immigrati sarebbe possibile.

Di fatto il forum dei giovani ha sposato la causa e ha finanziato la ricerca e il libro.

Si è partiti da una rassegna teorica, esclusivamente estera perché in Italia non c’era letteratura

riguardo la migrazione e i giovani immigrati.

È stata fatta una prima riunione con le associazioni che afferiscono al forum dei Giovani. Ognuna

di esse aveva un’idea diversa su chi è l’immigrato e cos’è l’immigrazione.

Associazione Erasmus, Associazione Rifugiati, Associazioni di volontariato sugli immigrati non

avevano un’idea chiara su queste definizioni, e sulla definizione di integrazione.

Si è cercato di trovare una linea comune.

Integrazione psicosociale→ punto di equilibrio fra identità etnica ed identità nazionale. Non

significa una rinuncia al patrimonio simbolico del paese di provenienza né un’accettazione passiva

della cultura del paese accogliente.

Somministrazione di un questionario alle associazioni, che avevano il compito poi di farsi

portavoce e promuovere la ricerca con i giovani immigrati

Interviste qualitative

Quasi 600 giovani immigrati. 300 impegnati effettivamente in attività di volontariato. 300 non

impegnati.

Confronto fra i livelli di integrazione e benessere con l’ipotesi.

Conferma dell’ipotesi.

Emerge che effettivamente i giovani 17-36 anni immigrati impegnati in attività di volontariato,

riportano medie significativamente più elevate dei non impegnati rispetto al benessere, la

soddisfazione di vita..

Chi si impegna ottiene punteggi maggiori sia per quanto riguarda l’identità nazionale, sia per

quanto riguarda l’identità etnica.

Senso di comunità→ anche in questo caso i giovani impegnati riportano medie più elevate rispetto

ai non impegnati.

Perché?

Interviste semi-strutturate ad alcuni giovani immigrati.

per ora almeno 60 immigrati, maschi e femmine.

Sono state indagate le motivazioni che spingono ad impegnarsi sul territorio italiano,

indipendentemente dall’associazione, e gli effetti della loro partecipazione

Motivazioni:

aiutare le altre persone→ soprattutto se immigrati (immedesimazione)

• mancanza di un lavoro

• 29

svolgere un ruolo di sensibilizzazione rispetto al proprio paese (per quanto riguarda le

• associazioni italiane)

imparare l’italiano

Anche gli immigrati definiscono l’integrazione in vari modi. Indipendentemente dalla nazionalità, vi

è la possibilità di condividere la propria cultura d’origine, di ampliare la propria cerchia di amicizie,

di sviluppare un pensiero complesso (sfaccettare le proprie idee e vedere le cose da più punti di

vista, e di acquisire competenze spendibili in ambito lavorativo.

Le organizzazioni etniche consentono ai ragazzi di riflettere sulla propria cultura e su quella del

paese di accoglienza. Danno la possibilità di utilizzare la propria lingua d’origine.

Le organizzazioni italiane consentono la conoscenza delle leggi, della lingua e rendono possibile

un dialogo fra culture differenti.

A questo punto, affinché il processo di trasformazione sociale potesse effettivamente svilupparsi è

stata data una restituzione, dicendo loro che effettivamente la loro idea era corretta e che a questo

punto sono loro ad avere in mano il potenziale trasformativo. Devono essere consapevoli della

grande potenzialità che hanno in mano.

Sono stati fatti incontri con le associazioni mandando loro questo messaggio.

Il forum si è infine fatto portavoce del loro lavoro.

Questa ricerca sta andando avanti.

Luca Milani

La valutazione delle competenza genitoriali: fattori di rischio e di protezione

Concetto di partenza: resilienza

Resilienza (guscio della lumaca) e resistenza (corazza di un’armatura): sono due concetti

differenti, se la corazza si rompe non torna più nella condizione di prima cioè di sapersi

proteggere, questa è la resistenza.

Il centro della chiocciola non è il guscio ma la sua capacità di adattarsi, la bava fa da fattore

protettivo quando attraversa ad esempio la lama di un rasoio, questa è la resilienza.

Resilienza:

Fa funzionare meglio un sistema che entrando in un sistema resiliente sopravvive all’evento e se

• non lasciato solo può trarne frutto e riorienta il suo percorso futuro

Se si identificano alcuni fattori del sistema sui quali gli operatori possono lavorar per facilitarsi

• l’ingaggiarsi la crescita del sistema funziona meglio

Capacità di resistere ad un evento: riformarsi e rigenerarsi = superare un evento

• Le strategie di coping ci aiutano a superare gli eventi aiutandoci in futuro

• Il percorso va avanti, si considera come il sistema esce dall’evento stressante.

Resistenza:

Capacità di resistere ad un evento: senza danni, senza perdite = resistere ad un evento

• Caratteristiche: rigenerabile, flessibile, elastico

• Concetto on-off, il sistema non si riaggiusta, è danneggiato per sempre

Quindi bisogna aiutare gli operatori a prendere in considerazione i fattori protettivi, nei sistemi

familiari bisogna lavorare su questi.

La resilienza è un processo, NON una caratteristica endogeno di un oggetto o di un sistema,

altrimenti si considererebbero alcuni soggetti invulnerabili. I processi derivano da un buon lavoro

sui fattori protettivi che spesso sono delle caratteristiche del contesto nel quale è inserito il

sistema. 30

In origine si pensava che alcuni bambini fossero resistenti, ma non è un fattore individuale, non

sono caratteristiche del bambino ma la sua resilienza è data da un insieme di fattori presenti nel

contesto.

Rischio e resilienza

La resilienza è stata scoperta per spiegare perché non tutti i bambini esposti a rischi notevoli

sviluppassero comportamenti devianti. Focus puntato sugli elementi di discontinuità che

interrompono una catena di eventi negativi. In una costellazione di fattori di rischio il bambino è in

una situazione di buon adattamento si verifica un processo di resilienza.

Secondo l’approccio di developmental psychopathology, la resilienza non è solo un esito adattivo

positivo, dal risultato miglioro per il futuro. Essa dipende dalla natura dello stressor e dal dominio

nel quale tale evento viene giocato. Le condizioni in cui si esprime la resilienza non sono sempre

replicabili, cioè dipendono dal momento in cui avviene e dalle risorse disponibili in quel momento.

Metafora dell’albero di Sroufe (1997)

Albero che cresce = contesto di crescita di un bambino

Foglia = bambino

Foglia A: Se la foglia sta nella parte dell’albero con tanti elementi nutritivi è una foglia bella vitale, i

bambini cresciuti in buoni contesti

Foglia B: Se la figlia sta in un ramo marginale non è ben nutrita, così un bambino inserito in un

buon contesto di crescita

Foglia C: contesto non ottimo ì, evento potenzialmente in grado di deviare il suo percorso ce ne

sono altri che lo hanno aiutato

Foglia D: il bambino subisce un evento che interrompe il suo contesto di crescita

5 caratteristiche del modello:

· Disturbi come deviazione nel corso del tempo

· Molti percorsi hanno esiti simili

· Dallo stesso percorso si possono avere esiti diversi

· Il cambiamento è possibile in molti momenti

· Il cambiamento è in parte condizionato dal percorso precedente 31


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica: salute, relazioni familiari e interventi di comunità
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giuliabroggi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei percorsi migratori e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Regalia Camillo.

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