Che materia stai cercando?

Riassunto esame Diritto amministrativo, prof. Casalini, libro consigliato Percorsi di diritto amministrativo, Garrone

Riassunto per l'esame di diritto amministrativo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Percorsi di diritto amministrativo, Garrone, ove vengono trattati i seguenti argomenti: i controlli nella Pubblica Amministrazione, la responsabilità dei pubblici dipendenti, la contrapposizione tra la funzione di indirizzo e quella... Vedi di più

Esame di Diritto amministrativo docente Prof. D. Casalini

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

pubbliche imprese al vertice politico.

Importante è poi il 165/2001 dove si ravvisano due serie di norme inerenti il riparto di funzioni tra organi

politici e organi burocrati in quanto l’art 4 reca i principi generali della distinzione e valevoli per tutte le p.a. i

cui vertici siano espressione di rappresentanza politica e dall’altra 14,16,17 fissano le regole di rapporto

valevoli solo per le amministrazioni statali:

Articolo 4Indirizzo 3 del d.lgs n. 29 del 1993, come

politico-amministrativo. Funzioni e responsabilita'(Art.

sostituito prima dall'art. 2 del d.lgs n. 470 del 1993 poidall'art. 3 del d.lgs n. 80 del 1998 e successivamente

modificato dall'art. 1 del d.lgs n. 387 del 1998)

1. Gli organi di governo esercitano le funzioni di indirizzo politico-amministrativo, definendo gli obiettivi ed i

programmi da attuare ed adottando gli altri atti rientranti nello svolgimento ditali funzioni, e verificano la

rispondenza dei risultati dell'attivita' amministrativa e della gestione agli indirizzi impartiti. Ad essi spettano,

in particolare:a) le decisioni in materia di atti normativi e l'adozione dei relativi atti di indirizzo interpretativo

ed applicativo;b) la definizione di obiettivi, priorita', piani, programmi e direttive generali per l'azione

amministrativa e per la gestione;c) la individuazione delle risorse umane, materiali ed economico-finanziarie

da destinare alle diverse finalita' e la loro ripartizione tra gli uffici di livello dirigenziale generale;d) la

definizione dei criteri generali in materia di ausili finanziari a terzi e di determinazione di tariffe, canoni e

analoghi oneri a carico di terzi;e) le nomine, designazioni ed atti analoghi ad essi attribuiti da specifiche

disposizioni;f) le richieste di pareri alle autorita' amministrative indipendenti ed al Consiglio di Stato;g) gli

altri atti indicati dal presente decreto.

2. Ai dirigenti spetta l'adozione degli atti e provvedimenti amministrativi, compresi tutti gli atti che

impegnano l'amministrazione verso l'esterno, nonche' la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa

mediante autonomi poteri di spesa di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. Essi

sono responsabili in via esclusiva dell'attivita' amministrativa, della gestione e dei relativi risultati.

3. Le attribuzioni dei dirigenti indicate dal comma 2 possono essere derogate soltanto espressamente e ad

opera di specifiche disposizioni legislative.

4. Le amministrazioni pubbliche i cui organi di vertice non siano direttamente o indirettamente espressione

di rappresentanza politica, adeguano i propri ordinamenti al principio della distinzione tra indirizzo e

controllo, da un lato, e attuazione e gestione dall'altro.

il riparto di funzioni dell’art 4 è tendenzialmente rigido

importante è anche del 165/2001 l’art 70.6 che afferma che ogni decisione che conferisce ad organi politici

l’adozione di atti di gestione o di atti e provvedimenti amministrativi deve intendersi nel senso che la

relativa competenza spetta ai dirigenti.

La sfera di competenza riservata ai dirigenti è quindi circondata da una doppia garanzia :

1. dice all’interprete di interpretare la norma così come sopra appena detto

2. impegna il legislatore ad adottare come fissa la distinzione tra le due serie di poteri.

Ancora oggi cmq il confine tra le due attività è elastico e sfumato in molti casi come dimostra la questione del

riparto di competenze a proposito dell’adozione degli atti di nomina ( atto puntuale e concreto con cui scegli

chi porre a capo di un ufficio o un ente) che non si capisce se rientra nella sfera dell’indirizzo politico

amministrativo o un di ordinaria amministrazione rientrante fra glia atti di gestione e quindi dovrebbe essere

assegnato alla dirigenza ( dipende molto dal tipo di organo a cui metti a capo la persona e dal grado di

fiduciarietà che richiede il compito nel conferimento degli incarichi dirigenziali il livello apicale o di dirigente

generale è attribuito dal ministro mentre nel caso di incarico di direzione di ufficio dirigenziale di base la scelta

la fa il dirigente dell’ufficio dirigenziale generale della cui struttura quello di base fa parte).

Deroghe a parte questo ora descritto è l’unico assetto della p.a. compatibile con l’assetto costituzionale e in

particolare con il principio dell’imparzialità dell’attività amministrativa.

IL RUOLO E LE FUNZIONI DELLA DIRIGENZA NELL’AMMINISTRAZIONE STATALE

1.LA CONDIZIONE DELLA BUROCRAZIA NEL SECONDO DOPOGUERRA : CENNI.

Culturalmente ottima nell’età tardo liberale ( periodo giolittiano).In epoca fascista si ebbe un ‘governo della

burocrazia’ con la nascita di una amministrazione legislatrice.Nel secondo dopoguerra c’è un’assoggettamento

alle pressioni politiche che solo con il decreto 3 del 1957 si tenta di arginare tramite il riconoscimento di

autonomia decisionale in capo ai direttori generali che fino a quel momento potevano solo porre in essere atti

22

amministrativi attraverso la delega ministeriale.Tali atti sono amministrativi vincolanti in cui deve essere

assente ogni valutazione di carattere personale.Passo successivo verso il riconoscimento normativo della

rilevanza esterna della dirigenza è compiuto dlla l.249/1968 recante DELEGA al governo per il riordino

dell’amministrazione statale con decentramento di funzioni e grazie al quale sono riconosciuti poteri

discrezionale ai capi delle direzioni generali sempre che non incidano su scelte o orientamenti di carattere

generale.

2.IL D.P.R. N.784/1972 INTRODUCE LA DIRIGENZA STATALE.

Ad attuare la suddetta DELEGA interviene il d.lgs. 784/1972 che rimodella le funzioni degli impiegati collocati ai

livelli più alti della burocrazia che vengono definiti DIRIGENTI (e dirigenziali le relative funzioni) e per effetto del

riconoscimento di autonomie funzionali alla dirigenza statale anche i ministeri cambiano fisionomia diventando

organi complessi formati da una pluralità di uffici-organi,ai quali sono preposti i dirigenti,dotati come tali di

rilevanza esterna,

Nasce in tal modo isolando la parte superiore della carriera direttiva la figura della dirigenza statale articolata in

3 qualifiche in ordine ascendente:primo dirigente,dirigente superiore,dirigente generale.

1. primo dirigente : preposto alla direzione degli uffici riuniti in una divisione.

2. dirigente generale : proposto alla direzione delle divisioni riunite in una direzione generale.

3. dirigente superiore : dirige uffici che pur non appartenendo a direzioni generali sono sotto l’immediata

dipendenza organica del ministro ( uffici ministeriali atipici come le sezioni,divisioni.)

se sei dirigente puoi esercitare le funzioni dirigenziali assegnate non all’ufficio come nel passato ma

direttamente al soggetto.

Le funzioni dirigenziali sono elencate nel 784/1972 art 7,8,9..Nel complesso i dirigenti hanno riconsociute le

funzioni già previste dal t.u 3 del 1957 e in più Ai dirigenti spetta anche la responsabilità dirigenziale nei

confronti del ministro art.19. che è pur sempre l’organo responsabile dell’attività del dicastero.

Al ministro rimangono alcune funzioni quale quello di organizzare e coordinare mediante direttive generali e

programmi di massima l’attività del dicastero.Il ministro è l’organo politicamente responsabile e ha in

compensazione alle funzioni date ai dirigenti la potestà di indirizzo e quella di controllo sanzione in caso di

responsabilità dirigenziale.Residualmente ha tutte le cometenze gestionali non previste dagli art 7 8 9. ed ha

poteri seppur attenuati di supremazia gerarchica del vertice politico verso i dirigenti.Non può più dare ai

dirigenti ordini ( che vincolano fine e modo) ma solo direttive ( che vincolano fine ma lasciano libertà della

modalità d’azione.

Inoltre il ministro può entro 40 giorni dall’emanazione annullare per vizi di legittimità o riformare per motivi di

merito gli atti dei dirigenti ecc ( vedi art 3 del decreto).

Ultima questione è quella relativa alla definitività degli atti dei dirigent.Non tutti sono definitivi.A tal proposito si

aprono due questioni : quali sono definitivi e che influenza su questi hanno i poteri di riasema revisione ed

evocazione ministeriale.

Nel silenzio della legge la dottrina dice più cose e per noi maggiormente condivisibili è la tesi secondo cui in

presenza di atti definitivi non possono esistere poteri di sovraordinazione gerarchica poiché la comptetenza

esclusiva del dirigente elide ogni vincolo di tipo gerarchico nei confronti del ministro.

E’ da dire che tale decreto è stato abbastanza un fallimento anche perché i ministri tengono per loro tutti i poteri

di gestione e per esempio non emanano direttive.

3.IL D.LGS. N. 29 DEL 1993 ATTUA LA PRIMA PRIVATIZZAZIONE DEL PUBBLICO IMPIEGO.

Il decreto 784 del 1972 è rimasto in vigore fino all’emanazione del d.lgs. 29/1993 che ha ricondotto il rapporto di

lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni al diritto privato ed è un importante punto di approdo

nello sviluppo dei rapporti tra politica e amministrazione :

Art. 3. (a) Indirizzo politico-amministrativo Funzioni e responsabilità Gli organi di governo esercitano le funzioni

di indirizzo politico-amministrativo, definendo gli obiettivi ed i programmi da attuare ed adottando gli altri atti

rientranti nello svolgimento di tali funzioni, e verificano la rispondenza dei risultati dell'attività amministrativa e

della gestione agli indirizzi impartiti. Ad essi spettano, in particolare:

1. le decisioni in materia di atti normativi e l'adozione dei relativi atti di indirizzo interpretativo ed

applicativo;

la definizione di obiettivi, priorità, piani, programmi e direttive generali per l'azione amministrativa e per la

gestione; 23

la individuazione delle risorse umane, materiali ed economico finanziarie da destinare alle diverse finalità e la

loro ripartizione tra gli uffici di livello dirigenziale generale;

la definizione dei criteri generali in materia di ausili finanziari a terzi e di determinazione di tariffe, canoni e

analoghi oneri a carico di terzi;

le nomine, designazioni ed atti analoghi ad essi attribuiti da specifiche disposizioni;

le richieste di pareri alle autorità amministrative indipendenti ed al Consiglio di Stato;

g)gli altri atti indicati dal presente decreto.

Ai dirigenti spetta l'adozione degli atti e provvedimenti amministrativi, compresi tutti gli atti che impegnano

l'amministrazione verso l'esterno, nonché la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante autonomi

poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. Essi sono responsabili in via

(b).

esclusiva dell'attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati

Le attribuzioni dei dirigenti indicate dal comma 2 possono essere derogate soltanto ad opera di specifiche

disposizioni legislative.

Le amministrazioni pubbliche i cui organi di vertice non siano direttamente o indirettamente espressione di

rappresentanza politica, adeguano i propri ordinamenti al principio della distinzione tra indirizzo e controllo, da

un lato, e attuazione e gestione dall'altro.

Corollario dell’attribuzione di autonome funzioni è la previsioni di una specifica responsabilità per la gestione

ed i relativi risultati :

Articolo 20

(Verifica dei risultati. Responsabilità dirigenziali)

1. I dirigenti generali ed i dirigenti sono responsabili del risultato dell'attività svolta dagli uffici ai quali sono

preposti, della realizzazione dei programmi e dei progetti loro affidati in relazione agli obiettivi dei rendimenti e

dei risultati della gestione finanziaria, tecnica ed amministrativa, incluse le decisioni organizzative e di gestione

del personale. All'inizio di ogni anno, i dirigenti presentano al direttore generale, e questi al Ministro, una

relazione sull'attività svolta nell'anno precedente.

Una considerazione ancora si impone : il decreto 29/1993 isola le disposizioni volte a disciplinare le disposizioni

relative al regime della dirigenza pubblica che si trovano agli articoli 13/29) .Modificate nel 1993 ( per cui tutte

le amministrazioni non statali dovevano adeguarsi ai principi proprio di quelle statali sulla dirigenza) e ritenuta

tale modifica incostituzionale nel 98 si è risistemata la materia dicendo che le norme previste sono direttamente

applicabili solo alle amministrazioni statali e le altre devono adattarsi bel rispetto delle loro peculiarità agli art

13/29.

Questo impianto normativo è stato confermato nel 2001 dalla l.165 ma rimane aperta la questione della

compatibilità con la riforma attuata nel 2001 di riforma del titolo V.

Sembra di si ( leggi pag 99).

3.1 LE QUALIFICHE DIRIGENZIALI.

Con il decreto 29 le qualifiche da 3 diventano 2 e sono dirigente e dirigente generale ( scompare dirigente

superiore) e il rapporto di lavoro dei dirigenti è entrato in campo privatistico,quello dei dirigenti generali è

rimasto in ambito pubblicistico.Per potere meglio individuare le figure dirigenziali è stato creato un ALBO con i

relativi curricula.L’accesso alla qualifica di dirigente avviene tra 2 modalità tra loro alternative :

1. concorso per esami indetto dalla singola amministrazione

2. corso-concorso selettivo di formazione presso la scuola superiore di pubblica amministrazione.

Acquisita la qualifica il dirigente deve ancora ricevere l’incarico (in base a tipo di incario e tipo di qualifiche del

soggetto ecc. art 19) di funzioni dirigenziali che possono essere di direzione ( 16 17),ispezione,studio e

ricerca.Per i dirigenti in servizio il meccanismo di conferimento degli incarichi è ancorata alla preminenza della

qualifica ( solo il dirigente generale può avere incarichi di direzioni di uffici di livello dirigenziale generale).

Importante è il meccanismo di nomina dei dirigenti generali (21) in cui non è previsto un aumnento di grado per

sola anzianità ed è ammessa la nomina di soggetti non apparteneti alla dirigenza di ruolo quindi le procedure di

selezione della dirigenza pubblica indicate prima ( corso-concorso o concorso per esami) non costituiscono un

presupposto indefettibile.

Articolo 21

(Nomina dei dirigenti generali)

1. Nei limiti delle disponibilità di organico delle amministrazioni ed enti di cui all'articolo 15, comma 1, la nomina

24

a dirigente generale è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio

dei Ministri, su proposta del Ministro competente, a favore di soggetti dotati di professionalità adeguata alle

funzioni da svolgere, con qualifica di dirigente dei ruoli delle predette amministrazioni ed enti. La nomina può,

altresì, essere disposta in favore di esperti di particolare qualificazione in possesso di requisiti da determinarsi

con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la funzione pubblica, ovvero

di persone che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati o aziende pubbliche e private con

esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali, o dai settori della ricerca e della

docenza universitaria, dalle magistrature e Avvocatura dello Stato.

3.2 LE FUNZIONI DIRIGENZIALI.

Sempre dal decreto 29 :

Articolo 14

(Indirizzo politico-amministrativo)

1. Il Ministro esercita le funzioni di cui all'articolo 3, comma 1. A tal fine, periodicamente e comunque ogni anno

entro sessanta giorni dall'approvazione del bilancio, anche sulla base delle proposte dei dirigenti generali:a)

definisce gli obiettivi ed i programmi da attuare, indica le priorità ed emana le conseguenti direttive generali per

l'azione amministrativa e per la gestione;b) assegna, a ciascun ufficio di livello dirigenziale generale, una quota

parte del bilancio dell'amministrazione, commisurata alle risorse finanziarie, riferibili ai procedimenti o

subprocedimenti attribuiti alla responsabilità dell'ufficio, e agli oneri per il personale e per le risorse strumentali

allo stesso assegnati. 2. In relazione anche all'esercizio delle funzioni di cui al comma 1, i consigli di

3. Gli atti di competenza dirigenziale non sono soggetti ad

amministrazione svolgono compiti consultivi.

avocazione da parte del Ministro, se non per particolari motivi di necessità ed urgenza specificamente indicati

nel provvedimento di avocazione, da comunicare al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Articolo 16

(Funzioni di direzione dei dirigenti generali)

1. I dirigenti generali formulano proposte al

nell'esercizio dei poteri e delle attribuzioni di cui all'articolo 3:a)

Ministro, anche ai fini della elaborazione di programmi, di direttive, di schemi di progetti di legge o di atti di

competenza ministeriale;b) curano l'attuazione dei programmi definiti dal Ministro ed a tal fine adottano

progetti, la cui gestione è attribuita ai dirigenti, indicando le risorse occorrenti alla realizzazione di ciascun

progetto;c) esercitano i poteri di spesa, nei limiti degli stanziamenti di bilancio, e di acquisizione delle entrate,

definendo i limiti di valore delle spese che i dirigenti possono impegnare;d) determinano, informandone le

organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale, i criteri generali di organizzazione

degli uffici, secondo i princìpi di cui al titolo I e le direttive dei Ministri, definendo, in particolare, l'orario di

servizio e l'orario di apertura al pubblico e l'articolazione dell'orario contrattuale di lavoro in relazione alle

esigenze funzionali della struttura organizzativa cui sono preposti, previo eventuale esame con le

organizzazioni sindacali di cui all'articolo 45, comma 8, secondo le modalità di cui all'articolo 10; e) adottano gli

atti di gestione del personale e provvedono all'attribuzione dei trattamenti economici accessori spettanti al

personale, nel rispetto di quanto stabilito dai contratti collettivi per il personale di cui all'articolo 2, comma 2;f)

promuovono e resistono alle liti ed hanno il potere di conciliare e transigere;g) coordinano le attività dei

responsabili dei procedimenti individuati in base alla legge 7 agosto 1990, n. 241;h) verificano e controllano le

attività dei dirigenti, anche con potere sostitutivo in caso di inerzia degli stessi; i) richiedono direttamente pareri

agli organi consultivi dell'amministrazione e forniscono risposte ai rilievi degli organi di controllo sugli atti di

competenza;l) propongono l'adozione delle misure di cui all'articolo 20, comma 5, nei confronti dei dirigenti.

Articolo 17

(Funzioni di direzione del dirigente)

1. Al dirigente competono la direzione, secondo

nell'esercizio dei poteri e delle attribuzioni di cui all'articolo 3:a)

le vigenti disposizioni, di uffici centrali e periferici con circoscrizione non inferiore a quella provinciale o di

particolare rilevanza;b) la direzione e il coordinamento dei sistemi informatico- statistici e del relativo

personale;c) l'esercizio dei poteri di spesa, per quanto di competenza, nonché dei poteri di gestione inerenti alla

realizzazione dei progetti adottati dal dirigente generale;d) la verifica periodica del carico di lavoro e della

produttività dell'ufficio, previo eventuale esame con le organizzazioni sindacali di cui all'articolo 45, comma 8,

secondo le modalità di cui all'articolo 10; la verifica sulle stesse materie riferita ad ogni singolo dipendente e

l'adozione delle iniziative nei confronti del personale, ivi comprese in caso di insufficiente rendimento o per

situazione di esubero, le iniziative per il trasferimento ad altro ufficio o per il collocamento in mobilità;e)

25

l'attribuzione di trattamenti economici accessori per quanto di competenza, nel rispetto dei contratti collettivi;f)

l'individuazione, in base alla legge 7 agosto 1990, n. 241, dei responsabili dei procedimenti che fanno capo

all'ufficio e la verifica, anche su richiesta di terzi interessati, del rispetto dei termini e degli altri adempimenti;g)

le risposte ai rilievi degli organi di controllo sugli atti di propria competenza e, ove preposto ad un ufficio

periferico, le richieste di pareri agli organi consultivi periferici dell'amministrazione; h) la formulazione di

proposte al dirigente generale in ordine anche all'adozione di progetti e ai criteri generali di organizzazione

Il dirigente preposto agli uffici periferici di cui al comma 1, lettera a), provvede in particolare alla

degli uffici.2.

gestione del personale e delle risorse finanziarie e strumentali assegnate a detti uffici ed è sovraordinato agli

uffici di livello inferiore operanti nell'ambito della circoscrizione, nei confronti dei quali svolge altresì funzioni di

indirizzo, coordinamento e vigilanza. Provvede inoltre all'adeguamento dell'orario di servizio e di apertura al

pubblico tenendo conto della specifica realtà territoriale, fatto salvo il disposto di cui all'articolo 36 della legge 8

giugno 1990, n. 142, nonché all'articolazione dell'orario contrattuale di lavoro, previo eventuale esame con le

organizzazioni sindacali di cui all'articolo 45, comma 8, secondo le modalità di cui all'articolo 10.

Così ricostruite le funzioni dirigenziali dobbiamo esaminare un altro aspetto controverso della prima

privatizzazione : il problema del sopravvivenza dei poteri della supremazia gerarchica nei confronti dei dirigenti

( poteri di annullamento d’ufficio,di riserva,revoca,avocazione) previsti dal decreto 74/1972.

il decreto 29 si occupa esplicitamente del potere di avocazione all’art 14.3

3. Gli atti di competenza dirigenziale non sono soggetti ad avocazione da parte del Ministro, se non per

particolari motivi di necessità ed urgenza specificamente indicati nel provvedimento di avocazione, da

comunicare al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Con riguardo ai restanti poteri di supremazia gerarchica il problema è aperto.Possiamo però argomentare che il

canone di distinzione delle funzioni di indirizzo da quelle di gestione dovrebbe portare con sé anche quello della

esclusività delle competenze così come quello della definitività dei relativi atti.Ferma restando l’istituto della

responsabilità dirigenziale.Dubbia è l’esistenza di un rapporto di gerarchia tra le due figure di dirigenti,generali

e non..Nell’art 29 ci sono alcuni elementi che fanno supporre una gerarchia ( potere di sostituzione in caso di

inerzia del dirigente cos’ come il potere di attribuire le risorse da gestire e quindi anche i compiti ma mancano

espressi poteri che implicherebbero una gerarchia come il potere di annullamento e di ordine,

D’altro canto anche per il dirigente la previsione di una responsabilità per risultati non depone a favore di un

rapporto di gerarchia nei confronti del dirigente generale..

4.LA LEGGE 59 DEL 1997 AVVIA LA SECONDA PRIVATIZZAZIONE DEL PUBBLICO IMPIEGO

N.B. di privatizzazioni ne conosciamo 2 comportate la prima dal d.lgs. 29/1993 e la seconda dal 59/1997 ,31

marzo 98 ecc.La periodizzazione si è al momento conclusa con l’emanazione del d,lgs. 165/2001 recante il t.u. in

materia di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni.Non introduce per conto una terza

privatizzazione la egge 14572002 che modifica il suddetto t.u. per la parte concernente la dirigenza pubblica.

Legge 59/1997 = BASSANINI 1 recante delega al governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed

enti locali per la riforma della p.a. e per la semplificazione amministrativa ed è caratterizzata dall’emanazione di

una serie di decreti ( 80 e 387 del 1998) che danno una nuova disciplina al 29/1993 in materia di dirigenza

pubblica.

Per quanto concerne la dirigenza la legge ha fissato all’11.4 i seguenti princicipi e criteri direttivi:

completare l'integrazione della disciplina del lavoro pubblico con quella del lavoro privato e la conseguente

a)

estensione al lavoro pubblico delle disposizioni del codice civile e delle leggi sui rapporti di lavoro privato

nell'impresa; estendere il regime di diritto privato del rapporto di lavoro anche ai dirigenti generali ed equiparati

delle amministrazioni pubbliche, mantenendo ferme le altre esclusioni di cui all'articolo 2, commi 4 e 5, del

decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29;

prevedere per i dirigenti, compresi quelli di cui alla lettera l'istituzione di un ruolo unico interministeriale

b) a),

presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, articolato in modo da garantire la necessaria specificità tecnica;

Preliminarmente va detto che delega il governo ad emanare decreti legislativi volti a :

razionalizzare l'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri, anche attraverso il

a)

riordino, la soppressione e la fusione di Ministeri, nonchè di amministrazioni centrali anche ad ordinamento

autonomo; 26

riordinare gli enti pubblici nazionali operanti in settori diversi dalla assistenza e previdenza, nonchè gli enti

b)

privati, controllati direttamente o indirettamente dallo Stato, che operano, anche all'estero, nella promozione e

nel sostegno pubblico al sistema produttivo nazionale;

riordinare e potenziare i meccanismi e gli strumenti di monitoraggio e di valutazione dei costi, dei rendimenti

c)

e dei risultati dell'attività svolta dalle amministrazioni pubbliche;

riordinare e razionalizzare gli interventi diretti a promuovere e sostenere il settore della ricerca scientifica e

d)

tecnologica nonchè gli organismi operanti nel settore stesso.

per effetto di tale delega sono stati emanati i decreti nel 1999 per il riordino dei ministeri,della pds consiglio e

dei controlli interni.

per quel che riguarda le modifiche apportate al decreto 29/1993 diciamo subito che la scelta originaria di

sottrarre i dirigenti generali alla disciplina privatistica fu dettata da ragioni politico-sindacale e fu anche però

avallata dalla corte costituzionale che giustificava tale scelta in virtù della particolare funzione e posizione di

collegamento tra politica e vertcici di dirigenza che rivestivano i dirigenti generali.Tuttavia il legislatore ha

deciso di tornare sui propri passi.La corte investita della questione di costituzionalità con riguardo alla

violazione dei 97 e 98 cost per l’esserita imposibilità di garantire ai vertici burocratici una condizione di stabilità

compatibile con il dovere di imparzialità e buon andamento della p.a. ha subito dichiarato manifestamente

infondata la questione.

Con riguardo all’altra questione ( 11.4 comma b) va detto che la creazione di un ruolo unico per tutte le

amministrazioni statali,anche di ordinamento autonomo è uno degli aspetti più pregnanti della seconda

stagione di privatizzazione per ciò che concerne la dirigenza statale.

il ruolo unico è il perno attorno al quale ruotano in maniera armonica la temporaneità degli incarichi dirigenziali

e la stabilità del rapporto di lavoro del dirigente.Il 29/93 aveva previsto un semplice albo ora è previsto un ruolo

unico in cui devono essere iscritti tutti i dirigenti in servizio delle amministrazioni statali articolato in due

fasce.Tale distinzione in 2 ha due fini 1) per il trattamento economico 2) per il conferimento di incarichi di

dirigenza generale.

scompare l’articolazione della dirigenza in due distinte qualifiche ( dirigente generale,dirigente) : ora i dirigenti

statali sono o di prima o di seconda fascia.

Non è necessario essere di prima fascia ( la superiore) per svolgere funzioni dirigenziali di livello dirigenziale

generale.Ora tutto ruota intorno al conferimento dell’incarico poiché è quest’ultimo a qualificare il dirigente

come preposto a funzioni di livello generale o meno mentre prima solo chi era dirigente generale poteva

svolgere quei ruoli.

La suddivisione in due fasce è cmq frutto di un compromesso politico-sindacale.

Ai sensi dell’art 23 nella prima fascia confluiscono ,in sede di prima applicazione dea riforma del 98,i dirigenti

generali in servizio.A regime – cioè quando non ci saranno più nuovi dirigenti generali non essendo più prevista

la figura- i dirigenti della seconda fascia che hanno coperto incarichi di direzione di uffici dirigenziali generali

per almeno 5 anni senza essere incorsi in ipotesi di resp.dirigenziale grave.Nella seconda fascia confluiscono i

dirigenti in servizio alla data di entrata in vigore della riforma e successivamente a regime i dirigenti di nuova

leva.

L’iscrizione a ruolo unico è condizione necessaria per ricevere l’incarico di funzioni dirigenziali.Con questa

riforma si incentiva la mobilità orizzontale da un ministero all altro senza creare specialisti nella materia ma

nella gestione come in ambito privato e perde valore il vecchio ruolo della anzianità a scapito del profilo

professionale.

4.1 GLI INCARICHI DI FUNZIONI DIRIGENZIALI.

Con i decreti correttivi e integrativi emanati nel 1998 a favore del 29/1993 si delinea nitidamente la

contrapposizione tra stabilità del rapporto di lavoro della dirigenza di ruolo e temporaneità degli incarichi

dirigenziali. ( che differenza c’è tra i due? definiscili)

alla dirigenza di ruolo si accede solo tramite concorso per esami per il quale sono previste due distinte

procdure : l’una riservata a chi è già dipendente dell’amministrazione e l’altra ai terzi.Scompare il meccanismo

di reclutamento basato sul corso concorso presso la scuola superiore della p.a. che si concentra a istruire i neo

27

assunti.

il rapporto di lavoro del dirigente di ruolo è sottoposto alla disciplina privatistica,è a tempo indeterminato e

trova origine nel contratto individuale che il vincitore del concorso stipula con l’amministrazione di

appartenenza.In qusta fase il dirigente neo assunto ed iscritto nella seconda fascia del ruolo unico non svolge

ancora funzioni dirigenziali che gli devono poi essere assegnate.

La disciplina degli incarichi è contenuta nel art 19 della 29/1993:

Art. 19. (a) (b) Incarichi di funzioni dirigenziali

Per il conferimento di ciascun incarico di funzione dirigenziale e per il passaggio ad incarichi di funzioni

dirigenziali diverse, si tiene conto della natura e delle caratteristiche dei programmi da realizzare, delle attitudini

e della capacità professionale del singolo dirigente, anche in relazione ai risultati conseguiti in precedenza,

applicando di norma il criterio della rotazione degli incarichi. Al conferimento degli incarichi e al passaggio ad

(c)

incarichi diversi non si applica l'articolo 2103, primo comma, del codice civile in relazione all'equivalenza di

mansioni.

Tutti gli incarichi di direzione degli uffici delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo,

sono conferiti a tempo determinato, secondo le disposizioni del presente articolo. Gli incarichi hanno durata

non inferiore a due anni e non superiore a sette anni, con facoltà di rinnovo. Il trattamento economico é

regolato ai sensi dell'articolo 24 ed ha carattere onnicomprensivo.

Gli incarichi di Segretario generale di ministeri, gli incarichi di direzione di strutture articolate al loro interno in

uffici dirigenziali generali e quelli di livello equivalente sono conferiti con decreto del Presidente della

Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro competente, a dirigenti

della prima fascia del ruolo unico di cui all'articolo 23 o, con contratto a tempo determinato, a persone in

possesso delle specifiche qualità professionali richieste dal comma 6.

Gli incarichi di direzione degli uffici di livello dirigenziale generale sono conferiti con decreto del Presidente del

Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro competente, a dirigenti della prima fascia del ruolo unico di cui

all'articolo 23 o, in misura non superiore ad un terzo, a dirigenti del medesimo ruolo unico ovvero, con contratto

a tempo determinato, a persone in possesso delle specifiche qualità professionali richieste dal comma 6.

Gli incarichi di direzione degli uffici di livello dirigenziale sono conferiti, con decreto del dirigente generale, ai

dirigenti assegnati al suo ufficio ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera c).

Gli incarichi di cui ai commi precedenti possono essere conferiti con contratto a tempo determinato, e con le

medesime procedure, entro il limite del 5 per cento dei dirigenti appartenenti alla prima fascia del ruolo unico e

del 5 per cento di quelli appartenenti alla seconda fascia, a persone di particolare e comprovata qualificazione

professionale, che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati o aziende pubbliche e private

con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali, o che abbiano conseguito una

particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e

postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche o da concrete esperienze di lavoro, o provenienti dai settori

della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato. Il

trattamento economico può essere integrato da una indennità commisurata alla specifica qualificazione

professionale, tenendo conto della temporaneità del rapporto e delle condizioni di mercato relative alle

specifiche competenze professionali. Per il periodo di durata del contratto, i dipendenti di pubbliche (d)

amministrazioni sono collocati in aspettativa senza assegni, con riconoscimento dell'anzianità di servizio.

Gli incarichi di direzione degli uffici dirigenziali di cui ai commi precedenti sono revocati nelle ipotesi di

responsabilità dirigenziale per inosservanza delle direttive generali e per i risultati negativi dell'attività

amministrativa e della gestione, disciplinate dall'articolo 21, ovvero nel caso di risoluzione consensuale del

contratto individuale di cui al comma 2 dell'articolo 24.

Gli incarichi di direzione degli uffici dirigenziali di cui al comma 3 possono essere confermati, revocati,

modificati o rinnovati entro novanta giorni dal voto sulla fiducia al Governo. Decorso tale termine, gli incarichi

per i quali non si sia provveduto si intendono confermati fino alla loro naturale scadenza.

Degli incarichi di cui ai commi 3 e 4 é data comunicazione al Senato della Repubblica ed alla Camera dei

deputati, allegando una scheda relativa ai titoli ed alle esperienze professionali dei soggetti prescelti.

I dirigenti ai quali non sia affidata la titolarità di uffici dirigenziali svolgono, su richiesta degli organi di vertice

delle amministrazioni che ne abbiano interesse, funzioni ispettive, di consulenza, studio e ricerca o altri

incarichi specifici previsti dall'ordinamento. Le modalità per l'utilizzazione dei predetti dirigenti sono stabilite

con il regolamento di cui all'articolo 23, comma 3.

Per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, per il Ministero degli affari esteri nonché per le amministrazioni che

esercitano competenze in materia di difesa e sicurezza dello Stato, di polizia e di giustizia, la ripartizione delle

28

attribuzioni tra livelli dirigenziali differenti é demandata ai rispettivi ordinamenti.

Per il personale di cui all'articolo 2, comma 4, il conferimento degli incarichi di funzioni dirigenziali continuerà

ad essere regolato secondo i rispettivi ordinamenti di settore.

Con riguardi al comma 2 nasce un problema : la fattispecie del conferimento dell’incarico consta solamente di

un contratto ed è da reputarsi espressione dei poteri privatistici di gestione dei rapporti di lavoro oppure

conserva una sua connotazione pubblicistica?In quest’ultimo caso se si ravvisa oltre al contratto il

provvedimento amministrativo di conferiemento dell’incarico è lecito domandarsi in che rapporto stiano i due.I

più preferiscono cmq dare una connotazione pubblicistica anche in cirtù del comma 3 e 4 mentre con riguardo

alla relazione tra provvedimento amministrativo e contratto diverse sono le tesi.La dottrina dice che è il

contratto ad accedere al provvedimento seguendone le sorti.La corte dei conti inverce afferma che è il contratto

che precede il provvedimento definendo gli aspetti sostanziali del rapporto.

Come vedremo in seguito la 145/2002 ha cercato di chiarire la situa optando per una ricostruzione in termini

pubblicistici della fattispecie e per la preminenza del provvedimento rispetto al contratto.Pare cmq sempre da

respingere una tesi del tutto privatistica della vicenda.

La durata del contratto non è a caso ma rispose all’esigenza di dare un tot di tempo al dirigente per fare il suo

lavoro al riparo da condizionamenti politici.Vedi art. 19 comma 7 e ricorda che l’incarico non può essere

arbitrariamente revocato in quanto la revoca è possibile solo nelle ipotesi di responsabilità dirigenziale.C’è cmq

una scappatoia per fare fuori uno non gradito : attendi la scadenz del contratto e non lo rinnovi senza nessun

obbligo di motivazione a proposito in quanto il rinnovo è una facoltà e non un obbligo.

4.1.1. GLI INCARICHI A LIVELLO APICALE.

Si possono distinguere 3 livelli di incarichi :

1. livello apicale ( SEGRETARIO GENERALE,CAPO DIPARIMENTO o equivalenti).

2. livello generale ( incarichi di direzione di ufficio di livello dirigenziale generale)

3. livello non generale ( dato da incarico di direzione di ufficio di livello non dirigenziale).

il livello sub 1) corrisponde agli incarichi di direzione di apparati articolati al loro interno in uffici di livello

dirigenziale generale. ( a tal proposito interessante è il richiamo alla riforma dei ministeri – ridurli nel

numero,renderli omogenei nell’organizzazione,sottarre loro le operazioni tecnico amministrative date ad

agenzie specializzate-.Con il rinnovo dei ministeri costosi e lenti ecc.,si prevedono due soli modelli organizzativi

: quello facente capo al dipartimento ( previsto per la generalità dei ministeri) e quello facente capo alla

direzione generale ( previsto per il ministero esteri,difesa,attività culturali) e ognuna di queste strutture

raggruppa al suo interno una pluralità di uffici dirigenziali generali.

il decreto in questione di riordino e spiegazione è il 300/1999 di cui riportiamo:

Articolo 5(I dipartimenti)

1. I dipartimenti sono costituiti per assicurare l'esercizio organico ed integrato delle funzioni del ministero. Ai

dipartimenti sono attribuiti compiti finali concernenti grandi aree di materie omogenee e i relativi compiti

strumentali, ivi compresi quelli di indirizzo e coordinamento delle unita' di gestione in cui si articolano i

dipartimenti stessi, quelli di organizzazione e quelli di gestione delle risorse strumentali, finanziarie ed umane

ad essi attribuite.

2. L'incarico di capo del dipartimento viene conferito in conformita' alle disposizioni di cui all'articolo 19 del

decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e successive modificazioni ed integrazioni.

3. Il capo del dipartimento svolge compiti di coordinamento, direzione e controllo degli uffici di livello

dirigenziale generale compresi nel dipartimento stesso, al fine di assicurare la continuita' delle funzioni

dell'amministrazione ed e' responsabile dei risultati complessivamente raggiunti dagli uffici da esso dipendenti,

in attuazione degli indirizzi del ministro.

4. Dal capo del dipartimento dipendono funzionalmente gli uffici di livello dirigenziale generale compresi nel

dipartimento stesso.

5. Nell'esercizio, dei poteri di cui ai precedenti commi 3 e 4, in particolare, il capo del dipartimento:a) determina i

programmi per dare attuazione agli indirizzi del ministro;b) alloca le risorse umane, finanziarie e strumentali

disponibili per l'attuazione dei programmi secondo principi di economicita', efficacia ed efficienza, nonche' di

rispondenza del servizio al pubblico interesse;c) svolge funzioni di propulsione, di coordinamento di controllo e

29

di vigilanza nei confronti degli uffici del dipartimento;d) promuove e mantiene relazioni con gli organi

competenti dell'Unione europea per la trattazione di questioni e problemi attinenti al proprio dipartimento;e)

adotta gli atti per l'utilizzazione ottimale del personale secondo criteri di efficienza, disponendo gli opportuni

trasferimenti di personale all'interno del dipartimento;f) e' sentito dal ministro ai fini dell'esercizio del potere di

proposta per il conferimento degli incarichi di direzione degli uffici di livello dirigenziale generale, ai sensi

dell'articolo 19, comma 4, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29;g) puo' proporre al ministro l'adozione

dei provvedimenti di revoca degli incarichi di direzione degli uffici di livello dirigenziale generale, ai sensi

dell'articolo 19, comma 7, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e, comunque, viene sentito nel relativo

procedimento;h) e' sentito dal ministro per l'esercizio delle attribuzioni a questi conferite dall'articolo 14,

comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29.

6. Con le modalita' di cui all'articolo 16, comma 5, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, possono essere

definiti ulteriori compiti del capo del dipartimento.

Articolo 6(Il segretario generale)

1. Nei ministeri di cui al precedente articolo 3, comma 1, ove previsto da precedenti disposizioni di legge o

regolamentari, l'ufficio del segretario generale e' soppresso. I compiti attribuiti a tale ufficio sono distribuiti tra i

capi dei dipartimenti con il regolamento di cui al precedente articolo 4.

2. Nei ministeri di cui al precedente articolo 3, comma 2, e' istituito l'ufficio del segretario generale. Il segretario

generale opera alle dirette dipendenze del ministro. Assicura il coordinamento dell'azione amministrativa;

provvede all'istruttoria per l'elaborazione degli indirizzi e dei programmi di competenza del ministro; coordina

gli uffici e le attivita' del ministero; vigila sulla loro efficienza e rendimento e ne riferisce periodicamente al

ministro.

Le due figure menzionate non svolgono funzioni omogenee: solo al capo dipartimento spettano funzioni di

direzione dei suoi sottostanti mentre il segretario generale è un organo di collaborazione del ministro.Anzi forse

solo il capo di dipartimento può essere definito dirigente apicale ( torchia).Comunque sappiamo che una

precisa configurazione di questi 2 non l’abbiamo.

in base all’art 19.3 tali incarichi sono conferiti.Il 19.8 prevede uno spoils sistem non automatico.

4.1.2. GLI INCARICHI DI FUNZIONI DIRIGENZIALI DI LIVELLO GENERALE,DI FUNZIONI DIRIGENZIALI E GLI

INCARICHI A SOGGETTI ESTERNI

Il livello 2 dell’elenco degli incarichi dirigenziali (vedi su) corrisponde agli incarichi di direzione di uffici

dirigenziali di livello generale e le modalità di conferimento sono disciplinate al 4 comma del art 19 vedi su.Tali

incarichi si possono conferire sia a dirigenti di prima che di seconda fascia e con contratto a tempo determinato

a persone in possesso di specifiche qualità professionali.

A parte l ipotesi di conferimento dell’incarico ai terzi la qualifica di dirigente di prima o di seconda fascia non

condiziona necessariamente il tipo di incarico : tale discorso però non vale come si è visto per gli incarichi di

livello apicale.

il livello 3 dello stesso elenco riguarda gli incarichi di direzione di uffici dirigenziali non generali e il

conferimento è disciplinato dall’art 19.5.

il 19.6 riguarda invece il conferimento di incarichi ai terzi.Con il termine ‘terzi’ si possono intendere tanto i

soggetti che sono esterni ai ruoli dirigenziali ma sono interni alla p.a. ( cioè i funzionari) quanto gli esterni ala

p.a.

Ricorda infine che non tutti i dirigenti ricevono necessariamente un incarico di funzioni dirigenziali (tal

proposito c’è l’art 19.10.) e fa cose più brutte e meno pagate e senza un limite massimo di tempo stabilito!

4.2 LE FUNZIONI MINISTERIALI E LA DISTINZIONE FRA MACRO E MICRO ORGANIZZAZIONE.

Dal 98 l’art 3 del 29/93 è stato modificato rendendo più netta la distinzione tra funzioni di indirizzo/controllo e

funzioni di gestione dall’altro aggiungendo un elenco (3.1) in cui sono previste le competenze degli organi di

governo.Sono vere e proprie funzioni di indirizzo e strumentali nel senso che consentono all’organi politico di

30

porre in essere le condizioni ottimali per la corretta definizione degli obiettivi.

Infine la lettera g dell’art 3 rinvia agli altri atti indicati dal d.lgs. 29 e in particolar modo interessanti sono l’art 2 e

l’art 4 che statuiscono che sono sottoposti a regime pubblicistico e promanano dagli organi di governo gli atti

organizzativi,normativi e non da adottarsi secondo i principi fissati da disposizioni di legge che definiscono le

linee fondamentali di organizzazione degli uffici,determinano le dotazioni organiche complessive ecc..

Grazie all’art 2 ricaviamo la distinzione di macroorganizzazione ( che riguarda a) l’individuazione e il numero

dei ministeri e della relativa tipologia amministrativa – dipartimenti,direzioni generali,agenzie – ivi compresa la

fissazione del numero massimo di unità di primo livello, b9 l’individuazione del numero effettivo di unità di

primo livello,dipartimenti e direzioni generali e dei relativi compiti così come la disciplina e l organizzazione

dopo l’individuazione degli uffici di livello dirigenziale generale e l’individuazione degli uffici generali non

dirigenziali e la distribuzione fra i medesimi dei compiti relativi.

Dal 4.2 sappiamo che rientrano nella microorganizzazione le determinazioni inerenti all’organizzazione dei

singoli uffici che sono assunte dai dirigenti.

La distinzione fra macro e micro serve anche a superare l annosa questione della riserva di legge che prima in

modo panpubblicistico affermava che la p.a. doveva essere organizzata solo secondo legge o cmq secondo

derivazione pubblicistica.

Oltre al suddetto articolo 3 altro articolo importante con riguardi alle funzioni ministeriali è l’art.14 che al comma

2 introduce tramite l’istituzione di uffici di diretta collaborazione un supporto nell’esercizio delle funzioni

ministeriali che si concretizza in una forma di controllo a carattere collaborativi ed un raccordo tra sfera politica

ed amministrativa.

Art. 14. (a) Indirizzo politico-amministrativo

Il Ministro esercita le funzioni di cui all'articolo 3, comma 1. A tal fine periodicamente, e comunque ogni

 anno entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio, anche sulla base delle

proposte dei dirigenti di cui all'articolo 16:

0 definisce obiettivi, priorità, piani e programmi da attuare ed emana le conseguenti direttive generali

per l'attività amministrativa e per la gestione;

1 effettua, ai fini dell'adempimento dei compiti definiti ai sensi della lettera a), l'assegnazione ai

dirigenti preposti ai centri di responsabilità delle rispettive amministrazioni delle risorse di cui

all'articolo 3, comma 1, lettera c), del presente decreto, ivi comprese quelle di cui all'articolo 3

(b),

del decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279 ad esclusione delle risorse necessarie per il

funzionamento degli uffici di cui al comma 2; provvede alle variazioni delle assegnazioni con le

modalità previste dal medesimo decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279, tenendo altresì conto

dei procedimenti e subprocedimenti attribuiti ed adotta gli altri provvedimenti ivi previsti.

 Per l'esercizio delle funzioni di cui al comma 1 il Ministro si avvale di uffici di diretta collaborazione,

aventi esclusive competenze di supporto e di raccordo con l'amministrazione, istituiti e disciplinati con

(c).

regolamento adottato ai sensi del comma 4-bis dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400 A

tali uffici sono assegnati, nei limiti stabiliti dallo stesso regolamento: dipendenti pubblici anche in

posizione di aspettativa, fuori ruolo o comando; collaboratori assunti con contratti a tempo

determinato disciplinati dalle norme di diritto privato; esperti e consulenti per particolari

professionalità e specializzazioni con incarichi di collaborazione coordinata e continuativa. Per i

dipendenti pubblici si applica la disposizione di cui all'articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio

(d).

1997, n. 127 Con lo stesso regolamento si provvede al riordino delle segreterie particolari dei

Sottosegretari di Stato. Con decreto adottato dall'autorità di governo competente, di concerto con il

Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, é determinato, in attuazione

(e),

dell'articolo 12, comma 1, lettera n) della legge 15 marzo 1997, n. 59 senza aggravi di spesa e, per il

personale disciplinato dai contratti collettivi nazionali di lavoro, fino ad una specifica disciplina

contrattuale, il trattamento economico accessorio, da corrispondere mensilmente, a fronte delle

responsabilità, degli obblighi di reperibilità e di disponibilità ad orari disagevoli, ai dipendenti assegnati

agli uffici dei Ministri e dei Sottosegretari di Stato. Tale trattamento, consistente in un unico

emolumento, é sostitutivo dei compensi per il lavoro straordinario, per la produttività collettiva e per la

qualità della prestazione individuale. Con effetto dall'entrata in vigore del regolamento di cui al

(f),

presente comma sono abrogate le norme del regio decreto legge 10 luglio 1924, n. 1100 e

successive modificazioni ed integrazioni, ed ogni altra norma riguardante la costituzione e la disciplina

31 (g).

dei gabinetti dei Ministri e delle segreterie particolari dei Ministri e dei Sottosegretari di Stato

 Il Ministro non può revocare, riformare, riservare o avocare a sé o altrimenti adottare provvedimenti o atti di

competenza dei dirigenti. In caso di inerzia o ritardo il Ministro può fissare un termine perentorio entro il

quale il dirigente deve adottare gli atti o i provvedimenti. Qualora l'inerzia permanga, o in caso di grave

inosservanza delle direttive generali da parte del dirigente competente, che determinino pregiudizio per

l'interesse pubblico, il Ministro può nominare, salvi i casi di urgenza previa contestazione, un commissario

ad acta, dando comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri del relativo provvedimento. Resta

(h).

salvo quanto previsto dall'articolo 2, comma 3, lett. p) della legge 23 agosto 1988, n. 400 Resta altresì

salvo quanto previsto dall'articolo 6 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio

(i),

decreto 18 giugno 1931, n. 773 e successive modificazioni ed integrazioni, e dall'articolo 10 del relativo

(l).

regolamento emanato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635 Resta salvo il potere di annullamento

ministeriale per motivi di legittimità.

______(a) Articolo sostituito dall'art. 9 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80.

4.3 LE FUNZIONI DIRIGENZIALI

oltre all’art 16 e 17 del 29/93 importante è il 3.2 che attribuisce ai dirigenti tutte le funzioni amministrative

comportanti l’emanazioni di atti e provvedimenti amministrativi ivi compresi tutti quelli che impegnano

l’amministrazione verso l’esterno.

Art. 16. (a) Funzioni dei dirigenti di uffici dirigenziali generali

2. I dirigenti di uffici dirigenziali generali, comunque denominati, nell'ambito di quanto stabilito dall'articolo 3

esercitano, fra gli altri, i seguenti compiti e poteri:

0 formulano proposte ed esprimono pareri al Ministro, nelle materie di sua competenza;

1 curano l'attuazione dei piani, programmi e direttive generali definite dal Ministro e attribuiscono ai

dirigenti gli incarichi e la responsabilità di specifici progetti e gestioni; definiscono gli obiettivi

che i dirigenti devono perseguire e attribuiscono le conseguenti risorse umane, finanziarie e

materiali;

2 adottano gli atti relativi all'organizzazione degli uffici di livello dirigenziale non generale;

3 adottano gli atti e i provvedimenti amministrativi ed esercitano i poteri di spesa e quelli di

acquisizione delle entrate rientranti nella competenza dei propri uffici, salvo quelli delegati ai

dirigenti;

4 dirigono, coordinano e controllano l'attività dei dirigenti e dei responsabili dei procedimenti

amministrativi, anche con potere sostitutivo in caso di inerzia, e propongono l'adozione, nei

confronti dei dirigenti, delle misure previste dall'articolo 21;

5 promuovono e resistono alle liti ed hanno il potere di conciliare e di transigere;

6 richiedono direttamente pareri agli organi consultivi dell'amministrazione e rispondono ai rilievi degli

organi di controllo sugli atti di competenza;

7 svolgono le attività di organizzazione e gestione del personale e di gestione dei rapporti sindacali e

di lavoro;

8 decidono sui ricorsi gerarchici contro gli atti e i provvedimenti amministrativi non definitivi dei

dirigenti;

9 curano i rapporti con gli uffici dell'Unione europea e degli organismi internazionali nelle materie di

competenza secondo le specifiche direttive dell'organo di direzione politica, sempreché tali

rapporti non siano espressamente affidati ad apposito ufficio o organo.

3. I dirigenti di uffici dirigenziali generali riferiscono al Ministro sull'attività da essi svolta correntemente e in

tutti i casi in cui il Ministro lo richieda o lo ritenga opportuno.

4. L'esercizio dei compiti e dei poteri di cui al comma 1 può essere conferito anche a dirigenti preposti a

strutture organizzative comuni a più amministrazioni pubbliche, ovvero alla attuazione di particolari

programmi, progetti e gestioni.

5. Gli atti e i provvedimenti adottati dai dirigenti preposti al vertice dell'amministrazione e dai dirigenti di uffici

dirigenziali generali di cui al presente articolo non sono suscettibili di ricorso gerarchico.

Gli ordinamenti delle amministrazioni pubbliche al cui vertice é preposto un segretario generale, capo

dipartimento o altro dirigente comunque denominato, con funzione di coordinamento di uffici dirigenziali di

livello generale, ne definiscono i compiti ed i poteri. 32

Art. 17. (a) Funzioni dei dirigenti

6. I dirigenti, nell'ambito di quanto stabilito dall'articolo 3, esercitano, fra gli altri, i seguenti compiti e poteri:

0 formulano proposte ed esprimono pareri ai dirigenti degli uffici dirigenziali generali;

1 curano l'attuazione dei progetti e delle gestioni ad essi assegnati dai dirigenti degli uffici dirigenziali

generali, adottando i relativi atti e provvedimenti amministrativi ed esercitando i poteri di spesa

e di acquisizione delle entrate;

2 svolgono tutti gli altri compiti ad essi delegati dai dirigenti degli uffici dirigenziali generali;

3 dirigono, coordinano e controllano l'attività degli uffici che da essi dipendono e dei responsabili dei

procedimenti amministrativi, anche con poteri sostitutivi in caso di inerzia;

provvedono alla gestione del personale e delle risorse finanziarie e strumentali assegnate ai propri uffici.

4.4.I POTERI DEL MINISTRO NEI CONFRONTI DEI DIRIGENTI

Se ne occupano il 14.3 e il 16.4 del 29/93

Il Ministro non può revocare, riformare, riservare o avocare a sé o altrimenti adottare provvedimenti o atti di

competenza dei dirigenti. In caso di inerzia o ritardo il Ministro può fissare un termine perentorio entro il quale il

dirigente deve adottare gli atti o i provvedimenti. Qualora l'inerzia permanga, o in caso di grave inosservanza

delle direttive generali da parte del dirigente competente, che determinino pregiudizio per l'interesse pubblico, il

Ministro può nominare, salvi i casi di urgenza previa contestazione, un commissario ad acta, dando

comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri del relativo provvedimento. Resta salvo quanto previsto

(h).

dall'articolo 2, comma 3, lett. p) della legge 23 agosto 1988, n. 400 Resta altresì salvo quanto previsto

dall'articolo 6 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n.

(i),

773 e successive modificazioni ed integrazioni, e dall'articolo 10 del relativo regolamento emanato con regio

(l).

decreto 6 maggio 1940, n. 635 Resta salvo il potere di annullamento ministeriale per motivi di legittimità.

Gli atti e i provvedimenti adottati dai dirigenti preposti al vertice dell'amministrazione e dai dirigenti di uffici

dirigenziali generali di cui al presente articolo non sono suscettibili di ricorso gerarchico.

l’annullamento ministeriale non ha limiti temporali e può riguardare gli atti di qualsiasi dirigente e deve però

essere motivato in ordine alle motivazioni di interesse pubblico che vi sono alla base.Per contro non è previsto

il potere i annullamento d’ufficio né di revoca,rimozione,avocazione da parte del dirigente di ufficio dirigenziale

generale nei confronti degli atti dei dirigenti.

5.IL D.LGS. 165/2001 CONCLUDE LA SECONDA PRIVATIZZAZIONE DEL PUBBLICO IMPIEGO.

Questo decreto riordinando l’intera materia ha abrogato il 29/93 e gli articoli 1,2,3,4,13,14,16,17,19,23,27,28,68

del 29/93 corrispondono appieno agli articoli 1,2,4,5,13,14,16,17,19,,23,27,28,68 del 165/2001.

6.LA LEGGE N.145/2002 DI RIORDINO DELLA DIRIGENZA STATALE : L’INTRODUZIONE DELLA VICE-

DIRIGENZA E L’ABOLIZIONE DEL RUOLO UNICO.

grazie alla 145 ora -bis. I dirigenti, per specifiche e comprovate ragioni di servizio, possono delegare per un

periodo di tempo determinato, con atto scritto e motivato, alcune delle competenze comprese nelle funzioni di

cui alle lettere b), d) ed e) del comma 1 a dipendenti che ricoprano le posizioni funzionali più elevate nell'àmbito

degli uffici ad essi affidati. Non si applica in ogni caso l'articolo 2103 del codice civile.

è poi introdotta ad opera della contrattazione collettiva l’area della vicedirigenza nella quale è inquadrato il

personale non dirigenziale che occupa le posizioni di maggior livello.Ai vice dirigenti i dirigenti possono

delegare parte delle competenze loro attribuite.

è poi abolito il ruolo unico con grandi proteste a favore della creazione presso ogni amministrazione dello stato

del ruolo dei dirigenti articolato in due fasce suddivise in apposite sezioni così da evidenziare eventuali

specificità tecniche.Rimane cmq in piedi la possibilità di mobilità orizzontale che deve essere però

espressamente chiesta dallo stesso autorizzato.Alla seconda fascia di appartenenza accedono i dirigenti di

nuova nomina mentre in prima fascia ci vanno i dirigenti di 2 fascia che hanno ricoperto incarichi di direzione di

uffici dirigenziali di livello generale per almeno 5 anni.Inoltre è di nuovo previsto il meccanismo di corso-

concorso presso la scuola di p.a. che si affianca al concorso per esami indetto dalla singol amministrazione.

6.1. LE MODIFICHE ALL’ART 19 DEL D.LGS 165/2001 33

L’art 19 del d.lgs. 165/2001 relativo agli incarichi di funzioni dirigenziali è stato modificato dall’art 3 della legge

145 seguendo queste direttive : evidenziare la matrice pubblicistica della fattispecie del conferimento degli

incarichi, accentuare la condizione di precarietà della dirigenza,riducendo la durata degli incarichi,ampliare le

possibilità di reclutamento dei soggetti esterni,rendere automatico il meccanismo dello spoils system con

riguardo alla dirigenza di livello apicale.

6.2. IL NUOVO REGIME DI CONFERIMENTO DEGLI INCARICHI ( vedi dove dice la legge lo dirà,più avanti..PAG

108)

Grazie alla 145/2002 le 2 cose evidenziate sopra trovano compimento nell’esplicitazione della complessità della

fattispecie di conferimento dell’incarico con riferimento alla compresenza di contratto e provvedimento ed è

chiarito il carattere accessorio del contratto in quanto si precisa che al provvedimento accede un contratto

individuale con cui è definito il trattamento economico corrispondente all’incarico il legislatore pare avere

optato per una disciplina pubblicistica della fattispecie del conferimento dell’incarico anche se ci sono dubbi

perché per es. è pur sempre accettabile la risoluzione consensuale del rapporto che è un atto negoziale e non

pubblicistico.

La durata dei contratti è ridotta.Per gli incarichi generali e apicali ( segretario generale,capo dipartiemento ecc)

è di 3 anni mentre per gli altri è al max di 5 e per tutti scompare un termine minimo di durata mentre le modalità

di conferimento degli incarichi del 165 ( vedi su o cerca art 19 comma 3 4 5 ) vengono confermate.Viene

ampliata la possibilità di usare dirigenti di seconda fascia per incarichi di direzione di uffici di livello generale.

W poi incarichi ai terzi benemeriti in studi o lavoro.

6.3. LO SPOIL SYSTEM ALL’ITALIANA.

Lo s.s. è un meccanismo tale per cui gli incarichi di direzione di livello apicale possono essere confermati

revocati o modificati o rinnovati entro 90 giorni dal voto sulla fiducia al governo.Lo s.s. legittima la rimozione

delle figure preposte a livelli apicali dell’amministrazione in occasione del rinnovo politico in quanto risulta

difficile imporre ai ministri che cmq hanno una responsabilità politica dei dirigenti amministrativi a loro lontani e

magari avversi.

Sempre lo stesso art 19 ora evidenzia l’automatismo col quale gli incarichi di funzioni dirigenziali di livello

apicale ( capo dipartimento o segretario generale) cessano,senz’altro,decorsi 90 giorni dal voto sulla fiducia al

governo mentre prima tali incarichi si potevano revocare se no si intendevano confermati sino alla loro naturale

scadenza.

Si persegue quindi un obiettivo di generale epurazione che esprime un preoccupante legame con la sfera

politica.

Della legge 145 importanti sono le norme che fissano le disposizioni di carattere transitorio e quelle di

regime.Esse sono l’art 3.7 e l’art 6.

Il 3.7 riguarda la vigenza degli incarichi di funzione dirigenziale di livello generale o di direttore generale di enti

vigilati dallo stato :

. ….Fermo restando il numero complessivo degli incarichi attribuibili, le disposizioni di cui al presente articolo

trovano immediata applicazione relativamente agli incarichi di funzione dirigenziale di livello generale e a quelli

di direttore generale degli enti pubblici vigilati dallo Stato ove è prevista tale figura. I predetti incarichi cessano

il sessantesimo giorno dalla data di entrata in vigore della presente legge, esercitando i titolari degli stessi in

tale periodo esclusivamente le attività di ordinaria amministrazione. Fermo restando il numero complessivo

degli incarichi attribuibili, per gli incarichi di funzione dirigenziale di livello non generale, può procedersi, entro

novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, all'attribuzione di incarichi ai sensi delle

disposizioni di cui al presente articolo, secondo il criterio della rotazione degli stessi e le connesse procedure

previste dagli articoli 13 e 35 del contratto collettivo nazionale di lavoro per il quadriennio 1998-2001 del

personale dirigente dell'Area 1. Decorso tale termine, gli incarichi si intendono confermati, ove nessun

provvedimento sia stato adottato. In sede di prima applicazione dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo

2001, n. 165, come modificato dal comma 1 del presente articolo, ai dirigenti ai quali non sia riattribuito

l'incarico in precedenza svolto è conferito un incarico di livello retributivo equivalente al precedente. Ove ciò

non sia possibile, per carenza di disponibilità di idonei posti di funzione o per la mancanza di specifiche qualità

professionali, al dirigente è attribuito un incarico di studio, con il mantenimento del precedente trattamento

economico, di durata non superiore ad un anno. La relativa maggiore spesa è compensata rendendo

indisponibile, ai fini del conferimento, un numero di incarichi di funzione dirigenziale equivalente sul piano

finanziario, tenendo conto prioritariamente dei posti vacanti presso l'amministrazione che conferisce

34

l'incarico…..

n.b. la norma in esame obbliga l’amministrazione di appartenenza a ricollocare il dirigente di livello

generale,però non fissa un termine,successivo allo scadere dei 60 giorni,entro il quale provvedere in tal senso e

una successiva circolare precisa che il ritardo dell’amministrazione può essere fonte di responsabilità nei

confronti del dirigente.Le garanzie del dirigente di livello generae non sono previste per i direttori generali di

enti vigilati dallo stato non essendo compatibili con le peculiarità delle loro funzioni.Per costoro vale solo la

regola della cessazione dell’incarico dopo il 60 giorno.

L’art. 6 si occupa delle nomine degli organi di vertice e dei componenti dei consigli d’amministrazione,o di

organi equiparati,ecc..

ART. 6.(Norme in materia di incarichi presso enti, società e agenzie).

1. Le nomine degli organi di vertice e dei componenti dei consigli di amministrazione o degli organi equiparati

degli enti pubblici, delle società controllate o partecipate dallo Stato, delle agenzie o di altri organismi

comunque denominati, conferite dal Governo o dai Ministri nei sei mesi antecedenti la scadenza naturale della

legislatura, computata con decorrenza dalla data della prima riunione delle Camere, o nel mese antecedente lo

scioglimento anticipato di entrambe le Camere, possono essere confermate, revocate, modificate o rinnovate

entro sei mesi dal voto sulla fiducia al Governo. Decorso tale termine gli incarichi per i quali non si sia

provveduto si intendono confermati fino alla loro naturale scadenza. Le stesse disposizioni si applicano ai

rappresentanti del Governo e dei Ministri in ogni organismo e a qualsiasi livello, nonché ai componenti di

comitati, commissioni e organismi ministeriali e interministeriali, nominati dal Governo o dai Ministri.

2. Le nomine di cui al presente articolo conferite o comunque rese operative negli ultimi sei mesi antecedenti la

fine naturale della tredicesima legislatura, nonché quelle conferite o comunque rese operative nel corso della

quattordicesima legislatura fino alla data di insediamento del nuovo Governo, possono essere confermate,

revocate, modificate o rinnovate entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Ovviamente questi due articoli hanno suscitato un vespaio di polemiche e la 145 stata anche sottoposta a

questione di costituzionalità in quanto per molti lesiva dell’impazrzialità della p.a. .Dalle ordinanze dei giudici

del lavoro affermiamo che il 3.7 è da interpretarsi restrittivamente in quanto crea un’ipotesi extra ordinem di

esonero dell’incarico che prescinde da qualsiasi valutazione sull’operato del dirigente.L’intento della 145

( frattini) è cmq quello di garantire massima sintonia tra governo e massime dirigenze della p.a..Anche i sospetti

di incostituzionalità non hanno trovato riscontro e anche il TAR del lazio non ha ritenuto la 145 incostituzionle

ed ha anzi affermato l’estraneità alla cost. di ogni meccanismo di spoils system.

La sentenza in esame ha poi detto che i provvedimenti di revoca adottati i virtù della 145 devono essere motivati

poiché espressione non del potere politico libero nei fini ma di potere di alta amministrazione pur sempre

assoggettato alla 241/1990

CAPITOLO VI : IL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO

1.INTRODUZIONE e CENNI ALLE ESPERIENZE STRANIERE E ALLA DISCIPLINA COMUNITARIA.

Provvedimento : atto amministrativo che,in quanto efficace sul piano dell’ordinamento generale,produce

vicende giuridiche in ordine alle situazioni giuridiche di soggetti terzi.

Procedimento amministrativo : insieme di atti,fatti e attività ,che precedono l’emanazione del provvedimento

finale,tutti tra loro connessi in quanto concorrono nel loro complesso all’emanazione del provvedimento stesso.

35

Pochissimi sono i casi di provvedimento emesso senza procedimento : ad es. l’atto di urgenza adottato

immediatamente dall’organo individuale competente,

il Procedimento è stato definito Forma della Funzione essendo la funzione quella serie coordinata di attività e di

dati endoprocedimentali che fa da tramite tra una situazione statica ( il potere ) e un’altra situazione statica

( l’effetto prodotto dall’atto).Il procedimento amministrativo rappresenta infatti la forma esteriore con il quale si

manifesta il farsi dell’azione amministrativa.

il procedimento deve rispettare principi come il dovere di agire correttamente.Inoltre anche il diritto comunitario

ha grande influenza in materia procedimentale perché gli organi u.e. orientano l’agire interno del nostro

ordinamento e le loro norme valgono a costituire un paradigma normativo che l’amministrazione nazionale deve

rispettare.I principi comnitari sono richiamati all’art 1,l. 241/1990.

Il procedimento amministrativo comunitario è soprattutto configurato come modulo garantistico di tutela delle

situazioni giuridiche soggettive all’interni del quale deve essere assicurato il diritto alla difesa.Anche la Corte di

giustizia ha ribadito l’importanze di questo punto.Altri importanti principi del diritto comunitario sono quello

inquisitorio,quello della tutela dell’affidamento del cittadino e quello della proporzionalità della misura finale

adottata.Tali principi sono anche contenuti nei tratti istitutivi della u.e.

2.L’ESPERIENZA ITALIANA : LA LEGGE 241/1990 E IL SUO AMBITO DI APPLICZIONE

Tale legge reca ‘ nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti

amministrativi’.La legge italiana non contiene una disciplina completa ed esaustiva del procedimento ( per es. le

deliberazioni,fasi endoprocedimentali,non sono contemplate) ma si limita a specificare alcuni principio e a

disciplinare gli istituti più importanti.

ambito di applicazione soggettivo di tale legge : procedimenti amministrativi che si svolgono nell’ambito

dell’amministrazione statale e degli enti pubblici nazionali e per quanto stabilito in tema di giustizia a tutte le

amministrazioni pubbliche.Inoltre è stabilito che le regioni e gli enti locali nell’ambito delle loro competenze

regolano le materie disciplinate dalla 241 nei limiti e parametri definiti dalla 241 stessa.Sembra essere aperta la

via alla nascita della disciplina regionale del procedimento conseguente alla riforma del titolo V che vede ora

attribuite alle regioni una più amplia potestà legislativa.

Nel suo svolgersi la 241 all’art 29 afferma che i principi della legge corrisponderebbero alle garanzie dei

cittadini verso le amministrazioni ( come la partecipazione,la comunicazione preventiva).Altri principi sono

invece di diretta derivazione comunitaria e come tali si impongono a qualsiasi amministrazione.

ambito di applicazione oggettivo: il fine è l cura dell’intersse pubblico pertanto possiamo concludere che la

legge 241 si applichi anche alla c.d. attività contrattuale della p.a. poiché pur se l’atto finale è un negozio di

diritto comune il formarsi della volontà della p.a. a concludere è un’attività finalizzata all’intersse pubblico e

come tale procedimentalizzata.La questione si itreccia con l’art 1 bis secondo cui nell’adozione di atti non

autoritativi la p.a. agisce secondo le norme di diritto comune salvo che la legge non dica diversamente ( vedi

cap.1 par.3).

4.I PRINCIPI ENUNCIATI DALLA LEGGE 241/1990

ART 1 c. 1 l. 241/1990 afferma che l’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da

criteri di economicità,efficacia,pubblicità e trasparenza.

economicità : conseguire gli obiettivi con il minore impiego possibile di mezzi personali,finanziari e

procedimentali.l’economicità si traduce nell’esigenza di :

non aggravamento del procedimento : se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento

dell’istruttoria ( ci sono certi atti imposti da legge altri,come i pareri facoltativi,no..secondo il principio è meglio

tagliare e sono ritenuti illegittimi gli atti superflui come come le duplicazioni ingiustificate di pareri e di momenti

istruttori.L’ggravamento può essere relativo anche ai privati : si pensi per es. all’eliminazione degli oneri di

certificazione che però comporta più lavoro alla p.a. che ne verifica l’esatezza.

36

efficacia : rapporto tra obiettavi prefissati e obiettivi perseguiti.

pubblicità : è la conseguenza diretta della natura pubblica dell’amministrazione e si concretizza nella necessità

di trasparenza.Applicazione concreta del principio di pubblicità e di quello di trasparenza è costituito dal diritto

d’accesso ai documenti amministrativi,della partecipazione al procedimento amministrativi,della motivazione

dell’istruttoria,pubblicazione dei criteri che devono essere seguiti nel rilascio di concessioni o sussidi ecc

efficienza : rapporto tra mezzi impiegati e obiettivi conseguiti e w la telematica.

importante è poi il richiamo ai principi di diritto comunitario ( vedi pirma).

principio dell’azione in via provvedimentale : l’amministrazione deve concludere il procedimento mediante

l’adozione di un provvedimento espresso.

5.LE FASI DEL PROCEDIMENTO

1. fase preparatoria.

fase decisoria ( viene emanato l’atto con efficacia costitutiva,nel senso che da esso sgorga l’effetto

2. finale sul piano dell’ordinamento generale – detto efficacia - ).

fase integrativa dell’efficacia ( fase eventuale )

3.

il procedimento serve per decidere e ciò avviene in modo graduale e per momenti successivi.In ogni caso la

legge formalizza alcuni dei passaggi endoprocedimentali ( prevede per es che gli accordi che l’amministrazione

conclude con i privati siano preceduti da una determinazione dell’organo che sarebbe competente per

l’adozione del procedimento ecc.).Tra il punto 1 e il punto 3 trovano posto i c.d. atti endoprocedimentali che

generano l’impulso alla progressione del procedimento e inoltre condizionano in vario modo la scelta

discrezionale finale ( basti pensare ai pareri o alle valutazioni tecniche),ovvero la produzione dell’effetto sul

piano dell’ordinamento generale.

L’illegittimità di uno degli atti endo procedimentali determina in via derivata l’illegittimità del provvedimento

finale salvo che operi l’art 21 octies della 241/1990 (vedi cap VII par 10) ma nota bene che il terzo viene leso

solo se poi c’è stato l’emanazione del provvedimento finale.Tuttavia in sede giurisdizionale il 3 può far valere

anche i vizi che attengono agli atti endoprocedimentali.Anche la mancata adozione dell’atto dovuto e

l’alterazione dell’ordine procedurale danno luogo ad una illegittimità che si riflette sul provvedimento finale che

sarà a sua volta illegittimo ( si pensi all’omissione di un parere obbligatorio).

C’è anche il caso in cui l’atto endo procedimentale abbia di per sé effetti esterni e possa violare un terzo e

possa essere di per sé impugnato.Il fenomeno è spiegabile ricorrendo all’idea di pluriqualificazione degli atti e

delle fattispecie giuridiche.Lo stesso atto può rilevare sia come atto del procedimento sia come atto avente

effetti esterni lesivo di posizioni giuridiche dei 3.

l’effetto esterno può essre anche prodotto da un atto che determini l’arresto del procedimento anche se

configurabile in astratto come atto endo procedimentale : esso diviene allora impugnabile in quanto costituisce

l’atto che formalizza la conclusione in senso negativo del procedimento e che preclude al terzo la possibilità di

ottenere l’utilità finale cui aspirava : ( es. diniego di nulla osta).

c’è poi il caso del rifiuto di porre in essere un atto procedimentale che comporta l’illegittima interruzione della

serie.Mentre l’atto esplicito di arresto può essre a seconda dei casi legittimo o illegittimo il rifiuto pure e

semplice di emanare un atto è sempre illegittimo anche se in ipotesi di silenzio si dovrà applicare la disciplina

del silenzio rifiuto.

Spesso l’emanazione di un atto è preceduta da uno specifico provvedimento : si creano così i subprocedimenti

che costituiscono la serie di fasi preordinate alla emanazione di un atto che fa parte del procedimento

principale.

6.RAPPORTI TRA PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI

Tra più procedimenti si possono creare diversi rapporti come :

1. procedimento / subprocedimento ( vedi sopra)

2. connessione ( quando l’atto conclusivo di un procedimento condiziona l’esercizio del potere che si

svolge nel corso di un altro procedimento = connessione funzionale.La connessione più importante è

costituita dalla presupposizione : al fine di esercitare legittimamente un potere occorre l’esistenza di un

certo atto che funge da presupposto di un altro procedimento in quanto crea una qualità in un

bene,cosa o persona che costituisce l’oggetto anche del successivo provvedere ( es la dichiarazione di

37

pubblica utilità rispetto all’emanazione del decreto di esproprio)

presupposto : circostanza che deve sussistere affinché il potere sia legittimamente esercitato ( es. situazione di

urgenza è presupposto dei provvedimenti con tingibili).Il procedimento a volte non condiziona solo la legittimità

dell’atto seguente ma ne condiziona forma e contenuto ( es. vincoli sui piani urbanistici ai quali debbono

adeguarsi le successivi concessioni edilizie).

In altri casi l’assenza di un provvedimento ovvero la conclusione con un atto di diniego di un procedimento

impedisce la legittima conclusione di altro procedimento.C’è poi il caso in cui la presenza di un atto conclusivo

di procedimento osta all’emanazione di un certo provvedimento.Va infine richiamata la situazione in cui per

svolgere una certa attività il privato deve ottenere distinti provvedimenti non connessi sotto il profilo giuridico

ma di fatto tutti attinenti allo stesso bene della vita ( in tal caso si parla di consecuzione).

7.L’INIZIATIVA DEL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO

Il proced. si apre con l’iniziativa che può essere ad istanza di parte ovvero d’ufficio.

nell’iniziativa ad istanza il dovere di procedere sorge solo a seguito dell’atto di impulso proveniente da un

soggetto privato o da un soggetto pubblico diverso dall’amministrazione cui è attribuito il potere o da un

organo diverso da quello competente a provvedere.

[In caso di formazione del silenzio-inadempimento ( vedi cap VII par 3) il privato può nuovamente riproporre

l’istanza].

Negli ultimi due casi l’istanza consiste in un atto amministrativo : più esattamente si deve parlare di richiesta o

di proposta. PROPOSTA : atto di iniziativa avente contenuto valutativo con cui si suggerisce l’esplicazione di

una certa attività.può essere vincolante o no.Se lo è comporta il dovere dell’amm. di procedere e di conformarsi

alla stessa dunque di far proprio il contenuto dell’atto proposto.

RICHIESTA : atto di iniziativa mediante cui un’autorità sollecita un altro soggetto pubblico ad emanare un cero

atto amministrativo ( es particolare : richiesta di parere).

DESIGNAZIONE : indicazione di uno o più nomi all’autorità competente a provvedere ad una nomina : come la

proposta identifica il contenuto dell’atto finale,ma al contrario di questa non è un atto di iniziativa

procedimenatale.

ISTANZA : proviene solo dal cittadino ed è espressione della sua autonomia privata.La richiesta e la proposta

mirano a soddisfare interessi pubblici mentre l’istanza interessi perticolare.Il legislatore usa talvolta la parola

richiesta per indicare l’istanza.

le amministrazioni gestiscono i procedimenti tenendo i dati in un fascicolo informatico e in materia di

documentazione amministrativa è fatto divieto alle p.a. di richiedere l’autenticazione della sottoscrizione delle

domande per la partecipazione selezioni per assunzioni nelle p.a. nonché ad esami per il conseguimento dei

diplomi.

Tutte le ipotesi richiamate ad eccezione della proposta non vincolante sono caratterizzate dal fatto che sorge in

capo all’amm. il dovere di procedere.

L’istanza è anche rappresentazione di interessi e se è erronea o incompleta ne richiede la rettifica rendendola

così sanabile.Se ciò non avviene la butta.Il dovere dell’amm. a procedre sorge quando l’ordinamento riconosce

la sussistenza di una posizone qualificata in capo al privato :in caso contrario l’atto del privato non è istanza ma

denuncia.Dal combinato disposto di una serie di art.della 290 emerge una sorta di statuto del procedimento ad

istanza di parte ( es. si impone di comunicare agli istanti i motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza)

L’INZIATIVA D’UFFICIO è prevista dall’ordinamento nell’ipotesi in cui il tipo di interessi pubblici affidati alla

cura dell’amministrazione esiga che questi si attivi automaticamente al ricorrere di alcuni presupposti

indipendentemente dalla sollecitazione di soggetti esterni.

8.IL DOVERE DI CONCLUDERE IL PROCEDIMENTO

Entro 90 giorni dall’inizio .In realtà con riferimento ai procedimenti ad istanza di parte l’art 20 ammette la

possibilità che il procedimento sia definito mediante silenzio assenso : ciò significa che all’inerzia è collegata la

produzione degli effetti corrispondenti a quelli del provvedimento richiesto dalla parte.Il silenzio assenso può

essere impedito emanando un provvedimento di diniego.Da tale disciplina si capisce che l’amministrazione ha

dovere di procedere in modo espresso solo dove intenda rifiutare il provvedimento richiesto dal

privato,potendo altrimenti restare inerte. 38

l’art.20 delimita poi bene quali sono i casi in cui l’amministrazione deve agire con provvedimento espresso e

sono gli atti e i procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico,l’ambiente,la difesa nazionale,la

pubblica sicurezza e l’immigrazione : in tali ipotesi a fronte dell’inutile decorso del termine senza che

l’amministrazione abbia emanato il provvedimento ( e senza necessità di ulteriori diffide) si forma il c.d. silenzio

inadempimento che non produce effetti equipollenti a quelli di un provvedimento.

il cittadino ha a disposizione lo specifico strumento del ricorso avverso il silenzio prordinato ad ottenere cmq

un provvedimento espresso anche attraverso la nomina giudiziale di un commissario ad acta.l’amministrazione

non decade cmq dal potere di agire ma il suo ritardo può causare a suo carico una responsabilità per lesioni di

interessi meritevoli di tutela.

Talora l’ordinamento attribuisce poteri sostitutivi in capo ad amministrazioni diverse da quelli competenti a

provvedere che siano rimaste inerti (es. se il provvedimento è di competenza del dirigente generale passa al

ministro che valuta se usare il potere di avocazione).

il ritardo nell’emanazione dell’atto amministrativo può essere fonte poi di illecito disciplinare a carico del

dipendente e di responsabilità del civile ( il privato può chiedere i danni se dopo la diffida fatta dopo 60 giorni

dalla istanza ne passano altri 30 senza nessun avvenimento : tale procedura è prevista dalla legge anche nel

caso di omissione o ritardo di atti,diversi dall’istanza iniziale,endo procedimentali da compiersi in ufficio).L’art

328 c.p. stabilisce anche che il pubblico ufficiale o l’incarico del servizio che entro 30 giorni dalla diffida fatta

non fa nulla e non risponde per esporre le ragioni è punito con la reclusione fino a 1 anno o con la multa fino a

1.032 euro.

il termine è generalmente di 90 giorni ma può essere modifica da singole normative particolari per ciò che

riguarda le amministrazioni statali e gli enti pubblici.

i termini possono essere interrotti o sospesi.Nel primo caso la p.a. comunica agli istanti i motivi e questa

comunicazione interrompe i termini che iniziano di nuovo a correre dalla data di presentazione delle

osservazioni degli istanti o dalla scadenza di 10 giorni dalla comunicazione della p.a. a loro stessi.è controversa

la questione se l’interruzione del termine operi anche nei casi in cui non vengano presentate

osservazioni.Sospensione c’è quando bisogna dare tempo alle p.a. di svolgere osservazioni o valutazioni

inerenti al procedimento in atto e dura fino a quando questo è finito e mai più di 90 giorni.

nel nostro ordinamento vale il principio Tempus regit actus : ogni atto deve essere disciplinato dalla normativa

vigente al momento in cui esso è posto in essere.Per quanto riguarda infine il caso in cui lo jus superveniens

intervenga nella fase procedimentale di controllo la corte dei conti dice che l’organo non essendo ancora il

provvedimento efficace deve tener conto della legge vgente mentre compie suo lavoro.

9.IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO. ( rivedi bene)

La legge 241/1990 disciplina la figura del responsabile del procedimento,soggetto che svolge importanti compiti

sia in relazione alla fase di avvio dell’azione amministrativa sia allo svolgimento del procedimento nel suo

complesso.

Tutte le p.a. sono tenute ad indicare per ogni tipo di procedimento l’ unità organizzativa responsabile

dell’istruttoria nonché del provvedimento finale all’interno della quale si trova il responsabile fisico.Il dirigente

di ciascuna unità divide i compiti tra tutti i componenti.

Quanto alle funzioni del responsabile dalle norme non emerge il profilo della responsabilità in senso tecnico

bensì quello di guida del procdimento,di coordinatore dell’istruttoria,di organo di impulso e di punto di

riferimento.Si vuole cmq superare il limite della impersonalità degli uffici.I compiti del responsabile sono poi

meglio elencati all’art 6 della 241 : il responsabile può chiedere il rilascio di dichierazioni o istanze incomplete

( regolarizzazione ),ha poi compiti di impulso,indice le conferenze di servizi ( definisci) le quali hanno rilievo

istruttorio e derisorio ed è lui che comunica i motivi ostativi all’accoglimento della istanza ed è lui che comunica

l’avvio del procedimento,fa dele risultanze istruttorio e partecipa al procede al procedimento : è l’interfaccia

della p.a. verso il cittadino.

unità organizzativa : termine con più significati adattabile a tutte le p.a.

Problematico è capire se c’è identità tra unità organizzative responsabili dell’istruttoria e unità deputate

all’adozione dell’atto terminale del procedimento.Se tale identità c’è allora c’è il pregio di aver individuato una

unità capace di provvedere anche in caso di inerzia dell’amministratore che per esempio non ha individuato

una unità organizzativa mentre se questa c’è può anche indicare unità responsabili del procedimento senza che

39

siffatta indicazione incida sulle competenze esterne degli organi..

altro problema è capire se c’è necessaria coincidenza tra responsabile del singolo procedimento e organo

competente ad emanare il provvedimento finale.La risposta deve essere negativa.

L’individuazione del responsabile cmq non determina una deresponsabilizzazione degli organi competenti ad

emanare i singoli atti ed è per questo che la resp.civle,penale,disciplinare rimangono disciplinate dalle regole

comuni.

in questo quadro si innesta la già citata disposizione secondo cui l’organo competente per l’adozione del

provvedimento finale,ove diverso dal responsabile del procedimento,non può discostarsi dalle risultanze

dell’istruttoria condotta dal responsabile del procedimento se non indicandone la motivazione nel

provvedimento finale.Il responsabile deve quindi determinare una sorta di bozza di decisione.

In conclusione quando si parla di resp. del procedimento deve essere ribadito soprattutto il ruolo di guida e di

coordinamento in seno al procedimento rivestito da tale soggetto.

10.LA COMUNICAZIONE DELL’AVVIO DEL PROCEDIMENTO.

L’avvio del procedimento deve essere comunicato ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è

destinato a produrre effetti diretti,a quelli che per legge debbono intervenirvi nonché ai soggetti diversi dai

destinatari che siano individuati o facilmente individuabili qualora dal provvedimento possa loro derivare un

pregiudizio.

1. identificazione destinatari

2. determinazione soggetti individuati o facilmente individuabili : sono i c.d controinteressati

sostanziali,coloro che sarebbero legittimati ad impugnare il provvedimento favorevole nei confronto del

destinatario in quanto pregiudicati dal provvedimento stesso ( es. proprietario del fondo vicino a quello

il cui proprietario ha richiesto un permesso edilizio)

3. adempimento materiale della comunicazione di avvio del procedimento : fatta mediante comunicazione

( es notifica) dal responsabile del procedimento o W anche altri modi che si stabiliscono volta per

volta.

4. il termine entro cui comunicare l’avvio del procedimento : la legge non dice niente,W termini

ragionevoli e senza ritardi.

5. il contenuto della comunicazione : amministrazione competente,oggetto procedimento,ufficio e

persona responsabile amministrativo la data di conclusione e cosa fare se viene infranta o se c’è

inerzia e l’ufficio in cui puoi visionare gli atti e i modi di partecipare al procedimento.La comunicazione

non è necessaria nei casi di subprocedimenti.

eccezioni al dovere di comunicare l’avvio del procedimento quando l’attività della p.a. è diretta all’emanazione

di atti normativi,amministrativi generali,di pianificazione,programmazione nonché di procedimenti tributari e

anche quando ci sono secondo la giurisprudenza,procedimenti d’urgenza di occupazione di aree destinate a

demolizione o sospensione lavori,in questo modo ci sono intere categorie caratterizzate da esigenze di celerità

e dove si può eliminare l’obbligo di comunicare mentre l’art 7 dice che per certe materie particolari si decide

volta per volta se comunicare o no.

i provvedimenti cautelari sempre secondo 7.2 vengono adottati anche prima dell’effettuazione della

comunicazione che cmq poi ci deve essere ( questi provvedimenti anticipano il contenuto del provvedimento

finale e fanno si che questo non diventi inutile : es inibizione di comportamenti che potrebbero rendere inutile la

decisione finale)

La dottrina ha poi individuato i provvedimenti riservati dove è più importante garantire la p.a. o la riservatezza

dei terzi e sono casi previsti da legge ( mai finora).La giurisprudenza ha sempre valuatato in modo restrittivo

l’obblogo di comunicazione dell’avvio del procedimento individuando intere categorie esenti ( vedi su) in cui è

necessaria la celerità e in cui c’è l’attività vincolata,cioè quando il contraddittorio non è utile o rilevante.Questa

interpretazione restrittiva è stata più volte criticata perché ampliata a dismisura oltra la celerità e la

partecipazione è cmq elemento base della trasparenza ecc.

l’omissione della comunicazione di avvio del procedimento configura un’ipotesi si illegittimità che può essere

fatta valere solo dal soggetto nel cui interesse la comunicazione è prevista.L’art 21 octies c.2 dequota poi la

rilevanza del vizio di omessa comunicazione quando la partecipazione sarebbe stata inutile indipendentemente

dal fatto che si tratti di un procedimento in cui la p.a. ha poteri discrezionali o vincolati.

40

11.L’ISTRUTTORIA PROCEDIMENTALE

ISTRUTTORIA : fase del procedimento funzionalmente volta all’accertamento dei fatti e dei presupposti del

provvedimento ed alla acquisizione e valutazione degli interessi implicati dall’esercizio del potere.Essa è

condotta dal responsabile del procedimento che ne cura l’adeguato e sollecito svolgimento.

la decisione finale dovrà basarsi sulla conoscenza del mondo esterno che sarà fornita dai dati

dell’istruttoria,Ricordiamo ancora l’art 6 della 241 (guarda prima dove già trovato) secondo cui l’organo

competente per l’adozione del provvedimento finale ove diverso dal responsabile del procedimento non può

discostarsi dalle risultanze dell’istruttoria condotta dal resp. del procedimento se non indicandone la

motivazione nel provvedimento finale.

atti e fatti nella prassi sono strettamente correlati in quanto il fatto implica e consente do evidenziare interessi

mentre l’interesse e la verifica della sua esistenza possono richiedere l’accertamento di una situazione di fatto

quindi solo indicativa è la distinzione tra l’acquisizione dei fatti ( attività conoscitiva della p.a. o i cui dati sono

offerti da terzi) e acquisizione di interessi ( che vengono introdotti nel procedimento attraverso l’iniziativa

dell’amministrazione procedente,la partecipazione procedimentale e la determinazione di altri soggetti pubblici).

11.1. L’OGGETTO DELL’ATTIVITA’ ISTRUTTORIA

Nel nostro ordinamento vige il principio inquisitorio per cui p.a. non è in linea di massima vincolata dalle

allegazioni dei fatti contenute nelle istanze e nelle richieste alla p.a..La sussistenza del principio inquisitorio

pone il problema dell’oggetto dell’attività istruttoria.Questo problema non è risolto in modo univoco.

L’attività conoscitiva è definita dal legislatore in modi diversi,talora definendo con precisioni i fatti ( in questo

caso la p.a. deve attraverso l’attività conoscitiva verificare la corrispondenza tra situazioni di fatto e indicazione

normativa) talora indicando esclusivamente l’interesse pubblico ( e qui l’attività istruttoria opera al fine di

accertare la presenza di una circostanza di fatto da cui possa desumersi l’esistenza dell’interesse

normativamente determinato e a quel punto si può arrestare).

in ordine allo spettro di interessi l’ordinamento o preclude la comparazione e la valutazione di interessi

attrubuendo un potere vincolato o assegna alla p.a un potere discrezionale dove non esistoo regole fisse ma ci

si adatta alle concrete situazioni.

L’attività di selezione ed evidenziazione dei fatti e degli interessi non è priva di limiti e deve essere

adeguatamente motivata e deve in primo luogo rispettare il principio di non aggravamento del procedimento.

11.2.LA MODALITA’ DI ACQUISIZIONE DI INTERESSI E LA CONFERENZA DI SERVIZI C.D. ISTRUTTORIA.

Gli interessi rilevanti ( quelli che la pa. deve considerare in sede di scelta finale ponderandoli con quello

principale fissato per legge) sono acquisiti al procedimento sia attraverso iniziativa del singolo sia attraverso

iniziativa dell’amministrazione.Per quanto attiene agli interessi affidati alla cura dell’amministrazione ( quelli

pubblici quindi) talvolta essi devono essere necessariamente acquisiti perché così dispone la legge e le vie per

la loro rappresentazione nel corso del procedimento sono tre :

l’amministrazione procedente può richiedere all’amministrazione cui è imputato l’interesse pubblico da

acquisire di esprimere la propria determinazione ovvero può indire una conferenza di servizi per l’esame

contestuale dei cari interessi pubblici coinvolti nel procedimento oppure infine l’amministrazione portatrice

dell’interesse pubblico può partecipare al procedimento.

la partecipazione apre la via alla esternazione non tipizzata degli interessi pubblici inidipendentemente dalla

richiesta avanzata dal responsabile del procedimento.

La conferenza di servizi istruttoria è invece indetta dal responsabile del procedimento e consiste in una riunione

di persone fisiche in rappresentanza delle rispettive amministrazioni ciascuna delle quali esprime il punto di

vista della amministrazione rappresentata e che confluisce in una determinazione conclusiva.

le tre possibilità ora descritte di acquisizione di interessi pubblici non sono equivalenti quanto al tipo di

interessi che consentono di introdurre nel corso del procedimento.La partecipazione è usata per rappresentare

interessi da parte di soggetti pubblici solo nel caso in cui dal procedimento possa derivare loro un pregiudizio

mentre la conferenza può essere indetta anche solo per esaminare gli interessi pubblici coinvolti anche nel

caso in cui dal provvedimento finale possa derivare un indiretto beneficio.

11.3 LA PARTECIPAZIONE PROCEDIMENTALE 41

Uno degi strumenti più importanti introdotti dalla 241 al fine di introdurre interessi pubblici e privati nel

procedimento è la PARTECIPAZIONE.

Legittimanti a partecipare sono : i soggetti cui il provvedimento finale è destinato,i soggetti che per legge

devono intervenire e i soggetti individuati o facilmente individuabili che dal provvedimento possono subire

pregiudizio.Possono poi intervenire i portatori di interessi pubblici o privati e i portatori di interessi diffusi

costituiti in associazioni o comitati cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento ( in realtà sono

interessi collettivi).Deve cmq sussistere un pregiudizio.

Gli statuti degli enti locali possono poi ampliare la cerchia dei soggetti titolari del potere di partecipazione e

sono anche previsti nella disciplina degli enti locali molti istituti di partecipazioni ulteriore come le

consultazioni,azioni popolari informazione dei cittadini.Si sono individuate parti necessarie del procedimento

( soggetti cui è destinato il provvedimento) e parti eventuali ( sogg individuati o facilmente individuabili..) ma il

concetto di parte mal si presta a questa disciplina in cui unica vera parte è l’amministrazione procedente in

quanto per gli altri elementi del procedimento la legge spesso elabora sistemi per superare la loro inerzia.

11.4. L’AMBITO DI APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA SULLA PARTECIPAZIONE PROCEDIMENTALE.

In base all’art 13 l.241 le norme del capo sul procedimento amministrativo ( es. obbligo comunicazione o

partecipazione ecc) non si applicano ai procedimenti volti all’emanazione di atti normativi,amministrativi

generali,di pianificazione e di programmazione.

I primi perché avendo portata generale non sembrano ledere nessuno nello specifico ma anche qua la

partecipazione tutto sommato ci starebbe.Dove di sicuro non va bene è la categoria degli atti normativi in virtù

della loro pluralità formale e sostanziale che non permette una regolamentazione generale e unitaria.

11.5. ASPETTI STRUTTURALI E FUNZIONALI DELLA PARTECIPAZIONE.

La partecipazione al procedimento consiste nel diritto di prendere visione dei relativi atti e nella presentazione

di memorie scritte e documenti che l’amministrazione ha il dovere di valutare ove siano pertinenti all’oggetto del

procedimento.Si tratta dunque essenzialmente di una partecipazione documentale anche se non è escluso che

le norme secondarie possano introdurre forme di istruttoria pubblica orale.

la comunicazione dell’avvio è strumentale e necessaria alla partecipazione.La dottrina esamina la figura della

partecipazione è mette in risalto volta per volta diversi punti di vista individuando le funzioni di difesa del

privato,collaborazione,con titolarità del potere amministrativi ma cmq non si può fare una ricostruzione unitaria

dell’istituto della partecipazione che assume volta per volta diversi compiti fra quelli sopra elencati.Di sicuro è

viva e presenta la funzione collaborativa al fine di ottenere il miglior risultato.Ovviamente il privato che

partecipa difende propri interessi ma a livello teorico la migliore collaborazione si raggiunge oggettivizzando gli

interessi privati.

un diverso discorso richiede l’istituto della presentazione delle comunicazioni che viene previsto dalla 240 con

riferimento ai procedimenti ad istanza di parte allorché l’amministrazione abbia comunicato i motivo ostativi

dell’accoglimento dell’istanza : esso infatti è espressione del principio del giusto procedimento ed è

preordinato ad instaurare un contraddittorio con l’istante che tenta di convincere l’amministrazione a mutare

segno al provvedimento finale.Si tratta di una seconda comunicazione volta ad instaurare un vero e proprio

contraddittorio.La disciplina non si applica alle procedure concorsuali.

la p.a. deve verificare i fatti rappresentati in sede di partecipazione e valutarne la pertinenza,

Anche in ordine ai provvedimenti vincolati ( definiscili;gli altri sono i discrezionali?differenze?) la

partecipazione può essere assai utile e rilevante e in tale ipotesi non sarà utilizzata dalla amministrazione quale

veicolo di introduzione di interessi bensì come ausilio per meglio la sussistenza dei fatti e dei presupposti che

debbono comunque essere accertati o valutati al fine di provvedere.La partecipazione è altresì un veicolo di

introduzione di soluzioni alternative.

11.6 PARTECIPAZIONE AL PROCEDIMENTO,INTERESSI PROCEDIMENTALI E LORO TUTELA.

Interessi procedimentali : interessi strumentali ad altre posizioni soggettive che attengono a fatti procedimentali

e che investono comportamenti della ammnistrazione e soltanto indirettamente bei della vita. il privato ha un

po’ più di forza rispetto all’interesse pubblico la lesione di questi interessi si traduce nell’illegittimità del

provvedimento finale ma impossibile per ora è agire processualmente per la lesione di questi interessi in

42


PAGINE

48

PESO

262.90 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di diritto amministrativo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Percorsi di diritto amministrativo, Garrone, ove vengono trattati i seguenti argomenti: i controlli nella Pubblica Amministrazione, la responsabilità dei pubblici dipendenti, la contrapposizione tra la funzione di indirizzo e quella di gestione nell'amministrazione statale, il ruolo e le funzioni della dirigenza nell'amministrazione statale, la contrattazione collettiva nel pubblico impiego, la giurisdizione sulle controversie di lavoro nel pubblico impiego, giurisprudenza costituzionale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto amministrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Casalini Dario.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto amministrativo

Diritto amministrativo - Appunti
Appunto
Appunti di Diritto Amministrativo
Appunto
Diritto privato romano - 100 Domande e Risposte - Programma completo - Università di Torino
Appunto
Riassunto esame Diritto Privato Romano, prof. Lantella, libro consigliato Lineamenti di Diritto Privato, Marrone
Appunto