LETTERATURA PER L’INFANZIA
Percorsi della letteratura per l’infanzia.
Itinerari riflessivi
1.Letteratura per l’infanzia: per una lettura complessa della sua testualità.
1.La testualità sempre più al centro.
Narratività e formatività stanno come DNA nel testo di letteratura per l’infanzia e ciò costituisce il
suo specifico, la sua ricchezza.
Si ha un incrocio di modelli critici: sul terreno letterario sono attivi i canoni critici dello storicismo e
dello strutturalismo, ma anche dell’analisi culturale.
--Lo storicismo connette alla tradizione e salda il letterario al tempo storico, alle società, alle
strategie discorsive che ogni società letteraria , in quel tempo, mette in gioco. Questa è una
prospettiva che in Italia conosciamo bene, da Croce a Sapegno.
--Lo strutturalismo invece fissa le forme del narrativo: questo è un approccio che si è rivelato
sempre più fondamentale, in quanto fissa la “logica” dei testi.
--L’analisi culturale ci fa leggere i modelli o stili di vita, collegando i testi ai tessuti antropologico-
culturali: così il testo si fa exemplum di cultura.
È dall’incrocio di questi modelli critici che può emergere una critica adeguata in questo campo
letterario. Queste metodologie vanno affrontate con una riflessione critica e poi vanno applicate ai
testi, agli autori, ai vari momenti della storia della letteratura infantile.
2 In occasione dei 150 anni dell’Unità.
La letteratura infantile ha accompagnato il cammino dell’Italia Nuova e vi ha dato un contributo
positivo, culturalmente e antropologicamente.
In particolare, le due rivoluzioni di tale genere letterario hanno dato vita a giornali per ragazzi,
riviste per giovinette, giornali illustrati, fumetti.
Prima rivoluzione: è collocata negli anni ’70 dell’800 e i primi due decenni del ‘900 e dà il via ad
un’immagine nuova del bambino (soggetto proiettato sull’avventura e sulla ribellione). È la
rivoluzione di Collodi, col quale si apre un narrare più sciolto, dinamico, senza moralismi, realistico
e critico al tempo stesso. Quel narrare che forma liberando, senza voler conformare, ponendo al
centro il mondo del ragazzo e la sua alterità rispetto agli adulti.
Seconda rivoluzione: tra gli anni ’50 e ’60 del ‘900 e ha Rodari al centro. È una rivoluzione in tutti
i sottogeneri della letteratura infantile: dalla poesia al racconto, al romanzo e alla novella.
Qui la letteratura infantile si fa apertura sperimentale, da un lato e dall’altro, mezzo per realizzare
l’emancipazione di ciascuno e di tutti.
Forse l’Italia ha dato, con queste due rivoluzioni, alla letteratura infantile una doppia occasione di
farsi guida formativa e di rinnovarsi iuxta propria principia, ovvero testimoniando il proprio statuto
e il proprio valore.
3 Un modello letterario da valorizzare.
Si è portata a maturazione un’idea di letteratura infantile ormai lontana dalla pedagogia di Croce,
e ora è ricca di tensioni e invenzioni, in cui l’idea stessa del lettore è mutata.
Il destinatario è ormai un soggetto in età evolutiva di cui si conoscono le varie strutture cognitive e
emotive, i bisogni fondamentali e la loro evoluzione.
La letteratura infantile si è fatta così plurale anche rispetto ai destinatari: perfino chi scrive oggi
per i bambini, ha un’identità più sofisticata, ha una poetica, ma anche una vivace sensibilità
sperimentale. 2.Complessità e varietà della letteratura per l’infanzia
1.Un’identità complessa e plurale.
Il termine complessità, quando si coniuga con quello di letteratura per l’infanzia, si traduce in un
lemma plastico, non riconducibile ad un unico significato. Sì, va riconosciuto, la complessità e la
problematicità da sempre pervadono il DNA della letteratura per l’infanzia.
La complessità della letteratura per l’infanzia è stata, soprattutto nella produzione italiana del
passato, sinonimo di ambiguità almeno sino agli anni ’70 del ‘900.
L’eziologia della sua ambigua complessità si radica già nella stessa denominazione della disciplina,
nella sua etimologia, in particolare in quella preposizione per posta tra letteratura e infanzia; un
trait d’union! Poi invece l’altro termine, infanzia, in un’accezione che storicamente è molto mutata
dalla scoperta rousseauiana alla visione scientifica novecentesca, dovuta in particolare alla
psicologia dell’età evolutiva.
Infanzia che si è trasformata inoltre soprattutto nel ‘900, nell’immaginario sociale, affrancandosi
da una visione adultistica per affermare un’identità sempre più autonoma.
Infatti la letteratura per l’infanzia si è andata costruendo fin dall’inizio come corpus variegato e
complesso, mostrando bambini non sempre disposti a trasformarsi in adulti.
Infatti la letteratura per l’infanzia, soprattutto tra ‘700 e ‘800, appare inquinata da pervasive
moralitè, e forse non si definisce neppure come letteratura in senso stretto. È narrazione ed è
educazione: si tratta di due registri che si intrecciano dialetticamente: raccontando educa, ma
anche controlla l’infanzia, conformandola ai principi della società borghese dell’epoca in cui nasce
e si sviluppa: l’ETA’ MODERNA.
Il per indica un interesse verso la generazione successiva, alla quale dare strumenti per decifrare la
realtà. Ma, più profondamente, con questo per essa si rivela esito ed espressione dell’offerta
all’infanzia di un contenuto valoriale.
La letteratura per l’infanzia si compone di testi lucreziani; è una letteratura minor, cioè la
“grande esclusa”, la “letteratura invisibile”.
La specificità del congegno della letteratura per l’infanzia si appalesa quindi in una struttura più
complessa e articolata della letteratura per adulti. Prendendo a modello la fiaba nella sua forma
originaria, si deduce un’altra importante connotazione della letteratura per l’infanzia: il suo
carattere di letteratura spuria poiché assimila in un mixage elementi tecnici e stilistici di generi
minori come il romanzo popolare, il romanzo d’appendice, il giallo, la fantascienza, il fumetto e il
fotoromanzo, che si sono intrecciati con la letteratura per l’infanzia e ne sono divenuti,
fondendosi, corpus della stessa.
Dal genere fiabesco al romanzo d’appendice, la letteratura popolare è un “vero sognare ad occhi
aperti”, poiché quella narrativa “produce un ribaltamento della realtà, creando un universo
immaginario, dove i colpevoli sono puniti e gli innocenti sono salvati”.
Sul piano metodologico, soprattutto nel corso degli ultimi decenni, la letteratura per l’infanzia
se da un lato ha stabilito nessi con molte discipline, dall’altro lato ha assunto un duplice ruolo: di
interlocutore, ma anche di interprete di epoche storiche e di tematiche socio-culturali.
Oggi quindi la letteratura per l’infanzia si propone come fonte, ma, proiettandosi verso incroci con
la storia, la filosofia, la sociologia, l’antropologia, la psicologia, l’arte e il cinema (quindi assume un
volto disciplinare più raffinato).
Rispetto al passato, l’analisi della letteratura per l’infanzia si è anche affinata, ancora sul piano
metodologico, abbandonando i sondaggi e le ricostruzioni della storia della letteratura per
l’infanzia per autori e per opere delle diverse aree nazionali.
Gli studi più recenti segnano una svolta chiara: il passaggio da una mera ricostruzione in superficie
ad un’altra ben più raffinata, cioè quella che si avvale di una pluralità di fonti eterogenee.
Tra pedagogia e formazione dell’immaginario.
La letteratura per l’infanzia ha un punto di riferimento in un genere originario: la fiaba; si tratta di
una struttura narrativa che agisce nel profondo, ha una valenza etica, richiama il mito, ha una
valenza psicoanalitica, incorpora l’elemento magico, e, proprio per questa complessità strutturale,
la fiaba si propone come paradigma della letteratura per l’infanzia tutta.
Di lì, infatti, nasce il racconto e il romanzo, in cui se il tempo e lo spazio assumono una
connotazione realistica, tuttavia l’elemento fantastico pervade, fondendosi.
Il romanzo spesso, soprattutto nella produzione dagli anni ’80 in poi, assimila la fiaba attraverso
una rivisitazione letteraria in cui si sovrappongono elementi di un tempo storico e di un altro!
La fiaba appare come l’elemento fondamentale non solo sotto il profilo generativo della
produzione letteraria per l’infanzia, ma anche come elemento basico nella formazione
dell’immaginario.
E l’immaginario si nutre di narrazioni di storie, tra fantasia e realtà, emotivamente trascinanti, ma
si nutre anche, soprattutto attraverso il linguaggio poetico e magico, della parola.
Dalla fiaba e dalla storia discende l’elaborazione del senso di quelle narrazioni, mentre il gioco, e il
gioco linguistico in particolare, lascia libertà al pensiero creativo e all’immaginazione infantile.
Nei libri per l’infanzia e l’adolescenza, la complessità appare evidente non appena si enucleano gli
elementi più pedagogici, che intessono trame e descrizioni.
Sì, molta parte della letteratura per l’infanzia tra ‘700 e ‘800 appare pervasa di ideologie e di
tendenze più o meno marcate alla conformazione educativa, tuttavia, in contrapposizione, la
produzione novecentesca e quella attuale guarda al soggetto in formazione, al soggetto immerso
in una società complessa e in continua trasformazione, e dunque, se da un lato la narrativa di oggi
si apre alle speranze, alle attese, ma anche ai sogni del soggetto, tuttavia spazia talvolta in maniera
realistica nell’universo dell’immaginario collettivo. Una letteratura costituita, dunque, da “testi
reader-oriented”, cioè pensati nella prospettiva di un lettore che costituirebbe l’autentico
protagonista.
Una narrativa perciò in cui i bambini si riconoscono nei protagonisti della narrazione: per questo
motivo i libri sono testi marsupiali, poiché includono quale parte integrante di se stessi i loro
lettori.
La letteratura per l’infanzia assume oggi una funzione di formazione del soggetto attraverso lo
sviluppo della sua immaginazione; miti, modelli esistenziali, valori si depositano dando via via
corpo all’identità dell’Io, superando i confini dell’egocentrismo per far comprendere più in
profondità il senso del percorso della vita.
Dalla fiaba in poi, la produzione letteraria per l’infanzia ha lasciato un’impronta duratura
nell’immaginario dei bambini, ma c’è da chiedersi in che misura lo sia oggi, in un’epoca
contrassegnata dalla globalizzazione, dall’iperconsumismo.
C’è sicuramente il rischio dell’influenza pressante dei mass-media, di un mercato che soffoca le
capacità critiche e creative dei bambini!
Libri e didattica della lettura.
Nel congegno complesso, in cui si articola la letteratura per l’infanzia, un ruolo fondamentale
svolgono sia lo specifico settore editoriale per bambini e ragazzi sino ai giovani adulti sia la
didattica della lettura, che acquisiscono sempre più tecniche, strumenti, provenienti dal mondo
della comunicazione massmediologica.
La LETTERATURA è una forma di comunicazione; la comunicazione letteraria attiva un rapporto
in cui il mittente invia un messaggio al destinatario. Per essere operante, il messaggio richiede il
riferimento a un contesto, contesto che possa essere afferrato dal destinatario, e che sia verbale;
in secondo luogo esige un codice comune al mittente e al destinatario.
Sia l’editoria che la didattica della lettura assumono come principi queste istanze, ma rispetto
all’editoria per gli adulti, nella letteratura per l’infanzia la relazione tra autore e lettore si fa più
complessa; se il primo costruisce semioticamente il testo, il giovane lettore svolge l’azione
semiotica ritualizzando significati già presenti.
Quindi appare evidente quanto il testo possa essere talvolta inadeguato e indecifrabile
semanticamente per un bambino per cui il testo è privo di alcuna trasmissione di significati.
Di qui la necessità per gli autori di narrativa per l’infanzia di tentare di immaginare l’ “ecosistema
cognitivo” dei bambini e di costruirsi un’immagine mentale d’infanzia, spesso ricorrendo ai propri
ricordi d’infanzia e successivamente di condividere un’immagine d’infanzia con gli adulti,
soprattutto con i genitori, gli insegnanti e i pedagogisti.
Tra gli scrittori di oggi si evidenzia un file rouge, cioè una poetica condivisa che riecheggia quella
pascoliana. Infatti gli autori contemporanei, i “Tusitala”, cioè i narratori puri, sono gli scrittori che
si distinguono da una tradizione precettistica in cui emergeva l’abitudine di usare una storia, per
contrabbandare una morale; infatti al contrario, i Tusitala raccontano con l’unica preoccupazione
dell’incanto della storia e della parola, cercano di proporre modelli ideali, sanno che i piccoli non
sono né semplici né innocenti.
Il lungo cammino dell’editoria italiana per l’infanzia ha tuttavia evidenziato due cesure storiche
per la loro significatività.
L’editoria soprattutto negli ultimi 30 anni se ha rivolto e affinato la sua attenzione monitorando
gusti e necessità del giovane pubblico di lettori, tuttavia presenta un’aporia di fondo: la
caratteristica ambivalente rispetto al concetto d’infanzia; tra l’immagine che gli adulti hanno
dell’infanzia e la proiezione di tale immagine nel futuro, ossia ciò che gli adulti si aspettano da
parte dei bambini divenuti adulti.
Ma non solo: gli scrittori propongono libri per l’infanzia in cui i bambini seguono le narrazioni
identificandosi da un lato con i protagonisti, e dall’altro lato con il punto di vista dell’autore, un
adulto. Si tratta della complessità della letterature per l’infanzia.
L’editoria di oggi ha dilatato i propri confini soprattutto nella fascia 0-3, ma anche la produzione
per fasce d’età maggiore.
Non va inoltre dimenticato quanto la letteratura dei nostri giorni si interfacci con altri media,
con le tecnologie che stanno trasformando il mondo editoriale in cui dobbiamo imparare a vivere
attraverso un tipo di lettura intertestuale, ma mettendo al centro pedagogicamente e tutelando
l’anthropos.
LEGGERE è un lemma ampio, non più circoscrivibile alla decodificazione di segni grafici e alla
comprensione della semantica; il termine si è dilatato, sulla scia della varietà di tecnologie presenti
nel campo della comunicazione.
Nella didattica della lettura emerge un aspetto: il lector in fabula quale protagonista nel
processo della costruzione di senso e di significato del testo.
Il libro per l’infanzia fa emergere una duplicità di funzioni: quella ludica, propria del bambino, e
quella pedagogica, propria dell’adulto. Sia il genitore oppure l’insegnante, l’adulto conduce non
solo la didattica della lettura, ma molto spesso orienta il bambino nella scelta dei libri.
Per concludere, la difficile sfida della letteratura per l’infanzia di oggi sta nell’individuare testi
letterari che riempiano un immaginario scaffale in cui si decantano le storie.
3.La letteratura per l’infanzia come “fonte” per la storia dei processi
Culturali e formativi.
Introduzione.
La letteratura per l’infanzia ha conosciuto un intenso sviluppo nel nostro paese, anche in virtù del
crescente spazio che la disciplina è venuta acquisendo in ambito accademico, e della sua
contaminazione con la storia dell’educazione e dei processi culturali e formativi.
Genesi e sviluppi di una nuova storiografia sulla letteratura per l’infanzia e la gioventù.
Nel 1995, Pino Boero e Carmine De Luca davano alle stampe il ben noto volume La letteratura per
l’infanzia, con il quale proponevano agli specialisti e ai cultori della disciplina i risultati di un lungo
lavoro di ricerca volto a presentare autori e opere, temi e problemi della letteratura italiana per
l’infanzia e la gioventù, della quale si ricostruivano l’evoluzione e gli sviluppi dall’Unità agli anni ’90
del ‘900.
La novità risiedeva nell’utilizzo di un’ottica pluridisciplinare (storica, pedagogica, linguistico-
letteraria), attraverso la quale si puntava a ricostruire le vicende e gli sviluppi della letteratura per
l’infanzia e la gioventù nel quadro più ampio della storia socio- culturale e della storia
dell’educazione.
L’attenzione rivolta agli autori delle opere rivelava l’intento di ricostruire l’evoluzione della
letteratura per l’infanzia e la gioventù non solo come un evento linguistico- letterario ma anche
come fenomeno storico- educativo, connesso con i più generali processi di alfabetizzazione e di
acculturazione di massa.
L’opera non rappresentava un fatto accidentale, ma costituiva l’epifania di un processo dalle
caratteristiche più generali, prodottosi proprio a partire dagli anni ’80 e destinato a connotare
l’intero trentennio successivo.
In questo arco di tempo sono stati ridimensionati i due presupposti fondamentali attorno a cui
ruotava la tradizionale ricerca nel settore:
--Il primo stabiliva che la letteratura per l’infanzia e la gioventù, in quanto universo di fenomeni
linguistico- letterari, poteva e doveva essere letta e interpretata solo con gli stessi strumenti di
indagine applicate a qualsiasi altro
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