1923 legge Gentile
Segna il momento di avvio dei percorsi di scolarizzazione per i soggetti in situazione di disabilità, istituito l’obbligo scolastico per ciechi e sordi in quanto viene che non presentino altre anormalità. L’educazione separata. I medesimi devono frequentare le scuole elementari e talvolta le medie in istituti specializzati con sussidi didattici specifici e con l’unica possibilità di confrontarsi continuamente solo con persone affette dalla stessa minorazione. L’attuazione di questa legge comporta lo sradicamento del bambino dal suo ambiente familiare e sociale, e, aspetto ancora più grave, la mancanza di confronto con i coetanei vedenti e udenti.
Primi anni '70
Vi è l’introduzione del termine “Handicap” che palesa la parzialità del deficit rispetto alla globalità della persona. Prima di allora i soggetti interessati venivano etichettati con termini quali STORPI, MOSTRI, MINORATI, ecc. Questo termine ha dunque determinato un riorientamento culturale e sociale di portata storica (oggi risulta ovviamente inappropriato). Grazie alla legge 118/1971, si inizia a sperimentare l’inserimento dei bambini ciechi e/o sordi nelle classi comuni. Essa dispone il primo intervento concreto attraverso il trasporto gratuito e l’abbattimento delle barriere architettoniche, mostrando finalmente un atteggiamento di fiducia nel recupero sociale e personale del portatore di handicap.
All’inizio degli anni '70, ha dunque preso corpo un’azione di rinnovamento dei servizi e degli interventi a favore dei soggetti interessati da deficit, anche se, purtroppo, non da subito venne proposta una didattica speciale. L’allievo che faceva ingresso nelle classi comuni doveva adeguarsi ad esse senza specifiche guide. Questo processo di inserimento è via via affinandosi, passando gradualmente dall’inclusione all’integrazione. Includere significa appartenere a qualcosa, essere accolti. L’obiettivo dell’inclusione è tentare di eliminare ogni forma di discriminazione, che sia essa la razza, il colore o il sesso all’interno della società, nel rispetto della diversità.
L’integrazione ha invece un significato più profondo, poiché indica l’inserimento delle diverse identità in un unico contesto all’interno del quale non sia presente alcuna discriminazione, e si conserva un’unità strutturale e funzionale grazie al mantenimento di un equilibrio attraverso processi di cooperazione sociale.
La relazione Falcucci, 1975
La commissione parlamentare guidata dalla Senatrice Franca Falcucci pubblicò una rel