Lezione 08/02 - Obiettivi generali e specifici del corso
Il candidato dovrà avere acquisito conoscenze relative agli elementi di base della pedagogia utili al mestiere dell'insegnamento con particolare attenzione a:
- Fondamenti di pedagogia generale
- Fondamenti di pedagogia interculturale → A partire dalla legge 517 del 1977, i portatori di handicap entrano a far parte della scuola normale. Si stabilisce inoltre che l'insegnante di sostegno non è al disabile ma alla classe che porta il disabile. Il docente ha la responsabilità di tutti gli alunni, anche di coloro che hanno disabilità.
- Fondamenti di pedagogia di inclusione → Il tema dell'intercultura è un discorso sempre più attuale. I ragazzini dovrebbero avere mediatori linguistici, ma non esistono a scuola. Questa è la didattica e la pedagogia interculturale.
Obiettivi specifici → Sono presenti nel sito.
- Storia processi formativi e dei processi scolastici
- Conoscere i fondamenti della ricerca didattica
- Analisi rapporto tra processi formazione, educazione, istruzione, apprendimento nella prospettiva di una pedagogia inclusiva
- Teorie e modelli di interpretazione la relazione educativa nel contesto inclusivo. Le normative esigono che l'inclusione sia presa in carico da scuola in rete con famiglia e altre istituzioni del territorio
- Scuola interculturale
- Analisi delle esigenze dei giovani nella scuola e nell'extrascuola
- Educazione ambientale, allo sviluppo sostenibile e cooperazione internazionale
- Disturbi specifici dell'apprendimento (DSA, strumenti compensativi e dispensativi)
- Dimensioni pedagogico-didattiche dei fenomeni di dispersione e abbandono scolastico
- Strategie per sviluppo didattico con riferimento a forme collaborative e cooperative dell'insegnamento (cooperative learning= apprendimento come risultanza di un lavoro condotto secondo forme collaborative e cooperative)
Rispetto al decreto DM 616/17
Testi d'esame
- Insegnamento nella scuola secondaria (organizzazione didattica, finalità scuola, l'insegnamento e la comunicazione educativa)
- Per un'idea di scuola (pedagogia militante in cui Baldacci spiega come al fondo di riforme e proposte, ci siano idee di scuola che guardano a orizzonti diversi e che non dobbiamo lasciarci catturare dal fatto delle facili sintesi. L'insegnante non può entrare in una scuola pensando che le sue scelte saranno neutre. Deve avere consapevolezza che è sociale e culturale prima di essere didattica.)
- Esperienza ed educazione (i ragazzi di oggi hanno bisogno di fare esperienza)
- Progettare e governare la scuola (POF e PTOF)
Che cos'è la pedagogia
Paidagogos= è colui che guida, viene da altre due parole greche che significano colui che guida il bambino. Inizialmente la disciplina era volta solo ai bambini. Oggi la pedagogia è riferita a tutte le età della vita. È diventata la disciplina che si occupa della formazione dell'uomo e della donna, quindi per estensione, è la disciplina del sapere. Al suo interno c'è il Life Long Learning= apprendimento per tutta la vita.
La pedagogia come scienza
Tutto ciò che è umano non si può considerare come scientifico in quanto non ripetibile, per cui sarebbe scientifico solo ciò che può essere riprodotto uguale nelle stesse condizioni, sotto i medesimi input.
Storia della pedagogia
Porre attenzione sull'evoluzione della pedagogia per passare da sapere di senso comune a scienza comune.
I fase: Educazione
Sapere tacito disponibile al senso comune, educazione informale. Es: nella civiltà contadina la funzione educativa veniva svolta spontaneamente nelle famiglie patriarcali. È un organismo sociale in cui la funzione educativa era parte dell'organismo stesso (la zia tacitamente doveva occuparsi dei bimbi, il papà aveva un certo ruolo)... Il sapere ha un senso comune. Quando la famiglia non riusciva ad insegnare, si aveva l'analfabetismo.
II fase: Educazione formale
In un certo momento è emersa l'esigenza di interpretare la riflessione sull'educazione, quindi non considerare tacitamente la funzione educativa, ma occorreva una riflessione formale sull'educazione. Questa è una fase in cui si differenziano le funzioni. In questo periodo storico nasce la storia. L'educazione diventa formale. La scuola progressivamente acquisisce uno spazio specifico e diventa depositaria di un compito educativo. In questo modo si riflette sistematicamente e formalmente sull'educazione. Si avvia una riflessione sugli scopi educativi:
- Teorizzazione scopi
- Normatività (norme) dell'educare = La riflessione che nasce ha un carattere normativo, siamo cioè di fronte all'emergere del paradigma della filosofia dell'educazione. La prima riflessione sistematica sull'educazione ha il corpo della filosofia. Limiti di questa riflessione: noi separiamo l'agire educativo dal pensare l'educazione per cui la filosofia educazione studia le norme e i principi a cui si ispira l'educazione; chi agisce nella pratica, affronta i problemi della pratica per cui si appoggia al senso pedagogico educativo comune (questo è un sapere comune che rappresenta una risposta quando una risposta filosofica non c'è).
Es: 1) quando l'educatore si trova di fronte a problematicità (bullismo, accoltellamenti) se io penso a filosofi educazione come un sapere astratto, non vi trovo risposta, quindi mi appoggio al senso comune pedagogico... nasce così la pedagogia generale. 2) l'alzarsi in piedi quando entra il prof ha un'origine di senso comune.
III fase: Scienze dell'educazione
Emerge il paradigma delle scienze dell'educazione: il fatto educativo appare sempre più nella sua complessità. Il fatto educativo esige una progressiva specializzazione dei saperi per cui i punti di vista sul singolo fatto può far riferimento a diversi di tipi di sapere. Es: un sapere che ha preso molto piede nella pratica è quello della psicologia. Negli ultimi decenni si è affermata come scienza e quindi ha fatto sentire il suo punto di vista circa i fatti educativi, così come la biologia (neuroscienze). Questi punti di vista che si sono affermati come saperi specializzati, hanno offerto contributi di grande peso anche ai fenomeni educativi.
- Saperi educativi (biologia, neuroscienze...) → Dicono la loro sui fenomeni educativi
Purtroppo questa cosa che dovrebbe essere una ricchezza, genera invece grandi problemi:
- Unità. Es: Un bimbo entra a scuola e ha grandi problemi. La scuola interpella lo psicologo per capire i comportamenti del bimbo. Lo psicologo chiede al medico. Si crea una frammentazione degli interventi che difficilmente portano all'unitarietà.
- Funzionalismo dei saperi con progressiva abdicazione da parte della pedagogia. La pedagogia rischia di diventare una ancella di queste altre scienze. Allora a cosa serve l'insegnante a scuola? Il medico gli dice a che ora il bimbo deve prendere il farmaco, l'allenatore chiede no compiti... Il docente abdica la propria funzione a tutti questi saperi che intervengono nei fatti educativi. Siamo di fronte a una criticità: 1) non c'è bisogno dell'educatore; 2) la pedagogia ha un ruolo specifico e diverso per cui non è possibile abdicare a nessun altro avvalendosi del contributo delle altre scienze. La soluzione dei problemi nasce dall'invenzione delle pratiche da parte dell'insegnante. Questa invenzione crea la possibilità di risolvere il problema quando l'insegnante vorrà.
IV fase: Integrazione filosofica e scientifica
È quella che stiamo vivendo. Non è una stagione nella quale i vari passaggi passati sono scomparsi: c'è sempre la tendenza all'emergere di queste criticità: ad esempio la separatezza tra riflessione e pratica non è stato risolto oppure l'idea che l'educazione sia un sapere tacito di senso comune, è ancora irrisolta (es: il genitore ritiene di essere capace di educare i propri figli). Questa fase è caratterizzata dalla necessità di integrare nell'educazione componenti filosofiche e scientifiche. Es: le neuroscienze oggi mi spiegano cosa sono i neuroni specchio e mi provano la loro utilità, ho bisogno di recuperare la ricchezza di questo contenuto ma queste scoperte vanno coniugate con una componente filosofica, con i principi che originano sapere educativo. Per favorire questa integrazione è necessario superare i dogmatismi di tipo metafisico che quelli di tipo empirici.
I dogmatismi sono il contrario della pedagogia intesa come scienza. Il sapere della pratica non può dettare il sapere teorico. Per essere autonoma la pedagogia come scienza, abbisogna, come tutte le scienze, di un proprio oggetto specifico e di una metodologia di ricerca. Pertanto per affermare la pedagogia come scienza, dobbiamo individuare l'oggetto (l'educazione) e identificare i metodi di ricerca con particolare riguardo il problema della coniugazione tra teoria e prassi.
Caratteri della pedagogia come scienza
- Sapere critico razionale. Dobbiamo affrontarla come un sapere critico e razionale e per farlo dobbiamo costruire una conoscenza filosofica all'interno di una struttura scientifica; dobbiamo superare i dogmatismi. I docenti non possono insegnare la propria disciplina come se fosse una credenza. Se voglio, come educatore, insegnare storia, matematica, geografia..., non posso assumere il dogmatismo perché in questo modo insegno il mio sapere non come sapere critico e razionale, ma come credenza. Ma la credenza non è sapere scientifico perché priva di logica scientifica, accettata acriticamente. Il sapere scientifico è messo in discussione. Gli allievi devono esplorare le varie posizioni anche scientifiche di qualcosa e confrontarle.
- Sapere attivo. La pedagogia come scienza è un sapere attivo. Si esce dalla filosofia dell'educazione per recuperare il carattere attivo della scienza pedagogica: la scienza pedagogica autonoma è finalizzata a garantire l'unità tra teoria e classe educativa.
Il sapere pedagogico privo di precisione, di rigore di carattere critico ma condotto approssimativamente sulla base del senso comune è pessimo. La scienza pedagogica è chiamata ad un rigore a cui tutti gli educatori devono ispirarsi. Se entriamo in un'ottica di insegnamento routinario non staremo dalla parte del sapere critico. La pedagogia come scienza ha una propria struttura e una propria logica da adoperare per agire in modo professionale. Non è ricavata solo dall'esperienza. È un sapere che pur venendo dall'esperienza è corredata da un nucleo filosofico. Pertanto è un sapere critico razionale, vale a dire che è un sapere che si è costruito nell'integrazione tra dimensione teorica e scientifica. È un sapere attivo che unisce:
Teoria
Storicamente è una rappresentazione oggettiva e speculare ella realtà capace di dare soluzione ai problemi. Oggi la teoria non è la mera rappresentazione della realtà ma una interpretazione di un certo aspetto della realtà e il prospetto di certe ipotesi a soluzione di quella realtà. Quindi la teoria è un costrutto molto più limitato di quello che era un tempo. La teoria pedagogica NON è la rappresentazione del fatto educativo. Noi possiamo interpretare un aspetto parziale e sentito della realtà in forma teorica. Es: quali sono le cause del cyberbullismo? Noi possiamo studiare e analizzarla studiando o guardando i fatti... Ci faremo alla fine un'idea teorica di cosa sia ma non potremo pensare che quella sia la realtà, ma solo una rappresentazione teorica che facciamo noi!! La teoria è un costrutto parziale e selettivo.
Prassi educativa
La prassi nella interpretazione di Preti del 75 è praxis è un rapporto attivo con la realtà sorretto da una volontà di modificarla in determinati aspetti. La prassi è tale se sostenuta da una intenzionalità. Se non c'è intenzionalità (opportunità che io ho deciso di cogliere) non saremo di fronte ad una prassi. Parliamo di prassi quando siamo di fronte ad azione ma anche a retroazione: nell'agire lasciamo anche che l'oggetto emani la sua incidenza sul soggetto. L'esperienza intesa come anni di servizio in un determinato ruolo sia indice di capacità. Insegnanti collaudate possono non permettere più ai loro allievi di retroagire modificandoli. Quindi in questo caso non siamo di fronte alla prassi educativa.
Esempio di storia della scuola
Don Lorenzo Milani fu un prete si è trovato in questa comunità di ragazzi provenienti da famiglie deprivate. I ragazzi non sapevano parlare l'italiano e quindi la prof. Di scuola media non faceva che registrare la loro inadeguatezza e li bocciava condannandoli a lavorare nei campi, allevare animali etc... Don Lorenzo Milani in questa realtà porta dentro un nucleo totalmente diverso. La scuola deve rimuovere ostacoli culturali e ideologici. Don Lorenzo prepara i ragazzi in un modo differente, usando lavoro cooperativo, usando il giornale... Don Lorenzo Milani scrive poi un libro rivolto alla professoressa indicando che la sua metodologia non era corretta. La professoressa impartiva a tutti lo stesso insegnamento, peccato che solo pochi potevano apprendere efficacemente. Ciò che determina il successo dipende fortemente dall'intenzione del docente nel credere che il ragazzo possa migliorare da un certo livello. Se l'insegnante ritiene che quel ragazzo non possa conseguire più di tanti i risultati, questo determina un minor progresso del ragazzo. Il successo dipende dal grado di aspettativa positiva dei docenti. Se si toglie ai ragazzi la possibilità di migliorare, io di fatto li condanno alla bocciatura e li condanno ai lavori nei campi. Insegniamo ai ragazzi ai diventare sovrani!
Lezione 15/02
È una scienza giovane, inserita nei percorsi accademici da 1989-90. Ha dei collegamenti stretti con la pedagogia generale, sono entrambe scienze dell’educazione che si occupano della formazione integrale ed integrata dell’alunno (in ambito scolastico), e si prefiggono la stessa finalità, cioè quella di favorire lo sviluppo armonico e l’integrazione critica dell’educando, all’interno dei micro e macro contesti sociali di appartenenza.
L’elemento di distinzione che caratterizza la pedagogia speciale è questo termine, speciale, che richiama subito l’idea che abbiamo a che fare con individui che hanno proprio bisogni speciali. Per questo c’è una distinzione nell’oggetto di indagine e ricerca della pedagogia speciale. Quindi, esiste una pedagogia speciale come scienza autonoma? La risposta è sì, ma abbiamo faticato tanto per ricavarci il nostro spazio ed essere riconosciuti come pedagogisti speciali. La medicina e la psicologia in molti casi hanno comportamenti prevaricatori nei confronti della pedagogia speciale. La pedagogia speciale è scienza perché ha principi, valori, concetti, strutture, finalità, terminologia specifica, costrutti teorici. Ciò che la rende “speciale” è l’analisi, la ricerca, legata alle diversità (e non differenze).
Diversità
Andrea Canevaro: “Bisogna accettare il deficit per ridurre l’handicap”, alla luce di ciò vediamo la catena eziopatogenetica.
- Noxa patogena: è quel gene che crea la patologia. O per cause prenatale, o per cause perinatali o postnatali, possiamo incontrare un virus, un battere, un’anomalia all’interno del nostro corpo, abbiamo una situazione patogena, e quindi si arriva al concetto di malattia.
- Malattia
- Danno
- Deficit → danno di natura sensoriale, organica, psichica, che non è recuperabile, irreversibile.
- Dis-abilità → stato di difficoltà conseguente ad un danno e deficit
- Situazione di handicap → Ad esempio, il virus della rosolia contratto durante la gravidanza, porta alla lesione (danno) parziale o totale del nervo sensoriale acustico nel feto. Il bambino che nascerà sarà un bambino affetto da deficit uditivo. La dis-abilità è la sordità. Una volta che il deficit sul nervo acustico si è realizzato, abbiamo come conseguenza un bambino che vive una condizione di disabilità (non si HA una disabilità, si VIVE una condizione di disabilità). La sordità è una situazione che comporta un problema nella competenza linguistica. Questa è la disabilità, cioè lo stato di difficoltà conseguente ad un danno, poi un deficit, che la persona ha avuto la sfortuna di incontrare. Ad esempio il sordo ha la disabilità di comunicare. Il deficit e la conseguente disabilità, può trasformarsi o NON trasformarsi in situazione di handicap. Questo può essere: emarginazione, esclusione, non piena partecipazione, no all’accessibilità. Quindi, mentre la situazione di deficit va accettata, l’handicap si può ridurre attraverso l’intervento educativo e didattico.
Inclusione
Inclusione è figlia dell’integrazione, sono le finalità della pedagogia speciale. L’inclusione si fonda su 4 diritti:
- Diritto di cittadinanza
- Senso di appartenenza
- Piena partecipazione
- Piena accessibilità ai contenuti, alle conoscenze, alle comunicazioni, agli spazi, ai tempi.
La scuola inclusiva non è la scuola degli adattamenti, è la scuola che fin dall’inizio è strutturata, organizzata e didatticamente pensata per tutti. Quindi l’inclusione è un frutto dell’integrazione, che viene prima.
Sotto i BES troviamo:
- Normoabili
- Disabili
- Alunni con di
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