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AMBITO A – PEDAGOGIA

Pedagogia dal greco paidagogós, colui che guida o conduce, pedagogo (sintesi di

paidos, bambino e ágein guidare) disciplina che si occupa dell’educazione e della

formazione dell’uomo, per estensione sapere sull’educazione. Come sapere dotato di

una propria struttura e di una propria logica, da padroneggiare per operare in maniera

professionale in ambito educativo.

- Pedagogia come scienza

Pedagogia come scienza non meramente empirica, ricavata dall’esperienza, ma

corredata di un nucleo filosofico, forma di pensiero ordinata rispetto al proprio oggetto.

Ovvero è composta da un sapere critico-razionale, costruito sull’integrazione di una

dimensione filosofica entro una struttura scientifica, e un sapere attivo, volto a

garantire l’unità teoria-prassi educativa. La pedagogia di senso comune a scienza può

essere suddivisa in fasi:

I. Educazione informale

Funzione dell’organismo sociale

Sapere di senso comune sull’educazione

II. Dalla pedagogia popolare alla pedagogia come filosofia dell’educazione

Fase Intermedia: Processo di differenziazione del sistema sociale in sottosistemi,

di cui uno specializzato nell’educazione formale: la scuola

Nella pedagogia popolare emerge una prima pedagogia precettistica

Seconda Fase: L’educazione emerge come problema autonomo entro

l’organismo sociale

Pedagogia come riflessione sistematica sull’educazione, di carattere

prevalentemente normativo, teoretico, centrata sulla teoria dell’educazione a

partire dalla teleologia

Paradigma della pedagogia come filosofia dell’educazione

Parallelamente al permanere del dominio pratico del senso comune educativo

La pedagogia popolare

III. Paradigma delle scienze dell’educazione

Complessità del fatto educativo, progressiva specializzazione delle scienze

dell’educazione

Prevalere del paradigma delle scienze dell’educazione, le quali fanno valere

specifici punti di vista sui fatti educativi (es psicologia, sociologia, biologia,

neuroscienze)

Problemi: unitarietà, funzionalismo, abdicazione da parte della pedagogia

IV. Pedagogia come scienza autonoma

Esigenza dell’integrazione di componenti filosofiche e scientifiche, superando

dogmatismi sia metafisici che empirici

Per essere scienza autonoma la pedagogia necessita di: un proprio oggetto e di

una propria metodologia di ricerca

Caratteri del modello di scienza confacenti alla pedagogia: sapere critico

razionale, costruito sull’integrazione di una dimensione filosofica entro una

struttura scientifica; sapere attivo, volto a garantire l’unità teoria-prassi

educativa “Sembra difficile negare che oggi il

Raffaele Laporta in L’assoluto pedagogico:

discorso teorico intorno all’educazione abbia bisogno di una riabilitazione rispetto alla

crescente sfiducia nelle istituzioni in cui dovrebbe realizzarsi. Una sfiducia

incrementata in ambito filosofico dalla facilità con cui questo discorso è

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approssimativo e maltrattato da molti mestieranti che vi si accampano fatti audaci

dall’aspettativa di immunità derivante dalla sua incertezza, da una specie di tacito e

diffuso “tutto va bene”. La conseguenza ne è che l’educazione – questa faccenda di

cui ognuno sente di avere il diritto di parlare come di cosa che lo riguarda – è a sua

volta maltrattata, mistificata dalle vuotaggini, dalle banalità pseudoteoriche, e trova

qualche ristoro soltanto nel progresso degli strumenti tecnici, nella maggiore efficacia

delle procedure didattiche astratte dai grandi ideali morali e civili ”.

Il fondamento della pedagogia come disciplina: unità teoria/prassi.

Teoria (costrutto parziale e selettivo): rappresentazione oggettiva e “speculare” della

realtà, capace di dare soluzione certa ai suoi problemi; interpretazione di un certo

settore di esperienza e prospetto di ipotesi di soluzione ai problemi. Prassi (unità di

sapere e fare): praxis rapporto attivo con la realtà, sorretto da una fattiva volontà di

modificarla in determinati aspetti e direzioni; intenzionalità, soggetto/oggetto

(io/mondo), momento d’intervento attivo del soggetto sull’oggetto, ma include anche

la retro-azione del secondo sul primo, in questo modo, l’io, cambiando il mondo,

trasforma indirettamente anche sé stesso.

“quando si incomincia a lavorare in un qualsiasi campo scientifico, se non si

Laporta:

ha l’esperienza sufficiente a prenderne, per così dire, le misure assicurandosi un

ingresso critico, mentre vi si portano motivazioni concrete inerenti a problemi evidenti

e maturi per la ricerca, si corre il rischio - difficile a calcolarsi - di assumerne certi

aspetti generalmente accettati per mera tradizione ”.

- Principio Educativo

Il carattere unitario e unificante del principio educativo, ossia nella sua capacità di

indicare una prospettiva omogenea e coerente per l’intera formazione scolastica e nel

suo carattere storico-relativo, in quanto esso non viene ricavato da un’indagine

metafisica sull’uomo, bensì da un’analisi storica dell’esperienza sociale.

“Per comprendere questa problematica, occorre

Baldacci in Per un’idea di scuola:

chiarire la pertinenza di un attributo come «educativo» per la scuola in quanto

istituzione deputata all’istruzione. […] La distinzione tra istruzione ed educazione è di

natura concettuale: nella pratica, l’educazione accompagna sempre l’istruzione,

producendosi collateralmente ad essa. Infatti, durante l’acquisizione di conoscenze e

abilità legate ai saperi scolastici, si apprendono parallelamente abitudini mentali ed

emotive più astratte. Queste considerazioni implicano la nozione di istruzione

educativa”. poiché la crescita è la caratteristica della vita,

Mettendo a confronto Dewey: “

l’educazione è tutt’uno con la crescita, non ha fine oltre sé stessa ” e quindi compito

delle generazioni adulte è dotare i giovani di abitudini intelligenti così da metterli in

la tendenza democratica della scuola

grado di risolvere i problemi da soli; e Gramsci: “

non può solo significare che un operaio manovale diventa qualificato, ma che ogni

“cittadino” può diventare “governante”, formandolo cioè come persona capace di

pensare, di studiare, di dirigere o di controllare chi dirige ” e quindi compito delle

generazioni adulte è conformare i giovani ad una certa realtà sociale e produttiva; si

può giungere alla democrazia come contesto del metodo dell’intelligenza affinché

l’educazione dei giovani sia efficace a produrre una società migliore, non è necessario

che gli adulti abbiano un ideale definito e formulato di qualche condizione migliore,

quel che è necessario è che vengano formate in loro le abitudini che siano più

intelligenti, allora essi affronteranno i loro problemi e proporranno i loro miglioramenti.

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- Confronto tra i paradigmi del capitale umano e dello sviluppo umano

Il Paradigma del capitale umano è tematizzato in senso funzionalista, non è solo

capitale intellettuale, “cosa so e cosa so fare”, ma come sono abituato a pensare; si

può definire come mercato in una neoliberità dove l’essere umano è considerato un

mezzo utile al sistema produttivo e non un fine in sé. Rischio del sistema scuola come

in una agenzia ideologica, una cinghia di trasmissione. Argomenti a favore sono il

ritorno della spesa investita in istruzione; legame tra livelli di istruzione e progresso

tecnologico; e una scuola agenzia culturale dove l’importanza riconosciuta è alla

formazione e ai saperi.

Il Paradigma dello sviluppo umano è la cittadinanza, dove la scuola è lo strumento

per l'esperienza. Le capacità sono le risposte alla domanda: “cos’è in grado di fare e di

essere questa persona?” un insieme di opportunità, generalmente correlate, di

scegliere e agire. Imperativo categorico kantiano: l’uomo e quindi la sua libertà,

dev’essere considerato un fine in sé. La capacità è dunque un tipo di libertà

sostanziale di conseguire combinazioni alternative di funzionamenti, opportune chance

di vita unite alle capacità di trasformarle in funzionamenti effettivi. L’essere umano

viene legato a due concetti: funzionamento, possibilità di scelta tra modi di vita

alternativi; capabilities, combinazione di capacità interne e appropriate condizioni

esterne.

Evoluzione dei paradigmi di insegnamento/apprendimento: da un lato la trasmissione,

la centralità del docente e la relativa staticità di saperi; dall’altro la creazione

dell’ambiente di apprendimento, centralità dell’allievo e ricerca ed innovazione anche

di opzioni metodologiche.

- Analizzare l'idea di scuola per la formazione del produttore e quella

per la formazione dell'uomo e del cittadino

Vi sono due scuole contrapposte, quella orientata esclusivamente alla formazione del

produttore e quella che tiene conto prioritariamente della formazione dell'uomo e del

cittadino. Il paradigma del capitale umano che viene sottolineato è il nesso tra

l'istruzione e la produttività, anche in termini di investimento, quindi investiamo la

dove l'istruzione dimostra di potere ottenere produttività sul piano economico. Questo

costrutto ha in qualche modo già manifestato dei limiti, ovvero che i benefici

dell'istruzione possano essere letti soltanto in termini di tipo economico, per cui il

sapere ha senso solo se determina una produttività in termini economici. Tale concetto

di deriva sociale che stiamo vivendo ha già da tempo posto le sue origini, esaltato

certe professioni ed appiattito altre, come la figura dell'insegnante di riconoscimento

di un valore.

Concezione è quello del considerare l'uomo come asservito al mercato, l'uomo stesso

mai come fine ma come mezzo, perciò è chiaro che chi si occupa di educazione non

può trovarsi d'accordo, non può non sollevare il proprio sguardo critico, dove

l'efficienza non può sostituire la valorizzazione complessiva della persona.

La scuola diventa la istituzione che deve fornire gli strumenti alle persone per

espandere le proprie libertà, trasformando le opportunità in chantilly e quindi è chiaro

che in questo dobbiamo guardare alla formazione in un senso assolutamente più

complessivo. La formazione non è unilaterale secondo la direzione che il mercato ci ha

dato ma è multilaterale in quanto deve intanto formare degli abiti flessibili e inoltre

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deve rendere possibile la vita scolastica, non come esecutore di consegne o di compiti,

ma deve essere qualcuno che è protagonista del processo di insegnamento-

apprendimento. Come è il depositario del sapere utile, altro farà che organizzare al

meglio quel sapere di cui è depositario in modo tale che non chi fruisca nella maniera

migliore nella stessa società.

La quantificazione dei tempi necessari allo svolgimento di un lavoro di scuola come

comunità, viene considerata nell’uso in cui tutti abbiano partecipato attivamente allo

sviluppo delle libertà individuali, binomio esistente tra democrazia ed educazione. Nel

periodo del nazifascismo si è assistito ad una deriva antidemocratica per la quale gli

intellettuali si sono sentiti chiamati in causa e hanno offerto il loro contributo in ordine

a ciò che il regime stava producendo, ovvero la perdita della distrutto democratico,

per tale ragione nel ventesimo secolo abbiamo avuto molti intellettuali-pedagogisti

che hanno riflettuto proprio sul tema. Il loro contributo continua ad essere attuale

anche oggi che lo rileggiamo alla luce di questo nuovo paradigma.

“definiamo democrazia con tutti i qualificativi e i superlativi

E. Mounier nel 1897:

necessari per non confonderla con le sue minuscole contraffazioni, quel regime che si

basa sulla responsabilità e l'organizzazione funzionale di tutte le persone costituenti la

comunità sociale”. Ogni società secondo questa concezione può progredire e agire se

educa, accogliere la forza del carattere comunitario perché come la democrazia non

ammette eccezioni all'esercizio della responsabilità e si traduce in organizzazione, pur

facendo attenzione con i superlativi e qualificativi necessari, ci avvisa del rischio della

contraffazione, es. è la comunità telematica, deriva dalla partecipazione dell'individuo

alla coscienza sociale.

Democrazia ed educazione si definiscono in tre direzione secondo John Dewey:

1) Principio educativo: deriva dalla partecipazione dell'individuo alla coscienza

sociale della specie, è l'esordio il primo credo pedagogico quello che sottende la

democrazia all'educazione, intesa appunto come parte da parte del fanciullo, come

partecipazione di tutte le persone mature alla formazione dei valori che regolano la

vita degli uomini associati, democrazia significa condizioni luoghi, tempi, modi che

rendono ogni bambino partecipe delle conoscenze fondamentali e costitutive della

società civile. Quindi tutte le persone mature, capaci non soltanto di comprendere

sono in grado di formare i valori che regolano la vita della società, quindi l'educazione

è fondamentale perché senza l'educazione noi non renderemo le persone capaci di

fruire delle regole; mettendo in evidenza l’educazione autentica, nel senso di rendere

tutti capaci di partecipare attivamente a formare una società, alla definizione delle

nuove regole della convivenza sociale.

2) Direzione: la democrazia esige e si traduce nella consapevolezza che una

comunità ha dei propri bisogni e che la scuola possa fare in relazione alle forze del

mutamento sociale e quindi a quale direzione esercitare. Regola del processo

mediante cui si giunge a partecipare alla consapevolezza sociale, la democrazia è un

principio che deve stirare la scelta di fini, metodi e materiali utilizzati all'interno della

scuola ed è fondamentale domandarsi con quali mezzi è possibile ottenere una

migliore partecipazione e in mancanza della quale si sviluppa piuttosto disinteresse.

3) Misura: la regola che deve guidare la concreta azione educativa, ogni volta che

all'interno della scuola facciamo una scelta di orientare i fini. Anche errando quando la

scuola di fatto ha perpetrato la confusione provocata dai nuovi mezzi, le nuove

tendenze tecnologiche, senza rendersi conto della reale utilità di queste di questi

linguaggi. A volte contribuendo, la scuola può fare un'altra scelta di chiusura, di

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resistenza, che è una scelta conservativa di quanto aveva socialmente-culturalmente

consolidato nel corso della propria storia.

Questo si traduce in una cristallizzazione dei metodi e dei contenuti ma in realtà la

scuola può fare una terza cosa cioè può muoversi in una direzione, può allearsi con le

nuove forze scientifiche e tecnologiche e culturali che stanno producendo dei

mutamenti nel vecchio ordine, valutando la direzione che si eseguono e il loro

risultato. È l'educazione che attraverso una complessa procedura di mediazione

culturale sociale fissa gli scopi dell'educare, in questa direzione nel momento in cui

l'educazione Individua che le nuove forze vadano a produrre dei risultati positivi.

Applicazione delle metafore dell'impresa e della comunità alla scuola

Metafora dell'impresa: formazione del produttore; paradigma del capitale umano

(stock di conoscenza e competenza in relazione all'uso nel mercato del lavoro;

economia fondata sulla conoscenza; enfatizzazione del merito.

Metafora di comunità: formazione dell'uomo e del cittadino; paradigma dello

sviluppo umano; la scuola deve formare delle competenze in grado di convertire in

effettivi funzionamenti le chances di vita, espandendo le libertà individuali dei cittadini

come persone; enfatizzazione delle democrazia e della partecipazione di tutti gli

individui.

La scuola come comunità fonda le proprie radici quindi le proprie ragioni nella

costituzione italiana che volta alla formazione dell'uomo e del cittadino è chiaro che

parlare di scuola come comunità ci richiama ai valori quali la gratuita (componente

che non è traducibile economicamente in vantaggio immediato) e il servizio, secondo

quell'idea che l'organizzazione è composta non sono dai docenti ma anche dai genitori

dagli stessi studenti, ma anche dalle forze che interagiscono all'interno. Tradotti in

organi formalmente necessari ma non autenticamente messi nella possibilità di

incidere nelle scelte della scuola, comportando una stagione di disillusione rispetto

all'essere la scuola comunità nella quale tutte le componenti possono partecipare

attivamente, ed è chiaro che questo ha lasciato il fianco all'avvento della metafora

della scuola come impresa, avvento che avveniva anche per ragioni sociali.

Anche secondo il paradigma della cosiddetta qualità la logica del miglioramento della

produttività, della valorizzare le risorse utilizzate in termini di efficienza e di efficacia,

una logica che qualsiasi comunità deve fare proprio, non perché siamo comunità

possiamo sprecare le risorse, al contrario proprio perché siamo comunità vogliamo

utilizzare quelle risorse nel migliore dei modi secondo il migliore degli scopi possibili,

secondo la miglior efficacia in termini di risultato. Quali sono pertanto le ragioni per le

quali all'interno della comunità all'interno dell'impresa possiamo parlare di qualità? Lo

scopo della scuola la formazione del cittadino, cui ha diri

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher met94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia speciale e didattica per l'inclusione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Michelini Maria Chiara.
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