Ivan Illich – Un profeta postmoderno
È stato uno scrittore, storico, pedagogista e filosofo austriaco.
Biografia
Nacque a Vienna nel 1926 da padre croato cattolico e madre ebrea sefardita. Nel 1941 la famiglia lasciò l’Austria rifugiandosi a Firenze.
Percorso di studi
Percorso di studi: compì studi scientifici presso l’università, entrò in seminario (lo stesso frequentato da don Lorenzo Milani), proseguì alla Gregoriana, fece un Dottorato in storia a Salisburgo. Tuttavia, Illich definì se stesso come un sostanziale autodidatta. In seguito, si rifiutò di entrare nella carriera della diplomazia ecclesiastica, che gli era stata prospettata da mons. Montini, e si dedicò alla pastorale tra i portoricani di New York, dove incontrò dal vivo i problemi della inculturazione della religione e dell’intercultura.
Il CIDOC
Il CIDOC (Centro Intercultural de Documentación), fondato da Illich nel 1961 a Cuernavaca (Messico) come centro di formazione linguistica e soprattutto culturale per missionari destinati all’America ispanofona, divenne una sorta di personale cattedra di Illich. Questo fatto provocò un grande eco nella Chiesa latinoamericana.
Scritti e critiche
Il suo scritto “Il lato oscuro della carità” è testimonianza della critica contro i forti legami tra la politica statunitense e la presenza della Chiesa nell’America Latina, tema di grande rilievo politico, ma tutto sommato contingente.
Alla fine degli anni sessanta abbandonò il sacerdozio dopo aver raggiunto il rango di monsignore. Egli ha, tuttavia, riuscito a mantenere una influenza significativa sulla intellighenzia cattolica e sul “discorso intorno alla religione” proprio perché non ha rivendicato tale ruolo in forma istituzionale.
Contributi linguistici
Parlava: l’italiano, il francese, il tedesco, il croato, il greco antico, lo spagnolo, il portoghese, lo hindi e altri idiomi. Dunque aveva un ascolto pressoché universale.
Opere e amicizie
Le tematiche e le sensibilità dei suoi testi si ritrovano in altri testi e autori degli stessi anni e della stessa temperie: dalla milaniana Lettere ad una professoressa ai testi della sociologia dell’educazione accademica. Era amico di Fromm, Aries, Foucault.
Critica della scuola
La sua ben nota critica della scuola “Descolarizzare la società” deve essere letta come parte di un più complessivo discorso sulla critica delle istituzioni. Essa costituisce cioè un primo capitolo di una più generale critica delle istituzioni della modernità e dello sviluppo. I punti principali:
- La scuola è di per sé diseducante;
- È economicamente insostenibile la reale universalizzazione della scuola secondo gli standard nordamericani;
- Non l’abolizione delle scuole era il suo intento, ma la loro delegittimazione: l’esplicito modello era quello statunitense della separazione delle chiese dallo Stato, cui avrebbe dovuto far seguito la separazione delle scuole dallo Stato.
Questa critica era soprattutto una critica del suo curriculum implicito. Scrisse che la scuola insegna a confondere processo e sostanza, “scolarizza” l’allievo a confondere insegnamento e apprendimento, promozione e istruzione, diploma e competenza, facilità di parola e capacità di dire qualcosa di nuovo.
Saggio “Invece dell’istruzione”
Nel saggio “Invece dell’istruzione” viene chiarito come, ancor più che la scuola, l’obiettivo sia la professionalizzazione dell’insegnamento, considerata come contraria alla libertà di espressione del pensiero.
Attività accademica
Nel 1977 insegnò alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento, dove tenne lezioni e organizzò seminari diventando presto un riferimento per il movimento studentesco. Illich, infatti, deve essere riconosciuto tra i filosofi dell’educazione che hanno contribuito a dare vita al dibattito educativo degli anni Settanta. Ha gettato le basi per la concezione di una scuola più attenta alle esigenze dell’ambiente, alle realtà della vita degli scolari e per l’acquisizione efficace di conoscenze socialmente rilevanti.
“Rinascita dell’uomo epimeteico” (1971) si pone il dubbio se il vero bersaglio di Illich non sia in realtà l’utopia platonica dello Stato educatore e quelle sue diverse incarnazioni che sono state la Chiesa costantiniana e lo Stato moderno. Quello che aveva in mente Illich non è un altro modo di fare scuola, ma la deistituzionalizzazione dell’educazione e dunque dell’umanità.
La sfera educativa
“La sfera educativa” (1979) è rappresentativo di una fase intermedia tra la critica sociologica, tipica dell’Illich degli anni Sessanta e gli anni Settanta, e quella successiva della indagine sul medioevo, a cavallo tra scavo filologico e storiografia “filosofica”. La proposta è quella di un paradigma che si vuole esterno e che dunque fa riferimento a un punto di vista non dell’educazione, ma sull’educazione. Il bisogno di essere educati è qualcosa che ha una origine storica e dunque, avendo avuto un inizio, potrebbe, o forse meglio dovrebbe, avere una fine. La tesi, non solo storiografica, è quella di una radicale discontinuità tra la premodernità della lingua vernacolare e quella della lingua insegnata.
Testo e università
“Testo e università” (1991) il nesso tra nuova forma del testo e istituzione deputata al suo commento viene resa esplicita. L’università è l’istituzione in cui l’insegnamento viene definitivamente separato dalla meditazione e dalla preghiera. Il nesso ecclesia universitas è in particolare ricondotto alla dimensione, particolarmente cara alla tradizione protestante in cui viene pronunciato il discorso, della ecclesia semper reformanda. Il testo si inserisce a buon diritto nella grande tradizione di discussioni sull’idea di università anche se mette fra parentesi la discontinuità humboldtiana rispetto alle università dell’età moderna.
Vita e viaggi
Dal 1980 Illich iniziò una lunga serie di viaggi, dividendo il proprio tempo tra gli Stati Uniti, il Messico e la Germania. Fu inoltre nominato Visiting Professor di Filosofia, Scienza, Tecnologia e Società presso la Penn State, e insegnò anche all'Università di Brema. Morì nel 2002 anche in conseguenza di una lunga malattia neoplastica per la quale coerentemente aveva sempre rifiutato le cure della medicina ufficiale.
Il rovescio della carità
Il rovescio della carità, 1969. Nel 1961 i cattolici degli USA creavano una singolare “Alleanza per il progresso” della Chiesa dell’America Latina. Si prevedeva che entro il 1970 il 10% dei 225.000 preti, frati e suore nordamericani si sarebbero presentati come volontari per essere inviati nell’America Latina. Fino ad oggi, però, il clero nordamericano è accresciuto di sole 1.622 persone. Nessuno diceva chiaramente perché l’America Latina avesse bisogno di aiuto, ma il primo testo di propaganda parlava più volte del “pericolo rosso” (=il diffondersi di idee marxiste). Gli uomini e il denaro inviati per motivi missionari sono nello stesso tempo portatori di una visione cristiana, di una pastorale e di un messaggio politico stranieri.
La maggior parte dei fondi necessari all’America Latina sono di origine straniera e hanno due fonti: la Chiesa e i vari donatori. L’aiuto della Chiesa riveste tre forme:
- I dollari raccolti grazie alla generosità dei fedeli (in particolare in Germania e in Olanda) – più di 25 milioni di dollari all’anno;
- I doni rilevanti di personalità ecclesiastiche (il cardinale Cushing) o di istituti come la NCWC;
- Il sostentamento di preti, religiosi e laici, preparati con grandi spese, e le cui iniziative apostoliche sono spesso sostenute.
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