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Pedagogia e didattica dell'emergenza

IsidoriVaccarelli

Presupposti per una pedagogia dell'emergenza: dalle lezioni della storia agli scenari attuali

L'emergenza non si restringe agli eventi catastrofici, ma anche a fenomeni di emersione sociale che attivano l'esigenza di mutamenti. Questa è definita dalla Isidori concetto Borderline. Nell'800 e nel 900 si affermano grandi questioni che possono essere riferite all'idea di emergenza educativa, come ad esempio la rivoluzione industriale e i processi di industrializzazione. Ci sono importanti iniziative di alfabetizzazione, dove la pedagogia non si riferisce più a un'idea elitaria, ma si apre alle masse. Le parole chiave sono: elaborazione del trauma, resilienza, resistenza, formazione e apprendimento in situazione di crisi, cura educativa mirata a bisogni molto particolari, sviluppo umano. A metà tra le emergenze intese in senso lato e le emergenze riferite in situazioni di catastrofe e disastro, troviamo altre questioni, come quella economica: disoccupazioni, nuove povertà ecc.

Educazione ed emergenze nel mondo antico

L'uomo conteso tra divinità e natura

L'antichità greca e romana ha subito come noi delle catastrofi, pensiamo a Pompei, o ad Atlantide. Tra concezioni mitologiche, filosofiche e religiose l'antichità genera una compresenza di atteggiamenti verso le catastrofi che potremmo definire come una matrice entro la quale germineranno le elaborazioni di tutti i successivi sviluppi fino ai nostri giorni. Essenzialmente erano viste come manifestazioni della volontà divina, nell'ambito della mitologia. L'antichità però ha anche contribuito a sviluppare una linea di pensiero incisiva e basilare per gli sviluppi di una logica scientifica, con varie trattazioni sui terremoti, e alcuni tra i più famosi autori come Seneca cercano di dimostrare che fenomeni così pericolosi siano prodotti da cause naturali e non dall'ira degli dei. Il medioevo avvierà un lavoro sulle mentalità e sull'immaginario che conferirà un valore e un significato fortemente simbolico alle catastrofi, verso una prospettiva di tipo religioso e riformulando in senso teologico la questione dei disastri, che secondo loro era una comunicazione da parte di Dio per trasmettere indignazioni alle trasgressioni di tipo morale.

Lezioni antiche di pedagogia dell'emergenza

L'antichità però ha offerto anche in modo più evidente punti d'inizio ed esempi di orientamenti. Frasca le definisce lezioni dall'antichità, che erano improntate tutte sulla gestione del dolore psichico, attraverso una cura psicologica e pedagogica. Ciò sembra insegnarci quanto sia importante la trasformazione del dolore in esperienza etica e morale, trarre insegnamenti dalle stesse emergenze, che educano e formano a nuovi valori.

Il Medioevo: le punizioni e gli insegnamenti divini

L'Alto Medioevo si apre con il crollo dell'Impero romano sotto la pressione dei barbari, quindi con un disastro che genera sgomento e angoscia. La mentalità è sempre sotto l'influsso divino, basti pensare al fatto che Attila fosse chiamato "flagellum Dei". Nel medioevo latino il termine terremoto è indicato da espressioni che spostano la semantica del termine da una descrizione a un'interpretazione di ordine teologico, segno di intendere i fatti non in modo naturale, come Terrae conmmotio, visitatio Dei. Non a caso nel Vangelo la morte di Cristo è seguita da un terremoto. Il medioevo non solo è colpito da questo, ma anche da altri eventi che segnano profondamente società e popolazioni: la peste, che anche questa è vista come una punizione divina, che spinge a isterie apocalittiche e xenofobiche, sentimenti di vanità delle cose umane: incoraggiano alcuno a perseguire una vita all'insegna e all'espiazione, altri ad assecondare gli istinti. Ancora oggi si analizzano le reazioni di individui in termini di fatalismo. Quindi derivano da segni dell'ira divina di fronte a misfatti e ai comportamenti dell'uomo, viene quindi ad inquadrarsi in una teologia del castigo e della fine del mondo. Tutto ciò è segno emblematico del fatto che ancora oggi si operano i retaggi di uno schema, quello della forza divina davanti l'operato dell'uomo.

La modernità al bivio: la continuità col Medioevo e la rottura illuminista

Ancora nella tarda modernità, nonostante le concezioni rinascimentali e la rivoluzione scientifica, la credenza che i disastri naturali trovassero origine nell'ira di Dio si traduceva ancora in norme codificate, le cosiddette leggi suntorie: il divieto di vestirsi in un modo provocante avrebbe evitato l'ira divina, pertanto se ne vietò l'uso. In pieno Illuminismo di inquadrano le situazioni catastrofiche entro visioni di tipo scientifico e razionale. Sembra entrare un principio nuovo, quello della responsabilità, che più di essere letta nei termini di colpa, fa venire in mente quanto di un'azione razionale rispetto allo scopo, cioè quel tipo di azione entro cui i mezzi vengono misurati e valutati razionalmente: potremmo dire che se l'abitare è lo scopo il come costruire la casa è il mezzo, se l'abitare in modo sicuro è lo scopo, una conoscenza del territorio diventa il mezzo razionale.

Voltaire, Rousseau, Kant e il terremoto di Lisbona; un nuovo rapporto tra uomo e catastrofi

L'evento si verifica la mattina del primo Novembre, giorno di tutti i santi, falciando la vita a molti fedeli delle chiese. La reazioni dei filosofi illuministi tuttavia inquadrano la visuale laicizzando il problema: si intende la natura come insieme di forze che vanno tenute presenti nello svolgimento dell'attività umana. Voltaire si distacca da quell'atteggiamento di ottimismo teologico e metafisico, dicendo che il male nel mondo non può trovare le cause né in Dio né fuori di esso. Rousseau retribuisce all'azione umana un ruolo che potremmo dire di scelta e di responsabilità: i mali di cui siamo afflitti sono opera nostra, non è la natura a decidere come costruiamo le case. Kant si sofferma più sulle cose della natura, delle circostanze naturali che hanno accompagnato il terribile evento e le loro cause. Una neutralità della natura restituisce vigore alla possibilità dell'uomo, attraverso un'azione umana informata dalla conoscenza. Per Kant i terremoti hanno effetti benefici, di ordine naturale e di ordine umano, in quanto rammentano i limiti umani, la provvisorietà della vita e generano sentimenti di solidarietà. Le catastrofi, per Kant, ci rammentano i beni di questa terra noti. Il terremoto di Lisbona consente di far emergere nuovi punti di vista negli immaginari e negli orientamenti filosofici e culturali, ma anche di promuovere pratiche di ricostruzione, c'è un'assumersi una responsabilità che mai si era vista prima e c'è un'opera di ricostruzione e prevenzione. Alla fine del 200, inizi 300 il termine disastru/disastrado, che significa cattiva stella, calamità, ma anche danno pecuniario. Tuttavia non copre ancora i significati sociali e culturali attribuiti alla parola catastrofe. Disastrado come trasformazione, che ha come conseguenza un mutamento di rotta sostanziale, abbandonando il fatalismo.

La pedagogia e le catastrofi tra 800/900: M. Montessori e J. Korczak

L'età contemporanea mette a disposizione un nuovo rapporto tra uomo e catastrofi e nuovi saperi. Nascono nuove forme di catastrofe, legate alla produzione industriale ad esempio, alle trasformazioni sociopolitiche, alla nuova natura dei conflitti bellici. La risposta alle emergenze diventa complessa e richiede pluralità dei saperi. Nasce la Croce Rossa. I due autori sono due medici/pedagogisti importantissimi, ove lo sguardo del medico può fornire al pedagogista un'idea di cura in emergenza.

Il terremoto di Messina: la scuola, l'ANIMI, il metodo Montessori

Il terremoto di Reggio Calabria e Messina nel 1908 fu disastroso. Ci troviamo in un'Italia liberale dei primi anni del 900, con una grave questione che riguarda il meridione, tuttavia la Montessori decide di aprire un asilo proprio in queste zone, nonostante le due città fossero distrutte. Viene fondata l'ANIMI, per rilanciare l'idea dello sviluppo del meridione. La Montessori, con le sue case per bambini, si pone un compito di pedagogia sociale: educare i piccoli al senso della responsabilità individuale e all'assunzione del senso di eticità. È noto come l'opera montessoriana nasca a sostegno dell'infanzia più marginale, e non è a caso il suo interesse ai bambini terremotati, sopravvissuti a un evento così grave. Le idee della Montessori circa la bellezza e l'ordine come bisogno del bambino rappresentano una forma di cura. Il contesto così deve essere organizzato, curato, rassicurante, dando una risposta pedagogica al bisogno psicologico di ordine, recuperando le energie creative che consentono al soggetto di uscire dalla condizione di trauma: la resilienza. Le cose della Montessori applicate per l'emergenza furono:

  • Organizzazione sistematica, interventi attenti e orientati all'intero sistema, proiettati quindi ad uno sviluppo umano e sociale
  • La centralità della cura educativa come ripristino delle energie individuali
  • La predisposizione di servizi che funzionano anche in situazioni precarie

La guerra come catastrofe, ancora la Montessori

Il Novecento è legato in modo drammatico alla guerra, che non solo diventa un evento di larghissima portata, ma coinvolge in maniera prorompente le popolazioni civili e con esse i bambini. I totalitarismi entrano a far parte del mondo dei valori promossi dalla scuola e dalle istituzioni educative extrascolastiche. Maria Montessori rivolge attenzione ai bambini che avevano riportato i traumi della grande guerra, che chiama malattia morale dell'uomo. Il fanciullo è considerato ferito, ma solo fisicamente: l'assistenza è solo fisica. Le ferite psicologiche sono le più preoccupanti non solo per l'individuo, ma per l'intera razza. Le maestre molto spesso abbandonavano il ruolo per prestar servizio presso la Croce Rossa: in Francia tra le poche scuole aperte ci furono le montessoriane, che ripristinavano le condizioni di vita normali in minori profondamente turbati. Dal caos iniziale, l'applicazione del metodo porta a risultati nel benessere psicologico dei bambini. Così crea la Croce Bianca, che avrebbe dovuto occuparsi attraverso la formazione degli insegnanti dei bambini che hanno subiti traumi in guerra. Fu forse il principale pioniere e iniziatrice di una pedagogia dell'emergenza in senso stretto intesa.

Shoah: catastrofe, disastro, annientamento. Janusz Korczak tra i bambini del ghetto di Varsavia

La seconda guerra mondiale è emblema di genocidio, e commette due nefandezze nei confronti dell'infanzia:

  • L'indottrinamento della gioventù ai temi di guerra, all'educazione razziale e all'odio politico
  • La ghettizzazione e morte per genocidio di molti bambini.

Il termine Shoah significa proprio catastrofe, disastro, annientamento. J.K., medico e pedagogista è uno dei massimi esempi di umanità e resistenza. Dopo una lunga esperienza con gli orfani si trova a fare i conti con gli orrori del nazismo, e a lui vengono affidati numerosi bambini. Nonostante avesse avuto la possibilità di salvarsi non li abbandona, anzi rafforza i suoi ideali pedagogici e mette in campo la cura e l'educazione nei più piccoli: andò a fondo nel suo lavoro fino alla morte collettiva, alla quale cercò di preparare i bambini, senza mancare di messaggi di amore per l'umanità e per la libertà. Si tratta di una sorta di accompagnamento per i più piccoli al loro ingiusto destino. Ci insegna l'importanza di affrontare i traumi infantili in condizioni di rischio, e l'importanza di una pedagogia della prevenzione, dell'informazione.

Capitolo 2: Società del rischio, globalizzazione e processi educativi

Dalla guerra fredda all'era della globalizzazione. Le catastrofi tra natura e cultura

Con il secondo 900 si affermano quelli che Giddens chiama rischi costruiti: sono le catastrofi create dall'umano, quindi gli uomini non sono solamente costretti ad affrontare quelle dei fenomeni naturali. Ci sono emergenze che riguardano aspetti sociali, politici e sanitari, e ce li portiamo fino ai nostri giorni. Il post guerra fredda apre nuovi scenari: Fukuyama dichiara "la fine della storia", sembra che si sia avviata una realtà nuova. L'attacco alle torri gemelle smonta questa teoria. La globalizzazione non produce unità e unitarietà che in linea teorica dovrebbe produrre, e c'è l'idea di un mondo sempre più stretto. In questo contesto l'idea di un mondo deterritorializzato si sovrappone all'idea di un mondo in cui tanti territori reagiscono in modo localista attraverso scelte identitarie che rischiano di assumere forme rigide e massimaliste.

Educazione, pace, sviluppo umano, cooperazione internazionale

Le questioni aperte della decolonizzazione, della globalizzazione, del multiculturalismo, delle guerre, delle catastrofi hanno attivato energie diverse, e diverse educazioni: allo sviluppo, alla pace, all'ambiente, all'interculturalismo, che si traducono in nuove pratiche a scuola.

Le educazioni e i problemi planetari

Bisogna sensibilizzare gli alunni, cercando di sviluppare conoscenza, promuovere atteggiamenti e comportamenti consapevoli. La parola chiave è prevenzione. L'educazione ambientale traccia linee indissolubili con l'educazione allo sviluppo, l'educazione alla pace, quella interculturale sono prevenzione essenziale. Dopo la guerra fredda si apre un serratissimo dibattito sui diritti umani e una significativa produzione normativa internazionale, dove c'è l'educazione alla giustizia, libertà, pace. Il periodo della Decolonizzazione porta a riflettere sulla pace e sui rapporti alterati fra sud e nord del mondo. In questo momento i grandi pedagogisti tracciano nuove teorie e percorrono nuove esperienze educative, ad esempio Paulo Freire, che sviluppa un'idea di educazione come pratica di libertà, e una pedagogia volta ad incidere, attraverso la coscientizzazione e la messa a punto di concetti chiave. Da questo discorso possiamo capire cosa significa sviluppo umano, che funziona dentro tutte le grandi emergenze del mondo attuale e che fa da collante a tutti quanti i problemi fino ad ora considerati. Qualunque catastrofe infatti impatta sulle realtà interrompendo o isolando.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CECI9389 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia interculturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Vaccarelli Alessandro.
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