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I SIGNIFICATI DELL’EDUCAZIONE

Teorie pedagogiche e della formazione contemporanee

- Giorgio Chiosso –

Capitolo primo : LA REALTA’ DELL’EDUCAZIONE

Le trasformazione culturali di fine/inizio secolo

L’educazione era una esperienza largamente condivisa nel suo quotidiano dipanarsi anche se

gli scopi perseguiti o da perseguire potevano essere diversi in rapporto a differenti concezioni

ideali e sociali. Le pratiche dell’educazione coincidevano con l’avviamento dei giovani alla vita

sociale e alle regole etiche secondo la tradizione/le tradizioni ereditate dai padri.

Oggi questa impostazione appare notevolmente indebolita. Nei giovani è molto più diffuso che

in passato il senso di autosufficienza, libertà, di consapevolezza del proprio valore. Gli adulti a

loro volta, hanno a poco a poco ridotto il loro ruolo a quello di semplici compagni di viaggio dei

figli.

La percezione d’insieme è che il nostro tempo sia segnato da una trasformazione educativa di

ampia portata che sta modificando la nozione stessa di educazione.

Non possiamo naturalmente prescindere dalle trasformazioni culturali. Alcune espressioni sono

diventate non solo di uso corrente, ma si configurano ormai come veri e propri luoghi comuni

(condizione post moderna, società liquida, società della piena conoscenza, globalizzazione).

Un nuovo modo di intendere la convivenza umana, di rileggere i rapporti tra le persone.

Nel 1979 il filosofo francese Jean-Francois Lyotard in “La condizione postmoderna” coniò

l’espressione “fine delle grandi narrazioni” per indicare l’esaurimento della forza propulsiva e

ordinatrice dei grandi movimenti della modernità quali illuminismo, idealismo e il marxismo,

che rivendicavano la pretesa di racchiudere il senso dell’intera realtà entro un principio

unitario.

Il passaggio dalla modernità alla postmodernità consiste per l’appunto nella caduta di alcune

certezze stabili con la radicale messa in crisi dei tradizionali argomenti razionalistici di

giustificazione e fondazione della realtà esterna all’uomo.

La società attuale è l’esito del superamento/rovesciamento del principio di società organica,

cioè strutturata in modo che tutti gli ambiti sono ricondotti a un nucleo centrale di valori

percepito come garanzia di ordine, progresso, razionalità. La realtà del nostro tempo è molto

più complessa:

anziché perseguire l’obiettivo dell’integrazione della pluralità si prende atto che non c’è, o

almeno non c’è più, una forza guida e di controllo che dia al pluralismo una forma o un

significato. Tutti gli ambiti sociali e culturali sarebbero segnati da un mutamento continuo il cui

esito finale è quello della frammentazione.

La cifra postmoderna dell’esperienza, quella del “gioco”, diventa l’ambigua espressione

dell’infondatezza e della regolarità, dell’incertezza e della frammentarietà, della casualità e

della esteticità, tutte tipiche condizioni del nostro tempo.

Di qui la convergenza tra una ragione che rinuncia a un fondamento certo e una tecnicità

invece sempre più potente e sempre più auto giustificantesi.

Per i nuovi singoli, mentre enfatizza il presente esso indebolisce i punti di riferimento ai quali le

persone possono rifarsi con relativa chiarezza. Prevalgono perciò le esperienze provvisorie

perché il presente è provvisorio. Non ci sono più eventi che segnano la storia e la vita degli

uomini e ne orientano le scelte ideali, ma soltanto strutture che il metodo scientifico deve

enucleare.

L’uomo non ha una natura, ma è semplicemente l’esito di una struttura . –Borghesi-

La velocità con cui muta il senso della realtà rende quasi inutile il tentativo di definirsi e di

permanere da parte di un qualsiasi significato. La provvisorietà dei significati si configura infine

come una manifestazione della cultura dell’individualismo incentrata non soltanto sulla

libertà personale, ma vista come struttura fondamentale del tessuto sociale. 1

Individualismo: termine coniato da Alexis de Tocqueville, uomo politico e storico francese

(considerato studioso più importante del pensiero liberale) inizio Ottocento per definire

condizione isolamento sociale che cominciava a quel tempo a manifestarsi nella società

Americana. Negando, o sottovalutando i rapporti sociali, il credo individualista si fondava sul

principio che i cittadini potessero anche lasciare ad altri il compito di occuparsi dei loro

problemi senza un ‘attiva partecipazione alla vita sociale. Conseguenza è quella di indebolire la

coesione sociale.

Non c’è più posto per una ricerca del senso compiuto. “Di qui la fine della storia come radice

dell’oggi e come speranza per il domani” (Pellerey).

Se si considera che le popolazioni “diverse’’ sono prevedibilmente destinate a ridisegnare il

volto dell’Occidente europeo, che le loro tradizioni culturali sono destinate a restare più a lungo

di quelle delle migrazioni precedenti, si può cogliere l’entità della posta in gioco che la nuova

pluralità culturale pone alle società europee.

Tale posta in gioco si traduce nella necessità di dare risposta ad assillanti problemi sociali, ma

anche nell’urgenza di familiarizzare con questioni culturali che incidono sulla qualità della

convivenza.

Il perseguimento di una società nella quale convivano pacificamente e costruttivamente

differenti culture e differenti stili di vita presuppone interventi educativi condotti a vasto raggio

volti a formare personalità capaci di dialogo, a mettere in discussione stereotipi e luoghi

comuni.

Non meno dirompente nelle trasformazioni in corso appare l’irruzione nella vita quotidiana della

società dell’informazione.

cosiddetta La televisione ne è ancora il simbolo più ovvio. La nuova

realtà dell’informazione globalizzata e di facile e immediato consumo influisce sul modo con cui

vediamo il mondo e viviamo in esso.

Non siamo ancora in grado di valutare quali potrebbero essere i futuri assetti della società

dell’informazione.

I cambiamenti in corso, e in specie quell’idea di società spezzata, si devono misurare non solo

con gli immensi problemi che interpellano l’intera umanità e che possono condizionare la vita

delle generazioni future ma in modo più ravvicinato con il complessivo impoverimento dei

paesi più ricchi e cioè quei Paesi occidentali dove la cultura del postmoderno ha auto la sua

quasi esclusiva manifestazione.

Di fronte a così impegnativi interrogativi ci si può chiedere se il futuro sarà ancora segnato

dalla temperie culturale postmoderna.

Alcuni segnali critici contro l’eccesso di soggettivismo giungono dall’economista Amartya K.

Sen, dal politologo Robert D. Putnam e dal filosofo Jürgen Habermas. Sen

Alla concezione illimitata della libertà in funzione della realizzazione di sé, oppone

l’improprietà di giudicare il benessere solo in base al criterio della felicità, o all’appagamento

dei desideri Analogamente l’efficienza non può essere considerata l’unico criterio economico di

giudizio. La stessa economia potrebbe essere resa più produttiva qualora si prestasse maggiore

attenzione alle considerazioni di natura etica.

Putnam, si interroga su come contenere i rischi di disarticolazione sociale e il conseguente

eccesso di individualismo. L’antidoto è nella valorizzazione del capitale sociale. La qualità della

convivenza tra le persone è strettamente legata alla risorsa delle reti sociali.

capitale sociale

Il è definito da: gruppi di persone tra di loro in relazione per vincoli ideali,

ragioni di lavoro, interessi comuni ecc.

È proprio attraverso di esso che si consolida il sistema di valori che garantisce il senso di

responsabilità dei diversi attori sociali verso i doveri comuni. La costruzione del bene comune è

insomma legata alla ragionevole presunzione che gli altri agiranno in modo responsabile e

costruttivo. 2

Anche per Putnam come per Sen, il futuro è affidato non tanto all’espansione e alla tutela delle

libertà individuali quanto alla capacità delle persone di creare tra loro una solidarietà etica e

civica.

Habermas, a sua volta, concentra la sua analisi sui limiti e sui potenziali rischi del relativismo

etico. La secolarizzazione andrebbe perciò vissuta come un processo di apprendimento

continuo mediante il dialogo incessante tra esperienze e idealità diverse per approdare a

principi etici condivisi del maggior numero di persone.

I non credenti non dovrebbero escludere a priori il contenuto dei linguaggi religiosi ed i credenti

dovrebbero confrontarsi con altre fedi.

Non credenti e credenti si dovrebber o addivenire a un ethos plurale che, senza limitare le

libertà soggettive, potrebbe rappresentare un’efficace bussola per l’agire umano e una buona

riserva di valori da opporre al relativismo nichilistico.

Secolarizzazione: termine in origine di significato giuridico con il quale si indicava la

sottrazione dei beni o territori alla chiesa da parte delle autorità laiche, si intende il processo

legato al progressivo abbandono dei comportamenti religiosi.

LA QUESTIONE EDUCATIVA TRA RIFLESSIONE PEDAGOGICA E SENSO COMUNE

Le trasformazioni di carattere generale hanno immesso in circolazione nuove interpretazioni

dell’uomo e nuovi modelli di convivenza umana.

La prima è collegata alla critica verso la nozione di autorità. L’indebolimento di questo principio

educativo è direttamente riconducibile alla concezione della vita umana connotata da visioni

etiche a – centriche. Il venir meno di un punto i riferimento esterno in grado di orientare i

comportamenti sposta il baricentro educativo sull’autonomia del soggetto.

I principali protagonisti sono stati sostenitori della teoria critica della società e del

decostruzionismo, cui è corrisposto un pathos libertario tradotto nella convinzione che

l’educazione sarebbe soprattutto una presa d’atto dello sviluppo naturale di un individuo e

promozione dell’espansione del suo sé. Di qui l’emergere e l’affermarsi di un diffuso

soggettivismo autoreferenziale, con la marginalizzazione o l’esplicita negazione del valore

educativo dell’autorità.

L’autorità che sa essere autorevole e non autoritaria non contempla infatti soltanto esiti

augere

negativi e illiberali. La radice della parola autorità si trova nell’espressione latina che

far crescere.

significa

L’educazione si può rappresentare proprio come la crescita della persona umana.

L’indebolimento del principio di autorità si combina perfettamente con gli esiti della ragione

postmoderna che non crede più alle grandi narrazione che danno senso unitario all’esperienza

e ne predica la frammentazione.

L’etica della finitezza sembra costituire l’orizzonte culturale oggi più ricorrente; consiste nella

teorizzazione che non esiste una verità con cui confrontarsi. L’uomo vivrebbe dentro il

reticolato di infinite possibilità di interpretazione del reale, tutte con lo stesso valore. Ogni

interpretazione e il suo contrario sarebbero perciò ugualmente legittimi.

Teoria critica della società: con la formula teoria critica della società, o anche Scuols di

Francoforte, è denominato un movimento di pensiero che nel sec 900 ha sviluppato un’analisi

negativa verso la società sociale e politica esistente sottolineando il rischio che gli individui

perdano la loro autonomia nella società del cosiddetto “capitalismo maturo”, consumista e

tecnologica. Maggiori esponenti di questa società: Max Horkheimer, Adorno, Marcuse, Fromm,

Benjamin.

Decostruzionismo: è una corrente culturale contemporanea di Derrida, attraverso cui si mira

a mettere in risalto i significati sottesi a testi, situazioni, concetti che si insidiano nel non detto

e cioè negli spazi vuoti dell’argomento. Esigenza di concentrarsi su ciò che è sospeso, non

esplicito, suggerito o intuito.

Le implicazioni pratiche si manifestano in modo evidente nel mondo scolastico. Nella

impossibilità di ritrovare finalità educative condivise prevale una impostazione pragmatico –

3

tecnologica. Si determina una convergenza di fatto tra una ragione che rinuncia a un

fondamento certo e un tecnicismo pragmatico sempre più potente.

Considerare poi considerare un passaggio generazionale un po’ diverso da quello consueto.

Una transizione che ha oscurato quella particolare dimensione dell’educazione intesa come

partecipazione a una significativa vita comunitaria.

All’appartenenza e alla correlata esperienza di realtà si è sostituita la cultura che è stata

definita dal narcisismo e cioè esasperatamente ripiegata sulla centralità dell’io con

l’espansione dei diritti rispetto ai doveri e l’incapacità di controllare frustrazioni e delusioni

(Lasch).

Senza doveri non ci sono diritti: e infatti proprio grazie al senso del dovere che i diritti si

manifestano come segno di libertà e non di privilegio.

Si è indebolito il modello di scuola innervata di forti valori etici e civili con il contestuale

affermarsi di una presunta scuola neutrale.

Questi cambiamenti sono l’esito dell’infeudamento di larga parte della pedagogia europea alla

cultura psico – pedagogica americana con uno stretto intreccio tra le psicologie del

comportamentismo e i modelli gestionali derivati dalla sociologia dell’organizzazione.

Il crescente interesse per la formazione considerata come una fondamentale strategia per lo

sviluppo economico e uno strumento di salvaguardia dei livelli di benessere sociale e personale

si è incrociato con l’individuazione delle metodiche cognitive più efficaci ed economicamente

più redditizie. L’uomo è considerato una risorsa da valorizzare soprattutto perché in grado di

produrre.

In alcuni documenti si trovano anche importanti riferimenti alla dimensione esistenziale e

Rapporto Delors,

dell’uomo (come nel 1996) e all’educazione etica del cittadino.

libro bianco Rapporto Cresson,

Il senso prevalente è quello tracciato dal (o Commissione UE,

1995) sulla società cognitiva: moltiplicare la formazione, distribuirla sull’intero arco della vita,

accrescere le capacità competitive dell’economia attraverso l’innalzamento delle competenze.

Non si possono ovviamente sottovalutare le esigenze legittime del mondo produttivo: si tratta,

tuttavia, di non confonderle con l’esigenza di un modello educativo e formativo che non può

essere definito soltanto o in netta prevalenza in relazione alle dinamiche e necessità

economiche.

Comportamentismo: o behaviorismo, è una corrente psicologica fondata sulla tesi che il

comportamento esplicito è l’unica realtà che la psicologia possa studiare scientificamente. La

mente è considerata una sorta di black box, una scatola nera il cui funzionamento interno è

inconoscibile e per certi versi irrilevante. Quello che importa veramente è comprendere i

rapporti stimolo risposta. L’EDUCAZIONE DEBOLE

Se a metà del secolo scorso Jacques Maritain a proposito dell’educazione del suo tempo parlava

di un bivio tra due diverse prospettive pedagogiche, una a base socio – funzionalistica e una a

fondamento umanistico, oggi la suggestione del bivio appare non più sufficiente a render conto

della pluralità delle tendenze in gioco. È proprio in seguito a questa diversità di pensare

l’educazione che si stanno modificando gli automatismi educativi tradizionali.

Un esteso territorio della mappa educativa contemporanea è occupato da quanti sono giunti

alla determinazione che nella società della postmodernità la stessa espressione di educazione

nutrita di scopi e finalità sarebbe inadeguata a esprimere l’esigenza di preparare l’uomo

contemporaneo a farsi e rifarsi in un cammino segnato dall’imprevedibilità.

La nozione di educazione sarebbe compromessa da un dover essere inconciliabile con la piena

espansione del sé individuale, ma anche con le caratteristiche di una vita sociale non più

costruita sulla base di un imperativo etico, ma su una morale del vivere meglio (Lipovetsky).

Oggi ci troviamo in presenza dell’ipotesi del superamento di quello che viene visto soltanto

come un retaggio del passato, un’idea residuale. Perché dovrebbe ancora essere necessario un

dover essere se non si riesce più a identificare una costellazione di minime certezze? Non è

preferibile dilatare le condizioni del poter essere?

Nel venir meno il confronto con la realtà, scompare qualsiasi prospettiva di senso oggettivo e

l’unica sopravvivenza resta la presenza dell’io. 4

In una società senza baricentro l’attrattiva dei valori è inevitabilmente fragile perché, anche se

idealmente riconosciuti, sono sprovvisti di significato storico concreto, vengono percepiti cioè in

modo astratta e immobile.

Alla nozione di educazione vengono preferite altre: quella di sviluppo, di accompagnamento e

di tecnica formativa.

La formazione, intesa come un processo che continuamente si rinnova, avrebbe il doppio

merito di essere più neutra, perché non sarebbe compromessa con qualche dover essere con

cui l’individuo è tenuto a fare i conti, e più dinamica e flessibile in quanto dovrebbe/potrebbe

aderire come un guanto alle mutevoli esigenze dell’uomo. Viene presentata in sostanza come

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saretta.chiaramonte di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Chiosso Giorgio.
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