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Pedagogia generale

Concetto di persona e educazione

NB: ricordiamo che il nostro percorso storico è antropologico, in quanto noi diventeremo “professionisti della corporeità”. La corporeità restituisce la fisicità umana (noi conosciamo l’uomo attraverso il corpo) e la capacità di comunicare.

Nesso tra persona e educazione

Questo percorso lo iniziamo a partire da un’opera d’arte: “La condizione umana” di Magritte (1800-1900). Questo quadro del 1935, è particolarmente suggestivo ed introduce l’idea di persona. Quando noi diciamo “siamo una persona” vogliamo dire qualcosa di preciso: se la parola persona volesse solo identificare qualcuno rispetto agli altri, basterebbe solo la parola “individuo”. La parola persona dice qualcosa in più.

NB: Boezio, “La persona è sostanza individuale”: insiste sulla singolarità perché è cristiano, e quindi ciascun essere umano è amato singolarmente da Dio. Di fronte a Dio gli esseri umani NON sono anonimi, ma sono UNICI. Noi dal nostro percorso già sappiamo che dire persona significa dire UNICITÀ. Dall’immagine di Magritte noi possiamo capire questa unicità.

Descrizione del quadro: nel quadro è presente un edificio con una porta finestra, al centro vi è un cavalletto con sopra una tela. Questa immagine è molto particolare perché ci restituisce la distesa delle acque che vi sono dietro la tela. Il dubbio che ci viene è che sul cavalletto non ci sia una tela, ma una superficie trasparente. Quindi noi in realtà non stiamo ammirando le acque su un pannello, ma stiamo guardando la distesa d’acqua attraverso una superficie trasparente.

Simbolo: lo sfondo del mare (distese d’acqua) è lo spirito umano, l’umanità; quindi come qualcosa che può essere esplorato e scoperto. Le distese d’acqua ci restituiscono un orizzonte, ma questo orizzonte non si esaurisce mai. L’orizzonte è stato spesso utilizzato per identificare ciò che l’essere umano è: un MISTERO.

Il mistero corrisponde alla condizione che non sono in grado di risolvere; ciò non vuol dire che non posso inoltrarmi in essa, ma non arriverò mai in fondo alla questione. La conoscenza che l’essere umano pratica di sé stesso è reale, effettiva, ma che non si risolve. È una conoscenza che si pone di fronte all’ulteriorità. La parola che esprime il fatto che noi incrociamo sempre questa ulteriorità (domanda che non si esaurisce mai) è la TRASCENDENZA. La trascendenza rimanda alla condizione che non si esaurisce mai.

Quando incrociamo le esperienze essenziali della vita, nel bene e nel male, viene a mancarci la parola (perché la parola descrive), ma è a questo punto che facciamo i conti con l’orizzonte, ovvero con ciò che non può essere risolto in un’affermazione. È in questi momenti che sperimentiamo la commozione. Commuoversi è fondamentale, significa esprimere, con il nostro corpo, ciò che non può essere detto con le parole (e ciò accade nei momenti più importanti).

Di fronte a ciò che si presenta come mistero, noi che tipo di conoscenza possiamo praticare? La tela del pittore descrive quello che ha davanti (conoscenza descrittiva); ma se quello che abbiamo davanti, quando cerchiamo di esplorare la trascendenza, siamo ancora noi, come facciamo a descriverci? Non riesco a descrivere il mistero.

Non è casuale che quando si verifica la commozione o rimaniamo senza parole, oppure quello che proviamo lo esponiamo attraverso la poesia (non la prosa). La poesia funziona perché rappresenta un tipo di comunicazione allusivo (sotto inteso) e NON descrittivo.

L’immagine di Magritte ci dice come noi possiamo esplorare la persona. Noi possiamo esplorare la persona non mettendoci di fronte, ma ci riusciamo soltanto trasformando la nostra tela in una superficie trasparente, ovvero immergendoci nel MISTERO. La conoscenza della persona non è puramente descrittiva, ma è una conoscenza che quando descrive cerca di descrivere anche l’irrisolvibilità del mistero dell’essere umano. È fondamentale che noi non ci sottraiamo alla commozione, perché è l’opportunità di conoscere chi SIAMO.

Spirito e libertà

Che cos’è lo spirito?

Lo spirito è concreto come la materia, ma non è materiale, perché lo spirituale è reale ma immateriale. La commozione la esprime il mio corpo, ma va oltre alla materialità. Se noi vivessimo come se non esistesse la dimensione spirituale, vivremmo a metà. Il nostro mondo consumistico va benissimo, ma non dobbiamo soffermarci solo su questa dinamica. Perché la nostra dimensione è concreta ma immateriale.

L’affettività dell’essere umano è sia materiale che spirituale. Dobbiamo porre attenzione ad entrambi. Non possiamo ridurre tutto alla carne o allo spirito, dobbiamo unire le due cose.

NB: l’immagine di Magritte ci restituisce l’impossibilità di conoscere la persona. Noi non siamo animali, perché non ci soffermiamo sul bisogno. Desiderio è la parola che ci differenzia dagli animali. Bisogno e desiderio molto spesso hanno lo stesso oggetto.

  • Bisogno: oggetto collegato ad una dinamica passiva.
  • Desiderio: oggetto collegato ad una dinamica attiva, affettiva.

Desiderio di affetto: dimensione attiva, assertiva; è una dimensione che gli animali NON conoscono. L’essere umano esprime una dimensione spirituale, ovvero esprime libertà e spiritualità (va oltre il bisogno). Spiritualità e libertà sono la stessa cosa. Perché la spiritualità, come la libertà, esprime la capacità di andare oltre il bisogno, oltre l’azione strumentale.

La spiritualità rimanda all’immaterialità. Noi dobbiamo riconoscere in noi stessi anche la dimensione immateriale e non solo materiale. Se ci soffermiamo su quella materiale scorgiamo solo i nostri bisogni. Dobbiamo afferrare l’originalità. Originalità umana: andare oltre il bisogno, lo strumentale, il materiale. Non bisogna cancellarlo ma oltrepassarlo.

Dalla maschera alla dignità

Significato persona:

  1. Il primo significato che appartiene al mondo antico ha una funzione tecnica: maschera teatrale, è la maschera utilizzata dall’attore. Nel mondo antico la maschera serviva ad identificare la parte impersonale (tipica dei profili maschili e femminili, prima gli attori erano tutti maschi) e serviva per amplificare il suono.
  2. Il secondo significato: la titolarità legale. Questo significato è rimasto oggi (a differenza di quello precedente che è scomparso). Noi ancora oggi parliamo di identità pubblica legata a diritti e doveri. Noi quando oggi parliamo di persona identifichiamo qualcosa di diverso. Non identifichiamo qualcosa di impersonale (come la maschera). Quando noi oggi parliamo di persona vogliamo illudere al riconoscimento della dignità che si specchia e si esprime nella singolarità. Ciascuno è UNICO e IRRIPETIBILE.

Persona oggi

Come noi oggi consideriamo il termine persona, allude a tre cose:

  • Dignità
  • Singolarità
  • Umanità

Ognuno di noi è unico e dotato di dignità. Il riconoscimento della dignità è espressa attraverso la singolarità e questa condizione è comune perché è dell’umanità. Ciascuno di noi deve custodire sé stesso e gli altri. Questa visione di persona viene dal cristianesimo, perché Dio ama ciascuno singolarmente. Ciascuno di noi vale perché esiste, non siamo replicabili, e questa condizione è comune a tutti. Oggi l’essere umano è soggetto a diritti inalienabili (perché la dignità esiste sempre), strutturalmente configurato in modo relazionale. Tutto ciò distingue la giustizia (è una ritorsione, a condizione che sia tenuta l’integrità della persona) dalla vendetta (è una ritorsione).

La condizione personale oggi

Ci soffermiamo sul presente per capire in che situazione siamo sul piano antropologico. Si parte da una parola: POST MODERNO. È sintomatica del nostro tempo perché ci dice la fatica di identificarci oggi. Dire che siamo nella post modernità significa dire che l’unica cosa chiara è la modernità. Visto che oggi non sappiamo chi siamo, noi ci identifichiamo come “coloro che vengono dopo la modernità”. C’è l’affermazione del vuoto dell’identità. Noi facciamo fatica a dirci chi siamo. Dal momento che facciamo fatica a dirci chi siamo ci giustifichiamo dicendo che l’identità è complessa, e il risultato è la frammentazione.

L’essere umano fa i conti con il suo limite, l’uomo non basta a sé stesso. L’uomo rinuncia alla civiltà e ritorna la “legge sul più forte” secondo cui i più forti prevalgono sui più deboli, ciò significa rinunciare all’umanità. Civiltà: riconoscimento di qualcosa di comune, nessuno prevale su nessuno. Oggi c’è sempre più violenza.

Lo sport è fondamentale perché disciplina l’aggressività, che diventa forza e NON violenza. L’aggressività è una formidabile energia che NON deve essere cancellata. Lo sport ci restituisce una dinamica di cooperazione e condivisione. Nello sport si deve vincere rispettando alcune regole e criteri, gli altri non sono miei nemici, ma avversari. Ci accomuna il rispetto delle regole condivise (stesso obiettivo). La violenza dello sport è grave, perché indica che non si riesce più a percepire tutto simbolicamente e quindi non si riesce a leggere ciò che identifica la civiltà.

Noi non dobbiamo rinunciare a riconoscere dei significati condivisi. La nostra civiltà è sempre più una civiltà che scommette sulla funzionalità. Il problema è che se adottiamo il criterio della funzionalità come criterio identificativo del valore, noi non identifichiamo più l’essere umano perché l’essere umano non è funzionale a NULLA. Non è funzionale a niente perché è LIBERO. L’uso di sé e degli altri è la negazione della dignità umana.

Giovinezza: stagione dei sogni, dei progetti. Più hai anni “avanti” e più vuoi fare progetti. Non c’è niente di più brutto di un giovane DISILLUSO. NON bisogna rinunciare al “perché” e neanche adattarsi alla funzionalità. Non bisogna soffermarsi alla descrizione oggettiva, ma andare verso la comprensione.

La dimensione progettuale acquista una grande importanza. Non basta più la dimensione conoscitiva. Affermare che l’uomo è SOGGETTO e non oggetto, non significa alludere a una condizione attiva. Bisogna ricordarsi, che la vita umana ha preso forma da una condizione passiva, perché nessuno di noi è voluto venire al mondo. L’assertività/l’attività (l’affermazione di sé), di cui è capace l’essere umano, in quanto libero, è fortissima ma non è mai assoluta; è un’assertività che corrisponde a qualcun altro. La nostra vita ha preso forma da qualcun altro. Quando noi diciamo di essere soggetti, non siamo completamente attivi e autosufficienti. L’essere umano non è oggetto di niente, ma è il “tema della conoscenza”, il soggetto di studio della scienza.

La conoscenza comprensiva o di comprensione (=tipo di conoscenza che tratta ciò che viene esplorato non come un oggetto, ma come un soggetto) che è diversa da quella di spiegazione, non tratta l’essere umano come oggetto, ma come soggetto, sapendo che è attivo perché libero, ma NON autosufficiente. Il fatto che noi siamo soggetti attivi non significa che siamo autosufficienti. Noi siamo dotati di un’assertività che dipende da qualcun altro.

Prospettive di superamento

Prospettive che permettono di superare un approccio puramente descrittivo alla condizione umana. Noi oggi stiamo scivolando verso un abbaglio antico: trattiamo l’essere umano come se fosse descritto. Salto logico: interpreta ciò che viene dopo, come ciò che viene causato. Tra il fatto che due cose avvengono una dopo l’altra, e il fatto che la seconda dipenda dalla prima, c’è un formidabile salto logico. Due cose possono venire una dopo l’altra, avendo rapporti reciproci, ma non è detto che il rapporto sia di causalità. Per dimostrare il rapporto di causalità dovremmo indurre il comportamento.

Nessuno è mai riuscito a prevedere il comportamento umano. Di fronte alle situazioni posso pensare a un comportamento, ma può avvenire esattamente il contrario. L’imprevedibilità dell’essere umano l’ha portato a non rassegnarsi mai al determinismo. Noi dobbiamo renderci conto che l’agire umano NON è un semplice fare. Noi possiamo usare la parola fare per identificare l’operatività in quanto funzionale e descrivibile. L’agire umano dice qualcosa di più di un semplice fare. Noi sportivi abbiamo chiaro che la nostra performance non la fa solo la performance fisica, ma la motivazione che noi portiamo alla performance. Noi essendo liberi risentiamo della motivazione. Il fare umano è in realtà un agire.

Differenza tra corpo e corporeità

Due parole tedesche:

  • “Korper”: identifica il corpo come fisicità passiva → “corpo come oggetto”;
  • “Leib”: identifica il corpo come fisicità attiva; ciò che in italiano noi chiamiamo ”corporeità” → “corpo come soggetto”.

La nostra vita si gioca a livello della corporeità, e non solo di corpo. Attraverso la fisicità, la corporeità noi possiamo esprimere ciò che siamo. Il doping è l’uso del corpo come se fosse un oggetto. Potremmo raggiungere delle performance pazzesche, ma noi useremmo noi stessi, ci useremmo come delle macchina da performance.

Due parole greco:

  • “Alghéo” e “Doleo”: “mi rattristo” “mi addoloro” :volersi
  • “Alego” e “Diligo”: “mi curo di” “assumo incarico”: prendersi caro di qualcosa; rimandano ad una condizione attiva.

I verbi sono simili ma il significato è completamente diverso. Noi siamo liberi, e ciò significa che possiamo e dobbiamo sempre sottrarci, liberarci alla condizione che ci appiattisce. Dobbiamo perché abbiamo una vita.

Antropologie tecno-fattuali

NB: la prima e la seconda lista di parole non bisogna vederle come parole buone e parole cattive. Bisogna combinarle insieme e capire ciò che vale di più e ciò che vale di meno; la sfida è riuscire ordinare quello che abbiamo. Non dobbiamo tirare una linea di confine tra male e bene. Noi dobbiamo essere capaci di cogliere l’elemento positivo in qualsiasi situazione.

Questo elenco di parole rimandano a un elemento tecnico in quanto funzionale e quindi descrivibile. Queste parole non dicono cose “cattive” e “sbagliate”; ma diventano cattive se noi le assolutizziamo.

  • Efficacia: volontà per arrivare al risultato;
  • Efficienza: arrivare al risultato con il minor dispendio possibile (non va bene usare il doping, perché la persona si tratta come cosa);
  • Autonomia: valore apprezzabile, fino a quando non ci fa cadere nell’autosufficienza. Se prendo l’autonomia come la capacità di bastare a me stesso non va bene, perché l’essere umano NON basta a sé stesso. Tutta la nostra vita è all’insegna della dipendenza, noi dobbiamo dipendere da qualcosa e da qualcuno.

Ci sono due forma di dipendenza:

  1. Dipendenza del servaggio: colui che si lascia usare, si asserve, subisce la situazione (sbagliatissimo).
  2. Dipendenza del servizio: nel servizio noi ci consegniamo deliberatamente. Il servizio prende forma quando noi amiamo qualcuno. Quando amiamo qualcuno noi ci sentiamo dipendenti e questa dipendenza ci fa appropriare di noi stessi (non ci espropria). La nostra società è la società delle dipendenze, però l’unica dipendenza che va cercata è quella dell’amore.
  • Pragmaticità: la persona pragmatica è la persona che risolve i problemi. Se noi trattiamo tutto come problema e non come mistero non va bene. La differenza tra mistero e problema è che il problema è ciò che abbiamo davanti a noi come oggetto e che dominiamo; invece, il mistero è ciò che ci comprende e quindi non si può risolvere. La persona pragmatica deve stare attenta a non trattare tutto come pragmatico.
  • Funzionalità: non è cattiva. È importante agire in modo funzionale, in modo che serva, ma dobbiamo sempre riconoscere il primato dei fini sui mezzi. Se facciamo solo quello che serve noi ci lasciamo usare e questo è improprio.
  • Rendicontazione: non tutto può essere tradotto in costi monetari, perché tutto si paga, ma non tutto si compra. Oggi la monetizzazione (pensare che tutto può essere comprato) è diffusissima, ma è sbagliato.
  • Selettività: è importante perché bisogna distinguere e selezionare, ma dobbiamo renderci conto che tutti siamo esseri umani. Non bisogna ricercare sempre il “campione”, “l’eccellenza”. La vera sfida per tutti noi è di riuscire a vivere bene sulla terra.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alevalse000 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e dello sport e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Mari Giuseppe.
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