Pedagogia del gioco e dello sport
Il gioco è un’esperienza naturale, lo sport invece è una elaborazione del gioco. I due termini non sono sinonimi, ma sono strettamente collegati tra di loro. Praticare lo sport con i bambini è un’attività più educativa che tecnica e bisogna avere una specificità diversa dal tecnico. Questa attività non è sicuramente meno importante e significativa di chi pratica sport ad alti livelli. Lo sport che si pratica nell’età infantile deve essere molto qualificato per fare sì che, in un futuro, le squadre abbiano dei vivai competitivi.
Il significato del gioco
Il gioco è una parola polisemantica, cioè è ricca di significati. Per questo è difficile da definire in maniera oggettiva. Sicuramente un aspetto che contraddistingue il gioco da qualsiasi altra attività è il divertimento. Divertimento deriva dal latino, cioè prendere divergere, un’altra direzione. Questa ha la stessa radice della parola la quale ha un significato anche negativo, indica cioè che qualcosa esce dalla normalità. Il divertimento quindi indica una qualsiasi attività che ti permette di uscire dalla normalità, prendere un’altra direzione. Tutte le volte che giochiamo non siamo normali.
Il gioco è un’attività che si può praticare anche da soli, però solitamente è abbinata alla socialità, allo stare insieme. Appunto per questo l’interazione è un elemento che comanda il gioco. Il bambino con il gioco infatti impara a stare con gli altri. Quando si gioca c’è spesso il conflitto, si litiga; proprio per queste caratteristiche il gioco non è un’esperienza indolore.
Conflitto e competizione
Nella nostra società si pensa che conflitto e competizione alludano a qualcosa di negativo. Il gioco è sempre competizione, è sempre gestione di un rapporto complesso. La competizione è un qualcosa di fisiologico. Per questo motivo non dobbiamo considerare i bambini stupidi; loro sono altamente intelligenti. E quando diciamo: "hanno vinto tutti" è come se li stessimo prendendo in giro. Non è vero che vincono tutti.
Il gioco ha anche una funzione di apprendimento. Quando i bambini giocano apprendono, ed è per questo che ogni gioco si può leggere dal punto di vista dell’apprendimento scaturito nel bambino. Altra caratteristica del gioco è che indica uno stato di libertà, libertà espressa attraverso alcuni elementi come la fantasia e l’espressione. Il gioco è esperienza che dà valore a questi aspetti.
Le regole nel gioco
Un aspetto importante sono le regole. Da una prima analisi le regole andrebbero a vincolare la libertà. Le regole dipendono dal gioco che facciamo. Ci sono giochi in cui le regole assumono un aspetto determinante (giochi di squadra). Agonismo: deriva dal greco. Identifica un recinto, cioè lo spazio entro il quale si lottava. Lo spazio dell’agon rappresentava il luogo entro il quale gli atleti lottavano e per questo è sinonimo di sofferenza. L’agonia si rifà all’agon. I bambini quando giocano entrano in uno stato di agonia. L’agonismo quindi indica la forma più alta entro cui si mette tutto se stesso per raggiungere la vittoria.
Il piacere e il movimento nel gioco
Il gioco è soprattutto piacere. Gioco perché mi piace. Proprio per questo il gioco è l’unica attività umana che l’uomo pratica per il solo piacere di farla. Il gioco è sempre movimento. Movimento inteso sia dal punto di vista fisico che mentale. Il movimento implica un cambiamento.
Insegnamento e apprendimento fanno parte della didattica. Dal punto di vista naturale è più logico l’apprendimento. Il bambino nasce ed è più predisposto a imparare piuttosto che a insegnare. Il gioco è un’attività umana che non riguarda l’insegnamento ma l’apprendimento. Un bambino gioca perché è predisposto a farlo, e soprattutto non gioca perché qualcuno glielo insegna. I giochi si possono anche insegnare ma sono innati nei bambini. Il gioco è funzionale all’apprendimento. Infatti giocando si impara.
Tutto ciò che è gioco si verifica quando il bambino ha la consapevolezza di giocare. La didattica è la scienza dell’educazione finalizzata all’educazione. Si parla di auto-apprendimento ma non di auto-insegnamento. L’insegnamento ha sicuramente una funzione importante cioè quella di economizzare l’apprendimento ma non è necessario.
Educazione e gioco
Il gioco non entra nelle categorie della didattica. È un qualcosa di molto potente dal punto di vista dell’educazione. La differenza sostanziale che contraddistingue l’uomo e l’animale è che nel primo l’infanzia è un periodo che dura molto tempo. Inoltre l’evoluzione dell’uomo sta nel fatto che impiega molto tempo per imparare. Tornando al gioco, è un’attività che dura tutta la vita, chiaramente con finalità diverse: nel bambino, quindi durante l’infanzia, assume un ruolo importante e specifico in quanto contribuisce alla formazione dell’individuo; nell’adulto risponde ai criteri del tempo libero. Non è un bisogno primario come lo è per il bambino. Quindi ha la finalità del piacere di fare quell’azione. L’adulto decide di dare ad una attività il senso del gioco.
Sempre in età adulta il gioco ha il compito di far sì che ogni persona possa avere un’oasi del gioco, cioè un’area nella quale si può sentire libero. È una dimensione importante. La pedagogia del gioco lavora per coltivare il gioco nelle fasi dell’infanzia, ma il senso del gioco deve rimanere dentro ogni persona. Il gioco è il piacere per sé. Il gioco nell’arco della vita prende connotazioni diverse. Il gioco è una dimensione attiva. Nella nostra società molte attività ci costringono a passare molto tempo seduti, statici. L’obiettivo primario del gioco è quello di rendere la persona attiva, bisogna fare, non si può essere passivi.
Ci sono dei casi, come le ludopatie, in cui il gioco perde la sua essenza. Non si è più capaci di decidere. Non si è più liberi di giocare e non sono più io che governa il gioco ma è il gioco che governa me.
Apprendimento per prove ed errori e imitazione
I due meccanismi naturali con cui si impara, oltre l’insegnamento sono:
- Per prove ed errori: consente di scartare le cose che non funzionano. È un metodo lento, mi permette di accumulare le informazioni. Il bambino prova un’azione mettendo in atto la propria intelligenza. Quindi il bambino sviluppa la propria intelligenza, dovendo scegliere l’azione più corretta ed eliminare quella sbagliata.
- Imitazione: guardo qualcuno che fa un’azione e faccio come fa lui. È una forma di apprendimento che sfrutta dei modelli dai quali apprendere. Quindi si può intuire di quanto siano importanti i modelli in questa forma di apprendimento. (Anche gli animali apprendono per imitazione, guardando la mamma fare delle azioni la imitano per diventare autonomi).
Storia e sviluppo del gioco
Il gioco inizia ad essere osservato in età moderna. Per considerare il gioco importante devono essere importanti i bambini. Il bambino non è mai stato considerato un soggetto particolarmente importante soprattutto dal punto di vista sociale. Si aspetta che diventasse grande per essere considerato con un soggetto sociale. Negli anni 60 del ‘900 i francesi hanno studiato l’infanzia cercando di capire quando questa ha iniziato ad assumere importanza all’interno della società.
Philippe Aryes ha definito la nascita dell’infanzia: fino al 500 l’infanzia non era considerata come categoria sociale. Questo era dettato dal fatto che il bambino, in qualsiasi opera d’arte non veniva rappresentato. Dalla fine del 500 l’infanzia inizia ad essere rappresentata all’interno di quadri. Non sono proprio bambini quelli disegnati ma più adulti in miniatura però si inizia a considerare come oggetto sociale. È proprio questo periodo si collega con l’ascesa della pedagogia. Il bambino inizia ad essere rappresentato mentre gioca, quindi inizia ad avere un’importanza sociale.
È un periodo in cui si comincia ad investire sull’educazione per il progresso della società.
- Children’s Game: La prima opera che rappresenta i bambini giocare è Children’s Game, la prima opera quindi che esalta i giochi infantili.
- Orbis sensualis pictus: è il primo libro di testo scolastico. È un insieme di argomenti, con immagini e rappresentazioni.
- Nel 1423, Vittorio da Feltre apre a Mantova la Ca’ Zocosa. Viene nominato dai Gonzaga. A ridosso dei palazzi ducali. Bisogna dare molto valore al gioco, all’attività all’aperto secondo una visione che andava a riprendere la padeia dopo il corpo e l’intelletto erano strettamente legate tra loro. L’idea del gioco era definita da attività di movimento. Il corpo e il movimento sono le basi fondamentali per fare il gioco. Questa istituzione diventò molto importante. Rimase aperta circa 10 anni. Si apre un’epoca dove l’educazione inizia ad affermarsi e tiene conto del corpo, del movimento e quindi del gioco.
- Nel 1828, Thomas Arnold è rettore del collegio di Rugby. Questo college maschile, era in crisi e non era governabile. Grazie ad Arnold introduce per la prima volta i giochi sportivi. Le attività sportive entrano a far parte del normale percorso educativo. Queste attività secondo Arnold potevano risolvere i problemi della gestione del college. Questi sport erano finalizzati a rispettare delle regole e degli stili di gioco che divennero utili anche per la gestione del college stesso. Lo sport divenne uno strumento importante nella formazione della persona. Gli sport presero una propria identità: da attività di tempo libero ad attività organizzate e funzionali nella formazione dei giovani. In Inghilterra, grazie a questa nuova interpretazione dello sport, nascono gli sport di squadra con tutte le sue accezioni (spirito di squadra, collaborazione, tutti uniti per un obiettivo).
- Nel 1837; Friedrich Frobel inizia l’esperienza dei Kindergarten. Prima istituzione educativa pensata per i bambini dell’età di 6 anni. Frobel pensa che la scuola debba iniziare prima perché proprio nei primi anni di età si può avere una maggiore influenza sui bimbi. Il Kindergarten, inteso come giardino quindi un luogo aperto, era considerato il luogo migliore dove il bambino poteva crescere al meglio. Quindi progetta un programma educativo sul gioco. Il Kindergarten è importante perché mette il gioco al primo posto e appunto finalizzato all’apprendimento. Si basava sull’idea di un bambino libero che costruisce la propria educazione su un concetto più naturale. Però questi non erano considerati positivi perché secondo le autorità non rispettavano i modelli educativi. Con Frobel inizia la valorizzazione del gioco come base essenziale dell’educazione.
- Nel 1841-1850, Don Bosco apre i primi oratori e pubblica il sistema preventivo per l’educazione della gioventù, 1877. L’oratorio era un luogo dove i ragazzi potevano andare liberamente per giocare insieme. Gli oratori erano dei punti di riferimento dei ragazzi che gli frequentavano. Erano formati sostanzialmente da due luoghi: campo sportivo e teatrino. Venivano organizzate attività di teatro, musica. Don Bosco pubblica un’opera chiamata il sistema preventivo per l’educazione della gioventù nel 1877. La parola prevenzione, per la prima volta utilizzata, indica che il gioco crea prevenzione, permette che il bambino possa crescere sano dal punto di vista preventivo. (Un lavoro educativo quando funziona bene è inteso come un ottimo lavoro di prevenzione). Il buon gioco, l’attività ludica, basata sul piacere dello stare insieme e giocare, è un’attività che ha valore dal punto di vista pedagogico preventivo. Don Bosco forma l’ordine dei Salesiani, coloro che seguono la missione di Don Bosco. La pedagogia italiana nel mondo è famosa grazie a Don Bosco e alla Montessori.
- Nel 1894, nasce il CIO a Parigi; 1896, si svolgono ad Atene le prime Olimpiadi moderne. De Cuberten è l’inventore delle moderne Olimpiadi. Ideale formativo, lo sport ha in se quei valori educativo e formativi che portano la persone ad assumere i principi della fraternità della lealtà. I giochi sono di competizione ma si basano sul rispetto dell’avversario. Nella nostra cultura le Olimpiadi hanno avuto un valore simbolico. De Cuberten è considerato il fondatore della moderna pedagogia dello sport.
- Nel 1907-1909, nasce lo scoutismo; Baden Powell, pubblica lo Scouting for boys. Lo scoutismo è un grande gioco; è un metodo educativo basato sul gioco. Definisce dei modi di giocare, delle attività di gioco. L’idea su cui prende forma la pedagogia del gioco sullo scoutismo è quella di una dimensione naturale del gioco, il gioco inteso come spirito di avventura. Ci sono molti giochi. È un metodo educativo basato sul gioco avventuroso e che si è diffuso in tutto il mondo.
- Nel 1664, John Lock, Thinking on Education. Filosofo inglese, empirismo filosofico. È stato un educatore. Nell’età moderna l’educazione è diventata un problema importante e quindi fonda un’educazione con dei metodi e orientamenti. Non c’è un aspetto della vita dell’infanzia che Lock non tratta in questo libro. Si rifà principalmente ai genitori. Primo libro moderno, che espone delle teorie sull’educazione.
- Nel 1762, Rousseau, scrisse Emile. Descrivere una rappresentazione dell’educazione. Non descrive niente di vero, è frutto di fantasia. Descrive l’educazione per come, secondo Rousseau, dovrebbe essere. Descrive un progetto educativo, raccontato come se fosse un romanzo. L’ambiente migliore per educare un bambino non è di certo la città, luogo che corrompe; quindi si porta fuori dalla città. L’educazione nei primi anni di vita, ha bisogno di poche fondamentali cose. 1) Ha bisogno di muoversi, il corpo è il punto di riferimento. 2) Esercitare i sensi, le sensibilità (toccare, sentire, manipolare); ha bisogno di fare, non è passivo. L’educazione quindi deve assecondare questa natura. Ogni bambino ha voglia di imparare, però non stando seduto. Ma lo mette in condizione di imparare sulla base della naturalità. L’ambiente naturale mette a disposizione gli elementi naturali, dal punto di vista fisico, climatico. L’adulto deve seguire il bambino, aiutarlo rispondendo alla sue domande. L’educatore non guida il bambino. Deve metterlo in condizione di sviluppare le sue capacità di apprendimento. Questo aspetto mette al centro tutte le dimensioni importanti, corpo-dimensioni. Ci troviamo di fronte al gioco autentico, e quindi l’ambiente diventa importante. Il libro venne bocciato. Con Rousseau inizia il concetto di educazione naturale. Si introduce il concetto di auto apprendimento. Inizierà ad imparare le cose quando avrà il bisogno e la voglia di apprendere. Quando un bambino la cosa la vuole imparare non ci perde niente, impiega pochissimo tempo. In educazione esiste solo una legge: l’importante è perdere tempo non guadagnare. Per perdere tempo vuol dire aspettare, è l’idea secondo cui l’educazione deve assecondare i tempi di apprendimento del bambino. L’educatore cerca di creare un ambiente secondo cui il bambino sia spinto all’imparare. Oggi invece è il contrario, si anticipano i tempi. Il tempo dell’infanzia lo gestiamo noi, sulla base della produttività educativa. Rousseau è contrario a questa idea.
- Nel 1794, Friedrich Schiller, Lettere sull’educazione estetica dell’uomo. L’uomo è tale solo quando gioca. Il gioco essendo emblema della libertà dell’uomo lo rappresenta in maniera assoluta. Il gioco come attività umana diventa un emblema dell’identità stessa dell’uomo. L’estatica esalta le esperienze sensibili.
- Nel 1898, Carl Groos, The Play of Animals. Carl Groos è stato un biologo, ha scritto questo libro, osserva gli animali e definisce per la prima volta il gioco come una dimensione biologica e adattiva. Il gioco è fondamentale nella vita. Studia la natura e i comportamenti naturali degli animali. Anche noi siamo biologicamente preordinati. Groos osserva una serie di comportamenti negli animali che lui definisce come gioco, e quel tipo di attività che loro praticano è fondamentale per la loro sopravvivenza. Il gioco ha fondamenti scientifici: noi siamo naturalmente predisposti a giocare. Dopo questo libro scrive The Play of Man. Quindi trasferisce il comportamento degli animali sull’uomo. Questi due libri costituiscono i punti di partenza sugli studi sul gioco.
- Nel 1908, Maria Montessori, Il metodo della pedagogia scientifica.
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