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Risoluzione dell'infiammazione

La risoluzione del processo del fenomeno infiammatorio non deve essere intesa come un fenomeno statico. Studi recenti hanno dimostrato che il processo di risoluzione del processo infiammatorio richiede un quadro il cui scopo ultimo è la produzione di mediatori pro risoluzione che derivano dall'acido arachidonico. L'arachidonato che dà l'infiammazione, durante il processo infiammatorio, sposta il suo quadro metabolico da una situazione proinfiammatoria a una situazione antinfiammatoria.

Mediatori lipidici e processi infiammatori

In questo processo sono coinvolti mediatori lipidici: protettine, resolvine e lipossine. Il passaggio che fanno questi mediatori da proinfiammatorio ad antinfiammatorio si chiama switch.

Quadro riassuntivo del processo infiammatorio

  • Vi possono essere stimoli chemoattraenti cioè sostanze di derivazione batterica come il formilpeptide (chemiotattici esterni) che hanno la capacità di richiamare in situ i leucociti, avviando un processo infiammatorio.
  • Trauma chirurgico perché si ha scatenamento dei processi di coagulazione.
  • Insulti ipossici: possono richiamare fattori endogeni per attivare l'infiammazione e possono portare a processi infiammatori con completa fagocitosi del batterio o fagocitosi frustrata con liberazione di elementi che provocano danno tissutale.

Nelle fasi finali del processo infiammatorio, abbiamo una situazione in cui si sono liberati fattori chemiotattici proinfiammatori. Oggi si sa che i neutrofili, per esempio, sono in grado di liberare la lipossina A4, che risolve il processo infiammatorio bloccando il leucotriene P4. Quindi è come se ci fosse una trasformazione da proinfiammatoria ad antinfiammatoria.

Un altro concetto è che ci sono batteri come Pseudomonas aeruginosa che hanno la capacità di produrre mediatori in grado di comportarsi come lipossine, resolvine e protettine, cioè possono silenziare il processo infiammatorio. Questa non è una cosa buona perché elimina il processo di infiammazione che serve da protezione. Un'infiammazione acuta non risolta porta a un quadro di infiammazione cronica e quindi fibrosi.

Oggi sappiamo che le prostaglandine E2 e PGD2 sono in grado di mediare lo switching dei mediatori lipidici dai mediatori cattivi proinfiammatori a una situazione di sintesi di mediatori antinfiammatori.

Processo di risoluzione dell'evento infiammatorio

Durante il processo di risoluzione dell'evento infiammatorio, i mediatori lipidici pro-risoluzione (lipossine, resolvine e protettine) sono in grado di mediare vari tipi di risposte:

  • Una capacità che hanno è quella di impedire o ridurre l'infiltrazione di polimorfonucleati in sede tissutale. Se inizialmente il leucotriene B4 ha attività chemiotattica rispetto alla capacità di richiamare neutrofili, poi si ha uno spostamento comportamentale (switching).
  • Le resolvine, lipossine e protettine sono in grado di richiamare monociti, però i monociti non sono attivati al fenomeno infiammatorio ma sono monociti macrofagi che hanno un compito di rimuovere i polimorfonucleati che stanno in quella zona. Perché i polimorfonucleati vanno in apoptosi e devono essere eliminati. I macrofagi poi porteranno via questa "roba" attraverso la via linfatica, dove si ha anche la rimozione di tutti i mediatori pro-infiammatori (che hanno la capacità di risaltare la capacità dei vasi linfatici di richiamare i prodotti che favoriscono l'infiammazione).

Quindi abbiamo una risoluzione attiva dell'infiammazione, un aumento della rimozione dei detriti cellulari (molti neutrofili liberano enzimi idrolasici che hanno danneggiato il tessuto), abbiamo anche l'esaltazione dell'attività antimicrobica della clearance microbica perché queste resolvine, lipossine e protettine sono in grado di esaltare strutture recettoriali che favoriscono l'eliminazione dei residui batterici.

Ruolo del macrofago e fattori di crescita

La capacità che durante il processo di risoluzione si ha:

  • La rimozione del tessuto necrotico e dei detriti cellulari.
  • Rimozione corpi apoptotici.
  • Rimozione dei fluidi e delle proteine mediatrici dell'infiammazione.

Il macrofago è in grado di liberare anche fattori di crescita che favoriscono il riparo del danno tessutale (angiogenesi e riparazione ad opera, ad esempio, dei fibroblasti). Un altro concetto molto importante è il fatto che in molte mucose la via antinfiammatoria con i suoi mediatori è costitutivamente espressa. Quindi c'è un bilancio tra i fattori antinfiammatori e proinfiammatori. Ad esempio, l'aspirina è in grado di acetilare COX 2 e di favorire la via della 5-lipossigenasi con la sintesi di idrossitetraene che ha proprietà antinfiammatorie.

Risoluzione completa e formazione di ascessi

La risoluzione completa si ha quando gli stimoli sono modesti e di breve durata. Però ci può essere in presenza di batteri tiogeni (pseudomonas, neisseria) la formazione di ascessi. L'ascesso è formato da:

  • Un core centrale con accumulo di leucociti che sono arrivati in quella zona. Liberano enzimi idrolitici.
  • Perifericamente si ha deposizione di una membrana piogenica che avvolge il core ed è costituita da elementi parenchimali del tessuto e fibroblasti.
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Scienze mediche MED/04 Patologia generale

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