08/04/2011
RISOLUZIONE DELL'INFIAMMAZIONE
La risoluzione del processo del fenomeno infiammatorio non deve essere intesa come un fenomeno
statico. Studi recenti hanno dimostrato che il processo di risoluzione del processo infiammatorio
richiede un quadro il cui scopo ultimo è la produzione di mediatori pro risoluzione che derivano
dall'acido arachidonico. L'arachidonato che dà l'infiammazione, (studi recenti dimostrano che)
durante il processo infiammatorio sposta il suo quadro metabolico da una situazione pro
infiammatorio ad una situazione antinfiammatoria.
In questo processo sono coinvolti mediatori lipidici:
sono coinvolte nella risoluzione di processi infiammatori. Il
Protettine, resolvine e lipossine
passaggio che fanno questi mediatori da pro infiammatorio ad antinfiammatorio si chiama switch.
Quadro riassuntivo del processo infiammatorio
-Vi possono essere stimoli chemoattraenti cioè sostanze di derivazione batterica come il formil
peptide (chemiotattici esterni) che hanno la capacità di richiamare in situ leucociti con inizio di
processo infiammatorio,
-trauma chirurgico perché si ha scatenamento dei processi di coagulazione
-insulti ipossici: Possono richiamare fattori endogeni per attivare l’infiammazione possono portare a
processi infiammatori con completa fagocitosi del batterio o fagocitosi frustrata con liberazione di
elementi che provocano danno tissutale.
Nelle fasi finali del processo infiammatorio abbiamo una situazione in cui si sono liberati fattori
chemiotattici proinfiammatori. Oggi si sa che i neutrofili per esempio sono in grado di liberare la
lipossina a4 che risolve il processo infiammatorio in grado di bloccare il leucotriene p4. Quindi è
come se ci fosse una trasformazione da proinfiammatoria ad antinfiammatoria.
N.B. Un altro concetto è che ci sono dei batteri come pseudomonas eruginosa che hanno la capacità
di produrre mediatori in grado di comportarsi come lipossine, resolvine e protettine cioè possono
silenziare il processo infiammatorio. Questa non è una cosa buona perché elimina il processo di
infiammazione che serve da protezione.
Un infiammazione acuta non risolta porta ad un quadro di infiammazione cronica e quindi fibrosi.
by Salvo 70
Oggi sappiamo che le prostaglandine E2 e PGD2 sono in grado di mediare lo switching dei
mediatori lipidici dai mediatori cattivi proinfiammatori a una situazione di sintesi di mediatori
antinfiammatori.
[Le lipossine A4 è tridrossitetraene].
Durante il processo di risoluzione dell'evento infiammatorio i mediatori lipidici pro-risoluzione
(lipossine resolvine e protectine) sono in grado di mediare vari tipi di risposte:
-Una capacità che hanno è quella di impedire o ridurre l'infiltrazione di polimorfonucleati in sede
tissutale. Se inizialmente il leucotriene B4 ha attività chemiotattica rispetto alla capacità di
richiamare neutrofili, poi si ha uno spostamento comportamentale (switching).
-Le resolvine lipossine e protectine sono in grado di richiamare monociti però i monociti non sono
attivati al fenomeno infiammatorio ma sono monociti macrofagi che hanno un compito di
rimuovere i polimorfonucleati che stanno in quella zona. Perché i polimorfonucleati vanno in
apoptosi e devono essere eliminati. I macrofagi poi porteranno via questa robaccia attraverso la via
linfatica, dove si ha anche la rimozione di tutti i mediatori pro-infiammatori (che hanno la capacità
di risaltare la capacità dei vasi linfatici di richiamare i prodotti che favoriscono l'infiammazione).
Quindi abbiamo una dell’infiammazione, un aumento della rimozione dei detriti
risoluzione attiva
cellulari (molti neutrofili liberano enzimi idrolasici che hanno danneggiato il tessuto), abbiamo
anche l’esaltazione dell'attività antimicrobica della clearance microbica perché queste resolvine
lipossine e protettine sono in grado di esaltare strutture recettoriali che favoriscono l’eliminazione
dei residui batterici.
Robbins (pag 90) La capacità che durante il processo di risoluzione si ha
5)la rimozione del tessuto necrotico e dei detriti cellulari,
4)rimozione corpi apoptotici,
2)rimozione dei fluidi e delle proteine mediatrici
dell’infiammazione.
Il macrofago è in grado di liberare anche fattori di
crescita che favoriscono il riparo del danno tessutale
(angiogenesi e riparazione ad opera ad esempio dei
fibroblasti).
Un altro concetto molto importante è il fatto che in molte
mucose la via antinfiammatoria con i suoi mediatori è
costitutivamente espressa. Quindi c’è un bilancio tra i
fattori antinfiammatori e proinfiammatori. Ad esempio
l'aspirina è in grado di acetilare COX 2 e di favorire la
via della 5-lipossigenasi con la sintesi di idrossitetraene
che ha proprietà antinfiammatorio.
La risoluzione completa si ha quando gli stimoli sono modesti e di breve durata.
Però ci può essere in presenza di batteri tiogeni(pseudomonas neisseria) la formazione di ascessi.
L'ascesso(robbins pag.98) è formato da
-un core centrale con accumulo di leucociti che sono arrivati in quella zona. Liberano enzimi
idrolitici e
-perifericamente si ha deposizione di una membrana piogenica che avvolge il core ed è costituita da
elementi parenchimali del tessuto e fibrobla