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ANGINA PECTORIS

È una manifestazione molto comune di ischemia miocardica ed è caratterizzata da dolore accessuale.

Questo è in genere localizzato nella regione precordiale o retrosternale, alla spalla, al braccio di sinistra, più

raramente a quello di destra, al collo e alla regione mandibolare. Dal punto di vista patogenetico e clinico,

distinguiamo diverse forme di angina pectoris.

L’angina stabile o da sforzo è caratterizzata dall’insorgenza del dolore in occasione di un aumento del

carico di lavoro del cuore, determinato in genere dall’esercizio fisico. Molto spesso esiste in questi pazienti

una precisa soglia del dolore. La sintomatologia cessa rapidamente (1-5) minuti con l’interruzione

dell’esercizio. L’angina stabile è quella che meglio evidenza il concetto di discrepanza tra l’aumento delle

richieste metaboliche del miocardio e l’incapacità del letto coronarico di incrementare parallelamente il

flusso. E’ riferibile ad una condizione anatomica di stenosi (facilmente documentabile mediante la

corononarografia). Una forma particolare di angina stabile è l’angina microvascolare che si presenta con le

stessa caratteristiche della classica angina da sforzo stabile ma ne differisce per l’assenza di stenosi

documentabili, di spasmo arterioso e di trombosi. Questa angina pertanto non è suscettibile di interventi

chirurgici efficaci quali l’angioplastica transluminale o il by-pass aortocoronarico.

All’altro estremo troviamo l’angina variante o angina di Prinzmetal. Questi pazienti hanno una riserva

coronarica normale e non presentano attacchi di angina da sforzo. Presentano invece crisi anginose a

riposo, più spesso nelle ore notturne, di notevole intensità e di durata variabile da pochi minuti a qualche

ora.

Tra questi due estremi troviamo l’angina instabile, caratterizzata da crisi anginose per lo più a riposo, di

durata variabile fino a 20 minuti. Spesso la causa è da ricondurre all’instabilità di una placca aterosclerotica

che va incontro a rottura formando così aggregati piastrinici. Per la frequente e rapida evoluzione verso un

infarto del miocardio o verso una improvvisa morte coronarica questa forma di malattia anginosa è

impropriamente indicata come angina pre-infartuale. 1

INFARTO DEL MIOCARDIO

Prima di parlare dell’infarto del miocardio, è bene anzitutto ricordare che il cuore è irrorato dall’arteria

coronaria sinistra, che si distribuisce prevalentemente alla parete anteriore dei due ventricoli ed alla parte

anteriore del setto, e dalla coronaria destra, che irrora le altre parti del cuore. Sono queste arterie prive di

collaterali, sono cioè circoli funzionalmente terminali.

Con il termine di infarto, si indica un processo di necrosi circoscritta del miocardio, causata dall’ischemia,

conseguente all’occlusione acuta di una coronaria principale o di uno dei suoi rami da parte di un trombo

prevalentemente piastrinico. Il più grave degli infarti si ha quando ad essere interessato è il tronco comune

sinistro. Più piccolo è il vaso e più frequente sarà il suo interessamento. L’interessamento di piccoli vasi può

essere causa di microinfarti, talora asintomatici o con sintomatologia moderata.

Le caratteristiche dell’area di necrosi dipendono da:

1. Localizzazione e calibro del vaso coronarico. L’infarto del miocardio colpisce in genere il ventricolo

sinistro, più spesso il territorio della coronaria sinistra (la discendente anteriore per gli infarti

anteriori estesi e antero-settali, la circonflessa sinistra per gli antero-laterali). Se è interessata la

coronaria destra, le localizzazioni sono quelle posteriore, postero-laterale o postero-inferiore.

2. Assenza di circoli collaterali. Alcuni individui hanno la collaterale di Kugel grazie alla quale si può

avere dolore da sforzo ma non necrosi. La condizione ischemica cioè non è così grave da portare a

necrosi.

3. Importanza funzionale dell’area irrorata.

4. Durata dell’ischemia. L’estensione dell’area di infarto è funzione del tempo trascorso

dall’instaurarsi dell’occlusione. L’area di necrosi si evidenzia a cominciare dalle zone più distali,

raggiunge il massimo dopo 6 ore fino a comprendere la quasi totalità dell’area irrorata dal vaso

occluso. L’area di necrosi è più scura e può essere messa in evidenza con la scintigrafia perché le

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - 6 anni)
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nunziagranieri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Montaldo Caterina.

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