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01/04/2011

SEGNALI DI DANNO

Il sistema immune risponde a sostanze che causano danno piuttosto che a quelle considerate

semplicemente non-self. Più che le cose estranee sono i segnali di danno a provocare

infiammazione.

In grado di scatenare una risposta infiammatoria: molecole che vengono rilasciate in seguito a stress

o morte e riconosciute da APC(cellula presentante l’antigene). Queste in seguito a questi segnali

sono in grado di scatenare la risposta adattativa.

2 categorie di danno:

-segnali endogeni: primari e di feedback (in grado di modulare o amplificare o ridurre la risposta

primaria)

-segnali esogeni.

I segnali di danno possono essere

-intracellulari,

-extracellulari,

-secreti,

-costitutivi e

-inducibili.

Durante il danno i segnali di danno primari possono essere presenti come mediatori sul danno e in

questo caso NON richiedono l’attivazione delle APC(cellule presentanti l’antigene).

Invece i segnali di feedback sono forniti da cellule APC attivate oppure da altre cellule stimolate da

APC. –quando una cellula dendritica incontra un patogeno si attiva e diventa APC, questa è in

grado di scatenare risposta immunitaria innata e adattativa secernendo citochine-

I segnali primari possono non essere a feedback

Gli endogeni primari e di feedback sono:

- CD40,

- TNF-α,

- IL-1 β. Prodotti da cellule non immuni andate

incontro a stress o da sistemi immuni entrano

in un circuito di feedback regolativo.

Il è espresso dalle cellule T attivate e

CD40

serve come segnale poststimolatorio. È anche

espresso sulle piastrine attivate cioè quando

c’è un danno o emorragia può servire come

fonte primaria di attivazione delle cellule

presentanti l’antigene per scatenare la risposta

immunitaria. attivate come segnali di

TNF e IL-1β:

α

feedback e segnali di danno primario. Ad es i

cheratinociti possono produrre IL-1β.

by Salvo 49

In seguito a questi processi si possono avere delle risposte autoimmuni transienti tessuto specifiche.

Segnali di danno costitutivi.

Ad es. Nucleotidi intracellulari ATP, ADP che sono nel citosol e se vengono liberati in caso di

ipossia, ischemia, stress meccanico, infiammazione. Questi nucleotidi una volta rilasciati sono in

grado di attivare sia le cellule presentanti l’antigene da soli o sinergicamente con TNF Possono

α.

infatti legarsi ai recettori colinergici per fare questo.

Un altro prodotto l’acido urico (deriva degradazione dei nucleotidi) è attivatore dei linfociti T

citotossici. Le cellule necrotiche possono rilasciare le heat shock protein che possono attivare sia i

dendriti che i macrofagi. Le HSP possono legare sulle APC delle strutture recettoriali come il CD

91 (proteina legata al recettore LDL) CD 36, la Hsp60 e 70 che agiscono con il toll like receptor e

CD14.

Segnali di danno inducibili

Ci sono segnali di danno che si possono indurre che possono essere neosintetizzati o sono già

presenti ma alterati da segnali di danno.

Tra i segnali di cellule abbiamo gli interferone e che attivano le cellule dendritiche non attivate

α β

e i monociti. Le cellule dendritiche sono in grado di produrre interferone che può interagire col

α

tnf per attivare completamente le cellule dendritiche.

α

ci sono i ROS che attivano NF-kB.

Poi

Ci possono essere segnali costitutivi modificati: durante l’infiammazione ci può essere attivazione

di proteasi extracellulari o rilascio di proteasi intracellulari che clivano componenti dalla matrice

extracellulare che attivano l’APC. Come nel caso dell’eparan solfato (glicocalice). Se si degrada

l’eparan solfato c’è una via di attivazione che attiva le cellule dendritiche interagendo con i toll like

receptor. Anche lo ialuronano quando è degradato si può legare a CD44 per attivare le cellule

dendritiche che in questo modo saranno stimolate dal TNFα

INFIAMMAZIONE ACUTA

Nell’infiammazione acuta c’è una serie di eventi che si verificano in maniera conseguenziale.

All’inizio abbiamo fenomeni vascolari con iniziale vasocostrizione transitoria a cui succede una

vasodilatazione del microcircolo arterioso che provoca un aumento del flusso ematico. Con questo

vi è modificazione della permeabilità che è importante perché garantisce fuoriuscita di liquidi e

proteine dal distretto circolatorio (edema). Si può quindi trovare un essudato che deve essere

distinta dal trasudato che ha peso specifico inferiore (ha plasma e basso contenuto di proteine) che

deriva da alterato equilibrio pressorio senza alterazione della permeabilità vascolare quindi non è

by Salvo 50

associato ad infiammazione acuta.

In fisiologia: I parametri da considerare sono la pressione intracapillare Tc e la pressione colloido

osmotica (dovuta al fatto che all’interno del distretto vascolare abbiamo proteine che non possono

uscire in condizione normale). All’estremo arteriolare la pressione intracapillare porta liquido

dall’interno all’esterno, la pressione collodio osmotica attira verso l’interno. se si fa la sommatoria

vince la pressione verso l’esterno. All’estremo venulare succede il contrario (porta roba verso

l’interno).

Nel processo infiammatorio abbiamo la vasodilatazione che consegue alla rilevazione di mediatori

chimici. Nell’estremo arteriolare un aumento della pressione intracapillare molto maggiore del

normale (da 30 a 50 mmHg) porta liquido verso l’esterno. All’estremo venulare diventa da 20 a 30

mmHg. Le forze quindi portano liquidi verso l’esterno come le proteine per la diminuzione della

pressione colloido osmotica.

Nell’infiammazione c’è un aumento netto della pressione intracapillare dovuta alla vasodilatazione.

Con l’aumento della permeabilità c’è una fuoriuscita verso l’esterno di proteine. Quindi la pressione

colloido osmotica diminuisce. In sommatorio si ha quindi una uscita verso l’esterno. Questo

provoca edema ed essudazione.

(Robbins pag60)

Per variare la permeabilità ci sono dei fenomeni che portano a cambiarla. Ad esempio nelle venule

postcapillari: mediatori come istamina, sostanza P, sono in grado di favorire le aperture tra le cellule

endoteliali. La formazione di queste aperture porta ad aumento della permeabilità. Questa risposta è

transitoria (15-30 min).

Ci può essere anche una risposta ritardata (4-6 ore) e dura 24 ore o più. Il risultato è che al livello

dell’endotelio la presenza di IL1 e TNF sono in grado di mediare un processo di riorganizzazione

α,

del citoscheletro che porta a ritrazione delle cellule endoteliali.

Il danno all’endotelio può essere diretto (ustione) o batteri che producono tossine con proprietà

necrotizzante. Oppure questo processo può essere dovuto a un accumulo di leucociti sempre a causa

delle tossine. by Salvo 51


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kalamaj

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico - 6 anni)
SSD:
Università: Foggia - Unifg
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kalamaj di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia Generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Foggia - Unifg o del prof Conese Massimo.

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