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Il restauro è un'attività da sempre presente nelle varie culture per varie esigenze in tutti i campi

(vestiti, oggetti, edifici, ecc); restaurare significa porre un ripristino dell'oggetto, sistemarlo, in

modo da poterlo riutilizzare. Restaurandolo, restituisco valore ad un oggetto innescando un

processo di reversione del tempo. Restituisco, inoltre, la funzione a quell'oggetto. Ora abbiamo una

cultura dell'usa e getta ed abbiamo abbandonato il senso della conservazione e del restauro

dell'oggetto; il restauro, dunque, da sempre presente nelle varie generazioni, è ora in disuso perché

risulta spesso economicamente svantaggioso rispetto alla sostituzione dell'oggetto.

Il restauro inteso su opere d'arte o monumenti, invece, va inteso come una restituzione della

componente estetica astraendo dall'elemento materico ma considerando l'elemento simbolico che

hanno. Questo tipo di restauro, dunque, è sempre vantaggioso perché ha la funzione di garantire la

memoria storica di un popolo. In campo architettonico, in passato, il restauro è stato fatto per

necessità (sistemazione del tetto, servizi igienici, impianti elettrici). Queste opere permettono di

dare all'abitazione una destinazione d'uso al passo con i tempi, inoltre faccio un restauro

conservativo dell'edificio. Un edificio rimane meglio conservato se utilizzato. Il restauro degli

edifici è necessario per evitare la continua crescita della città che causa la perdita della continuità

del territorio con la continua edificazione degli edifici. È necessario dunque una

rifunzionalizzazione degli edifici storici con un'attenzione verso i caratteri storici dell'edificio per

mantenere quel valore aggiunto della storicità di un edificio. Un terzo elemento del restauro è

l'istanza etica: una rivalorizzazione delle memorie del passato per mantenere viva la memoria del

passato e restauro del il centro storico come luogo di ritrovo. Il restauratore non deve perdere quelle

conoscenze anche affettive che ci permettono di mantenere la memoria storica per non perdere

l'integrità culturale. L'archeologia è il momento della riscoperta dei beni del passato; essa è

presente sin dal '500, ma diventa particolarmente attenta nel corso del '700. Le scoperte

archeologiche innescano uno strano processo che, a partire dalla metà del '700, influenza l'arte e

l'architettura che assume come modello le scoperte archeologiche (neoclassicismo). Per storicismo

si intende la rivisitazione ed il recupero del passato, riproponendolo. Nell'epoca dell'illuminismo, si

rompe con il passato, arrivando ad una maturità degli intelletti che porta ad una conoscenza ed a una

cultura potenzialmente aperta a tutti. Questa consapevolezza porta alla rivoluzione francese,

storicismo -> [ ma non si arriva ad una negazione totale del passato: la corona è simbolo del

potere del re, ma anche simbolo della capacità dell'orafo di creare quella corona.

] Dopo la rivoluzione francese si guarda al passato recuperando i valori della storia. Tra l'800 ed il

'900 si sono individuate le tecniche e le strategie del restauro. Renoir, in Francia, ama la storia e

custodisce in un grande magazzino tantissime opere d'arte, ma non era culturalmente in grado di

operare un recupero, rovinando così, involontariamente, molte statue (abbina corpi e teste di

personaggi diversi). In questa situazione nasce una nuova archeologia: quella medioevale. Il

medioevo diventa simbolo della cultura romantica dell'800 e dell'identità nazionale che sfociò nei

nazionalismi. Viollet-le-Duc realizzò delle opere ex-novo ricreando i vecchi edifici da restaurare. Il

gotico ha condotto ad uno stile totalmente nuovo perché è una macchina logico-razionale dove ogni

parte ha una loro logica e concatenazione. Se il gotico ha una sua logica, allora posso riprendere

ogni sua parte e ricreare l'edificio, inventando l'edificio come ex-novo -> neogotico francese.

Questa tecnica è arrivata anche in Italia sfociando in un restauro stilistico che portò ad una

variazione d'identità degli edifici. Se un edificio ha una sua identità, restaurandolo, devo far

riemergere la sua identità e non cambiarla a mio piacere -> falso storico. In Inghilterra, invece,

Ruskin cerca di conservare la memoria non come un mero ricordo, ma con un collegamento di

continuità tra passato e presente. Questo tipo di conservazione non deve essere falsato, ma deve

essere palesemente visibile che la parte restaurata non è quella originaria. Al giorno d'oggi

dobbiamo recuperare le memorie storiche attraverso lo studio e le analisi degli archivi per ridonare

identità storica all'oggetto stesso -> restauro scientifico. Dopo i disastri della guerra ed i

bombardamenti, per la ricostruzione dei centri storici entra in gioco l'istanza estetica delle arti

figurative. È necessario conservare le fonti materiali perché sono testimonianza diretta della storia.

Il monumento in se deve essere conservato, ma anche il suo contesto perché esso è parte integrante

del monumento stesso.

monumento

Il è un oggetto singolo, ma anche il contesto in cui è inserito –il centro

storico- dev’essere considerato un monumento. Oggi anche il paesaggio e il

territorio stesso sono considerati monumenti e di conseguenza sono visti come

qualcosa che merita tutela. Il documento è ciò che testimonia un progetto

culturale. La storia non è univoca, ma è costituita da diverse storie, plurali.

Monumenti = fatti oggettivi ed importanti che creano un quadro generale.

Edifici = frammenti da interpretare e ricomporre in un quadro parziale.

Nell’Ottocento si cercava di scrivere la storia attraverso dei fatti oggettivi, ma la

verità è che essa è tutta un’interpretazione di fatti selezionati dallo storico perché

ritenuti maggiormente rilevanti per determinate ragioni. La scuola delle annales

(francese) vede infatti la storia come l’interpretazione e il racconto di avvenimenti

sopravvissuti alla selezione storica. La nouvelle histoire proposta dal gruppo di

storici francesi rifiuta un concetto di storiografia incentrato sui grandi uomini ed i

politici, fondandosi invece sullo studio delle mentalità. Inoltre, pone in rilievo le

caratteristiche antropologiche delle civiltà. La storico dispone di varie tipologie di

fonti, che possono essere scritte (indirette) o materiali (dirette), che può studiare

con criteri oggettivi –legati all’osservazione- o soggettivi –legati all’interpretazione-.

Nello studio di una testimonianza muta, come può essere un edificio, è utile usare

un metodo deduttivo che consiste principalmente nella ricerca di indizi. Lo stesso

metodo è utilizzato nell’archeologia, che arriva spesso a conoscere degli oggetti

prescindendo dalle testimonianze indirette di manoscritti. La prima fase consiste in

un’osservazione oggettiva, che è seguita da una fase di interpretazione.

restauro

Il è ormai diventato una disciplina architettonica. L’architettura è una

forma d’arte che soddisfa l’esigenza dell’abitare intrinseca all’uomo e condizione

stessa della civiltà.

Attraverso lo studio della città storica si recupera infatti la memoria della storia

architettonica locale. Il monumento è una particolare opera che ha la funzione di

conservare la memoria. In epoca contemporanea il significato di monumento è

memoria

stato esteso a tutto ciò che ha questa prerogativa. La non è

semplicemente il ricordo, ma la facoltà dell’essere umano di collegare passato e

presente proiettandosi nel futuro. Non è possibile sottrarsi al tempo.

Progettare sul filo della memoria non vuol dire fossilizzarsi sul ricordo, come spesso

è stato fatto nella storia, ma proiettare nel futuro lo spirito del passato.

Il romanticismo in architettura è legato al neo gotico e alla riproduzione di valori

del passato. All’interno dell’idealismo e del romanticismo si cercano delle forme

dell’arte di diverse epoche, contrapponendole in maniera eclettica.

Kant: ogni volta che si conosce qualcosa, la si conosce dalla propria prospettiva

soggettiva. La conoscenza non è dunque univoca. Secondo il pensiero

neokantiano la storia stessa è un’interpretazione.

Ogni intervento di restauro porta il segno della contemporaneità; per questo

motivo nel restauro la restituzione invisibile non ha senso.

IL TEMPO

Cultura greco-romana: nascita della parola restauro da reficere, renovare che

significa ristabilire. La particella re- presuppone la possibilità di invertire il tempo,

visto come qualcosa di ciclico stagioni, giorno-notte…

I romani provano un’imbarazzante inferiorità culturale nei confronti della Grecia.

La città romana si originava in modo razionale a partire dal castrum, mentre

quella greca dava maggior spazio alla morfologia del territorio. Ad Atene ad

esempio la strada che portava originariamente al Partenone era piuttosto

impervia e serpentina, caratteristiche che accentuavano la spiritualità di quel

percorso. I romani, avendo una diversa concezione di struttura urbanistica,

restano perplessi di fronte a questo percorso sacro e lo distruggono per sostituirlo

con uno più funzionale.

Cultura ebraico-cristiana: concezione vettoriale, il tempo assume una dimensione

stiruca, Durante la ricostruzione del tempio di Gerusalemme, si ritrovano i rotoli

della legge. L’uomo intaccato dai suoi peccati è come un’opera che si rovina nel

tempo nascondendo l’opera originaria. Il restauro assume quindi il significato di

purificazione.

Medioevo: vengono dati nuovi contesti ad opere dell’antichità, stravolgendone a

volte il significato. Ci sono adattamenti e ridipinture successive che cercano di

adeguare alla moda e alle esigenze del tempo opere del passato. Abbiamo

addirittura testimonianze di trasporto di antichi affreschi, mediante tecniche di

natura architettonico-ingegneristica.

Epoca umanistico-rinascimentale: c’è un’attenzione particolare verso la classicità,

dove l’uomo viene posto al centro. La perfezione è una questione logica, in

quanto corrisponde alle proporzioni della matematica. L’uomo diventa misura di

tutte le cose. Arte e scienza sono entrambe unità del sapere.

* L. Battista Alberti De Re edificatoria. Viene compresa la relatività del gusto

umano.

* A. Arelio Fliarete, trattato di architettura. L’architettura dev’essere a misura

d’uomo e come questo si ammala e muore. Il committente è il padre e

l’architetto la madre.

Nell’ambito dell’architettura nasce la visione del problema del restauro. Il restauro

ha un fondamento nella visione dell’oggetto come valore e testimonianza.

L’architetto dev’essere in grado di applicare un tema di progetto. Una via è

quella dello storicismo, l’altra quella della ricerca del valore dell’architettura.

storicismo

Lo è una corrente di pensiero che fa una riflessione filosofica ma anche

culturale e si sviluppa a partire dalla seconda metà del XVIII secolo. L’illuminismo

rifiuta la tradizione (e dunque anche la storia) in funzione della ragione. Ogni

uomo in quanto tale ne è dotato e può quindi svincolarsi dalla tradizione. Da

questa ideologia si sviluppano la rivoluzione inglese, quella americana e quella

francese. L’illuminismo nasce in Francia nel XVIII secolo e inizia ad intaccare il

valore della storia, recuperato successivamente dagli storicisti.

Lo storicismo ritiene al contrario che ogni epoca costituisca un valore: ogni

testimonianza è vista come unica e irripetibile. Se la storia non è reversibile, allora è

necessario conservare le memorie del passato. Il restauro diventa modalità

applicativa che ha il fine di recuperare le testimonianze storiche.

* Ugo Grozio Tra i padri del diritto internazionale. “Etiamsi daremus non esse

Deum”. Secondo Grozio non vi è divergenza tra ragione umana e volontà divina.

Recupera il senso della legge come norma naturale.

* Rousseau Ogni uomo ha dei diritti naturali, ma per una società organizzata è

necessario stipulare dei contratti al fine di evitare scontri tra le singole libertà.

giusnaturalismo

A partire dall’illuminismo si sviluppa il francese, una dottrina

filosofica-giuridica che sostiene l’esistenza di norme di diritto naturali e dunque

razionali, anteriori ad ogni norma giuridica positiva (scritta). Tali regole dovrebbero

costituire un modello sulla cui base si possano formulare le leggi positive, che

dovrebbero sempre avere un riscontro di validità in esse. Il giusnaturalismo laicizza

l’idea di stato: le leggi non fanno più riferimento al cristianesimo, ma riguardano

solo lo stato come tale. Dà anche un fondamento esclusivamente umano al

potere di chi governa, che non sottende più un supposto volere divino.

Le leggi dovrebbero considerare i diritti universali dell’umanità intera e non essere

fatte ad personam. Diritti come la vita, la libertà e la proprietà vengono

considerati originari e incoercibili, ma nell’epoca della borghesia il loro rispetto

non è ancora sicuro. È necessario istituire un potere in grado di garantire la civile

convivenza. Esistono diverse posizioni:

Rousseau: teorizza il patto sociale, che si attua attraverso il contratto.

Romagnosi: la vita del singolo uomo rimanda a quella dell’intera società, che non

ha un’origine convenzionale, ma è del tutto naturale. La vita sociale appartiena

alla naturalità dell’uomo, che è un animale storico.

Hallport: l’uomo è a sistema chiuso, ma ha un’esistenza aperta e storica. La

memoria storica è necessaria ai fini della vita e della società.

Cattaneo: la psicologia delle menti associate comporta idee elaborate: c’è una

maturazione che non comprende un’idea singola. A livello sociale esiste un utilizzo

di saperi mutuati da terzi, che rende le idee oggetto di evoluzione e

trasformazione. Il diritto non è quindi un contratto, ma è parte della natura umana.

Nel 1839 fonda “il Politecnico”, una rivista che riprende l’idea di enciclopedia e il

dizionario, dai quali però differisce non essendo un trattato. La rivista ha infatti

valore dinamico, aggiungendo contributi ad ogni edizione.

La filosofia è una sintesi delle scienze, nasce dalla convinzione che la tecnica sia

applicazione del sapere scientifico, che non è solo una somma di saperi e materie

diverse, ma l’espressione di saperi che organicamente compongono un unico

sapere dell’umanità.

L’architettura non si deve imitare ad immaginare nuove opere, ma le deve

compiere e conservare con opportuni restauri. La conservazione dei monumenti

diventa un’arte doverosa tanto più è oggetto di attenzione l’opera considerata.

Dove non c’è una tradizione è possibile imporre delle idee, ma dove invece è

presente è necessario conoscere il percorso storico locale. L’Italia è un vero

patrimonio artistico e culturale per tutta l’Europa. Il monumento è tutto ciò che

costituisce un’importante memoria, in definitiva volontario o involontario, ma

comunque segno di memoria storica. Il fondamento della conservazione non

dev’essere una sorta di rifacimento, ma piuttosto deve mantenere l’indole propria,

nativa ed originaria del monumento. Cattaneo suggerisce di non distruggere

antiche costruzioni solo perché non sono conformi al nostro gusto

contemporaneo.

L’intervento al santuario della Madonna di San Celso è un esempio negativo di

restauro: esistevano trentasei capitelli marmorei diversi, ma la scelta dell’architetto

moderno è stata quella di sostituirlo con un unico modello. La patina antica non

dev’essere tolta, perché testimonia la dimensione della temporalità che va

mantenuta.

Il Rinascimento vuole recuperare il passato classico, che dovrebbe dare

un’immagine di memoria storica alla contemporaneità. A partire dal XVI secolo

inizia invece ad affermarsi la mentalità del revival. Cattaneo non è un architetto e

quindi cade nell’errore del restauro in stile, che consiste in un recupero di quello

restauro stilistico

originale dell’epoca per aggiungere nuovi elementi. Il recupera il

passatismo, quel periodo dell’Ottocento in cui non esiste uno stile proprio, ma un

insieme eclettico di stili del passato.

Nel XVII secolo l’armonia corrisponde alla coordinate, che rendono leggibile la

realtà, e all’ordine, in linea con il pensiero cinquecentesco che affidava alla

matematica il compito di definire le proporzioni.

gnoseologia

La (da gnosi, conoscenza) affronta il problema della conoscenza: noi

abbiamo un modo di conoscere la realtà che è diverso dalla realtà in sé. Quanto

di vero noi conosciamo nella manifestazione della realtà? La verità si riduce ad

una mera rappresentazione.

Bernini: si rifà alla misura, luogo dell’armonia, che non è reale ma è la realizzazione

di un ordine attraverso il posizionamento di coordinate. A partire dal XVII secolo la

matematica diventa il linguaggio delle scienze.

Il barocco ha una nuova visione della realtà: la pianta assume un valore dinamico

e le facciate vengono rese mutevoli. Questo nuovo stile si compiace della

spettacolarità: il campo estetico non riguarda più infatti la realtà, ma piuttosto

l’illusorietà. Si ricerca quindi il bello per il bello e l’arte è finalizzata solo a se stessa,

non all’espressione della realtà. Di poco precedente è il manierismo, che ha la sua

etimologia nell’espressione “alla maniera di…”, che presuppone evidentemente

l’emulazione di personalità artistiche.

Come non esiste una storia dell’arte italiana univoca (con grandi differenze

territoriali), non esistono nemmeno scuole di restauro del tutto uguali. Durante la

Controriforma l’arte diventa funzionale alla liturgia.

Carlo Malvasia: storico dell’arte seicentesco, documenta una serie di trasferimenti

di opere d’arte come quadri e affreschi. Non è un lavoro svolto da pittori e

restauratori, ma piuttosto da architetti ed ingegneri.

Guercino:

Il pittore del XVII secolo, nei lavori di restauro interviene con ritocchi per

adattare al gusto moderno opere più antiche.

Bernardo De Dominici: pittore tardo barocco, si occupa del restauro di opere a lui

precedenti, adattandole nella decorazione al gusto moderno. Spesso il suo

intervento corregge anche problemi di conservazione derivanti da condizioni

ambientali avverse come la salsedine.

Carlo Maratta: pittore e restauratore di epoca barocca. La sua teoria è in linea

con la scuola delle accademie e con la dimensione del classicismo. Negli

interventi di restauro applica dei chiodi per ottenere un fissaggio adeguato, poi

consolida l’opera con una raffatura mediante dei chiodi che impediscono

all’intonaco di staccarsi. Attualmente si ottiene questo effetto procedendo con

delle iniezioni di resine ottenute chimicamente.

RESTAURO FRANCESE DEL PRIMO OTTOCENTO

Dopo la rivoluzione francese si fa una seria riflessione sul patrimonio culturale

francese, che viene esaltato e valorizzato col restauro. Il patrimonio artistico era

stato associato alla classe nemica della rivoluzione, l’aristocrazia. In seguito c’è

stata una riappropriazione di questo valore da parte del popolo francese,

considerato autore delle opere d’arte nazionali. Questa tendenza nasce in un

sistema borghese, all’interno del quale si colloca il saper fare.

Nella cultura francese degli anno Sessanta e Settanta dell’Ottocento si presenta

un liberalismo sempre più monopolistico, col capitale in mano a pochi, in una

struttura preindustriale in cui il capitale corrisponde ai possedimenti di terra

(fisiocrazia). Napoleone III porta la Francia ad un’economia industriale, che

permetta l’utilizzo dei nuovi materiali in edilizia.

Gli edifici possono avere una nuova identità architettonica, oltre ai valori

tradizionali rappresentati attraverso lo stile neo-gotico, che dà sicurezza perché

trova le sue radici nel passato. restauro stilistico

Entro il 1840 gli orientamenti del sono definiti (anche se non

codificati), ma con scarsi risvolti esecutivi, per mancanza di professionalità,

maestranze e strumenti adatti. I postulati e le regole del restauro dei monumenti

“secondo lo stile loro dovuto” dipendono principalmente dall’opera degli ispettori

generali, ma la codificazione del restauro stilistico è legata a Eugène Emmanuel

Viollet-le-Duc.

Viollet-le-Duc (1814-1879)

Personalità più importante di quest’epoca. È un progettista moderno, operante

secondo lo spirito analitico e scientifico proprio del restauro di questo periodo,

attento ed originale storico dell’architettura medievale e delle arti minori, ma

anche teorico e divulgatore, in polemica con la Scuola di Belle Arti, che forma

architetti privi di personalità, che guardano più alle antichità greco-romane che ai

monumenti nazionali.

La sua formazione è avvenuta invece in gran parte attraverso l’osservazione, lo

studio e il rilievo diretto dei monumenti, ma era anche influenzato dagli archeologi

che in quel periodo riscoprivano il medioevo. Ricostruisce l’iter storico attraverso il

quale si è sviluppata la progettazione con un interesse per il passato funzionale al

presente. Tenta di riannodare il fili della storia, quelli che sembravano essersi

lacerati con l’avvento dell’Illuminismo e soprattutto della Rivoluzione. Nell’ambito

di questa ricostruzione il suo interesse è rivolto sia alla storia dell’arte e sia alla storia

della tecnica.

Metodo sincronico

* studio delle vicende storiche: cultura, politica, economia,

arte, tecnica, ecc.

Metodo diacronico

* la fattezza di un oggetto è il risultato di conoscenze fra

loro diversissime: lo stesso materiale influenza le scelte formali.

Metodo storicista

* metodo sincronico + metodo diacronico.

Considera l’architettura come una delle facce della storia di una società, quindi

gli deve essere applicato il metodo analitico, come per la storia. Ogni stile (inteso

come patrimonio di forme proprie di un determinato mondo figurativo) discende

da quello che l’ha preceduto (specie di evoluzionismo darwiniano) e va studiato

come un essere che muta nel corso della sua vita.

Ripercorrendo analiticamente i processi che hanno generato l’architettura gotica,

logica strutturale

individua le regole attraverso cui la diventa figura leggibile.

Intima fusione tra ornamento e struttura: principio dell’unità dell’opera

architettonica, dalle fondamenta ai più minuti elementi di arredo. Razionalità e

logica sono i suoi elementi guida, accompagnati dall’umiltà nei confronti del

monumento.

neogotico

Il si può considerare un excursus storico sul Basso Medioevo, mentre la

sensibilità romantica è una ripresa dell’etica di quello stesso periodo. L’architettura

è un linguaggio capace di far uso della pietra per scrivere la conquista

dell’identità nazionale francese ottenuta nel Basso Medioevo.

Nel 1846 l’Accademia francese respinge qualsiasi imitazione degli stili medioevali,

considerata grottesca e inadeguata. Lassus e Viollet osservano come tale

posizione poggi su un paradosso: viene rifiutata l’imitazione del gotico, ma

contemporaneamente si caldeggia la ripresa del classico.

Secondo Viollet, la corrispondenza fra elementi costruttivi e forma, fra funzioni e

disposizioni trovano nel Medioevo la piena realizzazione. Si tratta di riconoscere

che la supposta identità fra regole classiche e regole costruttive è basata su una

pura convenzione. Il gotico possiede un’unità, cioè un principio costruttivo

organico: le parti infatti non aspirano ad un’indipendenza formale, ma appaiono

edificate sulla base di un sistema che giustifica l’edificio nelle parti e nell’insieme.

materiali

Nel ‘700 si hanno studi sulla resistenza dei che coinvolgono l’intera

Europa, ma rimangono esperienze singole. Nell’Ottocento le scuole militari

diffondono i risultati sperimentali utili al dimensionamento delle strutture.

Viollet è consapevole del diverso uso che i nuovi materiali possono offrire rispetto a

quelli tradizionali. Per l’architetto costruire è impiegare i materiali in ragione delle

loro qualità e della loro natura, con l’idea preliminare di soddisfare un bisogno con

i mezzi più semplici e più solidi, di dare all’edificio un aspetto duraturo e

proporzioni convenienti, nel rispetto di certe regole imposte dai sensi, dal

ragionamento e dal buonsenso. L’architettura è la risultante tra la funzione d’uso e

la coerenza dei materiali (pensiero che anticipa Le Corbusier).

architettura restauro:

Distingue nettamente tra e la fantasia e l’invenzione,

insostituibili nella prima, diventano arbitrio nel secondo, nel quale valgono solo le

operazioni volte a restituire scientificamente non un’interpretazione attuale ma

contemporanea all’oggetto dell’intervento. “Nulla è pericoloso come l’ipotesi nei

lavori di restauro”.

Lo stile può essere interpretato liberamente nell’architettura ma bisogna rinunciare

a ogni velleità interpretativa nel caso del restauro, dove lo stile è realtà tipica di un

determinato tempo e luogo.

Nel suo primo periodo di attività (1840-1850), nell’opera di Viollet-le-Duc

prevalgono gli indirizzi più conservativi. Successivamente (1850-1870) si

accentuano gli aspetti creativi, finalizzati al recupero totale del valore espressivo

dell’opera, con esiti al limite della legittimità: l’opera non è più la stessa.

metodo

Il che propone è distinto in due momenti alternativi:

* rimuovere dal monumento tutte le parti aggiunte in momenti posteriori alla sua

fase di concezione e di costruzione originale, per ricondurlo alla primitiva unità e

purezza stilistica.

* Se le distruzioni avvenute o le rimozioni hanno provocato vuoti e lacune bisogna

ricostruire le parti mancanti completando il monumento secondo quello che

avrebbe dovuto essere, per ottenere un’opera unitaria. Restaurare un edificio

non è conservarlo o rifarlo, è ripristinarlo in uno stato di completezza che non

può essere mai esistito in un dato tempo.

L’attenzione alla funzionalità distingue l’architetto dall’archeologo: “Uscito dalle

mani dell’architetto, l’edificio non deve essere meno comodo di quanto lo fosse

prima del restauro. Sovente gli archeologi speculativi non tengono conto di

queste necessità, e biasimano vivamente l’architetto per aver ceduto alle

necessità presenti, come se il monumento che gli è stato affidato fosse una sua

cosa, e come se egli non dovesse soddisfare i programmi che gli sono stati

prescritti”.

Auspica per il monumento una destinazione d’uso soddisfacente: “il mezzo

migliore per conservare un edificio, è di trovargli una destinazione, e di soddisfare

così bene tutti i bisogni che tale destinazione richiede, che non vi sia bisogno di

apportarvi dei cambiamenti” “In tali circostanze, la cosa migliore è di mettersi al

posto del primo architetto e di supporre che cosa lui farebbe se, tornando al

mondo, gli si sottoponessero i programmi che sono proposti a noi stessi”.

Il restauro non esisteva come attività nell’epoca precedente e Viollet-le-Duc

attribuisce a sé stesso il significato moderno del termine. In Oriente la costruzione

di un nuovo tempio avveniva accanto a quello che il tempo aveva portato alla

completa distruzione, con il conseguente ritorno alla natura. In epoca romana si

ricostruiva, non esisteva il concetto di restauro. Instaurare, reficere, renovare sono

termini che non corrispondo Al significato di restauro. Anche nel Medioevo si

procedeva con delle sostituzioni quando le nuove esigenze richiedevano il

rinnovamento di un edificio.

Castello di Pierrefonds: Il castello fu realizzato nel 1392 per conto di Luigi d’Orleans

e venne utilizzato fino al XVII secolo. Dopo essere rimasto in rovina per oltre due

secoli, Napoleone lo acquistò nel 1810 a meno di 3.000 franchi. Durante il

diciannovesimo secolo, il valore del patrimonio architettonico medievale venne

rivalutato dai romantici.

Su consiglio di Prosper Mérimée, nel 1857 l'imperatore Napoleone III affidò il

restauro del castello ormai in rovina a Viollet-le-Duc.

Nel 1862, il progetto diventa maggiormente

prioritario, perché il sovrano decide di farne una

residenza imperiale per ricevere i suoi ospiti e per

esporre la sua splendida collezione di armi e

armature. L'opera, che costerà cinque milioni di

franchi, verrà conclusa nel 1885, sei anni dopo la

morte di Viollet-le-Duc. Per mancanza di denaro, la

decorazione delle stanze rimase incompleta.

Viollet-le-Duc interviene più con lavori di invenzione

e ri-creazione che con il restauro di ciò che

effettivamente c’era. Il cortile, con le sue gallerie

rinascimentali, così come le pitture policrome di

ispirazione medievale, dimostrano la sua versatilità e

libertà di interpretazione. L’architettura esterna

dimostra la sua ottima conoscenza dell’architettura militare del XIV secolo.

L'architetto, però, inserisce nel parco e nelle fortificazioni una gamma eclettica di

costruzioni difensive di tempi diversi.

Viollet non ragiona come un archeologo, ma come un architetto, che a parer suo

deve saper utilizzare la creatività per rendere funzionale e nuovamente usufruibile

un edificio antico, nel rispetto del suo spirito originario. In questo restauro cerca di

conciliare il rispetto per le rovine medievali con le esigenze della vita di una corte

moderna come quella di Napoleone III. Anche dopo il restauro si notano

chiaramente nella muratura le differenze tra le parti restaurate e le rovine

medievali.

Carcassonne: La storia di Carcassonne comincia in epoca romana quando,

attorno al 100 a.C, la cima della collina venne fortificata, diventando

strategicamente importante per tutto il Medioevo e fino al XVII secolo, quando,

nel 1659, il Trattato dei Pirenei trasferì la provincia di confine del Rossiglione alla

Francia. Alla fine la cittadella fortificata cadde in rovina, al punto che il governo

francese considerò seriamente la sua demolizione. Un decreto in tal senso venne

reso ufficiale nel 1849, ma causò un tumulto. Lo storico Jean-Pierre Cros-

Mayrevielle e lo scrittore Prosper Mérimée, guidarono una campagna per

preservare la fortezza come monumento storico. In seguito, nello stesso anno,

l'architetto Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc venne incaricato del rinnovamento

del luogo. Le fortificazioni consistono di una doppia cerchia di mura e di 53 torri.

Il restauro della città fortificata costituisce un caso di studio nell'ambito del

restauro. Viollet-le-Duc sintetizzo così il suo approccio ai lavori di restauro del

castello: "Restaurare un edificio, non è solo mantenerlo, ripararlo, o ricostruirlo, è

riportarlo ad una condizione completa che potrebbe non essere mai esistita".

Il pensiero del francese Le-Duc in materia di restauro era all'opposto di quello

dell'inglese John Ruskin che negli stessi anni teorizzava un modello romantico di

restauro conservativo che alterasse il meno possibile i monumenti e che doveva

mostrare, e non nascondere, i segni del tempo. L'architetto francese si attenne

rigorosamente ai suoi principi in occasione dei restauri del castello e l'edificio

divenne così l'emblema stesso del restauro stilistico e fonte di accese critiche da

parte degli architetti e restauratori favorevoli all'approccio conservativo, che lo

accusavano di aver inventato di sana pianta parti del castello.

Alexandre Lenoir (1761-1839)

È il primo a realizzare un museo pubblico (Museo dei monumenti francesi),

ordinando il materiale in ordine cronologico. Ritiene che patrimonio artistico e

culturale sia di proprietà del popolo, perché ha potuto realizzarsi solo grazie a

quella particolare società, cultura della quale è espressione. I giudizi negativi su

questa sua opera riguardano soprattutto criteri metodologici. Furono invece

considerati aspetti positivi il valore educativo, il rispetto per i beni culturali e la

valorizzazione del sentimento nazionale.

Fu tra i primi fautori del restauro stilistico, col quale intendeva attuare interventi in

grado di simulare le modalità storico-culturali dell’opera, nel rispetto delle

caratteristiche del passato.

Lenoir era un medioevalista e scrisse sul quotidiano Monieteur, partecipando al

dibattito sul gotico.

Adolphe Napoleon Didron (1806-1867)

Storico e archeologo francese. Assioma del 1839: in materia di monumenti antichi

è meglio consolidare che riparare, meglio rifare che abbellire; in nessun caso

bisogna aggiungere nulla, soprattutto niente sopprimere.

Didron ha una concezione prevalentemente conservativa del restauro. Non si

tratta di un restauro in stile, ma si pone l’attenzione su opere medievali che

dovranno essere modello per gli architetti contemporanei (neo-gotico). Si trova in

linea con la politica dello Stato francese di intervento attivo sul patrimonio storico-

artistico nazionale e di progettazione neo-gotica. Annales

Nel 1844, in collaborazione con Viollet-le-Duc e Lassus, fonda gli

archèologiques, con l’intento di inserirsi nel rimarchevole movimento che aveva

già al suo attivo numerose pubblicazioni. Secondo Didron il compito

dell’archeologia è quello di conservare il passato tutto intero per predire e

preparare l’avvenire. A partire dall’epoca napoleonica l’architettura classica

invade la cultura dell’immagine. quattro canali

Il programma editoriale si divide in ed è sorretto dalla concezione

neo-gotica che prevede l’applicazione di princìpii antichi, come risultato di un

processo conoscitivo e sperimentale rigoroso, che parte dagli studi storici, passa

attraverso il rilievo e si fa esperto nel tirocinio delle opere di consolidamento, di

restauro e di completamento stilistico dei monumenti del passato.

* Conservazione: dedicato alla polemica sulle teorie e sulla prassi del restauro;

* Studio : riservato ai contributi storici;

* Pratica

: relativo alla stampa dei modelli del XIII secolo, da offrire agli artisti come

fonte d’ispirazione per la progettazione del nuovo;

*Novità archeologiche: ritrovamenti;

Didron sostiene che la nuova generazione di architetti è quasi tutta neo-gotica.

critica

Dal Primo fascicolo della rivista è presente una serrata ai pessimi restauri:

- restauro, iniziato nel 1815, di Debret a Saint-Denis (per il crollo della guglia rifatta

D. chiede l’allontanamento dal cantiere);

- 1845: restauro di Daniel Ramée che aveva demolito il campanile di Péronne (col

pretesto di consolidarlo);

- restauro di Pétiau che analogamente si era comportato a Valenciennes;

- restauro di Chabrol che sollecitava l’eliminazione della torre di del duomo di

Limonges;

- restauro di Mallay cha aveva abbattuto la torre di Saint-Mayol a Puy;

- restauro di Arveuf, che vorrebbe completare la cattedrale di Reims con due

nuove torri. Didron nota come la chiesa non abbia mai avuto guglie ad

occidente e occorra dunque lasciarla senza guglie. <<Siamo incaricati di

trasmettere ai nostri figli i monumenti antichi, così come li abbiamo ricevuti dai

nostri padri.>>

Nel 1845, con il sostegno di Merimée, cerca i finanziamenti per riedificare i tre

campanili e la guglia di Notre-Dame di Chalons-sur-Marne, demoliti nel 1793 dagli

iconoclasti. Se i lavori per il ripristino di un edificio compromesso da azioni

sconsiderate o calamità vengono fatti con scienza, intelligenza e sobrietà, sono

restauro storico,

completamente condivisibili: si gettano così le basi del cosiddetto

che indica come possibile un restauro solo se esistono delle fonti che testimoniano

l’aspetto dell’opera prima del degrado.

Didron, dunque cercò di ridimensionare la portata dell’integrazione stilistica da

compiere sui monumenti; per cui suggerì di accantonare ogni proposito di

restauro, per privilegiare, invece, il consolidamento e la manutenzione, limitando il

rinnovamento alle sole parti danneggiate, che rivestivano un notevole interesse, ai

fini dell’unità estetica dell’insieme; nè più nè meno di quanto aveva proposto V.

Hugo.

Ludovic Vitet (1802-1873)

Il principale merito di un restauro è di passare inosservato. Tra il 1830 e il 1834 è

ispettore generale dei monumenti. In un ambiente laicista, Vitet propone al

Ministro del commercio e dei lavori pubblici (conte D’Argout) di dichiarare venti

chiese monumenti nazionali e di restaurarle a spese dello Stato. Promuove

l’emancipazione delle associazioni comunali, facendosi garante delle libertà civili.

Successivamente s’interessa di monumenti medioevali, in particolare del gotico.

Nella cultura francese il sentimento religioso è molto sbiadito, di conseguenza il

successo del neo-gotico va interpretato come riflesso del risveglio della coscienza

nazionale, di natura laica.

Il senso del costruito va individuato nella destinazione d’uso. Il senso

Lezione razionalista

dell’archeologia è invece quello di permettere il restauro :

Architettura f (u)

Archeologia f (u) al restauro

Per salvare il patrimonio architettonico sono necessari architetti preparati ad

restauratore

affrontare il restauro “in chiave moderna”. Il deve imparare a

spogliarsi di ogni idea attuale, prescindendo dal tempo in cui vive e facendosi

contemporaneo di tutto ciò che restaura, degli artisti che l’hanno costruito, degli

uomini che l’hanno abitato. Conoscendo a fondo i processi dell’arte, non

solamente nelle sue principali epoche, ma in ciascun periodo di ogni secolo, è

possibile ripristinare un edificio sulla scorta di semplici frammenti, non mediante

ipotesi e capriccio, ma attraverso un rigoroso processo logico.

Antoine Chrysostome Quatremère de Quincy (1754-1849)

Dalla Restaurazione del 1815, esercitò per un ventennio una vasta influenza

sull’ambiente artistico francese, nel periodo del neoclassicismo. È contrario agli stili

che abbracciano il gotico, il barocco e il rococò, perché li ritiene privi di unità.

Un’architettura è sé stessa solo nel periodo dell’architetto che l’ha progettata.

L’Architettura è nel Disegno, ovvero nel progetto, il Restauro è nell’Integrazione.

A : D = R : I

L’unità ( = classicità) è la dimensione sovra-storica dell’architettura e pertanto ne

è il fine. Le concezioni classiciste vengono così riprese senza alcun apporto di

motivazioni razionalmente valide.

* 1805 Saggio sull’ideale: ideale classicista,

* 1834 amico di Canova al quale dedica un saggio

* 1792-1825 Dizionario d’architettura (neoclassicismo accademico )

* 1823 Saggio sulla natura, fine e mezzi dell’imitazione nelle belle arti: ha valore

creativo (classico = imitazione della natura, motivo romantico).

* 1830 Storia della vita e delle opere dei più celebri architetti.

L’arte imita le proporzioni della natura, che è scritta in termini matematici: la

scoperta di questi termini ne premette l’imitazione, che ha un valore creativo.

La conservazione va attuata in situ (Lettres à Miranda contro la spoliazione, 1796),

senza isolare dal loro contesto opere che sono proprietà nazionali inalienabili.

Restauro archeologico

Ciò prende il nome di ed è finalizzato alla possibilità di

somministrare all’arte dei modelli e mantenere le testimonianze storiche.

È importante non fare false aggiunte, ma procedere con un’integrazione

individuabile in modo che l’osservatore possa distinguere l’opera antica e quella

riportata per completare l’insieme con gli stessi materiali.

Nel restauro ciò che viene sostituito è la materia e ciò che viene restituito è il

L’integrazione

modello, perché l’architettura è essenzialmente progetto, idea.

stilistica avviene con lo stesso materiale, riportando le parti mancanti, ma senza

dettagli per distinguere ciò che è riportato dall’originale.

Prosper Mérimée (1803-1870)

Traduttore della lingua russa, scrittore di romanzi, romantico (dà quindi grande

valore alla storia), liberale.

Considera alcuni restauratori tanto pericolosi quanto i demolitori. Ciò che intende

per restauro, è la conservazione di ciò che esiste e la riproduzione di ciò che è

manifestamente esistito. In un restauro dunque non si deve inventare niente:

quando le tracce dello stato antico sono perdute, la cosa più saggia è copiare i

motivi in un edificio della stessa epoca e della stessa area culturale (criterio

analogico), bisogna restaurare ciò che è stato danneggiato ma non rimpiazzare

ciò che si è completamente perduto.

Il restauro consiste nel ritardare indefinitamente l’epoca della rovina totale. Ciò è

possibile con il restauro stilistico, inteso come la traslitterazione da una materia

all’altra (sostituisco il mattone rovinato con un nuovo mattone, come accade

nella traduzione dove sostituisco le parole senza cambiare l’opera). L’idea

costituisce la forma artistica, la materia è soltanto un veicolo.


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sgri90

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sgri90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di conservazione dell'edilizia storica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof Maramotti Anna Lucia.

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