Informativa finanziaria e principi contabili internazionali
1° Lezione 09/09/2020 - Fonti di riferimento
I principi contabili internazionali sono talvolta denominati come IAS (International Accounting Standard), talvolta con la locuzione IFRS. I documenti che a suo tempo aveva emesso lo IASC erano qualificati come IAS; rivisto l’assetto organizzativo e trasformato lo IASC in IASB, lo IASB ha cominciato ad emettere i cosiddetti IFRS. Oggigiorno però gli IFRS continuano a mantenere in vigore una serie di principi contabili precedentemente emessi. Oggigiorno dunque, quando si parla di principi contabili internazionali si fa riferimento sia agli IAS che agli IFRS.
2° Lezione 10/09/2020 - Continuità aziendale
Il principio della continuità aziendale è un principio apparentemente ovvio; il tema diventa di grande impatto e fonte di responsabilità. Se l’azienda non avesse una prospettiva di going concern, dovrebbe cambiare i criteri e le logiche di misurazione dei valori aziendali; ad esempio, gli attivi andrebbero valutati al realizzo e non più in funzione di una prospettiva di continuazione dell’attività aziendale.
Per quanti esercizi si deve assumere che l’azienda sia in grado di continuare per concludere che vi sia going concern? Il going concern oggigiorno viene valutato nella prassi aziendale assumendo come riferimento il periodo di 12 mesi, poi si discute se i 12 mesi decorrano dalla data di riferimento del bilancio o dalla data di approvazione del progetto di bilancio da parte del consiglio di amministrazione. Nei principi contabili IAS non si trova questo riferimento e non sta scritto in alcun principio che la valutazione del going concern implichi una proiezione temporale di 12 mesi; tuttavia, i principi di revisione che le società seguono nello svolgere le attività di verifica sui conti annuali assumono come riferimento tale arco temporale. Dunque, nella prassi corrente si fa riferimento a 12 mesi. Questo spiega il fatto che il piano di cassa copre un orizzonte temporale di 12 mesi.
Principio di competenza nel mondo IAS
Il principio di competenza è importante in quanto guida il riconoscimento e l’imputazione dei ricavi nel Conto Economico, che è guidata con la variazione di un elemento patrimoniale. Il principio richiede ed integra il cosiddetto principio di realizzazione; ad esempio, si considerano di competenza i ricavi che si considerano realizzati. Nel sistema italiano il ricavo derivante dalla vendita di un bene mobile quando viene spedito; il principio di realizzazione riconduce dunque al momento in cui il ricavo può essere acquisito all’economia dell’azienda. Dunque, il principio di competenza integra come elemento essenziale di riferimento il principio di realizzazione.
Quando nel mondo IAS si verificano le condizioni affinché il principio di realizzazione si consideri soddisfatto? Nel mondo IAS il principio di realizzazione si concretizza quando i componenti positivi di reddito soddisfano 5 condizioni; ovvero quando sono espressione:
- Dell’attività di produzione economica svolta nell’esercizio, in forza della quale l’azienda è in grado di valutare indipendenza dell’evento economico, generazione di flussi finanziari futuri probabili e misurabili in maniera attendibile.
- In forza alla quale si percepisce la capacità attuale dell’impresa di produrre
- Probabili
- Flussi finanziari futuri
- Misurabili in modo attendibile
In sintesi, un ricavo si considera realizzato quando è espressione, in forza dell’attività produttiva economica, della capacità dell’impresa di produrre probabili flussi finanziari futuri misurabili in modo attendibile. Il momento in cui si verificano queste condizioni è indipendente rispetto al flusso monetario; può essere precedente o successiva rispetto a quello della prestazione non monetaria dello scambio.
Esempio: la tesoreria di un grande distributore con un’eccedenza di cassa in cui il tesoriere deve ottimizzare le giacenze di cassa; deve quindi investirle e decide di comprare a fine ottobre, in prossimità della chiusura dell’esercizio, per una quota parte azioni super liquide come Amazon o Apple. Supponiamo che il costo di acquisto sia 100; al 31 dicembre il prezzo di mercato delle azioni Amazon è 110. Quando si redige il bilancio si ha concettualmente una plusvalenza di 10. Quel differenziale di 10 è realizzato o no? Nell’attivo dello Stato Patrimoniale si scrive 100 o 110 e nel conto economico contabilizziamo 10 come plusvalenza?
Se si valuta sulla base del prezzo di mercato iscriviamo 110 all’attivo e 10 come differenziale di valore positivo, si sta incrementando il risultato economico dell’esercizio di 10. Si deve però partire dal presupposto che il 10 in Conto Economico sia una componente differenziale di valore che possiamo considerare realizzata. Secondo le norme del Codice Civile non si può iscrivere la plusvalenza in quanto nel sistema codicistico italiano un componente di reddito si considera come realizzato quando deriva da uno scambio con una terza economia. Il concetto di realizzazione prevede che la plusvalenza deve essere infatti realizzata, ovvero nel momento in cui le azioni vengono vendute. Questo perché concettualmente, il risultato economico che emerge dal CE è la grandezza cui si commisura il dividendo; l’utile distribuibile è calcolato partendo dal risultato economico. Si vuole che il risultato economico sia un risultato realizzato e conseguito sotto ogni profilo. Per cui, il sistema codicistico italiano, integra strutturalmente nel modello di misurazione dei valori il principio di prudenza, che spiega talune scelte anche in ordine alla rilevanza della competenza perché il bilancio redatto ai sensi delle norme del codice civile, non è solo uno strumento di informazione sulle condizioni di equilibrio dell’azienda ma anche uno strumento organizzativo nella vita aziendale.
Nel mondo IAS, interessa vedere la rappresentazione del balance sheet con una valutazione al mercato. Il dato rilevante non è il costo che la società ha sostenuto, ma il fair value. Il dato rilevante a livello di CE, è leggere un conto economico in cui vi è un differenziale di valore relativo alla circostanza che la società ha conseguito una plusvalenza in grado di vedere ad essa associata un flusso probabile. Il principio di realizzazione alla base del principio di competenza nel mondo IAS, integra questo elemento probabilistico che è estraneo ai sistemi normativi codicistici.
3° Lezione 17/09/2020 - Informativa e competenza
Nel mondo IAS e IFRS l’informativa è vincolata all’investitore, sia esso investitore in equity o debito, il principio di competenza assume una connotazione peculiare. Il principio, con specifico riferimento alla realizzazione dei ricavi, subordina l’iscrivibilità dei ricavi alla circostanza che il flusso originato dallo svolgimento di un’attività economica possa essere probabile.
Il principio di competenza nel mondo IAS ed IFRS guida altresì l’imputazione dei costi. Questo perché ai ricavi realizzati sono contrapposti i costi correlati e i costi cosiddetti svaniti. Un costo viene definito come di competenza quando è correlato al ricavo, ovvero quando la sua utilità economica si è esaurita nell’esercizio. Considerando ad esempio il costo relativo allo staff. L’utilità economica dell’attività svolta dai dipendenti si esaurisce con il tempo. Nel momento in cui l’attività lavorativa è svolta, la sua utilità viene meno.
Considerando l’esempio di una commissione di agenzia; l’azienda stipula un contatto in virtù del quale riconosce alla controparte un 10% delle vendite effettuate in una certa zona. Il contratto viene stipulato il 20/10 con un acconto di 100. Il soggetto veicola vendite che vengono poi contabilizzate a marzo dell’esercizio successivo. Nel bilancio al 31/12 nell’esercizio in cui viene corrisposto l’acconto, il costo sostenuto è di competenza? Il principio di correlazione costo ricavo ci dice che il costo non è di competenza dell’esercizio in quanto il ricavo lo si ha l’anno dopo. La correlazione costi ricavi può essere diretta oppure va valutata complessivamente con riguardo allo svolgimento dell’attività di impresa.
Il riconoscimento del ricavo trascina la competenza del costo in quanto i costi sono di competenza se correlati ai ricavi o nel caso in cui la loro utilità economica si sia esaurita. I costi cosiddetti svaniti sono infatti costi la cui utilità economica è svanita. La conseguenza di questo approccio è che i valori differenziali possono essere riconosciuti anche prima di uno scambio con una terza economia.
I principi IAS ed IFRS rispondono ad esigenze di informazione all’investitore.
Ipotizziamo che una società abbia in portafoglio degli investimenti immobiliari; si è più interessati a conoscere il costo o il fair value di quegli immobili? Osservando lo Stato Patrimoniale nella prospettiva di un soggetto interessato ad effettuare un investimento, si è più interessati a conoscere il valore di mercato, ovvero il fair value. Alla fine dell’esercizio gli immobili hanno un valore di mercato superiore al costo sostenuto.
Nel mondo IAS il riferimento al fair value per l’iscrizione degli asset è un parametro molto più significativo e rilevante rispetto al sistema tradizionale di misurazione del risultato economico di costruzione del bilancio secondo le norme codicistiche.
Nel mondo IAS l’informativa è per l’investitore e questo è interessato a conoscere il fair value dell’attivo. A seconda della tipologia dell’asset nel mondo IAS la plusvalenza talvolta va a conto economico, in altri casi trova iscrizione in una riserva del patrimonio netto.
Nel mondo IAS il conto economico risulta diviso in due sezioni:
- Conto Economico tradizionale
- Seconda sezione costituita da componenti ulteriori di valore che definiscono il cosiddetto Conto Economico complessivo, che sono alimentate da differenziali di valore tra fair value dell’attivo e costo storico dell’attivo, in relazione ai quali è stata costituita una riserva di patrimonio netto. In altre parole, considerando un asset all’attivo con costo storico 1000 e valore di mercato 1200. Con 200 di differenziali di valore che viene allocato ad una riserva di patrimonio netto. Se vendessi l’asset, questo differenziale di valore deve girare a conto economico ed essere rimossa dal patrimonio netto. Nel patrimonio netto abbiamo dunque differenziali di valore che derivano dalla rivalutazione a fair value di un elemento dell’attivo. Partendo da questo presupposto, nel mondo IAS è stata costruita un’ulteriore sezione del Conto Economico nella quale il 200 di rivalutazione viene indicato come componente positiva del reddito complessivo (che risulta dalla sezione tradizionale del Conto Economico più gli effetti degli aggiustamenti a fair value che trovano contropartita contabile in una riserva di patrimonio netto).
Concettualmente, è difficile spiegare per quale ragione un differenziale di valore tra fair value e costo non è reddito. Nel mondo IAS taluni differenziali di valore hanno contro partita nel patrimonio netto, in taluni casi in Conto Economico. Quando i differenziali di valore hanno contropartita in patrimonio netto, concorrono a formare il cosiddetto Conto Economico complessivo.
Quando gli aggiustamenti a fair value hanno come contropartita una riserva di patrimonio netto, di essi vi è evidenza esplicita nel conto economico complessivo. La conseguenza è che nel mondo IAS vi è l’indicazione di due risultati economici. Abbiamo l’utile che scaturisce dal conto economico tradizionale e l’utile consolidato complessivo. L’aggettivo complessivo identifica, partendo dall’utile del conto economico tradizionale, i differenziali di valore correlati agli aggiustamenti a fair value che hanno contropartita nel patrimonio netto della società.
Esistono delle regole nel mondo IAS che con certezza ci dicano quando la differenza tra valore e fair value va a conto economico o va a patrimonio netto? Non esiste un principio generale. Nel mondo IAS ogni singolo principio contabile tratta specificamente ciascuna casistica. È questo un elemento di debolezza del mondo IAS.
Nell’ottica del principio di prudenza, che nel Codice Civile è uno dei principi cardine, si ha che mentre la concezione di realizzazione consente che taluni utili solo sperati partecipino al calcolo del reddito, la prudenza stessa impone che anche le perdite presunte debbano essere riflesse sul bilancio.
Combinando realizzazione e prudenza non si ha, in via generale il cosiddetto principio di dissimmetria. Per cui in sintesi, al calcolo del reddito partecipano:
- Taluni utili non solo certi ma anche probabili
- Perdite non solo certe ma anche probabili
Nell’approccio anglosassone la prudenza è un tema che riguarda la distribuzione del dividendo; gli IAS recuperano il principio di prudenza nei singoli principi contabili. L’esempio più rilevante è quello delle rimanenze di magazzino, che devono essere valutate al minore tra il costo e il valore di mercato. Viene enfatizzato in questo caso il principio di prudenza, sebbene alcuni ritengano che si tratti dell’applicazione del principio di competenza. Quando un asset è strumentale (elemento patrimoniale direttamente correlato al processo produttivo o alla gestione tipica), tendenzialmente il differenziale di valore va a patrimonio netto; quando invece un asset non è strumentale, il differenziale di valore va a Conto Economico.
Contenuto del bilancio
Lo IAS non stabilisce come deve essere costruito un bilancio ma prevede solo che vengano riportate alcune informazioni minime. Le informazioni minime richieste sono:
- Prospetto della situazione patrimoniale finanziaria
- Prospetto del conto economico
- Prospetto delle variazioni di patrimonio netto
- Rendiconto finanziario
- Note che commentano le singole voci di bilancio
Si può dire che dal punto di vista teorico generale, il modello di misurazione dei valori di bilancio può privilegiare il riferimento al costo storico (sistema tipico previsto dal CC) oppure può essere un sistema basato sui fair value. Nel mondo IAS i due sistemi tendono a convivere ed anche per assecondare le esigenze operative delle aziende, sono previsti una serie di regimi opzionali che consentono che taluni asset possano essere valutati al fair value o al costo. Quando la valutazione va a fair value, nasce il problema di capire quale deve essere la contropartita e la risposta non la troviamo in un principio dello IAS ma nelle regole specifiche che caratterizzano i singoli principi applicativi.
What if accounting: deriva dalla considerazione per cui è possibile che le aziende nell’applicare l’uno o l’altro metodo, valutano le conseguenze di applicare l’uno o l’altro.
4° Lezione 23/09/2020 - Struttura bilancio IAS IFRS
Si tratta di un modello flessibile dal punto di vista teorico in quanto non fissa una predefinita articolazione della struttura del bilancio ma richiede che siano presenti: prospetto della situazione patrimoniale finanziaria, conto economico, prospetto delle variazioni di patrimonio netto, rendiconto finanziario (IAS 7) e note. Nel sistema normativo finanziario è poi prevista anche la relazione sulla gestione ai sensi del 2428 del Codice Civile.
Stato Patrimoniale
Lo stato patrimoniale è il primo documento del bilancio. Nel sistema normativo italiano la classificazione dei valori nello schema di SP ha notevole rilevanza dal punto di vista sistematico in quanto ha un effetto sostanziale e trascina con sé una conseguenza sul piano valutativo.
Gli asset sono classificati in due macro-classi di valori: immobilizzazioni e componenti attivo circolante. Ciò che non è immobilizzato, lo si ritrova nel circolante. La regola di fondo è che le immobilizzazioni vengono valutate al costo ed il costo quando ha per oggetto immobilizzazioni materiali è ridotto attraverso il processo di ammortamento. Le componenti patrimoniali dell’attivo circolante sono valutate al minore tra costo e mercato per il principio di prudenza.
Nel mondo IAS la classificazione dei valori non condiziona il criterio di valutazione; non c’è un rapporto di pregiudizialità tra la classificazione dei valori e la valutazione delle attività nel modello di bilancio. Anche lo schema IAS però prevede alcune caratteristiche organizzative interne in ordine alle modalità di rappresentazione dei valori. Sia l’attivo che il passivo sono strutturati secondo dati criteri di aggregazione dei valori. Lo schema di Stato Patrimoniale è specificatamente regolato dallo IAS 1 che non dà un modello ed uno schema tassativamente obbligatorio. Fissa invece un contenuto minimo obbligatorio, stabilendo un elenco di voci che devono essere incluse. Inoltre, richiede voci aggiuntive, intestazioni e risultati parziali qualora si tratti di voci, intestazioni e risultati significativi per la comprensione della situazione finanziaria e patrimoniale. Richiede anche che le voci siano suddivise quando la suddivisione è significativa per la comprensione.
Lo IAS 1 fissa oltretutto due criteri di classificazione delle attività e passività:
- Corrente/non corrente
- Liquidità
È inoltre consentita l’adozione di un criterio misto, in parte corrente/non corrente ed in altra parte basato sulla liquidità, specie in presenza di un bilancio consolidato nel quale coesistano attività diverse. L’approccio più seguito nella prassi da parte delle aziende industriali, commerciali e di servizi è il criterio corrente/non corrente. Il criterio della liquidità è invece tipicamente utilizzato dagli intermediari finanziari, soprattutto da parte delle banche.
Criterio corrente/non corrente
Nel mondo IAS un’attività viene classificata come corrente...
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