Primo set di slides: assunti di fondo dei principi contabili internazionali IAS/IFRS
Le fonti di riferimento
I principi contabili internazionali si adottano anche in Italia perché c’è un Regolamento dell’UE del 2002, in base al quale tutte le società quotate in borsa e tutte le società del mondo della finanza (banche, assicurazioni, SIM, SGR, SICAV) anche se non quotate, devono adottare i principi contabili internazionali IAS/IFRS a partire dal 2005. Inizialmente era previsto solo per i bilanci consolidati, successivamente anche per i bilanci individuali della capogruppo. Questo è importante perché il bilancio consolidato è il bilancio del gruppo, mentre il bilancio individuale è quello civilisticamente rilevante anche dal punto di vista fiscale che viene utilizzato per indicare se l’azienda va bene o male. È il bilancio che viene poi approvato in assemblea e sulla base del quale vengono calcolati i dividendi. Si guarda il bilancio consolidato per vedere come va il gruppo, qual è lo stato di salute economico/finanziario del gruppo, ma per calcolare i dividendi si guarda il bilancio individuale quindi per voi non è indifferente che l’impresa rediga il bilancio con alcuni standard (quelli internazionali) o con altri standard (quelli nazionali) perché il risultato cambia: il mio utile è diverso se redigo il mio bilancio con principi IAS/IFRS o con principi italiani.
I principi contabili internazionali sono emanati da un organismo privato chiamato “IASB” (International Accounting Standards Board) con sede a Londra dove lavorano circa un centinaio di persone. È un board internazionale quindi dietro questo organismo ci sono le professioni contabili di tutto il mondo: le organizzazioni di commercialisti, di ragionieri, le autorità di vigilanza come la CONSOB, le società di revisione, gli analisti finanziari, i rappresentanti dei fondi pensione. È un organismo che ha varie rappresentanze ma che è privato. Quindi queste organizzazioni, pagando, diventano soci e nominano i loro rappresentanti: di conseguenza chi più paga più nomina queste persone. Le organizzazioni che sono più dotate di fondi sono soprattutto quelle anglosassoni, che sono quelle che poi contano molto di più. Lo IASB è un organismo sovranazionale. In Russia e in Cina hanno deciso che i principi dello IASB si applicano senza nessun controllo: se lo IASB emana un principio, questo si applica immediatamente.
In Europa invece si è deciso di introdurre un meccanismo di omologazione che prevede l’approvazione di ciascuno IAS/IFRS e SIC/IFRIC da parte della Commissione Europea, assistita da:
- ARC (Accounting Regulatory Committee), organo “politico”
- EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group), organo “tecnico”
In Europa ogni principio emanato non è subito applicabile ma viene prima esaminato da un organismo della Commissione Europea, che verifica che il principio non abbia effetti deleteri o ridondanti. Una volta omologato il principio, viene pubblicato come Regolamento e tradotto in tutte le lingue dell’UE.
Poi in Italia è stato introdotto il Decreto Legislativo 38 del 2005 che ha esteso il campo di applicazione degli IAS/IFRS anche al bilancio individuale (il Regolamento dell’UE 1606 del 2002 faceva riferimento solo ai bilanci consolidati delle quotate e delle banche, assicurazioni, SIM, SGR, SICAV). Poi c’è il TUIR (Testo Unico Imposte sui Redditi): siccome le imprese che redigono il bilancio IAS lo fanno anche a livello individuale e quindi pagano le imposte a partire dal risultato del bilancio IAS, la normativa fiscale in Italia si è aggiornata per tener conto che l’utile è determinato sulla base di principi diversi da quelli che si erano applicati in Italia per molti anni, cioè i principi italiani.
Il sistema dei principi IAS/IFRS si compone di vari pezzi:
- Standards (IAS/IFRS) principi veri e propri
- Interpretations (SIC/IFRIC) emanate da organismi vicini allo IASB che interpretano ciò che lo IASB dice
- Framework quadro concettuale/teorico che definisce le basi del modello contabile (cos’è un’attività, una passività, un conto economico, quando si rileva un ricavo/costo)
- Appendici esercizi, verifiche, esempi di come si applica lo Standard
- Standards con analogo framework talvolta i principi contabili internazionali non coprono alcune aree, per esempio la maggior parte delle M&A sono “under common control” cioè tra società che sono sotto il controllo della stessa holding e questo tipo di M&A non è ancora disciplinato negli IAS/IFRS. In questi casi occorre quindi far riferimento a Standards con analogo framework, cioè ad altri principi contabili che hanno un quadro concettuale simile a quello degli IAS/IFRS.
Gli assunti di fondo degli IAS/IFRS
Quando si pensa al bilancio all’interno dello IASB si pensa alle public company quotate (società quotate con proprietà frazionata, imprese il cui capitale è frazionato tra un insieme di piccoli azionisti) dove il fruitore dell’informativa non è il socio, la famiglia o la banca, ma gli investitori professionali (analista finanziario, advisor, gestore di fondi pensione, gestore di una compagnia di assicurazioni) quindi soggetti qualificati che possono permettersi di lavorare masse importanti di informazioni.
Questi principi devono consentire all’investitore professionale di assumere decisioni di investimento o disinvestimento, di valutare in modo razionale se comprare o vendere le azioni di quella società. L’investitore ha quindi bisogno di informazioni sull’attitudine dell’impresa a generare cassa e mezzi equivalenti, in sintesi quella che si chiama la “cash generating ability” (se l’azienda produce cassa, può anche distribuire dividendi quindi compro le sue azioni). Tutto l’impianto di bilancio è volto a cogliere i profili finanziari futuri di un’azienda, cioè l’obiettivo dello IASB è quello di fare in modo che i bilanci delle imprese siano il più possibile rivolti al futuro nonostante il bilancio riguardi il passato: tutte le scelte sono rivolte a fare in modo che i valori descrivano la cash generating ability.
Il fine è quello di dare informazioni utili per gli investitori. Essendo questo il fine, l’azienda può derogare a tutto quello che dice lo IASB se dimostra che questo sia migliore per gli investitori. C’è una deroga generale che non esiste nel sistema italiano per cui tutte le imprese possono derogare alle specifiche disposizioni IAS/IFRS per fornire informazioni migliori agli investitori. Quindi il fine (dare informazioni utili per gli investitori) è sovraordinato rispetto alle specifiche disposizioni e in base allo IAS 1 la sovraordinazione prevede:
- L’obbligo di fornire informazioni complementari necessarie allo scopo
- Deroga obbligatoria se c'è conflitto tra disposizione specifica e fine del bilancio, in tema di strutture di conti e valutazioni
Il sistema contabile italiano è un sistema “rules based” (sistema basato su leggi, su tecniche molto analitiche, su regole che definiscono cosa fare in ogni istante). Il sistema IAS/IFRS è un sistema “principles based” (basato su principi generali, quindi molto spesso lo IASB non ti dice cosa fare ma ti dà un principio di comportamento, sta all’azienda poi decidere come fare). È quindi un modello di bilancio che lascia molto spazio discrezionale, consente delle deroghe, però consente anche a chi vuole assumere comportamenti opportunistici di poterlo fare (del resto il destinatario è un soggetto qualificato che dovrebbe avere il know-how per cogliere questi comportamenti). Ci sono quindi momenti in cui questo modello non funziona. È anche vero che con il modello rules based, con un sistema di regole disciplini tutto però non fai emergere le informazioni che servono agli investitori: posso rispettare formalmente le regole ma poi nella sostanza le informazioni contabili non ci sono.
I principi fondamentali del bilancio d’esercizio secondo gli IAS/IFRS
Un altro elemento diverso tra lo IAS/IFRS e il modello italiano è che in Italia i principi di bilancio sono tutti allo stesso livello (competenza, prudenza, continuità, etc.) mentre nel mondo IAS/IFRS si ha una gerarchia dei principi generali di redazione del bilancio. Dato il fine, vengono forniti due postulati di fondo che sono la continuità dell’impresa nel tempo (i bilanci devono riferirsi ad imprese in funzionamento, in condizioni di going concern) e la competenza economica (principio fondamentale dei bilanci IAS). Sotto la competenza ci sono delle caratteristiche qualitative: rilevanza, rappresentazione fedele, comprensibilità, verificabilità, puntualità, comparabilità. La prudenza ad oggi non è un principio di riferimento del bilancio IAS/IFRS, in quanto l’interesse è quello che l’azienda esprima la sua performance effettiva, che mi faccia capire cosa sta succedendo anche se magari fa vedere un utile che non è realizzato/prudente. È un modello concettualmente diverso da quello italiano.
- Principi (o postulati) = caratteristiche qualitative che le informazioni devono avere per poter essere iscritte in bilancio
- Principi contabili = insieme di regole emanate per disciplinare il trattamento di una posta di bilancio
1. Principio di continuità dell’impresa nel tempo (going concern)
Framework e IAS 1 assumono la continuità come presunzione relativa, non assoluta, cioè finché non c’è una prova contraria assumiamo che un’impresa sia in esercizio. In caso di prove in grado di interdire questa presunzione, quindi in presenza di incertezze sulla continuità: nei casi meno gravi le incertezze devono essere esplicitate nel bilancio redatto nella prospettiva di normale funzionamento, nei casi più gravi bisogna passare da un bilancio di esercizio ad un bilancio di scioglimento che però si fonda su principi contabili diversi rispetto a quelli del going concern. In entrambi i casi, l’obiettivo è di fornire all’investitore informazioni utili per apprezzare la recuperabilità economico-finanziaria dei suoi investimenti.
2. Principio di competenza economica
La competenza economica è un principio fondamentale per gli IAS/IFRS che assume rilievo per questi motivi:
- Guida l’attribuzione dei costi e dei ricavi ai singoli esercizi di vita dell’impresa
- Informa il riconoscimento dei componenti positivi (principio di realizzazione) e negativi (principio di correlazione economica)
Di per sé la competenza non ha un significato concreto, se non si definiscono il principio di realizzazione dei ricavi e il principio di correlazione economica dei costi. I ricavi sono di competenza secondo il principio di realizzazione. I costi sono di competenza secondo il principio della correlazione, cioè quando si correlano ai ricavi realizzati.
- Pone in luce le condizioni per l’iscrizione in bilancio di attività e di passività: quando parliamo di competenza pensiamo ai costi e ai ricavi, nel mondo IAS pensano anche alle attività e alle passività cioè allo stato patrimoniale e non solo al conto economico. Questo perché il modello di bilancio IAS/IFRS discende da un sistema contabile di matrice patrimoniale, dove i concetti di ricavo e di costo discendono da quelli di attività e di passività: hai un ricavo realizzato quando il valore di un’attività aumenta o il valore di una passività diminuisce, hai un costo quando il valore di un’attività diminuisce o il valore di una passività aumenta.
- I ricavi esprimono Δ↑ di attività o Δ↓ di passività
- I costi esprimono Δ↓ di attività o un Δ↑ di passività
Nei sistemi contabili italiani si misurano i ricavi e i costi durante l’anno come variazione numeraria, alla fine dell’anno chiudo i conti e calcolo il valore delle attività e passività: si tratta su un sistema reddituale, lo stato patrimoniale è una conseguenza. Nei sistemi contabili internazionali è il contrario, si misurano le attività e le passività tutti i giorni e le loro variazioni rispetto al valore precedente rappresentano un ricavo o un costo. Il risultato finale non cambia però lo IASB non si focalizza sui ricavi e costi ma sull’avere un valore dell’attivo e del passivo aggiornati per evidenziare meglio la futura cash generating ability (interessa esprimere il valore di mercato delle attività e delle passività e far vedere a conto economico gli impatti).
1. Realizzazione dei componenti positivi
I componenti positivi di reddito si concretizzano quando soddisfano queste 5 condizioni, ossia quando sono espressione:
- Di un’attività di produzione economica svolta nell’esercizio
- In forza alla quale si percepisce la capacità attuale dell’impresa di produrre
- Probabili
- Flussi finanziari futuri
- Misurabili in modo attendibile
Quindi se durante l’anno ho fatto una qualsiasi attività di produzione economica (anche aver semplicemente comprato un bene oppure averlo trasformato) che mi permette di percepire la capacità dell’impresa di produrre flussi finanziari futuri. I flussi devono essere probabili nel senso che è più probabile che si manifestino piuttosto che il contrario e misurabili in modo attendibile. Il momento in cui si verificano queste 5 condizioni può essere precedente o successivo rispetto al momento della prestazione non monetaria dello scambio, rispetto alla vendita.
Sistema italiano: compro titoli Telecom a €10, posso rilevare un ricavo quando avviene la prestazione non monetaria dello scambio, finché non consegno le azioni non posso rilevare un ricavo di vendita. Per cui se alla fine dell’anno sul mercato Telecom fa €15, non posso rilevare un componente positivo di €5 (posso solo spiegarlo in nota integrativa ma non posso cambiare il valore finché non lo vendo). Se l’anno successivo vendo le azioni a €15, rileverò a conto economico un plusvalore dalla vendita di €5.
Sistema IAS/IFRS: compro titoli Telecom a €10, alla fine dell’anno valgono €15 sul mercato, nonostante non li abbia venduti posso comunque rilevare un componente positivo di reddito solamente se sussistono le condizioni viste sopra. Ho fatto un’attività di produzione economica perché ho comprato il titolo, da questa attività posso desumere una capacità di produrre cassa in futuro (per esempio se vendo il titolo), riesco a stimare il valore in modo attendibile perché il titolo è quotato e portare a casa €15 dalla vendita è probabile. Quindi posso iscrivere €15 nel bilancio al posto di €10 e la differenza del valore dell’attivo porta all’iscrizione di un componente positivo di reddito di €5 a conto economico.
Questo vuol dire far prevalere la competenza: nel mondo IAS si cerca di fare emergere tutti i valori aggiornati con l’obiettivo di far vedere la capacità di generare cassa, sta poi alla capacità dell’investitore di capire che dentro gli utili ci sono anche degli utili non definitivi e quindi soggetti ad una possibile volatilità. In questi esempi il momento in cui si verificano queste 5 condizioni era precedente alla vendita. In altri casi è successivo, per esempio:
Sistema italiano: sono un venditore di automobili, vendo 10 automobili ad un concessionario il quale deve venderle. In Italia faccio la fattura e rilevo il ricavo: di solito però queste vendite prevedono un patto di restituzione per cui su una certa quantità di automobili che io gli vendo, il mio concessionario ha un diritto di restituzione (se gli ho venduto 10 automobili e lui non le vende tutte ha il diritto di restituirmene per esempio 4, me le ricompro).
Sistema IAS/IFRS: finché non è probabile di avere quel flusso di cassa, non puoi rilevare il ricavo. Quindi se non è probabile che il concessionario le venda tutte e 10, iscrivo il ricavo solo per quelle che è probabile possano costituire una vendita definitiva. In questo caso il realizzo è successivo alla vendita (prevale la sostanza economica dell’operazione).
I singoli IAS possono prevedere delle eccezioni alla regola generale, per esempio per gli elementi del magazzino il riferimento alla “capacità di produrre flussi finanziari futuri misurabili in modo attendibile” è limitata, per prudenza, dallo IAS 2, perché salvo alcune eccezioni (beni agricoli, commercianti-intermediari, business combinations), il magazzino dev’essere valutato al minore tra il “costo” e il “valore di mercato”. Le eccezioni riguardano i produttori di beni agricoli, perché i beni agricoli sono quotati nelle borse merci quindi fai riferimento al valore di quotazione oppure per i commercianti-intermediari, se sei una catena di distribuzione come Esselunga e la Nutella la compri ad €1 e la vendi ad €1.30 se c’è il prezzo esposto e di solito la vendi, puoi metterlo pure al prezzo di vendita anche se il prodotto non l’hai ancora venduto.
2. Correlazione economica dei componenti negativi
Nel mondo IAS, ai ricavi “realizzati” si devono contrapporre i costi “correlativi” e quelli “svaniti”:
- Costi correlativi = se il valore di Telecom da €10 passa a €15 ho un componente positivo di €5 a cui devo associare tra i costi i costi che ho sostenuto durante l’anno per produrre questo €5 (matching principle). Qualsiasi componente positivo deve avere tutti i suoi costi associati.
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Informativa finanziaria e principi contabili internazionali (Prof.Lionzo)
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Parte Teorica di Informativa finanziaria
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Informativa finanziaria
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Esercitazioni sul Consolidato di Informativa finanziaria