Il concetto di paradigma nella storia della scienza
Il concetto di paradigma viene ripreso dall’ambito della storia della scienza. Nella storia della scienza c'è stato uno studioso, Thomas S. Kuhn, che non era un filologo ma uno storico e ha scritto in particolare un libro, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, in cui c'è questo concetto di rivoluzione scientifica.
Il paradigma secondo Thomas Kuhn
Il concetto di paradigma in questo ambito (e dunque poi nell’ambito linguistico) nella prospettiva di Thomas Kuhn è un concetto che si avvicina all’idea di rivoluzione. Nell’idea di Thomas Kuhn, attorno alla quale lui forma il suo concetto di paradigma come storico della scienza, c’è l’idea che la scienza (lui parla dell’astronomia, della medicina, della matematica) non progredisce per accumulazione. Ogni tanto qualcosa viene spazzato via e si hanno queste rivoluzioni scientifiche alternate a periodi in cui si crede per lungo tempo che un fenomeno abbia un certo tipo di funzionamento, di struttura. Poi invece si scopre qualcosa che improvvisamente fa cambiare la prospettiva, il modo di guardare quel particolare fenomeno e da quel momento addirittura si comincia a pensare alla scienza in maniera diversa. In quel momento si attua un passaggio, un cambio di paradigma.
La definizione che lui dà di paradigma sarebbe insieme di teorie che la comunità scientifica ritiene il fondamento di ogni ulteriore conoscenza. Quindi la scienza non progredisce per accumulazioni. A periodi in cui c’è un tipo di certezza succede un periodo o un momento di rivoluzione e in quel momento si cambia paradigma, cioè il modo di guardare gli aspetti scientifici e il modo di concepire la scienza.
Paradigma e scoperte scientifiche
Opera di Thomas Kuhn centrata sul concetto di paradigma e rivoluzioni che avvengono nel modo di pensare, di riaccostarsi agli studi in momenti successivi. Questo concetto di paradigma funziona e viene usato anche nella scienza, collegato a un dibattito sorto qualche anno fa in seguito alle scoperte che erano state fatte al CERN (Centro di Ricerche Nucleari) di Ginevra e all’intervento di Odifreddi, storico della scienza italiano, il quale metteva in risalto come le nuove scoperte convivono con le vecchie ma possono modificare la mentalità.
Qualche anno fa una pagina della Repubblica si occupava del discorso per cui è stato fatto un esperimento nel Centro di Energia Nucleare Europeo a Ginevra. Di questo esperimento molti hanno parlato (i giornali, le televisioni) perché si sarebbe scoperto questo neutrino che sarebbe stato più veloce della luce. Questo poteva aprire una nuova prospettiva, poteva rivoluzionare le credenze, il modo di vedere, il modo di ragionare, le idee della scienza e si è aperto un grande dibattito per cui questa scoperta avrebbe dovuto mettere in discussione, tra le altre cose, la relatività di Einstein.
Questo giornale aveva preso questa idea e l’aveva fatta discutere da Piergiorgio Odifreddi, che è anche uno storico della scienza. Lui qui fa il suo ragionamento. Nella sua spiegazione c’è l’idea della rivoluzione culturale, ma lui sottolineava che le nuove scoperte spesso convivono con le vecchie: “Quando la scienza ha fatto una rivoluzione (culturale). Le nuove scoperte spesso convivono con le vecchie. Ma possono modificare le mentalità diffuse”.
I problemi sono: la scienza progredisce per accumulazione? No. Non progredendo per accumulazione, la scienza elimina con le nuove scoperte le vecchie? No, spesso succede che le vecchie convivano. Quando abbiamo parlato del concetto di paradigma per Thomas Kuhn avevamo detto che la scienza non progredisce per accumulazione, è come se ci fosse una ripulitura. Invece le scoperte convivono, non è che tutto viene buttato via, viene magari risistemato. Certo la mentalità può cambiare.
Paradigma e convivenza di idee vecchie e nuove
Allora per noi si pone il discorso: dobbiamo prendere il concetto di paradigma come un’idea di rivoluzione che cambia, spazza via, che mette idee totalmente nuove oppure dobbiamo pensare a come le idee nuove e vecchie nell’ambito della scienza come nell’ambito della ricerca letteraria magari possano anche convivere tra loro?
Conoscenza e scienza nel Medioevo
L’idea di accumulazione, cioè che la scienza progredisca accumulando dati e quindi anche la nostra conoscenza in ambito linguistico, filologico può trovare per esempio un punto di riferimento, uno spunto di riflessione in almeno due testi del XII secolo (pieno Medioevo, tra la prima e la seconda metà del 1100). Dei due autori una è una donna, Maria di Francia, l’altro è un autore latino medievale, Giovanni di Salisbury, un ecclesiastico, un uomo molto potente anche alla corte inglese, il quale era stato a scuola di Bernardo di Chartres.
Maria di Francia che sia di Francia lo sappiamo perché ce lo dice lei e perché scrive in lingua d’oil (francese). Ha scritto un’opera enigmatica dal titolo, i Lais = indicazione di una linea musicale che lei dice di aver sentito, particolare motivo musicale che rimandava a un episodio. Un po’ alla volta la parte musicale era sparita ed era rimasto il racconto dell’episodio attraverso le parole. Quelle storie lei dice di volerle mettere in lingua romanza, in francese antico. Sono dei piccoli racconti narrativi in cui c’è il tema del meraviglioso, dell’imprevisto magico, dell’amore.
Nel Medioevo c’era qualche riflessione più o meno sistematica di come proceda la conoscenza, la scienza, però il Medioevo non rivoluziona ma accumula.
I Lais di Maria di Francia
Prendiamo come esempio l’inizio dei Lais. Anche l’edizione in cui c’è la traduzione dei Lais fatta a cura di Giovanna Angeli non ha un titolo diverso, è scritto perché si potrebbe tradurre forse canti, lamenti, ma il titolo è quasi intraducibile. Lais è una parola di difficile interpretazione: indica un motivo musicale, che Maria di Francia usa per questa sua opera e noi abbiamo difficoltà a renderla in un italiano convincente. Dobbiamo interpretarla come canti, come un testo narrativo breve derivato da un motivo musicale.
Maria di Francia, prima di cominciare le sue storie, dedicate a quegli episodi, a quegli aspetti di carattere fantastico, meraviglioso, scrive un prologo. Inizio sentenzioso: chi sa deve lib...
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