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Lezione 00156

La comunione legale

Con l’espressione comunione legale si intende il regime patrimoniale in virtù del quale ai coniugi sono attribuiti diritti e doveri paritetici sull’acquisto e la gestione dei beni. Essa presenta determinate caratteristiche: non è universale, non è necessaria, è vincolata in base all’art 117 c.c. Oggetto della comunione legale sono gli acquisti compiuti congiuntamente o separatamente dai coniugi dopo il matrimonio, le aziende giuridiche gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio. L’obiettivo di questo regime è quello di condividere gli incrementi di ricchezza ottenuti da entrambi i coniugi o anche solo da uno di essi. Bisogna ricordare, però, che esistono anche dei beni che rimangono al di fuori della comunione legale e, per questo, rimangono beni personali di ciascun coniuge secondo quanto stabilito dall’art 179 c.c.

Il riconoscimento del figlio naturale

Il riconoscimento del figlio naturale rappresenta quell’atto mediante il quale, uno o entrambi i genitori, riconoscono un figlio nato fuori dal matrimonio. È possibile procedere al riconoscimento del figlio anche nel caso in cui i genitori sono coniugati con altre persone. All’interno del codice civile, i riferimenti sono collegati agli artt 250 e seguenti. I genitori possono riconoscere i figli incestuosi, secondo quanto stabilito dall’art 251 c.c., purché vi sia un’apposita autorizzazione del giudice e avuto riguardo all’interesse del figlio e alla necessità di evitargli qualsiasi pregiudizio. In ogni caso, al figlio che non può essere riconosciuto spettano una serie di diritti dal momento in cui ne sia provato il rapporto di filiazione: si pensi al diritto agli alimenti ed ai diritti successori. Il riconoscimento non può essere effettuato dai genitori che non abbiano ancora compiuto il sedicesimo anno di età, salvo il caso in cui il giudice li autorizzi, analizzate le circostanze e considerato l’interesse del figlio. Il riconoscimento del figlio che non ha compiuto 14 anni non può essere fatto senza consenso dell’altro genitore che vi ha già proceduto.

Descrivere il principio di continuità nelle trascrizioni immobiliari

Il principio di continuità nelle trascrizioni immobiliari è un principio che tende a creare situazioni giuridiche stabili relativamente alla titolarità di beni immobili e beni registrati. L’art 2650 del c.c., stabilisce che, nei casi in cui un atto di acquisto è soggetto a trascrizione, le successive trascrizioni o iscrizioni a carico dell’acquirente non producono effetto, se non è stato trascritto l’atto anteriore di acquisto. Quando l’atto anteriore di acquisto è stato trascritto, le successive trascrizioni o iscrizioni producono effetto secondo il loro ordine rispettivo. Per comodità si può controllare che la trascrizione sia continua per almeno venti anni, ossia per un periodo tale da consentire l’acquisto del bene per usucapione.

Accenni sulla deontologia notarile: funzioni e principi

Il notaio svolge la funzione di pubblico ufficiale al quale lo Stato affida il potere di attribuire pubblica fede, cioè il valore di prova legale, agli atti che stipula. Perciò tutti, compreso il giudice stesso, devono presumere come vero ciò che viene attestato da quest’ultimo, salvo che sia accertato il reato di falso. L’atto pubblico fa prova: dalla provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, delle dichiarazioni delle parti in esso riportate, degli altri fatti che il pubblico ufficiale afferma di essere accaduti in sua presenza o anche essere stati da lui compiuti. Nell’esercizio della sua funzione, il notaio deve essere, per legge, indipendente e imparziale. Svolge, quindi, una funzione di controllo preventivo di legalità. È, quindi, garante di legittimità. Infine, il notaio riscuote per conto dello Stato le imposte collegate a tutti gli atti.

Descrivere il rapporto intercorrente tra regola e principio

Sia regola che principio costituiscono delle norme. Il principio è norma, impone la massima realizzazione di un valore ed è sempre applicabile ad una nuova fattispecie. La regola è anch’essa una norma, ma richiede un insieme di comportamenti specifici per la sua soddisfazione. Ogni regola è riconducibile ad almeno un principio, altrimenti è norma eccezionale. Insieme, se gerarchicamente ordinati, formano l’ordinamento giuridico. Esiste una regola perché esiste un principio ad essa legata.

L'autorità garante infanzia e adolescenza

L'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza è un organo monocratico italiano, istituito nel 2011, al quale viene affidato il compito di promuovere l'attuazione delle misure previste dalla Convenzione di New York e da altri strumenti internazionali volti alla promozione e alla tutela dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. La sua funzione è quella di prendere in esame e segnalare alle autorità competenti situazioni di abbandono, disagio o violazione, o rischio di violazione, dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza; può esprimere al governo pareri su disegni o progetti di legge all'esame delle Camere e richiedere alle pubbliche amministrazioni o enti pubblici e privati di fornire informazioni rilevanti ai fini della tutela delle persone di minore età. Per poter raggiungere questo fine può, inoltre, accedere a dati, informazioni e luoghi. Il titolare dell'autorità è nominato d'intesa dai presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica con mandato di 4 anni e incarico di carattere esclusivo. Si avvale di un ufficio formato da un massimo di 10 unità, di cui una di livello dirigenziale. L'autorità presenta una relazione annuale al Parlamento sulle attività realizzate. Con riferimento a questioni di particolare interesse, il garante può avvalersi della collaborazione di commissioni consultive composte, oltre che da rappresentanti di istituzioni, associazioni ed esperti, anche da rappresentanze di bambini ed adolescenti.

Che cosa è lo stato sociale di diritto?

Il potere che ha alla propria base comunità vaste nelle quali tutti i cittadini sono uguali davanti allo Stato, da un punto di vista formale, si esprime attraverso uno Stato di diritto. Affinché lo Stato possa assicurare non solo una eguaglianza formale, ma sia al contempo improntato ad una giustizia sociale, è necessario che lo stesso, attraverso la propria attività, garantisca l’effettiva libertà dei cittadini. Il mezzo per attuare detta forma di giustizia sociale è lo Stato sociale di diritto.

Lezione 00307

Descrivere la gerarchia delle fonti

La gerarchia delle fonti stabilisce la forza attiva e passiva di ogni norma. Nel diritto, sulla base della gerarchia delle fonti una norma contenuta in una fonte di grado inferiore non può contrastare una norma contenuta in una fonte di grado superiore. All’interno dell'ordinamento giuridico italiano, è possibile riscontrare una pluralità di fonti di produzione, disposte in modo gerarchico, secondo la quale la norma di fonte inferiore non può porsi in contrasto con la norma di fonte superiore (gerarchia delle fonti del diritto). Qualora si verifichi un contrasto del genere, si dichiara l'invalidità della fonte inferiore dopo un accertamento giudiziario. L’Ordinamento è composto da norme diverse che traggono origine da poteri diversi, tra loro si stabilisce la seguente gerarchia:

  • Fonti costituzionali
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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rafgio00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Todini Paola.
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