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Lezione 1, 4/02/16

Testi di riferimento

  • Orlando Furioso, edizione indicata con presentazione di Italo Calvino.
  • Saggio di Bologna dal volume di letteratura italiana Einaudi.
  • Contesto storico letterario da un’antologia scolastica.

Collegamento tra Orlando Furioso e Orlando Innamorato

L’Orlando Furioso di Ariosto e l’Orlando Innamorato di Boiardo sono tra loro correlati per i seguenti motivi:

  • Il luogo dove i due autori hanno lavorato. La città era governata dagli Estensi, entrambi lavoravano per la casa d’Este. Erano entrambi nobili e cortigiani.
  • I due erano quasi contemporanei.
  • Ariosto continuò in qualche modo la storia lasciata interrotta dal predecessore; parlerà spesso della sua opera come un’aggiunta all’Orlando Innamorato. Egli cominciò l’Orlando Furioso nel 1503-4.

Ariosto e la corte degli Este

Già dal 1500 lavorava alla corte degli Este, cioè da quando il padre morì. Egli era il maggiore di 9 figli (a parte un fratello maggiore che era però paralitico) e fu costretto a mantenere la famiglia e ad interrompere la sua formazione umanistica per diventare cortigiano (cortigiano è colui che è impiegato a corte con diverse mansioni).

Umanesimo e Rinascimento

Con Boiardo e Ariosto siamo nella civiltà di Umanesimo e Rinascimento (fine ‘300, inizio ‘400; riscoperta testi classici) che si colloca nella Padania. Di solito quando si parla di questo periodo si pensa invece a Firenze (governata al tempo dai Medici, era quasi una monarchia) e Roma. Lorenzo de’ Medici non solo governava la città, ma era anche scrittore (importante per la rinascita della lingua volgare).

La cultura classica non era in realtà mai stata dimenticata; da ricordare Dante che nella Divina Commedia si fa guidare da Virgilio. Durante il Medioevo solo la lingua latina era utilizzata. Il greco si ricomincerà a studiare solo da metà Quattrocento. In questo periodo non vi fu una vera scoperta dei testi classici. La riscoperta di questi avvenne soprattutto grazie alla filologia: fino a metà ‘400, quindi prima dell’invenzione della stampa (Gutenberg), i testi venivano trasmessi con traduzione manoscritta. Ariosto concepì l’Orlando pensando a questa nuova invenzione.

Il ruolo della Chiesa e la lettura allegorica

I testi classici sono pagani e sono arrivati a noi grazie ad esponenti della Chiesa cattolica; questo è stato possibile grazie ad una lettura allegorica dei testi. Il Cristianesimo crea nel Medioevo una zona d’ombra: senso del peccato, mortificazione del corpo, il quale nella civiltà greco-latina era invece valorizzato. La lettura degli antichi tende perciò a creare una lettura distorta e figurata dei testi stessi; consiste nel leggere sotto il testo e nell’individuare un contenuto diverso da quello letterale.

Virgilio e Dante

Esempio: Virgilio in Dante. Perché Dante sceglie lui? Come può accompagnarlo nell’aldilà se è pagano? Succede perché anche Dante legge i classici in quel modo. Nel IV canto dell’Eneide Virgilio aveva annunciato la nascita di un bambino che avrebbe dominato il mondo. Secondo Dante (e non solo) avrebbe intuito la nascita di Cristo. Egli alludeva in realtà a Cesare.

Contesto storico e trasmissione orale

A quel tempo, solitamente, i testi venivano dedicati a un signore, il quale fungeva da mecenate e proteggeva, manteneva e sponsorizzava l’artista. La mentalità medievale era impostata per questo tipo di lettura a causa della diffusione del Cristianesimo, ed era estesa a tutti, anche ai contadini. I preti dicevano che il mondo sensibile era uno strumento tramite cui Dio dimostrava la sua volontà (es. carestie, pestilenze... non causati da fattori ambientali, ma era il volere di Dio). Trovavano un doppio significato in ogni cosa. Es. in Dante le fiere, leone lonza e lupa, tutte con significato allegorico.

Bestiari e cultura medievale

Nel Medioevo si diffondono elenchi di animali e pietre con non solo la descrizione, ma anche col loro significato allegorico. Anche adesso è rimasta un po’ questa cultura: l’astrologia ai tempi di Dante era una scienza. La mentalità figurale era un principio collettivo che riguardava la lettura dei fatti reali. Es. San Francesco è visto come figura Christi nella Divina Commedia.

Il ciclo carolingio e Orlando

Tutte le storie come l’Orlando derivano dal Ciclo Carolingio (chanson de geste, chanson de Roland), formatosi attorno al 1000-1100, il quale mette in luce un fatto oscuro: Carlo organizza una spedizione in Spagna contro i saraceni ma è costretto a tornare indietro. La sua ritirata è protetta da un gruppo di paladini con a capo Orlando. Quando vengono assaliti per colpa di un tradimento (Carlo viene tradito da un francese che passa dalla parte dei saraceni), Orlando potrebbe suonare il corno per chiamare i rinforzi, ma per onore non lo fa e tutti muoiono. In base ai principi etici che il personaggio di Orlando condivide con i suoi compagni, come fedeltà assoluta al sovrano e a Dio, egli si sacrifica. Queste chansons venivano tramandate dai giullari oralmente.

Caratteristiche dei testi orali

  • Personaggi caratterizzati da appellativi che tornano in continuazione per aiutare la memorizzazione degli stessi.
  • Formularità, ciclicità.
  • Per non annoiare il pubblico, le storie vengono continuamente interrotte e viene presentato un altro fatto per mantenere l’attenzione.

Elementi presenti anche nell’Orlando, specie l’ultimo.

Il ciclo bretone

Contemporaneamente vi è un altro filone di vicende britanniche: il Ciclo Bretone, incentrato su Artù e i suoi cavalieri. La formazione di questo è parallela a quella del ciclo carolingio. Si fonda su valori diversi: eros, amore, cavalleria, ricerca di ricchezze, onori; il cavaliere viaggia per il mondo obbedendo ad impulsi laici. Vi è la presenza di magia. Nel ciclo carolingio invece i paladini combattono per la fede a Dio e al sovrano.

Influenza del ciclo bretone in Italia

Questi due filoni convivono e tramite questa cultura orale anche gli elementi del ciclo bretone scendono nella nostra penisola. Questi hanno un ruolo importante in Veneto: nasce la letteratura franco-veneta, i cui cantari mescolano francese e veneto. Pian piano vengono perduti l’aura religiosa e i valori del ciclo carolingio, che si fondono ai contenuti laici dei cantari britannici.

L’Orlando Innamorato di Boiardo

L’Orlando Innamorato di Boiardo: nel ciclo carolingio, non si potrebbe parlare di un Orlando innamorato. Già dal titolo è palese che è un’ironica ripresa del personaggio storico. L’influsso del ciclo bretone fa in modo che le vicende del ciclo carolingio vengano riprese in modo ironico.

Ironia e Ariosto

Con ironia maggiore l’Orlando viene ripreso da Ariosto: furioso, pazzo per amore. Tornando alla filologia: Il Medioevo venne visto solo in seguito come una via di mezzo tra lo splendore classico e la sua rinascita (col Rinascimento). Mentre prima (nel Medioevo) venivano tramandati oralmente, ora i testi dei cantari vengono scritti.

Trasmissione manoscritta e filologia

Tutta la letteratura ha origine orale; poi si passa alla tradizione manoscritta, la quale porta a fare errori, poi trasmessi e ampliati da altri errori. Non vi è solo questo che va a modificare il pensiero dell’autore originale: i codici trasmessi possono essere rovinati, l’inchiostro si può scolorire ecc. Quando un copista non capisce ciò che c’è scritto, interpreta e inventa, ci mette del suo, interviene per decifrare e completare parti di testo, e questo non va contro l’etica (al tempo non esisteva il diritto d’autore). Questo procedimento venne protratto per secoli. Il testo finale risulta quindi molto diverso dall’originale.

La riscoperta dei testi classici

Bisogna anche considerare il fatto che a quei tempi si utilizzava una lettura allegorica dei testi. In questo modo, i testi classici originali faticano a persistere. Non è quindi esatto dire che con il Rinascimento si scoprono i testi classici.

Petrarca, Boccaccio e Dante

Petrarca e Boccaccio possono essere considerati preumanisti, Dante no. I primi hanno auspicato di guadagnarsi la fama non utilizzando la lingua volgare ma quella latina, e sono perciò più vicini all’Umanesimo, anche se sono considerati importanti soprattutto per le loro opere in volgare. Era il periodo in cui si formavano i volgari, e Dante era sicuro che la lingua futura sarebbe stata il volgare, come dice nel Convivio e nel De Vulgari Eloquentia (quest’ultimo scritto in latino perché si rivolge ai dotti).

Cambiamenti economici e politici nel '300

Nel corso del ‘300 l’economia italiana torna ad essere un’economia agricola e di corte; si formano le signorie, piccole monarchie. Per questo torna ad imporsi il latino. Ma si impone in un mondo di intellettuali diversi da quelli medievali. Lo sguardo si focalizza ora su ciò che accade in terra e viene a cessare la lettura allegorica dei testi classici, vengono definiti i principi attraverso cui si depurano i testi classici originali dagli errori; l’obiettivo era quello di recuperare la lezione di un testo il più possibile vicina a quella dell’autore.

Filologia medievale

Come lavoravano i filologi prima della strumentazione contemporanea (ad es., raggi X)? Nel Medioevo, i monasteri erano i centri di copiatura. Il filologo raccoglie tutti i “testimoni” del testo, cioè tutte le copie di un certo testo, le divide in famiglie in base alla somiglianza degli errori fino a formare un “albero genealogico”.

Lezione 2, 11/02/16

Umanesimo e rapporto con i testi classici

Con l’Umanesimo si instaura un nuovo rapporto con i testi classici, si comincia a sentire la distanza da questi. Nel Medioevo, quel tipo di lettura non faceva sentire la distanza, poiché veniva contestualizzata nella cultura del tempo. Con l’Umanesimo, comincia lo studio scientifico con l’ambizione di recuperare la forma dei testi più vicina a quella voluta dall’autore.

Riassestamento dei generi e codificazione dei comportamenti

Conseguentemente a questa visione più obiettiva dei classici, si crea un grande riassestamento dei generi e la codificazione dei comportamenti. Tutto viene visto come necessario di essere regolato (codificare generi, lingua...).

Riscoperta poetica di Aristotele

Ecco due episodi per capire meglio il periodo.

  1. Riscoperta poetica di Aristotele. A suo tempo voleva nella poetica fornire una descrizione dei generi letterari del suo tempo. Nell’entusiasmo rinascimentale, i testi classici venivano guardati da un punto di vista normativo, regolativo, e venivano visti come dei modelli assoluti. Accade in autori come Machiavelli, che aveva una visione molto spregiudicata del rapporto scrittura-realtà. Anche lui comunque ritiene che i classici siano i maestri.

Concetti di norma e trasgressione

Il concetto del “modello”, della “norma” è fondamentale e si protrae per tutto l’Illuminismo, fino alla Rivoluzione francese. L’uomo può migliorare in tutti i campi ma non nelle arti, il meglio appartiene ai classici. I concetti di “norma” e “trasgressione” sono fondamentali per Ariosto: la prima vera discussione sui principi della narrazione si manifesterà attorno alla costruzione del Furioso e nel confronto che i critici faranno con la Gerusalemme liberata di Tasso, il quale vuole essere il più possibile aderente alla norma in questo testo.

Ariosto e la libertà creativa

Egli comincia a lavorare nel secondo Cinquecento, nell’Età della Controriforma. Ariosto invece appartiene al momento più alto di Umanesimo/Rinascimento. Egli rappresenta un momento particolare caratterizzato anche da una grande libertà. Nel Furioso, è la libertà di guardare attraverso l’ironia tutta la tradizione precedente, che non riguarda solo i cantari e il ciclo carolingio. Questa convergenza (che non è stata inventata né da Ariosto né da Boiardo, c’era già da tempo) raggiunge i livelli più alti soprattutto a Ferrara.

Il centro di Umanesimo e Rinascimento

Perché lì e con Boiardo e soprattutto Ariosto? Il centro di Umanesimo e Rinascimento è Firenze, in cui con Dante, Petrarca e Boccaccio si afferma il volgare. Dante è considerato il padre della lingua italiana perché lo ha usato convinto della possibilità che il volgare possa esprimere tutto l’esprimibile di ciò che concerne l’uomo. Lo utilizza in tutti e tre i registri (inferno, purgatorio, paradiso). Il concetto di gerarchia degli stili è un principio realistico che obbedisce all’idea che ad ogni ambiente descritto in poesia debba corrispondere un certo registro linguistico.

Norme e gerarchia degli stili

Le anime dannate all’inferno soffrono un dolore bestiale: vanno rappresentati come bestie anche attraverso il linguaggio che è comico/umile (non che suscita riso, ma scrittura bassa). Nel purgatorio viene utilizzato un linguaggio medio, elegiaco, né troppo alto né troppo basso. Altro esempio di scrittura media è Petrarca nel Canzoniere. Nel paradiso il linguaggio è invece sublime/tragico, elevato, dottrinale; ritaglia una certa parte della realtà, non descrive tutto.

Manuali di comportamento nel Rinascimento

L’ansia di formulare norme non riguarda solo i generi ma anche i comportamenti. Ricordiamo il Cortegiano di Baldassarre Castiglione e il Galateo di monsignor Della Casa, manuali di comportamento. Altro esempio è il Principe di Machiavelli: le norme perché un sovrano possa avere successo. La norma, fino ai primi del ‘500, rimane stabile ed equilibrata. Dalla Controriforma in poi crescono l’ansia e l’ossessione per la norma in primis a livello religioso. Tasso per mettere a norma la sua Gerusalemme e non trasgredire diventa pazzo.

Questione della lingua e imitazione dei classici

Questione della lingua: quest’ansia nel primo ‘500 riguarda anche il volgare. Nella prima fase (breve) del Rinascimento torna anche il latino, ma il volgare grazie anche a persone come Lorenzo il Magnifico torna ad essere visto come lingua di scrittura che va messa a norma. Questione dell’imitazione: se gli antichi sono il massimo, non resta che imitarli, per questo c’è il bisogno di norme.

Il dibattito sulla lingua nel Rinascimento

In quale lingua gli scrittori italiani devono scrivere? È un problema specifico degli scrittori italiani che da Dante in poi viene riproposto ciclicamente. Come si applica la questione dell’imitazione al volgare? Sul concetto di norma linguistica verso fine ‘400-inizio ‘500 ci sono dibattiti. 3 idee principali:

  • Pietro Bembo: è pervaso dalla tensione comune di tutti gli artisti di essere letto anche dai posteri, che la sua arte si protragga nei secoli. Se lo scrittore dev’essere compreso anche dai posteri, dev’essere utilizzato un linguaggio cristallizzato, cioè quello più alto espresso dalle arti. Il volgare più alto è quello usato da Petrarca e Boccaccio. Disapprova invece l’espressionismo di Dante che usa sia il registro comico che quello tragico. Egli rifiuta la realtà che il linguaggio si evolve continuamente.
  • Machiavelli: è un fiorentino ed ha familiarità generica con questo volgare. Ha la consapevolezza della continua evoluzione della lingua, per cui propone come strumento di scrittura il fiorentino contemporaneo.
  • Baldassarre Castiglione: teoria cortigiana. Dato che la cultura si fa nelle corti e nelle arti si mescolano intellettuali e artisti provenienti da tutte le parti della penisola (e quindi i volgari si mescolano), si forma una koinè delle corti in cui si deve scrivere (Lingua e cultura comune, con caratteri uniformi, normalizzati, che si afferma su un territorio piuttosto esteso, andando a sovrapporsi ai dialetti preesistenti).

La teoria che si impone alla fine è quella di Bembo, con conseguenze nefaste: si instaura nella cultura un concetto dell’arte come imitazione; la cultura diventa sempre più elitaria e selettiva.

La posizione di Ariosto sulla questione linguistica

Come si pone Ariosto nei confronti della questione? Il Furioso è la prima opera rilevante scritta già pensando alla stampa, alla diffusione oltre Ferrara. Ariosto si pone seriamente il problema del volgare, che dovrà adeguarsi a questo progetto. Era amico di Bembo, ma fino ad un certo punto. Ariosto va al di là della scuola del suo tempo: per secoli la comprensione di questo poema sarà solo parziale. Pochi contemporanei si accorsero di quel filo fondamentale nel Furioso che è l’IRONIA. Tutto ciò che è scritto è legato e motivato da questa. C’è un’ironia di tipo retorico (si dice una cosa intendendo il suo contrario), ma quella del Furioso è diversa: investe il poema nel modo con cui il narratore guarda sia i personaggi, sia i precedenti letterari, sia la letteratura contemporanea, sia se stesso. A questo modo ironico non si sottrae nulla nel poema.

Il Rinascimento padano e il ruolo di Ferrara

Tornando alla questione della lingua: siamo abituati a pensare che il centro del Rinascimento sia Firenze, ma c’è anche un Rinascimento padano (luoghi fondamentali, Bologna e Ferrara). Ciò che accomuna questi due centri è il primato della letteratura – Ferrara è una realtà politica che riproduce modelli di stati nazionali europei (come Francia) di tipo impositivo. Bologna è importante soprattutto per la filologia e l’ermeneutica, Ferrara per la letterarietà, cioè condizione della letteratura come strumento più adatto e più alto per esprimere una realtà vista come flusso in perenne divenire (mentre Bembo pensa a cristallizzare la realtà).

La tecnica narrativa dell'Orlando Furioso

Per questo i personaggi del Furioso corrono e il narratore segue queste storie tramite lo stratagemma dei giullari (interrompe con altre storie per non annoiare; il principio tecnico della varietas era tipico dei cantari). Sono tecniche riprese da Ariosto ma con intenzione conoscitiva, strumenti utili per esprimere la sua idea di realtà.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescaberton di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Rusi Michela.
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