Letteratura italiana: Ariosto e Tasso, dal romanzo cavalleresco al poema epico
Rinascimento
Periodizzare la linea temporale è un’azione che ci aiuta, può semplificare la trattazione dei periodi storici ma è un arbitrio e dobbiamo essere consapevoli di ciò. Il Cinquecento viene suddiviso in due arcate: il Rinascimento e il Manierismo. Il Rinascimento è individuato come l’inizio di una frattura, di una rinascita, un risveglio, una distanza da quello che veniva prima, anche se il Rinascimento non potrebbe esistere senza la stagione dell’Umanesimo. Il ritorno ai classici è fondamentale per comprendere la stagione del Cinquecento.
Altro elemento indispensabile per caratterizzare il Rinascimento è quello del rinnovamento delle arti, soprattutto delle arti figurative. Basta andare a Firenze o a Roma per capire quanto sia stata grande l’esperienza artistica e culturale di quel periodo.
Amedeo Quondam, nel volume “Rinascimento e classicismi”, fa un catalogo di termini utilizzati dai protagonisti stessi del Cinquecento, in cui loro stessi descrivono cosa sta accadendo e spesso usano le metafore del risveglio, della rinascita. Abbiamo la prova tangibile che questo termine Rinascimento era già in uso dai protagonisti di quella stagione. Il termine Rinascimento si consolida soprattutto nell’Ottocento, in piena età risorgimentale. È curioso vedere come anche Risorgimento somigli molto, a livello lessicale, a Rinascimento.
Si consolida il mito della rinascita: lo chiamiamo “mito” perché è stato dimostrato come la rilettura rinascimentale sul Rinascimento ha in sé qualcosa del mito in due accezioni:
- Esagerazione, contrasto, contrapposizione della distanza tra Rinascimento e Medioevo.
- Mito vuol dire anche concretizzazione di un desiderio. Si diffonde sempre più l’idea di Rinascimento come un desiderio di rinascita degli uomini dell’epoca.
Il rapporto tra Medioevo e Rinascimento rimane uno dei modi fondamentali della storia europea. Dobbiamo tenere presente che i protagonisti della storia letteraria del nostro Rinascimento non diedero un calcio a ciò che c’era immediatamente prima di loro: erano uomini, in parte, ancora collegati a concetti medievali.
Problemi nel definire il Rinascimento
Uno dei problemi legati alla definizione del concetto di Rinascimento è quello dei limiti cronologici precisi: in genere, il Rinascimento si fa iniziare tra il 1492 (anno della morte di Lorenzo il Magnifico) e il 1494 (anno della discesa di Carlo VIII in Italia). Due momenti non strettamente legati alla storia culturale ma eventi storici che hanno dato il via a un periodo che segna il passaggio dagli equilibri quattrocenteschi agli sconvolgimenti delle guerre in Italia. Questi sconvolgimenti contribuiscono in maniera significativa a far emergere i singoli centri urbani con grande forza.
Il Rinascimento è un periodo che non vede una sola città protagonista ma i centri di sviluppo culturali sono numerosi come Firenze, le corti padane (Ferrara, Mantova, Urbino con la loro tradizione di poemi epici e cavallereschi), Roma (grazie alla presenza dei resti classici, del mecenatismo papale), Napoli, Venezia (importante anche per lo sviluppo editoriale).
È una rinascita che possiamo porre su alcune basi: non è una rinascita che si oppone semplicemente al Medioevo precedente ma è una rinascita con cui i letterati, gli intellettuali, staccandosi dall’esperienza precedente, danno uno sguardo indietro soprattutto alla classicità. Uno dei pilastri fondamentali del Rinascimento è il principio di imitazione, ritenuto il fondamento necessario per questa rinascita.
Gli uomini del Rinascimento, dopo aver riscoperto i classici, guardano a quella storia della tradizione letteraria in maniera sincrona. La tradizione viene imitata non in senso ripetitivo, asettico, ma l’imitazione viene considerata come l’assimilazione del modello, l’appropriazione del modello al fine, se possibile, di superarlo. Imitazione non solo delle strutture formali ma anche di ciò che gli antichi avevano fatto: in questo senso sono significative le parole che Machiavelli scrive in apertura dei “Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio”: Machiavelli si stupisce di fronte all’abitudine che i suoi contemporanei hanno di ammirare gli antichi ma di non riuscirne ad imitare la storia, le scelte. Quindi Machiavelli propone di imitare anche le scelte degli antichi, non solo le strutture, i generi, le forme ma anche la storia degli antichi perché anche quella storia può insegnare qualcosa ai moderni.
Il Rinascimento lo dobbiamo considerare come uno dei due poli della dialettica tra Medioevo e Rinascimento. La definizione stessa di Rinascimento non avrebbe senso senza il periodo storico precedente, non sarebbe una rinascita se gli uomini dell’epoca non avessero sentito l’esigenza di staccarsi da ciò che veniva prima.
Amedeo Quondam definisce come Rinascimento solo il primo periodo del Cinquecento, cioè i primi 30 anni del Cinquecento perché la rinascita non può essere qualcosa di lunga durata. Quondam suggerisce di chiamare gli anni successivi del Cinquecento come anni del classicismo, cioè dopo una prima riscoperta dei classici, una distanza netta rispetto a quello che c’era prima, un periodo poi di assestamento in cui quei classici, quella riscoperta viene vissuta in maniera feconda dagli scrittori successivi. Questa interpretazione funziona anche perché gli anni del pieno Cinquecento sono anche quelli della riflessione sui testi che regolano la scrittura (per esempio, si ritorna allo studio della Poetica di Aristotele). Quindi gli intellettuali, i poeti, in quel momento, si interrogano anche sulle regole del proprio fare poetico.
Orlando Furioso
Seguiremo l’evoluzione di un genere che, inizialmente, è molto vicino al poema cavalleresco o romanzo cavalleresco, andando poi sempre più avvicinandosi all’epica in senso classico. L’Orlando Furioso e la Gerusalemme liberata appartengono allo stesso genere però con caratteristiche diverse tra loro.
Ludovico Ariosto
Ludovico Ariosto nasce a Reggio Emilia l’8 settembre del 1474. Nel 1494, abbandona gli studi giuridici per dedicarsi agli studi umanistici e letterari. Il 1494 è anche l’anno in cui muore Boiardo: è un riferimento importante per l’inizio del Furioso. Dal 1494, comincia a scrivere poesie in latino e in volgare ed entra nella cerchia dei giovani artisti che sono attivi in quegli anni a Ferrara. Quasi tutta la vita di Ariosto si svolge a Ferrara.
Nel 1500, un fatto molto grave segna la vita di Ariosto: la morte del padre. Ludovico è il primo figlio e quindi deve prendersi anche la responsabilità dei propri fratelli. Nelle Satire, Ariosto scrive tutte le preoccupazioni, i timori legati alle proprie responsabilità. Nel 1503, entra al servizio del cardinale Ippolito d’Este: diventa un poeta cortigiano (condizione che lo mette spesso alla scelta tra la poesia pura, libera e la poesia strettamente legata al servizio del signore perché i letterati al servizio dei loro signori dovevano fare i segretari, gli ambasciatori o essere poeti encomiastici, quindi pagati per cantare le lodi del proprio signore). Ludovico rimase al servizio di Ippolito d’Este fino a quando il cardinale viene inviato in Ungheria perché Ludovico rifiuta di seguire il suo signore in Ungheria e l’anno successivo entra al servizio di Alfonso d’Este, al servizio del quale rimarrà per gli anni successivi.
Fino al ’21 Ludovico viene impiegato come ambasciatore ma ha anche la possibilità di dedicarsi al proprio poema che, in quegli anni, conosce le prime fortunate edizioni. Tra il ’22 e il ’25 Ludovico viene mandato in Garfagnana come governatore per l’incarico più difficile della sua carriera amministrativa e politica.
Storia della stesura dell’Orlando Furioso
- Elegia, De diversis amoribus (1503): in questa lunga elegia Ludovico racconta il proprio avvicinamento alla poesia, una poesia giovanile soprattutto amorosa. Per tutti i poeti letterati, il tirocinio iniziava con la scrittura di poesia lirica amorosa. Nei versi 27-28, Ariosto ci dice di un interesse già giovanile per una poesia di diverso argomento. Sta parlando della sua inclinazione che è rivolta non solo alla poesia amorosa ma già interessata a cantare con uno stile più elevato le battaglie degli eroi. Infatti, sappiamo che la stesura della prima redazione del Furioso non era molto distante da quegli anni.
- Isabella d’Este al cardinale Ippolito d’Este (1507): la marchesa Isabella d’Este scrive al fratello Ippolito d’Este parole relative ad Ariosto. Nel 1507, dopo la nascita del terzogenito di Isabella, Ariosto era stato mandato alla corte di Mantova dove aveva intrattenuto la marchesa con la lettura di alcune ottave della sua opera, non ancora stampata.
- Alfonso d’Este al cardinal Ippolito d’Este (1509): si riferisce all’opera che Ludovico sta scrivendo. Qui l’opera viene definita un’aggiunta all’innamoramento di Orlando, innamoramento che passa alla tradizione come l’Orlando Innamorato, il libro di Matteo Maria Boiardo che aveva cantato le gesta dell’eroe del ciclo carolingio, Orlando, non più come un paladino valoroso ma come un paladino che si innamora e che quindi conosce tutta una serie di vicende che uniscono il filone della virtù cavalleresca a quello della missione amorosa. Ludovico Ariosto segue le orme di Boiardo scrivendo un libro che figura come la continuazione di quel testo.
- Ludovico Ariosto al cardinal Ippolito d’Este (Roma, 1509): Ludovico si trovava a Roma per un’ambasciata presso la corte papale e da lì scrive al cardinale per felicitarsi con lui del risultato raggiunto per aver sconfitto l’armata veneta. Questo elemento storico fa scattare in Ludovico un’attenzione più rivolta all’ambito della poesia. La storia entra anche nel campo della poesia: ci sono non solo le storie fantastiche dei paladini ma anche elementi storici concreti.
- Ludovico Ariosto al marchese di Mantova, Francesco Gonzaga (1512): l’ambiente delle corti è al centro delle vicende. Ludovico attesta di aver ricevuto la richiesta di far pervenire la sua opera al marchese. Abbiamo la conferma, da Ariosto stesso, di essere consapevole della scelta dell’argomento già toccato da Boiardo. L’opera non è stata ancora limata, non è ancora conclusa perché l’opera è grande quindi ci vuole tempo per limare ogni dettaglio. Ariosto afferma anche che la forma in cui è scritto il testo, nel 1512, è ancora quella di un abbozzo con continui richiami, note, aggiunte di ottave nei margini e quindi non è possibile che qualcun altro, al di fuori dell’autore, possa comprendere ciò che è scritto. Quindi qui abbiamo la testimonianza di una stesura non ancora pronta per una lettura, per una diffusione. In questo periodo il testo, nonostante sia stato già in parte letto ad alcuni signori, non è ancora nella sua forma definitiva.
Edizioni
- 1516: Prima edizione del Furioso. Edizione che esce a Ferrara per il maestro Giovanni Mazzocco di Bondeno. La prima edizione viene identificata con la lettera A, esce in 40 canti.
- 1521: Seconda edizione del Furioso, identificata con la lettera B, in 40 canti. Esce a Ferrara per Giovanni Battista de la Pigna. Le due edizioni non hanno significative modifiche a livello di trama.
- 1532: Edizione definitiva, identificata con la C, in 46 canti. Questa ultima edizione è quella in cui Ariosto inserisce anche alcune aggiunte di quattro episodi che modificano anche l’aspetto simbolico della trama. Anche questa edizione esce a Ferrara, per il maestro Francesco Rosso da Valenza. L’edizione esce dopo che è stato pubblicato, nel 1525, un libro fondamentale: “Le Prose della volgar lingua di Bembo”. Nell’edizione del 1532, Ariosto fa ulteriori revisioni linguistiche per adeguarsi agli standard stabiliti da Bembo: un volgare che si adegua sempre più agli standard definiti da Bembo che individua i modelli (Petrarca, per la poesia, e Boccaccio, per la prosa).
Queste tre edizioni sono quasi le uniche testimonianze che abbiamo dell’Orlando Furioso perché il Furioso è forse il primo caso, nella nostra storia letteraria, di un’opera che entra nella tradizione solo grazie alla stampa. È un’opera della quale non abbiamo integralmente il manoscritto, perciò dobbiamo rifarci alla tradizione editoriale. Ariosto intervenne in tipografia, durante la stampa, per fare delle modifiche quindi esistono anche esemplari della stessa edizione con alcune varianti.
Fortuna del Furioso
- Machiavelli a Ludovico Alamanni (1517): da subito capiamo l’entusiasmo di Machiavelli di fronte alla lettura di quest’opera nuova. C’è però una nota di rammarico da parte di Machiavelli: Machiavelli si lamenta di essere l’unico intellettuale ad essere stato escluso da Ariosto, come una nullità, dal catalogo di poeti.
- Ariosto a Isabella d’Este (1532): dopo la terza edizione, Ariosto si sente in dovere di inviare a Isabella d’Este, che già aveva letto l’opera in precedenza, il libro completo con l’aggiunta degli altri sei canti.
- Risposta di Isabella d’Este a Ariosto (1532): nonostante conoscesse già la vicenda, il fatto che il libro sia stato riveduto e ampliato dall’autore è per Isabella d’Este nuovo piacere e nuovo diletto.
Proemi a confronto
Orlando Innamorato
- Elementi linguistici tipici della lingua settentrionale (es. scempiamenti). Patina linguistica tipica delle parlate settentrionali.
- Nella prima ottava, non si hanno invocazioni alla divinità, come era tipico dei proemi epici, ma c’è un richiamo alla tradizione dei cantari, alla tradizione orale. C’è il richiamo ad un pubblico specifico: quello della corte. Boiardo è ancora radicato alla tradizione quattrocentesca dei cantari, dei romanzi cavallereschi relativi al ciclo carolingio e al ciclo bretone, fatti da cantastorie che giravano di corte in corte recitando questi cantari.
- Il tema di questo lungo poema è quello delle vicende compiute da Orlando per amore.
- Topos dell’invincibilità di amore: non c’è uomo tanto potente e valoroso che possa resistere alla potenza di amore.
- Si ribadisce la potenza di amore e si aggiunge che questo tema è noto a poca gente: la novità dell’argomento è collegata, per quanto riguarda le vicende del ciclo carolingio, a Turpino, che era autore delle cronache delle gesta di Orlando e degli altri cavalieri e si dice che nascose le vicende legate alla passione amorosa di Orlando.
Orlando Furioso
- Si rivolge alla tradizione classica. Riprende, con richiami linguistici, la tradizione anche volgare. Ci sono richiami a Dante e Petrarca.
- C’è il richiamo alla tradizione epica latina (Omero, Virgilio).
- Proemio con argomento e invocazione alla donna amata. Nell’invocazione si crea un parallelo interessante tra Ariosto autore e il personaggio stesso legati dalla pazzia.
- Dedica ad Ippolito d’Este. Il parallelo si instaura tra Ippolito d’Este e il filone encomiastico dell’opera. Ruggero e Bradamante sono i personaggi che poi daranno inizio alla dinastia estense.
Due proemi a confronto
Questo confronto è autorizzato dalle parole stesse di Ariosto poiché lui stesso dichiara di aver scritto una giunta, di aver continuato “la invenzione del conte Matteo Maria Boiardo”. Quindi lui stesso si pone in continuità con il romanzo precedente.
Orlando Innamorato
La prima ottava è nettamente distinta in due blocchi. L’ottava è formata da due quartine nettamente distinte da un segno di punteggiatura (:) e dalla paratassi (la “e” del verso 5 unisce sullo stesso piano i materiali linguistici).
- Altro elemento che subito salta all’occhio è che in questa ottava è fortemente accentuata l’oralità della comunicazione così come della ricezione del testo. Si tratta di una comunicazione che si dichiara relativa all’oralità, non a un testo scritto, ma a un testo che si immagina cantato. L’elemento di continuità è con i cantari quattrocenteschi.
- Altro elemento importante è quello del pubblico. Il pubblico a cui si rivolge Boiardo è una corte (signori e cavalieri riuniti per accogliere le vicende narrate dal poeta). Il poeta è un pari: Boiardo era un conte. Quindi la corte a cui si rivolge è una corte di pari, di suoi simili.
- La lingua è ricca di settentrionalismi. Lo riconosciamo soprattutto dalla forte presenza di consonanti scempie dove dovrebbero essere, invece, doppie (es. bela; atenti…).
L’opera si configura fin da subito come il prodotto delle corti padane. Se pensiamo ad altri proemi di altre opere vediamo subito che qui non è presente alcun riferimento ad una divinità, a un’invocazione alla musa ma solo l’argomento: “Odereti i gesti smisurati che fece il franco Orlando per amore nel tempo de il re Carlo imperatore”. Qui Boiardo ci dice di che cosa parlerà: ciò che Orlando fece per amore. È evidente il richiamo ad una precisa tipologia di eventi, di vicende: non guerre ma ciò che Orlando fece per amore. L’argomento è poi ribadito nella seconda ottava:
- Richiamo al titolo “Orlando Innamorato”. Si dice quale sarà l’argomento di questo poema insieme al topos dell’invincibilità di amore.
- La seconda parte dell’ottava è costruita enumerando le inutili resistenze all’amore. Amore è invincibile: nemmeno Orlando che era stato definit.
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Orlando Furioso e Gerusalemme Liberata
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Letteratura Italiana mod A
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Orlando Furioso e Gerusalemme Liberata
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Orlando Furioso - Letteratura Italiana, prof. Rusi