Organizzazioni di Antonio Cocozza
Introduzione
Società, organizzazioni, azioni, culture e comportamenti personali sono fortemente interrelati e rappresentano, per certi versi, una correlazione inscindibile non necessariamente lineare, sulla quale questo manuale intende svolgere un'analisi riflessiva. Infatti, le attività e i risultati delle diverse organizzazioni pubbliche e private che permettono il funzionamento delle nostre società, sono sempre più interconnesse tra di loro e danno vita a processi e ad output (di beni e servizi) caratterizzati da un livello di complessità crescente. Il ruolo delle organizzazioni nel mondo d'oggi è molto più importante di quanto sia mai stato in precedenza. Non solo le relazioni tra le organizzazioni all'interno dello stesso paese sono importanti, ma le relazioni tra i paesi di tutto il mondo stanno diventando sempre più fortemente interdipendenti.
È fondamentale conoscere e tenere "sotto controllo" tutti gli aspetti funzionali di un'organizzazione, ma è imprescindibile la conoscenza delle culture che la popolano. Il ruolo delle culture e del possibile innalzamento di "barriere culturali" emerge come una delle principali sfide per la sopravvivenza e il successo organizzativo delle nuove tipologie di organizzazioni. Le organizzazioni, dunque, debbono porsi il problema strategico del superamento delle presenti e future "barriere culturali" intraorganizzative e interorganizzative.
Per condurre uno studio efficace delle organizzazioni occorre far convergere diversi paradigmi concettuali elaborati dalla sociologia, dalle scienze economiche, dalle scienze politiche, ma anche dal diritto e dalla psicologia, così come dall'informatica, dall'architettura e dalla medicina del lavoro (ergonomia). Una leadership efficace dovrebbe orientare gli sforzi verso una reale politica per l'innovazione. Innovare significa creare nuovi bisogni e nuove soddisfazioni per i clienti. Quindi le organizzazioni valutano le innovazioni non in base al loro contributo al mercato e ai consumatori, e considerano l'innovazione sociale altrettanto importante di quella tecnologica. In questo secolo è stata forse più importante l'economia e per i mercati l'introduzione della vendita a rate che non la maggior parte dei grandi progressi tecnologici.
Uno dei principali fattori critici di successo dello sviluppo produttivo a livello micro (aziendale) risiede nell'individuazione di: "metodi per pianificare, progettare e sperimentare insieme tecnologie, organizzazione e sviluppo delle persone, in modo nuovo. La capacità di immaginare, innovare e delineare nuovi percorsi e nuovi campi di azione rappresenta, dunque il nuovo orizzonte verso cui studiosi, attori, organizzazioni e istituzioni potrebbero muoversi.
Cap 1: Il concetto di organizzazione e i nuovi paradigmi interpretativi interdisciplinari
Con il termine organizzazione si intende quell'attività intesa a "costituire in forma schematica un complesso di organi o di elementi coordinandoli fra loro in rapporto di mutua dipendenza in vista di un fine determinato". Allo stesso termine conferisce anche un altro significato: "Il modo in cui un organismo, un istituto, un ente è organizzato, cioè il suo ordinamento strutturale e funzionale. Un'ulteriore definizione: l'insieme di processi attraverso cui organi, apparati e strutture si formano, si sviluppano, si differenziano e si coordinano così da costruire un organismo vivente".
Le organizzazioni devono avere una gran capacità di adattamento, debbono far fronte a nuove sfide provenienti da tre macro-fenomeni che interagiscono tra di loro: la crescente complessità del sistema economico e sociale, l'ampia globalizzazione e l'estrema pervasività dei processi di innovazione tecnologica ed organizzativa. Il concetto di organizzazione è fortemente interconnesso con l'evoluzione del contesto storico-sociale e abbia subito una forte trasformazione nel corso dei millenni.
Uno degli oggetti di maggiore rilievo per l'analisi sociologica della vita e la gestione delle organizzazioni riguarda ancora il grado di libertà e di partecipazione dei membri dell'organizzazione alle procedure decisionali strategiche ed operative.
1. L'evoluzione del concetto organizzazione
Le diverse tipologie di organizzazioni di lavoro e tra queste l'azienda (nell'accezione più ampia), come tipica organizzazione orientata al raggiungimento di uno scopo principalmente economico, sono costituite da un insieme di risorse umane che interagiscono tra di loro secondo obiettivi prescritti, sulla base di una divisione di ruoli e di compiti per il raggiungimento di risultati predefiniti. La realtà quotidiana delle organizzazioni è rappresentata, dunque, da quell'insieme di azioni intenzionalmente orientate, e al contempo da quella fitta rete di interazioni e scambi formali e informali, che solo in parte si possono comprendere analizzando il funzionamento delle strutture, dei ruoli prescritti, delle funzioni esercitate e dei compiti svolti.
Una tendenza che è destinata ad estendersi, se come sostengono Miles e Snow, in prospettiva, le organizzazioni della quarta ondata nel XXI secolo non saranno più simili a una grande macchina, con un apparato di controllo elefantiaco, ma saranno, invece, particolarmente snelle (minimali), con poche persone, che tenderanno ad interagire in una logica di self management (imprenditori di se stessi), e saranno capaci di svolgere una molteplicità di iniziative e di ruoli. Una realtà sempre più complessa che per essere compresa deve essere necessariamente semplificata, attraverso ricorso a modelli teorici e a categorie di analisi esplicativa.
2. Dal concetto di organizzazione come "macchina" ai nuovi paradigmi esplicativi
Negli ultimi anni nelle scienze sociali si tende ad avvicinare il concetto di organizzazione e a quello di "organismo animato", avvicinando così le conoscenze sociologiche ed organizzative e a quelle biologiche. Nel mondo della biologia gli organismi riproducono esseri simili a se stessi, della stessa specie e famiglia, ma non mancano processi di natura metamorfosi, che determinano modifiche strutturali o funzionali, in relazione allo stato di crescita e di sviluppo dell'organismo, oppure casi di specie che subiscono particolari processi di mutamento evolutivi, dovuti alla loro continua interazione con l'ambiente in cui vivono.
L'organizzazione (biologica o sociale) non tende a riproporre sempre e comunque, in contesti diversi, gli stessi comportamenti e il medesimo modello organizzativo, poiché esso non può essere predefinito, ma è determinato da una serie considerevole di variabili (ambientali, tecnologiche, relazionali, culturali, valoriali) da prendere in considerazione di volta in volta per raggiungere quel determinato risultato.
Nella storia del pensiero organizzativo, tale affermazione teorica, che definisce l'organizzazione come un organismo animato e non come un soggetto inanimato (ad es. una macchina o un orologio) incapace di interagire, e che potrebbe assumere una pluralità di forme e di modelli organizzativi, non è stata sempre unanimemente condivisa. Anzi, bisogna ricordare che per un lungo periodo storico è prevalso, anche tra gli studiosi, il concetto di organizzazione (industriale) come "macchina", del resto il nesso etimologico è diretto, poiché il termine organizzazione ci viene trasmesso dal greco organon (mezzo, strumento).
Durkheim, padre della sociologia francese, per primo basa la sua analisi dell'evoluzione dell'organizzazione della società sul binomio solidarietà meccanica-solidarietà organica. La prima tipologia rappresenta la tipica espressione delle società rurali pre-industriali, dove non vi è una significativa divisione sociale del lavoro e la coscienza collettiva prevale su quella individuale. La seconda, invece, identifica la società industriale, in cui vi sono maggiori possibilità di sviluppare la propria personalità e di differenziarsi, dove la dimensione individuale diventa quella più importante.
Il grande Weber distingue il potere in 3 diverse tipologie, sulle delle diverse fonti di legittimazione, e descrive analiticamente: il potere, il potere burocratico e il potere carismatico. Una costruzione teoretica che gli ha permesso di elaborare la sua teoria della burocrazia, e che ancora oggi rappresenta per molti studiosi uno dei livelli più raffinati di elaborazione teorica nel campo dello studio delle organizzazioni pubbliche e delle stesse forme di comando nelle varie tipologie di organizzazioni. Lo stesso significato del concetto di organizzazione si è profondamente modificato, fino ad assumere un carattere sostanzialmente polisemico.
3. Il carattere polisemico del concetto di organizzazione
Come ricorda Gallino, il termine organizzazione ha acquisito nel corso della storia del pensiero organizzativo un contenuto sempre più polisemico ed è stato usato nelle scienze sociali in almeno 3 diverse diverse accezioni:
- Per designare l'attività diretta di proposito a stabilire, mediante norme esplicite, relazioni durevoli tra un complesso di persone di cose in modo da renderlo idoneo a conseguire razionalmente uno scopo.
- Per designare l'entità concreta, l'insieme del sistema sociale che risulta da una tale attività: un'azienda, un ospedale, una scuola, un ministero, un sindacato, una chiesa, un esercito.
- Per designare la struttura delle principali relazioni formalmente previste e codificate entro un'azienda, un partito ecc., le quali sono soltanto una parte delle relazioni che li costituiscono.
Scienze sociali: concetto che subito svariate elaborazioni e ha assunto nel corso del tempo diversi significati, relativi a 3 ambiti specifici: le credenze, le azioni, il sapere scientifico (in questo saggio ci riferiamo ai primi 2 poiché connettono più direttamente la sfera delle credenze e necessariamente quella delle azioni, con quella delle decisioni).
L'influenza degli studi delle scienze sociali nordamericane su quelle europee ha fatto sì che si utilizzasse più diffusamente, a volte quasi esclusivamente la seconda accezione, quella che si riferisce all'organizzazione come sistema sociale. Organizzazione complessa: quella particolare trasformazione dei modelli organizzativi (dei loro sistemi sociali) interessati da un mutamento di tipo qualitativo, oltreché quantitativo.
Le organizzazioni di grandi dimensioni (grandi aziende industriali, amministrazioni statali, società commerciali e finanziarie, forze armate) non differiscono dalle minori soltanto per una serie di parametri quantitativi, ma piuttosto per il tipo, la varietà, l'intreccio delle relazioni socio-tecniche che le costituiscono. Le relazioni strutturali più importanti, quelle che caratterizzano il modo di operare dell'organizzazione, non sono relazioni tra individui, bensì tra unità e sub-unità strutturali di varia dimensione e in varie posizioni gerarchiche.
Alcune strutture (unità organizzative) di queste organizzazioni complesse sono in diretto contatto con il pubblico che secondo una logica di Total Quality Management (TQM) è costituito dall'utente/cittadino fruitore del servizio o dal cliente esterno per l'azienda. Bernard contribuisce a spiegare le ragioni, in base alle quali le persone (bello specifico manager, azionisti, dipendenti, fornitori e clienti) decidono di assumere azioni di tipo collaborativo all'interno delle organizzazioni: tentativo di conciliare le esigenze dell'organizzazione con quelle dei singoli soggetti attraverso una politica di incentivi e di persuasione, al fine di conciliare, in una forma "strutturalmente precaria", una collaborazione tra interessi, che tendono "naturalmente" ad avere una traiettoria divergente (le soddisfazioni nette che inducono un uomo a contribuire con i suoi sforzi a un'organizzazione derivano dal confronto tra i vantaggi e gli svantaggi che questo comporta).
La legittimità dello schema teorico barnardiano, basato sulla cooperazione tra aspettative degli individui e quelle dell'organizzazione, trova la sua ragion d'essere nella logica dell'equo rapporto tra contributi, ricompense e incentivi.
4. La classificazione delle diverse tipologie di organizzazioni
Sulla classificazione delle organizzazioni, uno degli studiosi più importanti è Etzioni, che nel classificare le diverse tipologie organizzative, in base alla compliance (disposizione all'obbedienza) ne individua 3 tipi: le organizzazioni coercitive (il carcere, il manicomio), le organizzazioni utilitaristiche o remunerative (le imprese) e le organizzazioni religiose culturali e le associazioni volontarie. Il modello analitico di Etzioni assume una particolare rilevanza teorica, poiché permette di comprendere una fondamentale differenziazione fra il modello organizzativo operante nell'impresa, quello delle organizzazioni dove si attua un controllo totale sull'individuo e quello delle associazioni volontarie religiose o rappresentative di interessi sociali e collettivi.
Blau e Scott distinguono le tipologie organizzative in base ai "maggiori beneficiati dell'azione" dell'attività svolta dalle organizzazioni e individuano la seguente classificazione: le organizzazioni con fini di lucro (imprese), le organizzazioni di mutuo beneficio (sindacati, partiti e associazioni), le organizzazioni di servizio (servizi pubblici) e le organizzazioni per il benessere pubblico (vigili del fuoco, polizia, organismi ministeriali). Una volta chiarito l'oggetto della ricerca, e la variabile indipendente che s'intende osservare, è possibile avviare il processo di classificazione.
È possibile giungere a delineare una classificazione di 8 tipologie di organizzazioni:
- Organizzazioni con finalità economiche (le imprese private)
- Organizzazioni che forniscono servizi sociali di pubblica utilità
- Pubbliche amministrazioni
- Organizzazioni di rappresentanza sindacali e professionali
- Partiti e organizzazioni politiche
- Organizzazioni per la difesa degli interessi ambientali, locali o dei consumatori
- Organizzazioni religiose
- Organizzazioni militari, organizzazioni totali
Organizzazioni con finalità economiche (le imprese private) del settore agricolo, industriale o del terziario, la cui azione è orientata essenzialmente dai principi di mercato, a partire da quello dell'impresa gerarchicamente strutturata e verticalmente integrata di tipo taylro-fordista.
Le organizzazioni che forniscono servizi sociali di pubblica utilità, presenti in particolari settori strategici per il sistema di welfare state delle società europee contemporanee (come la sanità, la scuola, la previdenza e l'assistenza sociale) interessate negli ultimi anni da programmi di azione tendenti a far interiorizzare e attivare politiche gestionali orientate da principi di efficacia, di efficienza, di qualità e di personalizzazione dei servizi. Nella sanità si registrano, invece, processi di vera e propria aziendalizzazione, tendenti a conferire agli enti ospedalieri e alle strutture sanitarie territoriali una configurazione aziendale in senso proprio, con una relativa autonomia gestionale e finanziaria. All'interno di questa tipologia, con una loro particolare specificità, si collocano anche le organizzazioni not for profit, che rappresentano una variante organizzativa molto diffusa nel comparto dell'assistenza sociale e della cooperazione internazionale;
Le pubbliche amministrazioni assolvono ad una funzione istituzionale, a garanzia dei diritti dei cittadini universalmente e costituzionalmente garantiti, e forniscono servizi direttamente alla collettività, o concedono autorizzazioni burocratiche ad altre amministrazioni, come i ministeri, la magistratura. Spesso la logica gerarchica e burocratica tende ad assumere un ruolo prevalente nelle politiche che determinano l'articolazione delle strutture, la distribuzione dei compiti e l'allocazione delle risorse;
Le organizzazioni di rappresentanza sindacali e professionali, la cui forma più nota è rappresentata dai sindacati dei lavoratori, ma anche dalle associazioni imprenditoriali, che svolgono una funzione di rappresentanza e a tutela degli interessi collettivi, nonché politiche di promozione sviluppo degli interessi collettivi rappresentati;
I partiti e le organizzazioni politiche, come principali organizzazioni/associazioni volontarie della società civile, che per mezzo di libere elezioni democratiche detengono una quota più o meno ampia di potere, e sono tenute in questa funzione a mantenere una sorta di commitment morale (impegno reciproco) nei confronti dei cittadini e dello sviluppo della società;
Le organizzazioni per la difesa degli interessi ambientali, locali o dei consumatori, connesse con la tutela dell'equilibrio ecoambientale, conservazione del patrimonio artistico e dei beni culturali o la difesa dei consumatori, che in genere promuovono politiche di tutela di un bene pubblico (indivisibile) e di promozione di un patrimonio collettivo di determinate comunità (WWF, GreenPeace...). Una distinzione significativa, in termini di ruolo e di poteri, è data dal riconoscimento di carattere pubblico di queste organizzazioni, che se trasformate in enti pubblici (Aziende promozione turismo ecc.), rientrano in una delle categorie precedenti, quella relativa alle organizzazioni che forniscono servizi sociali di pubblica utilità;
Le organizzazioni religiose, che si articolano in 2 particolari tipologie, organizzate in parte all'interno...
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