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AA 2008-09 Organizzazione Internazionale Prof. Luigino Manca

1. Potere di discutere e fare raccomandazioni ............................................................................ 41

2. Funzioni in tema di mantenimento della pace. ....................................................................... 41

3. Funzioni in tema di regolamento di controversie e situazioni ................................................ 42

4. L’esame delle relazioni annuali del Consiglio di Sicurezza ................................................... 43

5. Codificazione e sviluppo progressivo del diritto internazionale ............................................ 43

6. Attività dell’Assemblea nei campi economico e sociale e azione a tutela dei diritti umani . . 43

7. Azione a tutela dei diritti umani ............................................................................................. 43

Gli Atti dell’Assemblea Generale .................................................................................................. 44

Le Raccomandazioni

.................................................................................................................. 44

Dichiarazioni di principi ............................................................................................................. 44

Le decisioni obbligatorie in particolare sui contributi finanziari .............................................. 44

Le prospettive di riforma dell’Assemblea Generale ....................................................................... 45

Il Consiglio di Sicurezza .......................................................................... 47

Astensione, non partecipazione al voto e assenza di membri permanenti ...................................... 48

Partecipazione di Stati non membri ................................................................................................ 49

Il potere di organizzazione interna ................................................................................................. 49

I poteri generali del Consiglio di sicurezza .................................................................................... 49

Il principio di legalità ..................................................................................................................... 50

Soluzione pacifica delle controversia (Cap. VI della Carta) ................ 51

Negoziati ..................................................................................................................................... 52

Inchiesta

...................................................................................................................................... 52

Mediazione ................................................................................................................................. 52

Conciliazione .............................................................................................................................. 52

L’arbitrato ................................................................................................................................... 53

L’indicazione di procedure o termini di regolamento ................................................................ 53

Le Azioni del Consiglio di sicurezza per il mantenimento della pace . 55

Indicazione di misure provvisorie

.................................................................................................. 55

Misure coercitive non implicanti l’uso della forza

......................................................................... 56

Comitato delle sanzioni. ............................................................................................................. 56

Misure implicanti l’uso della forza

................................................................................................. 57

Comitato di Stato maggiore ............................................................................................................ 58

Il sistema di sicurezza collettiva e il diritto di legittima difesa ...................................................... 58

I tribunali penali internazionali ...................................................................................................... 59

I crimini più gravi di portata internazionale ................................................................................... 59

Il Consiglio di Amministrazione Fiduciaria. .......................................... 60

Il Consiglio Economico e Sociale ............................................................. 60

Registrazione, pubblicazione e il deposito dei trattati .................................................................... 61

Funzioni Politiche del Segretario generale ..................................................................................... 61

Il Tribunale amministrativo delle Nazioni Unite .................................. 62

La Corte Internazionale di Giustizia ...................................................... 63

Composizione della Corte e l’elezione dei giudici ......................................................................... 63

Competenza Contenziosa della Corte ............................................................................................. 64

Le parti

........................................................................................................................................ 64

I titoli di giurisdizione della Corte (modi per deferire alla Corte una controversia) .................. 64

I pareri della Corte (competenza consultiva) .................................................................................. 66

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Informazioni Generali

Testi (9 cfu): Marchisio : Il Diritto delle Nazioni Unite

 Saulle, Lezioni di Organizzazione Internazionale. Vol. I, le O.I. a livello

 mondiale e regionale; pagine:

• 1 -45

• 191 -250 (Istituti specializzati)

• 286-330 (Le Org. A carattere regionale)

Studieremo il diritto delle Organizzazioni Internazionali.

Evoluzione del fenomeno delle O.I., excursus storico-giuridico

Caratteri principali delle O.I.

Atti istitutivi delle

Emendamenti agli atti istitutivi

Successione delle O.I.

Immunità e privilegi

Diritto delle Nazioni Unite

Importante: Carta delle Nazioni Unite (sito SIOI)

Appelli: Fine Gennaio 2009, fine Febbraio 2009 (in coincidenza con quelli del prof. Marchisio)

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Cosa sono le Organizzazione Internazionale.

Con il termine “organizzazione internazionale” si intende una organizzazione intergovernativa”

“si intende per “organizzazione internazionale” ogni organizzazione istituita da un trattato o da altro

strumento retto dal diritto internazionale e dotata di una personalità giuridica internazionale propria.

Oltre che da Stati, un’organizzazione internazionale può comprendere tra i suoi membri degli enti

diversi da Stati”

La nozione di O.I. denota una organizzazione tra governi.

L’O.I. è un unione di Stati.

Il fenomeno delle O.I. va ricondotto alle c.d. unioni di Stati istituzionali. La storia ci riporta diverse

tipologie di Unione di Stati (dal Diritto Internazionale):

Unioni personali: 2 Stati posti sotto la guida di un unico sovrano che agisce in qualità di Capo di

 Stato ora per lo Stato A, ora per lo Stato B (l’atto posto in essere agisce solo su uno dei due Stati);

Unioni reali: lo stesso Capo di Stato pone in essere degli atti che agiscono simultaneamente per

 entrambi gli Stati (l’Atto ha effetto simultaneamente).

Qui siamo ancora nell’ambito delle c.d. unioni semplici, che esulano dal fenomeno delle O.I .

Le O.I. si inseriscono invece nella particolare categoria di Unioni di Stati istituzionali o

organizzate.

Unioni di Stati di tipo Istituzionale

Significa che nel momento in cui gli Stati decidono di avviare una cooperazione su un determinato

settore, questa cooperazione non viene svolta direttamente da loro o dai loro organi, ma attraverso

la creazione di un apparato di strutture di organi appositamente istituiti.

Cenni Storici delle O.I.

Le prime forme di O.I. si sono avute nel XIX sec.,. le c.d. commissioni fluviali, che si occupavano

di dettare delle regole per la navigazione dei fiumi internazionali. Ne sono esempi la Commissione

per la navigazione del Reno e quella del Danubio.

Queste sono le prime forme embrionali di O.I. di tipo istituzionali, vengono per la prima volta

create strutture esterne agli Stati per la regolamentazione di una determinata materia. E’ la prima

forma di cooperazione tra gli Stati.

Nel tempo il fenomeno delle O.I. va crescendo. Soprattutto al termine dei due conflitti mondali, alla

fine della I guerra mondiale, nel 1919 e poi alla fine della II guerra mondiale, con la nascita delle

Nazioni Unite.

Dopo il I conflitto mondiale, la prima O.I. che è nata è la Società delle Nazioni, che segna l’avvento

di una nuova era delle relazioni internazionali, segna la nascita di una sorta di superstato che opera

una radicale trasformazione nella struttura della Comunità Internazionale e a costituire il

presupposto di un governo mondiale. pp. 5 di 68

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Fine della società è quindi il mantenimento della pace e di rispetto dell’ordine internazionale

politico e territoriale sancito dai Trattati di Pace. L’esigenza di garantire continuità dello status quo

territoriale raggiunto nei negoziati di Parigi. Si esprime la volontà di risolvere le controversie tra gli

Stati non attraverso la forza, le potenze alleate si proponevano di escludere in futuro il ricorso alla

violenza bellica come unico mezzo per affermare le proprie rivendicazioni, gli Stati si proponevano

di non ricorrere alle armi prima di aver tentato mezzi soluzione arbitrale o giudiziale e di aver

sottoposto la controversia al Consiglio. L’art 16, prevedeva in caso di violazione da parte di uno

Stato membro, l’interruzione delle relazioni economiche e commerciali ed eventualmente

l’adozione di sanzioni militari.

Comunque, non esisteva un divieto assoluto di ricorrere alla guerra, come invece troviamo oggi

esplicitato nella Carta delle Nazioni Unite.

La creazione della Società delle Nazioni fu il primo tentativo di istituire un ente internazionale con

fini politici, per questo, l’entrata in vigore del Patto della Società delle Nazioni, 10-1-1920, fu

salutata da molti come l’avvento di una nuova era delle relazioni internazionali.

Il Patto istitutivo della Società delle Nazioni è un accordo tra Stati. La struttura della Società delle

Nazioni si basava su 3 organi principali:

- L’Assemblea, l’organo plenario, composto da tutti gli Stati membri;

- Il Consiglio, organo a composizione ristretta (nr Stati ristretti, tra cui l’Italia);

- Il Segretariato

E’ la struttura che ritroviamo in quasi tutte le O.I.

La Società delle Nazioni ha funzionato per un po’ di tempo, con difficoltà, venne minata dai

numerosi conflitti nel periodo tra le 2 guerre, fino all’epilogo della II guerra mondiale.

Alla fine della II guerra mondiale, gli Stati sentono maggiormente l’esigenza di portare avanti una

forma di cooperazione sul piano internazionale, con obiettivi molto più ampi rispetto a quelli della

Società delle Nazioni, nata soprattutto per mantenere la pace.

Le Nazioni Unite, hanno invece obiettivi molto più ampi, dalla cooperazione nel settore economico

sociale e culturale, alla risoluzione delle controversie, alla tutela dei diritti umani.

Se la Società delle Nazioni è un’organizzazione a carattere polifunzionale, le N.U. lo sono molto di

più.

Quindi:

1. Fine I guerra mondiale, nasce la Società delle Nazioni;

2. Fine II guerra mondiale, nasce L’Organizzazione Nazioni Unite.

L’ONU è la più importante O.I. in quanto racchiude il più alto numero di Stati membri. Quasi tutti

gli Stati della comunità internazionale ne sono membri.

Dopo le Nazioni Unite, si sviluppa anche il fenomeno delle O.I. a carattere regionale , nascono:

- la Lega Araba, che nasce qualche mese prima rispetto alle N.U.;

- in Usa, l’Organizzazione degli Stati Americani;

- in Europa nasce il Consiglio d’Europa; pp. 6 di 68

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- in Africa, nasce L’Organizzazione per l’Unità Africana, che si trasformerà poi in Unione

Africana

La più importante O.I. a carattere regionale è la Comunità Europea.

Caratteristiche delle Organizzazioni Internazionali.

Le O.I. presentano dal punto di vista giuridico alcuni elementi comuni, che identificano altrettanti

requisiti indispensabili:

Associazioni di Stati;

 Trattato (accordo internazionale);

 Ordinamento stabile e permanente

 Struttura Organica.

Innanzitutto, sono associazioni di Stati.

L’elemento caratterizzante delle O.I. è il Trattato, un accordo esecutivo, un patto, una carta, uno

Statuto. Il Trattato è la base.

Hanno a loro fondamento un accordo internazionale, in cui è consegnata la volontà dei soggetti

partecipanti di realizzare fini comuni mediante un’attività unitaria.

Tale accordo si pone nello stesso tempo quale presupposto storico-formativo per l’instaurazione

dell’O.I. come ente indipendente sul piano dei rapporti internazionali, dotato di ordinamento e di

struttura stabili e permanenti,

Il Trattato

E’ l’elemento che ci consente di distinguere le O.I. dalle Organizzazioni non Governative, le quali

sono associazioni di privati, possono essere persone fisiche o giuridiche.

Organizzazioni non governative.

Le ONG non sono dei soggetti del diritto internazionale ma sono soggetti del diritto interno, dove

l’organizzazione ha sede legale. Non c’è un rapporto di cooperazione tra Stati, ma cooperazione

tra privati. Questo non significa che le ONG non abbiamo un peso all’interno della comunità

internazionale, anzi, stanno assumendo una certa rilevanza, soprattutto per l’applicazione delle

norme da parte dell’ordinamento interno dello Stato, hanno una funzione importante di lobby.

Spesso intervengono nella fase di monitoraggio, possono essere consultate da parte dei giudici

internazionali qualora si trovino ad esaminare determinati ricorsi. Quindi, sicuramente hanno

rilevanza.

Spesso le ONG hanno acquisito all’interno delle O.I. uno specifico status, uno status consuntivo :

partecipano ai lavori delle O.I. senza esercitare diritto di voto in quanto non sono membri delle

O.I.

L’Art. 71 della Carta delle Nazioni Unite prevede proprio questa possibilità. pp. 7 di 68

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Caratteristiche del Trattato (atti istitutivi delle O.I.)

- Durata: in genere illimitata. Viene concluso per un periodo di tempo illimitato. L’accordo non

prevede una scadenza, proprio perché i fini che intendono perseguire non possono essere a

tempo determinato. E’ accaduto in rari casi, come ad esempio quello della CECA (Comunità

Europea del Carbone e Acciaio), il quale prevedeva una durata di 50 anni, per poi estinguersi.

- Modalità attraverso le quali vengono adottati gli emendamenti agli atti esecutivi .

L’emendamento può essere approvato da un numero ristretto di Stati ed entrare in vigore con

efficacia erga omnes. Questo costituisce una deroga al principio del consenso, secondo il quale

un emendamento ad una norma (modifica) in un comune accordo internazionale deve essere

accettato da parte di tutti gli Stati;

- Il trattato deve essere accettato nella sua integralità. La riserva è esclusa. Lo Stato, nel

momento in cui decide di entrare a far parte di quella determinata O.I. non può formulare una

riserva;

- Valenza superiore, alcuni accordi istitutivi di O. I., hanno una valenza superiore rispetto ad

altri trattati. Si entra qui in un altro settore, l’art.103 della Carta delle N.U. e l’art. 307 del

Trattato istitutivo della Comunità Europea, dove c’è scritto che le norme della carta delle

Nazioni Unite prevalgono su qualsiasi altro obbligo internazionale che sia stato contratto tra

gli Stati e che risulti essere in contrasto con le norme della Carta delle N.U. E’ una formula

abbastanza particolare che riguarda le N.U. e la comunità Europea.

La Riserva.

Artt. 19 e ss della Convenzione sul diritto dei Trattati, Vienna 1969.

E’ un atto unilaterale sotto il profilo giuridico. E’ un istituto previsto dal D.I. attraverso il quale uno

Stato decide di non accettare determinate disposizioni di un determinato atto e di non adottarlo

nell’ordinamento interno.

La ratio della riserva è quello di favorire l’adesione al trattato del più ampio numero di Stati. Per

questo è utilizzato in ambito accordi multilaterali.

In alcuni casi le riserve sono inammissibili, per esempio quando la riserva è incompatibile con

l’oggetto o lo scopo del trattato.

Con riferimento agli atti isitutitivi delle O.I., qualora uno Stato volesse apporre una riserva, questa

dovrebbe essere accettata da parte degli organi dell’O.I.; mentre, nell’ambito del diritto dei trattati,

quando uno Stato pone una riserva, questa deve essere accettata da parte degli Stati.

In genere le riserve non vengono apposte in relazione ai trattati istitutive delle O.I. Questo perché le

norme relative all’atto istituivo sono norme che attengono al funzionamento dell’Organizzazione

internazionale, alla funzione e all’organizzazione degli organi. pp. 8 di 68

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Quindi, riassumendo, le O.I. si costituiscono in virtù di uno specifico accordo internazionale, gli

Stati non sono obbligati a farne parte, se vogliono farlo, ratificano il trattato. Da ricordare:

- atto istitutivo, la base principale, distingue le ONG da quelle Intergovernative;

- l’atto istitutivo è un trattato internazionale con caratteristiche diverse:

• non c’è limite di durata;

• devono essere accettati senza possibilità di formulare riserve;

• ci sono alcuni trattati istitutivi di alcuni O.I. che sanciscono prevalenza superiore a

quella di qualsiasi altra O.I. (non si applica a tutti, ma solo a CE e N.U.).

Altri elementi caratterizzanti le O.I. oltre al Trattato

Ordinamento stabile e permanente

Attraverso il quale l’organizzazione esplichi un’attività propria per la realizzazione dei fini cumuni

agli Stati consociati. Non basta quindi che sia intervenuto l’accordo istitutivo, dal quale deriva solo

una situazione di diritti e obblighi; l’esistenza effettiva dell’organizzazione internazionale si

concreta invece nell’instaurazione della struttura organica. L’ O.I. non esiste separatamente ed

autonomamente dagli organi attraverso i quali opera.

La stabilità. Questo requisito serve a distinguere le O.I. dalle conferenze o riunioni periodiche,

sprovviste di segretariato permanente e struttura nell’intervallo delle loro sessioni.

Struttura organica.

Di consueto quella tripartita:

Assemblea, organo collegiale plenario di Stati;

o Il Consiglio, Organo ristretto esecutivo sempre composto di Stati;

o Il segretariato, un organo complesso con al vertice un organo individuale, da cui

o dipende il complesso di uffici e funzionari in cui la struttura si articola

In conclusione, è evidente che solo un esame della struttura e de funzionamento concreto si u nente

internazionale consente di determinare se esso possiede qual grado sufficiente di stabilità e

permanenza che fa di esso un Organizzazione Internazione. Oltre all’esistenza di un trattato

istitutivo con le caratteristiche di cui sopra.

=

MANCA lezione 2.

=

Argomenti lezione precedente !?

- Aspetti generali sulla soggettività internazionale, cosa vuol dire essere soggetto di

diritto internazionale, come facciamo a dire che un O.I. è soggetto di diritto

internazionale

- attribuzione della personalità internazionale

Inserimento da Lezioni di Diritto Internazionale pp. 9 di 68

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Personalità Giuridica Internazionale o Soggettività

Internazionale.

La personalità giuridica internazionale o soggettività internazionale (una sorta di sintesi di ciò che

c’è nel diritto privato per i soggetti, tra la capacità giuridica e la capacità di agire) - , è la titolarità

di rapporti giuridici nell’ambito di rapporti internazionali.

Le manifestazioni della personalità internazionale (soggettività) delle O.I. sono:

- esercizio del c.d. Ius legationis, diritto di legazione sia attivo che passivo;

- Ius contrahendi : possibilità di stipulare trattati internazionali

- Accordo ??? bilaterale, accordo

- atto istitutivo + come l’organizzazione si pone (approccio pragmatico) nelle relazioni con gli

altri soggetti di diritto internazionale

- accordo

Ai fini della soggettività internazionale, c’è stato un importante contributo della Corte

Internazionale di Giustizia,si richiesta di parere da parte dell’Assemblea Generale delle N.U.

Cosa significa Principio delle Competenze di attribuzione.

Organizzazioni Internazionali : E’ soggetto di diritto internazionale . Non ha una soggettività

internazionale piena, ma limitata alle sue attribuzioni. Sono Enti Internazionali, non sono Stati.

L’O.I., ha un apparato che ha lo scopo di far funzionare l’O.I. nel tempo. Questo aspetto la

differenzia tra una semplice unione di Stati. Non tutte le O.I. sono titolari di una vera e propria

personalità giuridica, a tal fine, devono:

Essere dotate di adeguata autonomia distinta da quella degli Stati membri;

o Avere una propria missione (scopo) ben definita con attribuzione delle relative

o competenze;

Presenza di Organi esecutivi attraverso i quali l’O.I. persegue i propri fini

o

Principio di Specialità: Le O.I. NON sono dotate di una personalità internazionale (e pertanto di

una somma di diritti e obblighi)) con effetti identici a quelli attribuiti agli Stati. Lo Stato ha

competenze generali (illimitate) l’O.I. ha competenze limitate, in relazione ai suoi scopi.

E’ evidente che talune volte i fini che l’O.I. persegue, sono contrari a quelli degli Stati che l’hanno

creata. Il Consiglio di Sicurezza che adotta determinate risoluzioni non sempre fa gli interessi dei

singoli Stati delle Nazioni Unite. Oppure, la commissione della Comunità Europea, non fa gli

interessi dell’Italia o della Francia.., ma fa gli interessi della Comunità Europea. Se la Comunità

Europea non fosse un soggetto di D.I. sarebbe impossibile da realizzare, perché secondo una tesi

tradizionale, gli Enti Collettivi (unione di Stati) non sono mai titolari di un interesse diverso da

quello degli Stati che lo hanno creato, quindi tutte le loro attività devono essere adottate

all’unanimità. pp. 10 di 68

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Quindi, le Unioni di Stato che prendono decisioni all’unanimità, non sono una Organizzazione

internazionale, è un gruppo di Stati.

Al contrario, l’O.I, è soggetto di diritto internazionale quando adotta dei comportamenti, dei

provvedimenti, anche contrari alla volontà degli Stati che l’ hanno creata. Quindi la volontà

dell’organizzazione è qualcosa di altro rispetto alla volontà degli Stati.

Gli elementi che caratterizzano l’Organizzazione internazionale sono:

- la stabilità, lo scopo;

- la capacità di darsi regole sul piano internazionale;

- essere altro dalla volontà degli Stati (autonomia rispetto alla volontà degli Stati)

In presenza di questi fattori, l’O.I. diviene soggetto di Diritto Internazionale, e come tale, è in

grado di interloquire alla pari con gli Stati. Sono il prodotto del Diritto alla cooperazione sopra

descritto. Le O.I. sono il prodotto di questo diritto come l’Organizzazione per il commerci, la FAO.

L’UNESCU.

Gli Stati si spogliano di una parte di competenza propria, la conferiscono all’O.I., la quale decide

per i “propri” interessi, quelli di tutti. Questo perché, coloro che siedono all’interno delle

organizzazioni (i rappresentanti degli Stati) nell’organo esecutivo, siedono non a titolo di

rappresentanti degli Stati, ma a titolo personale di rappresentanti l’O.I. ( il funzionario delle

Nazioni Unite fa gli interessi delle Nazioni Unite).

Le O.I. non vanno confuse con gli Organi Giudiziari Internazionali. Una corte internazionale

NON è una O.I.

Un organo giudiziario giudica una controversia. L’O.I. invece, disciplina, regola, una determinata

materia. Ciò non teglie che alcune O.I. possano avere al loro interno una corte, come le Nazioni

Unite. La Corte in questo caso è un fatto interno.

In nessun caso, una Corte è una O.I. pp. 11 di 68

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Principio delle competenze di attribuzione

Le O.I. svolgono solamente quelle funzioni che le sono state attribuite espressamente da parte degli

Stati membri. Talvolta le O.I. si sono trovate in una situazione di difficoltà, in quanto l’atto

istitutivo non esplicava in toto quali poteri l’organizzazione potesse svolgere ed esercitare per

raggiungere determinati obiettivi.

Quindi, spesso l’O.I., ha fatto ricorso alla teoria dei poteri impliciti, poi sviluppata dalla stessa

Corte Internazionale di Giustizia in questo parere del 1949.

Teoria dei poteri impliciti (mutuata dagli usa): l’organizzazione, non solo titolare di quei poteri

espressamente previsti nell’atto istitutivo, ma di tutti quei poteri che implicitamente sono necessari

per esplicare la propria funzione e propria attività e che non sono previsti nell’atto istitutivo.

Chiaramente questi poteri, che l’organizzazione reclama, devono essere direttamente correlabili

all’espletamento delle proprie funzioni.

Questa teoria, in alcune O.I., è espressamente prevista nell’atto Istitutivo. C’è una norma che regola

proprio l’esercizio dei poteri impliciti.

Spesso la CE ha fatto ricorso ai poteri impliciti, per lo svolgimento delle proprie funzioni, non

espressamente previste all’interno dell’atto istitutivo: il Trattato di Roma del 1957.

Ad esempio, in materia ambientale o le pari opportunità tra uomo e donna: inizialmente nel Trattato

c’era solo una disposizione, sotto il profilo della retribuzione; tuttavia, la CE, attraverso i poteri

impliciti ha esteso il principio della parità anche a settori diversi. C’è una direttiva del 1976.

Funzioni delle Organizzazioni Internazionali

Svolgono una funzione:

- funzione normativa;

- funzione di controllo;

- funzione giurisdizionale:

Funzione Normativa.

Possibilità di adottare atti. Con riferimento alle O.I., si deve fare una distinzione tra:

- atti di rilevanza interna. Atto che esplica i suoi effetti all’interno dell’ordinamento dell’ente;

- atti di rilevanza esterna . Indirizzato ad un altro soggetto del diritto internazionale.

Atti di rilevanza interna.

Tra gli atti di rilevanza interna, citiamo per esempio il potere di autoregolamentazione,

generalmente riconosciuto alle O.I. e specificatamente agli organi di cui l’O.I. si compone.

L’Assemblea generale ha la possibilità di adottare un proprio regolamento interno. Tale potere è

attribuito anche al Consiglio di sicurezza. Anche la Corte Internazionale di Giustizia ha un proprio

regolamento interno. pp. 12 di 68

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Spostandoci al di fuori delle N.U., in ambito CE, il Parlamento Europeo adotta un proprio

regolamento interno.

Il Regolamento Interno è chiaramente un atto che ha rilevanza solamente all’interno

dell’organizzazione.

Le Autorizzazioni. Possono essere date da un organo nei confronti di un altro organo. Sono atti di

rilevanza interna.

I Pareri. Possono essere dati da un organo nei confronti di un altro organo. Come ad Es. il parere

che il Parlamento Europeo può dare nell’esercizio dell’attività legislativa al consiglio. Pareri che

possono essere obbligatori e non vincolanti.

Atti di rilevanza esterna.

Possono essere suddivisi in:

- atti vincolanti, producono effetti obbligatori nei confronti dei destinatari

le decisioni

o

- atti non vincolanti

le raccomandazioni

o le dichiarazioni di principio

o

Atti vincolanti, sono per esempio le decisioni che possono essere adottate nel consiglio di sicurezza

nell’ambito del Cap. VII della Carta delle Nazioni Unite, nell’ambito del mantenimento della pace e

della sicurezza internazionale.

Atti non vincolanti, sono ad esempio le raccomandazioni ovvero le dichiarazioni di principio.

La raccomandazione rientra nella categoria degli atti non vincolanti, in quanto, semplicemente,

l’organo che emana questo atto si limita ad invitare uno Stato a tenere un determinato

comportamento. L’Organo non ha altre possibilità, non può sanzionare, è un atto meramente

esortativo, non è obbligatorio ad un determinato comportamento. Ad Es. Dichiarazione Universale

dei Diritti dell’Uomo: non produce effetti vincolanti nei confronti degli Stati, anche se molte delle

sue norme nel tempo hanno acquisito un carattere giuridico diverso, sono poi divenute norme di D.I.

generale finanche alcune divenire anche norme Ius Cogens.

Possiamo dire che gli atti non vincolanti siano completamente sprovvisti di effetti ? Oppure posso

dire che producono effetti importanti ?

Sono utili per la ricostruzione delle norme di diritto internazionale: concorrono a formare l’Opinio

Iuris (elemento soggettivo) della consuetudine (norma di diritto generale). Quindi, sono utili per

rivelare la posizione degli Stati.

Funzione di Controllo

Si esplica:

- nei confronti dell’adempimento da parte degli Stati agli obblighi statutari, ossia che gli Stati

rispettino le norme presenti nell’atto istitutivo;

- controllo che riguarda le convenzioni (trattati) internazionali, che spesso vengono concluse

sotto gli auspici o all’interno di una determinata O.I. Convenzioni internazionali che sono

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diverse dai trattati istitutivi. Si tratta di verificare l’adempimento da parte degli Stati agli

obblighi previsti da questi atti internazionali.

Va tenuto distinto il controllo che può essere esercitato sull’adempimento degli obblighi statutari ad

esempio, gli obblighi in materia di bilancio in seno alle N.U. che impongono agli Stati membri.

L’assemblea Generale potrebbe sanzionare lo Stato membro che è in ritardo nel pagamento delle

proprie quote contributive. Al di fuori N.U., il ruolo che la Commissione Europea svolge come

guardiana dei trattati comunitari.

Controllo da parte di organi “esterni” all’Organizzazione Internazionale.

In alcuni casi il controllo viene fatto attraverso la creazione di organismi ad - hoc, che formalmente

non fanno parte delle N.U. ma de facto è come se lo fossero.

E’ il caso del Comitato dei Diritti dell’Uomo con riferimento al Patto sui Diritti civili e politici.

Il caso del Comitato per i Diritti del Bambino, che opera nell’ambito della Convenzione sui

diritti del Bambino, che è stato adottato in seno alle N.U. E’ un organo separato e distinto

dall’apparato istituzionale previsto dalla Carta delle Nazioni Unite.

Sono organi che comunque gravano sul bilancio delle N.U. De Iure non fanno parte delle N.U., de

facto lo sono .

Meccanismi di Controllo all’interno delle Convenzioni Internazionali

- Su istanza di parte. può essere l’individuo che può sollecitare l’attenzione di quel

determinato organo di controllo, se ritiene che un Diritto previsto da un atto internazionale

sia stato violato (prassi molto ampia soprattutto con riferimento alla Commissione Europea

sui Diritti dell’uomo, dove ci sono tantissimi ricorsi individuali); può essere uno Stato

membro in quanto uno Stato non rispetta le convenzioni previste nell’accordo. Alcuni

meccanismi di questo tipo non hanno mai trovato applicazione. Gli Stati sono molto restii ad

accettare queste forme di controllo, per questo gli Stati cercano di limitare questi

meccanismi non accettando la competenza di quel determinato organo di controllo. Alcuni

meccanismi hanno quindi carattere facoltativo.

- Invio di rapporti. Le Convenzioni internazionali possono stabilire che lo stato

periodicamente invii un rapporto per dare dettagli su cosa ha fatto rispettivamente

all’attuazione nel proprio ordinamento di una determinata convenzione. Molto utilizzata in

ambito delle Convenzioni dei Diritti umani, ma una forma molto blanda in quanto è

unicamente rimessa alla buona volontà dello Stato che è lui che redigi i rapporti e ci sono

pochi meccanismi di indagine. Molti Stati tendono anche a presentare questi rapporti molto

in ritardo. In Italia i rapporti periodici sono gestiti da un organo interministeriale all’interno

del Ministero degli Esteri (CIDU- Comitato Interministeriale per i Diritti Umani). Non ci

sono meccanismi sanzionatori per il ritardo.

Ci sono dei comitati di controllo che prevedono inchieste o anche visite in loco. In ogni caso, tutti i

meccanismi di controllo producono dei provvedimenti che non hanno effetto vincolante nei

confronti degli Stati. Hanno però un importante effetto politico.

Sono pochissime le convenzioni internazionali che prevedono meccanismo di inchiesta:

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- Convenzione sui Diritti delle donne;

- Convenzione sulla tortura

- Comitato delle N.U. sui diritti dei disabili (inserito da poco)

Lo Stato può sempre ratificare la convenzione ma non è obbligato a ratificare il protocollo che

riguarda la possibilità di presentare una comunicazione individuale.

Attenzione : qui stiamo parlando delle funzioni di controllo di Organi in seno alle N.U., se ci si

sposta in altre realtà, con riferimento a queste situazioni di controllo la situazione è completamente

diversa.

Se parliamo del controllo che può essere svolto in relazione alla Convenzione Europea dei Diritti

dell’Uomo, qui il controllo viene svolto da un Tribunale, da una Corte, e non da un Comitato, che

certamente non è un tribunale.

Se il Comitato dichiara fondata la violazione di un determinato atto, emana un parere, che non è una

sentenza.

Se la Corte Europea sui Diritti dell’Uomo, esercita un controllo, espressamente previsto dalla

Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, e se dovesse accertare la violazione di un diritto, la

Corte emana una sentenza , la quale è obbligatoria: obbliga lo Stato all’applicazione nel proprio

diritto interno.

Quindi, a noi interessa sapere che ci sono quindi delle forme di controllo che operano in modo

diverso, attraverso la creazione di organi, talvolta organi giurisdizionali veri e propri come il caso

della Corte Europea dei Diritti dell’uomo, talvolta invece sono organi che non hanno carattere

giurisdizionale.

Attenzione.

Quando abbiamo parlato dei meccanismi di controllo che operano su istanza di parte, siamo stati

bene attenti a non parlare di ricorso. Soprattutto in riferimento a quei meccanismi che operano in

ambito alle N.U.

Perché, tutti questi organi di controllo previsti in seno alle Nazioni Unite, non essendo organi

giurisdizionali, non essendo dei tribunali, non ricevono ricorsi ma ricevono comunicazioni ,

individuali o interstatali su istanza di uno Stato.

Discorso diverso se prendiamo in considerazione la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in

quanto è un tribunale che emana sentenze, in questo ambito, l’uso del termine ricorso è

corretto .

Parlare di ricorso di fronte ad una procedura che si attiva di fronte ad un Comitato (Comitato per i

diritti dell’uomo; Comitato per i diritti della donna; etc. etc.) è improprio. Perché non è una

procedura giurisdizionale, questi comitati non sono tribunali e la procedura non termina con

l’emanazione di una sentenza.

Riassumendo. pp. 15 di 68

AA 2008-09 Organizzazione Internazionale Prof. Luigino Manca

Funzioni di controllo, che riguardano:

- l’adempimento degli obblighi statutari;

- l’adempimento degli obblighi di convenzioni particolari , concluse sempre però nell’ambito

di quella determinata O.I. In questo caso il controllo si svolge attraverso la creazione di

meccanismi ad – hoc, diversi da quelli di cui si compone l’apparato istituzionale dell’ente e

possono essere:

Organi Giurisdizionali (Corte Europea sui Diritti dell’Uomo) ai quali si presenta ricorso

 e che emanano sentenze obbligatorie;

Organi a carattere non giurisdizionale, ai quali si presentano comunicazioni

Funzione giurisdizionale

Importante: non fare confusione tra:

Corte di Lussemburgo, è la Corte di Giustizia della Comunità Europea.

 Corte di Strasburgo: opera nell’ambito della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo,

 organo di carattere giurisdizionali, atto dotato in seno al Consiglio d’Europa.

Corte dell’AIA: è la Corte Internazionale di Giustizia con sede all’AIA, è organo dell’ ONU.

Non confondere il Consiglio d’Europa con la Comunità Europea.

Sono due O.I. separate e distinte, sono due organizzazioni separate..

Il Consiglio d’Europa nasce prima della CE, nasce nel 1949 col Trattato di Londra.

Esiste un controllo di legittimità sugli atti delle O.I. ?

E’ poco sviluppato il meccanismo di controllo sulla legittimità degli atti. Ad oggi, possiamo

rinvenire questo tipo di controllo, soltanto in ambito Comunità Europea.

La Corte di Lussemburgo ad oggi è l’unico organo giurisdizionale che ha competenza a decidere

sulla legittimità degli atti che vengono vagliati in seno alla CE. Può annullare un atto nel caso in cui

lo ritenga illegittimo. Sia un atto del Parlamento europeo, sia del Consiglio, sia della Commissione

Europea.

Questo potere è attribuito:

all’individuo, che può chiedere l’annullamento di un atto comunitario;

 un'altra istituzione comunitaria;

L’ illegittimità dell’atto è di solito un vizio di forma. Può essere anche invocata l’incompetenza

dell’organo che ha emesso l’atto.

L’illegittimità sostanziale può essere in violazione dei trattati. pp. 16 di 68

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Se la Corte di Lussemburgo si pronuncia annullando l’atto, esso viene annullato ex tunc (come se

non fosse mai stato emesso) con effetto erga omnes.

Non c’è controllo giurisdizionale in seno all’ ONU. Si pone il problema se per un atto del Consiglio

di Sicurezza possa essere o meno richiesto l’annullamento. La risposta è no. La Corte Internazionale

di Giustizia non esercita azione di annullamento e non esiste una procedura di ricorso. Il Sistema

delle Nazioni Unite, se dovesse ritenere illegittimo un atto, disapplica direttamente l’atto.

pp. 17 di 68

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Emendamento

L’emendamento è una modifica all’atto istitutivo.

Due principi regolano il meccanismo degli emendamenti:

Principio del consenso: l’emendamento vincola solo gli Stati che lo abbiamo approvato.

Principio normativo: l’atto, votato a maggioranza, ha degli effetti erga omnes nei confronti di tutti

gli Stati. L’art 108 della Carta delle Nazioni Unite, vincola tutti i membri. E’ adottato a

maggioranza.

Adozione dell’emendamento all’atto istitutivo.

Ci sono due procedimenti, procedimento organico e procedimento esterno:

- procedimento Organico, è un atto complesso in quanto c’è una duplice manifestazione di

volontà. La manifestazione dell’organo dell’Ente che deve essere accompagnata dalla

manifestazione di volontà dello Stato. Si parla di atto complesso proprio perché la volontà

dell’organo dell’ente da sola non basterebbe ad emendare l’atto istitutivo ma necessità poi

dell’approvazione da parte degli Stati;

- procedimento esterno, non c’è una duplice manifestazione di volontà, il ruolo dell’ ente è

piuttosto marginale. L’Ente si limita esclusivamente a convocare una conferenza

internazionale, ma poi saranno gli Stati i protagonisti, i quali decideranno se e come adottare

quel determinato emendamento. Lo Stato non è chiamato ad esprimersi su una delibera

dell’organo, ma è lo Stato stesso che decide come intervenire per emendare l’atto.

La differenza tra procedimento organico e procedimento esterno, sta nel coinvolgimento o meno

degli organi dell’Ente nell’adozione di quel determinato emendamento. Il processo organico è un

atto complesso: duplice manifestazione di volontà.

Chi può presentare una richiesta di emendamento ?

Gli Stati, gli stessi organi dell’Ente.

Limiti alla richiesta di emendamento.

Talvolta questa fase della presentazione può essere sottoposta a dei limiti:

- l’Atto istitutivo non prevede che sia possibile presentare richieste di emendamento in quanto

sono passati pochi anni dal momenti in cui quel atto istitutivo è entrato in vigore.

- limite su alcune materie, in quanto l’atto istituivo nel disciplinare la procedura di

emendamento, può anche stabilire che determinate norme o disposizioni non sono

modificabili;

Cosa succede se uno Stato non volesse più accettare determinati emendamenti ?

??? pp. 18 di 68

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Abbiamo quindi visto:

- fase di nascita del O.I. attraverso la definizione dell’atto istitutivo;

- la possibilità di emendare l’atto istitutivo attraverso le procedure sopra descritte

Estinzione dell’Organizzazione Internazionale.

L’ O.I. si può anche estinguere, O per termine finale (es. la CECA), ovvero in quanto le parti

inseriscono una condizione risolutiva, ad esempio prevista nello statuto dell’ ESA (Agenzia

Spaziale Europea), nel caso in cui il numero dei membri dovesse scendere al di sotto dei 5,

l’accordo si estingue.

COSA ACCADE AGLI ATTI DI UNA O.I. CHE SI ESTINGUE

Due casi:

- atti di interpretazione dell’atto istitutivo , vengono meno con l’ estinzione

dell’organizzazione;

- gli altri atti , se all’estinzione dovesse conseguire la nascita di un nuovo ente, potranno essere

incorporati.

Quindi se sono atti che riguardano l’interpretazione dell’atto istitutivo dell’Ente che si estingue, è

evidente che si estinguono anch’essi; se invece siamo di fronte ad altre tipologie di Atti, nel caso in

cui subentri una nuova O.I., questa potrà decidere se incorporare gli Atti adottati dalla precedente

organizzazione. Per esempio l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo

Economico) ha incorporato tutti gli atti dell’Ente al quale è subentrato (OECE). Qui si entra nella

fattispecie della “Successione” tra O.I., ossia trasferimento di funzioni tra un Ente ed un altro Ente.

Dalla “successione” va tenuta ben distinta la “trasformazione”. La materia delle successioni tra O.I.

è regolata esclusivamente dal Diritto Patrizio e non dal Diritto Internazionale Generale, c’è un

fondamento giuridico diverso.

Tip.

Condizione sospensiva: avvenimento futuro e incerto

Termine: avvenimento futuro e certo. pp. 19 di 68

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I funzionari Internazionali (funzionari delle O.I.)

Si devono tenere distinti i rappresentanti degli Stati, la cui attività è legata agli Stati di

appartenenza.

Organo: formato da uno o più individui, pone in essere delle manifestazioni di volontà che sono

imputabili all’Ente per il quale agisce.

Importante:

- l’organo NON può essere soggetto di Diritto Internazionale;

- l’agente diplomatico NON è soggetto di Diritto Internazionale. Giuridicamente è un organo

dello Stato, precisamente un organo di attività esterna, diversamente da il Console che

invece è un organo di attività interna;

Quindi, l’agente diplomatico pone in essere una manifestazione di volontà che non è imputabile al

soggetto che ne riveste il ruolo, ma allo Stato per il quale agisce.

Non potrà mai essere soggetto di diritto internazionale per il problema della imputabilità degli atti

Allo stesso modo, il ministro plenipotenziario, giuridicamente è un organo dello Stato che esprime

una manifestazione di volontà le cui conseguenze sono imputabili unicamente allo Stato.

Differenza tra Agente diplomatico e Console.

L’agente diplomatico rappresenta lo Stato nelle relazioni con gli altri Stati (è un ambasciatore), il

Console pur agendo sempre all’estero, più che altro svolge attività interna amministrativa, come

tenuta di registri, nascite, etc. etc. Hanno anche trattamenti ed immunità.

Con riferimento alle Organizzazioni Internazionali, si devono tenere distinti:

- Rappresentanti degli Stati presso le O.I . Sono organi dello Stato, non agiscono per conto

dell’organizzazione. Lo Stato gode di una certa discrezionalità nell’individuare quali sono le

persone che dovranno rappresentarlo presso quell’organizzazione. Talvolta può anche

succedere che l’organizzazione imponga un determinato rango, per esempio il Trattato

Istitutivo della C.E. prevede che i rappresentanti degli Stati al Consiglio debbano avere

rango ministeriale;

- I c.d. salariati , coloro che si occupano principalmente della logistica, sono lavoratori che

non agiscono per conto dell’organizzazione, però svolgono funzioni importanti per il

funzionamento stesso dell’organizzazione, ne sono esempi gli elettricisti. Il rapporto di

lavoro non è regolato dall’ordinamento dell’Ente ma dal regolamento interno dove questi

svolgono la loro attività lavorativa;

- Agenti, svolgono delle funzioni nell’ambito dell’O.I. per un periodo di tempo limitato, per

esempio i giudici della Corte Nazionale di Giustizia. Svolgono una attività indipendente

rispetto allo Stato di provenienza e svolgono una attività a tempo determinato. Anche il

Segretario Generale delle N.U., è un’agente che svolge un incarico per l’organizzazione per

un periodo di tempo limitato. pp. 20 di 68

AA 2008-09 Organizzazione Internazionale Prof. Luigino Manca

- Funzionari, s volgono un lavoro a titolo esclusivo per un periodo di tempo lungo. Le norme

che regolano il reclutamento dei funzionari internazionali variano a seconda

dell’organizzazione. In ambito N.U. è il Segretario Generale che si occupa del reclutamento.

Anche i requisiti da avere variano a seconda dell’organizzazione. Ci sono requisiti fissi (la

cittadinanza) e requisiti variabili.

Obblighi e diritti dei Funzionari Internazionali.

Le norme che regolano l’attività dei funzionari internazionali possono essere contenute (domanda

d’esame):

- nell’Atto Istitutivo dell’Ente

- nell’Accordo di Sede , che definisce lo Stato presso il quale si stabilisce la sede principale

dell’organizzazione e che ha l’obiettivo proprio di disciplinare il comportamento e il

trattamento sia dell’organizzazione e sia dei funzionari di cui l’organizzazione si compone;

- appositi accordi tra Stati per disciplinare immunità e privilegi. Per esempio per quanto

riguarda i funzionari dell’ONU, esiste un’apposita convenzione del 1946.

Obblighi dei funzionari internazionali

Gli obblighi possono essere negativi o positivi. Sono obblighi negativi gli obblighi di astenersi a

determinati comportamenti; obblighi positivi quelli di tenere determinati comportamenti, obblighi

di fare. Molti obblighi di non fare sono anche legati a cause di incompatibilità.

Il funzionario internazionale non può svolgere o accettare incarichi da nessun governo, non deve

essere membro di assemblee “elettive?” né a carattere nazionale o regionale.

I funzionari hanno l’obbligo di fedeltà, di svolgere la loro attività con la massima professionalità.

Hanno l’obbligo di non divulgare all’esterno, anche a funzioni cessate, notizie confidenziali

dell’organizzazione.

Alcuni Enti pongono l’obbligo di non accettare doni.

Dagli obblighi derivano anche sanzioni per coloro che non dovessero rispettarili

Immunità dei funzionari internazionali

Lo scopo di immunità e privilegi e quello di fare in modo che l’organizzazione possa svolgere la

sua attività senza incontrare alcuna forma di ostacolo. E’ la stessa ratio che si applica a favore delle

immunità degli agenti diplomatici per far sì che questi possano esercitare le loro funzioni senza

incontrare interferenze.

Attenzione, la differenza tra le immunità accordate ai funzionari internazionali e quelle accordate

agli agenti diplomatici è nella natura giuridica delle norme: pp. 21 di 68

AA 2008-09 Organizzazione Internazionale Prof. Luigino Manca

le norme che regolano i comportamenti degli agenti diplomatici sono norme di Diritto

 Internazionale, sono norme di antichissima formazione, hanno natura consuetudinaria;

le norme che regolano i comportamenti dei funzionari internazionali, hanno natura pattizia e

 non consuetudinaria. Lo Stato non è tenuto ad un determinato comportamento se non ha

accettato l’accordo.

Le immunità sono diverse a seconda del tipo di funzionario;

Ci sono i funzionari di grado elevato che hanno un trattamento diverso e godono non solo

 delle immunità per gli Atti che svolgono nell’esercizio delle loro funzioni, ma anche

immunità negli Atti che pongono in essere come privati. Hanno lo stesso trattamento degli

Agenti Diplomatici, i quali hanno non solo l’immunità funzionale, che continua anche dopo

la cessazione dell’incarico, e l’immunità nel compimento di atti privati, che però si spegne

con lo spegnersi dell’incarico;

Gli agenti hanno lo stesso trattamento di cui sopra, quindi uguale a quello degli Agenti

 diplomatici. Come ad esempio ha il Segretario Gergale delle NU.

Gli altri funzionari (di rango più basso), hanno un’immunità soltanto funzionale, ossia

 limitata agli atti che pongono in essere nell’esercizio delle loro funzioni. In pratica hanno lo

stesso trattamento dei Consoli.

Controversie tra Funzionario e Ente di appartenenza.

Gli Enti Internazionali spesso istituiscono degli organi giurisdizionali, sono delle giurisdizioni

speciali, che hanno proprio il compito di risolvere le controversie di lavoro che possono sorgere tra

il funzionario e quel determinato Ente.

Un funzionario della FAO (famiglia ONU), può rivolgersi ad un giudice italiano per una

controversia di lavoro?

NO, le Organizzazioni godono della immunità dalla Giurisdizione Civile. Al pari degli Stati che

non possono essere chiamati in giudizio da un altro Stato.

Gli organi giurisdizionali istituiti all’interno delle organizzazioni sono quindi veri e propri tribunali,

ma la ratio di queste giurisdizioni speciali, si trova proprio nel fatto che esiste questa immunità alla

giurisdizione civile.

Le controversie di lavoro in seno alle NU, non vanno alla Corte Nazionale di Giustizia, che si

occupa solo di controversie tra Stati (un cittadino non potrà mai presentare un ricorso alla Corta

Nazionale di Giustizia). In seno alle NU è stato creato il Tribunale Amministrativo delle Nazioni

Unite. E’ un organo giurisdizionale istituito con Risoluzione dell’Assemblea Generale delle NU nel

1949, non è un organo amministrativo, la differenza è sostanziale.

Il Tribunale Amministrativo delle NU è formato da 7 giudici indipendenti, con competenze di

diritto amministrativo che si occupano di risolvere le controversie tra il funzionario e le NU. Il

procedimento che si svolge in seno a questo tribunale è un procedimento istituzionale che inizia con

una istanza e termina con una sentenza , che non è appellabile. Possono presentare istanza sia il

funzionario che l’agente. pp. 22 di 68

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Organizzazione Nazioni Unite

Le varie fasi della creazione dell’ Organizzazione Nazioni Unite.

Si parte dalla Carta Atlantica del 1941, conclusa tra Roosevelt e Churchill, che conteneva una serie

di principi fondamentali, tra i quali, i più importanti:

- principio secondo il quale nessun mutamento territoriale avrebbe potuto aver luogo se non

con il consenso liberamente espresso dalle popolazioni interessate;

- il rispetto del diritto di tutti i popoli di scegliere la migliore forma di governo e la

reintegrazione della sovranità e della autonomia di quanti ne fossero stati privati con la

forza;

- il libero e uguale accesso di tutte le nazioni al commercio e alle materie prime mondiali;

- la piena cooperazione fra le nazioni nel campo economico.

La Carta atlantica già conteneva l’idea di istituire una sicurezza collettiva, ma non conteneva

l’istituzione di una organizzazione internazionale.

L’attacco giapponese di Pearl Harbor del dicembre 1941, indusse il presidente statunitense a

progettare una più ampia coalizione di nazioni fondata sui principi della Carta atlantica, una nuova

alleanza di guerra contro le potenze del Patto tripartito.

L’alleanza venne consacrata con la Dichiarazione di Washington del 1942, sottoscritta da 26 Stati

belligeranti i quali su suggerimento di Roosvelt, si diedero il nome di Nazioni Unite. Con essa i

paesi firmatati accettavano i principi della Carta atlantica, impegnandosi ad attuarli.

Altri 21 Stati avrebbero aderito alla Dichiarazione delle Nazioni Unite entro il 1945.

La Dichiarazione di Washington riguardava principalmente l’impegno bellico contro l’Asse e non

precisava in quale modo i principi proclamati dalla Carta atlantica avrebbero dovuto essere

realizzati.

La prima occasione ufficiale dove si parla di ONU è stata la Conferenza di Mosca del 1943.

La Dichiarazione delle Nazioni Unite, non era firmata dalla Unione Sovietica, fin quando nel 1942,

Molotov, Ministro degli Esteri sovietico chiarì che l’URSS in quanto potenza mondiale quanto

USA, Regno Unito e Cina, avrebbe messo a disposizione le sue forze armate per obiettivi comuni.

Poco dopo, alla Conferenza di Mosca del 1943, le 4 super-potenze si impegnarono in una

Dichiarazione a creare una organizzazione internazionale generale fondata sul principio della

sovrana eguaglianza di tutti gli Stati amanti della pace per assicurarne il mantenimento e la

sicurezza internazionale.

Alla fine del maggio 1944 si avviarono i relativi negoziati, venne inserita anche la Franca tra i

membri permanenti del Consiglio esecutivo per la sicurezza, arrivando ai Cinque Gendarmi

responsabili della Pace (USA, CINA, URSS, REGNO UNITO, FRANCIA). pp. 23 di 68

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La fase successiva vede i negoziati di Dumbarton Oaks (agosto-ottobre 1944), nei sobborghi di

Washington, con l’obiettivo di elaborare il progetto sull’organizzazione internazionale generale.

Vengono in questa sede stabiliti i caratteri e i principi che saranno poi accolti dalla Conferenza di

San Francisco.

Venne definito al Cap. I che l’obiettivo fondamentale dell’organizzazione sarebbe stato il

mantenimento della pace, adottando delle misure per prevenire ed eliminare gli atti d’aggressione e

ogni altro attentato alla convivenza pacifica degli Stati.

A Dumbarton Oaks viene anche definito l’assetto istituzionale dell’organizzazione, formata da:

Assemblea Generale ;

 Consiglio di Sicurezza , formato da 11 membri di 4 permanenti, ai quali aggiungere la

 Francia;

Segretariato

 Organo Giurisdizionale , la Corte Internazionale di Giustizia

Viene definito anche il meccanismo di voto in seno all’Assemblea Generale, si parla di regola della

maggioranza, che va a sostituire la regola dell’unanimità che di fatto veniva utilizzato nel Patto

della Società delle Nazioni.

I negoziati di Dumbarton Oaks è un passo fondamentale in quanto vengono fissati i caratteri della

futura organizzazione internazionale, si definiscono i suoi scopi e gli obiettivi da perseguire; si

fissano i principi sui quali fondare l’attività; si definisce l’assetto attraverso il quale

l’organizzazione attuerà i suoi obiettivi.

Non viene definito il meccanismo di voto in seno al Consiglio di Sicurezza. Tale questione viene

dibattuta successivamente, durante la Conferenza di Yalta del 1945.

Meccanismo di Voto del Consiglio di Sicurezza.

Per il Consiglio di Sicurezza venne adottato un meccanismo di voto secondo il quale si sarebbe

deliberato alla maggioranza di 7 membri; sulle “ questioni non procedurali ” tale maggioranza

avrebbe dovuto includere il voto favorevole dei 5 membri permanenti.

Venne anche deciso che tutti i membri, compresi quelli permanenti, si sarebbero dovuti astenere dal

votare se parti di una controversia sottoposta al Consiglio di Sicurezza.

Diritto di Veto.

Nel corso di questa conferenza viene deciso l’inserimento del c.d. diritto di veto, per questo

conosciuto anche come Formula di Yalta (domanda d’esame)

Secondo tale principio, alcuni Stati, in particolare i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza,

possono bloccare l’adozione di una determinata delibera. pp. 24 di 68

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Conferenza di San Francisco.

Costituisce la fase conclusiva dei lavori preparatori della Carta delle Nazioni Unite.

Partecipano circa 50 Stati in possesso del doppio requisito:

- aver dichiarato guerra ad una o più potenze dell’Asse prima del 1945;

- aver sottoscritto la Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1942.

Rimase inizialmente esclusa la Polonia in quanto Unione Sovietica e alleati occidentali non avevano

raggiunto un accordo su quale governo polacco, quello in esilio a Londra o quello provvisorio

comunista insediatosi in Polonia dopo l’occupazione tedesca, dovesse partecipare. Verso la fine

della Conferenza fu raggiunto un accordo in base al quale la Polonia pote firmare la Carta e fu

equiparata agli altri Stati. Si arriva in questo modo al numero di 51 Stati riconosciuti dall’art. 3

come membri originari.

Obbligo di Registrazione dei Trattati Internazionali.

Vennero introdotte diverse norme ad integrazione dei negoziati di Dumbarton Oaks. Ad esempio, la

norma che regola l’obbligo di registrazione dei trattati internazionali presso il Segretariato delle

Nazioni Unite.

Lo scopo di tale norma era ed è quello di eliminare il fenomeno c.d. della diplomazia segreta, già

auspicato dal presidente americano Wilson a valle del primo conflitto mondiale, il quale già cercava

di introdurre il concetto della Open Diplomacy. Fermo restando che non esiste alcuna norma di

Diritto Internazionale Generale che vieti agli Stati di concludere trattati segreti.

E’ evidente che il trattato non registrato è comunque valido ed efficace, l’unica differenza è che se

dovesse sorgere una controversia non può essere invocato di fronte ad un organo delle NU.

A noi interessa soltanto sapere dell’esistenza di tale obbligo previsto dalla Carta delle Nazioni

Unite; obbligo in qualche modo mutuato dal Patto della Società delle Nazioni, introdotto nella fase

discendente dei lavori della Carta.

Diritto dei Popoli all’autodeterminazione

Durante la Conferenza di San Francisco viene anche inserita la norma del Diritto dei Popoli

all’autodeterminazione, non contenuta negli accordi di Dumbarton Oaks.

Tale norma viene inserita su pressione della ex Unione Sovietica.

Diritto all’auto–difesa.

Vengono inseriti due importanti articoli, l’art. 51, a complemento in materia di mantenimento ella

pace e della sicurezza collettiva. Il divieto generalizzato dell’uso della forza, viene integrato con il

principio della legittima difesa individuale e collettiva contro un attacco armato. Non era previsto

nelle proposte di Dumbarton Oaks. pp. 25 di 68

AA 2008-09 Organizzazione Internazionale Prof. Luigino Manca

Contributi alle Nazioni Unite.

Su impulso di alcuni paesi come Olanda e Norvegia, viene inserito il meccanismo sanzionatorio che

scatta nel momento in cui uno Stato non pagasse i contributi previsti all’organizzazione.

Anche questo introdotto durante la fase discendente.

Nel corso dei lavori preparatori della Conferenza di San Francisco, sono stati presentati tanti

emendamenti, alcuni non accettati, come quella relativi all’attribuzione alla Corte Internazionale di

Giustizia di potere di controllo sulla legittimità degli atti.

La conferenza di San Francisco inizia ad aprile e termina a giugno 1945, al termine dei negoziati la

Carta delle Nazioni Unite fu adottata per acclamazione all’unanimità il 26-6-1945 durante la

nona sessione plenaria.

La Carta dovrà essere ratificata dalla maggioranza degli Stati firmatari e anche dai Membri

permanenti del Consiglio di sicurezza, quindi entra in vigore nell’ Ottobre 1945.

La natura giuridica della Carta delle Nazioni Unite.

Qualcuno ha affermato di essere di fronte ad una Costituzione Mondiale. La carta è un trattato

internazionale che vincola gli Stati che volontariamente vi aderiscono. Per quanto l’ONU oggi

rivesta un importanza mondiale per l’alto numero di Stati che ne fanno parte.

E’ un trattato internazionale che si sottopone ai comuni canone di interpretazione dei trattati

internazionali previsti dalla Convenzione di Vienna

E’ un trattato internazionale concluso per un periodo di tempo illimitato.

Modifica della Carta delle Nazioni Unite

Formalmente è modificabile , ma de-facto siamo di fronte ad una carta rigida, in quanto i

meccanismi di modifica degli emendamenti sono così complessi e si basano sull’assenso dei 5

membri permanenti, che rendono quasi impossibile apportare delle modifiche alle disposizioni

statutarie.

Con riferimento alla possibilità di modifica della Carta delle NU ci sono due norme che vengono in

rilievo, l’art. 108 e l’art. 109:

articolo 108. Gli emendamenti al presente Statuto entreranno in vigore- per tutti i Membri delle Nazioni Unite quando

saranno stati adottati alla maggioranza dei due terzi dei membri dell’Assemblea Generale e ratificati, in conformità alle

rispettive- norme costituzionali, da due terzi dei Membri delle Nazioni Unite, ivi compresi tutti i membri permanenti del

Consiglio di Sicurezza.

articolo 109.

1. Una Conferenza Generale dei Membri delle Nazioni Unite per la revisione del presente Statuto potrà essere tenuta

alla data e nel luogo da stabilirsi con un voto a maggioranza dei due terzi dei membri dell’Assemblea Generale e

con un voto di nove membri qualsiasi del Consiglio di Sicurezza. Ogni Membro delle Nazioni Unite disporrà di un

voto alla Conferenza.

2. Qualunque modificazione del presente Statuto proposta dalla Conferenza alla maggioranza dei due terzi entrerà in

vigore quando sarà stata ratificata, in conformità alle rispettive norme Costituzionali, dai due terzi dei Membri delle

Nazioni Unite, ivi compresi tutti i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. pp. 26 di 68

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3. Se tale Conferenza non sarà stata tenuta prima della decima sessione annuale dell’Assemblea Generale susseguente

all’entrata in vigore del presente Statuto, la proposta di convocare tale Conferenza dovrà essere iscritta all’ordine

del giorno di quella Sessione dell’Assemblea Generale, e la Conferenza sarà tenuta se così sarà stato deciso con un

voto a maggioranza dei membri dell’Assemblea Generale e con un voto di nove membri qualsiasi del Consiglio di

Sicurezza.

L’art. 108 è un procedimento organico di emendamento alla Carta.

L’art. 109 si basa invece sul c.d. procedimento esterno , cioè la convocazione di una conferenza

internazionale. Per convocarla, la delibera deve essere adottata dall’Assemblea Generale a

maggioranza dei 2/3 di cui si compone l’assemblea, e con il voto favorevole di nove membri

qualsiasi del Consiglio di Sicurezza.

Le decisioni della conferenza devono poi ratificate da 2/3 delle NU ivi compresi tutti i 5 membri

permanenti del Consiglio di Sicurezza.

Per questo l’art. 109 dal 1945 ad oggi non ha mai trovato alcuna applicazione, pur essendoci state

diverse proposte di modifica. Considerando anche che il numero dei paesi nel tempo si è triplicato

passato da 51 a 192, si è anche sentita l’esigenza di discutere sulla una equa rappresentanza degli

Stati presso i vari organi dell’Organizzazione; per esempio l’assemblea ha istituito un gruppo di

lavoro incarico proprio di occuparsi delle modifiche alla rappresentanza del Consiglio di Sicurezza;

il Segretario Generale ha istituito un gruppo di esperti di alto livello, formato da 16 saggi, che si

dovevano occupare della eventuale revisione politica dell’assetto all’interno del Consiglio di

Sicurezza. Qui sono state presentate diverse proposte, come quella tedesca, volta ad allargare il

numero dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza; un’altra proposta, italiana, riguardava

invece l’allargamento del numero dei membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza.

In realtà, il problema per risolvere il deficit democratico che caratterizza l’ONU (come in realtà

tutte le O.I.) non è nel numero dei membri, permanenti o non permanenti. La vera modifica, come

qualcuno ha proposto, sarebbe quella di trasformare l’Assemblea in un organo rappresentativo dei

popoli, anziché essere un organo di rappresentanza dei Governi, e porre il Consiglio di Sicurezza

sotto il controllo dell’Assemblea.

Siamo in una visione utopistica. Altre proposte sono state presentate, anche sul funzionamento

stesso dell’Assemblea, che va in un senso anti-democratico, perché si chiede di eliminare l’attuale

meccanismo che si basa sulla regola One State One Vote, per far si che ci sia un meccanismo della

ponderazione dei Voti, in relazione a diversi fattori, ad esempio al contributo economico-finanziario

che viene versato dallo Stato, o in relazione ad elementi di carattere demografico, anche se questo

andrebbe a penalizzare i c.d. micro-Stati.

La vera e propria svolta potrebbe essere l’eliminazione del Diritto di Veto. La stessa carta parla

all’art. 2, del Principio di Uguaglianza Sovrana degli Stati, il quale urta direttamente con il Diritto

di Veto a favore di 5 Stati.

Tutte le procedure di modifica alla Carta delle Nazioni Unite sono finite in un cassetto. L’art. 108

ha trovato applicazione in pochissimi casi, l’art. 109 mai.

Articolo 1.

Riguarda gli scopi. Forse è più agevole andare a guardare cosa non fanno le NU. pp. 27 di 68

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Articolo 2. L’Organizzazione ed i suoi Membri, nel perseguire i fini enunciati nell’art. 1, devono agire in conformità ai

seguenti principi:

1. L’Organizzazione è fondata sul principio della sovrana eguaglianza di tutti i suoi membri.

2. I Membri, al fine di assicurare a ciascuno di essi i diritti e i benefici risultanti dalla loro qualità di Membro, devono

adempiere in buona fede gli obblighi da loro assunti in conformità del presente Statuto;

3. I Membri devono risolvere le loro controversie internazionali con mezzi pacifici, in maniera che la pace e la

sicurezza internazionale, e la giustizia, non siano messe in pericolo;

4. I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro

l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i

fini delle Nazioni Unite;

5. I Membri devono dare alle Nazioni Unite ogni assistenza in qualsiasi azione che queste intraprendano in conformità

alle disposizioni del presente Statuto, e devono astenersi dal dare assistenza a qualsiasi Stato contro cui le Nazioni

Unite intraprendano un’azione preventiva o coercitiva;

6. L’Organizzazione deve fare in modo che gli Stati che non sono Membri delle Nazioni Unite, agiscano in

conformità a questi principi, per quanto possa essere necessario per il mantenimento della pace e della sicurezza

internazionale;

7. Nessuna disposizione del presente Statuto autorizza le Nazioni Unite ad intervenire in questioni che appartengano

essenzialmente alla competenza interna di uno Stato, né obbliga i Membri a sottoporre tali questioni ad una

procedura di regolamento in applicazione del presente Statuto; questo principio non pregiudica però l’applicazione

di misure coercitive a norma del capitolo VII.

Analisi l’articolo 2.

2.1 - è in diretto contrasto con l’articolo 27 che parla espressamente di Diritto di Veto a favore dei

membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.

2.3 - Obbligo positivo o obbligo di fare. Impone di risolvere pacificamente qualsiasi controversia

internazionale che dovesse presentarsi. Il 2.3 va letto insieme al 2.4.

2.4 - Obbligo di astensione, cioè lo Stato deve astenersi dall’uso della forza o dalla minaccia. La

natura giuridica all’uso della forza è quello di accentrare sostanzialmente nelle NU il controllo della

sicurezza internazionale. Per evitare che gli Stati individualmente possano agire unilateralmente.

2.6 – Ha una valenza soprattutto di carattere storico, perché ci si riferisce agli Stati non membri.

Oramai quasi tutti gli Stati fanno parte delle NU. Oggi (2002) anche la Svizzera è entrata. Di

conseguenza la differenza tra Stati membri e Stati non membri ha quasi scarso rilievo

2.7 – Molto importante . Riguarda il Principio del DOMINIO RISERVATO o Domestic

Jurisdiction. Pone un limite in relazione alle materie all’attività delle NU. Sostanzialmente afferma

che nelle questioni di competenza interna di uno Stato le NU devono astenersi ad intervenire. Non è

una norma nuova, era stata già introdotta nel Patto della Società delle Nazioni, che prevedeva già il

Principio del Dominio Riservato, con una formulazione diversa, in quanto nel Patto della Società

delle Nazioni il limite del divieto all’ingerenza non riguardava l’intera Organizzazione, ma soltanto

il Consiglio della Società delle Nazioni. Qui, In questo articolo, il divieto di ingerenza cade

sull’intera ONU, di conseguenza sulle materie di competenza interna l’ONU si deve astenere

dall’intervenire. La dottrina ha discusso a lungo sull’interpretazione e sull’applicazione di questo

articolo 2.7, quale fosse la sua ratio giuridica. Un contributo fondamentale c’è stato dato in un

precedente, nel 1923, dalla Corte Permanente di Giustizia Internazionale , la quale ha detto che:

“rientrano nel Dominio Riservato tutte quelle materie sulle quali lo Stato è libero da obblighi

internazionali”. pp. 28 di 68

AA 2008-09 Organizzazione Internazionale Prof. Luigino Manca

Quindi, in base a tale definizione, sono tutte le materie non regolate da norme internazionali

consuetudinarie o pattizie, rientrano nella c.s. competenza interna degli Stati, il Dominio Riservato .

La Corte nel 1923, si è trovata di fronte ad una controversia tra la Francia e il Regno Unito,

relativamente ad alcuni decreti sulle nazionalità emessi dalla Francia nei confronti della Tunisia, il

Marocco. La Francia aveva esteso a tutti inclusi i sudditi britannici, la nazionalità. La Francia

dichiarava che il Consiglio della Società delle Nazioni non doveva occuparsi di questa controversia

perché verteva sul tema della cittadinanza, tema che rientra nell’ambito del Dominio Riservato. La

Corte confermò tale posizione, ogni Stato è libero di decidere come attribuire la cittadinanza; tale

materia rientra quindi nel Dominio Riservato.

Il concetto generale del Dominio Riservato è che attiene a quei settori sui quali uno Stato è libero

da impegni internazionali. Non ci sono norme internazionali che regolano come uno Stato deve

attribuire la cittadinanza, di conseguenza quella materia rientra nel Dominio Riservato.

Un altro settore che rientra nel Dominio Riservato è quello relativo all’organizzazione degli uffici

pubblici, come anche la scelta della forma di Stato e di Governo.

Il concetto del Dominio Riservato è comunque in continua erosione. Nella prassi alcuni settori che

venivano considerati di competenza interna, non lo sono più. Ad esempio la materia dei Diritti

Umani, nessuno più dubita che la difesa di tali principi abbia una valenza superiore rispetto alla

norma del Dominio Riservato. Tra l’altro sono oggi norme di Ius Cogens, e per questo prevalgono

su qualsiasi altra norma di Diritto Internazionale. La norma sul Dominio Riservato, essendo una

norma a carattere consuetudinario (diritto generale) può essere derogata da una norma di Ius Cogens

e non viceversa. Sostanzialmente il 2.7 ha carattere meramente consuetudinario, le norme sui Diritti

Umani hanno assunto nel tempo una posizione diversa divenendo norme di Ius Cogens.

Il 2.7 fa anche una eccezione al principio del Dominio Riservato, quando usa il termine

“intervento” (“…nessuna disposizione del presente Statuto autorizza le Nazioni Unite ad

intervenire…”). Molto si è discusso sul significato di tale termine. Qualcuno ha fatto riferimento ad

un significato legato all’uso della forza. In realtà, gli organi delle NU non hanno poteri coercitivi,

possono emanare atti che sono delle raccomandazioni. Il 2.7 termina infatti con l’affermazione

“questo principio non pregiudica l’applicazione di misure coercitive a norma del capitolo VII”. Il

termine “intervento”, qui va inteso nel senso che è preclusa qualsiasi attività dell’organizzazione

fatto salvo le misure coercitive (artt. 41 e 42) del Cap. VII. In questi casi il Consiglio di Sicurezza

è legittimato ad intervenire in quanto si tratta di misure di sicurezza volte al mantenimento della

pace.

L’Appartenenza degli Stati all’ONU

Capitolo II: Membri dell'Organizzazione

Articolo 3. Membri originari delle Nazioni Unite sono gli Stati che, avendo partecipato alla Conferenza delle Nazioni

Unite per l'Organizzazione Internazionale a San Francisco, od avendo precedentemente firmato la Dichiarazione delle

Nazioni Unite del 1° gennaio 1942, firmino il presente Statuto e lo ratifichino in conformità all'articolo 110.

Articolo 4

(1) Possono diventare Membri delle Nazioni Unite tutti gli altri Stati amanti della pace che accettino gli obblighi del

presente Statuto e che, a giudizio dell'Organizzazione, siano capaci di adempiere tali obblighi e disposti a farlo.

(2) L'ammissione quale Membro delle Nazioni Unite di uno Stato che adempia a tali condizioni è effettuata con

decisione dell'Assemblea Generale su proposta del Consiglio di Sicurezza. pp. 29 di 68

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Gli artt. 3 e 4 distinguono tra due categorie di membri, i membri originari o fondatori e gli altri

membri (“membri ammessi”), che hanno aderito all’organizzazione dopo il 24-10-1945, quando lo

Statuto è entrato in vigore.

Il 10-1-1946 data in cui l’ONU iniziò a funzionare, gli Stati membri originari erano 51. Nell’ipotesi

che uno Stato fondatore abbandoni l’ONU, potrà poi essere riammesso seguendo la procedura che

vale per gli altri.

L’unica condizione di privilegio per i soci originari è che la loro partecipazione è stata subordinata

unicamente alla ratifica, dopo avere partecipato ai lavori preparatori; per i secondi invece,

all’adempimento di alcune condizioni, che sono valutate dagli stati membri. L’articolo 4 detta

infatti una procedura di valutazione per l’ammissione, che non si applica agli stati originari.

L’Ammissione di nuovi Stati.

L’Atto di ammissione è atto complesso per la duplice manifestazione di volontà: Consigli di

Sicurezza e Assemblea.

Requisito per divenire membro è la soggettività internazionale, in quanto l’ONU ha natura di

unione di Stati; Stato che si identifica come ente sovrano e indipendente e che costituisce la base

della Comunità internazionale. Quindi, l’ art 4 sancisce esplicitamente che solo gli Stati sono

ammessi e in nessun caso le O.I.

La carta dell’ONU, non prevede la possibilità di ammettere enti soggetti diversi dagli Stati (cosa

prevista ad esempio dallo statuto della FAO).

La seconda parte del 4.1 (…siano capaci di adempiere tali obblighi e disposti a farlo), concede

molta discrezionalità all’organizzazione, che a suo giudizio accerta e determina se lo Stato ha la

capacità di adempiere agli obblighi della carta delle N.U. Questa valutazione viene fatta

dall’Assemblea e dal Consiglio di Sicurezza.

Il procedimento di ammissione, regolato dall’art. 4.2 è un procedimento complesso. Inizia con

l’invio di un atto di candidatura da parte dello Stato interessato al Segretario generale.

La competenza a manifestare la volontà delle NU diretta ad accettare la domanda è rimessa all’

Assemblea Generale su proposta del Consiglio di Sicurezza. Tale proposta è presupposto

necessario. L’atto di ammissione è quindi un atto complesso.

Delibera: Il Consiglio esamina preliminarmente la proposta, che esige il voto favorevole di 9

membri compresi tutti i 5 membri permanenti. L’Assemblea generale delibera con voto favorevole

alla maggioranza dei due terzi dei membri presenti e votanti (art. 18.2).

Quindi, se un membro permanente non dovesse essere d’accordo sull’ammissione di uno Stato,

esercita diritto di veto e la procedura si blocca. Tale situazione si è verificata molte volte,

soprattutto nel periodo della guerra fredda.

La portata dell’art. 4 è venuta in evidenza anche riguardo all’Italia, che ha fatto richiesta di

ammissione sin dal 1947; l’art 11 Cost., dove si parla di limitazioni della sovranità, è stato

introdotto proprio per facilitare l’inserimento dell’Italia nelle NU. L’Italia entrerà nelle NU solo nel

1955. La domanda italiana avviene insieme a quella di altri paesi ex alleati della Germania:

Finlandia, Italia, Romania, Ungheria. L’Italia era spinta dagli USA, ma l’Unione Sovietica dichiarò

pp. 30 di 68

AA 2008-09 Organizzazione Internazionale Prof. Luigino Manca

di essere disposta ad ammettere l’Italia solo nel caso in cui fossero ammessi contemporaneamente

anche le altre nazioni. Si è assistito alla prassi delle ammissioni condizionate. Prassi che non si

riscontra nella norma sancita nell’art 4, quindi, l’ammissione condizionata di fatto è in contrasto con

la carta in quanto non prevista. Su questo tema è stato richiesto un parere consuntivo alla Corte

internazionale di Giustizia, alla quale è stato chiesto se gli Stati possono introdurre condizioni

diverse da quelle previste dalla carta. La Corte ha risposto che non è possibile.

Ministati (microstati).

In passato sono stati sollevati dubbi circa l’ammissibilità dei ministati. Si è contestata la regola 1

Stato = 1 voto, che attribuisce ad un ministato lo stesso peso politico di una grande potenza. Si sono

cercate diverse soluzioni, come ad esempio di porre requisiti per l’appartenenza ad un’estensione

minima di territorio e una quota minima di popolazione, ma nessuna è stata adottata. Nel corso degli

anni novanta sono stati infatti ammessi Andorra, Monaco, Micronesia..

Stati neutralizzati.

Un altro problema posto in relazione all’art 4. Lo status di Stato neutrale sembrerebbe essere in

disaccordo con gli obblighi che discendono dall’essere parte delle NU, soprattutto in relazione

all’obbligo del mantenimento della Pace e della sicurezza internazionale. Problema che non ha

riguardato solo la Svizzera, ma anche l’Austria o il Giappone. Questi ultimi due sono entrati nelle

NU, la Svizzera continua a rimanere estranea all’ONU mantenendo lo status di osservatore

permanente.

Riconoscimento e ammissione degli Stati

L’ammissione all’ONU non presuppone, come condizione necessaria, che lo Stato candidato sia

stato previamente riconosciuto da tutti gli Stati membri o che intrattenga con essi relazioni

diplomatiche.

Resta tuttavia da vedere se l’ammissione costituisca essa stessa un riconoscimento collettivo e /o

individuale implicito, ma dobbiamo escluderlo.

Il riconoscimento di uno Stato è un atto unilaterale di valore dichiarativo, equivalente alla presa

d’atto dell’esistenza del nuovo soggetto, ed implica l’intenzione di instaurare rapporti diplomatici

con il nuovo Stato. Si riconoscono due forme di riconoscimento:

- riconoscimento giuridico , che ha la funzione di accertare l’esistenza di uno Stato come

soggetto del diritto internazionale;

- riconoscimento politico , che è l’atto discrezionale con cui uno Stato manifesta la volontà di

entrare in relazioni politiche e diplomatiche con l’altro Stato.

La sospensione dello status di membro

Articolo 5 Un Membro delle Nazioni Unite contro il quale sia stata intrapresa, da parte del Consiglio di Sicurezza,

un'azione preventiva o coercitiva può essere sospeso dall'esercizio dei diritti e dei privilegi di un Membro da parte

dell'Assemblea Generale su proposta del Consiglio di Sicurezza. L'esercizio di questi diritti e privilegi può essere

ripristinato dal Consiglio di Sicurezza.

E’ la procedura di sospensione dello status di membro. Può essere decisa dall’Assemblea su

proposta del Consiglio di Sicurezza. Mai è stata applicata questa norma. pp. 31 di 68

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L’art 5 subordina la sospensione totale dei diritti derivanti dall’appartenenza all’organizzazione

(sospensione totale) a due condizioni:

1) esistenza di un’azione preventiva e coercitiva adottata dal Consiglio di Sicurezza;

2) una proposta del Consiglio di Sicurezza e una delibera da parte dell’Assemblea.

Lo Stato resta membro dell’ONU, ma ha la temporanea impossibilità di esercitare i diritti ed i

privilegi di membro.

Il meccanismo di voto è identico a quello previsto per l’ammissione, entrambe deliberano con la

maggioranza più grave:

- Consiglio di Sicurezza : voto favorevole di 9 membri inclusi tutti i 5 membri permanenti;

- Assemblea generale: maggioranza dei 2/3 dei membri presenti e votanti.

L’articolo 5 fa rifermento alla sospensione totale, nella quale si sospende lo Status di membro,

che è diversa da quella parziale.

La sospensione parziale, art. 19, riguarda quegli stati che siano resi morosi sul pagamento dei

contributi finanziari, tale sospensione implica il non esercizio del diritto di voto in seno

all’Assemblea Generale. La formulazione di tale norma fa pensare che essa operi in odo automatico

e non sia quindi subordinata alla delibera dell’Assemblea, la quale può tuttavia impedire la sua

applicazione nel caso in cui determini che il ritardo nei pagamenti non sia imputabile a circostanza

attribuibili allo Stato.

La sospensione è un atto unilaterale che viene deciso a prescindere dalla volontà dello Stato

interessato.

L’esercizio dei diritti e dei privilegi sospesi può essere ripristinato dal Consiglio di Sicurezza.

La perdita di qualità di membro.

L’espulsione

Articolo 6. Un Membro delle Nazioni Unite che abbia persistentemente violato i principi enunciati nel presente Statuto

può essere espulso dall'Organizzazione da parte dell'Assemblea Generale su proposta del Consiglio di Sicurezza.

E’ la procedura dell’espulsione, nel caso in cui lo Stato violi in modo persistente gli obblighi

previsti dalla carta. Anche questa norma non ha mai trovato applicazione nella prassi, c’è stata una

sola proposta molti anni fa nei confronti del Sud Africa che era in regime di L'apartheid (era la

politica di segregazione razziale istituita dal governo di etnia bianca del Sudafrica nel dopoguerra

rimasta in vigore fino al 1994). Non ha avuto alcun seguito, il Consiglio non è riuscito a

pronunciarsi per il veto degli USA.

L’espulsione di uno Stato da una O.I. è la misura sanzionatoria più grave che ci possa essere.

Sospensione ed espulsione sono entrambi atti unilaterali, entrambi sono adottati a prescindere dalla

volontà dello Stato. La differenza è che la sospensione implica il non esercizio temporaneo, è

limitato nel tempo; nel caso di espulsione lo Stato perde lo status di membership. pp. 32 di 68


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Organizzazione internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Marchisio Sergio.

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