Efficacia, efficienza, equità
L'efficacia, l'efficienza e l'equità rappresentano criteri utilizzabili nella progettazione organizzativa utili alla valutazione della divisione del lavoro, al coordinamento e alla scelta della soluzione organizzativa. L'efficacia esprime il grado di raggiungimento degli obiettivi organizzativi e, quindi, la capacità di ottenere i risultati previsti. A questo criterio sono correlate alcune questioni: dato che la progettazione organizzativa si realizza a diversi livelli, diviene allora necessario che vengano precisati e specificati quali sono gli obiettivi delle diverse parti dell'azienda, esaminando la loro molteplicità e diversità. Una seconda questione riguarda l'insufficienza della sola prospettiva finanziaria (balanced scorecard) e la necessità di considerare tutte le prospettive plausibili.
L'efficienza riguarda il risparmio di risorse nell'ottenimento dei prodotti e dei servizi. Essa comprende l'efficienza produttiva, con riferimento ai costi di produzione (si misura attraverso il rapporto input/output) e l'efficienza transazionale legata ai costi relativi al coordinamento e al controllo (costi decisionali, distributivi e di cambiamento). La scelta di una soluzione organizzativa efficiente è quella che minimizza non solo i costi decisionali e distributivi, ma anche i costi di cambiamento.
L'equità misura il grado di soddisfazione degli attori coinvolti e richiama alle due componenti della giustizia organizzativa: la giustizia distributiva e la giustizia procedurale. La prima, caratterizzata dall'adeguatezza delle ricompense rispetto al bisogno, riguarda il “che cosa spetta a chi” e l'allocazione dei risultati/ricompense che alcuni ottengono e altri no. La seconda riguarda il “come” e cioè le politiche e le procedure utilizzate per l'allocazione delle ricompense. La giustizia organizzativa si occupa quindi di ciò che le persone ritengono soggettivamente di essere giusto e non mette in gioco solo l'ottenimento delle ricompense desiderate.
Il posizionamento aziendale
Un’impresa, in qualunque settore operi, svolge un insieme di attività (organizzate in maniera efficace, efficiente ed equa) volte a produrre redditività; ed attua una serie di scelte di posizionamento strategico (verticale/orizzontale) per vincere la concorrenza. Per spiegare il concetto di posizionamento verticale è utile introdurre il concetto di filiera produttiva, intesa come l'insieme delle lavorazioni a cascata che dall'input portano all'output.
Rispetto alla filiera produttiva, l'integrazione può essere a monte (ascendente) o a valle (discendente); potenzialmente si può arrivare anche al punto in cui un'impresa svolge al suo interno tutte le fasi della filiera produttiva (integrazione totale). L'indicatore principale del grado di integrazione verticale è rappresentato dal valore aggiunto (RV-CMP), ovviamente maggiore è il numero di fasi della filiera incorporate nell'impresa, maggiore è il suo grado di integrazione verticale e maggiore è la sua dimensione.
Inoltre, l'impresa, per limitare i costi di transazione, può ricorrere all'integrazione verticale impropria: attraverso la quasi-integrazione l'impresa esercita un controllo economico e non giuridico sui propri fornitori, ottenendo un vantaggio di stabilità delle forniture; attraverso l'integrazione contrattuale invece si riduce il coinvolgimento dell'impresa nella gestione del rapporto con i suoi partner, limitandosi alla stipulazione di contratti a lungo termine.
Il posizionamento orizzontale interessa, in senso lato, i rapporti tra l'impresa e i suoi concorrenti. Riguardo al dominio d'azione, attraverso l'aggiunta di una o più linee di prodotti rispetto a quelle già presenti, l'impresa attua strategie di diversificazione inserendosi così in nuovi mercati. Si distingue una diversificazione correlata e una non correlata, se esiste o meno un'affinità tecnologico-produttiva tra i nuovi e i vecchi prodotti.
Le strategie competitive possono essere di due tipi: strategie di leadership di costo, se si producono beni al costo più basso rispetto a quello dei concorrenti; e strategie di differenziazione, se si producono beni che il cliente percepisce come differenti, aumentando così la loro disponibilità a pagare un costo aggiuntivo. Oltre alle scelte competitive, una tendenza recente è l'adozione anche in ambito dei rapporti orizzontali, della cooperazione tra imprese al fine di perseguire il vantaggio complessivo.
La teoria della burocrazia
Alla ricerca dell'efficienza organizzativa si collega lo studio delle teorie classiche e in particolare la teoria del modello burocratico di Weber. Partendo dalla distinzione tra potere e autorità (ciò che distingue l'autorità dal potere è la legittimazione e quindi il diritto di comandare da un lato e il dovere di obbedire dall'altro), Weber distingue tre forme di potere e gli apparati amministrativi corrispondenti:
- Il potere carismatico, irrazionale e rivoluzionario, si serve di un apparato amministrativo rudimentale o inesistente;
- Il potere feudale, trasferito per via ereditaria, tipico dell'era pre-capitalistica e feudale, ha come apparato amministrativo la nobiltà;
- Il potere legale, basato sulla credenza nell'equità della legge (che disciplina anche colui che esercita il potere) e di cui, la burocrazia, rappresenta l'apparato amministrativo.
Tra le caratteristiche principali della burocrazia, che ne spiegano anche i motivi di superiorità tecnica rispetto alle altre soluzioni organizzative, ritroviamo: una divisione del lavoro disciplinata in modo generale mediante regole e il ricorso a persone dotati della qualificazione richiesta, regolata in modo generale; la gerarchia degli uffici, e cioè la creazione di un sistema rigidamente regolato di sovra-ordinazione e di subordinazione; un sistema di regole generali che applicate alle situazioni specifiche, governano le decisioni e le azioni; l'impersonalità nelle relazioni esterne ed interne, che evita l'interferenza dei sentimenti nell'assolvimento razionale dei doveri di ufficio; e il lavoro definito come una professione e dotato di una carriera, fondate rispettivamente sul possesso della qualificazione richiesta e sulle prestazioni o sull'anzianità.
Un'importante critica alla burocrazia weberiana deriva dall'individuazione, accanto alle funzioni attese o volute, di funzioni inattese o non volute che anch'esse accentuano le cause che le hanno generate, dando vita così ad un circolo vizioso. Secondo Merton, la burocrazia presenta la difficoltà dell'adattamento ai cambiamenti ambientali e alle esigenze mutevoli degli utenti. Riducendo la ricerca di nuove alternative ai casi che si presentano e riconducendoli a quelli previste dalle norme, si da vita all'inversione mezzi-fine. Ne derivano difficoltà con i clienti che ricevono risposte inadeguate alle loro richieste e che porta all'emanazione di nuove norme o regole da parte del funzionario per riuscire a difendere la propria azione, generando così il circolo vizioso del perfetto burocrate. Secondo Gouldner invece, le norme provocano: come conseguenze attese la riduzione della frequenza e della durata delle interazioni capo-dipendente, rendendo meno evidente la sua superiorità in termini di potere; ma come conseguenza inattese la conoscenza dei comportamenti minimi accettabili che provoca la difficoltà di controllo da parte del vertice, aumentando la tensione interpersonale. Da questa situazione si esce aumentando il ricorso alle norme, anche nel senso di un loro rispetto ancor più rigoroso e puntuale.
Teoria dei costi di transazione di Williamson
L'economia dei costi di transazione si propone di spiegare perché e quando si hanno relazioni tra organizzazioni o relazioni intra-organizzative e, più in generale, di spiegare il perché e il quando delle diverse soluzioni organizzative. Le basi di questa teoria risalgono agli anni '30, ma il suo sviluppo si deve soprattutto a O. Williamson. L'economia dei costi di transazione adotta un approccio microanalitico, utilizzando come unità di analisi la transazione. Questa viene definita come "il trasferimento di un bene o servizio attraverso un'interfaccia tecnologicamente separabile".
Quindi, ogni problema che possa essere posto, direttamente o indirettamente, come problema contrattuale, può essere interpretato come una transazione ed analizzato attraverso l'approccio transazionale. Se si escludono le condizioni di concorrenza perfetta, il governo delle transazioni comporta sempre dei costi: i costi decisionali riguardano l'assorbimento di risorse personali e informative per individuare l'alternativa d'azione desiderata. I costi distributivi riguardano l'assorbimento di risorse personali e informative per assicurare gli attori sull'equità della distribuzione dei risultati della transazione. I costi di cambiamento concernono, da un lato, l'impianto dei meccanismi decisionali e distributivi di una forma di governo delle transazioni diversa da quella esistente e, dall'altro, l'abbandono della forma di governo esistente.
Secondo Williamson la "minimizzazione" dei costi di transazione viene realizzata assegnando selettivamente le transazioni alle forme di governo. Williamson sottolinea l'importanza di assumere ipotesi realistiche sulla natura umana e lo fa caratterizzandola in termini di razionalità limitata e di opportunismo. L'ipotesi di razionalità limitata, ereditato da Simon, afferma che gli attori economici sono intenzionalmente razionali ma che lo sono solo limitatamente. I limiti alla razionalità sono sia neurofisiologici sia espressivi o di linguaggio.
L'opportunismo, distinto in ex-ante o ex-post, rappresenta un'ipotesi molto frequente in microeconomia ed esprime il perseguimento del proprio interesse con frode, dolo o inganno. Le transazioni comprendono tre caratteristiche principali: la specificità delle risorse si riferisce agli investimenti durevoli che sono effettuati per supportare particolari transazioni e il cui costo opportunità nel migliore uso alternativo è molto inferiore. Essa provoca un aumento dei costi di transazione di tutte le forme di governo ed è economica solo se bilanciata dai risparmi nei costi di produzione; L'incertezza riguarda la previsione delle perturbazioni che possono influenzare la transazione, rendendo impossibile formulare contratti esaustivi e rendendo necessari degli adattamenti nei termini dei contratti stipulati.